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Un lotto del prosciutto cotto 'Cesare Fiorucci' è stato richiamato dal commercio, a scopo cautelativo, per la possibile presenza del batterio Listeria. L'avviso è pubblicato sul sito del ministero della Salute. Si tratta del prodotto 'Prosciutto cotto – Quanto basta' da 90 grammi, lotto 8278001840 con scadenza 5 agosto 2018. L'azienda invita i consumatori a non ingerire il prodotto e a riportarlo al punto vendita.

La Polizia di Stato di Torino ha eseguito diverse misure cautelari nei confronti di appartenenti al centro sociale Askatasuna. I provvedimenti, eseguiti dai poliziotti della Digos di Torino, rientrano in un'indagine  sui tafferugli scoppiati in via Roma al corteo del 1 maggio 2017. La Digos ha eseguito 15 misure cautelari, di cui 9 arresti domiciliari e 6 obblighi di dimora, nei confronti dei vertici del centro sociale, che è stato perquisito così come alcune abitazioni delle persone destinatarie delle misure cautelari.

L'articolo che segue è a cura della Onlus Riparte il futuro.

Erano stati più di 5.000 lo scorso anno a partecipare alla consultazione pubblica per chiedere una normativa europea di protezione dei whistleblower. Numeri importanti che forse verranno replicati con la consultazione che si sta chiudendo in queste ore, lanciata dalla Commissione europea dopo la presentazione di una bozza di Direttiva in materia di tutela di chi segnala corruzione, frodi e illeciti sul posto di lavoro, oggi troppo spesso costretto a subire mobbing, demansionamenti e licenziamenti immotivati.  

La bozza arriva dopo un lungo periodo di gestazione, ed è dovuta soprattutto alla serrata campagna di pressione portata avanti da una coalizione di oltre 90 organizzazioni della società civile (tra  cui Riparte il futuro) – sindacati, ONG, comunità di giornalisti – unite nel tentativo di convincere le istituzioni europee ad armonizzare i diritti dei whistleblower in tutti i Paesi membri dell’Unione. Attualmente infatti meno della metà degli Stati comunitari hanno leggi in difesa dei whistleblower e le normative sono spesso carenti e caotiche (inclusa per certi versi quella italiana). La bozza di direttiva muove anche dall’evidenza che una disciplina sul whistleblowing potrebbe contribuire aprevenire la corruzione recuperando cifre consistenti, come ha dimostrato un recente studio della Commissione europea secondo il quale nel solo ambito pubblico la protezione dei whistleblower consentirebbe di recuperare fino a 9.6 miliardi all’anno nel settore degli appalti sul territorio comunitario e fino a 997 milioni all’anno solo in Italia.

Leggi anche: Agi lancia Mafialeaks, una piattaforma protetta di whistleblowing contro le intimidazioni delle cosche

Una direttiva europea contribuirebbe anche a migliorare la situazione dei whistleblower italiani. Per quanto il nostro Paese abbia introdotto, alla fine dello scorso anno, una legge che li tutela, rimangono ancora diverse lacune sulle quali la bozza di direttiva potrebbe intervenire direttamente. Per esempio, ponendo parzialmente fine alle disparità di trattamento tra ambito pubblico e privato: la direttiva si applicherebbe infatti a tutte le imprese private con più di 50 dipendenti, mentre in Italia attualmente la protezione è prevista solo per le grandi aziende dotate di modelli organizzativi ai sensi del D. lgs. 231/01. È un buon segnale anche il fatto che la direttiva estenda la definizione di lavoratori meritevoli di tutela anche a consulenti, lavoratori part time, volontari e più in generale, a chiunque segnali nell’interesse pubblico (in Italia attualmente sono protetti solo i dipendenti). Vale la pena menzionare anche l’ampliamento delle condotte oggetto della segnalazione: mentre in Italia, per essere protetti, si deve agire solamente in base all’ “interesse dell’integrità della Pubblica amministrazione” e nel settore privato si possono solo segnalare reati, la bozza di Direttiva prevede che possano essere oggetto della segnalazione anche i fatti che non hanno una sola rilevanza penale, come ad esempio l’elusione fiscale).

Nei suoi principi generali, la bozza di direttiva riconosce l’importanza del whistleblowing per il giornalismo investigativo, segnando di fatto un importante passo avanti. È vero infatti che nel recente passato questioni di grande rilevanza per l’interesse pubblico, come il caso LuxLeaks rivelato da Antoine Deltour o il caso NSA svelato da Edward Snowden, sono emerse grazie alla  stampa a cui i due si sono rivolti. Anche per questo è importante che nascano piattaforme come Italialeaks da poco lanciata da AGI, che permettono ai segnalanti di rivelare in incognito e sotto protezione episodi di corruzione, di illegalità o gli affari della criminalità organizzata. Non sempre lavoratori e cittadini hanno il coraggio di rivolgersi al diretto superiore o alle autorità competenti, temendo per la loro incolumità. Ecco perché è importante ampliare i canali di segnalazione, facendo della stampa uno dei principali presidi di legalità. La legislazione corrente italiana non garantisce alcuna protezione al lavoratore/whistleblower che si rivolga direttamente ai mezzi di informazione. Anche in questo caso la direttiva colmerebbe le lacune della legge italiana, pur non garantendo segnalazioni esterne immediate e incondizionate.

Proprio per migliorare la bozza di Direttiva, che ora entrerà nel vivo del processo di approvazione, Riparte il futuro ha inviato alla Commissione le proprie osservazioni chiedendo di modificare alcuni aspetti critici, che rischiano di compromettere la portata complessiva della bozza. Fra le previsioni che destano più perplessità, balzano all’occhio i termini di riscontro concessi all’ente che riceve la segnalazione, che possono arrivare fino a 6 mesi: un lasso temporale decisamente lungo, che permetterebbe all’ente di inquinare le prove prima dell’arrivo degli inquirenti. Inoltre la direttiva prevede sanzioni per le segnalazioni diffamatorie, ma la previsione è inutile perché il reato di diffamazione esiste già e viene punito, mentre la paura di sanzioni potrebbe scoraggiare potenziali segnalanti. Infine, il testo non affronta il tema dell’anonimato, mentre il movimento a favore dei whistleblower reclama da tempo l’importanza di prendere in considerazione anche le segnalazioni anonime, qualora siano precise e supportate da documenti.

I tempi sono piuttosto stretti, perché nella primavera 2019 si terranno le elezioni europee e occorre che l’iter si concluda prima di aprile, mese di scioglimento del Parlamento di Strasburgo.

L’auspicio è che il nostro Paese voglia giocare un ruolo preminente nel migliorare il testo: la legge di protezione dei whistleblower italiani approvata a larga maggioranza lo scorso novembre è stata voluta da Francesca Businarolo, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha lavorato a lungo sul tema. Visto che l’implementazione del whistleblowing è uno dei punti del contratto siglato da Lega e Movimento 5 Stelle, il governo dovrà portare sul tavolo delle discussioni europee un tema centrale per contrastare la corruzione e l’illegalità.

Noi non ci fermeremo: assieme a tante altre organizzazioni europee siamo pronti a dare battaglia affinché la bozza diventi una buona direttiva, davvero utile ed efficace, destinata a uniformare in tutti gli Stati membri la protezione nei confronti di chi in fondo non fa altro che il proprio dovere, quello di segnalare atti potenzialmente illeciti.

(Federico Anghelé e Priscilla Robledo – Riparte il futuro)

 

Articolo aggiornato alle ore 15,45 del 12 luglio 2018

  • Ore 15,45 Il ministro dell'Interno Matteo Salvini non ha autorizzato lo sbarco della nave Diciotti entrata nel porto di Trapani con 67 migranti a bordo. È quanto viene riferito da fonti del Viminale. 

  • Ore 15,15 "Io non do alcuna autorizzazione a nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa, se ne assume la sua responsabilità": lo ha dichiarato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a margine dell'incontro informale dei ministri dell'Interno dell'Ue in Austria. "Qua qualcuno prende in giro gli italiani e le ipotesi sono due: o lo fanno i migranti violenti oppure ha mentito qualcuno che ha denunciato una violenza che non c'e' stata", ha spiegato Salvini. "Se qualcuno ha mentito, questi devono pagare. Se sono stati i migranti, scendono in manette, se sono stati gli armatori pagano civilmente e penalmente", ha spiegato. "Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Fino a che non ci sarà chiarezza su questo, io da ministro dell'Interno, da vice premier, e da papà, non do autorizzazione a nessuno a scendere", ha garantito.

  • Ore 15,10 Applausi delle associazioni antirazziste e della società civile hanno accolto i 67 migranti giunti poco prima delle 15 al porto di Trapani sulla 'Diciotti' della Guardia costiera. "Benvenuti", hanno gridato. "Siamo tutti facinorosi", "Siamo tutti clandestini", tra gli slogan

  • Ore 14,47 – È arrivata nel porto di Trapani nave 'Diciotti' della Guardia costiera con a bordo i 67 migranti, salvati sabato, e prelevati domenica dal cargo italiano Vos Thalassa, dopo le presunte tensioni a bordo per il timore di tornare in Libia. Forze dell'ordine, Capitaneria di porto, Croce rossa, protezione civile e organizzazioni umanitarie hanno atteso per ore i migranti nel molo Ronciglio. La nave ha sostato a lungo nel tratto di mare tra Birgi e Favignana in attesa del via libera dopo le indagini per individuare i presunti facinorosi. Poi, quando sembrava a un passo dall'attracco, è tornata al largo, di fronte alle isole Egadi. Lo sbarco atteso alle 8 è stato effettuato quasi sette ore dopo, in un tira e molla estenuante. Ora inizia la partita giudiziaria.

  • Ore 14,03 Due denunciati tra i 67 migranti a bordo della Diciotti della Guardia costiera diretta stamane al porto di Trapani e poi allontanatasi in rada. Un ghanese e un sudanese sono stati identificati e denunciati da personale della Polizia per violenza, minacce e dirottamento nel corso delle presunte tensioni sulla Vos Thalassa, al largo della Libia. Ma a decidere eventuali provvedimenti, compresi i fermi, sottolineano gli uffici giudiziari, dovrà essere la Procura di Trapani, dopo avere esaminato il rapporti della Squadra mobile e dello Sco quando la nave attraccherà.

  • Ore 13,01 "La situazione è tutta in divenire. Vedremo cosa accade". Lo dicono fonti della questura di Trapani dopo l'allontanamento al largo di Trapani della nave Diciotti.

  • Ore 12:51 Dal Viminale non è ancora arrivata nessuna indicazione sull'attracco della nave Diciotti, ora al largo del porto di Trapani. Lo riferiscono fonti qualificate. A bordo della nave si trovano 67 migranti.
  • Ore 11,57 Si è fermata e poi allontanata dal porto di Trapani nave 'Diciotti' della guardia costiera con a bordo i 67 migranti prelevati dalla Vos Thalassa. Ormai era vicina al molo Ronciglio e procedeva per l'attracco quando ha bloccato la sua corsa e si e' allontanata al largo del porto. Un'impasse  – scrive Repubblica – di difficile soluzione mentre in altre parti della Sicilia, da Lampedusa a Siracusa, senza che questo abbia sollevato le obiezioni di nessuno, la Guardia di finanza ha portato a terra altri 83 migranti intercettati in mare, 60 su una barca a vela che navigava in direzione di Noto e 23 intercettati al largo di Lampedusa.  
  • Ore 10,31 Individuati i due 'facinorosi' del cargo che lunedi hanno costretto la Guardia costiera a prendere a bordo della nave Diciotti i 67 migranti soccorsi domenica dal rimorchiatore Vos Thalassa che stava poi per consegnarli alle motovedette libiche. Si tratta di un ghanese e un sudanese.  L'indagine-lampo svolta dagli investigatori della polizia di Stato, che ieri ha mandato suoi uomini a bordo della Vos Thalassa a raccogliere le testimonianze del comandante e degli uomini di equipaggio minacciati dai migranti, non ha portato all'individuazione di elementi talmente gravi da consentire un fermo di polizia prima dello sbarco come aveva chiesto il ministro dell'Interno Salvini come precondizione per autorizzare lo sbarco.
  • Ore 9,52 Presidio antirazzista al grido "Restiamo umani" al molo Ronciglio di Trapani. Magliette, bandane e cappelli rossi colorano il sit-in promosso da varie associazioni – da Libera alla Cgil – intenzionate a ribadire i valori dell'accoglienza anche in occasione dell'approdo della 'Diciotti' con 67 migranti. "Vogliono mettere muri – dice Maria Pia Erice, tra gli organizzatori – fra i migranti e le nostre citta'. Non ci stiamo. Facciamo un appello al M5s: conosciamo i valori di molti di voi, non fatevi trascinare da Salvini".
  • Ore 9,49  "Salvini è un personaggio di una certa stazza… se li prenda con quelli più grossi di lui non con i migranti. I flussi non si governano con gli spot o inseguendo punti percentuali di consenso". Lo ha detto il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, al molo Ronciglio per accogliere i migranti a bordo di nave Diciotti, rivendicando "lo spirito di accoglienza della città" e invitando il governo "ad avere lo stesso atteggiamento", pur sottolineando che "è giusto che chi sbaglia paghi". "Il ministro alzi la voce piuttosto con gli altri Paesi che non fanno il loro dovere e con l'Europa", ha aggiunto. 
  • Ore 9,11 "Il governo faccia sbarcare questi poveri cristi. Ci consenta di accoglierli e assisterli. Trapani è un porto aperto. Ma chi sbaglia è giusto che paghi. Le indagini in corso accerteranno le responsabilità". Lo ha detto il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, al molo Ronciglio per accogliere i 67 migranti a bordo di nave Diciotti della Guardia costiera.
    Ore 8.14 Tutto pronto, a Trapani, al molo Ronciglio, per accogliere nave 'Diciotti' della Guardia costiera con 67 migranti trasbordati domenica dal mercantile italiano Vos Thalassa. Approdo programmato alle 8, ma destinato a subire uno slittamento – probabilmente alle 10 – per consentire alle forze dell'ordine salite ieri a bordo di mettere insieme gli elementi e le testimonianze raccolte durante le operazioni di identificazione dei protagonisti delle tensioni che hanno determinato il trasferimento dal cargo. Sul molo sono giunti gli agenti e i blindati della polizia. Numerosi i giornalisti. Accanto i tendoni per accogliere i migranti. "La nave è vicina – afferma una fonte della polizia – ma stanno definendo alcune cose, quindi c'e' ancora qualche incertezza sui tempi". 

"Io non do alcuna autorizzazione a nessuno a scendere dalla Diciotti: se qualcuno lo fa, se ne assume la sua responsabilità": lo ha dichiarato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a margine dell'incontro informale dei ministri dell'Interno dell'Ue in Austria.

"Qua qualcuno prende in giro gli italiani e le ipotesi sono due: o lo fanno i migranti violenti oppure ha mentito qualcuno che ha denunciato una violenza che non c'e' stata", ha spiegato Salvini. "Se qualcuno ha mentito, questi devono pagare. Se sono stati i migranti, scendono in manette, se sono stati gli armatori pagano civilmente e penalmente", ha spiegato. "Io non ho voglia di farmi prendere in giro. Fino a che non ci sarà chiarezza su questo, io da ministro dell'Interno, da vice premier, e da papà, non do autorizzazione a nessuno a scendere", ha garantito.

L'allenatore della Juventus Massimiliano Allegri a margine di una conferenza stampa al Parlamento europeo, dove ha presentato il progetto, di cui è ambasciatore, per la sensibilizzazione dei giovani a stili di vita sani per prevenire il cancro. Il progetto "Allenatore, alleato della salute" è promosso dalla Fondazione "Insieme contro il cancro".
 

L’ attore e regista George Clooney è rimasto ferito in modo non grave a Olbia, all'uscita dall'hotel Ollastu, sulla Costa Corallina, in un incidente stradale. Impegnato in Gallura per le riprese della serie tv "Catch 22" (fiction tratta dal romanzo 'Comma 22' di Joseph Hellerche), che lo vede dietro la macchina da presa in veste di regista, Clooney è rimasto vittima di un incidente mentre era alla guida del suo scooter.

L’ultimo in ordine di tempo è stato Linus, che sul suo profilo Instagram ha pubblicato un post che sarebbe inutile smorzare nei toni: “Ragazzi, adesso mi sono rotto il cazzo. Vi racconto come stanno le cose”.

E le cose stanno, secondo il direttore di Radio Deejay, che lui non ha condiviso l’appello di Rolling Stone, anzi, di aver detto che a suo avviso “i migranti sono un problema, che (Salvini) fa bene a farsi sentire, ma che non mi piace il modo e il tono con cui lo fa”. Quindi di essere messo “in un calderone, a mia insaputa”.

A cinque giorni dalla copertina dell’ultimo numero del mensile, l’iniziativa del direttore Massimo Coppola continua ad alimentare polemiche, e registrare defezioni tra i suoi a questo punto ‘presunti’ firmatari. L’ultima è forse quella che ha fatto più male alla direzione, tanto che l’editor in chief Giovanni Robertini replica al direttore di Radio Deejay pubblicando il testo della mail con la chiamata alle armi, ricordandogli che ne era perfettamente al corrente:

“La copertina del prossimo numero di Rolling Stone sarà dedicata alla situazione politica italiana, in particolare modo all’operato del nuovo Ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Riteniamo che sia il momento di prendere una posizione forte e chiara rispetto ai provvedimenti messi in atto dal nostro Ministro dell’Interno. Ci aggiorniamo entro giovedì mattina per avere un primo feedback.”

È questo quindi il testo che è stato inviato. Difficile intendere che dietro ci sia una chiamata alle armi o un appello anti-Salvini, che infatti non era nelle intenzioni del magazine. Certo, dietro quella “posizione forte e chiara” poteva sembrare chiaro che si trattasse di un’azione di dissenso. Ma Linus la sua posizione chiara l’ha pure manifestata. Solo che difficilmente poteva essere intesa come dissenso incondizionato.

Mentana, Serra e gli altri che hanno precisato la loro posizione

Con Linus si sono defilati sette dei 50 nomi pubblicati dalla rivista “tutti contattati”, scrive Rolling Stone, “ma non tutti hanno risposto”. Il 5 luglio il giornale va in edicola, lo stesso giorno arriva la prima precisazione, forse la più fragorosa. È quella di Enrico Mentana, direttore di Tg La 7, che su Facebook scrive: “Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono a scopi identitaria, o a volte peggio mirano a un po’ di pubblicità gratuita […] Scelta legittima, ma che non condivido. Il giornalismo è fatto di racconto e di confronto di idee, di attacco alle posizioni ritenute sbagliate, o perfino pericolose. Mai però la scelta di una persona liberamente eletta come bersaglio, come uomo nero […] Non ho ancora letto la rivista. So però che il suo direttore mi aveva chiesto l’adesione, e la risposta è stata chiara… “No””.

Il giorno dopo si defila un altra delle firme del giornalismo italiano, Michele Serra: “Ieri ho scoperto di essere, del tutto inopinatamente, in un lungo elenco di firmatari di una specie di manifesto di Rolling Stone contro Salvini. Poiché viviamo in un momento di profondo disprezzo delle persone e delle parole, credo che la sola risposta possibile sia rispettare le persone e rispettare le loro parole. Non sono firmatario di alcun appello o manifesto. Scrivo e firmo in prima persona le mie parole e non desidero che siano utilizzate al di fuori del loro contesto”.

Poche ore dopo arriva anche la smentita dello scrittore e giornalista Alessandro Robecchi: “Nessuno mi ha interpellato né chiesto nulla. Sono contro Salvini, ma anche contro i fumetti che si fanno pubblicità usando il mio nome”. E la cantante Fiorella Mannoia: “Non mi è stato chiesto alcun permesso. E questo mi sembra molto scorretto”.  Più morbido il vignettista e regista Gianni Pacinotti (Gipi) che scrive: “Non sono d’accordo con il chi tace è complice con il quale è stata lanciata questa cosa dalla rivista. Chi tace sta zitto. Avrà modi e motivi suoi”. Un’altra giornalista, Valentina Petrini, scrive su Twitter di non essere mai stata contattata, ma se fosse stato fatto avrebbe firmato l’appello e condiviso la battaglia del mensile.

La difesa del direttore di Rolling Stone su La Stampa

Il direttore Coppola in un’intervista a La Stampa ha ammesso che si sarebbe aspettato “Una qualità del dibattito diversa”, ma che rifarebbe tutto e non ammette che sulla campagna ci sia stato un effetto boomerang: “No. Perché ogni cosa che uno fa è un boomerang? Se noi avessimo un’opposizione forte e decente che riuscisse attraverso agli strumenti della politica ad evitare una contrapposizione netta e a riportarci su un terreno razionale, questo tipo di iniziative non sarebbe necessarie. Quindi la nostra è stata controproducente rispetto a cosa? A quali vittorie che stiamo conseguendo? O a quali rappresentanze politiche che rappresentano queste posizioni? Non riesco a capire come non stare zitti possa essere controproducente”.

Nel giro di poche settimane Papa Francesco ha ottenuto le dimissioni dell'intero episcopato cileno: 34 vescovi, 5 dei quali sono stati già rimossi per non aver seguito la linea della tolleranza zero riguardo agli abusi sessuali del clero; ha allontanato da Bogotà il nunzio apostolico Ettore Balestrero apertamente favorevole alla destra contigua alle formazioni paramilitari; e dimesso, senza le consuete proroghe concesse ai cardinali, l'arcivescovo di Caracas Urosa Savino, che aveva assunto il ruolo imprpprio per in ecclesiastico, di leader morale dell'opposizione al chavismo e soprattutto denigrato pubblicamente il Venezuela con informazioni quanto meno parziali che hanno di fatto giustificato il blocco economico che lo sta mettendo a dura prova.

Papa Francesco che si appresta a canonizzare Paolo VI nel prossimo ottobre e ha già dichiarato santo Giovanni Paolo II non intende dunque subire, come accadde loro nella seconda metà degli anni '70, una sistematica manipolazione delle informazioni da parte delle nunziature e degli episcopati locali al fine di addomesticare l'atteggiamento della Santa Sede davanti a fatti gravissimi ai danni di vittime innocenti che la Chiesa avrebbe dovuto difendere (e in parte lo ha fatto grazie al sacrificio di vescovi come Enrique Angelelli che pagò con la vita il suo coraggio).

Il caso Pio Laghi

Ma in Argentina, dove oltre 30 mila uomini e donne, durante la dittatura militare (1976-1983), furono arrestati e fatti letteralmente sparire nel nulla, l’allora nunzio apostolico Pio Laghi era amico personale e avversario sui campi da tennis di Emilio Eduardo Massera a favore del quale si era esposto molto dicendo: “Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.

Forte di queste convinzioni pubblicamente espresse (favorevoli al regime militare seguito all'estromissione dal potere della vedova Peron) lo stesso nunzio a Buenos Aires non avvertì il dovere di informare prima Montini e poi Wojtyla di quanto in effetti stava accadendo nel Paese. Laghi si è poi giustificato dichiarando di essersi adoperato per salvare il maggior numero possibile di persone e in particolare di aver raccolto 5 mila nomi di desaparecidos ma di non aver capito che fine facevano, nonostante ne avesse celebrato in alcune occasioni i funerali. E spiegò la “ragion di Stato” che gli impedì una pubblica denuncia dei massacri in atto con il ruolo di mediatore assunto dalla Santa Sede relativamente al contenzioso tra Argentina e Cile su Canale di Beagle.

“Come potevo supporre che stavo trattando con dei mostri, capaci di buttare persone dagli aerei e altre atrocità simili? Mi si accusa di delitti spaventosi per omissione di aiuto e di denuncia, quando il mio unico peccato era l’ignoranza di ciò che veramente capitava …”, ha detto successivamente alle circostanziate denunce a suo carico per difendersi, anche se in realtà rivendicando l'impegno per salvare più vite possibile ha ammesso lui stesso di essere stato a conoscenza delle torture e delle brutali esecuzioni. Fatti che non compaiono nei suoi rapporti alla Santa Sede e che avrebbero almeno impedito che il sanguinario dittatore Videla fosse ricevuto con tutti gli onori da Paolo VI e venisse poi all'insediamento di Giovanni Paolo I.

La storia ricorrente delle false informative che si è ripetuta in Cile

Nunzio in Cile all'epoca della dittatura altrettanto sanguinaria di Pinochet è stato il cardinale Angelo Sodano, che non impedì il brutto spettacolo di Giovanni Paolo II affacciato dal balcone de La Moneta con il dittatore omicida.

Ma un inganno analogo lo ha subito a Santiago lo stesso Papa Francesco che lo scorso gennaio, sulla base di false informazioni trasmessegli dal nunzio Ivo Scapolo, nel corso del viaggio apostolico in Cile, che ne è risultato compromesso, ha preso pubblicamente le difese del vescovo di Osorno Csrlos Barros, che era invece amico e sodale di padre Fernando Karadima, i cui stupri sono stati provati, ma che grazie ad altissime protezioni non è mai stato ridotto allo stato laicale.

Come è noto a seguito dell’inchiesta svolta in loco dall’ex pg vaticano Charles Scicluna, il Papa ha cambiato idea sulla vicenda e ha incontrato personalmente a Santa Marta le vittime del sacerdote pedofilo che in gennaio, nei giorni del viaggio, non erano state ammesse alla sua presenza mentre risiedeva alla Nunziatura di Scapolo “Per circa 10 anni – hanno dichiarato le vittime – siamo stati trattati come nemici perché abbiamo combattuto contro l’abuso sessuale e l’occultamento nella Chiesa. In questi giorni abbiamo conosciuto un volto amichevole della Chiesa, totalmente diverso da quello che abbiamo incontrato in passato”.

"Tutto il processo di revisione e purificazione che stiamo vivendo – ha scritto Francesco in una lettera ai cattolici cileni – è possibile grazie allo sforzo e alla perseveranza di persone concrete, le quali anche contro ogni speranza o discredito, non si sono stancate di cercare la verità. Mi riferisco alle vittime degli abusi sessuali, di potere e d’autorità e a coloro che a suo tempo hanno creduto loro e le hanno accompagnate. Vittime il cui grido è arrivato al cielo”. "Vorrei ancora una volta – confida Bergoglio in questo documento di altissimo valore morale – ringraziare la perseveranza e il coraggio di tutte loro".

L'arcivescovo che non può fregiarsi del titolo di emerito

Una decisione severa che, in proporzioni più limitate, mostra tuttavia la ferma volontà di Francesco di non accettare compromessi per il quieto vivere è stata l'anno scorso la rimozione dell'arcivescovo di Tucuman monsignor Alfredo Horacio Zecca, che non ha difeso nè da vivo nè da morto padre Juan , il sacerdote ucciso dai narco trafficanti e calunniato per far credere contro ogni evidenza alla tesi del suicidio. Papa Francesco gli ha assegnato infatti la sede titolare di Bolsena, togliendogli, caso senza precedenti, il titolo di arcivescovo emerito.

L'eroico padre Juan Viroche è stato ucciso dopo aver denunciato gli abusi compiuti sui minori della sua parrocchia dai trafficanti di droga ed aver ricevuto minacce. Il 5 ottobre 2016, quando padre Viroche fu trovato impiccato nella sua chiesa, con segni di percosse, mentre nella navata erano evidenti le tracce di una colluttazione, monsignor Zecca aveva promesso alla famiglia Viroche di provvedere a una sepoltura adeguata per padre Juan, e ai parrocchiani che si sarebbe presentato dal procuratore titolare della indagine penale sulla morte del sacerdote, per chiedere giustizia.

Il prelato non ha mai mantenuto queste promesse e sono emersi anche i collegamenti di Zecca con l’ex governatore José Alperovich, il mentore dei fratelli Soria, accusati da Viroche di traffico di droga e abusi a La Florida, che sono i mandanti dell’omicidio fatto passare per suicidio dalla magistratura locale.

La rimozione di Balestrero e Urosa Savino

E in Colombia dove tanto si è speso a favore della riconciliazione nazionale anche con la visita apostolica dello scorso settembre, Papa Francesco alla fine ha perso la pazienza. L’ex sottosegretario ai rapporti con gli Stati Ettore Balestrero, allontanato nel 2012 da Benedetto XVI a causa del ruolo ambiguo avuto nella gestione dello Ior, non sarà più nunzio apostolico a Bogotà dove ha esercitato la sua funzione favorendo di fatto prima il fallimento del referendum sulla pace (quando inspiegabilmente la Chiesa locale si espresse per la libertà di voto) e poi spingendo a favore della destra di Uribe, contigua ai gruppi paramilitari che terrorizzano i campesinos.

Appena 4 giorni dopo il provvedimento senza precedenti assunto dal Papa è arrivata infine la decisione più clamorosa: Francesco ha accolto le dimissioni dell’arcivescovo di Caracas Jorge Liberato Urosa Savino, che compirà 76 anni nel prossimo agosto e dunque non godrà della prooroga generalmente concessa ai cardinali. Acerrimo oppositore del Chavismo, il porporato esce ora di scena e questo consentirà un nuovo dialogo nel Paese.5Il successore non è stato ancora nominato, segno che era urgente sgomberare il campo da una conduzione molto estremistica e non si poteva attendere ulteriormente. L’arcidiocesi sarà retta ora da un amministratore apostolico: il cardinale di Merida Baltazar Enrique Porras Cardozo. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano certificato l'assoluta regolarità del voto dello scorso 20 maggio, il cardinale Urosa lo ha pubblicamente contestato, ponendo così un atto di fatto eversivo. Non l'unico che può essergli contestato in effetti. Lo scorso ottobre, ad esempio, si rese protagonista del seguente proclama elettorale: “Si tratta di dimostrare che il popolo venezuelano, anche con gli ostacoli che vengono messi, è un popolo democratico che vuole un governo diverso da quello che ha ridotto il Venezuela a un Paese in rovina”. In questi modo il porporato ha trascinato la Chiesa Cattolica, nella quale tutti i venezuelani dovrebbero potersi riconoscere, ad essere identificata con una parte politica: la destra legata agli interessi economici (delle famiglie terriere e delle multinazionali petrolifere) che le riforme sociali chaviste hanno messo a rischio. Il cardinale si è anche schierato apertamente contro l'Assemblea Nazionale Costituente.

All'indomani della rielezione, il presidente Nicolàs Maduro potè esporre il suo disappunto ricevendo l’arcivescovo Aldo Giordano, nunzio a Caracas, al Palazzo Miraflores, nel quadro della richiesta di dialogo tra l’opposzione venezuelana e il governo. “L’incontro è servito per discutere questioni in campo politico e sociale e rafforzare le relazioni con il Vaticano”, ha fatto sapere lo staff del presidente. Il nunzio apostolico Giordano, aveva partecipato nel 2016, come mediatore al tavolo di dialogo tra governo e opposizione come rappresentante del Vaticano

L'attore e regista George Clooney è rimasto ferito in modo non grave stamane a Olbia, all'uscita dall'hotel Ollastu, sulla Costa Corallina in un incidente stradale. Impegnato in Gallura per le riprese della serie tv "Catch 22" (fiction tratta dal romanzo 'Comma 22' di Joseph Hellerche) che lo vede dietro la macchina da presa in veste di regista, Clooney è rimasto vittima di un incidente questa mattina mentre era alla guida del suo scooter.

Lo scontro è avvenuto attorno alle 8 sulla strada statale 125 al confine fra Olbia e Loiri Porto San Paolo, davanti all'albergo, nel momento in cui lo scooter usciva e la macchina girava per entrare, senza dare la precedenza a Clooney. E' stato lo stesso automobilista a fermarsi e a chiamare soccorsi per l'attore, che è caduto dallo scooter e ha riportato un trauma a una gamba. Subito soccorso da un'ambulanza con medico a bordo inviata sul posto dalla centrale operativa del 118 di Sassari, Clooney è stato trasferito all'ospedale di Olbia, dove è stato sottoposto a una Tac che ha dato esito negativo. 

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