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Una fototrappola ha immortalato oggi alle ore 9,29 l’orso M49 tra i boschi della Marzola, in Trentino poco lomnatno dall’area faunistica di Casteller, a Trento Sud, das dove è fuggito.

L’orso M49 scappato dal recinto in Trentino è ancora in fuga e potrebbe essere a 100 chilometri dalle zone di ricerca. E’ quanto ipotizzato al sito “L’Adige” da Daniela D’Amico, responsabile dell’ufficio comunicazione e promozione del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Secondo la donna, in una notte di pioggia, un esemplare come M49, peraltro terrorizzato e presumibilmente arrabbiato, può percorrere grandissime distanze”.

 “Noi conosciamo gli orsi”, prosegue D’Amico: nel parco vivono una sessantina di esemplari e fino al ripopolamento in Trentino degli anni Novanta erano praticamente gli unici in Italia. “Noi li conosciamo e li sappiamo capaci di cose incredibili”. Ad esempio, “una volta ne catturammo uno: lo mettemmo in un recinto circondato da una rete davvero molto alta. E lui riuscì a scappare”. M49 “è un orso tosto. Probabilmente in 24 ore ha percorso molti chilometri, fino a 100, non sarebbe un fatto eccezionale”.

L’orso bruno di 3 anni, che nell’ultimo mese si era reso responsabile di vari attacchi ai danni degli agricoltori, era stato catturato nella val Rendena e rinchiuso nel  Centro Casteller, a sud di Trento. Ma alle 5 del mattino della notte tra domenica e lunedì è riuscito a scappare scavalcando una recinzione elettrica che può dare scosse da 7.000 volt e una barriera metallica alta quasi quattro metri. Da allora nessuno più sa dove sia, mentre monta la polemica sulla gestione del caso e sulla proposta di abbattimento.

Una diffida arriva direttamente del ministro Sergio Costa, il quale ha anche inviato sul posto una squadra di forestali statali (visto che in Trentino la Guardia Forestale è provinciale): “Le inefficienze mostrate nella cattura, che non mi vedono e mai mi hanno visto concorde, reclamano professionalità e attenzione massima. Cosa che invece fin qui non è stata mostrata. E adesso si parla di abbattimento? Assurdo e paradossale. Ho chiesto a Ispra di mandare subito una squadra di esperti che, congiuntamente ai tecnici della provincia autonoma di Trento, faccia chiarezza sulla fuga di M49 e poi si intervenga con la cautela del caso, senza minare la vita dell’animale”. 

Insorgono anche gli animalisti Life for Ursus che ne anticipano una fine come quella di King Kong: “Adesso l’orso volante M49 che prima era in area scarsamente antropizzata si trova suo malgrado alle porte di Trento, se volete come quando quei buontemponi prelevano King Kong dalla sua isola sperduta e lo trascinano in catene nel cuore di Manhattan”, scrive in una nota il coordinamento Life for Ursus. “Come si conclude la trama dei film su King Kong lo sanno tutti: la bestia si difende ma infine soccombe. Questo triste copione ormai è scritto anche per M49. Ma – prosegue Life for Ursus – non possiamo rassegnarci a farci rappresentare, tutti noi, da queste modalità di comportamento prescientifiche e disumane”.

E sono in molti a sollevare dubbi anche sulla sua fuga. Tra questi c’è Marco Ianes, ex consigliere provinciale dei Verdi, docente di elettrotecnica nelle scuole trentine, che su Facebook scrive: “Leggo che l’orso M49 sarebbe scappato da Casteller scavalcando barriere elettrificate con tensione ( non corrente, per favore) di valore pari a 7.000 V (Volt). La cosa è impossibile, poiché a simili valori di tensione nessun essere vivente potrebbe sopravvivere a contatto diretto con simili valori di tensione. Quindi, le dichiarazioni del presidente Fugatti sono assurde e non tecnicamente sostenibili”.

C’era anche un missile aria-aria, un Matra di fabbricazione francese in dotazione all’esercito qatarino, nell’arsenale sequestrato a una cellula di estremisti di destra dalla Polizia di Torino. Trovati inoltre fucili d’assalto automatici di ultima generazione. Tre le persone arrestate, tra i quali un ex ispettore antifrode delle dogane, Fabio Del Bergiolo, 50 anni, che nel 2001 si era candidato al Senato, per Forza Nuova nel collegio di Gallarate. Gli estremisti erano già sotto osservazione delle forze dell’ordine per aver preso parte al conflitto armato nella regione ucraina del Donbass. Risultavano inoltre legati alle frange estreme della tifoseria juventina. 

Dal 2020 lo scontrino diventerà un ‘pass’ per partecipare a una lotteria con estrazione mensili e annuali, mentre dal 2021 la possibilità di vincita si moltiplicherà a cadenza settimanale. Ma come si gioca e cosa si vince? Ecco tutte le regole dell’ultima iniziativa del governo, in accordo con agenzia delle Entrate e agenzia delle Dogane-Monopoli, per combattere l’evasione fiscale. “Puntiamo sul conflitto d’interessi e sulla passione degli italiani per l’alea”, ha commentato al Corriere Antonino Maggiore, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate.

Ogni mese saranno sorteggiati tre premi: 50 mila euro al primo estratto, 30 mila al secondo e 10 mila al terzo. Mentre per l’estrazione annuale il primo premio varrà un milione di euro. Per partecipare basterà fare un acquisto di almeno un euro e comunicare all’esercente o al commerciante il proprio codice fiscale. Uniche barriere alla partecipazione, bisogna essere maggiorenni e residenti in Italia. A seconda dell’importo, poi, aumentano le possibilità di vincita: secondo quanto riportato dal Sole24Ore, per una spesa di 10 euro verranno generati 10 biglietti virtuali, con una spesa di 100 euro si avranno 983 ticket, con una di mille i biglietti saranno 8.502 e con una di 10 mila i biglietti saranno 28.989.

La lotteria dello scontrino premia, inoltre, chi sceglie di pagare con modalità tacciabili, tipo bancomat, carte di credito, App, bonifici o altri strumenti alternativi al contante. La moneta elettronica darà diritto al raddoppio dei biglietti spettanti per l’acquisto effettuato. Di conseguenza raddoppieranno anche le possibilità per essere estratti.

Cosa succede se si vince? I biglietti vincenti saranno determinati sulla base del numero generato da un Random number generator (Rng), verificato da società autorizzate o da un altro centro di ricerca universitario. In ogni modo la lotteria degli scontrini non rientra nel novero dei giochi pubblici (azzardo) in quanto non prevede la partecipazione con puntate in denaro.

La comunicazione della vincita potrà avvenire tramite posta elettronica certificata (Pec) se il consumatore avrà fornito l’informazione con la registrazione al portale della lotteria. In alternativa la buona notizia arriva con raccomandata con avviso di ricevimento, dopo aver individuato l’ultimo domicilio conosciuto del vincitore tramite Anagrafe Tributaria o Anagrafe nazionale della popolazione residente. Ci saranno 90 giorni per reclamare il premio e quelli che non verranno incassati andranno poi ad alimentare il montepremi annuali.

L’avvento delle nuove piattaforme streaming per la visione di film o eventi sportivi è riuscito a debellare la piaga della pirateria audiovisiva soltanto in parte. I risultati di tre anni di studi e analisi elaborati dalla società Ipsos per conto della FAPAV – Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, sono impietosi. C’è stato un calo di download illegali dell’8% rispetto l’anno scorso, del 14% se comparati ai dati del 2016, ma l’incidenza complessiva della pirateria in Italia si attesta ancora intorno al 38%.

I film sono ancora il prodotto più richiesto sul mercato illegale, piratato in una percentuale che arriva al 33%, serie e programmi tv toccano rispettivamente il 21% e il 20%. Tra i fenomeni emergenti, c’è la pirateria di eventi sportivi live; sono quasi 5 milioni infatti gli italiani che nel corso del 2018 hanno dichiarato di aver visto illegalmente contenuti sportivi live, in streaming sui propri device (computer, tablet, smartphone, smart TV). Nell’ultimo anno si stimano oltre 22 milioni di atti di pirateria sportiva, soprattutto di eventi calcistici, seguiti da Formula 1 e MotoGP.

I mancati incassi per l’industria audiovisiva italiana a causa della pirateria toccano nel 2018 i 600 milioni di euro con quasi 6mila posti di lavoro a rischio. Rimanendo sulla scia economica, si stima che l’impatto del fenomeno illecito sui conti del Sistema Paese sia assai rilevante: 1,08 miliardi di euro sono le previsioni di fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria; 455 milioni di euro il danno stimato sull’economia italiana in termini di PIL; 203 milioni di euro i mancati introiti fiscali.

A nulla pare siano serviti anni, molti, di campagne di comunicazione educative, che nel tempo hanno variato dal tentativo di sensibilizzare il pubblico riguardante i danni ad un’industria, per altro molto amata, che coinvolge, solo in Italia, 117 mila professionisti (5.900 quelli che potrebbero perdere il posto di lavoro a causa della pirateria); all’evidenziare i guai legali incontro ai quali si va se accusati di pirateria, cosa della quale l’83% dei pirati italiani pare essere perfettamente a conoscenza.

Niente da fare, i dati ci dicono che l’unica vera cosa che in qualche modo ha funzionato, che comunque non ha mai risolto definitivamente il problema, è stato l’accordo dal punto di vista economico: il pubblico recepisce positivamente solo l’abbassamento del prezzo per usufruire di un servizio.

Spiega Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale Fapav: “L’indagine ci dice che le nuove generazioni, sapendo muoversi con molta disinvoltura all’interno degli ecosistemi digitali, hanno più conoscenza e consapevolezza dei rischi connessi alla pirateria e tendono a frequentare territori più protetti. In questa direzione l’industria audiovisiva deve concentrare i propri sforzi attraverso offerte sempre più competitive e attività informative puntuali”. 

Mentre a Vittoria si stanno celebrando i funerali del cuginetto Alessio, da Messina arriva la notizia che aggiunge strazio allo strazio. Simone, dopo avere lottato come un leone, non ce l’ha fatta. È deceduto dopo tre giorni di agonia al reparto di Terapia intensiva del Policlinico di Messina. Il bambino, a cui erano state amputate le gambe dal suv che ha ucciso il cugino, era stato trasferito in elisoccorso alle 3 del mattino del 12 luglio a Messina dopo che il personale sanitario dell’Ospedale di Vittoria era intervenuto per cinque ore nel tentativo di stabilizzare la situazione già drammatica in cui versava.

“Mi sono tenuto costantemente in contatto per sapere delle condizioni del piccolo Simone. Poco fa purtroppo la professoressa Gitto, primario del reparto di terapia intensiva pediatrica mi ha dato la terribile notizia: Simone non ce l’ha fatta. Siamo accanto alle famiglie, condividiamo lo stesso profondo dolore”, dice Filippo Dispenza, uno dei commissari che governa la città di Vittoria.

Sabato è stata effettuata l’autopsia sul corpicino del piccolo Alessio D’Antonio. La Procura ha voluto verificare se vi siano o meno stati dei ritardi nei soccorsi determinanti per la sopravvivenza del bambino. E dopo l’autopsia, la stessa procura ha deciso di emettere altri due avvisi di garanzia, per un medico e un infermiere.

Giovedì sera il pregiudicato Rosario Greco era arrivato a tutta velocità tentando un sorpasso impossibile in una delle stradine di Vittoria, in provincia di Ragusa. È arrivato affondando il pedale dell’acceleratore della Jeep Renegade, hanno raccontato alcuni testimoni, nonostante di fronte alle porte di casa in tanti cercassero refrigerio nella frescura della sera dopo una giornata di caldo torrido. 

L’uomo era ubriaco e strafatto di cocaina, come riveleranno più tardi gli esami clinici e ammetterà lui stesso. È arrivato e ha travolto due ragazzini di 11 anni che giocavano sul marciapiede. Non si sono nemmeno accorti del suv che, fuori controllo, puntava dritto su di loro. Alessio D’Antonio è morto sul colpo, suo cugino Simone ha subito l’amputazione delle gambe. Ma purtroppo oggi il suo cuore si è fermato. L’altra sera Rosario Greco, con le tre persone che erano con lui a bordo dell’auto, non si era nemmeno fermato a prestare soccorso: si è dato alla fuga solo per essere rintracciato e arrestato dopo nemmeno mezz’ora. 

Chi era presente descrive come una scena di guerra quella che si è presentata ai soccorritori. I corpi dei bambini, le gambe tranciate, nella strada, sangue sui muri, dappertutto. “Ognuno – ha raccontato il vicequestore Antonino Ciavola – ha agito per proprie competenze; mentre la polizia municipale una volta soccorsi i bambini effettuava i primi rilievi, i nostri agenti hanno iniziato subito le indagini e a sentire i presenti per capire quanto era accaduto. Nella macchina non c’era nessuno. Dalla targa e dalle testimonianze siamo risaliti al conducente che abbiamo rintracciato una quarantina di minuti dopo, presso la sua abitazione. Sosteneva di essere stato solo, ma sapevamo che non era così. Molti testimoni avevano visto fuggire delle persone dall’auto appena dopo l’incidente. È partita quindi la ricerca degli altri occupanti”.

Rosario Greco è accusato di omicidio stradale aggravato dall’essersi messo alla guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di cocaina, e omissione di soccorso. Nella sua auto sono stati rinvenuti una mazza e un manganello telescopico, quindi è stato denunciato anche per porto d’armi atte a offendere. I tre che erano con lui sono stati denunciati per favoreggiamento personale e omissioni di soccorso. L’udienza di convalida in carcere sarà probabilmente lunedì.

La decisione di spostare il Salone dell’auto da Torino a Milano ha provocato forti contraccolpi nel mondo politico torinese, mettendo sotto accusa l’amministrazione Appendino cui si imputa ‘la nuova perdita’ per il capoluogo piemontese.

Andrea Levy, presidente di Parco Valentino, il Comitato organizzatore della manifestazione, che ha portato a Torino 700 mila presenze di pubblico, che hanno affollato il centro della città ed il Parco dove per 5 giorni si è svolto il Salone con le novità, i prototipi ed anche le storie di 54 case automobilistiche, non vuole entrare nell’ambito della polemica politica, conferma la formula vincente dell’evento e si limita a parlare della necessità che si è venuta a creare di “un clima più sereno”.

Nel comunicato in cui avete annunciato la vostra decisione si sottolinea la vostra “vocazione innovativa” e il carattere di “grande evento internazionale” che state preparando per l’edizione in programma dal 17 al 21 giugno in Lombardia. La realtà torinese non corrispondeva più a questa vostra esigenza?

Il modello nato a Torino si conferma vincente ed è quello che intendiamo continuare a sviluppare. Certamente teniamo molto al posizionamento a livello internazionale ed in questo Milano ci può aiutare.  La scelta è stata quella di cercare dove serenamente possiamo continuare a fare il nostro lavoro rispondendo alla doppia responsabilità che abbiamo: nei confronti del pubblico, oltre 700 mila presenza nell’ultima edizione di poche settimane fa a Torino, e delle 54 case automobilistiche a cui va garantita la giusta programmazione, organizzazione e comunicazione degli eventi. In Lombardia crediamo si possa trovare un clima più sereno con l’augurio che Torino risolva queste divergenze all’interno del Comune.

A Torino quindi non c’era più un clima sereno?

Diciamo così: c’era un clima non sereno. Quello che ci tengo a dire però è che da parte nostra si è operato nella massima trasparenza: abbiamo incontrato la sindaca Appendino , spiegato le nostre problematiche e lo stesso abbiamo fatto con la Regione.

Si può pensare per il futuro ad un ritorno a Torino?

Si vedrà. Ora partiamo con questo nuovo progetto, dai contenuti forti, con la conferma del focus sulle nuove tecnologie, tanto spazio alle emozioni, F1 e supercar ed anche continueremo a raccontare storie attraverso i compleanni delle case automobilistiche. Non mancheranno le anteprime, anzi sarà l’edizione con più anteprime , in versione dinamica a differenza di quanto accade nei Saloni tradizionali, dove si possono vedere in versione statica. Ed ancora ci sarà la Parata dei Presidenti, a Milano, una sorta di sfilata di moda di alta classe,  testimonianza della creatività italiana. Sarà ancora una volta un punto di incontro tra operatori, media, ed un grande spettacolo per il pubblico. Dobbiamo occuparci dei contenuti, lavorare serenamente per le grandi aziende automobilistiche presenti e per il pubblico, avendo un territorio che risponda alle nostre esigenze e responsabilità.

Questo però non vuol dire rinnegare il modello Torino?

Assolutamente no. A Torino abbiamo creato un modello innovativo di Salone dell’Auto, il Salone diffuso,  a cui ora guardano con interesse grandi manifestazioni come quelle di Parigi, di  Ginevra, di Detroit. A Torino abbiamo avuto una grande idea e da appassionato di auto che vive e lavora in questo Paese mi premeva tenerlo in Italia per poter competere come progetto italiano a livello internazionale . E per l’edizione di Milano del 2020 c’è al lavoro un team fortemente torinese, milanese, romano e, comunque, italianissimo, che proverà a competere con i grandi saloni internazionali. Lavoriamo su un progetto italiano, che vuole ridefinire i motor show, c’è un lavoro che presenteremo a breve al Comune di Milano e alla Regione Lombardia per essere pronti a settembre a comunicare modalità e location. Siamo lontani dalla politica, siamo appassionati di auto e del fare e cerchiamo solo di poter svolgere serenamente ed al meglio il nostro lavoro. 

E’ ancora molto grave Simone, il bambino di 12 anni che ha perso le gambe nell’incidente di giovedì sera a Vittoria, nel Ragusano, in cui è stato ucciso il cuginetto di 11 anni, Alessio. “La situazione si mantiene sostanzialmente stabile” dice Antonino Levita, direttore sanitario del Policlinico di Messina dove è ricoverato il bambino “Il bimbo è sotto assistenza respiratoria, in coma farmacologico. Una situazione che resta molto precaria e grave”.

Gli inquirenti stanno intanto esaminando le immagini per determinare a che velocità andasse il suv, guidato da un pregiudicato 37enne ubriaco e sotto effetto di cocaina, che è piombato sui ragazzini mentre giocavano sul marciapiede di casa. “La chiamata che abbiamo ricevuto ci riferiva di un incidente con feriti, nessun particolare in più” racconta il vice questore aggiunto Antonino Ciavola, che conduce le indagini “I ragazzi si sono recati immediatamente sul posto, via IV Aprile nel tratto tra via Ancona e via Gaeta e sono arrivati assieme ai soccorsi. La priorità quando gli agenti hanno realizzato quanto accaduto è stata quella di agevolare i soccorsi. Si è proceduto a chiudere la strada e chiamare i vigili del fuoco perché il suv prima di fermare la sua corsa contro un muro ha quasi divelto una colonnina del gas”.

Chi era presente descrive come una scena di guerra quella che si è presentata ai soccorritori. I corpi dei bambini, le gambe tranciate, nella strada, sangue sui muri, dappertutto. “Ognuno” dice Ciavola “ha agito per proprie competenze; mentre la polizia municipale una volta soccorsi i bambini effettuava i primi rilievi, i nostri agenti hanno iniziato subito le indagini e a sentire i presenti per capire quanto era accaduto. Nella macchina non c’era nessuno. Dalla targa e dalle testimonianze siamo risaliti al conducente che abbiamo rintracciato una quarantina di minuti dopo, presso la sua abitazione. Sosteneva di essere stato solo, ma sapevamo che non era così. Molti testimoni avevano visto fuggire delle persone dall’auto appena dopo l’incidente. E’ partita quindi la ricerca degli altri occupanti”.

Una parte degli agenti si occupava di ricercare le prove e le eventuali immagini dei circuiti di videosorveglianza. “Le immagini” chiarisce Ciavola “sono state acquisite e ci permetteranno di avere una ricostruzione oggettiva di quanto accaduto. Ai fini della condotta dell’autista anche la velocità tenuta può costituire un’aggravante”.

Gli occupanti della macchina “sono stati tutti rintracciati e sentiti in qualità di indagati alla presenza dei loro avvocati”. Poi i genitori del piccolo Alessio. “Ci siamo recati in ospedale – continua Ciavola – per portare il cordoglio della polizia di stato e abbiamo comunicato loro di avere rintracciato chi era ella guida del suv e gli altri occupanti”.

E mentre il manager dell’Asp di Ragusa, Angelo Aliquò ringrazia il personale medico che si è prodigato in quella notte, la Procura di Ragusa ha disposto l’autopsia su Alessio. Il procuratore capo, Fabio D’Anna vuole fare chiarezza sui dubbi sollevati dalla madre del bambino riguardo la tempestività dei soccorsi.

La Procura ha esaminato le dichiarazioni rese dalla mamma del piccolo Alessio a ‘La Repubblica’: “Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all’ospedale Guzzardi (che dista 500 metri dal luogo della tragedia, ndr) per chiedere aiuto. C’erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l’infermiere ha detto: dovete chiamate il 118. E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però intanto erano passati 15-20 minuti. Non so esattamente, mi è un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l’ambulanza”.

Il capo della Procura iblea mantiene riserbo sulle indagini ma sottolinea che il suo ufficio “presterà particolare attenzione e darà priorità alla trattazione di questo procedimento”. E poi fa una riflessione: “Purtroppo gli organici delle forze di polizia sono del tutto insufficienti, e fanno il possibile. Questo non è l’unico episodio avvenuto in questo circondario nell’ultimo anno e pone un serio problema di carenza di controlli su strada”.

Tra gli ultimi casi, una auto piombata nel cuore della movida di Modica, tra i tavoli esterni di un locale, fortunatamente senza causare vittime ma provocando danni ingenti. Un mese fa un giovane era morto in uno scontro tra un suv e uno scooter. 

Rosario Greco, il pregiudicato alla guida del suv, è accusato di omicidio stradale aggravato dall’essersi messo alla guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di cocaina, e omissione di soccorso. Nella sua auto sono stati rinvenuti una mazza e un manganello telescopico, quindi è stato denunciato anche per porto d’armi atte a offendere. I tre che erano con lui sono stati denunciati per favoreggiamento personale e omissioni di soccorso. L’udienza di convalida in carcere sarà probabilmente lunedì.

La prima serata del Grand Prix dei Droni di Torino è stata interrotta da un attacco hacker. Durante la competizione, che vede sfidarsi sette squadre internazionali, dei criminali informatici si sono frapposti nelle trasmissioni che collegano i telecomandi dei piloti agli aeromobili a pilotaggio remoto (Apr). Per almeno un quarto d’ora, i partecipanti hanno avuto difficoltà a governare i quadricotteri, mentre sugli schermi dei loro radiocomandi compariva una scritta: “Il drone uccide smetti subito”, come testimonia un video di Repubblica. Sull’episodio indagherà la polizia postale.

Secondo le prime ricostruzioni, è probabile che gli attaccanti abbiano disturbato i radiocontrolli grazie a un jammer: dispositivo illegale in grado di interferire con le radiofrequenze. Parallelamente, gli hacker potrebbero aver preso il controllo della rete dell’organizzazione dell’evento, causando la trasmissione dell’annuncio sugli schermi dei partecipanti.

I piloti hanno fatto ricorso alla procedura di riposizionamento automatico, che fa sì che il drone si stabilizzi in una posizione sicura per poi atterrare. Tuttavia, alcuni degli aeromobili sarebbero caduti nel Po. La gara è ripresa poco dopo l’episodio e proseguirà anche per tutta la giornata di sabato 13.

Evento unico in Italia, il Drone Grand Prix ha visto pochi partecipanti nella prima serata sulle sponde del Po. Ragione per la quale le autorità avevano anche deciso di non interrompere il traffico. Secondo quanto riporta La Stampa, gli interessati all’evento sarebbero rimasti anche dopo l’episodio, che non ha causato pericolo per nessuno. Anche se di certo avrà causato la preoccupazione degli organizzatori, che sono subito intervenuti per contrastare l’intrusione informatica. 

TRIA VEDE ROSA, “SFUMATI I DUBBI SULL’ITALIA”. VISCO “CALO DELLO SPREAD VA RINSALDATO CON UNA POLITICA PRUDENTE”
Il ministro all’assemblea dell’Abi: la previsione dello 0,2% per il 2019 valida anche se con rischi al ribasso. “C’è interesse per il Btp 50 anni da parte degli investitori esteri”. Il governatore: serve un piano di investimenti e una strategia credibile di riduzione del debito. Bankitalia taglia le stime del Pil a +0,1% nel 2019. Conte: lo spread puo’ scendere ancora.

SEA WATCH: IL COMUNE DI PARIGI PREMIA CAROLA, SALVINI “NON HANNO DI MEGLIO DA FARE?”
Il municipio conferisce la medaglia Grand Vermeil a lei e Pia Klemp per i soccorsi e dona 100mila euro a una Ong.

CAOS PROCURE, IL CSM SOSPENDE PALAMARA
La sezione disciplinare dell’organo di autogoverno ha sospeso il pm di Roma dalle funzioni e dallo stipendio dopo lo scandalo nomine. Il legale: ricorso in Cassazione.

SALVINI SUI FONDI RUSSI, “SAVOINI NON L’AVEVO INVITATO IO, NON SO COSA FACESSE”
Il leader leghista: nessun problema sulla commissione d’inchiesta, non abbiamo nulla da nascondere. Gentiloni: enorme problema politico.

LEGA IN PRESSING SUGLI EMENDAMENTI AL DL SICUREZZA, SALVINI “O PASSANO O NON SI VA”
Il ministro: si rischia un grosso problema per il governo. Fraccaro (M5s): non faccia la vittima. Conte: integrità del governo solida.

BOLLETTE A 28 GIORNI, I GESTORI DOVRANNO RISARCIRE GLI UTENTI
Il Consiglio di Stato ha respinto in via definitiva il ricorso di Vodafone, Fatstweb e Wind che dovranno scontare ai clienti il sovrapprezzo pagato tra il 2015 e il 2017.

VIA LIBERA AL CONCORSO PER I PRESIDI
Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Miur e sblocca il reclutamento di 2050 dirigenti scolastici. Bussetti: la scuola non può attendere. Assunzioni dal primo settembre.

TURCHIA: AL VIA LA CONSEGNA DEL SISTEMA ANTI-MISSILE RUSSO S-400, GLI USA MINACCIANO SANZIONI
Arrivano le prime componenti nella base Murted di Ankara, “preoccupazione” della Nato.

TRUMP CONTRO LA CRIPTOVALUTA DI FACEBOOK, “NON E’ AFFIDABILE”
Il presidente americano mette nel mirino Libra: se vogliono diventare una banca seguano le regole.

TEMPO INSTABILE NEL WEEKEND, C’E’ IL RISCHIO DI NUOVE GRANDINATE SULL’ADRIATICO
In arrivo ancora venti forti e un abbassamento delle temperature.

UBRIACO E SOTTO L’EFFETTO DELLA DROGA TRAVOLGE DUE BIMBI CON IL SUV E FUGGE, ARRESTATO
E’ accaduto nel Ragusano, un undicenne e’ morto sul colpo e al cuginetto dodicenne sono state amputate le gambe. Arrestato il conducente di 34 anni.

“La storia raccontata dai giornali è totalmente diversa dalla realtà. Le uniche persone che possono sapere realmente come sono andati i fatti sono quelle che erano presenti, quindi non capisco come persone che non si trovavano nemmeno nei paraggi si possano permettere di dare delle versioni dei fatti, parlare di dinamiche, quando non c’erano. Tanti articoli che sto leggendo in questi giorni non capisco nemmeno dove possano tirarle fuori certe storie inventate di sana pianta”.

A parlare è Marina Monti, titolare dell’omonimo circo, e la storia alla quale si riferisce, secondo lei raccontata dagli organi di stampa italiani in maniera del tutto distorta, è quella della drammatica morte del domatore Ettore Weber durante una seduta di allenamento con le sue tigri. Una parola che vale la sua, essendo testimone oculare della tragedia e anche una delle ultime persone con la quale ha parlato Ettore Weber prima di morire.

“Si, io e la moglie, che è sempre rimasta accanto a lui. Io personalmente ho parlato con il signor Weber alle 20:05, proprio 10 secondi prima che entrasse in gabbia, ci siamo scambiati giusto due parole, era una giornata nuvolosa, sembrava che dovesse cominciare un po’ a piovere, quindi non era molto convinto di cominciare l’allenamento. Perché lui si allenava tutti i giorni, alle 20 di sera lui faceva entrare gli animali in gabbia e li faceva giusto sgranchire un pochettino, li faceva correre, li faceva saltare, queste erano le sue prove. Non erano animali nuovi, come è stato scritto, erano animali che lui aveva da oltre quindici anni, neanche uno dei suoi animali era nuovo, ed erano tutti animali che già facevano il loro numero, non stava provando niente di nuovo”.

I giornali hanno scritto del domatore aggredito, ucciso e sbranato dalle tigri…

“Ma assolutamente no!”

Come sono andate le cose?

“Lui era appena entrato in gabbia, quando è entrata la seconda tigre lui si è girato per andare a recuperare la prima per posizionarla sul suo sgabello dal quale era scesa. La seconda tigre, durante lo spettacolo, solitamente al passaggio del domatore allungava la zampa, una cosa che faceva abitualmente e che Weber sapeva, perché lui teneva molto al fatto di far sapere che non erano tigri sedate quindi durante lo spettacolo le faceva molto muovere, non le teneva sempre ferme. La seconda tigre dunque, trovandosi sul suo sgabello, quindi in posizione da spettacolo, e vedendo passare il signor Weber, ha allungato ancora la zampa come previsto dalla sua parte nello show, purtroppo Weber si è trovato di spalle ed era troppo vicino alla tigre, quindi con quel gesto naturale, che faceva sempre, l’ha colpito alla giugulare”.

Quindi è stato un graffio ad ucciderlo?

“Si, è stata una zampata. Se il signor Weber fosse stato 20 centimetri più alto lo avrebbe colpito alla spalla e non sarebbe successo niente, sarebbe stato un graffio, cose che succedono spesso durante i numeri. Purtroppo è stata una fatalità, dovuta al fatto che si trovava di spalle, e lui è morto subito, dopo la zampata è caduto per terra. Noi abbiamo letto i referti del medico, che c’ha detto “Signori, è morto nel giro di 2/3 secondi, non se n’è nemmeno reso conto”. Ovviamente accasciandosi a terra, davanti a quelle tigri che erano sue, che aveva da quindici anni, che accudiva lui, le altre tigri gli si sono avvicinate, lui infatti addosso non ha morsi, ha graffi”

Questo è stato confermato dall’autopsia?

“Certo. Sono tutte cose scritte dai medici legali. Lui aveva solo dei graffi, nessun morso”

Quindi non c’è stata alcuna aggressione da parte delle tigri?

“Assolutamente no. Ed io ero presente, ho visto la scena. Tutto il fatto è durato al massimo 6/7 minuti, c’ho parlato alle 20:05 e alle 20:15 era già finito tutto. Il corpo del signor Weber era già fuori dalla gabbia, le tigri già in sicurezza sul loro carro”.

Lei ha portato fuori dalla gabbia il corpo senza vita di Weber, giusto?

“Sì. Io, mio fratello e la moglie del signor Weber cercavamo di tenere a distanza le tigri in modo da aprire la gabbia e tirarlo fuori, ma lui non è stato trascinato come alcuni hanno scritto, non è stato in balià delle tigri per più di mezz’ora come hanno scritto altri, perché sennò non avremmo ritrovato niente del suo corpo. Il suo corpo era integro, lei si rende conto cosa vuol dire avere quattro tigri che prendono in bocca un corpo e se lo contendono l’una con l’altra? Non resta niente. Il signor Weber è stato visto da parecchia gente quella stessa sera e il giorno dopo durante la veglia, la bara era aperta, tutti lo vedevano, se fosse stato rimasto in balìa di queste quattro tigri per più di mezz’ora che se lo trascinavano all’interno della gabbia…lei si rende conto di cosa stiamo parlando? Guardi quello che può fare un pittbull o un rottwailer ad una persona, si figuri una tigre, che è perlomeno il doppio, loro erano quattro, faccia lei che cosa avremmo potuto trovare del signor Weber: niente”.

Tornando alle dinamiche dell’incidente, Weber quindi non avrebbe rispettato una distanza di sicurezza, è esatto?

“È stata una distrazione fatale. L’unica da quando conosco il signor Weber”.

E allora qual è l’interesse secondo lei nel raccontare una storia del tutto diversa?

“Gli unici gli organi che hanno sentito la versione dei fatti sono stati i Carabinieri che si sono presentati la sera stessa. La signora Weber addirittura ha mimato davanti a loro tutta la scena. Non capisco perché gli organi di stampa si sono schierati in questo modo contro di noi. Purtroppo in Italia gira tutto intorno alla politica e per ora va di moda questo genere di politica: va di moda appartenere alle lobby animaliste, quindi qualsiasi cosa accade in un circo, a loro non interessa la verità, a loro interessa usarla contro di noi. Ho visto che un maniscalco è morto a causa del calcio di un cavallo, ma è passato inosservato; ci sono state in questi giorni persone aggredite da cani, ma è passato tutto inosservato. Per questo incidente, che presenta più o meno la stessa dinamica, ci stanno attaccando così”.

È stato anche scritto che la moglie e il figlio di Weber non vorrebbero più saperne di queste tigri, le risulta?

“Assolutamente no! Io le posso dire che la moglie di Weber da una settimana ha visto morire il marito davanti agli occhi e fino ad oggi non ha avuto un’ora per piangerlo. Lei fino a questa mattina era in caserma dei Carabinieri perché sta lottando con i denti, insieme a noi e ai suoi figli, per poter sistemare le nostre tigri, perché loro non c’entrano niente!”

E questa è anche l’opinione della famiglia Weber quindi…?

“Certo! La signora Vulcanelli stamattina si trova in caserma con mio marito perché lei vuole riprendere possesso dei suoi animali. Perché sono animali che lei ha cresciuto da oltre quindici anni, sono gli animali del marito. Il marito metteva al secondo posto la famiglia, al primo c’erano le tigri. Loro hanno sempre vissuto per le loro tigri”.

Come mai una questione di soldi?

“Perché purtroppo quando si parla di queste associazioni animaliste che si interessano dei nostri animali è solo una questione di soldi. Per loro non sono animali, per loro sono soldi. Soldi che camminano”

E alla fine di questa indagine cosa accadrà a queste tigri secondo lei?

“Quello che stiamo cercando di fare è che alla fine di questa indagine vengano dissequestrate, che ci vengano ridate indietro. Poi spetterà alla famiglia Weber decidere dove farle andare, dove portarle…non alle associazioni animaliste, perché, ripeto, queste non sono state sequestrate perché erano maltrattate o illegali. Nessuno ha mai detto che noi non ne vogliamo più sapere delle tigri, qualcuno ha addirittura scritto che avremmo fatto richiesta di abbatterle, cioè avremmo fatto noi richiesta di abbattere le tigri??? Ma non esiste! Queste tigri devono tornare a casa loro. Poi sarà la famiglia a decidere”.

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