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Quattrocentocinquanta milioni di copie vendute, un brand che vale 25 miliardi di dollari. Parliamo di Harry Potter. Il 26 giugno 1997 usciva il primo dei 7 libri della saga: Harry Potter e la pietra filosofale. Il piccolo mago ha avuto un successo straordinario, in questi 20 anni, come testimoniano alcuni numeri. E' nato persino un genere musicale che riprendendo i racconti sul mondo di Hogwarts ne costruisce degli altri.

La madre dei racconti su Harry, la scrittrice Joanne Rowling (nota come J.K. Rowling), commenta così oggi su Twitter:

La Rowling ha scritto tutti i libri della collana prima che uscisse il primo libro all’inizio degli anni novanta. Poi andarono tutti in commercio tra il 1997 e il 2007.

C’è inoltre un ottavo capitolo che è stato scritto come spettacolo teatrale, andato in scena per la prima volta il 7 giugno 2016, e che ha come protagonista il figlio di Harry. Di questo è stato pubblicato solamente il copione; non ne è stato fatto un adattamento per un romanzo.

I numeri dell'apprendista mago di Hogwarts

Vediamo insieme quali sono i dati che rendono l’idea del successo che questa saga ha avuto nel mondo.

  • Il brand Harry Potter vale complessivamente 25 miliardi di dollari (leggi qui);
  • Nel 2008 fu calcolato che J.K. Rowling guadagnava 5 sterline al secondo (leggi qui);
  • 450 milioni di copie vendute in tutto il mondo al 2011 secondo l’agenzia letteraria Christopher Little, che ha gestito i diritti della collana fino al 2011 (leggi qui)
  • Con 8 miliardi e mezzo di dollari ricavati, la serie cinematografica ispirata alla collana di libri è la seconda per incassi nella storia, dietro a quella sui personaggi della Marvel (leggi qui);
  • 67 le lingue in cui la saga è stata pubblicata (leggi qui), tra cui greco e latino (leggi qui).

Il wizard rock

E’ inoltre nato un genere musicale dove le canzoni hanno sempre come ambientazioni e protagonisti personaggi della mitologia del mondo potteriano. Si chiama wizard rock.

Le band che ne fanno parte non sono poche. La prima è stata probabilmente Harry & The Potters, nata nel 2002.

Leggi anche gli articoli di Repubblica, Wired e Vanity Fair

In occasione del ventesimo compleanno anche Facebook ha deciso di festeggiarlo e di 'regalargli' un’animazione che compare ogni volta che si pubblica uno stato con una delle parole “Harry Potter”, “Gryffindor” (Grifondoro),“Ravenclaw” (Corvonero), “Hufflepuff” (Tassorosso) e “Slytherin” (Serpeverde). Una volta pubblicato il post, queste parole appaiono evidenziate con un colore. Cliccandoci sopra spunterà sulla home di Facebook un'animazione con tanto di saetta.

Il più grande mistero nel mondo dell’arte visuale potrebbe essere stato svelato…Per colpa di un gaffe. E’ successo al dj britannico Goldie che durante una trasmissione in cui si parlava di Banksy, il celebre artista la cui identità viene tenuta rigorosamente celata,
 
Per quanto Goldie si sia affrettato a cambiare discorso, la sua uscita non è passata inosservata e per molti ha confermato l’ipotesi che circola in giro da molte tempo, ovvero che dietro il geniale street artist le cui opere ironiche e graffianti appaiono nottetempo sui muri di mezzo mondo ci sia Robert Del Naja, frontman della band trip-hop Massive Attack.
 
Un legame, quello tra Banksy e Del Naja, rivendicato alla luce del sole da tempo, ma come due identità distinte. Entrambi di Bristol, entrambi graffitari, lo stesso Banksy ha detto più volte di aver subito l’influsso artistico di Del Naja, che a sua volta ha collaborato con lui.
 
C'è persino una prefazione di Banksy al volume “3D & the art of Massive Attack” (2015) dove si legge che “quando avevo dieci anni, un ragazzo di nome 3D faceva graffiti per le strade, poi smise e formò la band dei Massive Attack, cosa buona per lui, anche se ha implicato una brutta perdita per l'arte della città”. Ma il dubbio che si stia parlando di una persona sola resta.

Gli indizi che portano a Del Naja…

Il primo a suggerirlo, in maniera ‘scientifica’, è stato il giornalista Craig Williams, mettendo insieme le date dei concerti della band britannica con l’apparizione dei murales. Ne venne fuori un mosaico in cui i pezzi si incastravano quasi perfettamente, dagli eventi a San Francisco nel maggio 2010 – che si tradusse nel murales ‘This Will Look Nice When It’s Framed’ – a quelli in Canada, fino ad arrivare addirittura alla partita della C1 Napoli-Cittadella nel capoluogo partenopeo (Del Naja è nato a Bristol ma il padre era napoletano ed è un tifoso accanito della squadra della città) giocata nel settembre 2004 in concomitanza con l’apparizione della ‘Madonna con la pistola’.

…e l'ipotesi alternativa

Ma non è l’unico nome circolato negli anni. Tra i più insistenti c’è quello di Robin Gunnigham, altro artista di strada, la cui identità venne accostata a quella di Banksy da un gruppo di criminologi della Queen Mary University di Londra usando il ‘geographic profiling’, tecnica di analisi statistica utilizzata per individuare delinquenti recidivi.
 
In pratica hanno creato una correlazione tra la posizione di 192 opere di Banksy e gli spostamenti di Gunnisham. Non solo, in un video del 1995 rilanciato da Artnet si vede un uomo con occhiali e capelli scuri che parla della sua vita da street artist: il volto è sfocato ma le opere sono tutte a firma Banksy. E in quell’uomo alcuni ci videro proprio Gunningham.
 
Che sia oppure frutto del lavoro di un collettivo, o di una donna, tutte ipotesi uscite nel tempo, sono vent’anni che le opere di Banksy animano le coscienze: dai graffiti per le proteste nel Regno Unito nel 2003 a quelli in occasione della Brexit, all’ inquietante parco dei divertimenti “Dismaland” nell’Inghilterra sud-occidentale fino all’hotel aperto a Betlemme in Cisgiordania qualche mese fa. Guerra, corruzione, diritti, non c’è tema sociale o di politica internazionale che lo street artist non abbia messo a fuoco su un muro.

Un viaggio 'On street' nella Pop art italiana. Protagonista Via Margutta che, nei giorni della Festa europea della Musica, rivive i suoi antichi splendori in veste moderna. 'On Street' è infatti il nome scelto dallo Studio d'Arte Alessandri O-A-C in occasione di 'Summertime over the rainbow', per un viaggio attraverso le opere più significative dell'arte pop nostrana e di campioni dell'arte contemporanea come Enrico Manera e Emilio Leofreddi, a cui è dedicata l'esposizione che accompagnerà nel giorni della Festa della Musica, gli spettacoli 'live' organizzati nella capitale.

Nel Giardino della galleria si terrà infatti un live painting a cui parteciperanno gli artisti Ida Vitellozzi in arte Pizzi, Enrico Rossi in arte Ugo Art, Silvia Valeri e Carlo Cusatelli, Claudio Ascenzi. Enrico Manera, noto esponente della Pop art, si concentra sui simboli e i marchi del consumismo facendosi beffa della nostra brama di acquisto compulsiva e ricordandoci con i suoi scarabocchi che tutto è effimero e transitorio e anche un'icona come Marilyn o come i Beatles passa e la Fama è un'illusione potente che è fatta di impalpabile realtà e ci fa diventare matti.

Emilio Leofreddi, appena rientrato da un'esposizione a Mumbai, attraverso i collage e le tele racconta il tema del viaggio, un viaggio mentale che ha la volontà di innescare una riflessione sulle tematiche che caratterizzano il mondo contemporaneo. Un monito a vivere la vita in modo "acceso", vitale. Un modo di vivere che accomuna gli artisti, che corrono, passeggiano, amano, vivono e percepiscono un mondo vivido e pieno di colori che si esprime attraverso il segno, la forma e il colore. Stimandosi a vicenda i due artisti con questa mostra confrontano la loro visione e percezione della musica e delle cose del mondo. Il loro viaggio è libero, curioso e vitale e contiene quella parte di eterno che ha la capacità di far sentire il movimento.

Sarà ricordato come l'alchimista del più grande laboratorio del cinema indipendente italiano. Americo Sbardella, fondatore del Filmstudio '70, è morto ieri sera all'età di 79 anni. Lascia la moglie, Isabella, e la figlia, Angelica.

Intellettuale raffinato, profondissimo conoscitore del cinema, e del cinema d'autore mondiale in particolare, Sbardella fonda il Filmstudio '70 nell'ottobre del 1967. In una sala della trasteverina via degli Orti d'Alibert, Sbardella apre, insieme con un gruppo di giovanissimi intellettuali, le porte di quella che per decenni sarà la casa del cinema indipendente e underground, punto di riferimento di intellettuali e artisti di tutto il mondo, di generazioni di registi e cinefili. Al Filmstudio '70 ha portato le sue opere per la prima volta Andy Warhol, fino ad allora sconosciuto in Italia, e tra gli altri Nanni Moretti. Nella sala che aveva creato insieme ad Annabella Miscuglio ci si imbatteva spesso in Moravia, Verdone, Bellocchio, Monicelli, Bertolucci.

Nonostante la passione per le avanguardie internazionali, Roma è rimasta sempre il grande amore di Sbardella. Alla città dove era nato e ha vissuto per tutta la vita, nel cuore di Prati, ha dedicato nel 2000 uno dei suoi libri: 'Roma nel cinema'. Studioso di filosofie orientali e di testi antichi, ha pubblicato nel 2014 la versione teatrale dell'epopea del leggendario re di Uruk: 'Gilgamesh. Colui che tutto conobbe'.

Ottanta studenti e neolaureati della Sapienza e di altre università italiane sono stati premiati con borse di studio e riconoscimenti assegnati dalla Fondazione Roma Sapienza nell'anno accademico 2016/2017.
I giovani hanno partecipato ai numerosi bandi che coprono tutte le aree scientifico-disciplinari dell'Ateneo.

Il premio intitolato a Caterina Tomassoni e Felice Pietro Chisesi, destinato a scienziati, italiani o stranieri, che abbiano maggiormente contribuito al progresso della Fisica, è stato assegnato a a Fabiola Gianotti Direttore Generale del CERN di Ginevra.
Numerose borse di studio sono state assegnate a studenti della Sapienza provenienti dalle aree colpite terremoti in centro Italia.

Cinque premi di laurea sono stati intitolati a Tullio De Mauro, padre della linguistica italiana e docente emerito della Sapienza. I premi sono stati consegnati agli autori delle migliori tesi in Filosofia del Linguaggio, Linguistica Educativa, Educazione Linguistica, Linguistica Generale e nell'ambito della comprensibilità linguistica sui temi della comunicazione pubblica e istituzionale.

In occasione dei vent'anni dalla scomparsa di Marta Russo, quest'anno la Fondazione Roma Sapienza, in accordo con l'Ateneo, ha dedicato alla studentessa una borsa di studio per la preparazione di una tesi magistrale all'estero conferita a un laureando in Scienze giuridiche della Sapienza. 

Entra nel vivo la 71esima edizione del premio Strega. Ieri sera (14 giugno) è stata scelta la rosa dei cinque finalisti che saranno presenti alla serata finale del prossimo 6 luglio durante la quale sarà scelto il vincitore 2017. 

I cinque finalisti

  • PAOLO COGNETTI

E' tra i finalisti dello Strega con il romanzo ‘Le otto montagne’ edito da Einaudi. Nato nel 1978, ha cominciato a scrivere verso i diciotto anni. Nel 2004 ha esordito come narratore all'interno dell’antologia ‘La qualità dell’aria’, curata da Nicola Lagioia e Christian Raimo. Successivamente ha pubblicato due raccolte di racconti ‘Manuale per ragazze di successo’ nel 2004, 'Una cosa piccola che sta per esplodere' nel 2007 e il romanzo composto da una serie di racconti 'Sofia si veste sempre di nero', edito nel 2012. Per questi lavori ha ricevuto alcuni premi letterari. ‘Le otto montagne’ si può considerare il suo primo romanzo in senso stretto, pubblicato l’8 novembre  2016 è stato venduto in 30 Paesi ed ha già vinto il premio Strega Giovani, assegnatogli da una giuria di studenti. Dal suo ultimo romanzo: “Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.

 

  • TERESA CIABATTI

E' arrivata alla fase finale del premio letterario con ‘La più amata’, romanzo pubblicato da Mondadori. Teresa è una scrittrice e autrice di sceneggiature cinematografiche. E’ nata il 5 maggio del 1972 a Orbetello e dopo la laurea in Lettere moderne ha frequentato la scuola di scrittura di Alessandro Baricco a Torino. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2002 'Adelmo, torna da me' per Einaudi, da cui è stato tratto il film L'estate del mio primo bacio, di Carlo Virzì nel 2005. Dopo tre anni è uscito il suo secondo romanzo ‘I giorni felici’ edito da Mondadori. Attualmente vive a Roma. Dal suo ultimo romanzo: “È molto più facile amare i morti. Pensare che se ne siano andati quelli che più ci volevano bene, come faremo senza di loro? Idealizzare i morti è meno faticoso di prendersi cura dei vivi”.

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  • WANDA MARASCO

E' la terza finalista dello Strega 2017 con ‘La compagnia delle anime finte’, edito da Neri Pozza. Nata nel 1953 è un’insegnante, ma ha avuto anche molte esperienze come scrittrice, attrice e regista. Ha frequentato il corso di regia all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma, sotto la direzione di Ruggero Jacobbi, divenuto poi suo amico e maestro. Nel 1978 le viene assegnato il Premio per la poesia William Blake e nel 1997 raggiunge il riconoscimento del Premio Internazionale Eugenio Montale con la raccolta ‘Voc e Poè'. Il suo primo romanzo ‘L’arciere d’infanzia’  è stato pubblicato nel 2003 da Manni Editore con l'introduzione di Giovanni Raboni. Dal suo ultimo romanzo:  “In estate andavamo a prendere il sole sul terrazzo. Nude, i vestiti gettati sul suolo di pece, due asciugamani per stenderci, l’olio abbronzante, il mangiadischi. Annarella era piena di ossa aguzze, le trecce le scendevano sulle mammelle come due corde bionde che qualcuno doveva tirare”.

 

 

  • ALBERTO ROLLO

E' al premio letterario con ‘Un’educazione milanese’, la sua prima opera di narrativa. E’ nato a Milano nel 1951, ha scritto per il teatro e ha realizzato documentari per la tv. Dal 2005 è direttore letterario per la casa editrice Feltrinelli, dove per lungo tempo è stato anche editor della narrativa italiana e responsabile della collana tascabile. Negli anni ottanta e novanta ha collaborato con alcuni quotidiani nazionali ed è stato condirettore della rivista ‘Linea d’Ombra’. Rollo ha scritto saggi di varia natura su riviste letterarie come ‘Belfagor’, ‘Quaderni Piacentini’, ‘Ombre Rosse’, ‘Immaginazione’, ‘Letteratura e letterature’. Collabora regolarmente con la rivista annuale ‘Tirature’. Dal suo ultimo romanzo: “Cerco ponti in cui lo spaesamento e il sentirmi a casa coincidano. E su quei ponti finiscono con l’apparire, teneri e meridiani, i fantasmi che mi riconducono là dove io sono cominciato e dove è cominciata, per me, questa città”.

 

  • MATTEO NUCCI

Chiude la cinquina dei finalisti del premio Strega con il suo ‘È giusto obbedire alla notte’, edito da Ponte alle Grazie. Nato nel 1970 a Roma, Nucci ha esordito nel 2009 con ‘Sono comuni le cose degli amici’, pubblicato da Ponte alle Grazie. Il romanzo deve il titolo a un detto greco antico citato più volte nei dialoghi di Platone e ha avuto un buon successo di critica entrando tra i cinque finalisti al Premio Strega 2010. Nel 2011 è uscito ‘Il toro non sbaglia mai’, un romanzo-saggio che racconta il mondo della tauromachia moderna: la corrida. Nel 2013 sempre con Einaudi ha pubblicato ‘Le lacrime degli eroi’, un saggio romanzato che parla dell'evoluzione della civiltà greca dal mondo arcaico a quello classico. Dal suo ultimo romanzo: “Che cos’è la controra, piccola mia? E’ l’ora silente in cui tutto può accadere. E’ l’ora più bella per chi va cercando il mare. Vieni con me al mare? Scendiamo giù al mare? E’ l’ora in cui tutti riposano e noi andiamo a cercare tesori. Vieni con me a cercare tesori? Scenderemo lungo il fiume”.

 

Come vengono selezionati i finalisti

Il risultato è stato raggiunto con i voti dei 400 Amici della domenica, dei 40 lettori forti selezionati da librerie indipendenti italiane associate all’ALI (Associazione Librai Italiani) e dei 20 voti collettivi provenienti da Biblioteche di Roma, scuole e università. Da quest’anno si sono aggiunti 200 voti espressi da studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da 20 Istituti Italiani di cultura all’estero, per un totale di 660 aventi diritto. Tra i votanti anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Gli Amici della domenica si sono riuniti, come da tradizione e fin dal 1944, a casa Bellonci per la votazione “Da allora sono poco più di 1100 gli uomini e le donne che negli anni hanno animato le riunioni degli Amici della domenica”, raconta Maria Bellonci che dopo 73 anni ancora li ospita nella sua casa romana.

I voti:

    •    Paolo CognettiLe otto montagne (Einaudi) – 281 voti 
    •    Teresa CiabattiLa più amata (Mondadori) –  177 voti
    •    Wanda MarascoLa compagnia delle anime finte (Neri Pozza) – 175 voti
    •    Alberto RolloUn’educazione milanese (Manni) – 160 voti
    •    Matteo NucciÈ giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie) – 158 voti

La serata finale 

A questo punto non resta che aspettare la serata finale di giovedì 6 luglio, dove al Museo nazionale di Villa Giulia di Roma, ci sarà la seconda e ultima votazione che designerà il vincitore dell’edizione 2017. La serata sarà trasmessa in diretta su Rai tre. Nelle settimane che li separano dal voto finale, gli autori incontreranno il pubblico in un programma di appuntamenti che li vedono ospiti di festival e manifestazioni letterarie in Italia, delle Biblioteche di Roma e dell’Istituto di Cultura di Madrid.

Al Guggenheim di Venezia si inaugura una nuova fase: quella della neo-direttrice Karole P.B. Vail che prende il posto occupato per oltre 37 anni da Philp Rylands. Ma per la Vail l'ingresso al museo è come un ritorno a casa (della nonna): la nuova direttrice è la nipote di Peggy Guggenheim che nel 1949 acquistò Palazzo Venier e due anni dopo aprì le porte al pubblico interessato alla sua collezione d'arte. Nel 1970 la stessa Peggy donò il Palazzo e le opere alla fondazione di suo zio Salomon Guggenheim di New York. "Sin da piccola ho amato la collezione. il palazzo e il giardino", ha dichiarato la Vails . "Ora è un privilegio e un onore per me guidare questa straordinaria istituzione, portando avanti la visione di Peggy. Assumo questo compito con un senso di grande responsabilità, un occhio al futuro e un profondo apprezzamento per tutto quello che di straordinario ha realizzato Peggy". "Sono convinto – ha detto Richard Armstrong, direttore del Museo e della Fondazione Salomon Guggenheim – che i legami personali che Vails ha con il palazzo, con l'Italia e con l'Europa, daranno una maggiore profondità al suo lavoro". 

Un curriculum di tutto rispetto

58 anni, Bachelor of Arts alla Durham University e Diploma di Storia dell’arte presso la New Academy for Art Studies di Londra, Karole Vails è membro dello staff del Guggenheim dal 1997. In questi anni ha curato numerosi lavori tra cui spiccano la retrospettiva "Moholy-Nagy: Future Present" (2016) e quella su Alberto Giacometti, che sarà presentata al museo Guggenheim di New York nel 2018.

Progetti? Rafforzare la collaborazione con i musei locali

Quale sarà la direzione di Karole Vails? Lo ha spiegato lei stessa in un'intervista al "Corriere della Sera": "La collezione, grazie proprio al mio predecessore, è ormai ben affermata e molto ammirata. Il mio obiettivo immediato è rafforzare il successo del museo e tramandare l’eredità di Peggy con modi che riflettano il suo spirito indomito e la sua visione, ma vorrei poter collaborare di più con i musei veneziani e non solo e approfondire i rapporti con la comunità locale e i nostri sostenitori".

Troppi direttori stranieri? Conta il merito

Quanto alle polemiche sui direttori stranieri nei musei italiani, la Vails ha le idee chiare: priorità alle competenze. "Non credo si tratti di scegliere nomi stranieri, ma che dipenda dalla persona giusta, senza tenere conto di nazionalità o genere. Sono cresciuta in Europa e ho vissuto 12 anni a Firenze, il mio arrivo a Venezia è dunque una specie di ritorno in Italia, e i miei 20 anni al Guggenheim di New York hanno approfondito e valorizzato la mia esperienza museale".

Anche se sono passati cinque secoli, le diverse migliaia di manoscritti e disegni realizzati da Leonardo Da Vinci continuano a essere fonte di meraviglia e curiosità per la loro sorprendente modernità. Prima che fosse possibile realizzarli, principalmente a a causa della mancanza dei materiali adatti, aveva immaginato aeroplani, elicotteri, sottomarini, automobili.

A partire dai suoi progetti, alcune decine di artigiani belgi e lussemburghesi hanno realizzato un centinaio delle sue macchine, con un meticoloso lavoro durato 4 anni. I manufatti sono ora in mostra a Bruges, prima tappa di un viaggio che li porterà in giro per l’Europa assieme a un altro centinaio di oggetti, disegni, mappe e riproduzioni di dipinti.

E’ la prima volta, rivendicano con orgoglio gli organizzatori della mostra, che alcune delle macchine di Leonardo prendono forma. I visitatori potranno ad esempio vedere una realizzazione a grandezza naturale della famosa macchina volante, che a causa dei materiali dell’epoca, troppo pesanti, non avrebbe mai potuto volare nonostante l’ingegnosità dell’idea.

La maggior parte dei marchingegni esposti sono opere di guerra: Leonardo lavorava su commissione dei potenti della sua epoca, quel Rinascimento in cui la guerra era l’attività a cui i piccoli Stati in cui era divisa l’Italia si dedicavano con maggiore applicazione. E così, soprattutto a Milano quando era al servizio di Ludovico Sforza, il Moro, Leonardo ha progettato innovazioni per le arti militari dell’assedio, delle battaglie marittime, per il trasporto più rapido delle truppe.

Il genio di Leonardo si è però dedicato anche alle opere di ingegneria civile, ponti e costruzioni, (uno dei ponti mobili e galleggianti su barche che ha progettato per fare attraversare i fiumi ai soldati è stato realizzato e utilizzato proprio in Belgio durante la seconda guerra mondiale) oltre che all’idrodinamica e all’ottica.

E i principi che lo hanno avuto a corte fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento (oltre agli Sforza, i Borgia, i Gonzaga, i Medici e per finire il re di Francia Francesco I) gli hanno anche affidato l’incarico di stupire i loro visitatori con invenzioni giocose che rallegrassero le loro feste e i loro spettacoli teatrali.

Il gusto per la ricerca dell’innovazione ha caratterizzato anche l’attività artistica di Leonardo, in qualche caso compromettendo la buona conservazione nei secoli a venire di opere importantissime come l’Ultima cena dipinta a Milano. E’ proprio la pittura però che spiega la scelta di Bruges come prima sede per la mostra sulle invenzioni di Leonardo. “I pittori fiamminghi sono stati la sua principale fonte di ispirazione – osserva il curatore Jean-Christophe Hubert, che 10 anni fa aveva curato una mostra sul genio vinciano nella basilica di Koekelberg a Bruxelles – così come per progettare le sue macchine leggeva Aristotele e i grandi testi scientifici dell’antichità”.

La mostra è interattiva e ha l’obiettivo di avvicinare i giovani al genio di Leonardo, con filmati a 3D e la possibilità per i più piccoli di costruire oggetti (in particolare un ponte nel giardino dello spazio espositivo) a partire dai disegni originali.

In tempi di attentati e di offensive, di Califfati e lotta all’estremismo, di polemiche estive sul burkini e dibattiti parlamentari sul velo, c’è una jihad meno conosciuta ma molto attiva che chiede da tempo, con voce meno urlata ma molto determinata, di essere ascoltata: è “La jihad delle donne”.

C’è Amina Wadud, la prima imamah afroamericana che dalla cattedrale St John the Divine di New York nel 2005 guidò per prima la preghiera di fedeli musulmani, uomini e donne; Sherin Khankan, imamah con rossetto e fiore nei capelli che ha inaugurato la prima moschea in Europa diretta da donne per donne, guidando la preghiera.

Tra le voci protagoniste, la teologa musulmana Rabeya Muller, fondatrice del Liberal-Islamischer Bund che da Colonia si batte per un Islam liberale, promuovendo una visione progressista tra i giovani immigrati per contrastare la radicalizzazione; Edina Lekovich, la prima donna a condurre il sermone del venerdì nella prima moschea per sole donne d’America a Los Angeles.

Ma anche Lelah Bakthiar che dopo aver passato mesi sul controverso versetto 34 sulla sottomissione delle donne, propone una nuova versione interpretativa traducendo il verbo ‘daraba’ non con ‘picchiatele’ ma ‘allontanatevi da loro’. E Ani Zonneveld, fondatrice della Muslims for Progressive Values, un passato da cantautrice pop in America prima di diventare un’attivista impegnata per una giustizia sociale a 360 gradi, che celebra matrimoni gay e lotta per i diritti Lgbt.

Al di là degli stereotipi c'è un mondo da raccontare

A cercare di capirne motivazioni, studi e speranze è la giornalista Luciana Capretti che, chiamata a descrivere per ragioni di lavoro l’universo femminile nell’Islam, rifiuta le visioni stereotipate e scopre che c’è un mondo molto più composito che vale la pena raccontare.

“La chiamano la jihad delle donne – spiega nelle prime pagine del libro che porta proprio questo titolo (ed. Salerno, 147 pagine, 12,00 euro) – perché jihad, che i terroristi hanno trasformato in una parola terribile, simbolo di violenza e orrore, significa in realtà ‘sfida personale’, tentativo di superare se stessi. E quindi questa è una vera jihad: la sfida delle donne per riportare l’Islam alla sua essenza originaria, fatta di giustizia ed eguaglianza fra i sessi”.

Esiste un 'femminismo islamico'?

Il libro si snoda in un percorso tra passato e presente con aspettative e speranze per il futuro. Le storie di queste donne, simili nell’approccio, diverse nel percorso – non tutte si ritrovano nella definizione di ‘femministe islamiche’ –  e a volte anche nelle richieste, si alternano a capitoli in cui si torna agli albori, alla vita e alla storia di Maometto e del primo Islam per toccare l’origine dei punti più controversi oggi, dalla sottomissione al velo.

Ed è proprio dal testo sacro che queste donne – e con loro, anche studiosi e attivisti uomini – chiedono di ripartire, rileggendo il Corano con occhi femminili, convinte della “necessità di tornare indietro per andare avanti”. Attraverso un percorso ermeneutico e linguistico, si battono perché sia chiaro che “il maschilismo nel mondo musulmano non ha radici nella Rivelazione ma nella storia, nel contesto sociale in cui è avvenuta, l’Arabia del VII secolo, e nell’interpretazione esclusivamente maschile del Corano nei quattordici secoli successivi”.

Pur nelle loro differenze, sono tutte impegnate a far passare il concetto che “il Corano è stato stravolto per giustificare violenza e sopraffazione, ma noi possiamo mostrare al mondo che l’Islam è un’altra cosa: è una religione di parità, giustizia e pace”. 

Dal jazz alla danza; dalla letteratura all'audiovisivi: il Vittoriano si apre a una stagione di eventi, un calendario fitto di appuntamenti per soddisfare qualsiasi palato. Un ciclo d’iniziative realizzate dal Polo Museale del Lazio che parte il 9 giugno e che rientra in ARTCITY-Estate 2017, un progetto organico di oltre cento iniziative.

Un progetto al centro del quale ci sono i i musei e su tutti il Vittoriano, realizzato fra il 1882 e il 1911 in onore di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Già nell’estate 2016 il Polo Museale del Lazio aveva organizzato al Vittoriano un’importante serie di iniziative culturali a titolo gratuito, Il ciclo del 2017 parte da quest’esperienza ampliando l’offerta coinvolgendo spazi nuovi e ancora più ampi del monumento, ovvero la Terrazza Italia e il Piazzale del Bollettino. Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero (il limite massimo degli spettatori è fissato dalla capienza massima degli spazi messi a disposizione).

L’Architettura

 L’attenzione per lo sguardo al femminile della professione domina il ciclo di quattro dialoghi dal titolo Con gli occhi delle donne. L'architettura e il design al femminile nella società dei millennials. Il ciclo è curato da Gabriella Musto, direttrice del Vittoriano. I dialoghi si tengono sulla Terrazza Italia.

Il Cinema

Un ruolo nevralgico gioca Anna Magnani, diva/antidiva del cinema italiano, in particolare durante il neorealismo. Il regista, critico e giornalista Mario Sesti cura nella Sala Zanardelli la mostra Anna Magnani: una vita per il cinema – aperta dal 20 luglio – e, stavolta nella Terrazza Italia, la rassegna di tre film con protagonista l’attrice.

Il regista Giuliano Montaldo, in qualità di Presidente dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, cura la selezione di tre documentari presentati nell’edizione 2017 degli stessi Premi David di Donatello. I documentari sono proiettati sulla Terrazza Italia.

La Musica

Il giornalista e critico Ernesto Assante cura una rassegna di quattordici concerti. La rassegna, che si apre il 9 giugno, vede per il jazz esibirsi Nicky Nicolai, Maurizio Giammarco, Giovanni Tommaso, Enzo Pietropaoli, Francesco Bearzatti, Enrico Rava, Fabio Zeppetella, Rosario Giuliani, Greta Panettieri, Marco Rinalduzzi, Maria Pia De Vito e Gegè Telesforo; per la musica classica Ezio Bosso e Ramin Bahrami, con I Solisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Un evento speciale stabilisce una sintonia fra la musica e la letteratura il 4 agosto, quando sul Piazzale del Bollettino lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz legge la “sua” via Appia accompagnato dalla European Spirit of Youth Orchestra.

Il programma

1) L’ARCHITETTURA

Mercoledi 21 giugno – Benedetta Tagliabue e Alessandro Di Marino

Martedì 27 giugno – Annalisa Sonzogni

Martedì 11 luglio – Claudia Mattogno

Martedì 25 luglio – Johanna Muszbek

2) Il CINEMA

La mostra Anna Magnani (1908-1973) è dedicata ad una figura centrale del Cinema italiano:  curata da Mario Sesti  –  regista, giornalista e critico cinematografico – è promossa e organizzata dal Polo Museale del Lazio in collaborazione con il Centro Sperimentale – Cineteca Nazionale dell’Istituto Luce e con Teche Rai.

Oggetti, fotografie, materiali audio e video ripercorrono la figura dell’attrice dai suoi esordi nel teatro e nella rivista fino ai successi di Cinecittà e di Hollywood.

La mostra sarà inaugurata giovedì 20 luglio e sarà visitabile fino al 22 ottobre 2017 presso la Sala Zanardelli del Vittoriano.

Anna Magnani: una vita per il cinema è la rassegna di tre film d’autore collegata alla mostra sull’attrice. La scelta di Mario Sesti è caduta su “Bellissima” di Luchino Visconti, “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini e “L’Amore” di Roberto Rossellini, privilegiando così la ricerca neorealista.

Ciascuna proiezione avrà inizio alle ore 21 del 24 luglio, del 31 luglio e del 7 agosto sulla Terrazza Italia del Vittoriano.

Il ciclo di proiezioni saranno preceduti da una presentazione o da una lettura da parte di esperti del cinema e risponde, come già in passato per la mostra di Lucio Dalla, ad un desiderio, anche di ordine istituzionale, di inserire l’attrice nel novero dei nomi Illustri del Paese.

Le proiezioni:

Lunedì 24 luglio – Bellissima di Luchino Visconti (1952)

Lunedì 31 luglio – Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (1962)

Lunedì 7 agosto – L’Amore di Roberto Rossellini (1948)

David di Donatello: documentari è una rassegna di tre lavori scelti e commentati dal curatore Giuliano Montaldo fra i molti presentati nel corso dell’edizione dei David di Donatello del 2017.

Classe 1930, Montaldo è uno dei più importanti sceneggiatori e registi italiani. Fra i suoi molti ed importanti film vale almeno ricordare la cosiddetta Trilogia del Potere – formata da “Gott mit uns” (1970), “Sacco e Vanzetti” (1971) e “Giordano Bruno” (1973) – e “Gli occhiali d’oro” (1987). È presidente dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

Le proiezioni:

Lunedì 19 giugno – Terrazza Italia, ore 21:  Cinque mo(n)di di Giancarlo Soldi

Lunedì 26 giugno – Sala Zanardelli, ore 21: Il fischio di famiglia di Michele Salfi RUSSO

Martedì 4 luglio – Sala Zanardelli, ore 21: Sciuscia 70 di Mimmo Verdesca

3) LA MUSICA

La musica è stata protagonista dell’estate al Vittoriano già nel 2016. Tutti ricordano la mostra su Lucio Dalla e il ciclo di concerti di jazz nella Terrazza Italia. Quest’anno la magia di Ernesto Assante torna con un ciclo di grande impatto, che vede al centro protagonisti di livello nazionale e internazionale.

Concerti in programma

Venerdì 9 giugno (Inaugurazione)

Ogni tanto mi permetto”

Nicky Nicolai

Venerdì 16 giugno

So TO Speak”

Maurizio Giammarco SYNCOTRIBE

Venerdì 23 giugno

Around Gershwin”

Giovanni Tommaso

Venerdì 30 giugno

Enzo Pietropaoli Yatra Quartet

Lunedì 3 luglio  (Piazzale del Bollettino)

Bach al Vittoriano”

Ramin Bahrami

e i solisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Carlo Maria Parazzoli (violino), Andrea Oliva (flauto), Gabriele Geminiani (violoncello)

Venerdì 7 luglio

MONK'N'ROLL”

Francesco Bearzatti Tinissima 4et

Venerdì 14 luglio  (Piazzale del Bollettino)

Enrico RAVA e Tomasz STANKO 5et”

Venerdì 21 luglio

Fabio Zeppetella presenta “Chansons!”

Mercoledì 26 luglio  (Piazzale del Bollettino)

"The 12th Room"

Ezio Bosso

Venerdì 28 luglio

Cinema Italia”

Rosario Giuliani

Venerdì 11 agosto

“Greta Panettieri Quartet”

Venerdì 18 agosto

“Marco Rinalduzzi & Friends”

Venerdì 25 agosto

Core/Coracao”

Maria Pia De Vito

Venerdì 1 settembre

“Gegè Telesforo Quintet”

Venerdì 4 agosto (Piazzale del Bollettino)

Tamburi di pace 2.1 – Vie d’Europa, Appia e le altre

Paolo Rumiz con la “European spirit of youth orchestra”

 

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