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AGI  – Il plenum del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa – l’organo di governo autonomo della magistratura amministrativa – ha designato all’unanimità il presidente aggiunto Franco Frattini a presidente del Consiglio di Stato. 

La nomina di Frattini sarà formalizzata con una delibera del Consiglio dei ministri e un decreto del Presidente della Repubblica. L’attuale presidente di Palazzo Spada Filippo Patroni Griffi resterà in carica fino al suo giuramento come giudice costituzionale, che dovrebbe avvenire a fine gennaio quando Giancarlo Coraggio, presidente della Consulta, concluderà il suo mandato alla Corte. 

AGI – “La vaccinazione sta procedendo bene, a parte un piccolo ritardo sulle terze dosi nella prima parte dell’autunno, non si può rimproverare nulla. Però, a parte fidarsi della popolazione e aver messo l’obbligo delle mascherine Ffp2, di fatto misure restrittive per frenare la crescita dei contagi non sono state introdotte e quindi i casi, con una variante così contagiosa, continuano a crescere”.

Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervistato su Cusano Italia Tv commentando le misure decise dal governo per contenere la pandemia da Covid-19. “La domanda che tutti si pongono – osserva – è se gli ospedali riusciranno nelle prossime settimane a resistere a questa pressione. Abbiamo già una situazione ospedaliera molto critica”.

Sui dati del monitoraggio settimanale Gimbe che mostrano tutti gli indicatori dell’epidemia in netta salita. “È importante fare delle precisazioni riguardo quella che – ha affermato Cartabellotta – al momento potrebbe sembrare una comunicazione contraddittoria. Da una parte i ricercatori e gli scienziati ci dicono che Omicron è una variante meno aggressiva che, soprattutto nelle persone vaccinate, provoca poco più di un raffreddore, dall’altra parte però ci stiamo ritrovando con gli ospedali pieni. Noi siamo di fronte ad una variante estremamente contagiosa. Il problema è che questo elevatissimo numero di casi incontra una popolazione suscettibile che è ancora troppo numerosa. Abbiamo 2 milioni e 200 mila bambini sotto i 5 anni – spiega il presidente della Fondazione Gimbe – che ancora non possiamo vaccinare perché non c’è nessun vaccino autorizzato. Poi ci sono 8 milioni e 600 mila persone non vaccinate in tutte le fasce d’età e 15 milioni di persone in attesa della terza dose. Questo fa sì che di fatto stiamo progressivamente riempiendo gli ospedali, sia in area medica che in terapia intensiva e molte regioni purtroppo si avviano verso la zona arancione”.

Infine, per quanto riguarda il tema delle Regioni che chiedono di non conteggiare i positivi asintomatici, Cartabellotta sottolinea: “Il problema reale è che quando una persona arriva in ospedale ed è positiva deve essere gestita in un reparto Covid. Noi non abbiamo predisposto al momento a livello organizzativo una sorta di assistenza intermedia dove magari il paziente deve andare a fare un intervento di protesi dell’anca e viene occasionalmente identificato come positivo. Oggi il sistema prevede che quando un paziente entra in ospedale e fa un tampone positivo finisce automaticamente in un reparto Covid indipendentemente dai sintomi. Serve dunque una modifica delle regole che, da una parte – conclude il presidente di Gimbe – può ridurre le percentuali di occupazione e salvare le Regioni dalla zona arancione e rossa, ma dall’altra parte non risolve il problema del sovraccarico ospedaliero perché queste persone vanno comunque in ospedale. Dunque non confondiamo l’aspetto burocratico con quello dell’occupazione degli ospedali”. 

AGI – A 10 anni dalla tragedia della nave Costa Concordia, dove persero la vita 32 persone, il naufragio viene raccontato da un punto di vista inedito: quello degli abitanti dell’Isola del Giglio che sin dal primo momento hanno saputo reagire mettendo in moto una macchina della solidarietà per accogliere i naufraghi sconvolti e infreddoliti.

A raccogliere le testimonianze dei gigliesi è il podcast di Matteo Caccia “Il mondo addosso” prodotto da Mismaonda per Audible Original, la piattaforma di Amazon.

Erano le 21 e 45 di venerdì 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia, partita da Civitavecchia per una crociera nel Mediterraneo con scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari e Palermo, naufraga davanti all’Isola del Giglio dopo aver urtato il più piccolo degli scogli delle Scole, situato a circa 500 metri dal porto. 

Ho provato a raccontare un’altra storia e non la storia della Concordia, che tutti conoscono”. Ha detto all’AGI Matteo Caccia l’autore del podcast che raccoglie le voci degli abitanti dell’isola.

“Ho trovato delle storie molto diverse tra di loro ma con un denominatore comune: l’accoglienza – ha spiegato Caccia – cioè la capacità di aprire il proprio porto, e aprire le proprie case. La prima cosa che fanno i gigliesi, nella persona del sindaco, quando giungono al porto e vedono quella nave in panne lì davanti, anche se non è ancora inclinata ma in difficoltà, è far accendere i riscaldamenti delle scuole, dell’asilo, far aprire le porte della Chiesa al parroco”.

“Senza dubbio il grande tema è l’accoglienza, l’altra questione importante che ho voluto raccontare – ha sottolineato Matteo Caccia – è l’aspetto del lavoro di gruppo. Nonostante tutto e non solo per quella notte, ma anche per i due anni e mezzo successivi, l’isola si è aperta lasciandola in mano alle oltre 1.500 persone che sono arrivate tra operai e tecnici e che hanno lavorato prima per mettere insicurezza la nave e poi per portarla via. Anche in questo atteggiamento hanno saputo fare comunità. Quando l’imprevisto e l’inaspettato, come può essere la pandemia o una nave da crociera che ti arriva addosso, la risposta è fare le cose in insieme – ha aggiunto – se c’è da vaccinarsi ci vacciniamo, se c’è da stare a casa stiamo a casa, se c’è da mettersi insieme e portare aiuto a dei naufraghi infreddoliti, lo facciamo”. 

Che rapporto avevano i gigliesi prima di quella notte con le navi da crociera che passavano davanti all’isola?

Tutti quelli che ho intervistato sono stati molto sinceri su questo aspetto. Non era la prima volta che la nave passava davanti all’isola. Molti hanno scoperto che la Concordia sarebbe passata davanti al Giglio quella sera da Facebook. C’era un passaparola, era certamente un avvenimento quando le navi passavano e  a loro non dispiaceva. Certo nessuno immaginava che una nave di quelle dimensioni e con quella tecnologia potesse andare contro uno scoglio ma una nave che passa era sempre un evento. Fellini lo ha raccontato benissimo in Amarcord con il passaggio della nave Rex.

Quale storia ti ha maggiormente colpito tra quelle raccolte dagli abitanti dell’Isola?

La persona che rappresenta particolarmente l’accoglienza dei gigliesi è Caterina Pellegrini, una isolana che quella notte ha aperto la sua casa a più di 50 persone. Nel podcast ci racconta di una famiglia di spagnoli con una nonna infreddolita alla quale ha donato un cappotto che aveva comprato da poco.
Lei è rimasta in contatto con molte delle persone che ha aiutato quella sera. Ogni anno a Natale e Pasqua le mandano gli auguri e molti le hanno rispedito a casa i vestiti che avevano preso quella sera. Un legame che è rimasto per una notte che ha definito “lunghissima, durata una settimana’.

Come è composta la serie podcast?

‘Il mondo addosso’ è suddivisa in 10 puntate di circa 50 minuti ciascuna. In ogni puntata ci sono due o tre testimonianze. Ho trascorso sull’Isola una settimana e il primo episodio è dedicato all’ultimo giorno dove ho messo in piedi uno spettacolo dal vivo, un evento collettivo, nella piazza del paese leggendo le storie che mi avevano raccontato. 

AGI – In pochi secondi sono entrati e usciti con un bottino di gioielli in oro per un valore ingente. La rapina è stata commessa mercoledì intorno alle 12.30 alla gioielleria ‘Crivelli Boutique’ di via della Spiga, in pieno quadrilatero della moda nel centro di Milano. Due uomini, con il volto coperto dalle mascherine sono entrati nel negozio. Uno dei due ha estratto una pistola minacciando le commesse mentre l’altro con un martelletto ha infranto una teca di vetro e ha arraffato anelli, collane e orecchini. Al momento della rapina non erano presenti clienti e nessuno è rimasto ferito. Le indagini sono condotte dalla sezione antirapine della squadra mobile. Si indaga anche su un terzo uomo, che avrebbe svolto la funzione di ‘palo’ fuori dal negozio. 
Mi9/Sol

AGI – Quando hanno visto Papa Francesco varcare la soglia del loro negozio, i titolari di “Stereosound”, attività commerciale per la vendita di dischi, non sapevano se essere più increduli o felici. è sceso da un’auto bianca ed è entrato al volo superando il disimpegno di accesso, occupato da un’ampia vetrina con una selezione di vinili disposti in mostra. Ieri sera verso le 19, poco prima della chiusura, il Santo Padre ha fatto visita nel negozio specializzato in musica classica di via della Minerva, affacciato su uno dei lati del Pantheon a Roma. Una rarità in quello spicchio monumentale del centro storico, dove si alternano gelaterie, ristoranti a vocazione turistica e negozi di abbigliamento.

All’inizio della strada sono presenti diversi negozi di sartoria dedicati ad abiti e paramenti sacri. Bergoglio era già stato diverse volte nel negozio di dischi nei decenni scorsi, nelle sue visite a Roma quando era prima vescovo e poi cardinale di Buenos Aires. Ma non era mai tornato da quando è diventato Pontefice.

Siamo rimasti senza parole, è una persona meravigliosa, speciale“, racconta all’AGI Tiziana, la figlia di Letizia, la storica titolare dell’attività, aperta da circa 50 anni. Il locale è stato chiuso per qualche tempo per interventi di manutenzione. La commerciante specifica: “Durante la pandemia abbiamo fatto dei lavori di ristrutturazione per rinnovare un poco il negozio, in qualche modo il Papa deve averlo saputo e gli ha fatto piacere vedere come è diventato il locale”.

Dopo aver visitato il negozio, il Papa ha detto “avete fatto un bel lavoro”. Prima che andasse via i titolari hanno voluto omaggiare Bergoglio con un cofanetto di musica classica, restano top secret pero’ il titolo e l’autore. “è un appassionato del genere, di opera, di grandi voci”, riferiscono.

La visita di Francesco diventa anche l’occasione per una riflessione ad alta voce sulle difficoltà degli esercenti del centro storico, specie per le attività maggiormente di nicchia. “Sono vari fattori messi insieme – argomenta la negoziante – la pandemia, il commercio on line, il centro con pochi turisti, il vinile che ha un suo mercato me resta un prodotto di nicchia, non è semplice andare avanti ma noi ce la metteremo tutta”. 

AGI – La procura della Repubblica di Agrigento ha individuato gli autori del danneggiamento alla Scala dei Turchi, imbrattata con una sostanza rossa nella notte fra venerdì e sabato. L’inchiesta, in un primo a carico di ignoti, era stata aperta per danneggiamento di bene avente valore paesaggistico.

I carabinieri hanno acquisito le immagini del sistema di video-sorveglianza della zona e avviato accertamenti sulla vendita del prodotto usato per l’imbrattamento stringendo il cerchio in pochi giorni. Già domenica mattina la scogliera di marna è stata ripulita dai volontari: un gesto di straordinario civismo che era stato esaltato anche dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in uno dei suoi ultimi messaggi prima di morire a causa di una grave malattia.

Identificati i due autori del raid vandalico nella Scala dei Turchi, gioiello paesaggistico siciliano, imbrattato con della sostanza chimica rossa nella notte fra venerdì e sabato: la conferma arriva anche dalla procura della Repubblica di Agrigento. “A seguito di perquisizione domiciliare e del sequestro di cose pertinenti al reato”, spiega il procuratore Luigi Patronaggio, “i carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno denunciato, in stato di libertà, alla procura della Repubblica di Agrigento D.Q. e F.G. entrambi di Favara, in quanto ritenuti responsabili del danneggiamento della Scala dei Turchi. Come prove a carico dei due denunciati – aggiunge – i militari dell’Arma hanno addotto le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza dei luoghi e l’esito delle disposte perquisizioni domiciliari”.

Uno dei due presunti responsabili sarebbe dunque Domenico Quaranta. Un “pluripregiudicato con diversi precedenti giudiziari e di polizia fra i quali annovera un attentato alla metropolitana di Milano e un altro alla Valle dei Templi di Agrigento“, “nonchè un’altra azione di danneggiamento ai danni della marna di Punta Bianca”, tra il 2001 e 2002, dopo una presunta conversione all’Islam in carcere. Lo stesso, in passato è stato sottoposto a misura di prevenzione e di recente è stata rigettata, da parte del tribunale, una analoga richiesta ma è sottoposto al divieto di avvicinamento ad Agrigento disposto dalla questura”.

Quanto alle motivazioni del gesto “si ipotizza – aggiunge il procuratore – un atteggiamento di generica e vaga contestazione nei confronti del sistema e delle forze dell’ordine, come è dato scorgere sulle pagine dei social dello stesso indagato”.

Poco meno di 48 ore, dunque. Tanto hanno impiegato i carabinieri della Compagnia di Agrigento a dare un volto – ricostruendo in maniera certosina quanto fosse accaduto la notte fra venerdì e sabato scorsi alla Scala dei Turchi di Realmonte – ai presunti autori del raid vandalico che ha deturpato, con polvere di ossido di ferro, la scogliera di marna bianca.

Due i denunciati alla procura della Repubblica di Agrigento per l’ipotesi di reato di danneggiamento di beni avente valore paesaggistico. I carabinieri della Compagnia di Agrigento sono riusciti a fare piena luce sull’identità degli autori del grave danneggiamento, avvalendosi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e di una raffica di perquisizioni e verifiche effettuate fra Realmonte e Favara, passando anche da Porto Empedocle e la città dei Templi. A coordinare il fascicolo d’inchiesta, inizialmente aperto a carico di ignoti, sono stati il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio e il sostituto Chiara Bisso.

I filmati della videosorveglianza hanno permesso di accertare che un furgone, un Ford Transit, è giunto di sera alla Scala dei Turchi; poi da quel mezzo sono scese due persone trascinando dei misteriosi sacchi, quelli che contenevano la polvere di ossido di ferro. Dopo un’attenta e ripetuta analisi delle immagini, i Carabinieri sono riusciti ad acquisire il numero di targa del furgone.

Da quell’istante in poi, è stata corsa frenetica per mettere dei punti fermi nell’inchiesta su un caso che ha suscitato scalpore e indignazione a livello mondiale. I sospetti dei Carabinieri si sono subito concentrati su un uomo di Favara, già noto per danneggiamenti simili.

La sua individuazione a Favara e l’ispezione del furgone ha permesso di trovare tracce di polvere di ossido di ferro. Le successive perquisizioni hanno consentito di ritrovare, all’interno dei magazzini ispezionati, guanti sporchi della stessa polvere e ulteriori, inequivocabili, prove. Nel frattempo, la Scala dei Turchibene candidato a diventare patrimonio mondiale dell’umanità Unesco – è stata ripulita da un esercito di volontari.

La ferita al paesaggio e alla bellezza della Sicilia è stata infatti immediatamente rimarginata. Queste le dichiarazioni del colonnello Vittorio Stingo: “L’Arma dei carabinieri è intervenuta nell’immediatezza per individuare subito gli autori di questo crimine ad opera di scellerati che ha deturpato uno dei beni paesaggistici più importanti della Sicilia. L”rma non molla il territorio a difesa dei nostri cittadini e delle bellezze naturali”. 

AGI – La percentuale di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid 19 a livello nazionale sale al 18% (+1%) nelle terapie intensive e al 27% (+1%) nei reparti della cosiddetta ‘area non critica’. E’ quanto emerge dal monitoraggio Agenas dell’11 gennaio. 

Per l’immunologo della Casa Bianca, Anthony Fauci: “Prima o poi tutti finiranno per contagiarsi con la variante Omicron, ma si tratterà di conviverci. E il Covid diventerà un virus “quasi normale””.

Lo scenario, un po’ inquietante e un po’ rassicurante, è quello tratteggiato da Anthony Fauci, luminare della Casa Bianca per l’emergenza Covid. “Omicron – ha spiegato l’immunologo – ha un livello molto alto di trasmissibilità e alla fine ‘troverà’ proprio tutti. Anche i vaccinati e chi ha preso la terza dose”.

Ma in questi caso, ha aggiunto l’esperto, “non finiranno in ospedale e non moriranno” proprio grazie all’efficacia del vaccino. A pagare il prezzo più alto “saranno i non vaccinati”.     

In Usa sono 65 milioni le persone che non si sono volutamente, o non possono, vaccinarsi. Il 62 per cento ha preso le due dosi, mentre solo il 25 per cento ha fatto anche il “booster”.

Secondo Fauci gli Stati Uniti sono davanti a un periodo di transizione con la pandemia, al quale seguirà una fase in cui “sarà normale” convivere con il Covid.

Oltre il 60% degli italiani con booster

Sono 117.019.459 le dosi di vaccino anti-Covid somministrate in Italia, il 99,9% del totale di quelle consegnate pari finora a 117.159.196 (nel dettaglio 79.908.045 Pfizer/BioNtech, 21.604.219 Moderna, 11.544.690 Vaxzevria-AstraZeneca, 2.256.000 Pfizer pediatrico e 1.846.242 Janssen). Secondo quanto si legge nel report del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, sono state somministrate 24.314.983 dosi addizionali/richiamo (booster) al 61,50% della popolazione potenzialmente oggetto di tali somministrazioni che hanno ultimato il ciclo vaccinale da almeno quattro mesi.

Continua il trend positivo di prime dosi e booster – sottolinea il commissario – Ieri circa 77.500 prime dosi (di cui 48 mila bambini) e 22.500 prime dosi per over 50. Quasi 550 mila le terze dosi”.

Il generale Francesco Paolo Figliuolo, “nel ringraziare tutto il personale sanitario per il costante sforzo profuso a favore della salute dei nostri concittadini ha evidenziato le capacita’ espresse dalla macchina organizzativa delle Regioni e delle P.A. coordinate dalla Struttura commissariale”. 

 

AGI  – “Non c’è stato alcun atto governativo specifico di impiego delle forze militari nelle zone di Nembro e Alzano”. Lo scrivono i legali del Ministero dell’Interno rispondendo alla richiesta del Consiglio di Stato di spiegare perché non voglia rendere pubblici gli atti sulla base dei quali 400 uomini e donne, tra carabinieri, polizia, guardia di finanza ed esercito, vennero inviati nella Bassa Bergmasca il 5 marzo 2020 e poi ritirati 3 giorni dopo, determinando la mancata ‘zona rossa’ in anticipo sul lockdown nazionale.  

Non si possono rivelare per tutelare l’ordine pubblico 

Il documento rientra nell’ambito di un complesso iter cominciato due anni fa dall’AGI con una richiesta di accesso agli atti al Ministero per potere consultare queste carte  su un tema che è al centro anche dell’indagine della Procura di Bergamo perché la mancata ‘chiusura’ potrebbe avere aggravato la situazione in uno dei primi focolai del Covid più aggressivi al mondo.

Poco più di un mese fa, i giudici avevano chiesto al Ministero di rendere documentati chiarimenti entro 30 giorni”  sulle ragioni che giustificavano il ‘no’.

Svelare questi aspetti costringerebbe l’amministrazione “a ostendere l’intero piano d’impiego del contingente militare sul territorio nazionale, non essendoci stato alcun atto governativo specifico di impiego  delle forze militari nelle zone di Nembro e Alzano. E ove pure ci fosse stato uno specifico atto governativo – si legge nella memoria del Ministero dell’Interno – non certamente tale atto avrebbe potuto disporre dell’impiego operativo dei contingenti militari assegnati, essendo tale impiego rimesso alle complesse procedure delineate per l’adozione del decreto del ministero dell’Interno e del ministero della Difesa”.

Non rendere noti questi documenti viene incontro alla “necessità di evitare un pregiudizio concreto e attuale alla tutela degli interessi pubblici”.  

Tra i riferimenti citati dal Ministero quelli relativi al quadro normativo sull’operazione ‘Strade sicure’ per il “contrasto alla criminalità e al terrorismo attraverso l’impiego di un contingente di personale militare delle forze dell’ordine”.

Due anni di pronunce contraddittorie della giustizia   

Il primo ‘no’ del Ministero all’AGI era arrivato il 6 novembre del 2020. Si negavano  “gli atti inerenti l’impiego e il ritiro dei militari nelle zone dei Comuni di Nembro e Alzano” richiamandosi alle “cause di esclusione” previste dalla legge cioè “la sicurezza e l’ordine pubblico”, la “sicurezza nazionale”, “la difesa e le questioni militari”, “la conduzione dei reati e il loro perseguimento”. 
Il Tar, a cui l’AGI si era rivolta attraverso un ricorso scritto dall’avvocato Gianluca Castagnino, aveva però respinto la tesi del Ministero sottolineando che l’accesso civico “è finalizzato a favorire forme di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.

Secondo i giudici Francesco Arzillo e Daniele Bongiovanni, rendere pubbliche le carte non avrebbe comportato nessun pericolo perché “la richiesta è stata formulata nel settembre 2020 quando la questione della ‘chiusura’ delle aree era superata da tempo”, “si tratta di un’attività di impiego di militari in un ambito toponomastico e temporale circoscritto e non si inquadra in un contesto più ampio finalizzato alle modalità di contrasto al crimine e di tutela della sicurezza pubblica, tanto che una loro divulgazione vanificherebbe la strategia individuata dalle forze di polizia”. Una tesi opposta rispetto a quella sostenuta dal governo.

Il procuratore di Bergamo, Antonio Chiappani, aveva assicurato ai giudici amministrativi che non sono atti coperti da segreto. In seguito, il Consiglio di Stato aveva sospeso la pronuncia del Tar e chiesto i chiarimenti arrivati ora dal Ministero che saranno valutati dai giudici. 

AGI –  “Con l’introduzione del green pass per gli avvocati e l’obbligo vaccinale per gli over 50 il cittadino perde il diritto di scegliersi il legale che desidera”. Lo dice all’AGI Vinicio Nardo, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano. “La figura dell’avvocato fa parte della giurisdizione assieme agli inquirenti e ai giudicanti ma è diversa da quella del magistrato che si uniforma allo Stato – ragiona -.  Se non c’è un pubblico ministero lo sostituisce un altro, quello che conta è l’ufficio della Procura, mentre quella del difensore è una scelta strettamente personale del cliente. Il rapporto tra un cittadino e il suo avvocato vince su qualsiasi cosa, è un presupposto fondamentale del diritto di difesa. È una diade indissolubile”.

“Una visione molto pericolosa” 

A fare la differenza, secondo il penalista, è la tempistica con cui è maturata questa decisione: “Si poteva risolvere il problema senza mettere in crisi il diritto di difesa stabilendo subito l’obbligo di green pass per tutte le parti. Invece il 16 settembre 2021 il governo decideva misure urgenti per consentire il ‘pieno svolgimento dei procedimenti’ stabilendo l’obbligo per magistrati e personale amministrativo ma lasciando fuori avvocati, testimoni e parti del processo”.

Ora “testimoni e parti continuano a essere esenti, mentre gli avvocati no e si decide di continuare a fare i processi ma sacrificando qualcosa del diritto alla difesa”. Altro elemento di preoccupazione per Nardo è il contesto in cui arriva questa novità: “Sta emergendo una visione dell’avvocato che i più non vedono, perché impegnati nella battaglia ideologica pro e no vax, che è molto preoccupante proprio mentre le commissioni che stanno redigendo i decreti legislativi sulla riforma dei codici vogliono tradurre in norme le esperienze della pandemia, che suggeriscono  una ‘smaterializzazione’ del processo con, per esempio, le udienze a distanza. Questa visione che sacrifica il diritto alla difesa è molto pericolosa”.

“Sbagliato che il governo decida che non avere il pass non è legittimo impedimento”

E c’è un particolare che sembra tecnico ma che riconduce a questa visione che inquieta il rappresentante degli avvocati milanesi: “Il governo dice che non costituisce un legittimo impedimento non avere il green pass. In sostanza l’esecutivo invade il terreno del giudice che ha sempre avuto il compito di svolgere valutazioni nel caso singolo sull’esistenza o meno dell’impedimento. Se anche ci fosse una motivazione ragionevole, mi viene in mente che quel giorno il legale non è riuscito a trovare un posto dove fare il tampone, il giudice non può a priori dichiarare l’impedimento”.

Nardo “confida che l’avvocatura nel suo insieme si ponga il problema, che emerga una sensibilità su questi temi. Ci sono dei ricorsi, è vero, ma entrano nella disputa scientifica in cui non voglio entrare perché credo ci si debba affidare alla scienza anche se può sbagliare. Invece faccio un discorso vecchio come il mondo: nei momenti di emergenza passano cambiamenti che poi restano nell’ordinario e sacrificare il diritto alla difesa ci deve preoccupare molto”.                
 

AGI – Un vasto incendio ha coinvolto questa mattina i cantieri navali della Ferretti Yacht a Cattolica, nel Riminese. Nessuno è rimasto ferito ma dieci operai sono stati visitati dai sanitari per aver inalato fumo. Il rogo è divampato attorno alle 9.40: un’imbarcazione di quasi 30 metri quasi pronta alla consegna è andata completamente distrutta. Sul posto sono giunte cinque squadre dei Vigili del fuoco. I danni sono ingenti.

Fiamme sotto controllo, in corso le operazioni di spegnimento per un #incendio che ha interessato uno yacht di 30 mt e alcune imbarcazioni vicine. Dalle 9:40 l’intervento di 11 #vigilidelfuoco in un cantiere navale nel porto di Cattolica#Rimini #11gennaio pic.twitter.com/wIluR1Nums

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
January 11, 2022

I vigili del fuoco ipotizzano che sia stato un cortocircuito la causa scatenante del vasto incendio. Gli operai si sono accorti del fumo che usciva dalla cabina di uno scafo di lusso di circa 30 metri che era pronto per la consegna e, nonostante i tentativi per spegnere le fiamme con gli estintori, in pochi minuti il rogo ha coinvolto tutta l’imbarcazione del valore di circa 10 milioni di euro. Le autobotti dei pompieri sono tuttora al lavoro. Nessuno è rimasto ferito, ma dieci operai sono stati visitati dai sanitari per aver inalato fumo.

Il rogo è divampato attorno alle 9.40. Sono inoltre in corso analisi da parte di Arpae per monitorare la situazione dell’aria e accertare che non si siano propagate sostanze tossiche.

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