Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

“Il concerto del primo maggio non si può fare”. Lo dice ad AGI Massimo Bonelli, organizzatore e direttore artistico del concertone di Roma, riferendosi all’evento che ha preso in gestione con la sua ICompany dal 2014. Una notizia che naturalmente era già nell’aria considerata l’emergenza sanitaria in atto, ma che oggi viene confermata ufficialmente.

“Non ci sono le condizioni nemmeno per immaginarlo il concerto per come lo conosciamo. E’ una giornata importante – aggiunge – e sarà ancora più importante perché risolto il problema del coronavirus il problema più grande diventerà il lavoro e quindi il primo maggio assumerà un significato ancora maggiore”.

Riguardo l’ipotesi di un evento alternativo in altra data Bonelli precisa che “se ci saranno le condizioni, sia emotive che logistiche, qualcosa va pensato. Non potendo sfruttare il format del concertone, che è in quel modo e ormai si conosce, bisogna inventarsi un’altra ipotesi eventuale di lavoro e costruirla mentalmente immaginando come potrebbe essere”. 

Il Museo archeologico di Siracusa ‘Paolo Orsi’, uno dei più importanti d’Europa, in cui è custodita la Venere Landolina cantata da Guy de Maupassante a pochi passi dall’Orecchio di Dioniso, potrebbe rivelarsi un focolaio dell’epidemia di coronavirus. A spingere verso questa conclusione è la morte della funzionaria del Museo, Silvana Ruggeri, 52 anni, affetta da Covid-19 e al vaglio della Procura di Siracusa.

La vittima, che era ricoverata nell’ospedale della città siciliana, era una collaboratrice del direttore del Parco archeologico di Siracusa, Calogero Rizzuto, sul cui decesso, causato nei giorni scorsi dal Covid-19, c’è un’inchiesta della magistratura riguardante presunti ritardi nel suo ricovero. A questi due episodi, se ne è aggiunto un altro, ovvero il trasferimento, avvenuto ieri mattina, nella struttura ospedaliera del capoluogo dell’ex direttore del Museo archeologico Paolo Orsi ed attualmente funzionaria della Sovrintendenza di Siracusa: anche lei presenterebbe sintomi da coronavirus. Sono stati messe in quarantena tutte le persone, familiari e colleghi, che sono entrate in contatto con i tre dirigenti regionali.

Il timore che gli uffici dei Beni culturali di Siracusa, Sovrintendenza e Museo archeologico, siano un piccolo epicentro del coronavirus è piuttosto forte ma, per il momento, la Procura è concentrata sul decesso di Rizzuto dopo la denuncia del parlamentare regionale Nello Dipasquale su presunte responsabilità dell’Asp nella gestione del paziente anche se la dirigenza dell’azienda sanitaria ha fatto sapere che sarebbe stato Rizzuto a rifiutare il ricovero.

“Cosa non vera ha sottolineato Dipasquale – ma che lascerebbe un’ombra pesantissima perché sarebbe inconcepibile se, ancorché rifiutato il ricovero, in presenza di conclamati elementi di rischio, il paziente fosse stato lasciato libero di andarsene senza adottare le misure per casi di tale gravità”.

Il decesso della collaboratrice del direttore del Parco archeologico è preso in seria considerazione dai magistrati: “Verificheremo tutti gli aspetti ovviamente”, taglia corto il Procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino, che ha in mano il fascicolo per il momento senza indagati né ipotesi di reato. Ma c’è paura da parte dei sindacati per la sorte di una parte dei lavoratori del museo, ancora in servizio sebbene la struttura sia chiusa per decreto governativo, del Museo archeologico Paolo Orsi.

“I dipendenti del Paolo Orsi, tutti i custodi, non sono carne da macello. Si provveda immediatamente alla sospensione della loro attività provvedendo ad altre forme di sorveglianza. Queste donne e questi uomini – hanno detto il segretario generale della Ust Cisl, Vera Carasi, ed il segretario generale della Fp Cisl, Daniele Passanisi – non possono essere obbligati a garantire la presenza in un luogo che, evidentemente, deve essere sanificato”. 

In tempo di coronavirus, gli italiani vogliono capire i meccanismi delle epidemie e prevedere il futuro. Al primo posto della classifica di Mondadori si piazza infatti la sensitiva Sylvia Browne, autrice insieme a Lindsay Harrison del bestseller ‘Profezie. Che cosa ci riserva il futuro’. Per Ibs il posto più alto del podio spetta invece a ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’, saggio del divulgatore scientifico e giornalista americano David Quammen sulla diffusione dei nuovi patogeni. Ma nemmeno l’epidemia fa vacillare il trono di Elena Ferrante che, anche negli ultimi giorni mantiene salda la sua presenza ai vertici della classifica di Mondadori. Dalla seconda alla quinta posizione, sfilano i quattro volumi della serie de ‘L’amica geniale’ di Ferrante: ‘Storia di chi fugge e di chi restà, ‘Storia della bambina perdutà, il primo romanzo ‘L’amica geniale’ e ‘Storia del nuovo cognome’. 

Nella classifica Ibs invece al secondo posto si piazza ‘Profezie’, che mette in discussione le predizioni storiche dai profeti biblici a Nostradamus arrivando fino agli scienziati della Nasa, mentre in terza posizione spunta ‘Le storie del mistero’, libro a fumetti di Lyon Gamer, youtuber di successo esperto di videogiochi.

Lyon Gamer rispetto a sette giorni fa conferma la prima posizione su Amazon, in una classifica ancora ricca di libri per i piu’ piccoli. Sul podio ci sono infatti anche ‘Tutti pronti per la scuola primaria!’ e ‘Lettere e numeri. Primi passi’, seguiti da ‘Impariamo a tracciare’.

Novità invece in vetta alla classifica Feltrinelli. In una settimana passa dal secondo al primo posto ‘L’inverno piu’ nero’ di Carlo Lucarelli, nuova indagine del commissario De Luca, che cerca di far luce su tre omicidi per conto di tre committenti diversi. Seguono ‘La peste’, celebre romanzo dello scrittore francese Albert Camus, e ‘Storia di chi fugge e di chi restà, terzo volume de ‘L’amica geniale’. Per quanto riguarda gli e-book infine, Feltrinelli segnala ‘Spillover’ in vetta davanti a ‘I cerchi nell’acquà di Alessandro Robecchi e ‘La misura del tempo’ di Gianrico Carofiglio. 

Ma ecco le classifiche nel dettaglio:

Mondadori

1. Profezie. Che cosa ci riserva il futuro – Sylvia Browne, Lindsay Harrison
2. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
3. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante
4. L’amica geniale 1 – Elena Ferrante
5. Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. 2 – Elena Ferrante
6. Cecità – Jose Saramago
7. Mancherai all’infinito – Mattia Ollerongis
8. Una gran voglia di vivere – Fabio Volo
9. 1984 – George Orwell
10. Norwegian wood. Tokyo blues – Haruki Murakami

Ibs 

1. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
2. Profezie. Che cosa ci riserva il futuro – Sylvia Browne, Lindsay Harrison
3. Le storie del mistero – Lyon Gamer
4. Cecità – Jose’ Saramago
5. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
6. La peste – Albert Camus
7. I cerchi nell’acqua – Alessandro Robecchi
8. Il fuoco della vendetta – Wilbur Smith e Tom Harper
9. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. 3 – Elena Ferrante
10. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante 

Amazon 

1. Le storie del mistero – Lyon Gamer
2. Tutti pronti per la scuola primaria! – Giulia Alfieri
3. Lettere e numeri. Primi passi – Marta Bartolucci
4. Impariamo a tracciare – June & Lucy Kids
5. Cecità – Jose’ Saramago
6. Ricalcare lettere e numeri – 100 pagine di pratica – Penman Ship
7. Il Libro di Prelettura – Crinanca Print
8. Unicorno Libro da Colorare per Bambini dai 4-8 anni – Gufo Editrice
9. Il Gruffalo’. Ediz. illustrata – Julia Donaldson, Axel Scheffler, L. Pelaschiar
10. 100 Animali da colorare con mandala – Creative Mandala Feltrinelli – Libri piu’ venduti
1. L’inverno piu’ nero – Carlo Lucarelli
2. La peste – Albert Camus
3. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
4. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
5. Io sono il potere – Anonimo
6. Cecità – Jose Saramago
7. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
8. La fiamma nel buio – Michael Connelly
9. Storia della bambina perduta. L’amica geniale 4 – Elena Ferrante
10. L’amica geniale 1 – Elena Ferrante Feltrinelli –

E-book più venduti

1. Spillover. L’evoluzione delle pandemie – David Quammen
2. I cerchi nell’acqua – Alessandro Robecchi
3. La misura del tempo – Gianrico Carofiglio
4. I leoni di Sicilia, La saga dei Florio – Stefania Auci
5. Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale 3 – Elena Ferrante
6. La fiamma nel buio – Michael Connelly
7. L’inverno più nero – Carlo Lucarelli
8. Io sono il potere – Anonimo
9. Vittima numero 2117 – Jussi Adler-Olsen
10. La peste – Albert Camus. 

 

“Mi dispiace aver ​dovuto dedicare tante pagine alla falsa accusa di cui sono stato vittima, ma la cosa ha portato acqua al mulino dello scrittore, aggiungendo un suggestivo elemento drammatico a una vita altrimenti abbastanza banale”. Col suo solito umorismo Woody Allen spiega, alla fine della sua autobiografia ‘A proposito di niente‘, uscita in formato digitale per ‘La nave di Teseo‘, perché una buona parte del libro sia dedicato alla replica alle accuse di molestie mossegli da Mia Farrow e dalla figlia Dylan. 

L’altro figlio della coppia (unico naturale), Ronan Satchel Farrow, giornalista e paladino del movimento MeToo è diventato il grande accusatore di Allen riuscendo a bloccare la pubblicazione dell’autobiografia (e autodifesa) da parte del Gruppo Hachette ( leggi sul blog Settima Arte l’articolo: Woody Allen deve morire. In silenzio“).

Ora un altro editore – Arcade Publishing – è subentrato negli Usa e il regista avrà voce anche laggiù. Intanto ‘parla’ in Italia. E lo fa con un libro come sempre molto acuto e ricco di aneddoti, dove la parte dedicata all’autodifesa è consistente e significativa.

Stavolta parla Woody Allen 

E’ la prima volta che Woody Allen parla diffusamente e in dettaglio delle accuse di molestia e si difende accusando. Ovviamente Mia Farrow, colpevole a suo dire di aver plagiato di due figli piccoli – Dylan di 7 anni, convincendola che era stata molestata dal padre adottivo, e Ronan di 5 anni a cui aveva fatto “il lavaggio del cervello” convincendolo che il padre era un orco – che si era voluta vendicare del tradimento di Allen con la figlia adottiva Soon-Yi Previn. Accuse che sono state cavalcate dal movimento MeToo per cui Woody Allen è diventato un simbolo del molestatore e – forse – del predatore sessuale. Di minori, per giunta.

Ci sono dei mentecatti

​”Ci sono ancora dei mentecatti che pensano che io abbia sposato mia figlia, che Mia fosse mia moglie, che io avessi adottato Soon-Yi e che Obama fosse americano. Ma non c’è mai stato nessun processo. Non sono mai stato accusato di nulla perché, com’è stato chiaro agli inquirenti, non è mai successo nulla”, spiega il regista raccontando gli esiti del processo.

Secondo le accuse di Mia Farrow, che cita una baby-sitter, il 4 agosto del 1992 Woody Allen avrebbe praticato un abuso sessuale sulla figlia adottiva di 7 anni Dylan.  Il 7 ottobre del 1993, 14 mesi dopo le due cause intentate dallo Yale New Haven Hospital e dallo Stato di New York, le accuse contro il regista vengono ritirate perché, come notificato dalla lettera giudiziaria, “non ci sono prove credibili” e le “accuse sono infondate”.

Basta l’accusa per essere colpevole  

“La gente crede in quello in cui ha bisogno di credere, per motivi di cui a volte non si rende conto”, scrive Woody Allen poi cita Alan Dershowitz che ne suo libro ‘Guilt by Accusation‘ sostiene che “basta essere accusati per essere ritenuti colpevoli”. “Se ne ho scritto – spiega il regista in ‘A proposito di niente’ – è solo perché nella mia vita ha avuto una parte così drammatica. Spero che darà coraggio alle persone oneste che hanno fatto la scelta giusta schierandosi dalla parte della verità”.

Perché non ha mai replicato alle accuse

Quindi spiega perché, pur venendo attaccato, di rado abbia replicato o sia sembrato troppo sconvolto. “Bene, se l’universo è un caos maligno e insensato – scrive – che importanza può avere una piccola, falsa accusa nell’ordine delle cose? In secondo luogo, essere un misantropo ha i suoi vantaggi – la gente non può mai deluderti. Per finire, se sei innocente hai una prospettiva molto diversa rispetto a come vedresti le cose se fossi colpevole. Anziché temere le indagini, non vedi l’ora che vengano fatte, perché non hai niente da nascondere. Sei felicissimo di fare il test della macchina della verità anziché scansarlo”.

Poi aggiunge, tirando fuori quell’arguzia comica che lo ha reso famoso, “non essendo mai stato interessato a quello che verrà dopo di me, che cosa posso dire? Ho ottantaquattro anni; sono quasi arrivato a metà della mia vita. Alla mia età, ormai ho poco da perdere. Non credendo in un aldilà, non vedo che cosa possa cambiare se verrò ricordato come un regista o come un pedofilo. Chiedo solo – aggiunge in perfetto stile Woody Allen – che le mie ceneri vengano sparse vicino a una farmacia”.

Ronan e Dylan manipolati da Mia Farrow

Nell’autobiografia Allen non se la prende mai con i figli. Anzi, li giustifica. Dylan, scrive, “è cresciuta con la convinzione assurda di essere stata vittima di molestie. E lo stesso e successo a Satchel. Bambini di sette e cinque anni, facilmente suggestionabili e dipendenti unicamente da una madre manipolatrice“.

Poi cita la ‘lettera aperta’ scritta da Dylan in cui sosteneva che il padre adottivo l’aveva molestata. Una lettera scritta, secondo Allen, col solo scopo di gettare fango su di lui come da indottrinamento della madre.

Le verità di ​Dylan e Ronan Farrow

Da quella lettera sono iniziati i guai per Woody Allen. “Con l’avvento dell’era di #MeToo, la lettera poteva essere spacciata come un esempio di ‘donna che fa sentire la propria voce’, approfittando di un movimento del tutto legittimo – scrive il regista -. Il fatto che una falsa accusa si ritorcesse contro le donne realmente molestate sembrava essere secondario”. E Ronan Satchel Farrow? “E’ sempre stato un paladino del diritto delle donne di far sentire la propria voce – scrive – ma, quando Soon-Yi (sorellastra e moglie di Woody Allen da oltre 20 anni, ndr) ha raccontato la propria versione dei fatti, non gli e piaciuto quello che ha sentito. A lui, certo, sta bene che le donne dicano la verità, basta che sia la verità approvata dalla mamma“.

La parte relativa all’autodifesa è dettagliata e rigorosa (anche con molte citazioni dal processo e dalle perizie psichiatriche), e Woody Allen non manca di fare un’amara considerazione: “Tanti, nel mondo dello spettacolo, dicevano in privato, a me e ai miei amici, di essere allibiti per l’ingiusto e disgustoso trattamento che ricevevo dai media, e che erano dalla mia parte; ma quando poi si chiedeva loro perché stessero zitti, ammettevano di temere  ripercussioni sul lavoro”.

I miei amici hanno paura

“Ironia della sorte – commenta con amarezza il regista – era lo stesso motivo per cui le donne per anni non avevano denunciato chi le molestava: la paura che le loro carriere venissero danneggiate”. E ringrazia chi, invece, non ha avuto paura di difenderlo: tra loro Alec Baldwin, Javier Bardem, Scarlett Johansson, Diane Keaton, Ray Liotta, Catherine Deneuve, Charlotte Rampling, Jude Law, Isabelle Huppert, Pedro Almodóvar, Alan Alda.

Pensiero a parte per Timothée Chalamet, protagonista di ‘Un giorno di pioggia a New York’ (film uscito in Italia con la Lucky Red, ma mai distribuito negli Usa): “Ha manifestato il rammarico di essere comparso in un mio film e l’intenzione di versare il suo cachet in beneficenza – scrive Allen – ma a mia sorella ha giurato di averlo dovuto fare perché era in lizza per l’Oscar con ‘Chiamami col tuo nome‘, e lui e il suo agente avevano pensato di avere maggiori chance di vincere prendendo le distanze da me”.

Dedicato a Soon-Yi

 Malgrado la parte dedicata alla sua autodifesa sia corposa, il volume di oltre 400 pagine contiene molto altro ed è ricco di aneddoti personali e battute fulminanti. Allen racconta la sua vita, i suoi amori, come nascono i suoi film, il rapporti con le sue fobie che poi diventano la chiave comica dei suoi film. Parla del suoi amore per Soon-Yi a cui dedica il libro (“A Soon-Yi, la migliore. Pendeva dalle mie labbra e poi mi ha avuto in pugno”), delle loro due figlie adottive e traccia un bilancio della sua vita concludendo alla sua maniera: “Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna. Il mio rimpianto più grande? Che ho avuto milioni per fare film in totale libertà e non ho mai girato un capolavoro”.

‘A proposito di niente’, che da oggi ‘La nave di Teseo’ rende disponibile su tutte le piattaforme autorizzate al prezzo di 15.99 euro, dal 9 aprile dovrebbe arrivare nei negozi in versione cartacea – se le disposizioni del governo in materia di coronavirus lo consentiranno – al prezzo di 22 euro. 

@andreacauti

Gli Uffizi celebrano il primoDantedì con l’acquisto di ‘Francesca da Rimini nell’inferno dantesco’ (1810), capolavoro giovanile di Nicola Monti il pittore protoromantico, artista stravagante e scrittore prolifico, era attivo in Toscana, Polonia e Russia. Parte inoltre la mostra online sulle ‘Immagini dantesche dalle Gallerie degli Uffizi’.

E su Facebook il tour virtuale negli ‘inferi’ del museo. Un acquisto importante, una mostra tematica, un tour negli ‘inferi’ sotterranei medievali degli Uffizi. Con il museo chiuso a causa del coronavirus le molte iniziative messe in campo dalle Gallerie per celebrare il Sommo Poeta nell’occasione del primo Dantedì di domani 25 marzo si trasferiscono online.

L’acquisto di ‘Francesca da Rimini nell’inferno dantesco’ (1810) di nicola monti (Pistoia 1780 – Cortona 1864). L’opera (olio su tela, 168×121 cm) è la prima documentata dell’artista e fu realizzata per il negoziante livornese Luigi Fauquet, suo principale mecenate. Esponente di spicco della pittura protoromantica e grande ammiratore di Michelangelo (in un periodo in cui ad esser venerato come sommo era invece Raffaello), Nicola Monti fu una bizzarra e poliedrica figura di artista e di intellettuale poligrafo.

Fu infatti anche autore di numerosi scritti teorici e biografici tra i quali il Trattatello sul nudo, una specie di manuale che rappresenta per noi una preziosa testimonianza della prassi didattica vigente nel XIX secolo nell’Accademia fiorentina, e la Poliantea, sincero e arguto diario che ricostruisce le tappe del suo viaggio in Polonia ed in Russia, durato ben tre anni – dal 1818 al 1821 – durante i quali realizzò un nutrito gruppo di opere.

Francesca da Rimini nell’Inferno dantesco si ispira al notissimo episodio del V canto del poema dantesco. Il dipinto riflette l’animo solitario e tormentato di questo artista, dotato di una fantasia feconda e di una notevole ricchezza di invenzione, quasi da neo manierista, come ricordavano i suoi contemporanei.

L’ipervisione dantesca sul sito degli Uffizi: a partire dalla notte tra il 24 e il 25 marzo sarà disponibile su www.uffizi.it una esposizione virtuale dedicata a Dante, “Non per foco ma per divin’arte.

Immagini dantesche dalle Gallerie degli Uffizi”: una scelta di 11 opere appartenenti alla collezione delle Gallerie, tra dipinti, disegni e sculture dal Quattrocento all’Ottocento racconteranno la figura, i personaggi e la fortuna dell’Alighieri nella storia dell’arte.

Tra queste il celeberrimo affresco di Andrea del Castagno raffigurante il Poeta e scene dalla Divina Commedia come La Selva oscura di Federico Zuccari (1540 ca. – 1609) e l’Ingresso nell’Ade con Virgilio di Livio Mehus (1630 ca. – 1691), oltre a capolavori di Cimabue, Giotto, Botticelli e Pio Fedi. Introduce l’ipervisione un saggio su Dante e l’arte di Paolo Procaccioli, professore ordinario all’università della Tuscia di Viterbo (il 26 marzo sarà disponibile anche la versione in inglese).

Il tour (virtuale) negli “inferi” della galleria: una visita divisa in due episodi, alla scoperta dei sotterranei della chiesa medievale di San Pier Scheraggio, inglobata nel XVI secolo da Giorgio Vasari nella fabbrica degli Uffizi: questo viaggio virtuale negli scavi dell’antico edificio riporterà i visitatori indietro nel tempo, alla Firenze di primo Trecento quando nel luogo si riuniva il Consiglio del Popolo di cui fu membro Dante Alighieri.

Nel primo video Novella Lapini, assistente museale, illustra i rapporti tra la chiesa romanica di San Pier Scheraggio e il Sommo Poeta. La “discesa agli inferi” avverrà con la guida di un ‘Virgilio’ d’eccezione, il funzionario archeologo e curatore dell’arte classica della Galleria, Fabrizio Paolucci, che scendendo negli scavi non visibili al pubblico ci farà recedere a tempi ancora più antichi, fino al periodo romano.

Entrambi i video verranno resi disponibili sulla pagina Facebook degli Uffizi la mattina del 25 marzo (www.facebook.com/uffizigalleries).

Già alla vigilia del Dantedì, sempre sul canale Facebook degli Uffizi, sarà pubblicato un altro video, sulla Pala di San Barnaba di Sandro Botticelli (1487).

Esso fa parte della serie #raccontidipinti, dedicata al rapporto tra poesia e pittura, partita il 21 marzo in occasione delle Giornata Mondiale della Poesia.

Nella grande pala d’altare, sull’ultimo gradino del trono della Vergine troviamo inciso l’incipit dell’ultimo canto del ‘Paradiso’, “Vergine madre e figlia del tuo figlio”: una preziosa testimonianza dell’ammirazione di Botticelli per il sommo poeta.

“Dante fa parte del patrimonio delle Gallerie degli Uffizi – commenta il direttore Eike Schmidt – non soltanto per via delle nostre collezioni dantesche, ma anche per il luogo che egli frequentò nella sua veste pubblica e politica, l’ex chiesa di San Pier Scheraggio, nel Cinquecento inglobata dal Vasari nella fabbrica degli Uffizi.

Per questo motivo partecipiamo da protagonisti, con fierezza, alla prima festa nazionale del Dantedì, con i mezzi digitali che in questo periodo di isolamento fisico sono diventati strumenti fondamentali di legame tra tutti gli italiani. Nessun personaggio storico rappresenta l’unità nella diversità dei vari popoli d’Italia quanto il Sommo Poeta”.

 

 

 

Il disegnatore Albert Uderzo, creatore con Rene Goscinny del personaggio di Asterix, è morto all’età di 92 anni, lo annunciano la famiglia e i suoi amici. “Albert Uderzo è morto nel sonno nella sua casa di Neuilly a causa di un attacco di cuore non correlato al coronavirus. Era molto stanco da diverse settimane”, ha detto il genero Bernard de Choisy. 

Sono già nove i pazienti ricoverati nell’ospedale da campo allestito dall’Esercito a Piacenza, il primo in Emilia Romagna, nella zona più colpita dall’epidemia da coronavirus.  

L’ospedale – 40 posti letto che possono arrivare fino a 60, di cui tre in terapia intensiva – vede al lavoro da questa mattina 40 tra medici e infermieri militari: funzionerà come pre-triage per l’ospedale di Piacenza, cercando di far fronte alle emergenze che verranno segnalate. 

Ventuno le tende allestite all’interno del Polo di Mantenimento Pesante piacentino, una caserma che si trova poco distante dall’ospedale di Piacenza.

L’opera è stata realizzata in tempo record da personale della difesa – 72 ore di lavoro – e arriva dopo la struttura inaugurata venerdì scorso a Cremona dalla sanità militare.

Lucia Bosè, attrice italiana 89enne, è morta a Madrid dopo aver contratto il coronavirus. A dare la notizia è il quotidiano El Pais che cita fonti vicine alla famiglia. Bosè divenne famosa quando vinse, nel 1947, a soli 16 anni, il concorso di Miss Italia. Da lì ha concentrato la sua carriera sulla recitazione, partecipando diversi film di Luis Bunuel, Jean Coctaeu e Federico Fellini. Bosè si sposò il 1 marzo 1955 con il torero Luis Miguel Dominguin, con il quale fece tre figli: Miguel Bosè, Lucia Dominguin e Paola Dominguin. Aveva 10 nipoti. 

E’ morto Alberto Arbasino. L’intellettuale, protagonista del Novecento e della cultura contemporanea, aveva compiuto 90 anni lo scorso 22 gennaio. A dare l’annuncio su Twitter è Adelphi Editori: “Una notizia molto triste – si legge – ieri è mancato Alberto Arbasino”. 

Nato a Voghera, scrittore prolifico, ha raccontato l’Italia e gli italiani con una prospettiva e una visuale anticonformista. Storico collaboratore dell’Espresso e di Repubblica, fu tra i protagonisti del gruppo 63, movimento letterario di neoavanguardia formato da giovani intellettuali critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali degli anni ’50. Uomo dalla personalità eccentrica, colto, fu cronista della realtà sociale e culturale degli anni ’60 e ’70 ma di tutta la seconda meta’ del ‘900.

Nato a Voghera il 22 gennaio 1930, Nino Alberto Arbasino si laureò in Giurisprudenza, specializzandosi poi in Diritto internazionale all’Università di Milano. Si fece conoscere con alcuni scritti pubblicati su riviste di rilievo come ‘L’illustrazione italiana’, ‘Officina’ e ‘Paragone’.

Una notizia molto triste: ieri è mancato Alberto Arbasino. pic.twitter.com/335aiuxmnW

— Adelphi Edizioni (@adelphiedizioni)
March 23, 2020

 

Esordì come scrittore nel 1957, anno in cui si trasferì a Roma, ed ebbe come editor Italo Calvino. I suoi primi racconti, pubblicati su riviste, furono raccolti in ‘Le piccole vacanze, del 1957, e ‘L’Anonimo lombardo’, 1959. Arbasino raccontava la provincia italiana del dopoguerra, chiusa in un mondo ristretto. Tra le opere maggiori c’e’ ‘Fratelli d’Italia’, romanzo del 1963 che attraverso le vicende estive di due giovani omosessuali in giro per l’Italia e l’Europa raccontava l’ambiente culturale del Paese degli anni ’60.

Nel 1965 Arbasino decise di abbandonare la carriera universitaria per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Nel 1967 iniziò a collaborare con ‘Il Corriere della Sera’, dal 1976 con ‘La Repubblica’. Tra i primi lavori ci sono anche reportage per il settimanale ‘Il Mondo’, scritti da Parigi e da Londra. Si considerava uno scrittore espressionista, e considerava ‘Super Eliogabalo’, pubblicato nel 1969, il suo libro più surrealista ed espressionista.

Tra il 1983 e il 1987 fu deputato come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano. E’ del 1994 ‘Mekong’, un ritratto impietoso della società italiana del secondo ‘900. Era un grande estimatore di Carlo Emilio Gadda. E’ considerato erede della tradizione illuministica lombarda che aveva i padri nobili in Carlo Dossi e Gadda. Arbasino fu anche critico teatrale e musicale e autore di libri di viaggio.

“Non cedete all’effetto rebound. Ciò chiaramente non significa evitare di informarsi, ma spegnete i social network. Leggere più volte e ossessivamente le stesse cose conduce solo a un accrescimento dell’ansia e del panico”.

E’ questo – mentre l’attenzione collettiva è monopolizzata dall’epidemia di coronavirus – il consiglio di Paolo Legrenzi, uno tra i massimi esperti internazionali in psicologia del pensiero, professore emerito di Psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha appena pubblicato (reperibile in e-commerce dal 18 marzo scorso) ‘Paura, panico, contagio. Vademecum per affrontare i pericoli’ (Giunti Editore). “Confrontare ossessivamente sempre gli stessi articoli non solo non produce soluzioni, ma serve soltanto – spiega Legrenzi – a farci stare peggio. Anche un bambino piccolo, ormai, ha capito quali sono le regole da seguire: lavarsi le mani, evitare gli assembramenti, non mettere a rischio chi ci è prossimo anche se abbiamo sintomi in apparenza banali. Altro, per ora, non c’è in vista. Allora evitiamo di farci del male accrescendo il nostro disagio da soli”.

Sono stati molteplici, nei giorni scorsi, i comportamenti irresponsabili di cui le cronache hanno riferito. Non c’è forse stato un corretto inquadramento del pericolo che la nazione sta correndo con l’epidemia? “C’è probabilmente una spiegazione: troppe comunicazioni e troppo discordanti”, afferma Legrenzi. “Troppo contraddittorie e da troppe fonti e in troppo poco tempo. Non percepire più la realtà del pericolo è drammatico, ma è esattamente quello che è accaduto”. Anche perché “non si fanno dibattiti intorno ad un virus. Un virus si combatte e basta e non si fa la critica della virologia sui giornali. Capisco la necessità dei diversi media di portare nuovi spunti, nuove notizie, nuovi approcci. Ma a tutto c’è un limite. Dietro l’angolo c’è sempre il rischio (a cui non si è saputo resistere neanche questa volta) di buttarla in politica. Ed è folle piegare il dibattito su come contrastare un’epidemia a considerazioni di questo genere”.

Che fare, allora, per passare attraverso questo momento così doloroso e complicato senza cedere al panico? “Affidarsi alla scienza. E a una selezione delle notizie. Stop alla cacofonia e anche alle illusioni statistiche. I numeri che ogni giorno passano non sono così semplici da leggere come si crede. Non bastano le comunicazioni sui contagiati, sul numero dei decessi e sui guariti – prosegue Legrenzi – a farsi un’idea. E’ tutto molto più complicato di quanto sembra. Affidiamoci a chi ha le competenze giuste per combattere questa battaglia. E ad una voce sola. Servono forza e calma, nessuna frenesia”. Non c’è dubbio: “Questo è il momento di essere seri, dunque bisogna ragionare e riflettere, abbassare i toni e non cedere al panico”.

 Il testo di Legrenzi è una sorta di vademecum che suggerisce come conservare una visione oggettiva degli eventi, come non farsi gestire dalle emozioni ma controbatterle con i ragionamenti, mantenendo l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.

Flag Counter