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(AGI) – Napoli, 4 giu. – Con una operazione congiunta, carabinieri e polizia stanno notificando 40 misure cautelari in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi comuni e da guerra, tentato omicidio. Contemporaneamente i finanzieri stanno eseguendo un decreto di sequestro di beni per 4 milioni euro, nei confronti di alcuni indagati. L’inchiesta riguarda la ‘guerra’ tra clan dell’area Nord di Napoli, in particolare i gruppi Leonardi e Vianella Grassi contro il cartello Abete-Abbinante. Gli inquirenti avevano scoperto anche la preparazione di alcuni omicidi nelle due cosche. Le intenzioni omicidiarie sono maturate nell’ambito dei gruppi Leonardi e Vanella Grassi, cui apparterrebbero gli arrestati. Scoperta anche la piena operativita’ degli arrestati nell’organizzare il traffico di stupefacenti nell’area Nord del capoluogo campano. (AGI) .

(AGI) – Perugia, 3 giu. – E’ durata poche ore la fuga di Luciano Porcari, 75enne nativo di Orvieto, sottoposto dal 28 maggio scorso alla liberta’ vigilata e alla sorveglianza speciale con il divieto di allontanarsi dal comune di Terni dopo aver scontato 21 anni di carcere per l’omicidio della ex compagna, Roberta Zanetti, 27 anni. L’uomo e’ stato rintracciato a Bolsena dai carabinieri. Porcari e’ noto alle cronache per le sue vicende passate. Nel luglio 1972, in Costa d’Avorio, nell’aeroporto di Abidjan, tento’ di uccidere la moglie con diversi colpi di arma da fuoco e, non riuscendovi, tento’ di dirottare un aereo dell’Alitalia venendo ferito al termine di un conflitto a fuoco con le forze di polizia. Nel marzo 1977, con un fucile ed una pistola, per farsi restituire la figlia, dirotto’ un altro aereo della compagnia spagnola Iberia, venendo arrestato a Zurigo. Il due febbraio del 1994, a Castel Viscardo (Terni), dopo averla sequestrata per ore insieme alla loro figlia piccola, uccise con un colpo di arma da fuoco al petto la sua allora convivente Roberta Zanetti. Da quel momento, pur se in carcere, l’uomo ha continuato a minacciare i parenti della compagna uccisa e i magistrati che, a suo dire, gli impedivano i rapporti con la figlia. Dopo la recente scarcerazione, in virtu’ degli obblighi impostigli, di fatto dimorava in un albergo di Terni. Prima di far perdere le sue tracce ha telefonato ai carabinieri di Castel Viscardo, affermando che avrebbe fatto di tutto per rintracciare la figlia. Questa mattina le ricerche, coordinate dal comando provinciale carabinieri di Terni ed eseguite da militari e polizia. Il 75enne, allo scopo di sottrarsi alle ricerche, aveva utilizzato per i propri spostamenti piu’ taxi e mezzi pubblici, indossando un cappellino e dei grandi occhiali da sole da donna. Riconosciuto, e’ stato bloccato dai carabinieri di Orvieto con il supporto di personale del commissariato. .

(AGI) – Roma, 3 giu. – “La capacita’ di reazione della societa’ Aeroporti di Roma e’ stata positiva e quella della direzione di Fiumicino e’ stata altamente positiva, mentre la risposta delle strutture sanitarie non mi e’ sembrata adeguata”. Lo ha detto il presidente dell’Enac, Vito Riggio, riferendosi alle operazioni svolte in seguito all’incendio al Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino il 7 maggio scorso. Nel corso di un’audizione davanti alla commissione Trasporti della Camera, Riggio ha sottolineato che “c’e’ stato un evidente ‘failure’ del sistema di sanita’ pubblica”, sia nelle modalita’ che nei tempi di reazione. “Un ritardo di 20 giorni – ha aggiunto – che andrebbe spiegato”. Riggio ha quindi precisato che “la Asl competente, convocata immediatamente con la richiesta di fornire informazioni sulla qualita’ dell’aria, ha montato le centraline soltanto il giorno 12 maggio, e non erano quelle proprie ma quelle dell’Arpa. Tali centraline hanno inviato il primo prodotto sulla qualita’ dell’aria il 21 maggio all’Istituto Superiore di sanita’ per avere un parere. C’e’ quindi da capire come mai la Asl non abbia montato le centraline immediatamente. Tra l’altro, si era diffuso un po’ di panico circa l’eventuale presenza di diossina o di altri agenti patogeni. Per questo motivo ho personalmente chiamato il commissario dell’Iss chiedendo di installare immediatamente le centraline. Che hanno dovuto ordinare perche’ non le avevano. E’ vero che ci sono comunque le centraline di 3 laboratori privati, che continuano a dare valori rassicuranti, ma serebbe bene che la sanita’ pubblica avesse un passo diverso”. Riggio ha poi spiegato che dal giorno dopo l’incendio in avanti “tutti i voli internazionali hanno funzionato, le cancellazioni dovute alla riduzione delle capacita’ hanno riguardato solo alcuni voli interni. Questo era importante per l’immagine del Paese. La mobilita’ c’e’ sempre stata”. .

(AGI) – Roma, 3 giu. – Ha ammesso di essere alla guida della Lancia Lybra che il 27 maggio scorso ha travolto nove persone a Roma, uccidendo una donna, e di non essersi fermato all’alt intimato dalla polizia per paura: era senza documenti e temeva di pagarla cara. Il rom di 17 anni, fermato assieme al fratello 19enne dopo una fuga di alcuni giorni, deve pero’ restare in carcere. Il gip del tribunale dei minori, che lo ha interrogato questa mattina presso il centro di via Virginia Agnelli, ha convalidato il auo arresto ed emesso un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in omicidio volontario con dolo eventuale, reato contestato anche al fratello maggiore e alla convivente di 17 anni, la prima ad essere finita in manette dopo quell’assurdo inseguimento in via Mattia Battistini concluso nel sangue.

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“Il mio assistito – ha detto l’avvocato Antonio Gugliotta – ha risposto a tutte le domande. Ha detto al gip che c’era lui alla guida e che seduto accanto aveva il padre. Dietro c’erano il fratello e la sua convivente. Lui ha spiegato di non essersi fermato all’alt perche’ spaventato: in una circostanza simile era stato picchiato dagli agenti e pensava di prendere nuovamente delle botte perche’ non aveva la patente ne’ l’assicurazione. Io non credo che si sia reso conto di cio’ che ha fatto – ha proseguito il penalista -. Il problema e’ proprio questo, si tratta di valutare il grado di maturita’ del minore. Era terrorizzato e ha chiesto perdono, e’ sinceramente addolorato”. Al giudice il rom minorenne ha raccontato che l’auto era la sua: l’aveva comprata giorni prima per 700 euro perche’ era “un catorcio” e quindi non poteva andare a 180 km all’ora, come sostenuto dagli inquirenti. Spaventatosi alla vista della volante, il ragazzino potrebbe aver schiacciato “per sbaglio il pedale dell’acceleratore” al posto del freno. Quanto ai giorni di fuga per evitare l’arresto, lui e il fratello 19enne, che in macchina quella sera continuava a dargli del “bastardo” e del “disgraziato” per quello che aveva fatto, avrebbero dormito sfruttando ripari di fortuna, “siamo stati all’addiaccio senza poter mangiare. Ci siamo nascosti perche’ temevamo di essere ammazzati”. Intanto, anche il padre e’ stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Roma per concorso in omicidio: il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani ha disposto una serie di accertamenti finalizzati a definire l’effettiva presenza nell’auto dell’uomo che in un primo tempo, senza risultare molto credibile, si era autoaccusato dicendo di essere alla guida della vettura in stato di ubriachezza. Domani mattina e’ previsto l’interrogatorio a Regina Coeli del rom 19enne che, stando al suo difensore, potrebbe avvalersi della facolta’ di non rispondere. Mentre sale la tensione nel quartiere: un presidio Casa Pound a Boccea e’ stata contestato da alcuni antagonisti, la cui manifestazione non era autorizzata; i partecipanti sono cosi’ stati allontanati dalla polizia. I due gruppi hanno scambiato slogan, tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine. “Alcuni italiani non si arrendono”, era scritto sullo striscione tricolore dei militanti della destra, che chiedono la chiusura dei campi rom, mentre sul fronte opposto si chiede “Solidarieta’ per Corazon e tutti gli immigrati”. blindati della polizia e agenti in tenuta antisommossa che hanno allontanato, non senza qualche spintone e attimo di tensione, i manifestanti antirazzisti. Questa la scena in piazza Battistini. “Non e’ accettabile che quattro gatti vogliano impedire una manifestazione regolarmente autorizzata”, ha detto uno dei manifestanti di CasaPound riferendosi a quelli dei centri sociali, “solo per difendere chi viene a casa nostra e viene trattato in modo diverso rispetto agli italiani: a noi ci sgombererebbero dopo pochi minuti mentre qui assistiamo al continuo nascere di campi rom illegali. Vogliamo che senza paura vengano portate le ruspe e chiusi questi campi”. .

(AGI) – Napoli, 3 giu. – Test psicologici, indagini conoscitive psichiatriche e analisi delle cure alle quali e’ sottoposto. E’ durato oltre un’ora l’incontro tra Giulio Murolo, l’infermiere-killer di Secondigliano e l’equipe di medici specialistici che questa mattina lo hanno visitato al carcere di Poggioreale dov’e’ recluso dal 15 maggio dopo aver ammazzato dal balcone di casa, quattro persone. La richiesta di visita e’ stata avanzata dal legale, Carlo Bianco, il quale ritiene che lo stato di salute del suo assistito sia molto peggiorato. Non mangia e al momento e’ sedato con tranquillanti e ansiolitici. Ad ‘interrogarlo’ sono stati Francesco Bruno, professore e criminologo e Tiziana Salvati, dirigente dell’Opg di Napoli ed esperta in psicodiagnostica. E’ emerso un quadro di sicuro preoccupante nel quale i medici hanno confermato che si tratta di una persona con gravissimi disagi mentali e relazionali. Inoltre vive di una serie di black out mnemonici. I medici stileranno una prima relazione ma di sicuro ci saranno altri colloqui. Una perizia medica potrebbe anche essere chiesta dal pubblico ministero. Il reato per il quale e’ in carcere Giulio Murolo, e’ strage, porto e detenzione di arma da sparo, ricettazione e spari in luogo pubblico. In quella giornata di follia persero la vita Luigi Murolo, 51 anni, fratello del killer, Concetta Iuliano, moglie di Luigi e quindi cognata di Giulio, Francesco Bruner, capitano della polizia municipale di Napoli, suo vicino di casa e Luigi Cantone, 59 anni, cuoco al Convitto di piazza Dante a Napoli, che fu colpito per caso mentre passava con lo scooter. .

(AGI) – Milano, 3 giu. – La procura di Milano ha chiuso le indagini, in merito all’inchiesta sui contratti Expo, sul presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il Presidente e’ accusato di turbata liberta’ nella scelta del contraente e induzione indebita nella vicenda con al centro presunte pressioni per far ottenere a due sue collaboratrici incarichi nelle societa’ Eupolis ed Expo. Oltre a Maroni, l’atto che sigla la chiusura dell’inchiesta e’ stato notificato ad altre quattro persone fisiche e alla stessa societa’ Expo. Nel caso in cui venisse condannato in primo grado per il reato di induzione indebita, Maroni rischierebbe di decadere dalla carica di Governatore della Lombardia in base alla legge Severino. Maroni e’ accusato in concorso con il suo capo della segreteria Giacomo Ciriello di avere indotto il direttore generale Expo, Christian Malangone, a promettergli indebitamente l’utilita’ del pagamento (6mila euro) delle spese di aereo e hotel di Maria Grazia Paturzo da portare in trasferta a Tokyo nella primavera dell’anno scorso su richiesta del governatore lombardo. La missione fu poi annullata da Maroni all’ultimo momento, i biglietti vennero usati da un’altra delegazione regionale rappresentata da Mario Mantovani. Il danno per le casse pubbliche consistette in alcune centinaia di euro (la prima notte prenotata in hotel a Tokyo), ma sufficiente per ipotizzare il reato, l’articolo 319 quater che punisce la “promessa” indebita di utilita’”. Su Maroni pende anche un secondo capo d’accusa, in concorso sempre con Ciriello e anche con Andrea Gibelli, segretario generale della Regione. In questo caso l’accusa e’ ‘turbata liberta’  del procedimento di scelta del contraente’ che avrebbe portato ad assegnare a un’altra ex collaboratrice di Maroni al Viminale, Mara Carluccio, un incarico in Eupolis, societa’ controllata dalla Regione, con un compenso annuo di 29.500 euro. Un capitolo dell’inchiesta che ha gia’ portato al patteggiamento del direttore generale di Eupolis, Alberto Brugnoli, a 8 mesi di reclusione. “Era ora, finalmente dopo un anno di indagini si chiude, se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo, io sono tranquillissimo, non ha mai fatto pressioni in vita mia per nessuno, per i miei figli, amici o parenti”. Cosi’ Roberto Maroni ha commentato la chiusura delle indagini a suo carico per presunte pressioni per ottenere due contratti a sue ex collaboratrici. “Se sono colpevole di una cosa e’ di aver annullato un viaggio a Tokyo facendo risparmiare soldi alla Regione, mandando il vice presidente Mantovani che, invece che con sei, ha viaggiato con 4 persone”, ha spiegato Maroni, con riferimento al suo viaggio – poi annullato – in Giappone, nell’ambito del World Expo tour, organizzato dalla Regione Lombardia (secondo i pm, avrebbe preteso che la societa’ Expo pagasse la missione alla sua collaboratrice). “Non ho assolutamente nessun timore poi vediamo come andra’ a finire”, ha concluso il governatore lombardo. (AGI) .

(AGI) – Olbia, 3 giu. – Per circa sei mesi hanno tenuto segregata una ragazza per abusarne sessualmente. Il padre e lo zio della giovane sono stati arrestati dalla polizia a Olbia con l’accusa di violenza sessuale aggravata. I due, di 52 e 44 anni, secondo quanto accertato dagli inquirenti, con minacce e percosse, tenevano la ragazza in uno stato di soggezione e degrado in una casa dell’hinterland per costringerla ad avere rapporti sessuali con entrambi. La vittima, che gli inquirenti definiscono “in evidente situazione di disagio e vulnerabilita’” e’ stata affidata a una casa protetta. Padre e zio sono stati rintracciati nelle campagne di Olbia e rinchiusi nel carcere sassarese di Bancali. (AGI)

(AGI) – Milano, 3 giu. – La procura di Milano ha chiuso le indagini, in merito all’inchiesta sui contratti Expo, sul presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e’ accusato di turbata liberta’ nella scelta del contraente e induzione indebita nella vicenda con al centro presunte pressioni per far ottenere a due sue collaboratrici incarichi nelle societa’ Eupolis ed Expo. Oltre a Maroni, l’atto che sigla la chiusura dell’inchiesta e’ stato notificato ad altre quattro persone fisiche e alla stessa societa’ Expo.

Maroni: e’ una sciocchezza, sono tranquillo

(AGI)

(AGI) – Milano, 3 giu. – “Era ora, finalmente dopo un anno di indagini si chiude, se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo, io sono tranquillissimo, non ha mai fatto pressioni in vita mia per nessuno, per i miei figli, amici o parenti”. Cosi’ Roberto Maroni ha commentato la chiusura delle indagini a suo carico per presunte pressioni per ottenere due contratti a sue ex collaboratrici. (AGI)

(AGI) – Roma, 3 giu. – Ecco le cinque notizie di oggi da non perdere.

ECONOMIA – Mercato del lavoro inverte la rotta: nel primo mese del Jobs Act 159mila occupati in piu’, pari allo 0,7%

SPORT – Fifa: si apre la corsa al dopo-Blatter, all’indomani dell’annuncio delle sue dimissioni

CRONACA – Roma: studentessa precipita dalle scale antincendio del liceo scientifico “Democrito” ma non e’ in pericolo di vita

ESTERO – Gran Bretagna: 62 anni fa saliva al trono la regina Elisabetta, il suo regno si avvia a diventare il piu’ longevo nella storia del paese

CULTURE – Giappone: i produttori di ascensori vogliono dotarli di acqua potabile e servizi igienici portatili per chi rimane bloccato al loro interno in caso di terremoto.

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