Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Articolo aggiornato alle ore 11,30 del 17 gennaio 2019.

È finito il primo atto della sfida tra Davide, ovvero la piccola catena di fast food irlandese Supermac’s, e Golia, ovvero la grande catena di fast food statunitense McDonald’s. E come nelle storie più belle a vincerlo è stato proprio il contendente meno famoso ma più tenace. L’oggetto della disfida, per chi si fosse perso la notizia, è il nome di uno dei panini più noti al mondo: il Big Mac. L’ EUIPO (ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale) ha stabilito infatti che il colosso americano non può più impedire ad altri di utilizzare “Big Mac” e “Mc” nei loro prodotti. Insomma, non si tratta di un marchio che meriterebbe l’estensione a livello paneuropeo.

Leggi anche: Tutto ciò che bisogna sapere sul Big Mac, che oggi compie 50 anni

Don’t stop me now!

Pat McDonagh, che ha fondato i Supermac’s di Galway ben 41 anni fa, ha commentato con soddisfazione questa prima sentenza proveniente da Alicante dove l’ente europeo ha sede: “Questa è la fine del McBully” alludendo al tentativo dell’azienda americana di fermare la crescita del suo marchio al di fuori dei confini irlandesi dove conta già più di 100 esercizi. Per McDonagh, infatti, come riporta AFP, “McDonalds opera registrando nomi di marchi che poi vengono semplicemente archiviati e non usati”. Operazioni volte a contrastare l’ascesa dei futuri concorrenti.

Stando a quanto scrive il Telegraph, infatti, le azioni legali sono iniziate nel 2015 quando Supermac’s aveva iniziato a guardare con fiducia all’espansione verso la Gran Bretagna e l’Europa. Il nome di Supermac, del resto, non ha nulla a che vedere con il competitor d’oltreoceano ma riguarderebbe il soprannome con cui il fondatore era conosciuto, da giovane, nel campionato di calcio gaelico.

Respinte le prove di McDonald’s

Gli avvocati dell’azienda americana, con un documento di 41 pagine, avevano tentato di convincere l’ente europeo che il Big Mac, venduto in tutta Europa e molto conosciuto in rete, avrebbe meritato questo riconoscimento di esclusività ma l’EUIPO ha risposto che le prove in questione erano insufficienti. Secondo quanto scrive il Sole 24 ore, McDonald’s “non è riuscita a dimostrare l’uso effettivo del marchio in questione in tutta l’Ue per un periodo continuato di cinque anni”.

Il SuperMac potrà dunque sfidare il più noto BigMac, inventato dal franchiser italoamericano Jim Delligatti, senza incidere sulla storia e sulla forza del nome di quest’ultimo. McDonald’s potrà comunque fare appello per continuare una battaglia che, come detto, è appena iniziata ma che potrà scrivere una pagina importante in una questione da sempre molto dibattuta. 

“Avrò un altro figlio che nascerà a maggio: speriamo che sia femmina”. Sono parole di speranza quelle di Tony, detenuto dal 2008 con fine pena nel 2030 per un omicidio. Parole di un uomo che ha sbagliato, sta pagando  e ora è una persona diversa: “Per mio figlio non ci sono mai stato, però ce l’ho messa tutta e lui ora è bravissimo, andrà all’università. Ha interrotto una tradizione familiare, perché io sono stato in carcere fin da quello minorile, e anche i miei genitori li ho visti entrare ed uscire”.

Una storia di rinascita possibile grazie al percorso rieducativo che Tony ha seguito nella Nave, il reparto speciale del carcere di San Vittore, dove la pena diventa un’occasione e un’opportunità attraverso l’arte, la poesia, la scrittura: in una parola alla ‘bellezza’. Le attività sono organizzate dal reparto La Nave della Asst Santi Paolo e Carlo, reparto creato nel 2002 da Luigi Pagano e Gaziella Bertelli che oggi lo dirige. 

Il coro, che tutte le settimane prova nella rotonda di San Vittore, proprio sotto l’insegna del “IV Raggio” ha cantato “Ma Mi'” insieme a un’ospite d’eccezione: Ornella Vanoni. Il concerto si è svolto davanti al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per intonare un canto in milanese che racconta la storia di un uomo che ha passato “quaranta di’, quaranta nott a San Vittur a ciapaa i bott” – quaranta giorni e quaranta notti a San Vittore – reso celebre da Enzo Jannacci. Canto “libero”, lo hanno ribattezzato gli organizzatori dell’evento, perché l’esibizione è stata trasmessa – grazie al supporto tecnico della Rai di Milano – in diretta alla Triennale, dove Daria Bignardi, nella sala gremita di spettatori, ha inframezzato le canzoni con interviste ai detenuti.

L’iniziativa rientra nel programma di attività dell’associazione Amici della Nave – presieduta dall’avvocato Eliana Onofrio – che propone ai detenuti la prosecuzione dei trattamenti che vengono fatti all’interno del carcere anche una volta usciti e di cui fa parte anche la mostra di fotografia sull’istituto penitenziario di via Filangieri, “In Transito. Un Porto a San Vittore” del fotogiornalista Nanni Fontana (allestimento di Cesare Ventura realizzato da Carlo Battaini, installazioni audio di Pietro Leddi, testi di Fabrizio Ravelli, progetto grafico di Eva Scaini, coordinamento di Cuca Manzella): un viaggio per immagini tra i detenuti e le tante attività del reparto La Nave; a fare da guida durante la mostra anche alcuni ex pazienti del reparto (i detenuti ospitati qui, infatti, hanno avuto problemi di dipendenza da alcol e droghe, sono seguiti da specialisti dell’Asst S.Paolo e S.Carlo).

“Soddisfatto” dell’iniziativa il direttore della casa circondariale Giacinto Siciliano: “Milano che è una città di eccellenza: non può non avere un carcere altrettanto di eccellenza, un luogo dignitoso dove il tempo sia tempo impegnato”. Una linea, quella della riabilitazione “attraverso il lavoro” condivisa anche dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: “Ogni giorno si deve pensare che in carcere ci sia un proprio familiare stretto: dobbiamo agire per il benessere carcerario, con la stessa ossessione di fare qualcosa per un nostro familiare, sia esso un detenuto o un agente di polizia penitenziaria”. 

Campagna informativa obbligatoria sui rischi per la salute derivanti dall’uso dei telefonini: il Tar del Lazio ha disposto che i ministeri dell’Ambiente, della Salute, dell’Istruzione e della Ricerca, “ciascuno per il proprio ambito di competenza”, provvedano “ad adottare una campagna informativa, rivolta all’intera popolazione, che ha ad oggetto la individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile (cellulari e cordless) e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad uso improprio di tali apparecchi”. La decisione del tribunale amministrativo è stata adottata, accogliendo parzialmente il ricorso presentato dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog. La campagna, ha deciso il Tar, “dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica del presente atto”.

Il diritto a riparare i propri elettrodomestici potrebbe presto diventare legge nell’Unione Europea. Una serie di proposte, presentate dai ministri dell’ambiente comunitari e che verranno approvate nel corso di gennaio, è diretta a obbligare i produttori di grandi elettrodomestici, televisori o impianti di illuminazione a rendere i propri prodotti più facilmente riparabili e duraturi nel tempo, come riporta la Bbc. Le misure, racchiuse nella Direttiva sull’Ecodesign, potrebbero obbligare i produttori a rendere i propri prodotti più facili da aprire per le sostituzioni e le riparazioni.

Soluzioni che mitigherebbero la “senescenza programmata” – l’invecchiamento previsto per ciascun dispositivo prodotto – ma che potrebbero anche incidere negativamente sugli investimenti volti a una maggiore innovazione degli stessi. Le aziende produttrici hanno comunque ottenuto che alcune riparazioni debbano essere svolte da personale tecnico autorizzato, come lamentano le associazioni dei consumatori.

E questo, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environmental Bureau, Eeb), “Limiterebbe l’accesso dei riparatori indipendenti ai pezzi di ricambio e alle informazioni – oltre a rendere più proibitivi i servizi di riparazione”.

‘People are sick of the take, make, dispose economy’ https://t.co/zubd84t1B9 #righttorepair

— Greenpeace NZ (@GreenpeaceNZ)
January 15, 2019

Secondo i dati riportati nelle relazioni dell’Unione Europea, dal 2004 al 2012, gli elettrodomestici che richiedono sostituzione entro cinque anni dall’acquisto sono passati dal 3,5 per cento all’8,3 per cento. Uno studio citato citato dalla Bbc inoltre sottolinea come il 10 per cento delle lavatrici finite in discarica avrebbe meno di cinque anni di vita.

Sostituire gli elettrodomestici tuttavia impone anche di comprarne di migliori in termini di efficienza e consumi. Questo garantirebbe una sensibile diminuzione dell’inquinamento domestico con l’aumentare delle classi di consumo: bilanciamento di cui l’Unione Europea dovrà tenere conto nello stabilire le nuove regole comunitarie.

Sulla strada verso la piena sostenibilità, in sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, ha scelto di giocare la carta del softpower: nessun dirigismo, ma interventi puntuali volti ad accompagnare le proposte che arrivano dal territorio.

Per esempio da Fincantieri, che vuole ampliare i suoi impianti per la produzione delle grandi navi da crociera, o dall'Università Politecnica delle Marche, che invece vuole ampliare il numero dei suoi studenti, soprattutto dei fuori sede.

"Penso – ha spiegato Mancinelli – che quello che può e che deve fare una amministrazione pubblica è creare le condizioni ambientali di contesto favorevoli all'insediamento delle attività e contemporaneamente governarne gli effetti e gli impatti sulla vita cittadina".

Come funziona il rapporto FEEM

I dati sembrano darle ragione. Almeno quelli raccolti dai ricercatori Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e pubblicati nel rapporto "Per un'Italia sostenibile: l'SDSN Italia SDGs City Index 2018". La ricerca ha misurato, per ciascuna delle cittaàcapoluogo di provincia italiane, la percentuale di attuazione delle politiche di sostenibilità così come sono state definite dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Si tratta in tutto di 16 obiettivi che tengono conto di diversi indicatori economici (reddito, distribuzione, lavoro, infrastrutture, innovazione), ambientali (qualita' dell'aria, acqua, rifiuti, energia sostenibile), sociali (partecipazione, cooperazione, assistenza), di salute (aspettativa di vita, obesità) e di istruzione. L'obiettivo è quello di mettere a disposizione di amministratori, cittadini e comunità, uno strumento che permetta di monitorare il grado di efficacia delle misure adottate e di calibrare così al meglio l'azione amministrativa e di governo delle città.

"Strumenti come questo sono naturalmente molto complessi – spiega Mancinelli – perché debbono tener conto di realtà anche diverse tra loro, ma certo sono strumenti molto utili". Ancona sembra essere sulla buona strada verso il pieno conseguimento di questi target: 12 su 16 sono stati raggiunti con percentuali che vanno ben oltre la soglia del 50 per cento, solo uno invece, sotto la soglia del 20 per cento, il numero 7, energia rinnovabile e accessibile. "Mi pare che tutto sommato il quadro sia positivo" spiega Mancinelli.

Qualche nota stonata

C'e' tuttavia qualche nota stonata. Per esempio l'obiettivo 2 che riguarda il cibo che e' stato raggiunto solo al 25,3 per cento. Per misurare questo obiettivo, i ricercatori hanno preso in considerazione diversi indicatori, tra questi anche la percentuale di persone obese. "Su questo l'azione di un'amministrazione è molto indiretta – spiega Mancinelli – e si esprime attraverso una serie di provvedimenti e di atti che puntano a favorire da parte della popolazione l'adozione di comportamenti che possano contrastare la diffusione dell'obesità".

Proprio per favorire al massimo questo tipo di azioni, il Comune di Ancona ha scelto di aderire alla rete delle Città Sane, il network di Comuni che promuove la salute riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Uno sforzo importante, in questo senso lo stiamo facendo nel campo della refezione e delle mense scolastiche. Ogni giorno vengono erogati circa 4.500 pasti. Grazie a un gruppo di esperti tra cui anche una dietologa, non solo cerchiamo di garantire la sicurezza dei prodotti ma vogliamo anche garantire un regime dietetico sano e una giusta educazione alimentare ai bambini e alle loro famiglie".

Risultati buoni, ma da mantenere

Un capitolo a parte sono gli indicatori che riguardano il lavoro, lo sviluppo e l'economia. I risultati raggiunti, anche se i dati sono positivi, non permettono di adagiarsi sugli allori. Le risorse a disposizione, il porto, la cantieristica e un settore turistico che comincia a diventare una voce importante nel bilancio cittadino. Tutte sfide che dovranno essere affrontate con un occhio anche alla sostenibilità.

"Sul turismo siamo ancora nella fase in cui tutti i programmi e i progetti puntano ad attrarre turisti in città, ma questo non vuol dire che non dobbiamo tentare, fin da ora, di governare questi processi e di renderli il piu' possibile sostenibili anche con azioni concrete" spiega la sindaca Mancinelli. Come, per esempio, la gestione dei trasporti durante le festività natalizie. "Per far fronte all'afflusso di turisti – migliaia di persone per 40 giorni – abbiamo organizzato dei servizi navetta ad hoc per portare le persone dai parcheggi fino al centro cittadino" dice Mancinelli.  

La gestione della viabilità è un tema che emerge anche in conseguenza di un altro importante fattore di crescita economico della città con evidenti ricadute in termini di sostenibilita'. Si tratta della cantieristica navale con il grande cantiere di Fincantieri coi suoi 1.400 addetti che costruisce le grandi navi da crociera e tutti gli altri cantieri che costruiscono yacht. Anche in questo caso l'approccio è quello del softpower, ovvero dare risposte agli operatori e contemporaneamente governarne gli effetti sulla città. Per far fronte alle richieste di mercato, Fincantieri ha chiesto di raddoppiare la superficie degli spazi produttivi a discapito di un'area, all'interno del cantiere, che attualmente è utilizzata come parcheggio dal personale.

"Stiamo ragionando – racconta Mancinelli – con la società per cercare di capire come organizzare questa sosta fuori dall'area del cantiere con un trasporto collettivo e programmato per gli addetti che poi lavorano su turni", in modo da permettere di dedicare tutta l'area di cantiere alle attività legate alla produzione".

Un altro ambito su cui si sta investendo nello sviluppo della città è il rapporto con l'Università Politecnica della Marche. Anche qui la parola d'ordine è quella di assecondare le iniziative che vengono presentate. Un approccio che ha permesso di avviare una serie di progetti che cambieranno il volto di pezzi importanti della città. In questo caso, oltre a favorire un aumento dei servizi per gli studenti (a cantieri conclusi sono attesi almeno altri 250 nuovi posti letto per i fuori sede) si stanno avviando interventi per la rigenerazione del tessuto urbano attraverso il recupero di strutture abbandonate come l'Ex Caserma Fazio, il Complesso del Buon Pastore e anche l'Edificio derrate Alimentari nel parco del Cardeto.

 

"Mi dite in quale parte del mondo mi trovo? Ormai è tutto finito: ho 64 anni sono malato, sono cambiato". Sono le frasi che, secondo quanto riferisce sul suo profilo Facebook l'ex deputato Mauro Pili, ha detto Cesare Battisti nel carcere di Oristano dove è rinchiuso da ieri. "Non mi dichiaro innocente ma nemmeno mi accollo tutto ciò di cui mi accusano", avrebbe aggiunto l'ex terrorista. Pili afferma di avere appreso le informazioni da sue fonti.

Non appena messo piede in Italia Cesare Battisti ha immediatamente nominato un avvocato. La scelta è ricaduta su una star del foro di Milano: Davide Steccanella.

Il riferimento allo showbiz non è affatto casuale: Steccanella è il legale di diversi personaggi dello spettacolo, tra le quali Michelle Hunziker e Simona Ventura. Personaggio ecclettico, alterna la professione di avvocato a quella di scrittore appassionato dei più disparati argomenti: dall’opera al calcio. Sua la firma su un libro dedicato a Montserrat Caballè e uno dal titolo “Non passa lo straniero. Ovvero quando il calcio era autarchico”.

Ma soprattutto grande il suo interesse per la cronaca riguardante il terrorismo nostrano; Cesare Battisti non sarà il suo primo cliente con accuse di terrorismo sulle spalle. In passato Steccanella, come ricorda La Notizia, ha assistito nella richiesta di riabilitazione Mario Ferrandi, ex terrorista di Prima Linea e il leggendario boss della banda della Comasina, Renato Vallanzasca.

Steccanella è già andato a Oristano per un primo colloquio con il suo assistito. 

Cesare Battisti non sarà portato nel carcere di Roma Rebibbia, ma nel penitenziario di Oristano. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. L'ex terrorista dei Pac è stato preso in consegna dagli agenti del Gom, il gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria, e per "ragioni di sicurezza", ha spiegato il Guardasigilli, sarà ora portato a Oristano.

Articolo aggiornato alle ore 14,40 del 14 gennaio 2018.

Cesare Battisti non sara' portato nel carcere di Roma Rebibbia, ma nel penitenziario di Oristano. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. L'ex terrorista dei Pac è stato preso in consegna dagli agenti del Gom, il gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria, e per "ragioni di sicurezza", ha spiegato il Guardasigilli, sarà ora portato a Oristano. 

Il leader dei Proletari armati per il Comunismo, che in Italia è stato condannato all'ergastolo per quattro omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979 e non si è mai pentito, sarà sottoposto all'isolamento diurno per 6 mesi, come previsto per i condannati all'ergastolo. 

Battisti è stato catturato in Bolivia sabato pomeriggio. Passeggiava da solo per le strade di Santa Cruz della Sierra, quando è stato intercettato dagli agenti dell'Interpol che lo hanno arrestato senza che opponesse resistenza. 

Leggi anche: Cos'è l'ergastolo ostativo

Nel giro di poche ore è stato consegnato alle autorità italiane e imbarcato a bordo di un Falcon dell'aeronautica militare appositamente inviato dall'Italia. Il volo è partito direttamente da Santa Cruz diretto a Roma: non è passato dal Brasile nonostante il presidente Jair Bolsonaro, che avrebbe voluto capitalizzare il successo sul piano mediatico, avesse preannunciato una 'tappa' nel gigante sudamericano: evidentemente si è voluto evitare un passaggio che avrebbe potuto nascondere qualche insidia burocratica innescata dagli avvocati di Battisti. Il ministro Enzo Moavero Milanesi ha ringraziato per la collaborazione le autorità boliviane e quelle brasiliane.

In Italia Battisti sconterà l'ergastolo: non sarebbe stato così invece se fosse stato estradato dal Brasile, visto che un accordo con le autorità italiane firmato in passato prevedeva di commutare l'ergastolo in una pena a 30 anni di reclusione.

Gli agenti italiani erano da una settimana a Santa Cruz, la seconda città boliviana, a circa 800 chilometri a est di La Paz, ed avevano circoscritto la loro attenzione su una serie di indirizzi. Quando hanno creduto di aver individuato l'ex terrorista, hanno cominciato a tenerlo sotto controllo e ad eseguire tutta una serie di verifiche tecniche (comparazioni di immagini, confronti fotografici, osservazioni dirette) per avere la certezza dell'identificazione.

Una volta fugato qualsiasi dubbio, è scattato il fermo ad opera della polizia boliviana: Battisti è stato intercettato in strada. C'è anche un video che lo ritrae pochi minuti prima del fermo, maglietta con le maniche corte, occhiali scuri, barba e baffi per camuffarsi, camminava tra i negozietti con passo spedito. A tradirlo i contati su Facebook.

Bonafede rassicura sull'ergastolo

"Garantire che sconterà l'ergastolo? Abbiamo fatto approfondimenti e considerando che arriva in Italia senza passare dal Brasile, le cui autorità ringrazio per il supporto logistico e e politico, viene meno l'accordo stipulato dal mio precedessore che prevedeva l'estradizione condizionata al fatto che in Italia non scontasse l'ergastolo ma 30 anni di carcere". Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, parlando di Cesare Battisti. "Quindi, approfondendo il tema – ha aggiunto – riteniamo di poter affermare che sconterà l'ergastolo. Si è sottratto alla giustizia italiana per quasi 40 anni, questo tempo non ha lenito le ferite di chi rivendica di ottenere giustizia. Oggi giustizia sarà fatta". Il Ministro ha aggiunto che al momento della cattura, Battisti "non ha opposto resistenza".

"Se escludo che possa tra dieci anni usufruire dei benefici in caso di buona condotta? Queste decisioni le prendono i magistrati di sorveglianza, ma lo posso escludere a norma di legge", ha detto ancora Bonafede. "Quando sono arrivato al ministero della giustizia – ha spiegato – ho immediatamente bloccato una legge svuotacarceri del vecchio governo che avrebbe potuto senz'altro, non so se fra dieci anni o più tempo, assecondare agevolazioni in generale. Ho lasciato la parte che realmente, nella cornice della certezza della pena, mira a una rieducazione, ma qui stiamo parlando di un ergastolo, e di una persona che deve scontare la sua pena secondo quello che prevede la norma italiana. Se avrà forme premiali? Per quello che mi compete – ha concluso – assolutamente no". 

Flag Counter