Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Sei rapine in mezz’ora, con un bottino di oltre 2.000 euro, ieri pomeriggio nel quadrante sud della Capitale. I colpi, messi a segno tra le 15 e 41 e le 16 e 06, sarebbero opera della stessa persona: un uomo armato di pistola. Il rapinatore ha prima sottratto un motorino in via Cristoforo Colombo con cui si è spostato per compiere le altre rapine in zona San Giovanni. A finire nel mirino un alimentari via Siria, da cui è scappato con l’incasso di circa 500 euro, poi ha tentato un colpo in farmacia a piazza Roselle e ne ha compiuto un altro in una farmacia di via Britannia, dove has rapinato 900 euro circa. Un minuto dopo è entrato in un forno a piazza Tuscolo, dove ha rubato circa 900 euro e infine ha rapinato un supermercato via Magna Grecia. 

 

La Polizia locale di Milano ha sequestrato la tensostruttura dello storico teatro milanese Ciak, che ha ospitato i live della trasmissione ‘X Factor’. Su disposizione del pm Francesco De Tommasi, gli agenti assieme alla polizia giudiziaria hanno messo i sigilli ai tre cancelli e all’area dove sorge il tendone, in viale Puglie.

Il reato ipotizzato è ‘mancata demolizione di opere abusive’. Stando alla ricostruzione dell’accusa, la tensostruttura è in via di demolizione per essere ricostruita, nonostante sia scaduta l’autorizzazione temporanea del Comune. Il teatro, dove si sono esibiti, tra gli altri, Enzo Jannacci, Beppe Grillo, ‘Elio e le storie tese’, Paolo Conte, ha cambiato piu’ volte sede.

Il Ciak inizialmente, negli anni ’70, si trovava in via San Gallo, poi si trasferì alla Fabbrica del Vapore e poi in viale Puglie dove e’ diventato una tensostruttura destinata a essere smantellata lo scorso dicembre. Il Comune aveva prorogato l’autorizzazione fino a maggio per consentire di terminare la stagione di spettacoli. 

Ha ripreso regolarmente servizio questa mattina al Liceo Scientifico “Pascal” di Romentino, in provincia di Novara, Eliana Frontini, la professoressa finita nella bufera nello scorso luglio per un post apparso sul suo profilo Facebook irriguardoso della memoria del brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma.

L’insegnante aveva spiegato che a scrivere quel post (‘Uno in meno e chiaramente con sguardo poco intelligente. Non ne sentiremo la mancanza’) era stato il marito che aveva utilizzato il suo cellulare e la password di cui era a conoscenza. Lo stesso coniuge ha confermato il fatto, con una dichiarazione asseverata e quindi è probabile che la posizione di Frontini venga archiviata.

L’Ufficio scolastico regionale ha tempo fino a 180 giorni per far conoscere la sua decisione. Nel frattempo l’insegnante ha ripreso servizio nella sua scuola, anche se, al momento, è stata inserita nelll’organico di potenziamento, e quindi non avrà una sua classe, ma verrà utilizzata su progetti specifici o in modo occasionale.

Alla vicenda di Eliana Frontini aveva fatto riferimento in un comizio a Domodossola sabato sera anche il leader leghista Matteo Salvini, secondo il quale “In un Paese normale sarebbe stata cacciata e mandata in miniera a lavorare per tutta la vita”. 

 

Il Tar della Lombardia ha dato ragione a un cittadino extra-comunitario, che si era visto negare il rinnovo del permesso di soggiorno, e condannato il ministero dell’Interno al pagamento delle spese legali. La sentenza riguarda uno straniero a cui era stato negato il rinnovo del permesso di soggiorno (nel 2017 e poi nel 2019) e a cui era stato intimato di lasciare l’Italia entro 15 giorni.

La Questura di Milano aveva rigettato la richiesta dell’uomo “in ragione sostanzialmente della condanna subita” nel 2014 per “violenza domestica” ai danni della moglie. Tuttavia, secondo il Tribunale amministrativo, l’amministrazione aveva preso la decisione “senza attendere” il procedimento di riabilitazione “attivato dal ricorrente”.

La Questura, inoltre, avrebbe omesso anche la relazione del 2017 dell’assistente sociale del Comune di San Donato (Milano), nella quale “emergerebbe l’affidabilità e la piena integrazione sociale e lavorativa del ricorrente”.

Tra gli elementi a favore del cittadino extra-comunitario il Tar individua: “il provvedimento di riabilitazione” emanato dal Tribunale di sorveglianza; la cessazione del rapporto con la moglie; “il pieno inserimento sociale e lavorativo” come operatore professionale per l’assistenza ai disabili e agli anziani, oltre alla collaborazione con un’associazione musicale per l’insegnamento di danze e percussioni africane; “il lusinghiero giudizio sulla sua indole e sul suo grado di integrazione, espresso dall’assistente sociale del Comune di San Donato”.

Per queste ragioni il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso dell’uomo e condannato il Viminale al pagamento “delle spese di lite”.

Incidente alla stazione della metro A Roma-Termini dove, questa mattina alle 10, una persona è rimasta incastrata con una gamba tra il vagone e la banchina. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, gli agenti della polizia locale di Roma Capitale che hanno tratto in salvo la persona. Il servizio metro è stato interrotto per circa un’ora tra San Giovanni a Ottaviano in entrambi i sensi. Ora è ripreso con regolarità. La vittima dell’incidente, una donna inglese di mezza età. Ora è in buone condizioni.

In Italia ci sono circa 50 mila fisioterapisti che esercitano la professione e ben 100 mila “millantatori” che svolgono attività riabilitativa sprovvisti di titoli e competenze, senza che i cittadini ne siano consapevoli. In occasione della Giornata mondiale della fisioterapia, l’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi) ha dato vita alla campagna caratterizzata dallo slogan #LeManiGiuste, che si svilupperà su diversi canali di promozione come social network e locandine: lo scopo è far capire che il fisioterapista lavora in molti ambiti della riabilitazione ma anche della prevenzione. Ma è fondamentale affidarsi a mani sicure, quelle di un professionista legalmente riconosciuto e competente.

“Il fiosioterapista è un professionista della sanità in possesso di laurea o titolo equipollente, che svolge, in via autonoma, o in collaborazione con altre figure professionali sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione, valutando e trattando le disfunzioni presenti nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e viscerali, conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita ed acquisita”, spiegano gli esperti, precisando che contro l’abusivismo è necessario l’aiuto dei medici a cui spetterebbe il compito “di tenere sempre in allerta il paziente su questo rischio, di consigliare direttamente il nome di un fisioterapista vero, abilitato, serio”.

Infine, gli esperti diffondono quattro regole fondamentali che possono aiutare i cittadini ad avere una ragionevole certezza di essere in buone mani: verificare che il titolo di laurea sia stato rilasciato dall’Università Italiana e, in caso di titolo estero, che abbia ottenuto il riconoscimento dal ministero della Salute; verificare l’iscrizione ad una delle associazioni rappresentative dei fisioterapisti, definite per decreto ministeriale; verificare se, durante la visita fisioterapica, è richiesta la visione della documentazione clinica esistente; chiedere sempre il rilascio della corrispondente ricevuta fiscale, in caso di libero professionista.

“Il Servizio centrale di protezione è un sistema farlocco e così si mettono a rischio le vite dei testimoni di giustizia”. A parlare è la deputata Piera Aiello (M5s), componente della commissione parlamentare Antimafia e testimone di giustizia dal 1991, che in questi giorni ha presentato una denuncia per “una grave fuga di notizie” sulla sua famiglia, nei confronti del ministro Cinquestelle della giustizia Alfonso Bonafede, dell’ex responsabile degli Interni Matteo Salvini, dell’exsottosegretario agli Interni Luigi Gaetti e del direttore del Servizio centrale di protezione, Paolo Aceto.

Tutto ruota attorno a un decreto interministeriale firmato lo scorso 3 maggio dai ministri dell’Interno e della Giustizia, in merito a una richiesta presentata da Piera Aiello, originaria di Partanna (Trapani), in cui chiedeva di abbandonare l’identità fittizia che le era stata cucita addosso all’inizio della sua collaborazione con il magistrato Paolo Borsellino (Aiello ha vissuto sotto protezione dal 1991 al 1997, quando è entrata in regime di testimone di giustizia).

“Da quando ho iniziato questo percorso ho sempre avuto due identità, ovviamente una era dormiente, non versavo i contributi con entrambe, ma soltanto con una, e lo stesso per il sistema sanitario: adesso volevo tornare a chiamarmi soltanto Piera”, racconta la deputata che in questo momento è indagata dalla Procura di Sciacca per “falso in atto pubblico”, riferito a un presunto illecito commesso nella presentazione dei documenti presentati necessari per la candidatura alle elezioni del 4 marzo 2018.

“L’apertura del fascicolo – dicono dalla Procura di Sciacca – è stato un atto dovuto” in seguito alla ricezione di un esposto presentato da Tiziana Pugliesi, candidata del centrodestra alle ultime politiche e prima dei non eletti nel medesimo collegio di Piera Aiello. I pm hanno chiesto l’archiviazione ma il procedimento, in seguito all’opposizione presentata dalla querelante, è stato rinviato a fine ottobre. 

Un grosso incidente burocratico che Aiello spiega così: “Il decreto interministeriale ha autorizzato la cancellazione delle false generalità ma ha disposto la modifica di tutti gli atti ufficiali che la contenevano, chiedendone la sostituzione con il mio vero nome”, racconta la deputata. “I miei familiari non sono sono mai stati coinvolti nella protezione – dice – quando mi sono sposata, l’ho fatto con le nuove generalità, proprio per non essere rintracciabile, e anche i miei figli sono registrati con i miei falsi dati anagrafici”.

“Nel decreto c’è scritto che si poteva attuare soltanto dopo che mi fosse stato notificato – aggiunge – e invece lo hanno fatto prima, sia nel mio comune natale che nel luogo in cui sono residente con la falsa identità”. Così la documentazione sarebbe stata prima spedita al palazzo comunale di Partanna e poi acquisita dalla Prefettura di Trapani.

Spieghiamo ancora meglio: Piera Aiello (vero nome) è stata in questi ultimi 28 anni di collaborazione con la giustizia su inchieste di mafia assolutamente irrintracciabile. Il suo nome era noto e presente negli atti giudiziari, ma il suo volto no (è uscita allo scoperto soltanto il 14 giugno del 2018, dopo l’elezione in Parlamento), come non lo era il suo domicilio, le generalità dei suoi parenti stretti, tutti registrati con la sua falsa identità. Piera e la sua famiglia non si sono chiamati Aiello, in questi 28 anni, sfuggendo alle possibili ritorsioni della malavita. Ora lei ha chiesto di vedere cancellata la sua falsa identità. Richiesta accettata. Peccato che il decreto interministeriale abbia appunto disposto la ‘reversibilità’ di tutti i suoi legami burocratici falsi, dunque anche quelle dei parenti, che ora rischiano di ritrovarsi con il cognome Aiello, divenendo riconoscibili e rintracciabili da chiunque. Per questo lei ha chiesto che il decreto venga ritirato.

“La notifica nella località segreta, che riguardava date, luoghi e miei legali parentali, è stata affidata ai carabinieri mentre tutta la documentazione sui testimoni di giustizia è classificata come riservata e può essere trattata esclusivamente dal reparto dei Nop (Nuclei operativi di Protezione) e tutti i documenti sono secretati, in quelli che non lo sono è scritto esplicitamente”, aggiunge Piera Aiello.

“La prassi vuole che qualsiasi documento venga trattato dalla “commissione centrale per la definizione e applicazione delle misure speciali di protezione” finora presieduta dal sottosegretario Gaetti – continua – che lo avrebbe dovuto inviare al direttore del documentazione al servizio centrale di protezione: il problema è nato lì. Ritengo che i ministri abbiano compiuto una leggerezza. Così i servizi preposti mettono a rischio la mia sicurezza e quella dei miei familiari”.

“Questo sistema farlocco del sistema di protezione centrale non è mai riuscito a definire del tutto le nuove generalità che chiaramente nascono da un falso, inventano una località a caso e creano un falso – denuncia Piera Aiello – ovviamente questo è un atto ritenuto necessario per garantire la tutela dei testimoni e dei collaboratori di giustizia però si innesca un meccanismo di falsità documentali”. Il decreto, in sostanza, avrebbe dovuto, secondo la deputata grillina, disporre semplicemente il decesso della vecchia identità. Assicurando quindi che figli e marito restassero legati alle false credenziali: loro orfani, lui vedovo.

Già negli anni scorsi l’attuale deputata M5s aveva denunciato delle falle nel sistema di protezione e per questo erano finiti a processo due carabinieri che nel 2010 furono assolti dal Tribunale di Marsala.

“Ho presentato una richiesta di accesso agli atti per vedere come è stata trattata la pratica – racconta – e nonostante non ho ancora avuto risposta ho già presentato al Tar. Io credo che si possa dichiarare deceduta la falsa identità, con tutto ciò che ne consegue – conclude – ho chiesto al Viminale di ritirare il decreto ma durante una riunione, tra le altre cose, è stato detto che mio marito si sarebbe potuto rivalere sullo Stato per la pensione di reversibilità. Ci siamo fatti una risata, si è detto disponibile a firmare una nota per attestare che avrebbe rinunciato a prescindere, ma il decreto sta ancora lì”.

È la cucina italiana la più influente sulle tavole internazionali. Condizionandole. Tanto che viene spontaneo chiedersi: cosa sarebbe, in effetti, il nostro mondo, dal punto di vista squisitamente alimentare, se non esistesse la cucina italiana?

L’interrogativo nasce spontaneo sulla base di un grafico pubblicato nelle scorse settimane dal settimanale inglese The Economist, che evidenzia il valore economico di ciò che si mangia nei ristoranti e nei fast-food in giro per i diversi Paesi, 52 per la precisione. Si tratta di un’analisi ponderata che segnala “la gravità”, cioè il valore specifico – se vogliamo –, “delle diverse cucine nazionali, misurata sulla base di quel che mangiano fuori casa gli abitanti del mondo”. Tra le fonti ci sono i dati di Euromonitor sulle spese che vengono sostenute in pranzi e cene in una dozzina di tipologie di fast-food e anche le liste stilate da TripAdvisor per i ristoranti di centinaia di città su una copertura dell’89% del prodotto lordo globale. Risultato?

Il risultato è abbastanza sorprendente, perché – escluso il fast-food – si può leggere in un’analisi pubblicata dal Corriere della Sera del 5 settembre, l’Italia ha “un surplus” tra export e import pari a 158,2 miliardi di dollari”. Osserva l’autore dell’articolo: “Non significa che c’è un movimento di denaro del genere: vuole dire che l’influenza cultural-culinaria del Paese può esser e misurata così”.

Nella classifica, al secondo posto troviamo – ben distanziato – il Giappone, con un bilancio positivo di 43,9 miliardi; quindi il Messico con 16,9; Turchia con 16,7; Thailandia con 11,1. “Gli Stati Uniti – si legge nell’analisi – sono il Paese messo peggio in questa classifica delle esportazioni nette dei modelli di cucina nazionale: negativi per 133,8 miliardi di dollari”. Il divario con gli Usa resta se si considera anche il fast-food, perché l’Italia continua a detenere il primo posto assoluto, “anche grazie alle catene di pizza”, con un export netto (esportazioni meno importazioni) di 168,2 miliardi; “e gli Stati Uniti rimangono all’ultimo posto con 54,8 miliardi di deficit”.

Ma va ripetuto: questi dati, questi valori, questi numeri non indicano affatto un valore economico: misurano solo il peso specifico, la “gravità” appunto, dell’influenza delle cucine nel mondo. Cioè della sua influenza culturale (vogliamo dire della sua egemonia?) sulle tavole nei diversi Paesi sparsi per il Pianeta. L’Italia, da questo punto di vista specifico, egemone lo è. Viva la cucina Italiana, allora. Viva i grandi e abili cuochi che l’hanno resa grande nel mondo. E che, di riflesso, ci hanno dato un po’ di prestigio. La nostra vera tendenza. La più genuina e appetitosa. 

E’ stato rintracciato dai Carabinieri del Comando provinciale di Piacenza Massimo Sebastiani, sospettato di aver ucciso l’amica Elisa Pomarelli. L’uomo e’ stato portato in una caserma dell’Arma.

Sebastiani, operario tornitore di 45 anni, era stato indagato per omicidio e per occultamento di cadavere di Elisa, impiegata di 28 anni. Un’ipotesi di reato mirata anche a svolgere alcuni accertamenti irripetibili nei giorni scorsi. Della ragazza al momento non si hanno notizie.

L’uomo è stato individuato dai carabinieri dopo giorni di ricerche e di attività di polizia giudiziaria. La coppia era scomparsa il 25 agosto scorso dalle colline piacentine: i due erano stati visti per l’ultima volta insieme mentre pranzavano in una trattoria. Poi della 28enne nessun’altra segnalazione. L’operaio, invece, era stato visto altre volte, solo, nel corso della stessa giornata: ad esempio era stato ripreso mentre faceva benzina alla sua auto poi trovata parcheggiata nel cortile di casa con all’interno il cellulare spento. Nei giorni scorsi i Ris avevano fatto un sopralluogo nella casa del Sebastiani e anche verifiche nel cortile e nella zona attorno al pollaio alla ricerca di elementi utili alle indagini

I rapporti tra i due sono tuttora al vaglio degli investigatori. Il 26 agosto era stata passata al setaccio la zona attorno a Carpaneto, il piccolo paese ai piedi delle colline piacentine, dove abitavano l’uomo e la ragazza. Poi è stata perlustrata l’area di  Sariano di Gropparello, in una zona con tratti di montagna, laghi e corsi d’acqua.

Secondo alcune testimonianze, il 47enne era stato visto con indumenti bagnati. Intanto le indagini non escludono alcuna ipotesi. Erano stati i parenti della coppia, domenica notte, a dare l’allarme denunciando un allontanamento, a loro dire, anomalo. I carabinieri avevano diffuso anche la foto della ragazza scomparsa descrivendone gli abiti e i tratti fisici: alta circa 160 centimetri, maglietta nera con la scritta ‘Armani’ e pantaloni beige. 

Articolo aggiornato alle 15,22

Rifarebbe tutto, Fabio Sanfilippo, il giornalista del Gr che nel proprio profilo di Facebook ha dedicato a Matteo Salvini un post finito al centro di un’aspra polemica politica. “Quel post lo riscriverei”, ha detto Sanfilippo all’Agi, “senza citare la figlia di Salvini e chiarendo meglio il riferimento al suicidio del leader della Lega”. Nel post Sanfilippo scrive a Salvini: “Non hai un lavoro, non sai fare niente, non hai un seggio da parlamentare europeo, hai perso il posto da ministro, certo stai in parlamento, ma con la vita che ti eri abituato a fare tempo sei mesi ti spari nemico mio…”.

“Non è un invito a spararsi, ma la constatazione che si è ‘fatto fuori’ politicamente. Poi, certo, la macchina mediatica della Lega ha fatto in fretta a travisare le mie parole e a usarle a proprio uso e piacimento. È’ inutile che faccia finta di non capire. Resta il fatto che io non ho mai usato i microfoni della Rai per fare propaganda politica e che quella è la mia pagina personale, che non utilizza alcun logo dell’azienda. È un po’ come casa mia e io a casa mia scrivo e dico quello che mi pare”.

Ma, certo, va considerato che è una casa dalle pareti di vetro. “Sono stato ingenuo, avrei dovuto essere più accorto” riconosce Sanfilippo, “Ma non c’è alcuna policy aziendale che obbliga i dipendenti Rai a determinati comportamenti sui social privati, tant’è che è stato annunciato che sarà varata dopo questo episodio. Certo stupisce che quel post sia stato notato più di due giorni dopo la pubblicazione e questo mi fa sospettare che dietro ci sia la ‘manina’ di qualche collega che mi vuole bene, ma non rinnego che sia un post contro Salvini in quanto portatore di idee malsane e di odio nella gestione delle politiche migratorie”. 

Quanto al riferimento alla figlia di Salvini, l’unica cosa che emenderebbe dal post, Sanfilippo accusa il leader della Lega di “non farsi scrupolo di ostentarla per solleticare il sentimento familiare degli italiani così come fa con il crocifisso per far leva su quello religioso”, ma ammette che citarla è stata “una caduta di stile”.

“Non sono uno che odia, sono uno che ama. Da anni vado in giro per le scuole – con i miei soldi e nel mio tempo libero – per raccontare l’orrore della guerra in Siria e dei campi profughi attraverso i disegni di Sherazade, una bambina che ho conosciuto proprio in un campo e la cui famiglia ho cercato in ogni modo di aiutare. Ora sono a disposizione della mia azienda e dell’Ordine dei giornalisti per spiegare le mie ragioni. Spero di essere ascoltato al più presto, anche perché del provvedimento disciplinare che la Rai ha avviato contro di me ho saputo dai giornali: nessuno si è premurato di chiamarmi”.

Su Twitter è arrivata la replica del leader della Lega:  “Errare è umano, perseverare è diabolico… E poi loro sarebbero quelli democratici e pacifisti… Viva la Rai!” scrive Salvini, “P.S. Ovviamente io non mollo e non mollerò mai”

Flag Counter