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"Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l'ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti". E' il grido di allarme contenuto nel Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina alla Camera dei deputati. Spiega il documento: "Nel 2017 spiccano infatti 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali (+139,5% rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell'anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell'attività delle forze dell'ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016). Il settore dei rifiuti – si legge ancora nel rapporto – è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24% del totale.

Seguono i delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), gli incendi boschivi (21,3%), il ciclo del cemento (12,7%). Se a ciò si aggiunge la recrudescenza di incendi divampati negli impianti di gestione e trattamento di tutta Italia, appare evidente come il settore dei rifiuti sia sempre di più il cuore pulsante delle strategie ecocriminali.

Un agricoltore incensurato di 37 anni è stato ucciso a Naro, nell'Agrigentino, a colpi di zappa. Per l'omicidio i carabinieri hanno arrestato un'intera famiglia romena. Nelle prime ore del mattino, è giunta al "112" la segnalazione di una grave lite fra più persone in pieno centro a Naro. Giunti sul posto con numerose pattuglie, i carabinieri della locale stazione e del nucleo operativo della compagnia di Licata, si sono subito resi conto di trovarsi davanti alla scena di un efferato crimine. Bastoni e armi da taglio, sangue ovunque. Questa la scena alla quale si sono trovati davanti gli specialisti della sezione rilievi del reparto operativo del comando provinciale, accorsi sul posto per i repertamenti del caso.

La vittima, Pinau Constantin, agricoltore, 37 enne, romeno, con una grossa ferita alla testa, provocata da un violento colpo infertogli con un corpo contundente, è stato subito portato all'ospedale di Canicattì (Ag), dove è deceduto nella mattinata. I rilievi eseguiti sul luogo del delitto dai militari del Reparto Operativo hanno subito consentito di trovare tracce importanti e varie macchie di sangue. I carabinieri, dopo aver identificato la vittima, hanno in breve tempo ricostruito il suo passato, sentendo parenti, amici e familiari, appurando che recentemente l'agricoltore romeno aveva avuto dei dissapori con un connazionale 44 enne, domiciliato a Naro. A quel punto, in tutta la provincia, è scattata una vera e propria caccia all'uomo, con posti di blocco lungo le principali arterie stradali, che hanno letteralmente blindato la provincia di Agrigento, fino ad estendere il filtraggio nelle province confinanti. Nel corso delle incessanti ricerche, l'autore del delitto è stato intercettato nei pressi dell'ospedale di Caltanissetta, dove i Carabinieri lo hanno bloccato mentre era in compagnia del figlio.

L'uomo, Vasile Lupascu, bracciante agricolo, 44 enne, è stato subito portatoin caserma assieme al figlio 18 enne, per essere ascoltato dagli inquirenti. Il sospettato e anche il figlio, da un piu' approfondito esame, sono risultati avere tracce di sangue sui loro vestiti, subito sequestrati dai Carabinieri. I militari dell'Arma, inoltre, hanno successivamente effettuato un'ispezione nel parcheggio dell'ospedale di Caltanissetta, scovando l'auto in uso al figlio di Vasile Lupascu e nel corso dell'immediata perquisizione dell'auto, è saltata fuori una grossa spranga ancora intrisa di sangue, subito sequestrata. A distanza di solo tre ore dall'omicidio, sulla base degli elementi di prova acquisiti durante la fulminea indagine e dopo aver ascoltato alcuni testimoni, i carabinieri hanno stretto le manette ai polsi del 44enne Vasile Lupascu, del figlio 18enne e della moglie 38enne del Lupascu, con l'accusa di "omicidio volontario in concorso", accertando che i tre si erano appostati insieme, vicino l'abitazione di Pinau Constantin, aggredendolo congiuntamente e provocando ferite ad un braccio anche alla moglie della vittima. Per i tre arrestati, si sono subito aperte le porte del carcere, su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento. Resta, in parte, ancora da chiarire, il movente del violento e grave delitto, scaturito verosimilmente da vecchi rancori fra i due nuclei familiari. 

Twitter dà la caccia agli account falsi e negli ultimi due mesi ne ha sospesi 70 milioni. In media più di un milione al giorno, un ritmo doppio rispetto a quello dello scorso ottobre, quando la società aveva ammesso le interferenze russe sul social network nel corso della campagna elettorale statunitense del 2016. Lo scrive il Washington Post citando un documento riservato di cui sarebbe entrato in possesso.

Il dilemma di Twitter sulla libertà d’espressione

Il quotidiano americano parla di “cambiamento filosofico” di Twitter. A lungo autoproclamatisi “il braccio della libertà di parola del partito della libertà d’espressione”, il board del social sarebbe entrato nell’ottica di frenare il rischio di deriva verso un utilizzo incontrollato del sito di microblogging. “Abbiamo ripensato il modo in cui bilanciare la libera espressione degli utenti con il (rischio, ndr) potenziale di raffreddare il modo di parlare altrui” ha spiegato Del Harvey, la vice presidente di Twitter che si occupa di fiducia e sicurezza online, in una intervista precedente alle rivelazioni del Post.

Il suo discorso sembra suonare qualcosa come ‘le mie libertà finiscono dove cominciano le tue’, e il rischio di innescare una spirale del silenzio, come teorizzata dalla sociologa Elisabeth Noelle-Neumann, era troppo grande. Una tesi secondo cui l’opinione più diffusa rischia di zittire quelle in contrasto delle minoranze. “La libertà di espressione conta poco se le persone non si sentono sicure”, aggiungeva Harvey annunciando la nuova e intransigente politica della società di San Francisco che, parole sua, soltanto negli ultimi tempi ha potuto dedicare risorse alla battaglia contro gli account falsi.

Gli account fake sono un problema anche per Twitter?

Oltre che per la salubrità del discorso pubblico, il numero di account falsi potrebbe essere un problema anche per Twitter. La sua base di utenti attivi, secondo i dati del rapporto del primo trimestre del 2018, è composta da 336 milioni di utenti. Se gli account coinvolti fossero davvero 70 milioni, la credibilità di Twitter agli occhi degli inserzionisti pubblicitari – una delle fonti di reddito dell’azienda – potrebbe essere messa in forte discussione. Harvey però rassicura e spiega che, in molti casi, gli account sospesi non erano attivi, e quindi non conteggiati in quei 336 milioni.

Lo scorso 26 giugno, poi, Twitter aveva pubblicato una nota in cui spiegava le sue mosse contro lo spam e i bot maligni, quelli cioè in grado di postare centinaia di cinguettii al giorno in maniera automatica. La società annunciava di aver introdotto “nuove misure per combattere troll e abusi e nuove norme sulle condotte d’odio e gli estremismi violenti”. Risultato? “Più di 9.9 milioni di profili controllati a settimana” soltanto a maggio 2018; una lotta a tutto campo che ha portato a una significativa riduzione delle segnalazioni degli utenti, che forse hanno cominciato a sentirsi più sicuri. Proprio quello che Twitter voleva.

Twitter e l’“Operazione Megafono”

Non è la prima volta che Twitter scende in campo per sconfiggere i profili falsi. Secondo TechCrunch, in passato la società aveva già avviato un’investigazione chiamata “Operazione Megafono” che prevedeva di acquistare profili di utenti che si presupponevano falsi per cercare di capire le connessioni con altri account fake. L’obiettivo era ricostruire le reti di connessioni tra profili sospetti. Ma secondo quanto scrive il Post, la stessa Harvey non era a conoscenza del progetto. La dimostrazione, secondo i detrattori di Twitter, che la società non sarebbe in grado di combattere in maniera sufficiente il problema. A sostenere questa tesi, già nel 2015, era stato anche Dick Costolo. L’allora amministratore delegato della società si era lasciato scappare un “facciamo schifo” riferito alla capacità di Twitter di occuparsi di chi utilizzava il social network in maniera scorretta.

È intuibile che, dopo l'annuncio via Facebook di Enrico Mentana, che intende lanciare un giornale online con una redazione composta da giovani, la casella del direttore del Tg La7 sarebbe stata tempestata di curricula e candidature. A migliaia. Né potrebbe essere altrimenti, in un settore che ancor più di altri è dominato da un mercato del lavoro a due velocità: da una parte chi ce l'ha fatta (nella maggior parte dei casi prima della crisi finanziaria) e gode di tutte le tutele previste dal contratto nazionale, dalla quattordicesima alla Casagit. Dall'altra una sterminata platea di precari eterni, che sopravvive elemosinando collaborazioni e si vede negata la prospettiva di un futuro stabile, di un posto in una redazione, pur non avendo in tanti casi meno talento dei colleghi che, al sicuro di un contratto blindato, a volte finiscono per impigrirsi. E magari per perdere il contatto con quella stessa realtà che dovrebbero raccontare. 

Mentana, presumibilmente dopo numerose richieste di contatto o spiegazioni, chiarisce con un secondo post che il progetto verrà delineato a settembre. E che, nel frattempo, non è il caso di continuare a inviargli curricula.

"Immaginavo che il mio post di ieri avrebbe provocato una reazione molto estesa: conosco e studio da tempo lo scollamento sociale che si è generato a scapito delle nuove generazioni e il divorzio tra giovani e informazione tradizionale. Conosco anche direttamente l'ingiustizia che si è creata nelle professioni, dove un turn over generazionale è semplicemente inconcepibile. Avevo detto a più riprese che era un dovere, per noi che ce l'avevamo fatta quando tutto era molto più facile, provare a restituire qualcosa in termini di chance per i giovani. E so che i buoni esempi, se funzionano, possono essere contagiosi, nel mio come in altri ambiti", scrive il direttore del Tg La7.

"Già in migliaia mi hanno scritto"

"Ma è bene essere chiari: io non posso da solo risolvere la questione giovanile in Italia – prosegue – Se ne avessi avuto la forza e l'ambizione, oltre che idee adeguate, avrei lanciato l'idea di fondare un movimento, non un quotidiano on line. E sono solo un giornalista che vuol fare qualcosa di utile, non il ministro del lavoro. Lo dico perché almeno all'inizio l'idea del quotidiano fatto dai giovani per i giovani si concretizzerà direttamente in alcune (spero molte) decine di posti di lavoro, mentre già in diverse migliaia mi hanno scritto, in una sorta di prematuro cammino della speranza on line.

"Quindi, per favore, non mandatemi curriculum. Per i mesi di luglio e agosto devo mettere a punto il progetto, garantirne la sostenibilità, delineare quel che potrò fare in prima persona, compatibilmente col mio ruolo di direttore non pigro di un tg, e con i vincoli che – sia pure con la consueta amicizia – mi darà il mio editore. Poi a settembre vi racconterò qui la road map e le modalità con cui si cercherà di fare il reclutamento dei redattori e collaboratori nel modo migliore e più trasparente", conclude, "voglio fare le cose al meglio, anche perché se lavoreremo bene altri poi magari seguiranno la stessa strada, e comunque l'obiettivo è creare un nuovo rapporto tra i giovani e l'informazione: la soddisfazione – se vinceremo – verrà dal consenso dei lettori, attraverso l'entusiasmo e la capacità di chi ci lavorerà. Ma ogni cosa a suo tempo. Fino a settembre stop a curriculum e affini, chiaro? P.S. Grazie a tutti i giornalisti coi capelli grigi che hanno condiviso lo spirito dell'idea e si sono messi a disposizione. Confermo: gli stagisti saremo noi!"

"Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l'arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. Purtroppo i governi italiani degli ultimi 5 anni avevano sottoscritto accordi (in cambio di cosa?) perchè tutte queste navi scaricassero gli immigrati in Italia, col nostro governo la musica è cambiata e cambierà". Cosi' il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini.

"Se quanto annunciato dai mezzi di informazione dovesse corrispondere al vero, e cioè che le leggi appena approvate dalle province di Trento e Bolzano prevedono la possibilità di abbattere lupi ed orsi, significa che saremmo dinanzi a una palese violazione del dettato costituzionale e da esponente del Governo saro' costretto a chiederne l'inevitabile impugnativa al Consiglio dei Ministri". E' quanto dichiarato il ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa a proposito dei disegni di legge recentemente approvati nelle province di Trento e Bolzano. "Sono certo che il Piano Lupo, che intendo portare prossimamente in Conferenza Stato Regioni escludendo il passaggio tutt'altro che utile sugli abbattimenti selettivi, contenga le strategie, le misure e le azioni giuste per offrire una risposta concreta anche alle richieste dei territori di governare la coesistenza tra uomo e specie animali, tutelando al tempo stesso le economie e la biodiversità".

Gli operatori del Soccorso Alpino Valdostano hanno recuperato in elicottero il corpo senza vita di un alpinista, ancora non identificato, precipitato sul Castore, Monte Rosa, per circa 600 metri lungo la parete ovest. Il medico dell'equipaggio ha constatato il decesso dell'uomo. Il corpo dell'alpinista sarà affidato al Soccorso alpino della Guardia di Finanza per le operazioni di polizia giudiziaria.

Enrico Mentana ha deciso di lanciare un giornale online. L'annuncio lo ha dato su Facebook, spiegando di voler aiutare i giovani giornalisti a trovare uno spazio. "E' giunto per me il momento di fare qualcosa di tangibile: far nascere un quotidiano digitale realizzato solo da giovani regolarmente contrattualizzati, che possa riaprire il mercato della scrittura e della lettura giornalistica per le nuove generazioni" ha scritto in un post.

Cosa farà Mentana

Per sé e per "qualche "vecchio", Mentana riserva il ruolo di "tutela redazionale, magari a titolo amatoriale (ribaltando la logica dello stage!)" e per quanto riguarda i contenuti "una parte del finanziamento e il contributo quotidiano di scritti che fino a oggi ho postato su Facebook".

Perché fondare un giornale

Mentana spiega nel post che "la generazione degli anni '50 e '60" ha  potuto realizzare il sogno di fare i giornalisti, quel che è ormai precluso anche ai più bravi tra i giovani di oggi". "Ho cercato di spiegare perché si sia operata questa chiusura pressoché totale (peraltro simile a quella di tante altre professioni). Crisi della stampa tradizionale, crollo della pubblicità, abbattimento dei profitti per l'invalersi del web, costo sempre più alto del lavoro giornalistico già in essere in rapporto alle entrate degli editori, e tanto altro. Il risultato però è che noi siamo ancora seduti, tutelati da contratti che ci tutelano, ben pagati, con una cassa sanitaria autonoma e una pensione che ci aspetta. Fuori tanti giovani, potenzialmente più che meritevoli, aspettano in piedi e senza garanzie. E anche lettori e telespettatori sono come noi: del resto un prodotto fatto da sessantenni, con modalità novecentesche, è seguito per consuetudine, tradizione e simili coordinate politico-culturali da un pubblico in cui i giovani proprio non ci sono o quasi".

Con quali soldi?

"Se con contributi economici e pubblicità si reggerà, bene. Se – come inevitabile almeno all'inizio- sarà in passivo, ci penserò io. Se – come spero – diventerà profittevole, tutto l'attivo sarà usato per nuove assunzioni e collaborazioni. Se per motivi loro ci saranno aziende o mecenati in grado di aiutare senza nulla pretendere saranno benvenuti. Per la raccolta pubblicitaria sarà scelto chi farà l'offerta migliore. Chiederò all'ordine dei giornalisti e alla FNSI quali possano essere le griglie normative e contributive più corrette e solo allora penserò a come avviare il reclutamento".

Un paese colorato di magliette rosse, da quota 2000 del rifugio Gran Paradiso all' isola di Lampedusa passando per i campi di formazione sui beni confiscati di Libera alla Goletta Verde di Legambiente in navigazione verso la Campania.

In tanti hanno aderito e risposto all'iniziativa lanciata da don Luigi Ciotti di Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, ANPI e dal giornalista Francesco Viviano, che invitava tutti a indossare oggi una maglietta rossa per ricordare i tanti bambini migranti morti in mare e, in generale, di chi ha perso la vita nelle traversate, una #magliettarossa per gridfare Fermiamo l'emorragia di umanità

L'hashtag della giornata è tra i primi della classifica di Twitter. Illuminati di rosso il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, in rosso anche sul rifugio del Gran Paradiso. In rosso Fiorella Mannoia, Vasco Rossi,Roberto Saviano,Carlo Lucarelli, Rosy Bindi, il.medico di Lampedusa.

"Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…": è il sarcastico commento di Matteo Salvini su Facebook, cui risponde Don Ciotti: "Gliela porto molto volentieri una maglietta al Viminale, un piccolo gesto, fatto con rispetto". "Credo che dobbiamo poter incontrarci – ha detto don Ciotti intervistato da Rainews 24 durante la manifestazione di Libera a Roma – per metterci un po' nei panni degli altri. E' importante riflettere, porsi delle domande, ragionare, anche nelle diversità. Per evitare queste semplificazioni e e queste paure verso il diverso che si stanno diffondendo". 

Ma migliaia le adesioni  di tantissimi cittadini, di associazioni, circoli, parrocchie che stanno postando fin dalle prime ore del mattino le loro magliette rosse e un no all'indifferenza. Luigi Ciotti promotore dell'iniziativa in maglietta rossa ha partecipato all'iniziativa a Roma nel quartiere San Lorenzo  insieme a Stefano Ciafani presidente nazionale Legambente e Giuseppe Demarzo coordinatore Numeri Pari.

Una maglietta rossa per riconoscersi, identificarsi e solidarizzare con quanti utilizzano questo indumento per essere più facilmente individuabili dai soccorsi in mare. 

Aveva una maglietta rossa Aylan, il profugo siriano di soli 3 anni ritrovato senza vita sul bagnasciuga della spiaggia turca di Bodrum il 2 settembre 2015. Ma anche i tanti bambini che scappano da guerre e carestie in Africa. Così l’hashtag #magliettarossa diventa tra i più diffusi sui social, dove artisti, giornalisti e scrittori rispondono all’appello, sempre ricordando che la partecipazione deve avvenire nel mondo reale oltre che sul web.

“Faremo tutto quello che serve per continuare a tenere alta l’attenzione su questa tragedia, perché chi urla ottiene sempre più spazio, ma c’è un mondo di persone solidali che vuole parlare di contenuti e soluzioni”, ha spiegato ad Agi Cecilia Sarti Strada, ex presidente di Emergency e autrice del libro “La guerra tra noi” (Rizzoli). “Si sta cercando di screditare il lavoro delle organizzazioni umanitarie e al contempo si dice che si vuole fermare la gente in mare per evitare che diventino vittime di mafie e caporalato. Eppure sono proprio quelle organizzazioni umanitarie che, per la gran parte del tempo, si battono contro la criminalità organizzata e il traffico delle persone”.

Così indossano una maglietta anche il giornalista Sandro Ruotolo, la senatrice del Pd Monica Cirinnà e musicisti come i Modena City Ramblers.

Hanno aderito all’iniziativa anche Fiorello, Vasco Rossi e Saviano. Ma a essere illuminati di rosso, secondo quanto riportato da Repubblica, saranno anche il colonnato di Piazza del Plebiscito ed il Maschio Angioino a Napoli, oltre al rifugio del Gran Paradiso.

"Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà”, ha scritto Don Ciotti. “Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini”.

C'è a chi non è sfuggito che, sfoggiando la sua camicia rossa a maniche corte, Gad Lerner ha al polso un Rolex… ed è subito meme, prontamente ripreso da Matteo Salvini. 

 

 

 

Depressione e disturbi neuropsichiatrici aumentano non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini e gli adolescenti. Secondo l'OMS nel mondo dal 10 al 20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi mentali. Le patologie neuropsichiatriche sono diventate la causa principale di disabilità nei giovani e il suicidio è diventata la seconda causa di morte tra i 15 e 29 anni.

E anche in Italia, secondo quanto emerso durante il 74mo Congresso della Società Italiana di Pediatria, i numeri sono allarmanti: "Abbiamo registrato – sottolinea Antonella Costantino, presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, SINPIA – un aumento delle richieste di servizi trasversale a tutti i disturbi neuropsichici, con un incremento medio del 7% ogni anno.

L'allarme riguarda anche l'Italia

L'aumento complessivo degli utenti di neuropsichiatria infantile negli ultimi 5 anni è stato pari al 45%. Negli ultimi 2 anni vi è stato un aumento delle emergenze psichiatriche degli adolescenti, con +21% degli accessi in Pronto Soccorso e +28% di ricoveri annui.

È importante che il ricovero avvenga nei reparti di degenza di neuropsichiatria infantile, ma purtroppo continuano a mancare drammaticamente le risorse per i servizi di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (NPIA). A tutt'oggi solo il 30% dei ricoveri avviene in reparti di NPIA, il 27% in Pediatria, il 20% in reparti di Psichiatria per adulti".

Le cause dell'incremento

Quali le cause di questo incremento? "Certamente contribuiscono una molteplicità di fattori: culturali, neurobiologici, sociali, ambientali e condizioni intrafamiliari" spiega Simone Rugolotto, Presidente della Sezione Regionale Veneto della SIP. "L'adolescenza è un periodo critico perché in quegli anni avviene una riorganizzazione dell'identità. Nella maggior parte dei casi, una crisi psichiatrica acuta avviene in ragazzi che avevano già presentato un disturbo psichiatrico nell'infanzia, come ad esempio disturbi della condotta, disturbo da deficit di attenzione con iperattività o autismo, ma a volte si può trattare dell'esordio di un disturbo psicotico o di un disturbo bipolare che aveva dato pochi segni di sé".

"Parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili" ha affermato Filomena Albano, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) che ha promosso un'indagine sulla salute mentale degli adolescenti.

"Abbiamo rilevato la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, la carenza di servizi e strutture dedicati e di personale con esperienza specifica. Ma soprattutto è emersa la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa. è stata infine manifestata l'esigenza di interventi precoci e tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età".

Ad oggi invece le risposte sono frammentate e disomogenee. "È per questo motivo – spiega Ciro Paolillo presidente eletto della Academy of Emergency of Medicine and Care – che 13 società scientifiche hanno attivato un gruppo di lavoro intersocietario per la redazione di linee di indirizzo per le emergenze comportamentali in adolescenza nell'ottica di migliorare le risposte e renderle maggiormente omogenee e appropriate in tutti i contesti regionali". 

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