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Nuovo caso di razzismo dal calcio giovanile, stavolta durante una partita della categoria Giovanissimi in Liguria: sabato pomeriggio il portiere 14enne sudamericano del Priamar di Savona è stato bersagliato con cori offensivi (tra cui “Negro di merda”) da una ventina di ragazzi tifosi della squadra di casa, la Cairo Montenotte (Savona). L’arbitro, una giovane donna, ha sospeso la gara due volte per cercare di fermare le offese razziste.

“Mio figlio è ferito e amareggiato, è un episodio vergognoso che non merita altri commenti se non un intervento deciso della Federazione, non si possono accettare certi episodi”, ha denunciato la madre del ragazzo ai media locali. “Siamo molto dispiaciuti”, ha aggiunto, “penso che nessuno si deve permettere insulti del genere, fuori o dentro gli stadi, grandi e piccoli”. “Nessuno degli adulti presenti alla stadio è intervenuto per fermare i cori razzisti e questo è ancora più disdicevole”, ha lamentato la donna.

“E’ stata una cosa che mi ha ferito dentro, da allenatore e da amante di questo sport”, ha spiegato l’allenatore della Primar, Luca Fiorio. “La Cairese ha avuto un comportamento esemplare, non c’è dubbio, quanto ad altre persone adulte presenti a vedere la partita è meglio che non commento”, ha aggiunto il tecnico che ha elogiato il suo portiere, “un ragazzo eccezionale, che è riuscito a ignorare gli insulti e continuare a giocare, a 14 anni non è facile”.

La Cairese attraverso il direttore generale si è scusata per le offese lanciate dagli spalti dello stadio Brin: “Nessuno si deve permettere insulti del genere, fuori o dentro gli stadi, grandi e piccoli”. 

Un ciclista è stato ucciso da un’automobilista ubriaca alla periferia di Trapani. Una ragazza di 22 anni, alla guida di un’auto di piccola cilindrata, ha travolto un ventenne del Mali che in bicicletta stava percorrendo nella frazione di Xitta la strada che collega Trapani a Paceco. Forse anche a causa della scarsa illuminazione la ragazza ha investito il giovane, presente in Italia con regolare permesso e residente nel trapanese. I sanitari del 118 non hanno potuto fare nulla e gli agenti della Polizia municipale, sottoposta la ragazza all’alcol test, hanno informato il pm di turno che ha disposto gli arresti domiciliari per omicidio stradale.

All’altro capo del Paese, ad Antegnate (Bergamo), un trentenne marocchino irregolare in Italia  è evaso dai domiciliari, dove in arresto per droga, e si è messo alla guida ubriaco e senza patente. Dopo aver causato un incidente è stato arrestato dai carabinieri e portarlo in carcere: aveva un tasso alcolemico di quasi tre volte superiore al limite consentito dalla legge.

“Io prego con tutto il cuore che uno di voi, che vivete proprio qui, abbia un sussulto, un ricordo, un’associazione di idee, una sensazione di anomalia e sia in grado di indicare un giorno sospetto, un momento specifico su cui indagare, facendo una semplice segnalazione al 112”. È uno dei passaggi della lettera scritta da Alberto Ferraris, il compagno della madre di Stefano Leo, il ragazzo accoltellato a morte ai Murazzi di Torino il 23 febbraio scorso.

(Foto di Alessandro Frau per Agi)

Ferraris, insieme a quattro amici e ai fratelli di Stefano, ha stampato 500 lettere, imbucate nelle cassette della posta dei palazzi della zona. “È un modo per chiedere aiuto ai residenti”, spiega Ferraris, che nella lettera scrive: “Gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che indipendentemente dal movente che è tuttora oscuro (non escludono addirittura che ci sia stato uno scambio di persona, l’assassino si sia comportato in modo calcolato, probabilmente meditato (…) in questo caso deve aver fatto necessariamente uno o più sopralluoghi nel posto. Può averlo fatto in un giorno qualsiasi, anche una o due settimane prima, o il sabato precedente. Sicuramente anche nella fascia oraria in cui ha colpito, tra le 10 e le 11. Credo che in questo momento delle indagini sia importantissimo dare qualche indicazione riguardo a comportamenti sospetti di qualcuno nelle due settimane prima del 23 febbraio. Sarebbe importante concentrare le analisi in certi momenti precisi”.

E ancora: “Sento che la svolta delle indagini arriverà da una persona che con quelle energie formidabili che sono dentro a ognuno di noi, nella nostra capacita’ di ricordare, osservare, di essere solidali, darà l’imbeccata decisiva per fare imboccare alle indagini la strada giusta”. 

Una persona è stata travolta ed uccisa da una valanga in Val Senales in Alto Adige. La slavina, che aveva coinvolto anche una seconda persona, si è abbattuta all’esterno delle piste da sci della zona di Lazaun sul ghiaccio della Val Senales. I soccorritori sono giunti sul posto con due elicotteri, Aiut Alpin Dolomites e Pelikan 2 dell’elisoccorso provinciale. Impegnati anche il soccorso alpino e i carabinieri. 

Nel novembre del 2006, l’ex agente dell’Fsb russo Aleksandr Litvinenko fu avvelenato col polonio: qualcuno lo aveva nebulizzato su una tazza di tè che stava bevendo in un locale elegante a Londra. Sei anni dopo, nel novembre del 2012, l’uomo d’affari Aleksander Perepilichnyy collassò mentre correva vicino a casa sua a Weybridge, nel Surrey. La sua morte inizialmente fu stata attribuita a cause naturali, ma l’inchiesta ha trovato tracce di veleno nel suo stomaco. Prima di morire aveva aiutato una società d’investimento a scoprire un’operazione russa di riciclaggio da 230 milioni di dollari.

Ora si torna a parlare di avvelenamenti e di mix di sostanze radioattive per una vicenda che appare lontana anni luce dalle morti misteriose di Londra: il decesso, per il momento altrettanto misterioso, di Imane Fadil, modella marocchina, assurta agli onori delle cronache italiane perché ospite di una delle ‘serate eleganti’ organizzate per Silvio Berlusconi ad Arcore.

Teste chiave dell’accusa nei processi Rubu, è morta a 34 anni il primo marzo scorso per, secondo fonti vicine all’inchiesta, un “mix di sostanze radioattive che non si trovano in commercio, in quantità tale da escludere una contaminazione accidentale”.  La causa del decesso è certificata dagli esami tossicologici trasmessi dall’ospedale Humanitas in Procura il 6 marzo scorso, cinque giorni dopo la morte. Fonti della Procura di Milano non confermano però l’indiscrezione.

“Mi hanno avvelenata”

A dare notizia del decesso ai giornalisti è il procuratore di Milano, Francesco Greco, che annuncia anche l’apertura di un’indagine per omicidio volontario. Un atto dovuto dal momento che la ragazza, durante il ricovero, aveva confidato a persone a lei vicine il timore di essere stata avvelenata e che una prima analisi delle cartelle cliniche descrive una “sintomatologia da avvelenamento”. Tutte le ipotesi restano però aperte, dall’ errore medico al decesso per una patologia ancora non identificata.

La voce che la modella marocchina stesse male si era diffusa dopo che, il 14 gennaio scorso, il Tribunale aveva escluso lei, Ambra Battilana e Chiara Danese, cioè le tre ragazze che si ritenevano danneggiate dal bunga – bunga, dal novero della parti civili nel processo Ruby ter, sbarrando così la strada a eventuali richieste di risarcimento, in caso di condanna, a Silvio Berlusconi. “Ha avuto un crollo nervoso”, si diceva.

Invece, dopo un violento malessere a casa di un amico, era stata ricoverata dal 29 gennaio nella clinica Humanitas di Rozzano, dapprima in terapia intensiva e poi in rianimazione, con sintomi come mal di pancia e vomito che poi si erano aggravati, fino a trasformare il suo ultimo mese di vita in “un calvario”, reso ancor più penoso dal fatto che quasi fino alla fine è rimasta “lucida e vigile”.

Al suo avvocato Paolo Sevesi, che più volte è andato a trovarla, e poi anche al fratello, Imane ha ripetuto più volte di essere stata avvelenata. “Non posso dire se mi ha fatto dei nomi”, fa muro ora il suo legale, vincolato dal segreto perchè è stato sentito come testimone dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliana e dal pm Luca Gaglio

“Una vicenda strana”

Convocati in Procura anche i medici, il fratello e chiunque possa riferire informazioni utili in attesa che l’autopsia venga eseguita nei prossimi giorni. “Speriamo che la scienza ci risolva il problema”, confida Greco definendo “una vicenda strana” la morte di Imane. Stando a quanto spiegato dal procuratore, ai magistrati la notizia del decesso è arrivata solo da una settimana dall’avvocato Sevesi e subito è stato disposto il sequestro delle cartelle cliniche da cui emergono “anomalie” e dei campioni di sangue prelevati durante il ricovero.

Imane stava scrivendo un libro, la Procura ha acquisito le bozze anche se dalla loro lettura non sarebbe emerso nulla di rilevante. “Per ciò che succedeva ad Arcore noi ragazze che abbiamo deciso di non farci corrompere abbiamo pagato più di altre”, aveva detto in un’intervista recente Imane, ragazza fragile che, in un colloquio un anno fa col ‘Fatto Quotidiano’ aveva parlato dell’esistenza di “una setta di Satana ad Arcore”.

Testimone nel primo processo Ruby chiuso con l’assoluzione dell’ex premier, Fadil era stata parte civile nel processo a carico di Lele MoraEmilio Fede e Nicole Minetti, ricevendo un risarcimento che ha sempre sostenuto di non avere incassato. Puntava al processo Ruby ter, quello con al centro l’accusa di corruzione per Berlusconi e agli altri 27 imputati, e spesso si era lamentata dei continui rinvii delle udienze che impedivano, a suo dire, l’accertamento della verità.

Poi, l’esclusione dalla parti civili e il ricovero. Un mistero, il suo, che si aggiunge alla scomparsa dell’avvocato Egidio Verzini, andato a morire in una clinica Svizzera il 4 dicembre scorso per una malattia incurabile, il giorno dopo avere consegnato alla stampa la sua verità sul caso Ruby. 

 “Esattamente 41 anni fa c’è stata la strage di via Fani e il rapimento di Aldo Moro. Nel dovere del ricordo, non possiamo dimenticare che troppi terroristi assassini, non solo delle Brigate Rosse, sono in giro per il mondo anziché in galera” e la loro cattura “è il modo migliore per non dimenticare l’orrore, omaggiare le vittime e ribadire che chi sbaglia paga”. Lo dichiara il ministro dell’Interno Matteo Salvini, indicando in Alessio Casimirri uno di questi latitanti, “attualmente in Nicaragua e che partecipò alla strage di via Fani: l’altro giorno il Parlamento europeo ha chiesto al paese del Centro America di restituirci il criminale in fuga”. Il ministro aggiunge quindi che per Casimirri “come per i troppi terroristi scappati all’estero (nel commando di via Fani c’era anche Alvaro Lojacono, ora in Svizzera), l’Italia è tornata finalmente ad alzare la voce per ottenere giustizia”. 

Ieri sera verso le 23.30 un jumbo bus Atac in servizio sulla linea 69 ha preso fuoco mentre era fermo al capolinea a piazzale Clodio. Nessuna conseguenza per le persone presenti. L’azienda del trasporto pubblico del Campidoglio, secondo quanto si apprende, ha avviato un’inchiesta interna sul nuovo rogo di un mezzo.

Si tratta del quarto incendio scoppiato da inizio anno su un bus della capitale, e del 59mo rogo che, nell’era Raggi, vede coinvolto un autobus di linea a Roma. Lo afferma il Codacons, commentando l’incidente registrato la scorsa notte su un mezzo della linea 69 andato a fuoco in Piazzale Clodio.

“E’ evidente che esiste un problema sicurezza per gli autobus della capitale e non vorremmo che, come avviene di consueto in Italia, ci sia bisogno di registrare morti e feriti prima di adottare seri provvedimenti a tutela dell’incolumità pubblica – afferma il presidente Carlo Rienzi – Alla luce dell’incidente appare assurdo che il Comune dedichi risorse ad esperimenti con bus a guida autonoma, quando non riesce nemmeno a far funzionare quelli tradizionali e ad evitare che i mezzi attualmente in circolazione prendano fuoco all’improvviso”. 

Luca Traini si dissocerà dall’accostamento del suo nome con la strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, dove in due attentati in moschee sono state uccise decine di persone, bilancio provvisorio 49 morti e numerosi feriti. Lo dichiara a Radio 24 l’avvocato Gianluca Giulianelli, il difensore del giovane maceratese che il 3 febbraio 2018 compì un raid nelle strade del capoluogo marchigiano ferendo a colpi di pistola sei persone di colore, tutte immigrate africane, in una sorta di vendetta contro i pusher e per reazione alla raccapricciante morte di Pamela Mastropietro, drogata, uccisa e fatta a pezzi, delitto che vede imputato a Macerata un nigeriano, Innocent Oseghale.

Il nome di Traini è in qualche modo accostato alla strage di Christchurch perché lo stesso autore della strage in nuova Zelanda ne ha scritto il nome, insieme ad altri personaggi a cui si è ispirato, su uno dei caricatori dei mitragliatori che aveva con sé.

“Traini si dissocia dal suo accostamento alla strage. Da tempo ha maturato pentimento per il gesto di Macerata”, ha dichiarato l’avvocato Giulianelli, aggiungendo che quanto accaduto “è una cosa che lascia senza parole. Non ho ancora avuto modo di parlare con Traini, ma l’ho sentito ieri sera per telefono. Luca sicuramente si dissocia da questa cosa, poca importa che nel suo caso non ci fosse nessun riferimento religioso, ma sicuramente lui condannerà il suo accostamento a questa strage, perché è da tempo che ha maturato forte pentimento per il gesto che aveva fatto a Macerata”.

La mattina del 3 febbraio del 2017, un sabato, Macerata – già scossa dallo scempio di cui Pamela era stata vittima dopo essere fuggita da un centro di recupero per tossicodipendenti – venne sconvolta da un raid contro stranieri.

Era quello compiuto appunto da Traini, che armato di pistola si era spostato in auto da un punto al’altro della città ed aveva fatto fuoco a caso, prendendo di mira però solo persone di colore. E a fine raid, prima di consegnarsi docilmente e avvolto nel tricolore italiano ai carabinieri e alla polizia che gli davano la caccia si era fermato davanti al monumento ai caduti e fatto il saluto fascista.

Processato con l’accusa di strage aggravata dall’odio razziale e porto abusivo di arma, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a 12 anni di reclusione, come la procura aveva chiesto, e in più a tre mesi di libertà vigilata e dovrà risarcire le parti civili con somme da quantificare in sede civile.

Nel corso del processo, ai giudici della corte d’assise maceratese ha detto: “Scusate, ho sbagliato” e leggendo frasi scritte su fogli aveva anche detto di non provare alcun odio razziale, “volevo fare giustizia contro pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell’immigrazione: anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze. In carcere ho maturato una nuova cognizione dei fatti”.

A scatenarlo era stata la “cessione di eroina da parte di nigeriani a Pamela”, oltre a notizie relative – ha riferito – a “violenze su bambini e su donne”, notizie che avevano finito con il provocargli “un tumulto interiore”. Da cui si originò la decisione di sparare in strada, compiere il raid. La difesa ha parlato di personalità borderline, Traini “soffre di disturbi di personalità”, e ha preannunciato ricorso contro la sentenza di condanna di primo grado. Per l’accusa invece il raid fu opera – come aveva scritto il perito incaricato di delineare la personalità dell’imputato – di “un gesto organizzato compiuto da una persona capace di intendere e di volere, legato ad uno stato emotivo e passionale”.

Nelle sue dichiarazioni in aula, Traini ha però negato di essere “matto o borderline. Il mio gesto non è collegato al colore della pelle: un poco di buono può essere sia bianco sia nero”. Ringraziando anche “giudici e forze dell’ordine che stanno riportando la situazione alla normalità”, e sottolineando di aver agito a causa del “clima che si era creato con il ‘bombardamento’ di notizie sullo spaccio in città” e per “fare giustizia” anche per l’ex fidanzata che assumeva stupefacenti.

Finito il processo, come è solito avvenire, anche la figura di Traini è entrata come in una sorta di oblio mediatico. Ci ha pensato il suprematista neozelandese a riportarla d’attualità.

Quattro daspo sono stati dati dopo tre distinti episodi che hanno visto coinvolti dirigenti e giocatori di alcune società calcistiche della provincia di Trapani, accusati di comportamenti minacciosi e violenti.

Il primo episodio si è verificato a Partanna in occasione dell’incontro tra le squadre Bruno Viviano Partanna e Asd Bianco Arancio Petrosino, presso l’impianto sportivo comunale “Madonna delle Grazie”.

Un calciatore 36enne della squadra partannese al termine della partita si e’ scagliato contro l’allenatore della squadra avversaria colpendolo al naso con una violenta testata. Immediati i soccorsi al malcapitato che si è visto costretto a ricorrere alla cure del limitrofo nosocomio di Castelvetrano dove gli veniva diagnosticata una frattura al setto nasale.

Un altro episodio nel campo de Salemi, la cui squadra di calcio milita nel campionato di promozione. In questo caso un dirigente 47enne durante le fasi finali della partita, ha colpito con un pugno allo stomaco uno dei guardalinee, responsabile, a suo dire, di non avere segnalato un presunto fuorigioco commesso da un giocatore della squadra avversaria; il guardalinee è stramazzato e l’arbitro ha sospeso l’incontro di calcio. La vittima ha avuto una prognosi di sei giorni. Il questore ha disposto un daspo della durata di due anni nei confronti del giocatore partannese, tra l’altro denunciato dalla parte offesa per il gesto violento. Il dirigente calcistico del Salemi è stato sottoposto a un daspo di quattro anni. 

 “No Giorgia Meloni, i fascisti li riconosco”. Lo scrive la sindaca di Roma Virginia Raggi commentando il post della leader di Fratelli d’Italia che commentando la rimozione della storica scritta “Vota Garibaldi” alla Garbatella aveva sostenuto “Il comune di Roma ha cancellato la storica scritta del 1948 “Vota Garibaldi”. Dopo gli ultimi deliri per vietare una via ad Almirante e cancellare quelle intitolate a “esponenti” del ventennio, forse la Raggi avra’ scambiato #Garibaldi per un fascista…”. 

Ieri un addetto alle pulizie del comune aveva cancellato per sbaglio la storica scritta alla Garbatella. Era stata restaurata nel 2004, con un intervento conservativo a cura della Scuola comunale di Arte ornamentale, voluto dal Municipio della Garbatella guidato allora da Massimiliano Smeriglio, la scritta “Vota Garibaldi, lista N 1”, cancellata oggi per errore in via Basilio Brollo da una squadra del decoro urbano del Campidoglio.

no @GiorgiaMeloni, i fascisti li riconosco

— Virginia Raggi (@virginiaraggi)
14 marzo 2019

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