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Femminismo è la parola dell’anno per il dizionario americano più noto e famoso, il Merriem-Webster. È una scelta importante che sottolinea come, durante tutto il 2017, le battaglie combattute dalle donne abbiano contrassegnato la cronaca e l’attualità, diversi reportage e molti eventi. Dalla marcia delle donne di Washington alla campagna #MeToo contro le molestie, dall’uscita di film incentrati su eroine come Wonder Woman alla serie tv, The Handmaid's Tale, ispirata al romanzo del 1985 scritto dalla femminista Margaret Atwood.

Chi è una femminista oggi?

Il dizionario, in un post sul sito, ha ricordato come ci sia stato moltissimo interesse intorno a questa parola e ai significati che la accompagnano. Un interesse incentrato su cosa volesse realmente dire essere femminista oggi, dibattito scatenato anche dalla famosa intervista rilasciata da Kellyanne Conway che, pur agendo in favore delle donne, non si considerava tale. Sul Merriem-Webster si leggono due definizioni diverse di femminismo, una più teorica e una più pratica:

  • “La teoria dell'uguaglianza politica, economica e sociale dei sessi"
  • "L'attività organizzata a favore dei diritti e degli interessi delle donne”

Le altre parole

Il dizionario ha pubblicato anche la consueta lista delle 10 parole che hanno contraddistinto questo 2017 che si avvia alla sua conclusione. Dietro femminismo ci sono:

2) Complicity. Nel senso di aiutare qualcuno a commettere un crimine o qualcosa di sbagliato. L’amministrazione Trump ha contribuito fortemente alla diffusione di questa parola.

3) Recuse. Rinunciare autonomamente a giudicare o a partecipare a eventi specifici a causa di manifesti conflitti di interesse. Il caso Jeff Sessions è un esempio.

4) Emphaty. La capacità di capire ciò che provano gli altri e condividerne gli stati d’animo. Anche grazie a campagne come #MeToo

5) Dotard. Il significato qui è più complesso. Identifica una determinata persona attraverso l’interpretazione del suo personaggio. Indovinate? L’esempio è ancora Trump.

6) Syzygy. Deriva dal greco e significa, più o meno, "la configurazione quasi rettilinea di tre corpi celesti (come il sole, la luna e la terra durante un'eclissi solare o lunare) in un sistema gravitazionale”.

7) Gyro. C’entra il cibo. “È un panino di agnello e manzo, pomodoro, cipolla e salsa allo yogurt su pane pita”. Molto greco. Ha avuto fortuna grazie a show televisivi come The Tonight Show.

8) Federalism. Ovvero ”la distribuzione del potere in un'organizzazione (in politica, ad esempio, un governo) con un'autorità centrale e diverse altre unità costituenti”.

9) Hurricane. Qui non c’è bisogno di spiegare nulla se non ricordare la stagione, particolarmente drammatica, vissuta dai paesi dei Caraibi, il Messico e gli Usa.

10) Gaffe. Esattamente con il significato con cui la usiamo in Italia. Un errore, una brutta figura, evidente e spesso deprecabile. 

 

 

 

 

 

C‘è anche un’italiana in corsa per il Global Teacher Prize, il premio Nobel per l'insegnamento che si assegna ormai da quattro anni nel mese di marzo a Dubai. Lei, Lorella Carimali, 55 anni, docente al liceo scientifico 'Vittorio Veneto' di Milano, è tra i 50 migliori docenti al mondo, scelti tra più di 40mila candidati di 173 Paesi. Se convincerà la giuria, si aggiudicherà il premio in palio: un milione di dollari da spendere in progetti scolastici.

Segreti del mestier

Ma cosa fa di lei l’insegnate che tutti vorrebbero? Per iniziare riesce a rendere creativa la matematica. E per riuscirci si serve anche del teatro. Poi motiva chiunque, convinta che “non esistono persone negate per la matematica. E’ solo questione di allenamento e di metodo”. I risultati sembrano darle ragione. E pensare che “appena laureata ho ricevuto in una settimana 14 offerte da grandi imprese, e ben pagata, visto che erano i primi anni dell’informatica”, racconta in un’intervista a 'Repubblica'. “Ma ho fatto una scelta sociale, stare in classe, è questo il mio modo di far politica. I giovani sono la cosa più importante per costruire il futuro del paese, anche se ammetto che a vivere a Milano con 1500 euro al mese si fatica".

“Non si vince da soli”

Se c’è una cosa di cui la professoressa Carimali è profondamente convinta è che “il futuro lo si costruisce assieme, non da soli”. Per lei è stato così, sin dalla sua infanzia trascorsa in una casa modesta nel quartiere popolare Stadera: “il bagno stava sul ballatoio e lo dividevamo con altre famiglie. Ci si conosceva tutti. Ecco, ho capito lì che non si vince da soli, che il futuro lo si costruisce assieme. Perché quando dividi qualcosa di cosi intimo come il bagno con qualcuno, l’estraneo non è più una persona di cui aver paura ma un amico, una risorsa. Ed è questo il mio atteggiamento verso il mondo". Poi continua: "I miei genitori avevano la quinta elementare e non potevano certo aiutarmi a studiare. Per loro la mia laurea è stato un riscatto”. E non solo per mamma e papà. “La passione per la matematica è sempre stata dentro di me”, ha raccontato a 'La Stampa'. “Fin da piccola ho sempre desiderato fare l’insegnante. Aver preso la laurea in matematica prima e diventare poco dopo insegnante di ruolo è stato per me un grande riscatto sociale oltre a rappresentare una grande spinta motivazionale sul mio ruolo e nella mia disciplina”. 

I numeri a teatro

Il suo metodo di insegnamento riflette la sua filosofia di vita. "Io spiego, poi faccio esercitare subito i ragazzi. Lavorano a gruppi perché si aiutino a vicenda, si correggano i compiti l’uno con l’altro. Se capiscono l’argomento sale la loro autostima ed è questo l’importante. Non devono ripetermi la lezione, solo i concetti astratti, ma imparare ad applicarli nella vita non è solo questione di insegnamento, ma di apprendimento. Si cambia la prospettiva". E poi ci sono i metodi alternativi: “Per aiutare gli studenti in crisi abbiamo messo in piedi un progetto multidisciplinare con alunni di classi diverse e con carenze di gravità differente. Abbiamo scritto un testo teatrale sulla matematica. Ha funzionato, alla fine sono stati tutti promossi: in fondo il teatro è progettare, pensare in astratto, mettere in relazione. Parole come numeri e concetti per capire e costruire".

La prof non si è mai pentita della sua scelta. "E’ impagabile ritrovarsi alunni che ti scrivono: grazie per avermi fatto vedere nuove terre, avermi insegnato a vivere. Sono frasi che ti aspetteresti scritte ad un insegnante di filosofia. Ma la matematica è proprio anche questo: imparare a ragionare, a conoscere,  a vivere nel mondo e poter scegliere in modo cosciente. Per questo dico che è una competenza di cittadinanza. Di tutti: alunni e adulti”.

Prende forma il "museo del Fascismo" che sorgerà a Predappio, città natale di Benito Mussolini. Con una mostra allestita nella Casa Natale Mussolini, è stato inaugurato nel primo pomeriggio di venerdì a Predappio il progetto per l'allestimento museografico nella Ex Casa del Fascio e dell'Ospitalità. Nessuna contestazione all'evento, seguito da un incontro al Teatro Comunale nel corso del quale è toccato a Marcello Flores – coordinatore del Comitato Scientifico – illustrare le linee culturali e le caratteristiche del progetto. Presente tra gli altri Giorgio Frassineti, sindaco Pd del Comune di Predappio e presidente dell'Unione dei Comuni Romagna Forlivese.

Negli ultimi anni a Predappio – città integralmente ricostruita negli anni '30 e pensata, anche dal punto di vista architettonico, per celebrare il mito fascista – è maturata l'idea di costruire, in un edificio monumentale di notevole valore simbolico come l'Ex Casa del Fascio, un grande centro internazionale di ricerca storica, spiega il comune, rivolto allo studio ed alla diffusione della conoscenza sulle dittature e sui totalitarismi che hanno caratterizzato il 900, all'interno del quale troverà spazio anche un'esposizione storica sul fascismo, destinata a svolgere una significativa opera di informazione culturale sul periodo fra le due guerre in Italia. 

La punta di diamante di un progetto europeo

Il Museo del Fascismo è destinato a diventare il fiore all'occhiello del progetto Atrium, dedicato alla valorizzazione dei lasciti architettonici dei regimi dittatoriali europei, sia "rossi" che "neri". Hanno aderito all'iniziativa(Italia, Slovenia, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Romania, Croazia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Grecia. Presidente del progetto è Elisa Giovannetti, assessore alla Cultura del comune di Forlì. "Il messaggio che vogliamo che passi è che il patrimonio artistico del '900 ha lo stesso valore di quello di altre epoche, ma viene sottovalutato", aveva spiegato all'Agi Giovannetti, "è importante iniziare a pensarci e a tutelarlo, ora che sono passati più di 70 anni". "La nostra è una condanna assoluta al fascismo", aveva invece sottolineato ai nostri microfoni Frassineti, ai tempi della polemica innescata dal New Yorker, "chi pensa che il paese di nascita di Benito Mussolini sia preso d'assalto dai nostalgici del duce sbaglia di grosso. La nostra città è visitata da scuole, da appassionati di storia. Ci sono anche i fanatici del regime ma sono la minoranza", assicura il primo cittadino che sulla legge Fiano aveva mostrato perplessità perché "un conto è vietare i gadget e un conto è vietare la storia".

Il progetto di questo percorso museografico viene presentato nella mostra allestita fino al 5 novembre 2018 nella Casa Natale Mussolini di via Varano Costa: fino al 24 dicembre sarà aperta nelle giornate di sabato, domenica e festivi (tutti i giorni dal 26 dicembre al 7 gennaio, escluso il 1 ), dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00. Dopo la chiusura invernale (dall'8 gennaio al 23 marzo 2018) riaprirà i battenti il 24 marzo, fino al 5 novembre.

Complice la ripresa dell'economia, i consumi culturali degli italiani ricominciano a crescere, con un confortante aumento della partecipazione tra i giovani. Il numero degli italiani che non legge nemmeno un libro all'anno continua però ad aumentare, avvicinandosi al 60%. Il nuovo rapporto di Federculture offre dati positivi e altri decisamente preoccupanti.

La spesa riprende a crescere

La spesa delle famiglie italiane per cultura e ricreazione ha raggiunto nel 2016 68,4 miliardi di euro, crescendo così dell'1,7% rispetto al 2015, quando si era fermata a 67,3 miliardi. Si è dunque recuperata buona parte di quanto perso nel 2012/2013, quando la voce di consumo era scesa sotto i 64 miliardi. L'incremento è inoltre superiore a quello della spesa totale per consumi finali delle famiglie italiane, pari all'1,5%.

Gli incrementi più significativi di spesa in cultura riguardano le visite a musei e mostre (+4%), quelle a siti archeologici e monumenti (+5,4%), ma sono andati molto bene anche i concerti (+7,7%) e il cinema (+5%), mentre gli unici dati in flessione sono quelli che riguardano gli spettacoli di musica classica e la lettura: nel primo caso si è registrato un crollo del 14,5%, mentre nel secondo caso la riduzione è stata del 3,7%.

Un Paese che legge sempre meno, nonostante gli ebook

Gli italiani che leggono almeno un libro l'anno sono sempre di meno da diversi anni e nel 2016 sono scesi al 40,5% della popolazione al di sopra dei sei anni di età dal 42% dell'anno precedente, mentre la percentuale di chi ha letto almeno quattro libri nell'anno si mantiene stabile al 22% della popolazione. Prevalgono i lettori "deboli": quasi la metà di quel 40,5% legge al massimo tre libri all'anno e le nuove tecnologie non sembrano aiutare. Infatti, i lettori di e-book sono solo l'8,3% della popolazione. Negli Stati Uniti, sempre nel 2016, erano il 28%. "I dati sulla lettura – sottolinea il rapporto – mettono in evidenza che, nonostante l'andamento positivo dei consumi culturali, rimane presente nel nostro Paese un problema di scarsa partecipazione complessiva alle attività culturali".

Dai giovani segnali incoraggianti 

In Italia i giovani, ovvero la popolazione compresa tra i 6 ed i 24 anni, rappresentano per tutte le tipologie di fruizione culturale la fascia di maggiore partecipazione. "In diversi casi – si legge – la media di giovani che partecipano ad attività culturali almeno una volta l'anno, è del 50-60% superiore alla media complessiva, come si registra ad esempio nel settore del teatro, del cinema o per le visite a musei e mostre. Nel caso dei concerti di musica leggera la percentuale di ragazzi che vi partecipano è addirittura doppia rispetto alla media totale".

Analizzando i consumi culturali dei giovani nei diversi comparti del settore culturale, emerge, ad esempio, che per quanto riguarda il teatro, la fruizione da parte dei giovani tra i 15 e i 17 anni è aumentata del 17%, mentre il dato generale è del 2%; così come accade per le visite a musei e mostre che nella stessa fascia di età sono cresciute del 12% contro un dato sul totale della popolazione del 5%. Rimane invece negativo il dato riguardante la lettura di libri, che diminuisce a livello complessivo del 3,6% e che, fre i 15 e i 17 anni, è scesa addirittura del 12,6%.

Massimo storico di presenze per alberghi e B&B

Nel 2016 gli esercizi ricettivi italiani hanno registrato il massimo storico di arrivi con oltre 116,9 milioni di clienti italiani e stranieri e poco meno di 403 milioni di presenze. La crescita che si registra rispetto all'anno precedente è del 3,1% in termini di arrivi e del 2,6% in termini di presenze.E nel 2017 prosegue il trend positivo: nei primi 7 mesi dell'anno gli arrivi registrati sono stati 70,5 milioni e le presenze 233,8 milioni, per un incremento nel primo caso del 4,1% e nel secondo del 4,7%.  

"Il turismo, dunque, galoppa, ma resta evidente il fatto che ancora si concentri in alcune regioni e parte delle numerose attrattive del territorio, in particolar modo al sud, non sono adeguatamente valorizzate", si legge nel rapporto, "il 61% della spesa turistica degli stranieri si concentra in 4 regioni (Lombardia, Lazio, Veneto e Toscana) con differenze molto significative: ad esempio, in Lombardia, i turisti stranieri hanno speso 6,5 miliardi di euro, mentre in Campania, regione del sud che registra la spesa più alta, si è arrivati a 1,8 miliardi, vale a dire meno di un terzo".

Non è la ricetta della pizza napoletana, rigorosamente disciplinata dall'attestazione di specificità Stg che definisce le materie prime e le modalità di cottura, ma sono bensì la cultura e l'identità di chi ci lavora a essere tutelati dal riconoscimento dell'Unesco​. Dal 'masto pizzaiuolo', che insegna e tramanda la tradizione e sceglie i materiali per la lavorazione, al 'guaglione' che apprende e realizza le pizze, fino al 'masto fornaio', che sceglie la legna, controlla la temperatura del forno e gestisce le cotture con le diverse pale a disposizione, di legno e di ferro.

'Ammaccatura' e 'volo': le fasi della preparazione

Si trasmettono da generazioni le figure del rigoroso codice della preparazione della pizza. Una serie di passaggi a mano che comprendono lo 'staglio' (i panetti di pasta lievitata pronta a essere stesa), l''ammaccatura' (la prima spianata della pizza), il 'cornicione' (la creazione del bordo della pizza che delimita pizza e condimento) e lo 'schiaffo' (la seconda spianata con la pizza presa a schiaffi sul banco di lavoro, di marmo cosparso di farina). A questo si aggiunge per i pizzaioli piu' esperti il 'volo', che, facendo roteare la pizza in aria, permette di acquisire una maggiore ossigenazione e consistenza e che ha dato vita anche a gare di pizza acrobatica. Le fasi successive sono la distribuzione del condimento, partendo dal centro del disco di pasta secondo il caratteristico movimento a spirale, prima di posizionare la pizza nel forno a legna tradizionale con la fiamma fatta riavvampare grazie a trucioli e farla ruotare su se stessa per una cottura omogenea.

Lievito madre e mozzarella di bufala per ottenere l'Stg

La composizione della pasta, l'uso di lievito madre, la lenta e lunga lievitazione, l'impiego di olio evo e pomodoro di alcune varietà, sovrana tra tutte quella del San Marzano, e mozzarella di bufala o fior di latte di Agerola, nonché le attrezzature erano parte fondamentale del disciplinare per ottenere l'Stg (articoli 2 e 3), oltre alla storia antica del piatto, riconoscimento ottenuto dall'Ue il 5 febbraio 2010. 

Una tradizione che risale al XVI secolo

Secondo stime di Coldiretti, che, insieme all'Associazione pizzaiuoli napoletani e la Fondazione Univerde guidata dall'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, ha concorso alla raccolta di oltre 2 milioni di firme per la candidatura dell'arte dei pizzaiuoli nella lista Unesco, solo a Napoli sono circa 3mila coloro che portano avanti una tradizione artigianale risale al 16esimo secolo. Il sito web di Coldiretti, tra l'altro, indica che per il 39% degli italiani la pizza è il simbolo culinario dell'Italia; pizza del resto è la parola italiana più conosciuta all'estero (8% del campione), rispetto a cappuccino e spaghetti (7%) ed espresso (6%), in un sondaggio on line della Società Dante Alighieri.

Un business da 12 miliardi di euro e 5 milioni di pizze al giorno

La pizza genera un business di 12 miliardi di euro in Italia, dove sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell'Accademia Pizzaioli. Ogni giorno solo in Italia si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle circa 63mila pizzerie e locali per l'asporto, taglio e trasporto a domicilio, dove si lavorano in termini di ingredienti durante tutto l'anno 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. La passione per la pizza nel mondo vede in testa alla classifica, secondo Coldiretti, gli americani che sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all'anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono questa classifica. 

Solo il pane sfornato entro le 24 ore potrà essere definito "fresco". Di conseguenza, la denominazione di "forno di qualità" sarà riservata esclusivamente al panificio che produce e commercializza pane fresco. Infine, il pane fresco italiano è definito "patrimonio culturale nazionale". Sono alcune delle novità introdotte dalla proposta di legge approvata dalla Camera e che ora dovrà essere esaminata dal Senato. Ma il rischio che finisca su un binario morto è elevato, visti i tempi ristretti e l'approssimarsi della fine della legislatura. Obiettivo del provvedimento è garantire il diritto all'informazione dei consumatori:

Pane fresco: è il prodotto, spiega il dossier tecnico realizzato dalla Camera che accompagna la proposta di legge, ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano o di altri cereali, acqua e lievito, con o senza aggiunta di cloruro di sodio o sale comune, spezie o erbe aromatiche. La legge precisa che il pane fresco è esclusivamente quel pane preparato entro le 24 ore dalla messa in vendita secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione di impasti, e ad altri trattamenti con effetto conservante, ad eccezione delle tecniche mirate al solo rallentamento del processo di lievitazione senza additivi conservanti.

È previsto, inoltre, il divieto di utilizzare denominazioni quali "pane di giornata" e "pane appena sfornato", "pane caldo" nonché qualsiasi altra denominazione che possa indurre in inganno il consumatore. Per la vendita, il pane fresco deve essere posto in scaffali distinti e separati rispetto al pane ottenuto dal prodotto intermedio di panificazione e al pane ottenuto mediante completamento di cottura di pane parzialmente cotto, surgelato o non, previo confezionamento ed etichettatura riportanti le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari e con le necessarie indicazioni per informare il consumatore sulla natura del prodotto. 

Patrimonio culturale nazionale: il pane fresco italiano, quale frutto del lavoro e dell'insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituisce un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale. 

Sanzioni: viene disposto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria di una somma da 500 a 3.000 euro in caso di particolare gravità o recidiva, e la sospensione dell'attività per un periodo non superiore a venti giorni.

Prodotto intermedio: viene prevista la definizione di "prodotto intermedio di panificazione" come l'impasto, preformato o no, lievitato o no, destinato alla conservazione prolungata e alla successiva cottura per l'ottenimento del prodotto finale pane. È tale l'impasto congelato, surgelato o conservato con metodi che mantengono inalterate le caratteristiche del prodotto intermedio per prolungati periodi di tempo, determinando un'effettiva interruzione del ciclo produttivo. Questi prodotti devono essere messi in vendita in scaffali distinti e separati.

Panificio: viene definito come l'impianto di produzione del pane, degli impasti da pane e dei prodotti da forno assimilati, dolci e salati, che svolge l'intero ciclo di produzione a partire dalla lavorazione delle materie prime sino alla cottura finale. L'avvio di un nuovo panificio e il trasferimento o la trasformazione 2 di panifici esistenti sono subordinati alla segnalazione certificata di inizio attivita' (SCIA).

Forno di qualità: la denominazione è riservata esclusivamente al panificio che produce e commercializza pane fresco. La figura del responsabile dell'attività produttiva deve essere individuata per ogni panificio e per ogni unità locale di un impianto di produzione presso il quale è installato un laboratorio di panificazione. In tema di formazione, il responsabile è tenuto a frequentare un corso di formazione professionale, accreditato dalla regione o della provincia autonoma competente per territorio, il cui contenuto e la cui durata sono deliberati dalla giunta regionale o della provincia autonoma con apposito provvedimento (la proposta di legge prevede alcune eccezioni a tale obbligo).

E' un principe saudita, poco conosciuto nel mondo dei grandi collezionisti d'arte, il misterioso acquirente del 'Salvator Mundi', l'ultima opera di Leonardo da Vinci in mani private comprata all'asta da Christie's il mese scorso per la cifra record di 450,3 milioni di dollari. Lo rivela il New York Times, precisando che si tratta del principe Bader bin Abdullah Mohammed bin Farhan al-Saud, "amico", scrive il Nyt, del nuovo erede al trono 32enne dell'Arabia Saudita, Mohammed Bin Salman, autore delle "purghe" anti-corruzione. 

In Giappone, dove trascorse l'infanzia con la mamma, le sorelle e un padre speciale, Dacia Maraini tesaurizzò paesaggi grandi e piccoli che le sarebbero rimasti in animo e avrebbe più volte riversato sulla pagina. Fino a oggi, quando la scrittrice – sul suolo giapponese nella residenza dell'ambasciatore in Italia – ha ricevuto l'Ordine del Sol Levante, Raggi in Oro con Rosetta.

L'alta onorificenza, il cui diploma fu firmato dall'imperatore, è stata concessa "per il suo contributo all'approfondimento della conoscenza reciproca fra Giappone e Italia, attraverso la valorizzazione delle esperienze maturate soprattutto durante il soggiorno in Giappone insieme al padre Fosco Maraini, prima e durante la seconda guerra mondiale". Così recita la motivazione, scandita dall'ambasciatore Keiichi Katakami, che ha presentato le credenziali a Roma meno di tre mesi fa.

"In numerosi romanzi, saggi e opere teatrali, tra cui La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre o La seduzione dell'altrove, Dacia Maraini – precisa la motivazione – ha ispirato nei lettori il fascino del Giappone e della sua cultura, rievocando le sue esperienze di vita e trasmettendole non solo nelle sue opere letterarie ma anche su quotidiani, riviste, spettacoli e dibattiti televisivi in Italia".

Antropologo, e molto di più

Eccezionali ardui momenti, spesso rievocati, visse Dacia con le sorelle minori Yuki e Toni, la madre Topazia e il padre Fosco, il quale a 27 anni s'era trasferito in Giappone per studiare la minoranza aborigena Ainu. L'8 settembre '43, rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale, i Maraini furono rinchiusi in un campo di concentramento a Nagoya dove restarono due anni. Fosco, rivendicando un migliore trattamento per sé e famiglia, si mozzò il mignolo della mano sinistra: "Era anche un antropologo – avrebbe ricordato Dacia nel giorno della sua morte, l'8 giugno 2004 – e dunque si è appellato a un'usanza, a un rito, ha agito dall'interno di una cultura che lui conosceva e che amava". Fu animato nelle sue ricerche, come ha osservato Giorgio Amitrano (traduttore in italiano di Banana Yoshimoto e Haruki Murakami), da "un rigore privo di tensione" e fece parte di quella magnifica schiera di studiosi che si muovevano tra le culture orientali con "competenza e disinvoltura" – un genere quasi estinto in tempi di "specialismo esasperato".

La concessione dell'onorificenza a Dacia Maraini sommuove anche i ricordi di Adolfo Tamburello, che fu con Fosco fondatore dell'Aistugia (Associazione Italiana per gli studi giapponesi), decano dell'Università L'Orientale di Napoli e direttore di Il Giappone: "Penso solo alla fierezza che deve avere provato per il padre Dacia bambina, quando – dice Tamburello all'AGI – divideva con lui e gli altri familiari la prigionia in Giappone e poi da giovane donna viveva il successo, l'acclamazione di Fosco e il carisma che lui esercitava sul pubblico, che rimaneva incantato ad ascoltarlo. Bisognerebbe sempre sottolineare che era
un ricercatore sul terreno, non solo uno studioso da tavolino. Non dunque il 'classico' orientalista, ma una tempra di esploratore, che parlava correntemente varie lingue e in quelle che non possedeva a pieno (delle orientali) si avventurava per 'esplorare' anche l'interlocutore e fare oggetto di conoscenza dal vivo del suo mondo".

I ricordi belli o mesti del Giappone, per la famiglia, non si sono mai sbiaditi e sono stati ultimamente travasati nel documentario “Haiku on a Plum Tree” di Mujah Maraini-Melehi, nipote di Dacia, proiettato a primavera scorsa. Né mai sbiadì l'amore di Fosco per il Sol Levante (fissato specialmente nei testi e nelle fotografie di "Ore Giapponesi", edito per la prima volta nel '56).

"Il riso, i morti, la bellezza"

Dacia Maraini, cos'è per lei il Giappone in tre suggestioni?

La prima suggestione è che il Giappone fu una parte della mia infanzia, quindi mi rimane sempre dentro. La seconda è il senso della responsabilità come virtù civile. E penso che loro ne abbiano persino troppo. C'è gente che muore per la responsabilità. E' un senso assoluto, per cui se uno deve fare una cosa ci si impegna fino in fondo.

Lo ha assorbito?

Sì, e spero di rimanere fedele a questa pratica, che ho vissuto e mi è rimasta.

Terza immagine?

Il senso della bellezza. Per gli oggetti, i vasi, le stoffe… Insomma, la bellezza tradizionale. E' cosa straordinaria.

Tra i suoi cinque sensi quale è più giapponese?

Ogni tanto vado ancora cercando riso… Direi il senso del gusto. Che mi richiama, per converso, anche la fame quando fu patita. 

Ha detto che i giapponesi hanno un rapporto esemplare con i morti.

Sì, più sereno, a differenza nostra i morti non li intimidiscono.

Lei suo padre Fosco lo sente?

E' molto presente.

Oggi era qui?

Sì… Sarebbe stato contentissimo.

Se dovesse scegliere un autore giapponese, uno soltanto?

Murasaki Shikibu: il suo "Genji monogatari" è il grande classico da cui viene tutta la letteratura giapponese.

“Leggere è il mio modo preferito per soddisfare ogni curiosità”. Bill Gates non ha dubbi. Nonostante abbia la fortuna di incontrare persone nuove ogni giorno e di viaggiare moltissimo, si rifugia sempre nelle pagine di saggi e romanzi per comprendere il mondo: "Penso che i libri restino il modo migliore per esplorare nuovi argomenti che ti interessano”. Il fondatore di Microsoft ha così creato un lungo “book trailer” dove consiglia 5 letture per le prossime vacanze di Natale.

I 5 libri del 2017 di Bill Gates 

The Best We Could Do di Thi Bui.

Si tratta di una graphic novel, un libro di memorie profondamente personale che esplora cosa significa essere, oggi, sia genitore che rifugiato. La famiglia dell'autrice è fuggita dal Vietnam nel 1978.

Evicted: Poverty and Profit in the American Citydi Matthew Desmond

 L’autore racconta il fenomeno, sempre più diffuso, degli sfratti in una città come Milwaukee profondamente colpita dalla crisi degli ultimi anni. “Desmond mi ha mostrato nel modo migliore cosa significhi essere poveri in questo paese. Più di qualsiasi altra cosa abbia mai letto” ha scritto il capo di Microsoft.

Believe Me: A Memoir of Love, Death, and Jazz Chickens, di Eddie Izzard.

“La storia personale di Izzard è affascinante: è sopravvissuto a un'infanzia difficile e ha lavorato incessantemente per superare la sua mancanza di talento naturale e diventare una star internazionale”. Bill Gates ha confessato di essere un suo fan e di essersi molto divertito nella lettura di queste pagine.

The Sympathizer, di Viet Thanh Nguyen.

Solitamente i libri e i film che trattano la guerra del Vietnam lo fanno attraverso uno sguardo e una prospettiva americana. Secondo Gates “Il pluripremiato romanzo di Nguyen offre l'intuizione necessaria per capire cosa significhi essere vietnamiti, invasi e catturati, durante quegli anni”.

Energy and Civilization: A History, di Vaclav Smil

“È uno dei miei autori preferiti, e questo è il suo capolavoro”. Basterebbe solo questo per procedere alla lettura ma Gates va oltre: "Descrive il modo in cui il nostro bisogno di energia ha plasmato la storia umana, dall'era dei mulini azionati dagli asini alla ricerca di oggi di fonti rinnovabili”.  

Altri consigli di lettura

Oltre a questa breve classifica, Gates ha segnalato altri libri che ha incrociato negli ultimi mesi e che meritano di essere letti: da Black Flags: The Rise of ISIS di Joby Warrick per capire come lo stato islamico sia riuscito a conquistare il potere in Iraq  a Turtles All the Way Down di John Green che racconta la storia di una giovane donna che rintraccia un miliardario scomparso. L’ultima segnalazione riguarda The Colour of Law di Richard Rothstein che racconta tutte le forme di segregazione razziale nelle città americane mostrando come siano state un freno per la crescita di intere comunità. 

In quasi 13 mesi, dal 3 novembre 2016 al 30 novembre 2017, circa 600mila ragazzi nati nel 1998 e nel 1999 hanno speso oltre 163milioni di euro per acquistare libri, musica e biglietti per l’ingresso a concerti, cinema, teatro, eventi culturali e musei utilizzando il buono da 500 euro messo a disposizione con App18.

Gli acquisti, secondo i dati diffusi dal ministero dei Beni culturali sono avvenuti nel 54% dei casi sulle piattaforme online e per il 46% direttamente nei circa 4.000 esercizi commerciali accreditati.

Come sono stati spesi 

Interessante il riparto della spesa nelle diverse categorie di consumo. La lettura si dimostra di gran lunga il prodotto culturale più apprezzato dai neo maggiorenni: oltre l’80% del valore della spesa complessiva nei due anni del bonus cultura ha riguardato i libri (98% libri cartacei; 2% ebook). Seguono concerti e musica, che insieme raccolgono oltre il 10% della spesa, e cinema con oltre il 7% del valore degli acquisti.

La misura introdotta dal governo Renzi nel 2016 per i ragazzi nati nel 1998, è stata successivamente confermata anche per ragazzi del 1999. Nella seconda edizione sono aumentati gli ambiti di spesa che ora includono anche l’acquisto di musica e i corsi di formazione. Ma la prima edizione non era stata un successo.

Come è cambiata la seconda edizione 

Il confronto tra le prime 10 settimane delle due edizioni evidenzia una maggiore dimestichezza dei ragazzi e degli esercenti con lo strumento: aumentano dell’8% le registrazioni, con 16.878 neo maggiorenni in più a completare le procedure di accreditamento, e si raddoppia la spesa, che cresce del +97% con un incremento di oltre 15,4 milioni di euro.

Per il ministro Franceschini si tratta di “ottimi risultati che giustificano la conferma della misura nella legge di bilancio 2018 all’esame del Parlamento”. 

Una buona notizia infine è il completamento delle procedure di registrazione al programma 18app per gli oltre novemila ragazzi nati nel 1998: risolti i problemi tecnici riscontrati e adesso anche loro hanno tempo fino al prossimo 31 dicembre per spendere il bonus di 500 euro in musei, libri, cinema, teatro e concerti. Al 30 novembre 2016 sono 584.663 i diciottenni registrati che stanno utilizzando 18app.

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