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AGI – Quello della domus dei Vettii è probabilmente il più importante tra i recenti restauri a Pompei. Non solo perché rende fruibile a distanza di venti anni dalla sua ultima apertura totale la casa forse più conosciuta del più conosciuto sito archeologico al mondo. Non solo perché riporta a nuovo splendore un apparato decorativo tra i più belli e coerenti degli scavi. Ma soprattutto perché riguarda il complesso abitativo per intero, come non era mai accaduto prima. 

“Pompei è il luogo in cui si percepisce il valore di quell’unicum che è la cultura italiana”, ha detto il ministro della Cultura, Sangiuliano, al taglio del nastro questa mattina.

Scavata tra il 1894 e il 1896, la Casa dei Vettii, che costeggia il vicolo che da lei prende il nome, nella Regio VI, rappresenta uno dei massimi esempi dell’arte romana del I secolo d.C., grazie soprattutto al suo eccezionale corredo di affreschi, risalente all’ultima fase della pittura parietale pompeiana. Oltre agli affreschi e le decorazioni, che rappresentano miti greci e figure mitologiche greche, la casa è famosa per le sculture marmoree e bronzee che adornavano il peristilio.

La domus apparteneva a Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, probabilmente due liberti, ovvero ex schiavi a cui era stata concessa la manomissione, cioè l’affrancatura, divenuti poi ricchi con il commercio del vino. A testimoniarlo, il ritrovamento di due loro anelli  con funzioni da sigillo. Probabilmente avevano acquistato una dimora di origini più antiche, come testimoniano due capitelli a forma di dado nell’impluvium in tufo, ma l’avevano ristrutturata e arricchita con opere d’arte del IV stile, per poi affrontarne un secondo rimaneggiamento dopo il terremoto del 62 d.C., concluso invece dal seppellimento dell’intera struttura sotto una coltre di cenere e lapilli nel 79 d.C. per l’eruzione del Vesuvio. 

Chiusa nel 2002 per interventi urgenti di restauro e messa in sicurezza delle coperture, la domus fu parzialmente riaperta nel 2016, per essere di nuovo preclusa ai visitatori nel 2020 per una ultima fase dei lavori che hanno previsto un rifacimento completo delle coperture, il restauro degli affreschi, in molte parti divenuti quasi illeggibili a causa dell’applicazione di cera in passato, e di pavimenti e colonnati. La casa dei Vettii è stata dotata anche un sistema innovativo di illuminazione  a led, per un risparmio di energia e una maggiore qualità visiva degli affreschi e delle cromie, evitando il danneggiamento delle pitture. Ripristinato anche il giardino con specie antiche. 

Pompei rappresenta un unicum mondiale ed è un luogo dove noi tocchiamo con mano il valore non solo storico e antropologico ma anche economico della nostra cultura.
Oggi in visita a @pompeii_sites per la riapertura della Casa dei Vettii.#10gennaio pic.twitter.com/9SzjmbKcmW

— Gennaro Sangiuliano (@g_sangiuliano)
January 10, 2023

Superato il portone di accesso, la casa presenta un vestibolo e due atri, uno di tipo tuscanico con impluvio e pavimentazione modesta ma arricchito da due casseforti in bronzo e decorate, attorno al quale insistevano diverse stanze; e un secondo, cui si accede da un corridoio che aveva anche la scala di accesso al piano superiore, nel quale si apriva il quartiere servile. Accanto allo stipite destro della porta, verso il primo atrio, la vista di chi entra vien subito attratta da una figura di Priapo che, con il suo membro gigantesco pesato su una bilancia che nell’altro piatto ha una borsa piena di denaro, doveva indicare la prosperità e la ricchezza degli abitanti della casa. 

Il più noto complesso pittorico della casa si trova nell’oecus (salone) che si apre sul portico settentrionale del peristilio. Nella zona superiore delle pareti, riccamente decorate, poeti sono circondati da Muse, Menadi e Satiri musicanti; nella zona mediana candelabri e tripodi in oro scandiscono pannelli decorati con coppie di figure in volo. Sullo zoccolo sono raffigurate sacerdotesse, Amazzoni, menadi e satiri al di sopra dei quali si aprono quadretti con scene di sacrificio a Diana e psychai che raccolgono fiori. Ma le scene più peculiari, che danno il nome alla sala, sono quelle del fregio dipinto al di sopra dello zoccolo. Una lunga teoria di Amorini intenti alle più diverse attività e mestieri: fiorai e venditori di corone, fabbricanti e commercianti di profumi, orefici e cesellatori, fulloni, panettieri e vendemmiatori, dove quest’ultimi fanno da preludio al trionfo di Dioniso. Il clima è giocoso e spesso gli Amorini sono rappresentati in divertenti competizioni.

Una zona appartata venne chiamata dall’archeologo Amedeo Maiuri il gineceo, poiché la sua posizione rimandava a quegli spazi delle case di età greca destinati agli appartamenti femminili; si tratta di due stanze finemente decorate, che si affacciano su un giardino porticato e dotato di vasca. In particolare, nel triclinio è rappresentata la scena in cui Auge, sacerdotessa di Atena, intenta a lavare il sacro peplo della dea, viene sorpresa e sedotta da Eracle ebbro. Da questa unione nascerà Telefo. Particolarmente suggestivo è il peristilio a diciotto colonne che circondava il giardino, arricchito da sculture adibite a fontane, dotate di un sistema giochi d’acqua. Qui gli affreschi rimandano a Dioniso e al suo seguito, secondo modelli iconografici di tradizione ellenistica. Lungo il portico e tra le colonne s’incontrano il dio, un Satiro con otre, due puttini in bronzo che sorreggono anatre, due eroti con le mani legate, un bambino seduto a terra con coniglio, un Satiro con anfora. Infine, una figura di Pan e una di Priapo che, caduti in disuso perché danneggiati, furono relegati nella cucina. 

A completare il ricco giardino, erano mense, tavolini, vasche in marmo a cui si aggiungono due pilastrini con doppie erme: su di uno Dioniso e Arianna, sull’altro un Sileno e una menade. Le sculture trovate sono state rimosse e conservate all’Archeologico di Napoli, e ne sono state effettuate copie, oggi collocate lungo i lati del portico. Altra stanza molto conosciuta è quella denominata Erotica, adiacente all’ambiente del larario che apre il quartiere servile. Per la sua decorazione con quadretti ‘a luci rosse’, si è ipotizzato che servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis).  

Per documentare il complesso intervento di restauro che ha interessato questo edificio iconico di Pompei è stato realizzato il documentario Eterna Pompeii. Il restauro della casa dei Vettii che sarà in esclusiva gratuita su itsart.tv a partire da oggi. 

AGI – Udienza per direttissima, domani, per Martino Di Tosto l’ultrà della Roma arrestato ieri per rissa aggravata dopo gli scontri sull’Autosole tra tifosi giallorossi e supporter del Napoli. Il 43enne, fermato dai poliziotti della digos di Roma e di Arezzo, era stato già coinvolto nel 2013 in una sassaiola contro il pullman dell’Hellas Verona.

Intanto proseguono gli accertamenti per identificare eventuali altri responsabili dei tafferugli avvenuti nell’area di servizio Badia al Pino lungo la corsia nord dell’Autosole, lo stesso dove nel 2007 morì il tifoso romano Gabriele Sandri.

Al momento sono in corso verifiche della Digos su altri soggetti. La polizia scientifica ha ripreso tutto con le proprie telecamere. Molte targhe dei veicoli sono state acquisite: saranno rintracciati sia i proprietari, sia i nominativi di chi ha noleggiato le vetture.

La Procura di Arezzo: “Un atto folle” 

Al lavoro senza sosta anche la Porcura di Arezzo.  “Tutti gli sforzi di questo ufficio e della Polizia di stato sono concentrati ad individuare i responsabili di quanto accaduto. È stato un atto folle”: sono le parole del procuratore capo Roberto Rossi.
“Un atto – ricorda – che ha messo in serio pericolo l’incolumità dei viaggiatori e che ha bloccato una delle principali arterie del nostro paese. Contiamo di identificarli quanto prima e di chiamarli a rispondere in sede penale delle loro condotte e delle loro gravi azioni”.

AGI – Sono tre le ipotesi di reato per i tifosi della Roma e del Napoli che ieri si sono scontrati nell’area di servizio Badia al Pino Est e lungo l’A1 in corsia nord, rimasta chiusa per un’ora. Oltre alla rissa aggravata, le altre ipotesi di reato sono interruzione di pubblico servizio e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Il giorno dopo il grave episodio, è emerso inoltre che quattro ultrà del Napoli che stavano andando a vedere la partita Sampdoria-Napoli,  nel bagagliaio avevano tre spranghe di ferro. Hanno poi forzato un posto di blocco, a Genova Nervi. Tutti di età compresa tra i 21 e i 27 anni, sono stati inseguiti dagli agenti della polizia stradale e fermati poco dopo. Nel bagagliaio gli agenti hanno trovato le mazze, di proprietà del conducente dell’auto, che è stato denunciato. 

il prefetto di Arezzo Maddalena De Luca spiega all’Agi che “eravamo stati messi in allerta dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, per questo le aree di servizio lungo l’Autosole nel tratto aretino erano presidiate.”

Anche il tifoso romano, curato dai sanitari, è stato poi arrestato con l’accusa di rissa aggravata, in giornata il processo per Direttissima.

Intanto sono in pieno svolgimento le indagini da parte della Questura di Arezzo assieme ai colleghi di Roma e Napoli per arrivare ad individuare altre responsabilità.

Importanti saranno le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’autogrill, ma anche le immagini circolate poi sui social degli automobilisti che passavano in quel tratto al momento degli Scontri. Un’ottantina i tifosi napoletani, che sono stati identificati ieri sera a Genova, dove si erano successivamente recati per vedere la partita.

 

AGI –  La religione cattolica spopola sui quaderni di scuola. In Italia, nell’anno scolastico 2021-2022 gli studenti che si sono avvalsi dell’insegnamento di questa materia sono in media l’84,44%: in particolare, l’88,24% nella scuola dell’infanzia, l’88,21% nella scuola primaria, l’85,58% nella scuola secondaria di I grado e il 78,30% nella scuola secondaria di II grado. Lo ha reso noto oggi il Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica della Cei. 

Di conseguenza, chi non ha scelto la religione cattolica (Irc) è pari al 15,56%: in particolare, l’11,76% nella scuola dell’infanzia, l’11,79% nella scuola primaria, il 14,42% nella scuola secondaria di I grado e il 21,70% nella scuola secondaria di II grado.

A livello territoriale, il sud Italia detiene il primato degli studenti sui banch nelle ore di religione cattolica con il 96,64% del totale; al centro si sono avvalsi dell’Irc l’84,33% e al nord il 78,44%.

AGI – Autostrada del Sole bloccata nel tratto aretino, tra Monte San Savino e Arezzo per scontri tra tifoserie, riferiscono le forze dell’ordine.

Sul posto le pattuglie della polizia stradale sezione di Battifolle. I rallentamenti si protrarrebbero per 13 chilometri, e la causa sono lo scontro tra tifosi del Napoli e della Roma. Al momento è chiusa la corsia nord dell’Autosole, ma con ogni probabilità sarà chiusa anche in direzione sud. Pesanti le ripercussioni sul traffico, particolarmente intenso in questo tratto.  

 Gli autogrill del tratto aretino e senese erano già presidiati da questa mattina parte della polizia stradale e l’autogrill di Badia al Pino, lo stesso dove nel 2007 morì il tifoso Romano Gabrile Sandri, era stato chiuso. Proprio lì si sono verificati gli scontri. 

All’arrivo dei pulmini con i tifosi romani, quelli napoletani che già si trovavano sul posto avrebbero iniziato a lanciare degli oggetti, secondo quanto riferiscono fonti ufficiali. La corsia sud non è stata chiusa al traffico, mentre quella Nord è ancora interessata da pesanti code.

I tifosi della Roma sono già ripartiti, sono in corso da parte della polizia altri controlli e accertamenti sui tifosi napoletani ancora fermi in autogrill.

Il vicepremier Matteo Salvini scrive su Twitter che “questi non sono tifosi” e suggerisce: “Paghino tutti i danni di tasca loro,
e mai più allo stadio”.

Questi non sono tifosi.
Autostrada chiusa e viaggiatori italiani bloccati? Paghino tutti i danni di tasca loro, e mai più allo stadio. pic.twitter.com/UpFZ7GRxKk

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi)
January 8, 2023

AGI – (di Nicola Graziani)  Le parole siano sì o no: tutto il resto si sa da dove viene. Ragion per cui Papa Francesco oggi invita – dopo giorni di polemiche fuori posto, presunte rivelazioni, notizie che ha gia’ definito false – a evitare la mormorazione. Niente di peggio per la Chiesa. Niente di più velenoso e distruttivo.
Lo dice chiaramente, il Pontefice, all’Angelus in cui ha fatto ricorso ad una nuova citazione di Benedetto XVI.

Queste le sue parole: “Fratelli, condividiamo, portiamo i pesi gli uni degli altri. Invece di chiacchierare e dividere guardiamoci con compassione, aiutiamoci a vicenda. Chiediamoci: io sono una persona che divide o che condivide? Sono discepolo di Gesu’ o del chiacchiericcio? Il chiacchiericcio è un’arma letale che uccide la fratellanza”. Non c’é bisogno di esegeti né di esperti in dossologia per capire che cosa significhino, queste parole aggiunte in parte a braccio, all’ultimo momento.

 Dentro, in Basilica, hanno aperto i cancelli: dalle 9 del mattino si può rendere vita al suo predecessore. Il Papa emerito, Ratzinger che adesso si discute se fare santo subito mentre si prospettano dimissioni del successore, riposa in una tomba sobria e semplice come i funerali che egli stesso ha chiesto.

La lapide reca la scritta più sintetica possibile: ‘Benedictus PP XVI’ e null’altro. È vero che qui giacque anche Karol il Santo Subito, ma non pare ci sia aria di altrettanta speditezza: già si sono alzate diverse voci contrarie non alla canonizzazione, ma alla fretta.

Per il secondo giorno di seguito Francesco fa un discorso che si presta alla doppia lettura. Non è un voler accostare la situazione vaticana a quella ucraina, ma l’invito alla pace, alla giustizia basata sulla misericordia, al prendersi peso gli uni dei carichi degli altri senza atteggiamenti punitivi o rivendicativi può esser rivolto a più di una situazione.

Oggi, quindi, Bergoglio parte da una riflessione che è generale ma può essere vista anche come una esortazione ad evitare processi di Norimberga, mentre c’è bisogno semmai di una rinascita e di una rifioritura.

“Noi tante volte abbiamo un’idea ristretta di giustizia e pensiamo che essa significhi: chi sbaglia paga e soddisfa così il torto che ha compiuto”, spiega, “ma la giustizia di Dio, come la Scrittura insegna,è molto più grande: non ha come fine la condanna del colpevole, ma la sua salvezza e la sua rinascita, il renderlo giusto”.

Di più: “Siamo chiamati a esercitare in questo modo la giustizia, nei rapporti con gli altri, nella Chiesa, nella società: non con la durezza di chi giudica e condanna dividendo le persone in buone e cattive, ma con la misericordia di chi accoglie condividendo le ferite e le fragilità delle sorelle e dei fratelli”.

In passato la Santa Sede ha lasciato trasparire il desiderio, o se non il desiderio almeno l’auspicio, che le parti impegnate nella guerra ucraina sapessero rinunciare proprio al desiderio di punire: sarebbe stato il miglior viatico ai negoziati di pace, a quella nuova Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa che ancora oggi il cardinal Matteo Zuppi, presidente della Cei, auspica in una intervista.

 Il Papa torna così a chiedere di non dimenticare la martoriata Ucraina, con il suo Natale ortodosso “senza luce e senza caldo”. Una nazione che “soffre molto”. Ma aggiunge, ed è forse la prima volta che lo fa: “Penso alle mamme delle vittime della guerra, dei soldati uccisi, russe e ucraine. Penso ad ambedue. E’ il prezzo della guerra. Penso a loro, siano ucraine siano russe”.

Come diceva Benedetto XVI, che ora si può andare a visitare nel suo riposo: “Ogni uomo, anche chi è caduto tanto in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la luce per la quale egli è fatto”.
È misericordia, soprattutto è comprensione. Quindi è giustizia. Sia fatto silenzio, allora.

 

 

AGI – In 24 avevano denunciato di essere residenti in Italia da dieci anni per prendere il reddito di cittadinanza, ma in realtà erano solo passati da un centro di accoglienza e nonostante questo hanno truffato allo Stato più di duecentomila euro. 

La rete di truffatiri, tutti afrucani, è stata scoperta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, che indagavano sul conto di alcune persone residenti in diversi indirizzi riconducibili a centri di accoglienza per stranieri.

All’anagrafe risultavano residenti o domiciliati in un centro di accoglienza di via Tiburtina a Roma dismesso nel 2021 e tra il 2019 e il 2022 avevano dichiarato falsamente di risiedere nel territorio italiano da almeno 10 anni, producendo autocertificazioni fasulle. Una serie di falsi che avevano permesso loro di percepire 200.118 euro in redditi di cittadinanza senza averne il diritto.

Su 36 istanze presentate negli anni dalle persone denunciate, 5 non sono mai state erogate grazie agli accertamenti dell’Inps, ma altre 11 sono state erogate e interamente percepite per 18 mesi mentre 20 sono state revocate o sospese.

AGI – Una sciatrice di 16 anni è rimasta gravemente ferita dopo una caduta sulle piste sci nel comprensorio sciistico di Klausberg a Cadipietra (Valle Aurina) in Alto Adige. La giovane nella caduta è uscita fuori dal tracciato. Soccorsa in pista, è stata trasportata con l’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites all’ospedale di Bolzano.

Nella giornata , caratterizzata da uno splendido sole, sulle piste da sci del Trentino Alto Adige si registra una nuova serie di infortuni. Nel comprensorio sciistico Pampeago-Obereggen, un bambino di dieci anni è stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale di Cavalese. Richieste di soccorso anche a Folgaria, sulle piste del Pordoi, Cermis, Pampego e a passo Lavazè.

Nelle ultime due settimane gli afflussi negli ospedali del Trentino Alto Adige, in particolari quelli vicini alle piste da sci, sono stati decisamente elevati. 

AGI – C’è il Gianluca Vialli che ribaltava le prospettive degli stadi di tutto il mondo  con le sue rovesciate, l’uomo che camminava a testa alta col “compagno di viaggio”, come definiva il cancro, e c’è il ‘Topolino’, così lo chiamavano da bambino all’Oratorio Cristo Re dove sparse i primi fiori del suo talento. I necrologi della ‘Provincia di Cremona’ il quotidiano della sua città che lo omaggia con una gigantografia in prima pagina, raccontano un po’ della storia meno nota del campione attraverso un abbraccio collettivo alla mamma, al papà e ai quattro fratelli.

E fin da quando era “Topolino” Vialli manifestava la sua generosità. “Ciao Gianluca sei stato una persona speciale, unica. Le parole che mi hai riservato da un allora quattordicenne non le dimenticherò mai, custodirò con gelosia il tuo ricordo. Ti voglio bene Topolino” scrive Maurizio. Grazie anche dai ragazzi disabili che sosteneva.  

Per sempre uno di noi

Ciao Gianluca #Vialli ➡️ https://t.co/I4Kta1zLM5 pic.twitter.com/CtaYSw39fm

— U.S. Cremonese (@USCremonese)
January 6, 2023

La cooperativa sociale cremonese Agropolis ricorda che “sin dal 23 dicembre 1988, quando sottoscrisse l’atto costitutivo, non ha mai fatto mancare la sua vicinanza ai nostri ragazzi, che oggi lo piangono. Di lui ricorderemo sempre la generosa vicinanza e il sostegno alla nostra missione di integrazione sociale e lavorativo di persone con disabilità”.

Vialli sosteneva anche una piccola associazione che si occupa di aiutare pazienti e familiari negli ospedali: “I volontari dell’associazione Siamo Noi sono vicini ai familiari per la scomparsa di un amico dal grande cuore d’oro”.  Adriana e Carlo “ricorderanno sempre la disponibilità e la generosità di Gianluca per il loro bambino”.

E’ stato più di Pelé per questa città. “Gianluca eroe immortale tutti i santi e i Beati canteranno Luca Vialli alé, alé. Noi ti adoriamo, tu sei meglio di Pelé” firmano Matteo e Riccardo Bonetti e Mauro Dognini. E ancora, altri amici: “Sarà sempre con noi, con quelli che lo hanno ammirato per la sua maestria, la sua forza, la sua gentilezza, il suo coraggio”. Anche la Fiera del Grumello sottolinea “le sua grandi doti umane e sociali”.

Gli amici di sempre, poi, non hanno bisogno di firmare per intero. “Caro Luca, You’ll never walk alone. I tuoi amici fraterni Z.J.G.”. Li riconoscerà.       
 

AGI – Il caldo anomalo di questi giorni fa seguito ad un 2022 che si classifica ora ufficialmente come l’anno più bollente mai registrato prima in Italia con una temperatura media superiore di 1,15 gradi e la caduta del 30% di precipitazioni in meno, rispetto alla media storica del periodo 1991-2020. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla banca dati aggiornata Isac Cnr che rileva le temperature dal 1800.

L’anomalia climatica – sottolinea la Coldiretti – è stata più evidente nel nord Italia dove la temperatura è stata superiore addirittura di 1,37 gradi la media mentre il deficit idrico è stato del 40% con pesanti effetti sull’ambiente, sull’agricoltura ma anche sul turismo della neve e sullo smog nelle città.

Gli effetti sono evidenti nel 2023 con i grandi laghi che – si legge ancora nella nota – hanno ora percentuali di riempimento che vanno dal 17% di quello di Como al 24% del Maggiore fino al 34% del lago di Garda mentre il livello idrometrico del fiume Po al ponte della Becca è sceso a -2,9 metri e si registra anche lo scarso potenziale idrico stoccato sotto forma di neve nell`arco alpino ed appenninico. 

L’annunciato arrivo del maltempo con piogge diffuse e nevicate copiose sulle Alpi e sugli Appennini salva dunque dalla siccità in una situazione in cui lo scorso anno, secondo la Coldiretti, sono caduti circa 50 miliardi di metri cubi di acqua in meno in Italia mentre il caldo anomalo di gennaio ha mandato in tilt la natura con fioriture anomale ed il rischio di perdita dei raccolti con l’arrivo del freddo.

Si accentua la tendenza al surriscaldamento in Italia dove la classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine, dopo il 2022, il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – osserva Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi fra siccità, nubifragi, bombe d’acqua, grandinate, bufere di vento e tornado.

 L’agricoltura – continua la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo che hanno superato nel 2022 i 6 miliardi di euro, con cali dei raccolti che mettono a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea che vanno dal 30% per l’extravergine di oliva al 10% per passate, polpe e salse di pomodoro fino al 5% per il grano duro destinato alla produzione di pasta tricolore.

“Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

“Di fronte alla tropicalizzazione del clima – conclude – occorre organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà. Per questo servono  interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana”. 

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