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La senatrice a vita Liliana Segre avrà la scorta. La decisione è stata presa dal prefetto di Milano, Renato Saccone durante una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, ed è arrivata in seguito alle minacce via web e allo striscione di Forza Nuova esposto nel corso di un appuntamento pubblico a cui la senatrice partecipava. La notizia è riportata da diversi quotidiani. 

Della settimana scorsa la notizia dell’Osservatorio antisemitismo che ha calcolato circa 200 insulti e minacce sui social network ricevuti in media dalla senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di concentramento. Messaggi di odio da parte di “odiatori seriali” secondo lei, che disse “vanno curati. sono persone di cui avere pena”. Episodi non sottovalutati dalla Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta allo stato contro ignoti. 

Fiamme questa notte, alle 3, alla ‘Pecora Elettrica‘, caffetteria e libreria di via delle Palme, in zona Centocelle, nella Capitale. Il locale, definito “noto presidio antifascista della capitale”, già danneggiato lo scorso 25 aprile a seguito di un altro incendio, avrebbe dovuto riaprire domani. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri della compagnia Roma Casilina che indagano sui fatti. Non si esclude il gesto di natura dolosa. 

“Non siamo ancora in grado di quantificare i danni prodotti da questo nuovo incendio, non sarà possibile riaprire domani 6 mesi dopo il primo rogo come avevamo previsto. Siamo stati allertati nella notte dal sistema di allarme che avevamo fatto installare nel negozio”, commenta affranto Danilo, uno dei librai della Pecora Elettrica. Il quartiere si era mobilitato per favorire la riapertura della libreria con una raccolta fondi a sostegno dei lavori di ristrutturazione. 

La distanza che c’è tra i tre miliardi di euro chiesti e le risorse oggi sul tavolo è “larga” ammette il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti in un’intervista a la Repubblica. Così, “dopo una serie di esecutivi che hanno tagliato sull’istruzione – prosegue – non mi posso accontentare di un governo che smette di prelevare soldi dal Miur”. E torna a insistere: “Bisogna investire e con forza” sull’istruzione e dunque sul suo dicastero.

Così, gli ricorda il quotidiano diretto da Carlo Verdelli, stanti così le cose si avvicina anche la scadenza della sua promessa iniziale, fatta ancor prima di insediarsi al ministero di viale Trastevere a Roma: “O tre miliardi a scuola e università o mi dimetto”, aveva giurato Fioramonti. E oggi, alla verifica dei fatti e dinanzi al suo governo che come altri continua a non investire in istruzione, ribatte: “So che cosa ho detto e so che sono un uomo di parola”.

“Non si governa con la paura di perdere consenso”

Per il ministro il punto è che non si può “continuare ad amministrare un Paese con la paura di perdere consenso, alla fine tutto questo si trasforma in paura del futuro”, tanto più che a suo dire “l’occasione è storica” perché “abbiamo un’occasione irripetibile: un governo progressista può e deve sincronizzare l’Italia sull’orologio delle nazioni più progredite, che da anni hanno già fatto quello che io provo a proporre”, a cominciare “da un finanziamento importante, continuo e puntuale a ricerca, università e scuola”.

Invece nella bozza della Finanziaria, con l’articolo 29, si fa esattamente l’opposto. Viene fissato un limite addirittura più stringente di quello esistente per le università e che non consentirebbe, ad esempio, di assumere i ricercatori del Cnr che la legge Madia ha già previsto. A questo proposito Fioramonti osserva che “quei limiti vanno rivisti” e sono probabilmente “stati inseriti dalle manine burocratiche” alle quali ha fatto cenno nei giorni scorsi. “Bisogna mettere soldi sulla ricerca – insiste – non nuovi vincoli”. Poi si lascia andare ad uno sfogo: “E non è certo bello scoprire su Internet l’esistenza di norme che riguardano il mio settore senza che nessuno mi abbia mai coinvolto”.

Ma al di là dei maggiori fondi richiesti e che non sono arrivati, il ministro dell’Istruzione deve fare i conti anche con una battaglia per un’industria meno inquinante che non sfonda e che fino a questo momento non risulta vincente, ma lui non si abbatte e anzi ribatte: “Le industrie plastiche se non cambiano modo di produrre tra due anni chiuderanno. L’obesità è un male e un costo per il Paese. La conoscenza, poi, guida tutte le nazioni che in queste stagioni vedono crescere il loro Pil. Mettere piccole tasse di scopo che invoglino le aziende a migliorarsi e spingano le famiglie a rivedere abitudini sbagliate sono un piccolo prezzo da pagare oggi per avere minori costi, in salute per esempio, domani, afferma il titolare di viale Trastevere. Ed è convinto di essere “nella direzione giusta”.

 

Anche se Fioramonti è pur tuttavia consapevole che “questo governo con questa Finanziaria deve fare tante cose”, e lui apprezza gli sforzi, come “non far aumentare l’Iva, ridurre il cuneo fiscale, intervenire sulla sanità”. “Ma quella che io propongo – torna a ribadire – è una questione centrale: ricerca, università, scuola. E il dibattito fin qui è stato insufficiente. Giorno e notte lo riproporrò e seguirò i lavori parlamentari, so che una Legge di bilancio ha un cammino lungo”.

 

In cima ai pensieri del ministro “non c’è il consenso” e lui sa “di che cosa ha bisogno il Paese” e lo persegue con “convinzione”. Poi, conclude, “magari, scopro che la tanto sbeffeggiata tassa sulle bollicine è gradita al 70-80 % dei cittadini, che un’intera generazione di giovani vuole un mondo più pulito”. E chiosa: “Di fronte a tutto questo, Salvini chi è?” E la minaccia delle dimissioni, se non gli assegnano le risorse che ha chiesto, intanto resta sul piatto: “So cosa ho detto e so che sono un uomo di parola”.

Ora spunta la possibilità di un’immunità penale per tutte le aziende. Per il momento si tratta solo un’ipotesi presente sul tavolo delle trattative. Però si presenta come un’ipotesi concreta. Al fine di tentare di sbloccare la situazione di Taranto dopo l’annuncio-shock di ArcelorMittal di ritirarsi dall’Ilva. Anche se l’azienda insiste: «Ce ne andiamo».

E scrive ai commissari e al tribunale per rescindere il contratto, ma per il governo «non ci sono i presupposti»: la vicenda Ilva finisce a carte bollate. Oggi è previsto un nuovo incontro a Palazzo Chigi, e potrebbe essere quello decisivo. Il forfait del gruppo franco-indiano apre un fronte anche con la nuova Commissione europea: accordi da rifare su ambiente e concorrenza.

CORRIERE DELLA SERA

Ilva, la mossa del governo

L’ipotesi per convincere ArcelorMittal: immunità penale a tutte le aziende

LA REPUBBLICA

La morsa d’acciaio

ArcelorMittal alza il prezzo: lo scudo penale non basta per farci restare, a Taranto troppe incognite

La base dei 5S vuole la linea dura. Conte e il Pd pronti a trattare sulle tutele legali, non su altri esuberi

La tassa sulla plastica sarà differenziata: chi più inquina, più paga

LA STAMPA

Mittal porta il governo in tribunale

Ilva, vertice a Palazzo Chigi: ipotesi di ridare all’azienda uno scudo soft per riaprire la trattativa

IL SOLE 24 ORE

Risparmio, solo un terzo delle banche è in regola

Ricerca del Politecnico di Milano sugli standard fissati dalla direttiva Mifid2

Appena 5 intermediari su 18 rispettano i requisiti minimi sul rendiconto degli oneri

Su omissioni e ritardi un monitoraggio Consob: i risultati entro fine anno

IL MESSAGGERO

Ex Ilva, doppia offerta di Conte

ArcelorMittal: lasciamo Taranto. Il premier apre su un nuovo scudo e contratto da rinegoziare

Oggi il vertice: è scontro nella maggioranza. Da Pd e Renzi sì alle tutele legali, M5S divisi

IL GIORNALE

Fatwa sul Giornale pagata dall’Europa

La Ue finanzia due studiosi vicini ai Fratelli musulmani e a Erdogan per schedare chi critica il fondamentalismo

LIBERO QUOTIDIANO

AMMAZZANO LE FABBRICHE E i poveri pompieri muoiono

I grillini hanno contagiato il Pd: è il governo della decrescita. Per salvare Ilva spunta l’alleanza centrodestra-Italia Viva. Ad Alessandria un delinquente cretino fa saltare in aria 3 vigili del fuoco

IL FATTO QUOTIDIANO

MITTAL CONFESSA: “VIA ANCHE SENZA LO SCUDO”

AI FRANCO-INDIANI L’IMMUNITÀ NON BASTA, VOGLIONO ABOLIRE I PM. COLLE IN ALLARME: “IL PREMIER TROVI SUBITO UNA SOLUZIONE”

IL FOGLIO

I silenzi contro i giacobini dell’ecologia

Oltre l’Ilva. L’ambientalismo giustizialista è come la fogna di Nuova Delhi

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Ilva, cercasi riserva indiana

Il governo contro Arcelor Mittal: saremo inflessibili. Domani atteso in Italia il concorrente Jindal

Oggi l’incontro decisivo a Roma. Bentivogli (Cisl) alla Gazzetta: reintrodurre la tutela giuridica

IL MATTINO

Chiudere l’Ilva costa l’1% del Pil. Conte, doppia offerta a Mittal

Lo studio choc: perdita irreparabile. Gli indiani: lasciamo lo stabilimento. Il premier: scudo e contratti nuovi

LA NAZIONE

Caos Ilva, governo pronto a trattare

Oggi incontro con gli indiani. Conte: «Noi inflessibili». Ma rispunta lo scudo penale. Furlan: «Politici colpevoli»

IL SECOLO XIX

Mittal al tribunale: «L’intesa su Ilva è da annullare Vogliamo i danni»

In Liguria a rischio 4 mila occupati dell’indotto Toti: «Genova si mobiliti come per Fincantieri»

IL TEMPO

L’ex provincia premia tutti i suoi dirigenti

Clamoroso alla città metropolitana di Roma. Non ci sono risorse per le scuole e per le strade. Ma si trovano le gratifiche agli alti papaveri.

C’e’ un atto doloso dietro le esplosioni in una cascina disabitata dell’Alessandrino in cui sono morti tre vigili del fuoco e altri due sono rimasti feriti insieme a un carabiniere. Una squadra di pompieriè’ intervenuta in seguito alla segnalazione di una fuga di gas a Quargnento, arrivata dopo la mezzanotte. Secondo alcuni testimoni c’era stata una piccola esplosione che aveva causato un incendio. Mentre l’intervento era in corso, intorno all’una e un quarto, c’è stata la deflagrazione e l’edificio è crollato.

Per gli inquirenti si è trattato di un atto deliberato, anche se è stata esclusa la matrice anarchica o terroristica. “Ci sono state più esplosioni intervallate. Abbiamo trovato fili elettrici, un timer e una bombola di gas che è stata sequestrata”, ha riferito il procuratore della Repubblica di Alessandria, Enrico Cieri, “tutto questo ci fa pensare che l’esplosione sia stata voluta e deliberatamente determinata”. “Le prime ipotesi sembrano escludere una matrice eversiva-terroristica, per il resto facciamo lavorare gli inquirenti”, ha affermato il questore di Alessandria, Michele Morelli. Il proprietario della cascina e sua moglie sono stati sentiti dagli inquirenti.

In una palazzina più bassa attigua a quella crollata, sono state sarebbero due bombole di gas da cucina e sono intervenuti gli artificieri per metterle in sicurezza. L’ipotesi è che anche nella palazzina crollata ci fosse un timer e che l’effetto domino abbia fatto esplodere le altre bombole, anche se l’obiettivo era forse solo quello di distruggere la struttura e non di colpire chi e’ intervenuto a domare l’incendio. Gli abitanti della zona avevano chiamato i vigili dopo che si erano sviluppati delle fiamme, poi hanno sentito il boato fortissimo e hanno visto la palazzina crollata.

#Quargnento (AL), esplosione intorno alle 2 in un edificio disabitato. Coinvolta la squadra intervenuta, due #vigilidelfuoco deceduti, un terzo disperso. Feriti gli altri due componenti e un carabiniere. Intervento in corso #5novembre pic.twitter.com/gL5amyNToR

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
November 5, 2019

Le vittime sono Matteo Gastaldo, il pompiere 46enne trovato sotto le macerie, Marco Triches di 38 anni, entrambi di Alessandria, e il 32enne Antonio Candido di Reggio Calabria. Nell’esplosione sono rimasti feriti altri due pompieri e un carabiniere che sono stati portati negli ospedali di Alessandria e Asti ma non sono gravi.#Esplosione #Quargnento (AL): proseguono le ricerche del Vigile del fuoco disperso.#5novembre 7:45 pic.twitter.com/nkfxcEpkvO

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
November 5, 2019

Cordoglio è stato espresso dal premier, Giuseppe Conte, che ha inviato il suo sostegno ai vigili del fuoco, “eroi sempre in prima linea per garantire la nostra incolumità”. “Solidale vicinanza” anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha espresso al corpo dello Stato “la riconoscenza per la generosa dedizione al servizio della collettività”.

 

Il capo degli ultras del Verona Calcio, Luca Castellini, non è più gradito dalla società  che ne ha disposto la “sospensione di gradimento” fino al 30 giugno 2030. Lo comunica l’Hellas Verona, che gli contesta la violazione del codice comportamentale per “considerazioni ed espressioni gravemente contrarie a quelle che contraddistinguono i principi etici ed i valori del nostro Club”.

La misura interdittiva comporta la facoltà della società  sportiva di non vendere o sospendere l’efficacia del biglietto d’accesso e, quindi, di impedire l’accesso allo stadio a chi viola il codice comportamentale che, tra gli altri, sanziona i “comportamenti discriminatori su base razziale, territoriale, etnica e religiosa verso la tifoseria della squadra avversaria, le Istituzioni, la Società organizzatrice, il personale di servizio e la società civile”.

“Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana, ma non potrà mai essere del tutto italiano”, aveva dichiarato ieri Luca Castellini, dopo i ‘buu’ e dei cori razzisti indirizzati domenica al calciatore durante il match Verona-Brescia. “Noi abbiamo una cultura identitaria di un certo tipo, siamo una tifoseria che è dissacrante, che prende per il c… il giocatore pelato, quello con i capelli lunghi, il giocatore meridionale e il giocatore di colore, ma non lo fa con istinti politici o razzisti. Questo è folklore, si ferma tutto lì”. 

Un uomo di 50 anni di Foggia è stato denunciato con le accuse di truffa ed insolvenza fraudolenta ai danni della Società Autostrade per l’Italia S.p.A. Le indagini della polizia stradale sono partite dopo la segnalazione presentata dalla Società Autostrade per 23 casi di omesso pagamento di pedaggi autostradali su svariate tratte della A/14 ed A/16 ad opera di una autovettura Audi SQ5 di colore nero, con targhe alternativamente ed opportunamente sostituite con altrettante di importazione tedesche. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra luglio ed agosto dello scorso anno, l’uomo, alla guida della vettura è uscito dalla pista riservata ai telepass, accodandosi pericolosamente ad altre auto in transito eludendo così il controllo ed evitando l’abbassamento della sbarra.

Un uomo di colore armato di coltello e con indosso una felpa è stato fermato dai poliziotti del Reparto Volanti su via San Vincenzo de Paoli, in zona Monteverde, nel centro della Capitale. Gli agenti sono intervenuti sul posto a seguito di alcune segnalazioni. I poliziotti, dopo aver fermato l’uomo alle 14.10 di questo pomeriggio, lo hanno accompagnato in commissariato.

Dall’1 gennaio al 25 ottobre di quest’anno, sono stati 25 gli incidenti che hanno coinvolto rider impegnati nelle consegne a domicilio di cibo: 4 di loro hanno perso la vita e 21 sono rimasti feriti, dei quali 6 con prognosi riservata.

In 16 casi il rider usava un motociclo, negli altri 9 una bici: tutte e 4 le vittime del 2019 erano alla guida di un motociclo, così come le 3 del 2018. Sono i dati raccolti nel report elaborato da “Incidenti Rider Food Delivery“, il nuovo Osservatorio istituito dall’Associazione amici sostenitori polizia stradale per monitorare “questo ulteriore fronte debole del lavoro e della sicurezza”.

Milano la città con più vittime

La città con il maggior numero di sinistri (12) è Milano. “Attraverso i nostri 600 referenti sul territorio nazionale e l’informazione locale quotidiana – spiega Giordano Biserni, presidente dell’Asaps – sono stati raccolti una serie di dati che dimostrano i rischi dei lavoratori del cibo a domicilio, costretti a consegne sempre più veloci, dimenticandosi in alcuni casi del Codice della strada, ma spesso vittime di ubriachi e pirati della strada, che portano alla morte o a disabilità gravi. Uno spaccato che per la prima volta viene fatto in Italia, a dimostrazione che l’Osservatorio può portare a sensibilizzare sul tema e a migliorare le condizioni per chi usa la strada tutti i giorni”.

La legge a tutela

L’Osservatorio analizza i sinistri con decessi e feriti che hanno visto il coinvolgimento di lavoratori che si servono di biciclette, ciclomotori e motocicli per il trasporto di cibo prenotato attraverso piattaforme digitali. “Un lavoro – ricorda Biserni – che ha trovato finalmente pieno riconoscimento e importanti tutele con l’approvazione e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 2 novembre scorso della legge 128/2019 di conversione del decreto-legge 101/2019 recante ‘Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali'”.
E’ un vero e proprio “esercito di giovani” quello impegnato in questo settore ed esposto purtroppo a forti rischi, soprattutto nelle ore serali.

In quattro hanno perso la vita

L’anno scorso sono morti un 28enne a Verona (scontro con una vettura), un 29enne a Pisa (finito con la moto contro un palo della luce) e un 19enne a Bari (scontro con una macchina il cui conducente risulta essere indagato per omicidio stradale). Nel mese di maggio un 28enne, sempre a bordo di un motociclo, rimase coinvolto in un incidente con un tram e subì l’amputazione di una gamba.

Dei 4 decessi del 2019, uno potrebbe essere stato provocato da un malore: in febbraio a Bellaria (Rimini) un 21enne ha perso la vita mentre stava consegnando una pizza. Gli altri tre incidenti mortali sono avvenuti a Bologna (un 51enne italiano, che si è scontrato con una volante della Polizia), a Salerno (un 24enne, che dopo aver investito un’anziana perdeva il controllo dello scooter) e a Messina (un 28enne schiantatosi contro un mezzo di servizio comunale che effettuava la pulizia stradale).

Ben sei i casi di feriti gravi tra i rider: 2 a Milano (un 43enne e un 44enne), 2 a Napoli nello stesso incidente (un 17enne e un 18enne), uno a Pescara (un 18enne, rottura della milza dopo lo scontro con una auto) e uno a Roma (un 23enne travolto da un pirata della strada: milza asportata e 4 costole fratturate).
 

Il corpo senza vita di una donna di circa trent’anni è stato trovato questa mattina nella zona industriale di Stagno dove durante il Ponte di Ognissanti si era svolto un rave party.

Secondo quanto ricostruito, la festa – non autorizzata – sarebbe iniziata venerdì notte e si sarebbe chiusa domenica. Il cadavere della donna è stato però ritrovato soltanto lunedì mattina in una ex fabbrica di via Enriquez nella periferia nord di Livorno. Sul posto la squadra mobile della questura di Livorno. 
 

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