Newsletter
Video News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Dov'è (e, soprattutto, chi è) Banksy, lo street artist inglese più famoso del mondo, che in quasi 20 anni di ‘carriera’ ha portato la sua graffiante ironia sui muri di tutto il mondo? Se un libro ci svela dove sono o dove erano le opere più conosciute dell’artista, nessuno ancora sa rispondere alla domanda ‘chi è Mr Banksy?’.  Chi si nasconde dietro il cappuccio della felpa che Banksy indossa sempre mentre crea le sue opere per le strade delle città?

Nel corso degli anni si sono succedute ipotesi di vario genere, da Damien Hirst con il quale ha più volte collaborato, al writer francese Thierry Guetta, passando per l’artista di strada Robin Gunnigham fino all’ipotesi che Banksy possa essere anche una donna. Ma una gaffe del dj Goldie, mentre disquisiva con il conduttore della trasmissione sulla facilità con sui si vendono le opere di Banksy, ha fatto ricadere i sospetti su Robert Del Naja, frontman della band trip-hop Massive Attack.

Un libro per raccontare Mr Banksy

Il libro, dal titolo ‘Ma dov’è Banksy?’ ed edito da L’ippocampo, cerca di ripercorrere tutta la carriera di Banksy nel mondo della street art, dagli esordi nel 1999 a Dismaland (2015) e fino alle creazioni più recenti realizzate nel 2016 e nel 2017 come ‘The Walled Off Hotel’ a Betlemme.

Un’immagine fotografica e un’analisi approfondita presentano in modo cronologico ogni opera, la sua genesi e i molteplici livelli di significato. Una serie di mappe con le coordinate geografico e gli anni dei suoi lavori documenta l’evolversi di questo fenomeno planetario, dagli interventi nei musei alle aste memorabili di alcuni suoi pezzi. Seppur la sua identità rimane un mistero, Banksy spesso si diverte a monopolizzare le prime pagine di cronaca spiazzando tutti con un concentrato di genialità. Il libro, inoltre, cerca di far capire come nelle opere dell’artista di Bristol si fondino la critica sociale con la denuncia dell’autorità costituita, la lotta al pregiudizio con la mera satira. Un modo per accompagnare il lettore a scoprire da vicino i luoghi dove Banksy, maestro di camaleontismo, ha messo in luce attraverso le proprie opere: verità nascoste o ignorate, o semplicemente troppo reali per essere affrontate apertamente.

Il mistero sulla sua identità svelato? 

“Dammi una scritta da graffiti, mettila su una maglietta e scrivici ‘Banksy’ e siamo a posto. Possiamo venderla subito (…) Non voglio mancare di rispetto a Rob, penso che sia un artista brillante. Penso che abbia ribaltato il mondo dell’arte”. Sono queste le parole di Dj Goldie che hanno fatto il giro del mondo e hanno convinto sempre più fan che il Rob di cui si parla è Robert Del Naja. Il legame, quello tra Banksy e Del Naja, è rivendicato già da tempo: entrambi di Bristol, entrambi graffitari e lo stesso Banksy ha confessato più volte di aver subito l’influsso artistico di Del Naja, che in alcuni casi ha con lui anche collaborato.

I primi anni di Banksy

Un estratto del libro parla proprio dei primi anni di Banksy, di quando ancora viveva a Bristol prima di trasferirsi a Londra e delle sue influenze artistiche: “Dei primi anni si sa pochissimo. Banksy frequenta diversi writer di Bristol come Inkie e Robert Del Naja. I primi tempi usa lo stencil solo per la  firma. Poi comincia a usarlo per il disegno del graffito, introduce l’elemento della satira e dello humour, e Bristol si innamora di The Mild, Mild West. Quando va a Londra, si mette in moto una valanga inarrestabile. Là, Banksy per la prima volta si serve della street art per veicolare messaggi politici”.

Il 2002, l’anno della sua opera più famosa

“La tentazione – si legge nel libro – di considerare il 2002 un anno fondamentale nella formazione di Banksy è forte: è l’anno in cui amplia in modo prepotente la sua gamma artistica, introducendo un gran numero di temi sui quali tornerà negli anni a venire. Questo pezzo, ancora oggi uno dei più conosciuti (si fa riferimento all’opera della bambina con il palloncino a forma di cuore ndr), se vogliamo usare come metro di misura le vendite di tele e di t-shirt, denota una forte sensibilità e un uso di grande effetto della  figura infantile. I bambini, con la loro capacità di suscitare un forte impatto emotivo, sarebbero diventati una vena molto ricca nella produzione banksiana. Il pezzo è molto ben costruito. Guardando i capelli della bambina si intuisce che il forte vento le ha strappato di mano il palloncino. Lei lo vede volare via incredula: Banksy cattura magnificamente l’innocenza con cui la piccola si affida alla speranza che il palloncino torni indietro. Noi invece sappiamo che non lo riavrà. Oppure è stata proprio la bambina a lasciar andare il palloncino, e gli sta augurando buona fortuna…".

La forma a cuore del palloncino è più difficile da spiegare. Sicuramente aumenta il pathos dell’immagine. Qui Banksy non intende comunicare nulla di eccessivamente specifico o esplicito: si limita a catturare un’emozione. Tocca allo spettatore interpretarla. A noi piace pensare che si riferisca alla dolcezza dell’infanzia che il tempo fa volare via, ma che in un modo o nell’altro è destinata a restare, un ricordo da amare. Banksy è bravissimo a ricreare l’atmosfera idilliaca dell’infanzia inglese, con la sua tipica ambientazione anni ’50, le bambine con lo scamiciato e i bambini vestiti da monelli".

"È un Banksy in modalità vintage – si legge ancora nel libro – con un’eco degli illustrati Ladybird, delle scarpe Start-rite e della serie di racconti per bambini Janet and John. Segno di quant’è originale il suo talento, indifferente alle mode”. 

Giornali, riviste e strenne sconosciuti ai biografi di Matilde Serao saranno esposti da mercoledì  20 settembre nelle sale dell’Emeroteca-Biblioteca Tucci, al secondo piano del Palazzo delle Poste di Napoli.

Titolo della mostra: “Viaggio alla scoperta della Serao giornalista attraverso 70 rare testate italiane e francesi”. All’inaugurazione seguirà la proiezione di un filmato e un dibattito sulla grande napoletana di Patrasso nel novantesimo anniversario della morte.

Leggi anche: La prima direttrice di un quotidiano italiano parlava di fake news, 125 anni fa

Finora gli studiosi della Serao avevano citato e preso in esame, al più, una trentina di testate su cui era apparsa la firma della scrittrice e giornalista, ma la ricerca intensificata soprattutto nel 2017 dalla "Tucci" (che pure festeggia il centodecimo anno di vita), animata dal presidente Salvatore Maffei, allarga l'orizzonte in misura significativa. Da qui in avanti, chi si occuperà di Matilde Serao sarà obbligato a muoversi su un territorio ben più ampio di quello, ancorché vasto, ritenuto esplorato.

Da "Le Monde moderne" a "Les Annales"

Tra le pubblicazioni esposte ve ne sono diverse che mancano a tutte le biblioteche italiane, come  “Il Pungolo della domenica” del 1883,  “Le Monde moderne” del 1898, “Mon dimanche” e  “Le Gaulois du Dimanche”  del 1908, ma anche in quelle non esclusive sono stati trovati scritti della Serao di cui s’ignorava l’esistenza, come in “Rivista Nuova di Scienze Lettere e Arti” e  “Il Convegno” del 1880, “La Tavola Rotonda” del 1892,  “La Tribuna Illustrata” del 1893,  “La piccola antologia” del 1894,  “Capitan Cortese” del 1896, “Corriere d’Arte”  del 1898, “Illustrazione Meridionale” del 1900,  “Mater Suavissima” del 1901, “Rinascimento” del 1905, “Per la Calabria” e “Pro Calabria” del 1906,  “La Gioventù” del 1907,  “Les Annales Politiques et Litteraires”  del 1908, “Les Heures Litteraires” del 1909, “L’Arte Muta e il “Nuovo Convito” del 1916 e molte altre ancora.

Dell’enorme materiale rintracciato dalla “Tucci” nei propri scaffali e nelle librerie delle province italiane e francesi resterà traccia in un ampio catalogo illustrato.

La mostra completa con nuove sfumature di colore il ritratto di una donna che profuse – senza dissiparlo – inesausto talento fino alla sera del 25 luglio 1927, quando reclinò per sempre il capo sul tavolo da lavoro nel suo appartamento di piazza Vittoria, proprio mentre scriveva l'ultimo pezzo. Aveva settantun anni.
 

Il genio dell'impressionismo Claude Monet custodiva un tesoro segreto di opere d'arte, che solo da oggi – nuovamente riunito – sarà visibile a tutti nella sua totalità.

Per la prima volta si potranno ammirare assieme capolavori di Renoir, Cézanne, Boudin, Delacroix che l'artista collezionò nel corso della vita. Sono i quadri che comprava per se stesso: "Sono un egoista. La mia collezione è solo per me e per qualche amico" dichiarò ad alcuni giornalisti in visita al suo casolare normanno di Giverny. Alcuni tra loro ebbero il privilegio di ammirare le opere raccolte e di apprendere da Monet stesso le circostanze della loro acquisizione.

L'ìnventario distrutto nella guerra

Eppure, malgrado tali testimonianze, "molto poco si sapeva di questa collezione", ha raccontato Marianne Mathieu, che assieme a Dominique Lobstein ha curato la mostra che si inaugura oggi al Museo Marmottan Monet di Parigi, dove resterà aperta fino al 14 gennaio 2018.

Quando Monet morì, nel dicembre 1926, i periti ne inventariarono i beni ma la documentazione andò distrutta durante la seconda guerra mondiale. Si è dovuto ricominciare da zero. Per ricostruire la collezione artistica di Monet, Mathieu e Lobstein hanno fatto appello a tutte le fonti documentarie accessibili: cataloghi, verbali di vendita, inventari, corrispondenze, libri mastri delle gallerie. Un lavoro da formiche che ha portato a ricostruire una lista di 120 opere, e una cronologia che "mette in prospettiva la formazione della collezione con la vita di Monet", spiega ancora la Mathieu.

Regali, scambi e acquisti

Al principio della carriera, Monet non aveva i mezzi per acquistare i quadri, e quelli che acquisì gli venivano regalati da artisti amici. A questa fase seguì quella degli scambi. Nel 1884, per esempio, Monet dona alla pittrice Berthe Morisot un bel paesaggio italiano di Bordighera per la casa che lei sta mettendo su. Nel 1895, alla morte di Berthe, la figlia Julie Manet in accordo alle volontà della madre offre a Monet la scelta di un quadro fra i 300 di una retrospettiva. E lui prenderà "Julie Manet et sa Levrette Laërte".

Più complessa la storia dell'acquisizione di un quadro da Camille Pissarro. Monet gli aveva prestato 15 mila franchi per l'acquisto di una casa, ma in cambio volle il quadro "Paysannes plantant de rames", già assai apprezzato dalla critica dell'epoca. Però c'era un problema: Pissarro lo aveva regalato alla compagna Julie, che si rifiutava di cederlo. Ostinato, alla fine Monet la spuntò. Particolare significativo è che il quadro richiama fortemente artisti come Seurat e Signac e s'ispira al neoimpressionismo, movimento con cui Monet si rifiutava di esporre: è la testimonianza del differente approccio fra il suo io artistico e quello collezionistico.

Arriva, poi, la fase in cui Monet dispone dei mezzi per permettersi di comprare bene. E prenderà quegli artisti che finalmente riconosce come "suoi maestri". Compra presso gallerie o alle vendite all'asta: Eugène Boudin, paesaggi di Delacroix e Corot (per "Ariccia, Palazzo Chigi" sborsa la somma consistente di 5 mila franchi).

Ma dal 1890 si orienta verso i suoi contemporanei e ricerca i Renoir e i Cézanne. Del primo predilige i nudi, genere in cui lui non si è cimentato, ma anche tele di gusto orientalista come "La Moschea. Festa araba" del 1881, che non esita a pagare 10 mila franchi. Di Cézanne acquisterà complessivamente dodici opere, spendendo 6.750 franchi per la sola "Neve sciolta a Fontainebleau" (oggi al MoMA). E in camera da letto appese l'olio "Il negro Scipione", che da San Paolo del Brasile ha fatto momentaneo ritorno a Parigi per la mostra: "Monet collectionneur".

 

Tre americani e tre britannici di cui uno per metà pakistano: sono le ‘bandiere’ della sestina finalista del Man Booker Prize 2017, il prestigioso premio britannico e tra i più importanti al mondo assegnato ogni anno dal 1969 al miglior romanzo pubblicato in lingua inglese. Una sorta di premio Oscar della letteratura in lingua inglese. A contendersi il titolo (e il premio da 50mila sterline) saranno il prossimo 17 ottobre a Londra gli statunitensi Paul Auster, Emily Fridlund e George Saunders e gli inglesi Ali Smith, Mohsin Hamid e Fiona Mozley. Tra i sei big ci sono anche due esordienti, entrambe donne, entrambe giovani: Mozley, 29enne che lavora part-time in una libreria di York, e Emily Fridlund nata a e cresciuta in Minnesota con un PhD in Scrittura creativa e letteratura all’università della Southern California.

Secondo Lola Young, che fa parte della commissione, i sei romanzi sono “unici e intrepidi” e rompono “le barriere delle convenzioni”. Il favorito assoluto per gli scommettitori è “Lincoln in the bardo” di George Saunders. 

Ecco i sei libri in gara

“4 3 2 1”

di Paul Auster (uscirà a metà ottobre per Einaudi): L’autore di Trilogia di New York immagine 4 vite alternative per il suo protagonista. Il romanzo è ambientato in New Jersey tra gli anni ’50 e ’60.

“Exit West”

di Mohsin Hamid (Einaudi) : L’attenzione è tutta per i popoli in movimento nel mondo alla ricerca di libertà e di una nuova vita

“Lincoln nel Bardo”

di  George Saunders (Feltrinelli): Il protagonista è il presidente statunitense Abramo Lincoln alle prese con la morte del figlio undicenne Willie

“Autumn”

di Ali Smith (Hamish Hamilton): Un uomo di 101 anni in punto di morte è assistito dal suo più caro e intimo amico.

“History of Wolves”

di  Emily Fridlund (Weidenfeld & Nicolson): La protagonista è una 14enne che si prende cura di un ragazzino nel Minnesota più selvaggio.

“Elmet”

di Fiona Mozley (JM Originals): Un ragazzo ricorda la sua vita nella casa che suo padre costruì a mani nude in un bosco 

Sono passati più di duemila anni da quando l’eruzione del Vesuvio, nel 79 a.C., condannò l’anfiteatro di Pompei a sparire sotto la lava e la cenere. E fu silenzio fino al 1971, anno in cui i Pink Floyd si esibirono in un ‘concerto senza pubblico’, la cui testimonianza video ha consacrato il monumento alla storia del rock. Nel luglio del 2016 David Gilmour, ex chitarrista e co-leader della band britannica, è tornato nell’arena per un ultimo omaggio: un concerto storico – questa volta con pubblico – che è finalmente possibile vedere anche nei cinema il 13, 14 e 15 settembre.

David Gilmour: Live at Pompeii

Il concerto è la testimonianza della mente visionaria di uno dei chitarristi più influenti di tutti i tempi, e la testimonianza di una sensibilità particolare per le bellezze dell’Italia. Già nel 1989, poco dopo la fuoriuscita del co-fondatore della band Roger Waters, i Pink Floyd si esibirono in un’altra storica data italiana, con un palco galleggiante nella laguna di Venezia. Non stupisce quindi che il musicista abbia voluto tornare in Italia e in particolare in uno dei luoghi chiave della sua carriera. “I fantasmi del passato, recente e antico, sono qui” spiega al pubblico subito dopo The Great Gig in the Sky, brano celebre dell’album The Dark Side of the Moon, scritto dal tastierista Richard Wright,  scomparso otto anni prima.

L’esibizione, registrata durante il Rattle That Lock Tour, ha visto il gruppo impegnato sia nei brani dell’ultimo e omonimo sforzo creativo di Gilmour che in quelli dei Pink Floyd. Così, affianco a brani come 5 A.M. e In Any Tongue, scorrono canzoni da The Division Bell e The Wall. Della già citata The Great Gig in the Sky è impossibile non sottolineare l’assolo dei cantanti, di cui è possibile palpare la tensione degli accordi e dei respiri.

Un salto indietro di duemila anni
 

Ma è Guy Pratt, musicista che ha suonato con decine di giganti tra cui David Bowie, Madonna e Iggy Pop, a rompere l’atmosfera lisergica con le note di basso di One Of These Days. I bracieri che si accendono su tutto il perimetro dell’arena e la violenza del brano, tratto dall’album Meddle, sembrano far ritornare l’anfiteatro ai tempi dei gladiatori. Segue Shine On You Crazy Diamond, immancabile dedica al fondatore dei Pink Floyd Syd Barrett, la cui storia di ascesa e declino è parafrasata nelle immagini proiettate sullo schermo circolare, che accompagna i concerti del gruppo da ormai più di quarant’anni.

David Gilmour: Live at Pompeii è un’occasione per vivere sul grande schermo un’esperienza che solo pochi fortunati hanno potuto conoscere dal vivo. “Quello che amo è suonare in posti bellissimi dove la gente ha il senso della grandezza della struttura che li sta ospitando” spiega Gilmour. E la grandezza dell’anfiteatro di Pompei è tale da poter catturare anche attraverso uno schermo. 

Sembrava tutto finito, sembrava che l’identità dell’autore italiano più amato nel mondo che si cela dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante fosse stata finalmente rivelata dopo un’inchiesta giornalistica di Claudio Gatti (leggi articolo sul Sole 24 Ore). Si tratta di Anita Raja, traduttrice dal tedesco di Christa Wolf e moglie dello scrittore Domenico Stardone, aveva rivelato il giornalista che era giunto a lei “seguendo i soldi”, come in un’inchiesta giudiziaria. Sembrava tutto finito, dunque.

Un 'dream team' a caccia della Ferrante

E invece non è così. Almeno stando ai risultati del lavoro di un gruppo di professori universitari provenienti da tutto il mondo che hanno fatto un’opera investigativa collettiva basata sulla comparazione di 150 romanzi e 40 autori contemporanei attraverso il metodo dell’analisi quantitativa degli elementi lessicali e stilistici ricorrenti. Di questa nuova ‘caccia’ alla Ferrante ne dà notizia Raffaella De Santis nelle pagine di cultura di Repubblica in edicola.

Chi è davvero Elena Ferrante

I clamorosi risultati dello studio

Il gruppo di ricercatori si sono incontrati giovedì all’università di Padova nel workshop “Drawing Elena Ferrante’s profile” per discutere insieme i risultati del loro lavoro di ricerca. E l’esito è stato clamoroso quanto imprevedibile: Elena Ferrante non è la moglie di Domenico Starnone. E’ proprio Domenico Starnone.

E’ questo, infatti, il nome uscito alla fine del summit, organizzato nell’ambito della scuola estiva Quantitative Analysis of Textual Data. “I risultati non lasciano spazio a dubbi, in Elena Ferrante c’è la mano Domenico Starnone”, dice a Repubblica il linguista Michele Cortelazzo, promotore insieme alla statistica Arjuna Tuzzi di quest’opera investigativa collettiva. Tra gli autori inseriti dentro il loro database, molti autori napoletani e campani (oltre a Starnone anche Francesco Piccolo, Fabrizia Ramondino, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Michele Prisco, ma anche Gianrico Carofiglio, Paolo Giordano, Susanna Tamaro, Giorgio Faletti e Alessandro Baricco. Ci sono anche Michela Murgia, Melania Mazzucco e quel Nicola Lagioia che sconfisse Elena Ferrante al Premio Strega nel 2015.

I metodi di ricerca utilizzati
 

Le 4 tecniche per il 'profiling'

I tanti studiosi hanno usato diverse tecniche per arrivare a tracciare il profilo di Elena Ferrante. Poi, unendo e intrecciando i dati, è arrivato il risultato più clamoroso.

  1. DISTANT READING – Cortelazzo e Tuzzi hanno scelto la tecnica del “distant reading”, cioè la metodologia di analisi dei testi “da lontano”: ad un lavoro fatto dal computer attraverso analisi automatiche dei testi, ha fatto seguito uno qualitativo di selezione dei risultati.
  2. CORRISPONDENZE – Gli studiosi internazionali hanno studiato le opere con altre metodologie, a partire dall’analisi delle corrispondenze stilistiche e lessical.i
  3. STILOMETRIA – Poi è stata usata una procedura analitica che “misura” le somiglianze stilistiche tra testi chiamata stilometria.
  4. PROFILING – Sono state usate tecniche analoghe a quelle che si vedono nelle serie tv ‘Criminal Minds’ per scoprire l’assassino.

Il risultato è stato ‘inequivocabilmente’ Domenico Starnone.

La corrispondenza delle parole
 

I termini che legano Ferrante e Starnone

Che la vera identità di Elena Ferrante sia quella di Domenico Starnone è avvalorata anche da una serie di parole che accomuna i testi dello scrittore napoletano con quelli dell'autrice di 'L'amica geniale'. Ecco quali:

  • I due improperi  “càntaro” e “mamozio”
  • Le espressioni“risatella”, “ruscellare”, “smanacciato”, “spetazzare”
  • Le sequenze molto particolari, tra cui “collo filettato”, “tottò sulle manine”, “sguardo valutativo” o “di scempio e di sangue”
  • Altre più comuni come “foglio di compensato” o “a una passo dalla scuola elementare”
  • Molte parole particolari come “chiavare”, “fiaccamente”, “sfottente”.

I limiti della ricerca
 

Perché non è stata considerara Anita Raja?

Lo studio però, sottolinea Raffaella De Santis, ha trascurato proprio gli scritti della maggiore indiziata, Anita Raja. Perché? E’ lo stesso Cortelazzo a spiegare alla giornalista che il problema è metodologico perché di solito i traduttori si adattano agli autori che traducono e le loro “caratteristiche individuali fanno fatica ad emergere. Il traduttore tende a nascondersi, ad occultare il suo stile”. 

Il prossimo passo

Il prossimo passo del team padovano, conclude l’articolo di Repubblica, sarà di confrontare il linguaggio di Elena Ferrante negli scritti non narrativi, come quelli raccolti nella ‘Frantumaglia’, con quello di Anjta Raja saggista.

Cosa emerge dalla ricerca
 

Al di là della verità sull’identità di Elena Ferrante, la ricerca ‘scientifica’ del team guidato da Cortelazzo e Tuzzi sembra avvalorare  l’ipotesi che circola da un po’, cioè che marito e moglie lavorino insieme e Elena Ferrante sia in effetti Starnone-Raja.

Il Louvre Abu Dhabi aprirà le porte al pubblico l’11 novembre. È il primo museo del suo genere nel mondo arabo: un’esposizione universale che si concentra su storie umane condivise attraverso civiltà e culture. La cerimonia di apertura includerà un'ampia gamma di programmi e iniziative.

Situato  nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, il Louvre Abu Dhabi è stato progettato come una città-museo (medina araba) sotto una vasta cupola argentata dall’architetto francese Jean Nouvel, vincitore del premio Pritzker. I visitatori potranno passeggiare attraverso le promenade che si affacciano sul mare sotto la cupola che misura 180 metri, composta da quasi 8.000 singole stelle metalliche incastonate in un complesso disegno geometrico. Quando filtrano i raggi del sole creano una "pioggia di luce" in movimento sotto la cupola, che ricorda le foglie degli alberi di palma che si sovrappongono nelle oasi.

Una nuova generazione di leader culturali

Sarà in mostra una importante raccolta di opere d'arte e reperti, oltre ai prestiti provenienti da selezionati musei francesi. Questi capolavori coprono la totalità dell'esistenza umana: dagli oggetti preistorici alle opere d'arte contemporanee commissionate, evidenziando temi e idee universali e segnando un nuovo inizio rispetto alla museografia tradizionale che spesso separa le esperienze artistiche in base all’'origine. Oltre alle gallerie, il museo offrirà mostre temporanee, un museo per bambini, un auditorium, un ristorante, una boutique e una caffetteria.

Per Mohamed Khalifa Al Mubarak, presidente di Abu Dhabi Tourism & Culture Authority e Tourism Development & Investment Company (TDIC), “il Louvre Abu Dhabi incarna la nostra convinzione che le nazioni crescano sulla diversità e l'accettazione, con una testimonianza curatoriale che sottolinea come il mondo sia sempre stato interconnesso. Il museo rappresenta l'ultima innovazione in una lunga tradizione di conservazione culturale promossa dai leader fondatori degli Emirati Arabi Uniti. Il Louvre Abu Dhabi ispirerà una nuova generazione di leader culturali e di pensatori creativi nel dare il proprio contributo alla nostra nazione tollerante e in rapida evoluzione”.

La storia del Louvre Abu Dhabi inizia nel "Grande Atrio" dove i visitatori vengono introdotti a importanti temi, tra cui maternità e riti funerari. Il dialogo tra opere provenienti da diversi territori geografici, a volte lontani, mette in evidenza somiglianze tra i canoni, nonostante ciascuno abbia una propria modalità di espressione. Le gallerie saranno sia cronologiche che tematiche, e suddivise in 12 capitoli. L’esposizione includerà opere dei primi imperi, incluse le prime rappresentazioni figurative, come la Principessa Battriana, realizzata in Asia Centrale alla fine del III millennio a.C., pratiche funerarie dell'antico Egitto con opere come il complesso di sarcofaghi della principessa Henuttaui e la creazione di nuove economie con la Decadramma di Siracusa, una moneta realizzata dall'artista Eveneto.

Dal 'Corano Blu'  agli impressionisti

Una galleria dedicata alle religioni universali mostra testi sacri: un Foglio del "Corano Blu", una Bibbia Gotica, un Pentateuco e testi del Buddismo e Taoismo. Gli scambi artistici sui percorsi commerciali durante i periodi medievali e moderni vengono messi in evidenza attraverso l'esposizione di un importante numero di opere in ceramica. Tra Asia e Mediterraneo e poi tra Europa e America, i visitatori apprezzeranno come l'orizzonte del mondo si sia ampliato gradualmente.

Un gruppo di pannelli provenienti da Nanban in Giappone dimostra il dialogo tra Estremo Oriente e Europa. Dall'immagine del Principe in tutto il mondo, illustrata da un importante Turban Helmet ottomano fino a una visione più intima di una nuova arte del vivere, il museo espone un’eccezionale cassettiera in lacca rossa cinese creata da Bernard II Van Risenburgh, realizzata in Francia. In una sezione sulla Modernità, si trovano la Zingara di Edouard Manet (1832-1883), Lotta tra bambini di Paul Gauguin (1848-1903), e Composizione con Blu, Rosso, Giallo e Nero di Piet Mondrian (1872-1944). L’esposizione comprenderà un’installazione monumentale dell'artista Ai Weiwei (1957) e il suo interrogativo della globalizzazione.
L'artista italiano Giuseppe Penone (1947) ha realizzato diverse opere specificamente per il Louvre Abu Dhabi. Leaves of Light (2017) è un vasto albero di bronzo con specchi disposti sui rami che riflettono la "pioggia della luce" (rain of light). Propagation è un muro di piastrelle in porcellana che raffigurano cerchi concentrici disegnati a mano, provenienti dall'impronta digitale di Sheikh Zayed, il padre fondatore dell'EAU. L’opera è stata realizzata in collaborazione con i laboratori di Sèvres – Cité de la céramique in Francia.

Per Françoise Nyssen, ministro della Cultura Francese, “l’apertura del Louvre Abu Dhabi rappresenta una pietra miliare nello sviluppo della cooperazione tra gli Emirati Arabi Uniti e la Francia, dieci anni dopo la firma dell'accordo intergovernativo. Questo museo è uno dei progetti culturali più ambiziosi del mondo, coronato dal capolavoro architettonico di Jean Nouvel". L’accordo intergovernativo include il prestito del nome del Musée du Louvre per 30 anni e 6 mesi, mostre temporanee per 15 anni e un prestito di opere per 10 anni.

La donna che aveva chiesto e ottenuto il test del dna per essere riconosciuta come figlia di Salvador Dalì non è parente del pittore. La conferma arriva proprio dall'analisi genetica della salma esumata il 21 luglio. La sessantaduenne di Girona sosteneva di essere nata da una relazione clandestina tra sua madre Antonia e Dalì, consumata a Cadaques, località marittima della Costa Brava dove il pittore aveva la residenza (in un magnifico palazzetto nella vicina caletta di a Port Ligat).

Leggi anche: Riesumata salma di Dalì, i suoi baffi sono rimasti intatti dopo 28 anni 

Anche quest’anno Eni (consolidando una una collaborazione iniziata nel 2008) è partner del Festivaletteratura di Mantova, uno degli appuntamenti culturali italiani più attesi dell'anno: cinque giorni di incontri con autori, letture, percorsi guidati, spettacoli e concerti con artisti provenienti da tutto il mondo. Per Eni la protagonista di questa edizione è l’Africa, una terra legata al cane a sei zampe fin dagli anni Cinquanta e con ancora più forti prospettive di crescita, grazie ai recenti successi esplorativi. Eni, presenza strategica di business integrato con le attività di sostenibilità, continua a essere il primo operatore straniero in Africa, a conferma della sua capacità di entrare in relazione profonda con il territorio, nel segno della cooperazione e dell’integrazione.

Gli appuntamenti di questa edizione

Eni organizza all’interno della kermesse l’evento Inedita Energia, dedicato alla ripubblicazione di articoli, testi e racconti degli anni Cinquanta e Sessanta, provenienti dalla storica rivista aziendale Il Gatto Selvatico (voluta da Enrico Mattei e diretta dal poeta Attilio Bertolucci) con la partecipazione di ospiti prestigiosi chiamati a dibattere sul tema del volume. L’idea è quella di condividere non solo un libro realizzato da Eni, ma anche di cogliere un’opportunità di dibattito sui temi della cultura e della società. L’evento è cresciuto nel tempo e oggi è tra i più attesi da parte degli affezionati del Festival.

Quest’anno Inedita Energia (10 settembre, ore 11.30, Piazza Castello, Mantova) prende spunto da Viaggio in Africa, volume accompagnato da uno straordinario corredo iconografico di immagini selezionate con il supporto di Camera-Centro Italiano per la Fotografia e provenienti dall’archivio storico Eni e da altri famosi patrimoni documentali.

L’incontro Inedita Energia è moderato da Neri Marcorè e prevede la partecipazione di Ingy Mubiayi, esponente italo africana della letteratura di migrazione; Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e protagonista di Fuocoammare di Gianfranco Rosi; Jean Léonard Touadi, senior advisor FAO; e Jacopo Fo che racconta l’esperienza di Il Teatro Fa Bene in Mozambico.

Completa la presenza di Eni al Festival la mostra fotografica Viaggio in Africa, in collaborazione con Camera (6-10 settembre, Atrio degli Arcieri, Palazzo Ducale) che prosegue il racconto sul continente africano. Grande valore aggiunto è la presenza di alcune fotografie inedite di Mimmo Jodice. Una seconda tappa della mostra, con una selezione di immagini, sarà riproposta a Ferrara in occasione del World Press Photo 2017 (29 settembre- 29 ottobre 2017).

"Un maniaco psicopatico, pericoloso per gli Stati Uniti e per il mondo", un uomo "incapace di leggere un libro": sono questi gli impietosi giudizi che il celebre scrittore americano Paul Auster ha espresso sul presidente Usa Donald Trump, presentando a Madrid il suo nuovo, atteso romanzo "4 3 2 1" dopo un silenzio letterario di anni.

Auster, in una conferenza stampa e in interviste che hanno trovato ampio spazio sulla stampa spagnola, "prega" affinché Trump non sia eletto per un secondo mandato alla presidenza, perché "dubita" che il mondo sopravviva a otto anni con lui alla Casa Bianca. Attualmente, ciò che più "sconvolge e intristisce" lo scrittore, è che Trump sia stato votato da oltre 60 milioni di cittadini statunitensi, spinti anche da un "misogino" rifiuto per Hillary Clinton, espresso pure da molte donne.

"Votato per misoginia, le donne lo combatteranno"

"Non sono sconvolto con Trump perché è uno psicopatico maniaco depressivo. C'è tanta gente come lui" ha detto Auster. "Sono sconvolto per i 60 milioni di statunitensi che lo hanno votato". "Ad aprile scorso ebbi un attimo di ottimismo perché Trump era stato uno stimolo per molti di noi e vivevamo un momento di forte reazione. Adesso sono passati i mesi, Trump si è stabilizzato e ci sta esaurendo tutti". Auster però non è del tutto pessimista: "C'è un rinnovellato attivismo nel mio Paese che non avevo visto più da cinquant'anni, dall'epoca della guerra del Vietnam, con milioni di persone coinvolte. E la cosa interessante è che sono le donne la forza propulsiva. Non è il Partito Democratico, sono le donne. Il Partito Democratico è molto confuso, non è più il partito della classe lavoratrice né può essere una versione un po' abbellita del Partito Repubblicano… Può darsi che si avvii a diventare il partito delle minoranza. E' un tema complesso, su cui si potrebbe parlare per ore".

L'autore della "Trilogia di New York", apprezzato anche in Spagna dove ha ricevuto nel 2006 il premio Principe delle Asturie, ha dichiarato al quotidiano "La Vanguardia" che in queste settimane, girando per l'Europa, non ha incontrato "una sola persona" che applaudirebbe il presidente Usa. Ha anzi aggiunto che, a suo avviso, oggi la principale differenza tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti è espressa proprio dal "presidente dallo strano taglio di capelli". Auster ha raccontato di avere ricevuto un'accoglienza più che calorosa dal presidente della Repubblica finlandese, Sauli Niinistö, che non solo lo ha ricevuto di persona e lo ha invitato a pranzo, ma del quale ha rievocato un episodio riguardante Trump, quando nei giorni scorsi Niinistö è andato negli Stati Uniti e lo ha incontrato. Trump, sapendo che la Finlandia deve rinnovare la sua vecchia flotta di aerei da combattimento, ha annunciato che il governo di Helsinki aveva contrattato con l'americana Boeing la costruzione di settanta aerei. "Ma era una bugia! Donald Trump se l'è inventata e Niinistö ha dovuto smentire".

Un romanzo di una vita che diventa quattro

Tornando al nuovo romanzo di Auster, "4 3 2 1" è la sua opera più lunga, 900 pagine, forse la più ambiziosa. Il protagonista, Ferguson, è nato a Newark nel 1947 da una famiglia ebrea (stesso luogo, data e origini dell'autore). Il libro lo descrive dalla culla fino ai vent'anni ma per quattro volte e attraverso quattro vite distinte, con i loro differenti accadimenti. Auster parla delle vite immaginate per Ferguson come di 1, 2, 3 e 4, quasi fosse una partitura, un "balletto". "E' un romanzo a ritmo di danza". "Non so se il romanzo potrà avere un adattamento cinematografico. Forse una serie televisiva. Mi interesserebbe, quello sì, se '4 3 2 1' diventasse un balletto". Auster ha scritto l'opera come di consueto, a mano, "su grandi quaderni Clairefontaine, quelli a quadrettoni, 96 pagine ognuno. Questo romanzo è stato scritto su otto quaderni. Leggo ad alta voce quello che scrivo, lo leggo a Siri [Hustvedt, seconda moglie dell'autore; ndr] e poi incido io stesso i miei audiolibri. E' importante leggere a voce alta, correggo gli errori e mi rendo conto della musica dell'opera".

L'uscita del libro in Italia è fissata al 3 ottobre prossimo per Einaudi.

Flag Counter
Video Games