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 AGI –  Ancora una terribile aggressione da parte di due cani vicino a Roma. Il fatto è avvenuto ad Anguillara Sabazia dove due animali, tra cui un pastore tedesco, hanno aggredito una bambina di due anni e sua nonna. I cani sono di proprietà della nonna. La bimba, a seguito delle ferite riportate, è stata elitrasportata dal 118 presso Policlinico Gemelli in prognosi riservata. L’anziana sarà trasportata presso l’ospedale San Camillo. L’aggressione è avvenuta a casa dei nonni della bambina che l’accudivano mentre i genitori erano a lavoro. Sul posto carabinieri di Bracciano, carabinieri forestali, polizia locale, vigili del fuoco e sanitari. I cani sono stati messi in sicurezza e sono in corso le operazioni di recupero in corso.

 

La piccola ha lesioni multiple a viso e arti. Intubata e ventilata, è in sedazione profonda. È al momento ricoverata in prognosi riservata in terapia intensiva pediatrica. 

AGI – È di un morto, tre feriti e quattro dispersi il bilancio ufficiale del crollo nel cantiere di via Mariti, a Firenze, dove erano in corso i lavori per la realizzazione di un nuovo supermercato di Esselunga. A riferirlo ai giornalisti Luca Cari, responsabile della comunicazione in emergenza dei vigili del fuoco. “I vigili del fuoco – ha spiegato – hanno estratto in vita per il momento tre operai, che sono stati affidati al personale sanitario e portati in ospedale e non abbiamo più notizie sulle loro condizioni. Un quarto operaio invece è deceduto, questo è il bilancio di adesso. Al momento stiamo cercando quattro operai che ci vengono segnalati come dispersi. Noi ci muoviamo sulle indicazioni del responsabile di cantiere che dicono che mancano 4 operai all’appello”.

 

A chi chiedeva se ci fossero speranze di ritrovare in vita i dispersi, il dirigente dei vigili del fuoco ha risposto: “Stiamo cercando persone in vita, abbiamo tutto il nostro personale giunto anche da altri comandi. I nostri cani stanno fiutando speriamo di poter avere notizie positive, è una situazione molto, molto complicata”.  Al lavoro le unità cinofile dei vigili del fuoco, con l’obiettivo di rintracciare sotto le macerie gli operai dispersi.

 

Esselunga: siamo sconvolti per quanto accaduto

“Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime del gravissimo incidente di questa mattina nel cantiere di via Mariti a Firenze. Siamo sconvolti per quanto avvenuto. Il cantiere in costruzione era affidato in appalto a una società terza e siamo a disposizione delle autorità per contribuire a chiarire la dinamica di quanto accaduto e per qualsiasi esigenza.

 

 

In segno di lutto nel pomeriggio i negozi Esselunga della città di Firenze verranno chiusi”. Così Marina Caprotti, presidente di Esselunga commenta quanto accaduto

 

Un boato fortissimo, come esplosione di una bomba

“Abbiamo sentito un boato fortissimo, come l’esplosione di una bomba, è stato terribile”. È la testimonianza di una persona che questa mattina stava passando vicino al cantiere dove è avvenuta la tragedia.

Giani: “Travi accartocciate; drammatico”

“Travi accartocciate, è una cosa drammatica. Difficile trovare le parole con queste immagini”. Così il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, sul posto dell’incidente. “È stato un miracolo che nell’incidente la struttura non si sia riversata all’esterno, perché nella strada di fianco stava transitando un pulmino con sopra molti bambini, che sono stati fatti scendere, e portati tutti via di corsa” riferisce il presidente della Regione Toscana.

Nardella, dolore e sgomento per incidente

“Dolore e sgomento per la tragedia al cantiere del nuovo supermercato a Firenze. Seguiamo costantemente la situazione. Esprimo a nome mio e del comune di Firenze cordoglio per le vittime e ringrazio tutti i soccorritori in azione. In attesa di aggiornamenti sugli altri operai coinvolti”. Cosi’ su X il sindaco di Firenze Dario Nardella.

“Ringrazio sentitamente il Presidente della Repubblica Mattarella per avermi espresso al telefono vicinanza e cordoglio per la tragedia al cantiere di Firenze. Ho proclamato lutto cittadino per domani con sospensione di tutti gli eventi. Anticiperò il rientro dalla Terra Santa con il primo volo utile” ha annunciato il sindaco Nardella.

Meloni, cordoglio per le vittime

“A nome mio e del Governo esprimo cordoglio per le vittime del crollo di una trave avvenuto in un cantiere a Firenze”. Lo scrive sui social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Seguo con apprensione l’evolversi della situazione e ringrazio quanti stanno partecipando alle ricerche dei dispersi e alle operazioni di soccorso dei feriti. Le nostre più sentite condoglianze alle famiglie colpite da questa terribile tragedia”.

 

 

 

 

 

 

AGI – Continua la querelle tra Fedez e il Codacons, che ha annunciato di aver presentato un esposto alla Guardia di finanza per “possibili situazioni di interesse poste in essere nell’ambito del gruppo societario facente capo” al 34enne rapper milanese che si era dichiarato “nullatenente”. Il Codacons fa riferimento a una frase pronunciata da Fedez in un’udienza del novembre 2020, in cui era accusato di una diffamazione ai danni dell’associazione consumatori. I “beni mobili o beni immobili registrati” sono intestati “alle mie società”, aveva dichiarato in quell’occasione il cantante, come si sente nell’audio pubblicato da Repubblica che ha anticipato la notizia. La querela del Codacons a Milano era finita in archiviazione ma quelle parole hanno suscitato l’attenzione dell’associazione che ha commissionato uno studio a Gian Gaetano Bellavia, commercialista ed esperto di diritto penale dell’economia. Ne è emersa l’analisi di “una trama societaria in cui si presentano e si ripetono tutti gli indici di pericolosità fiscale”. Nell’esposto di nove pagine alla Guardia di Finanza di Milano e Roma, pur precisando di non poter verificare o affermare che il ‘gruppo Fedez’ evada le tasse, si denuncia “un uso continuo e ripetuto di operazioni poco trasparenti e talvolta senza un’apparente ragione economica” e si chiede di verificare “come sono state gestite fiscalmente le suddette operazioni che generano disallineamenti tra gli effetti civilistici e gli effetti fiscali”. 

 

La replica del rapper

“Mi spiace molto leggere questo articolo, non ne capisco il senso e lo scopo, se non quello di dare un’idea sbagliata ai lettori e alle lettrici riportando una mia dichiarazione in modo del tutto decontestualizzato”. Così Fedez, in un intervento pubblicato su Repubblica online, commenta la notizia dell’esposto. “Durante un processo – spiega Fedez – mi è stata posta una domanda dal giudice circa quali beni mobili e immobili siano a me intestati. Ho risposto la verità che non ho intestato nulla a nome mio e dunque sono tecnicamente nullatenente perché è tutto intestato alle società della mia famiglia, come avviene per molti imprenditori e imprenditrici di questo paese. Se avessi detto il contrario – prosegue – avrei mentito davanti a un giudice compiendo un reato”. Dunque, in merito agli eventuali accertamenti sui suoi asset aziendali, afferma: “Comunque, le mie società sono a disposizione per ogni eventuale controllo delle autorità competenti, non abbiamo nulla da temere o nascondere”. 

AGI – Droga e telefonini cellulari che giravano indisturbati tra i detenuti nel carcere di Catanzaro grazie anche alla compiacenza di agenti e funzionari penitenziari che chiudevano gli occhi e facevano finta di nulla. Un “giro” gestito da due sodalizi criminali sgominati dai carabinieri e dal Nucleo investigazione centrale della polizia penitenziaria coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro: l’inchiesta ha coinvolto in totale 38 indagati, di questi 16 sono finiti in carcere, 10 ai domiciliari, 5 con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 con la sospensione dall’esercizio delle funzioni. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina in una conferenza stampa alla quale ha partecipato, tra gli altri, il procuratore vicario di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, che ha parlato di “quadro inquietante” specificando però che “il sistema penitenziario ha dimostrato comunque di avere al suo interno gli strumenti per assicurare il rispetto delle regole e della funzione istituzionale a sostegno dei detenuti e questo ci rassicura”.

 

Tra gli indagati anche l’ex direttore e un funzionario del carcere di Catanzaro accusate – secondo quanto riferito dagli inquirenti – “di reiterate condotte omissive e commissive finalizzate ad acquisire la benevolenza dei detenuti per evitare difficoltà di gestione” dell’istituto e “pregiudizi di carriera”. 

 

L’inchiesta si è avvalsa della proficua collaborazione tra gli investigatori della polizia penitenziaria, con i loro accertamenti all’interno del carcere di Catanzaro, e dei carabinieri del Comando provinciale, con i loro accertamenti all’esterno, rivolti soprattutto ai familiari di alcuni detenuti, soprattutto alle loro mogli, compagne e madri, che si preoccupavano di recapitare la droga e i cellulari da distribuire all’interno del carcere, attraverso due canali diversi gestiti da due sodalizi diversi, comunque sovrapponibili, che potevano contare sul “fiancheggiamento” di alcuni agenti penitenziari.

 

“Un monitoraggio complesso che abbiamo attuato grazie a un’ottima sinergia con la polizia penitenziaria”, ha commentato il comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, Giuseppe Mazzullo. Gli inquirenti inoltre – è emerso in conferenza stampa – hanno anche ricostruito consistenti movimenti di denaro sulle carte prepagate.

“Ad esempio, su una di queste, in 5 mesi – hanno riferito i vertici dell’Arma nell’incontro con i giornalisti – abbiamo registrato movimenti per 12mila euro e questo testimonia che la vendita della droga e lo smercio dei cellulari erano fonti enormi di reddito per sostenere i due gruppi criminali”.

 

“Durante l’indagine – ha poi aggiunto Capomolla – abbiamo ricostruito più profili di responsabilità tra funzionari di amministrazione penitenziaria, agenti, comandanti e direttori, riscontrando una condotta di omissione che equivale comunque a commettere reato”. A un operatore di polizia penitenziaria, inoltre, è stato contestato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. 

 

Arrestata l’ex direttrice

 Avrebbe favorito “l’introduzione e cessione in carcere di sostanze stupefacenti e l’introduzione e cessione in carcere di dispositivi telefonici, fornendo, attraverso condotte omissive e commissive, un contributo concreto, specifico e volontario alla conservazione e al rafforzamento delle capacità operative delle associazioni, per garantirsi una agevole governabilità dell’istituto penitenziario e far apparire, all’esterno, l’istituto di Catanzaro come un Istituto ben gestito così da garantirsi una agevole camera”.

 

Con queste accuse è stata arrestata Angela Paravati, 59 anni, ex direttrice della Casa Circondariale Ugo Caridi di Catanzaro, in carica dal 2010 al 5 settembre 2022. L’arresto è stato eseguito nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che oggi ha portato all’esecuzione di 38 misure cautelari e ha fatto luce su un giro di droga e cellulari all’interno del carcere catanzarese. Alla Paravati inoltre – si legge negli atti dell’inchiesta – gli inquirenti contestano “da tempo la piena consapevolezza dell’operatività all’interno del carcere di un vero e proprio sistema, gestito da detenuti, poliziotti penitenziari e soggetti operanti all’esterno, avente a oggetto lo spaccio di sostanze stupefacenti e l’introduzione e la cessione di telefoni cellulari, occultati all’interno dei pacchi peri detenuti ovvero introdotti da appartenenti alla polizia penitenziaria infedeli, avendo ricevuto segnalazioni in tale senso”.

 

L’ex direttrice, per la quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere è accusata, tra l’altro, di avere favorito, nel marzo del 2022, in concorso con altri due indagati, l’evasione di un detenuto. Insieme all’ex direttrice Paravati, sono stati arrestati anche Simona Poli, di 46 anni, e Franco Cerminara, di 57 anni, rispettivamente, comandante e assistente capo della polizia penitenziaria.

 

 

AGI – Ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip di Palmi, e decreto di sequestro preventivo per 25.000 euro nei confronti di un consigliere comunale di minoranza e di un suo sostenitore, ritenuti responsabili del reato di istigazione alla corruzione per aver cercato di influenzare l’onesta e leale volontà di esponenti politici della fazione opposta, anche attraverso la consegna, per l’appunto, di 25mila euro cash in contante. L’indagine, condotta dalla procura di Palmi guidata da Emanuele Crescenti e affidata alla Guardia di Finanza del ruppo di Gioia Tauro,  ha permesso di documentare ripetuti tentativi di istigazione alla corruzione perpetrati sia direttamente dal consigliere indagato che per il tramite del terzo. In particolare, dagli accertamenti svolti è emersa la volontà del consigliere comunale di far decadere l’attuale amministrazione entro il 20 febbraio prossimo, termine perentorio entro il quale viene effettuata la ricognizione dei Comuni nei quali occorrerà procedere alle elezioni dei nuovi organi elettivi con la prossima tornata elettorale di giugno. Per raggiungere tale obiettivo, il consigliere raggiunto dal provvedimento cautelare (eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria) avrebbe indebitamente promesso 25.000 euro ad un altro consigliere comunale di maggioranza di un Comune della Piana di Gioia Tauro in cambio delle sue dimissioni. 

Chi sono i politici locali coinvolti

Sono Fiorenzo Silvestro, di 53 anni, e un suo capo elettore, Sebastiano Valenzise, 76 anni, rispettivamente ex sindaco ed ex vicesindaco di Maropati gli arrestati stamane dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria per istigazione a delinquere e altro. I due indagati, secondo le indagini, avrebbero promesso 25mila euro a un consigliere comunale di maggioranza di Maropati in cambio delle due dimissioni.

L’inchiesta della Guardia di Finanza avrebbe documentato plurimi tentativi di istigazione alla corruzione posti in essere da Fiorenzo Silvestro, anche tramite l’ex sindaco Sebastiano Valenzise, per destabilizzare l’attuale maggioranza che amministra il piccolo comune della Piana di Gioia Tauro. 

AGI – Non gli è bastato affidarsi a Gesù e dichiararsi pentito. Anche nel processo di secondo grado Alessandro Maja, il geometra accusato del duplice omicidio della figlia Giulia, 16 anni, e della moglie Stefania Pivetta, 56 anni, e del tentato omicidio del figlio maggiore Nicolò, colpiti a martellate nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2022, nella loro villetta a Samarate, in provincia di Varese, è stato condannato all’ergastolo.  La prima sezione della Corte di assise di appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado che prevedeva il carcere a vita con l’isolamento diurno per 18 mesi. Decisione che Maja ha accolto impassibile, in piedi accanto al suo difensore, l’avvocato Giulio Colombo. Solo un piccolo cenno di soddisfazione da parte di Giulio Pivetta, il padre di Stefania nonchè nonno materno dell’unico sopravvissuto (Nicolò), che, poi, ha così commentato: “”La giustizia c’è e qualche volta viene rispettata. Crede al pentimento di Maja? Assolutamente no, le scuse non esistono”. Interpellato sulle condizioni di salute del nipote, in ospedale per un nuovo intervento chirurgico, Pivetta ha risposto: “Sta bene, fortunatamente sta bene

A chiedere la conferma dell’ergastolo era stata in mattinata la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, contraria a riaprire l’istruttoria dibattimentale (come invece avrebbe voluto la difesa) e a disporre una nuova perizia psichiatrica. L’esperto, nominato dalla corte di assise di Busto Arsizio Marco Lagazzi, aveva concluso l’accertamento ritenendo Maja capace di intendere e di volere. “Ho cancellato la mia famiglia a causa di un mio soffrire emotivo e sono rimasto solo – aveva dichiarato Maja prima della sentenza – . Mi aspetto una pena, la più alta, sperando nella clemenza. Confido nel perdono di Gesù determinato dal mio pentimento”. 
 

AGI – “C’è una mamma che perseguita, da più di 20 anni, in tutte le sedi giudiziarie, facendo anche ampia pubblicità sulla stampa, i suoi genitori e tre dei suoi figli, che non hanno altra responsabilità salvo quella di essere stati di essere stati gli unici ad aver assicurato alla nonna cura, assistenza e dedizione fino all’ultimo giorno”. È parte della nota diffusa dal team di legali che assistono John Elkann, dopo l’apertura del fascicolo d’inchiesta da parte della Procura di Torino su questioni legate all’eredità della famiglia. Inchiesta nata da un esposto di Margherita Agnelli. “L’esposto di cui non si conosce ancora l’esatto contenuto – scrivono gli avvocati di Elkann – è l’ultimo di una lunga serie di iniziative giudiziarie che Margherita Agnelli ha esercitato da ormai venti anni in Italia e all’estero. Tutte queste iniziative hanno lo scopo di disconoscere sia le chiare volontà dell’avv. Giovanni Agnelli prima e di Donna Marella Caracciolo dopo sia, addirittura, gli stessi accordi sottoscritti dalla medesima Margherita Agnelli con la madre Marella nel 2004, accordi che le hanno permesso di beneficiare di un ingente patrimonio a valere sull’eredità del padre”.

 

 

“È utile sottolineare – continuano i legali – che Margherita Agnelli, ritenendo evidentemente critica e incerta la sorte delle attività imprenditoriali di suo figlio e della sua famiglia d’origine, ha deciso nel 2004 di monetizzare la sua parte, salvo poi cercare paradossalmente di beneficiare di un accrescimento patrimoniale ulteriore derivante dal successo del piano di rilancio della Fiat, al quale non ha contribuito in alcun modo, ma di cui, come madre, dovrebbe gioire ed essere orgogliosa essendone stato il figlio l’artefice principale. Il metodo e gli obiettivi di Margherita Agnelli sono quindi sempre gli stessi: contesta tutto, arriva perfino a rinnegare gli accordi sottoscritti pur di non riconoscere le volontà dei suoi genitori, che anzi sono stati i primi a essere accusati di condotte penalmente, civilmente e moralmente illecite”. Nella nota i legali evidenziano, a nome di Elkann, “il dispiacere e il dolore personale per essere bersagli di accuse che hanno una simile provenienza” specificando poi che “fino a questo momento tutte le iniziative di Margherita Agnelli non hanno avuto riconoscimento in alcuna sede giurisdizionale, sia essa penale o civile”.

 

AGI – Vittorio Cecchi Gori è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. A quanto si apprende, il produttore cinematografico si trova in terapia intensiva. La notizia è stata data anche durante la trasmissione “Storie italiane” su Rai1, condotta da Eleonora Daniele, dove era presente in studio Angelo Perrone, amico e collaboratore di Cecchi Gori. Dal policlinico c’è massimo riserbo sulle condizioni di salute. Cecchi Gori sarebbe stato ricoverato all’inizio della settimana.

AGI – Non doversi procedere per difetto di giurisdizione nei confronti dei due funzionari del programma alimentare mondiale: si è chiuso così a Roma il procedimento per i due funzionari del Pam Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza accusati, nell’inchiesta della procura di Roma, di omicidio colposo in relazione alla morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, avvenuta il 22 febbraio del 2021 in Congo. La questione della sussistenza della ‘immunita” era già emersa il 24 gennaio scorso. Il funzionario del ministero degli Esteri che era stato chiamato a riferire in ordine alla prassi relativa alle comunicazioni con funzionari non in servizio in Italia nel procedimento per la morte di Attanasio e Iacovacci aveva infatti depositato un parere nel quale si affermava che, di fatto, l’immunità per i due funzionari sussiste. Le comunicazioni, secondo quanto emerso nella memoria depositata, hanno natura “dichiarativa e non costitutiva dell’immunità funzionale”. Prevarrebbe dunque la consuetudine internazionale a riconoscere l’immunità a tutti i funzionari delle organizzazioni internazionali legate alle Nazioni Unite.  La procura di Roma, comunque, è pronta a impugnare in appello la sentenza del gup, che non è piaciuta alla famiglia Iacovacci:  “Prendiamo atto della decisione del tribunale di Roma, ma c’è una forte amarezza e delusione. Attendiamo i prossimi passi della procura”. 

 

 

 

 

 

AGI –  “Il mondo cyber è un’opportunità senza precedenti, ma presenta anche elevati rischi. Nell’ultimo triennio i reati telematici sono aumentati dell’80%, quasi sia più imprudente fare un clic sulla tastiera che lasciare aperta la porta di casa”. Lo ha affermato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Teo Luzi, intervenendo a Roma all’inaugurazione dell’anno accademico 2023/2024 della Scuola Ufficiali di via Aurelia.

“Pensando al futuro servizio dell’Arma – ha spiegato Luzi – per contrastare i reati nel web, abbiamo realizzato la rete nazionale ‘cyber investigation’, costituita da oltre 400 militari specializzati nelle investigazioni informatiche e nelle conseguenti attività forensi. Nel contempo, sperimentiamo nuove soluzioni informatiche, basate sull’intelligenza artificiale, a sostegno delle attività di controllo del territorio, dell’analisi predittiva sul crimine e nella lotta al terrorismo internazionale. L’obiettivo è quello di fornire nel mondo virtuale la protezione che garantiamo, da sempre, sul territorio fisico”.

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