Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – “Eitan è cittadino italiano, è arrivato in Italia a un anno, la sua casa è a Pavia dove è cresciuto. Tutto il suo percorso di vita è stato a Pavia“. A dirlo è Aya Biran-Nirko, la zia paterna di Eitan, nominata tutrice legale dopo che sabato il bambino è stato portato dal nonno materno in Israele con un volo privato e la procura ha aperto un fascicolo per sequestro di persona. “Lo aspettiamo a casa e siamo molto preoccupati per la sua salute”, dice Aya davanti alla sua abitazione alla presenza dei cronisti.

“Con questa mossa unilaterale e gravissima della famiglia Peleg, vedo come mio dovere sottolineare alle autorità israeliane quanto è già conosciuto al sistema giuridico italiano” ha aggiunto la donna “Shmuel Peleg è stato condannato per maltrattamenti nei confronti della ex moglie, la nonna materna. Chiedo anche alle autorità israeliana di guardare in profondità nelle cartelle cliniche pubbliche e non private per scoprire la verità sullo stato di salute mentale e fisico della zia materna, di guardare le pregresse gravi condanne nei confronti del marito attuale della nonna materna. Con questi presupposti è impossibile che l’autorità israeliana possa prendere in considerazione le richieste di adozione o affidamento avanzate dalla famiglia materna. Sono sicura e piena di speranza che le autorità israeliane collaboreranno con quelle italiane per garantire il ritorno di Eitan a casa”.

La donna dice di non aver parlato “per tutti questi mesi per il benessere psicologico di Eitan, presente e futuro, subendo in silenzio la diffamazione della mia persona”. 

“Non sono una donna sconosciuta a Eitan, nonostante le false informazioni diffuse dalla famiglia materna, non sono sconosciuti a Eitan mio marito, le mie figlie e i miei genitori che si sono trasferiti in Italia per stare vicino a noi. Io e mio fratello abbiamo vissuto per anni a 50 metri uno dall’altro. I tre cugini sono cresciuti da sempre insieme”, ha sottolineato Aya Biran-Nirko.

Il giallo del passaporto di Eitan

Il passaporto di Eitan avrebbe dovuto essere riconsegnato dal nonno materno il 30 agosto, ha aggiunto la zia paterna e tutrice legale del bambino. Il giudice, ha ricordato la donna, ha ordinato “alla famiglia Peleg di consegnare a me entro il 30 agosto 2021 il suo passaporto israeliano, che era in possesso per motivi non chiari, del nonno materno, Shmuel Peleg. L’ordine della giudice, le mie richieste e le richieste ai legali della famiglia Peleg sono stati ignorati”.

L’udienza di discussione sul reclamo per la nomina della zia paterna come tutrice di Eitan si svolgerà il 22 ottobre nel Tribunale per i Minorenni di Milano, ha detto l’avvocato civilista, Sara Carsaniga, che assiste la famiglia materna del piccolo sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone

Dopo la tragedia del Mottarone “Eitan è stato preso in carico da un’equipe per la terapia, adesso è seguito da un fisiatra e da uno psicoterapeuta. Questi trattamenti devono essere garantiti in modo regolare. Questa settimana Eitan ha due visite di controllo in ospedale a Pavia e a Torino”, ha concluso la donna.

Il ritorno a scuola che non ci sarà

“Eitan è stato iscritto alla scuola dai suoi genitori, a gennaio 2020, nello stesso istituto in cui ha frequentato l’ultimo anno della scuola materna. La maggior parte della sua sezione della prima è composta dai suoi compagni della scuola materna. Pavia è la sua città di vita” ha aggiunto Aya, “Le sue cugine che lo aspettavano per cena e per condividere con lui la giornata sono preoccupate, non capiscono perché Eitan non sia tornato a casa”. Etra pronto “per iniziare l’anno scolastico domani, lunedì 13. Nell’ultima settimana ha avuto già il suo primo giorno alla prima elementare, insieme alla cugina, proprio nella stessa sezione”.

“Quella che è avvenuta è una nuova tragedia per Eitan” conclude la zia del bambino

AGI – Un bimbo di 6 anni accoltellato alla gola in condizioni gravissime, altre quattro persone ferite, scene di panico tra i turisti in un sabato al mare di fine stagione: sconcerto e rabbia a Rimini e condanna della politica dopo che un 26enne originario della Somalia è stato arrestato per tentato omicidio, lesioni e rapina.

Esclusa la pista del terrorismo

Gli investigatori della squadra Mobile di Rimini sono al lavoro per capire l’origine del gesto e ricostruire la ‘storia’ dell’indagato. Al momento sembra esclusa la pista del terrorismo. Il somalo è stato bloccato e arrestato dalla polizia mentre si trovava a bordo del Metromare. Il bambino è fuori pericolo, seppure le condizioni restano gravi.

Lo straniero era arrivato in Europa nel 2015 e aveva fatto domanda di asilo in vari Paesi. In Italia si trovava da qualche mese,  aveva chiesto lo status di rifugiato, ed era ospite di una struttura della Croce Rossa. Il 26enne, già sentito dai pm, non avrebbe precedenti specifici ma gli agenti stanno setacciando anche il suo passato per rilevare altri eventuali comportamenti aggressivi e violenti.

“Probabilmente era sotto l’effetto massiccio di sostanze stupefacenti”, ha scritto in un post su Facebook Jamil Sadegholvaad, assessore comunale di Rimini. “Una storia di integrazione neppure cominciata”, sottolinea.

In pochi minuti 5 feriti

Il tutto è avvenuto ieri pomeriggio in pochi minuti. Il 26enne era sull’autobus numero 11 tra Riccione e Rimini, senza biglietto quando avvicinato da due controllori donne, ha estratto un coltello e le ha colpite con due fendenti. Un colpo alla spalla e l’altro di striscio al collo. Poi è scappato nella zona del lungomare. Ha minacciato due automobilisti nel tentativo di dileguarsi in auto. Ma non ci è riuscito.

Nella fuga a piedi ha accoltellato altre due persone ed un bimbo. Il piccolo, 6 anni, colpito alla gola è arrivato all’ospedale Infermi di Rimini.  La lama gli ha reciso la giugulare: è stato ricoverato e nella notte è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la ricostruzione della carotide, seriamente danneggiata dal fendente.

Il sostegno alla famiglia del bimbo

In ospedale “abbiamo trovato una famiglia sotto choc ma che con grande dignità e compostezza ha atteso in quelle drammatiche ore. È una famiglia di origine orientale, del Bangladesh. Il padre lavora in una importante azienda del Riminese e i 3 figli sono nati tutti qui”: lo ha detto il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi rimasto in queste ore a fianco della famiglia del piccolo.

“Nella notte ci siamo attivati con il datore di lavoro” del padre del piccolo “e con i servizi sociali del comune di residenza per prestare totale sostegno, solidale e pratico, alla famiglia. Il padre – ha concluso Gnassi – ha voluto ringraziare medici, poliziotti, Dio, tutti coloro i quali si sono stretti intorno in quei momenti durissimi. Sempre con grande dignità”.

“Voglio ringraziare le donne e gli uomini della Polizia, che hanno subito catturato il criminale, consegnandolo alla giustizia, a dimostrazione dell’efficienza e della abnegazione delle forze dell’ordine che operano su questo territorio. Proprio stamattina ho incontrato gli agenti che hanno operato l’arresto e insieme abbiamo portato dei doni al bimbo. E anche Maurizio Focchi, titolare dell’azienda del padre del bimbo, col quale anche oggi in ospedale stiamo assistendo la famiglia.

“Per il responsabile di tale inaudita violenza non si deve chiedere altro che il massimo rigore. Non ci può essere alcuna giustificazione o attenuante per quanto fatto. Le leggi esistono e vanno applicate”, ha detto ancora Gnassi.

Le reazioni della politica

E’ arrivata anche la condanna della politica: “Quanto accaduto a Rimini è di una gravità inaudita” ha dichiarato Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna per poi chiedere “che vengano accertati i fatti e applicata la legge col massimo rigore nei confronti di chi si è reso colpevole di un fatto drammatico e inaccettabile”. “Maledetto delinquente, spero che nessuno dica ‘poverino’… A casa sua e stop, giusto ministro Lamorgese?”, ha affermato il segretario della Lega, Matteo Salvini.

Sono vicina alle persone aggredite e ferite ieri sera a Rimini, tra le quali anche un bambino, e alle loro famiglie“,  ha scritto in una nota il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese,  ringraziando le forze di polizia per l’immediato fermo dell’autore dell’accoltellamento. “Sono in contatto continuo con il prefetto anche per conoscere l’evoluzione del quadro clinico dei feriti e domani mattina sarò a Rimini per partecipare, alle ore 11.30, al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato per un esame del gravissimo episodio”, ha aggiunto la ministra dell’Interno.

“Non voglio neanche commentare la, purtroppo, quasi fisiologica speculazione politica, con vista elezioni, da parte di personaggi che si buttano su questi fatti con la velocità degli avvoltoi mentre i medici operano, la polizia e la magistratura assicurano alla giustizia il responsabile”, ha replicato a distanza Gnassi. 

AGI – “Il Green pass è fondamentale per supportare la ripartenza in sicurezza delle imprese e del Paese” e “la linea del governo è netta per estenderne quanto più possibile l’utilizzo e completare il piano vaccinale“: lo ha affermato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un’intervista al Corriere della Sera. Per la titolare del Viminale “è evidente che l’innalzamento del livello delle proteste può favorire forti tensioni per l’ordine pubblico e atti ostili anche da parte di singoli, non direttamente riconducibili a gruppi organizzati”.

Per Lamorgese “in alcune occasioni ci sono stati evidenti tentativi, non riusciti, di alimentare una degenerazione violenta della protesta” anche “se al momento non risultano contatti strutturati” della “composita e variegata” galassia No vax con frange estremiste. “Certo, ha aggiunto, “in alcune occasioni c’è stata una sporadica partecipazione di appartenenti all’estrema sinistra o all’area anarchica nonché, soprattutto a Roma, alla destra radicale”.

Il ministro dell’Interno si è soffermato anche sulle stoccate che le riserva il segretario della Lega, Matteo Salvini. Gli attacchi “martellanti e personali” a un ministro da parte di “chi sostiene il governo” finiscono per danneggiare l’immagine dell’esecutivo”, ha detto.

“Con una coalzione così ampia, i ministri sono costretti a grandi sforzi per individuare un punto di equilibrio tra posizioni talvolta distanti su temi molto sensibili, non solo l’immigrazione”, ha osservato. “Certo”, ha aggiunto, quando gli attacchi partono da chi sostiene il governo, diventando martellanti e personali, finiscono per danneggiare l’immagine dell’amministrazione e dell’intero esecutivo, in un momento molto delicato per il Paese nel quale occorrerebbe più coesione“.      

La titolare del Viminale ha ribadito la disponibilità a incontrare Salvini: “Non mi sottrarrò certo al confonto, anzi ascolterò con interesse le eventuali proposte su un tema molto complesso qual è l’immigrazione“.

AGI – Cala fortemente il rischio di infezione da Covid per le persone che hanno completato il ciclo di vaccinazione. Si riduce del 77%, infatti, il rischio di contrarre il virus, mentre sale al 93,4% l’efficacia nel prevenire l’ospedalizzazione, e al 95,7% nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva. Raggiunge, invece, la soglia del 96,3% l’efficacia nel prevenire i decessi. I dati, che si riferiscono al ciclo completo di vaccinazione, emergono dal report dell’Istituto Superiore di Sanità sulla protezione e l’efficacia vaccinale, aggiornato all’8 settembre. 

Nel dettaglio, l’efficacia complessiva della vaccinazione incompleta nel prevenire l’infezione è pari al 63%, mentre quella della vaccinazione completa è pari al 77,3%. L’efficacia nel prevenire l’ospedalizzazione sale all’84,1% per la vaccinazione con ciclo incompleto e al 93,4% per quella con ciclo completo. Nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva è pari all‘90,8% per la vaccinazione con ciclo incompleto e al 95,7% per il ciclo completo. Infine, l’efficacia nel prevenire il decesso è pari all’83,8% per la vaccinazione con ciclo incompleto e al 96,3% con ciclo completo.

Il rischio di morte cala di 15 volte per gli over 80 vaccinati

Nella fascia di età degli over 80 il tasso di decesso è 15 volte più alto per i non vaccinati, mentre il tasso di ospedalizzazione negli ultimi 30 giorni per i non vaccinati è 9 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo. Mentre per quanto riguarda il numero dei ricoveri in terapia intensiva, si osserva il tasso è ben 13 volte più basso dei non vaccinati.

 

AGI – Paura di non essere in grado di “nascondersi” dietro uno schermo, ansia di un nuovo ambiente o di tornare in un contesto che non si frequenta da almeno due anni, paura di non essere accettati dai gruppi in presenza. Queste sono alcune delle ansie e paure degli studenti che inizieranno il nuovo anno scolastico, una vera e propria “sindrome da rientro” che si somma alla preoccupazione di essere contagiati.

Tra gli effetti della DAD, come la dispersione scolastica, la cattiva alimentazione, l’eccesso di sedentarietà, i disturbi del sonno, il binge watching, la dipendenza da videogiochi, si aggiunge l‘angoscia di non essere all’altezza di affrontare il nuovo anno scolastico in presenza. A parlarne è Maria Cristina Gori, neurologa psicologa e docente del corso ECM “Imparare dal Covid-19: le conseguenze psicologiche da isolamento e didattica a distanza” realizzato da Consulcesi.

“Ogni passaggio di grado scolastico – spiega – richiede un diverso approccio allo studio e alle nuove materie. Ogni inizio prevede un rischio di imprevedibilità. Se poi le imprevedibilita’ sono molteplici, il quadro si complica ancora di più. Se l’imprevedibilità non riguarda solo il nuovo ciclo di studi, ma anche le modalità con cui può avvenire la frequenza, tutto si diviene più complesso. Sarò in grado di tollerare tanti stimoli nell’aula? Di tenere i media silenziati? Di tenere la mascherina? Di andare d’accordo con tutti? Di stare nel silenzio o nel chiasso di un’aula per tanto tempo, senza la possibilita’ di spegnere un interruttore e di allontanarmi? Il mio metodo di studio sarà adeguato ai nuovi ritmi?” 

“Paure legate a pandemia, isolamento e dad”

Ci sono paure psicologiche associate alla pandemia e all’incertezza delle strategie preventive messe in atto alle quali si aggiungono a quelle pregresse dovute all’isolamento e alla didattica a distanza per questo, come sottolinea Gori, “iniziare a vivere le prime certezze nell’incertezza, come in un gioco di parole, è la nuova sfida educativa per tutti: per i docenti, per i genitori, per gli studenti”.

E ancora, “iniziare un percorso di studi è come partire per un viaggio con una valigia dentro cui decidiamo di portare ciò che ci serve. Nella valigia ci sono la nostra storia, le nostre abilità, la nostra personalità; non è detto, però, che tutto ciò che abbiamo nel bagaglio ci servirà per il viaggio. Magari servirà tirare fuori solo qualcosa al momento giusto per poi riporlo, ad esempio la capacita’ attentiva in un compito in presenza, l’ironia e la simpatia nell’orario di ricreazione, o anche in alcuni momenti la capacita’ di tollerare la solitudine se ne abbiamo bisogno, senza sentirci frustrati per questo”.

Ognuno di noi, dunque, possiede delle competenze trasversali, ovvero quelle abilità che ci appartengono, che abbiamo imparato a sviluppare negli anni, o per le quali abbiamo una particolare predisposizione e che possono essere messe in gioco nei contesti piu’ disparati.

“Sfida nel segno della flessibilità e delle strategie alternative”

“Una delle grandi sfide di questi tempi è poter tradurre in atto tutte queste competenze, mettendole in campo nei momenti piu’ diversificati”, spiega la psicologa, secondo la quale “nel futuro saranno proprio queste abilità a costituire i tratti essenziali della flessibilità nel lavoro, in famiglia e nelle reti sociali, a permettere un sano adattamento ad ambienti mutevoli restando sempre se stessi”.

Sembra essere estremamente importante approfondire quegli studi relativi alla deprivazione sociale per comprendere “il sottile funzionamento della mente davanti ad una situazione incerta come la pandemia, imparando a riconoscere le disfunzioni della mente dinanzi ad eventi imprevisti”, sottolinea la dottoressa Gori. “Il corso ECM realizzato da Consulcesi, oltre a fornire le informazioni scientifiche attualmente disponibili in merito agli effetti del distanziamento sociale sulle giovani generazioni utili a comprendere il mondo che verrà, così come immaginato dalle giovani generazioni; ha l’obiettivo di fornire gli strumenti per comprendere le fonti scientifiche dei dati e per conoscere le esperienze di successo educativo, perché la pandemia ha mostrato non solo le criticità, ma anche la possibilità di sopravvivere, di apprendere e di imparare strategie alternative”, conclude Gori. 

AGI – “Il rischio terrorismo c’è, da tempo, sono 20 anni dalle Torri Gemelle. Al momento è rappresentato soprattutto da ‘lupi solitari’ o persone particolarmente disturbate, fragili, che possono essere inserite in circuiti di questo tipo”. Lo ha ribadito il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, durante la presentazione del ‘Libro Blu’ dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.

“E’ un rischio latente – ha spiegato la titolare del Viminale – Certo si tratta di una situazione difficile, ieri al G7 abbiamo valutato come mettere in piedi iniziative comuni” di prevenzione e contrasto. 

Nuovo femminicidio nel Vicentino. Una donna di 31 anni è stata uccisa con diversi colpi di arma da fuoco questa mattina a Noventa Vicentina dal compagno dal quale si stava separando. I due si erano incontrati nel parcheggio dell’azienda per la quale lavorava la donna, probabilmente per discutere alcuni dettagli dell’imminente separazione dei due.

Il compagno le ha però sparato con diversi colpi di arma da fuoco, non lasciandole scampo. L’uomo si è poi dato alla fuga ed è attualmente ricercato dai carabinieri che seguono le indagini.

AGI – Sono solo 3 le Regioni italiane a rischio moderato, contro le 17 della scorsa settimana: si tratta di Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Bolzano. Tutte le altre sono a rischio basso. E’ quanto emerge dalla bozza del report settimanale di monitoraggio di ministero della Salute e Iss.

Solo una Regione (la Provincia di Bolzano) riporta un’allerta di resilienza.

Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza. In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (13.546 vs 15.951 della settimana precedente).

La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti diminuisce leggermente (33% vs 34% la scorsa settimana).

Cala leggermente anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (43% vs 44%). Infine, il 23% è stato diagnosticato attraverso attività di screening, dato in aumento rispetto la settimana precedente.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva è ancora in lieve aumento al 6,2% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute), con il numero di persone ricoverate in aumento da 544 (31/08/2021) a 563 (7/09/2021).

Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale aumenta leggermente al 7,4%. Il numero di persone ricoverate in queste aree è in aumento da 4.252 (31/08/2021) a 4.307 (7/09/2021).

La circolazione della variante delta “è prevalente in Italia. Questa variante è dominante nell’Unione Europea ed è associata ad un aumento nel numero di nuovi casi di infezione anche in altri paesi con alta copertura vaccinale. Una più elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità”.

“E’ opportuno realizzare un capillare tracciamento e contenimento dei casi, mantenere elevata l’attenzione ed applicare e rispettare misure e comportamenti per limitare l’ulteriore aumento della circolazione virale”.

Ancora almeno una settimana in zona gialla per la Sicilia, mentre tutte le altre Regioni restano in bianco.  La Sicilia, che vede da una settimana i contagi in calo, ma non ancora i ricoveri, ha ancora entrambi i parametri presi in esame, ossia l’occupazione delle terapie intensive e dei reparti ordinari, ampiamente sopra soglia: le intensive sono al 23,2% (contro una soglia del 15%), i ricoveri ordinari al 13,8% (oltre la soglia del 10%).

Si “salva” invece la Sardegna, dove anche i ricoveri sono in leggero calo da qualche giorno: le intensive sono sopra soglia al 14,7%, ma i ricoveri ordinari sono al 14,5%, di pochi decimali sotto quota 15% che fa scattare il giallo. Un’altra Regione, la Calabria, ha valori sopra soglia ma solo per i ricoveri ordinari, al 18,8%, mentre le intensive rimangono sotto il 10%. 

Flag Counter