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Grave incidente sul lavoro a taranto: due operai edili – in un primo tempo si credeva fossero padre e figlio, ma poi questa ipotesi è stata smentita – sono morti dopo essere precipitati da una piattaforma di elevazione crollata mentre erano impegnati in un lavoro di ristrutturazione di uno stabile.

Le condizioni dei due erano subito apparse gravissime e nulla hanno potuto i sanitari del 118, subito accorsi sul posto. Secondo una prima ricostruzione, si è rotto il braccio che solleva la piattaforma per consentire di intervenire all'altezza del piano di lavoro.

I due sono caduti da un'altezza di circa 10 metri, si apprende da fonti Asl Taranto. Violento l'impatto dei due lavoratori al suolo e vani tutti i tentativi effettuati dal personale del 118, subito accorso sul posto, di rianimarli.

I due sono precipitati perché si è rotto il braccio elevatore della piattaforma che, nei lavori edili, serve per raggiungere il piano sul quale bisogna effettuare l'intervento. Secondo un primo accertamento compiuto dallo Spesal, il servizio dell'Asl che si occupa di sicurezza sul lavoro, i due operai non avrebbero avuto la cintura di sicurezza che serve a imbragarli alla piattaforma, presa a nolo per svolgere la ristrutturazione commissionata da privati.

I due lavoravano con un'impresa della provincia di Bari impegnata nei lavori. L'incidente è accaduto in via Galeso. L'edificio dove era stato allestito il cantiere è alto tre piani e si trova sulla parte finale di via Galeso andando in direzione del rione Paolo VI di Taranto e della superstrada per Martina Franca.

"Come fecero San Paolo VI e San Giovanni Paolo II chiedo agli scienziati l'attiva collaborazione al fine di convincere i governanti della inaccettabilità etica di tale armamento a causa dei danni irreparabili che esso causa all'umanità e al pianeta". Lo ha detto Papa Francesco nel discorso rivolto oggi alla Pontificia Accademia delle Scienze ribadendo "la necessità di un disarmo di cui oggi sembra non si parli più a quei tavoli intorno ai quali si prendono le grandi decisioni". "Che anch'io – ha scandito il Papa – possa ringraziare Dio, come fece San Giovanni Paolo II nel suo testamento, perchè nel mio pontificato è stata risparmiata al mondo la tragedia immane di una guerra atomica. I cambiamenti globali sono sempre più influenzati dalle azioni umane".

Agli scienziati di tutto il mondo, il Papa ha chiesto anche "risposte adeguate per la salvaguardia della salute del pianeta e delle popolazioni, una salute messa a rischio da tutte quelle attività umane che usano combustibile fossile e deforestano il pianeta". "La comunità scientifica – ha aggiunto Francesco – così come ha fatto progressi nell'identificare questi rischi, è ora chiamata a prospettare valide soluzioni e a convincere le società e i loro leader a perseguirle".

“Il mio piano prevede che dal 15 dicembre potranno partire i lavori di demolizione”. Lo ha detto a Sky TG24, il Sindaco di Genova e commissario straordinario per la ricostruzione del Ponte Morandi Marco Bucci parlando dei lavori di demolizione del Ponte Morandi. “Noi – ha spiegato Bucci – abbiamo un progetto che prevede la partenza delle lettere d’invito, l’elaborazione dei dati e la scelta del progetto entro la fine di novembre. I lavori partiranno non appena il ponte sarà dissequestrato. Appena avremo scelto il progetto lo manderemo immediatamente al procuratore e al gip per includere le loro osservazioni nel progetto e partire. Siamo d’accordo con il procuratore che lavoreremo in questo modo”.

Dietro le pubblicità sui caschi di molti piloti della Formula Uno ma anche delle formule minori e del motomondiale, si nascondevano centinaia di contratti di sponsorizzazione gonfiati al centro di un'indagine di 24 procure italiane in corso da una decina di anni che conta già un'ottantina di indagati. Il 7 luglio scorso sono arrivate a Monza le prime quattro condanne nei confronti di presunti componenti dell'associazione a delinquere che avrebbe creato 80 milioni di fondi neri utilizzando il Circus per ripulire denaro in mezzo mondo. Dalle 135 pagine di motivazioni della sentenza depositate nei giorni scorsi e che l'Agi ha potuto leggere, emergono nomi, cifre e interrogatori della gigantesca inchiesta ribattezzata 'Autodromo' che punta a svelare il lato oscuro di uno degli spettacoli più amati dagli sportivi.

L'uomo che parlava ai piloti 

C'è una figura ritenuta centrale dall'accusa a cui il Tribunale di Monza ha inflitto la pena più alta, sette anni e quattro mesi col rito abbreviato (la Procura aveva chiesto 20 anni). Alberto Bernardoni, 60 anni, svizzero, viene definito dal gup Emanuela Corbetta "la mente" del gruppo criminale e il "deus ex machina da parte dei coimputati" che parlano addirittura di 'sistema Bernardoni'.

Un meccanismo, che si sarebbe protratto almeno fino ai primi mesi del 2018, fondato su una miriade di società, anche offshore, e in particolare su tre società di diritto inglese (Ara Services, Ad Evolution e Proflexi Services) "prive di reale consistenza economica ed avente la funzione di stipulare contratti per la sponsorizzazione o per altre tipologie di servizi con i soggetti italiani aderenti alla frode".

Scatole vuote, o quasi, che, stando alla Procura, "emettevano fatture per operazioni totalmente o parzialmente inesistenti nei confronti di società italiane partecipanti alla frode con oggetto contratti di sponsorship". Alcuni testimoni e indagati indicano Bernardoni come l'uomo che si rivolgeva ai piloti per promettergli guadagni illeciti. "Il pilota Audi Marco Erminio Bonanomi, alla presenza del suo difensore – si legge nelle motivazioni – lo ha indicato come colui che gli aveva proposto la possibilità di guadagni da sottrarsi al fisco italiano, utilizzando quale società contraente Ad Evolution".

Anche Amato Ferrari, ex pilota e ora amministratore del team Af Corse che partecipa a prestigiosi campionati internazionali tra cui il mondiale Endurance, "nell'interrogatorio del 21 aprile 2017 ha indicato in Bernardoni colui che l'aveva introdotto nel sistema delle sponsorizzazioni, prospettandogli contestualmente di ottenere guadagni personali in nero". Piloti di nome ma anche non conosciuti al grande pubblico sarebbero stati contattati dagli uomini del 'sistema' e, riferiscono fonti vicine all'inchiesta, in molti casi avrebbero detto sì alla possibilità di incassare soldi sporchi. 

'Biamax', 'Fisko' e gli altri

Tra le finte sponsorizzazioni anche quelle che hanno riguardato due 'velocissimi' delle corse: l'ex ferrarista Giancarlo Fisichella e l'ex più volte campione del mondo sulle due ruote Max Biaggi. Stando a quanto accertato dai giudici, i loro nomi erano stati oggetto di contratti stipulati con alcune delle società creatrici di fondi neri per lo sfruttamento dell'immagine e, in particolare, per l'utilizzo dei loghi 'Biamax' e 'Fisiko'. I costi effettivi della sponsorizzazione (in alcuni casi risultate addirittura inesistenti) erano di gran lunga inferiori rispetto a quanto fatturato. Sentito dai pm, "Fisichella ha disconosciuto il contratto firmato con Ad Evolution, negando di essere mai stato retribuito per alcuna sponsorizzazione".

Stesso schema ipotizzato anche per la pubblicità di alcuni marchi pubblicizzati nell'ambito del campionato di Formula 1 dal pilota Jarno Trulli e dal campione brasiliano Felipe Massa. Nelle motivazioni vengono riportati stralci dell'interrogatorio del 25 agosto 2015 a Nicolas Emmanuel Todt (figlio di Jean, ex amministratore delegato della Ferrari), manager di Massa e di altri piloti di Formula 1. "Sentito come testimone, ha negato di avere mai avuto rapporti diretti con Ad Evolution, società che avrebbe stipulato i contratti di sponsorizzazione nell'interessa di Massa con Autoclima srl, spiegando di avere avuto come unico interlocutore l'originale coimputato Salvatore Falvo".  Quest'ultimo, il cui ruolo è stato quello "cercare i clienti per i 'servizi' offerti dall'organizzazione", ha patteggiato la pena nel luglio scorso.

Agli inquirenti Todt "ha anche precisato come Massa fosse contrattualmente legato alla scuderia Marussia – Grand Prix Racing Limited, per un corrispettivo annuo pari a 40mila euro comprensivo dello sfruttamento dell'immagine, somma a ben vedere di gran lunga inferiore a quella asseritamente corrisposta dalla cliente Autoclima (600mila euro per l'anno 2008)". Secondo la Guardia di Finanza, sarebbero stati gonfiati anche i contratti per la pubblicità nel biennio 2012 – 2013 del marchio d'abbigliamento Gaudì sui caschi dello sfortunato pilota francese Jules Bianchi, scomparso nel 2015, e di quello tedesco Timo Glock, entrambi impegnati nella Formula 1. A questo proposito, viene sottolineata dal giudice la testimonianza del presidente di Marussia – Manor Grand Prix Racong Limited, Lowdon Graeme: "Non abbiamo assolutamente incassato gli importi che vengono riportati sul contratto (stipulato dalla scuderia con una società delle Isole Vergini, ndr) che mi esibite, confermo che il team ha ricevuto solo l'importo di 60mila euro all'anno. Non conosco la Proflexi".          

 

Sono due gli indagati per la morte di Marianna Pepe, l’ex campionessa di tiro a segno. La sera prima del decesso, avvenuto lo scorso 8 novembre, "Marianna sarebbe stata picchiata violentemente dall’ex compagno, probabilmente davanti al figlio di lei, di cinque anni", scrive Il Piccolo, "per sfuggire alle botte, con il piccolo, ha chiesto ospitalità a un amico. A casa di questi la donna avrebbe assunto cocaina e probabilmente farmaci. Poche ore dopo è morta".  "Secondo primi risultati delle indagini", prosegue il quotidiano triestino, "la morte della donna potrebbe essere stata causata dall'assunzione contemporanea di farmaci e alcolici, ma sarà l'autopsia – già fissata per martedì prossimo – ad accertare le ragioni esatte del decesso".

"La Pepe, 39 anni, era caporalmaggiore dell’Esercito di stanza a Trieste, ed è stata campionessa italiana di tiro a segno in cinque occasioni, tra il 2000 e il 2004, nella specialità della carabina tre posizioni, in cui aveva conquistato anche un ottavo posto agli Europei 2008", ricorda La Stampa, "era ancora attiva nel mondo sportivo con l’Unione italiana tiro a segno. Il 4 novembre scorso Marianna Pepe aveva sfilato in divisa in occasione delle celebrazioni per il centenario della fine della prima guerra mondiale". Da junior, nella carabina 10 metri, era arrivato il quinto posto a Varsavia nel ’97 e a Tallinn nel ’98.

L'ex non si rassegnava alla fine della relazione

La donna, leggiamo sul Fatto, "da un po’ viveva nella paura per aver interrotto la relazione con l’ex compagno che sembrava non volersi rassegnare alla decisione. Nella notte tra mercoledì 7 e giovedì 8 il cuore della donna si è fermato. L’amico che la ospitava l’ha trovata senza vita nel letto, nella sua casa di Muggia in provincia di Trieste. Le indagini della polizia hanno permesso di ricostruire le ultime ore della cinque volte campionessa". In passato l'uomo aveva picchiato più volte Marianna Pepe, tanto che la donna si era rivolta al Gruppo di operatrici antiviolenza e progetti (Goap) per chiedere aiuto. 

Sono aperti dalle 8 di questa mattina i seggi per le votazioni del referendum cittadino sulla messa a bando di gara del servizio di trasporto pubblico a Roma, promosso dal comitato Si' Mobilitiamo Roma di Radicali Italiani. Al momento l'80% del servizio viene erogato da Atac, azienda municipalizzata detenuta al 100% dal Campidoglio, la restante parte dal consorzio di privati Roma Tpl. Le operazioni di voto proseguiranno fino alle ore 20 di questa sera, nei consueti seggi elettorali. Alle liste elettorali sono iscritte, fonte il Campidoglio, 2.367.638 persone, il quorum richiesto dall'amministrazione per questo referendum consultivo e' del 33,3%, pari dunque a circa 789mila votanti. 

Un italiano è stato fermato in relazione allo stupro e all'omicidio di Desiree Mariottini. Si tratta di Marco Mancini, nato a Roma, di 36 anni,che secondo gli investigatori ha fornito stupefacenti alla ragazza. L'uomo è stato rintracciato dagli investigatori presso la fermata "Pigneto" della linea metropolitana C e quindi sottoposto a perquisizione personale e locale. L'atto di polizia giudiziaria ha quindi permesso di rinvenire e sequestrare 12 dosi di cocaina e e psicofarmaci di vario genere, motivo per cui lo stesso Mancini è stato segnalato all'autorità giudiziaria per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope. L'uomo è accusato di aver messo in atto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, la detenzione e la cessione illecita di sostanze stupefacenti, quali cocaina ed eroina e psicofarmaci, questi ultimi capaci di indurre effetti psicotropi e anche contenenti "quetiapina", cedendole a persone che a tale fine frequentavano i locali di via Dei Lucani 22 ed anche, per l'appunto a Desirée. 

Per due anni, dall'ottobre 2016 all'ottobre 2018, gli operatori della Fondazione Villa Maraini-CRI  hanno incontrato a Roma 1.651 'operatori del sesso' nel corso di 52 uscite in strada  in cui medici e psicologi si sono occupati della salute di una categoria vulnerabile che ha circa 9 milioni di clienti all’anno.

Ecco i numeri di questa ricerca:

  • 1.902 i test HIV ed HCV somministrati ad un campione di 951 Sex Workers con età media di 25 anni, 76% sono femmine, 23,7% transessuali, 0,3% uomini; provenienti per il 1,7% dall’Italia per il 52,40% Est Europa il 21,9% Africa e 23,80% da Sud America, 0,2% altro. I risultati sono in linea con la media nazionale con un 4,3% di positivi HIV e lo 0,6% all’HCV. Il 10,7% si è ammalato di MTS nell’ultimo anno.
  • Il 6,1% sono laureate spesso in materie sanitarie e comunque l’82,2% hanno terminato le scuole dell’obbligo. Il 12,60% ha un partner fisso, di cui il 6,2% ha coniuge e 6,4% un convivente.
  • Il 53,7% dichiara di aver subito atti di violenza ed il 68,3% lavora 7 giorni su 7.
  • Il 17,20% dichiara di non usare il preservativo; mentre l’81,70% dichiara che il cliente chiede di non usarlo.
  • Il 25,2% consuma sostanze stupefacenti di cui il 73,7% è cocaina.

Ha chiesto il trasferimento a Bollate per poter lavorare. Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, ha chiesto di lasciare il carcere di Bergamo per quello milanese. A confermare la richiesta è l'avvocato Claudio Salvagni. L'istanza è all'esame del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) e del Tribunale di Sorveglianza di Brescia. "Per la decisione serviranno alcune settimane – ha spiegato Salvagni -. A Bollate potrebbe lavorare, cosa che a Bergamo non è possibile". 

Le immagini non lasciano spazio a fraintendimenti: una paziente di colore intubata e ricoperta di formiche. l video, postato su Facebook dal consigliere della Regione Campania Francesco Emilio Borrelli (Verdi), è stato girato nel reparto di Medicina dell'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli.

Dopo la denuncia, il direttore sanitario del nosocomio, Giuseppe Matarazzo ha chiuso la stanza per la bonifica e la pulizia. "La donna" scrive il conisgliere verde, "non potendo  comunicare subisce passivamente la crudeltà di chi  ha permesso tutto ciò. Il direttore ha aperto su nostra richiesta una inchiesta interna per verificare come sia stato possibile ciò e punire gli eventuali responsabili”. Borrelli, componente della Commissione regionale Sanità, ha raccontato di aver ricevuto il video da alcuni cittadini.

La vicenda ricorda una molto simile denunciata nel giugn 2017 sempre da Borrelli. In quel caso una paziente ricoverata al San Paolo di Napoli era stata aggredita dalla formiche. 

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