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AGI – Un focolaio di coronavirus è stato scoperto dopo una festa Erasmus organizzata lunedì scorso nella zona universitaria di Bologna. Almeno dieci gli studenti risultati positivi, per la maggior parte di nazionalità spagnola, di età compresa tra i 20 e i 24 anni. Altre persone sono sottoposte a sorveglianza da parte della Ausl bolognese.

A dare il via ai controlli sanitari è stata una ragazza con sintomi, che a metà settimana è risultata positiva al tampone. “Secondo noi, i ragazzi coinvolti non hanno portato il virus dalla Spagna ma l’hanno preso qui”, è il messaggio del direttore del dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Bologna, Paolo Pandolfi, affidato alle pagine dell’edizione bolognese di Repubblica.

“Io voglio lanciare un appello: bisogna fare attenzione. Non è il periodo delle feste. Se si organizzano, è bene che siano fatte all’aperto, con poche persone e in condizioni di massima sicurezza”. 

AGI – Il nuovo coronavirus non viene trasmesso dalla mamma positiva al neonato durante l’allattamento. Il latte materno è quindi sicuro. Lo dimostra una ricerca multicentrica tutta italiana su questo tema, coordinata dalla Città della Salute di Torino. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Pediatrics.

Si tratta dello studio con la casistica più numerosa finora condotto in Europa e l’unico in cui la ricerca del virus nel latte è stata abbinata alla valutazione clinica dei neonati nel periodo durante l’allattamento: i risultati saranno presentati in anteprima il 2 ottobre al meeting della European Milk Bank Association.

Sono stati analizzati i campioni di latte di 14 mamme positive al virus dopo il parto, controllando i loro neonati nel primo mese di vita. Il latte e’ risultato negativo al Sars-CoV-2 in 13 di questi campioni, mentre in un caso è stata identificata per un breve periodo la presenza dell’RNA virale. Il dato più confortante è stato che tutti i neonati, allattati al seno seguendo scrupolosamente le regole raccomandate in questi casi (uso della mascherina, lavaggio appropriato delle mani, pulizia e disinfezione delle superfici e degli oggetti in uso) non hanno mostrato segni di malattia.

Anche quattro neonati, le cui mamme si erano ammalate subito dopo il parto, e che erano risultati positivi al virus nei primi giorni, compreso quello con presenza del virus nel latte materno, si sono tutti negativizzati, in buona salute, nel primo mese di allattamento. Lo studio è stato coordinato dalla Neonatologia universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino e dal Laboratorio universitario di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, cui hanno partecipato anche le Neonatologie degli ospedali Mauriziano e Maria Vittoria di Torino e quelle degli ospedali di Alessandria, Aosta e del San Martino di Genova.

Le analisi molecolari sui campioni di latte sono state condotte nei Laboratori ospedalieri di Microbiologia della Città della Salute e dell’ospedale San Luigi Gonzaga. “Questi risultati – afferma Enrico Bertino, alla guida della Neonatologia universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino – sono rassicuranti per le mamme e per gli operatori sanitari che si occupano della salute della madre e del bambino. La ricerca supporta anche le recenti raccomandazioni dell’OMS che, nonostante le limitate informazioni finora disponibili, in considerazione di tutti i benefici, anche immunologici, dell’allattamento materno, lo ha recentemente raccomandato anche per le mamme positive”.

Aggiunge David Lembo, alla guida del Laboratorio universitario di Virologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche: “Da diversi anni stiamo studiando le proprietà antivirali del latte materno ed abbiamo identificato nuovi componenti attivi che potrebbero proteggere il lattante dalle infezioni virali. Anche per questo motivo, salvo poche eccezioni, l’allattamento al seno è una risorsa importante per la salute del neonato”. 

AGI – Aurelio Visalli, il sottufficiale quarantenne della Guardia costiera che da ieri risultava disperso nelle acque di Milazzo, è stato trovato cadavere dai suoi colleghi. Si era lanciato nel mare in burrasca dopo l’avvistamento di due ragazzini in balia delle onde alte fino a sette metri ed era riuscito a salvarne uno, prima di scomparire tra le acque tempestose senza riuscire a raggiungere la motovedetta da cui si era tuffato.

A perlustrare il litorale, senza sosta, il Nucleo Sub, due motovedette, una nave e un aereo del Corpo insieme altri velivoli di Frontex, Marina e Aeronautica. Intorno alle 8 del mattino, il corpo del Secondo Capo della Guardia costiera, originario di Venetico e in servizio alla Capitaneria di porto di Milazzo, sposato e padre di due figli, e’ stato recuperato nei pressi della zona del Tono, dove fin da ieri si erano concentrate le ricerche. Le motovedette della Capitaneria di porto con polizia, carabinieri e guardia di finanza non avevano mai smesso di cercarlo, sfidando le difficili condizioni proibitive del mare. Le stesse che aveva affrontato Aurelio per compiere quel salvataggio.

L’allarme era scattato dopo che due ragazzini si erano tuffati in mare l’allerta meteo e le onde alte. Uno era riuscito a raggiungere la riva chiedendo aiuto e facendo scattare i soccorsi; l’altro era rimasto a lungo in balia delle onde, attaccandosi a una boa. Stremato era poi riuscito a raggiungere la riva aiutato dai soccorritori, approfittando di un momento di calma del mare ed era stato portato in ospedale. Visalli si era arruolato nella guardia costiera una ventina di anni ed era ritenuto un punto di riferimento affidabile e generoso.

Polemiche sui soccorsi

“Non potevano uscire con la motovedetta e li hanno mandati in mare senza equipaggiamento – accusa il cognato Antonio Crea, sentito dalla Tgr Rai Sicilia – con la divisa normale, solo con un salvagente… Per non bagnare la divisa si sono gettati in acqua in mutande. Hanno tentato di lanciare il salvagente per salvare la persona difficoltà che è riuscita a tornare a riva. Dei tre, uno è rimasto travolto dalle onde: è scomparso e nessuno l’ha cercato sul momento…”. La procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un fascicolo.

Il cordoglio delle istituzioni

Il ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Paola De Micheli, ha celebrato il sacrificio del militare “scomparso mentre stava compiendo la missione più nobile assegnata alla Guardia costiera: salvare vite umane”. 

“Vicinanza e cordoglio alla famiglia e alla Guardia costiera” sono stati espressi dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, rendendo omaggio a coloro che “mettono il loro impegno e la loro vita al servizio dei cittadini e delle istituzioni”. “La notizia addolora la Difesa tutta”, ribadisce il sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo, “il suo è stato un gesto eroico, non ha esitato ad intervenire per soccorrere due bagnanti in difficoltà nel golfo di Milazzo. Ha dimostrato grande coraggio e altruismo, qualità proprie dei nostri militari che non esitano a mettere a rischio la propria vita per l’incolumità altrui”. “Il comandante generale e i colleghi tutti si stringono in un sentimento di cordoglio e vicinanza alla sua famiglia”, twitta la Guardia costiera.

Aurelio Visalli “ha sacrificato la sua vita per salvare quella di due bagnanti a Milazzo. Con estremo coraggio e altruismo non ha esitato a gettarsi nel mare in tempesta per svolgere il suo dovere a protezione dell’incolumità altrui”, affermano i parlamentari del Movimento 5 stelle delle Commissioni Difesa di Camera e Senato. Il ministro agli Affari esteri, Luigi Di Maio ha annullato un appuntamento elettorale che aveva in programma proprio oggi a Milazzo.

“Ha sacrificato la sua vita durante un difficile intervento di soccorso in mare. Condoglianze e un forte abbraccio alla sua famiglia”, ha twittato Antonio Tajani vicepresidente di Forza Italia. Cordoglio pure dal capogruppo di FdI in commissione Difesa della Camera, Salvatore Deidda: “I nostri uomini e le donne della Corpo delle Capitanerie di porto Guardia costiera e della Marina militare non vogliono mai essere chiamati eroi, ma il loro lavoro merita una considerazione sempre maggiore da parte di tutti noi e non solo quando accadono queste tragedie. Un gesto di eroismo che per loro è pane quotidiano”. “Conosco il valore della Guardia costiera, che nel comune di Fiumicino ha il quartier generale del Centro Italia, di quante e quanti lavorano quotidianamente con grande impegno, dedizione e altruismo, lo stesso che Aurelio Visalli ha straordinariamente dimostrato e del quale gli saremo eternamente grati”, è l’omaggio del senatore della Lega, William De Vecchis

AGI – Ha anticipato le sue intenzioni su Facebook poche ore prima di uccidere la compagna, Maria Masi di 41 anni, e di spararsi poi alla tempia. Antonino La Targia, 46 anni, oggi pomeriggio a Venaria, alle porte di Torino, si è tolto la vita dopo avere assassinato la compagna e madre dei suoi due figli, dalla quale si stava separando.

Dal sopralluogo effettuato dai carabinieri del nucleo investigativo di Torino e dai militari di Venaria è emerso che la donna è stata raggiunta da almeno 6 colpi. La pistola utilizzata è una 9×21 IMI, modello “Jericho” risultata rubata e rinvenuta dai carabinieri accanto dal corpo esanime del 46enne. I carabinieri hanno trovato in un cassetto del salone dell’abitazione anche una ventina di proiettili. 

(AGI) – Bergamo, 26 set. – I carabinieri della Compagnia di Zogno (Bergamo) hanno arrestato un cittadino marocchino 38enne ritenuto responsabile a Medolago il 13 e il 20 settembre scorso di due tentate rapine e di violenza sessuale ai danni di una pensionata di 89 anni che ha riportato lesioni personali oltre al palpeggiamento delle parti intime. Le indagini hanno permesso di individuare il soggetto e rintracciarlo a Solza. Il fermato e’ stato portato alla casa circondariale di Bergamo a disposizione dell’autorita’ giudiziaria. (AGI)
Bs1/Gla

AGI – Quattro croci disegnate con il pennarello nero su un muro. L’incubo che ritorna. E la paura, o peggio la consapevolezza, di essere stati lasciati soli.

“Io non chiedo nulla”, dice all’AGI Valeria Grasso, testimone di giustizia costretta a lungo ad una vita da ‘fantasma’: “Mi aspetto solo protezione. Per me e per i miei figli”.
 Sei anni fa la ribellione a chi voleva imporle il “pizzo” e la testimonianza che avrebbe portato in carcere esponenti di spicco del clan Madonia; due settimane fa le nuove inquietanti minacce di morte. Portate stavolta fino quasi alla soglia della sua casa romana. 

Il secondo ‘avvertimento’

“Ero tornata tardi, poco prima di mezzanotte. Tutto tranquillo – racconta l’imprenditrice palermitana – Ma la mattina dopo, appena aperta la porta d’ingresso, sul muro di fronte – il mio appartamento è l’ultimo del terzo piano di un palazzo – ho visto le croci, una più grande in mezzo e le altre tre più piccole sotto. Quattro in tutto e per tutto identiche a quelle che mi fecero trovare sulla vetrata della mia palestra a Palermo: per me e per i miei tre figli”.

“Ho subito chiamato il mio capo tutela, che è salito di corsa: non posso dimenticare la sua faccia perplessa, il suo ‘eh no’ detto scuotendo la testa, ‘è proprio una brutta cosa’. Nel giro di pochi minuti il ballatoio si è riempito di carabinieri, tutti visibilmente preoccupati. Ma da quando ho formalizzato la denuncia in caserma, non ho saputo più niente, e non ho visto crescere il livello della mia tutela (il quarto, quello che dà diritto ad un’auto non blindata e ad un solo agente, ndr). Nonostante qualcuno sia arrivato indisturbato davanti alla mia porta di casa. E nonostante non sia il primo ‘avvertimento’ che ricevo qui a Roma”.
“L’anno scorso, più o meno nello stesso periodo – racconta infatti Grasso – mi fecero trovare un sacchetto appeso al ramo di un albero con dentro un piccione morto. L’albero si trova fuori al ristorante del mio compagno. E sta accanto al tavolo dove di solito siedo quando mangio lì. I carabinieri anche allora mi spiegarono che nel linguaggio della mafia si tratta di una chiara minaccia di morte. Ma anche allora non cambio’ niente”.

Sarebbe cambiato, in effetti, ma in peggio, solo qualche mese più tardi. In novembre. Quando la tutela da un giorno all’altro le venne addirittura revocata. Alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne e poche settimane dopo essere stata tra i premiati della quinta edizione di ‘Women for Women against violence’”. 

Un’anomalia sanata nel giro di pochi giorni, con ‘la rimodulazione del dispositivo di tutela da assicurarsi su tutto il territorio nazionale’, ma l’amarezza per lei – che si sente ‘donna dello Stato’ e non vittima di Cosa nostra – fu tanta. E mai completamente smaltita. Come dimostra il ‘grazie’ al ministro Lamorgese, al prefetto, all’Arma, capaci di accogliere tempestivamente il suo appello, e la denuncia dell’”assordante silenzio della politica”.

Mai avuto la scorta

“Mai avuto la scorta – ricorda Valeria Grasso – Due settimane fa, sono scesa in Sicilia, e davanti casa non ho trovato alcun servizio di vigilanza. Ho chiesto, mi è stato spiegato che era stato sospeso a seguito dell’emergenza Covid. Ma a me, e a mio figlio, a Palermo capita ancora di andare”. Ora le nuove minacce. Sempre più vicine. E sospette anche nei tempi. “Guarda caso – osserva – pochi giorni prima ero stata ad una commemorazione del generale Dalla Chiesa e il colonnello ‘Ultimo’ nell’occasione aveva raccontato la mia storia. Forse non c’entra, forse sì. Quello che è certo è che io avrei il diritto di stare tranquilla. E con me i mei figli”.
 Dopo le denuncia che portò all’arresto, tra gli altri, di Maria Angela Di Trapani, moglie di Salvino ‘occhi di ghiaccio’ Madonia, il killer di Libero Grassi, la signora Grasso e i suoi ragazzi furono portati via di casa nel giro di tre ore e costretti a stare per mesi in albergo in una località segreta. Come per una maledizione, ogni volta che la loro vita sembra tornare ‘normale’, accade qualcosa che mette in discussione equilibri faticosamente raggiunti.

“Faccio i conti tutti i giorni con la mia scelta, e me ne sento orgogliosa, la rifarei. Ma mi hanno promesso tante volte che non ci avrebbero abbandonati, che sarebbero stati presi provvedimenti. Quali? Se vieni e mi dici parole rassicuranti, io ti do credito ma poi mi aspetto che alle parole seguano i fatti. Lo sappiamo che denunciare ha un prezzo, ma se vogliamo che la gente non abbia paura di farlo, lo Stato deve essere concretamente al suo fianco. Perché nessuno può proteggersi da solo”. 

AGI – Sono più di mille gli interventi di soccorso effettuati dai vigili del fuoco per il maltempo che da ieri sta interessando in particolare il Nord Italia e il versante tirrenico. Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Campania le regioni più coinvolte. Nelle province di Varese e Como proseguono gli interventi per alberi abbattuti e dissesti statici: 200 i soccorsi fatti.

In Emilia Romagna 120 interventi tra Parma e Reggio Emilia. Per il forte vento nella zona di Perugia gli interventi sono stati 150. Nella tarda serata di ieri una tromba d’aria ha colpito la zona di Cecina e Rosignano (Livorno) provocando quattro feriti e danni ai tetti di diverse abitazioni.

#Maltempo, #vigilidelfuoco al lavoro da 24 ore per i danni causati da pioggia e vento che stanno interessando la penisola: oltre 1.000 interventi in Toscana, Lombardia, Campania, Umbria e Lazio [#26settembre 9:00] pic.twitter.com/JfGHEGkrIR

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
September 26, 2020

Anche a Roma per le forti raffiche di vento sono stati necessari 140 interventi per alberi abbattuti e dissesti statici. In Campania, colpite soprattutto Salerno e Napoli: 230 gli interventi complessivi, con Salerno colpita da una tromba d’aria che ha interessato soprattutto la zona orientale. 

Un’ondata di maltempo sta investendo anche il territorio calabrese, con forti raffiche di vento e pioggia. Gioia Tauro è stata investita nella tarda serata di ieri da una tromba d’aria che ha ribaltato i containers depositati sulle banchine del porto. Il vento ha anche danneggiato tetti, sradicato alberi e staccato insegne pubblicitarie. Secondo quanto detto all’AGI dal sindaco Aldo Alessio, che sta compiendo una ricognizione in città, non ci sono danni a persone.

In Sardegna, la strada provinciale 19 che collega Cuglieri con la borgata montana di San Leonardo, nel territorio di Santu Lussurgiu, è chiusa al traffico da questa notte in seguito alla caduta di un grosso albero sulla carreggiata, a causa del forte vento. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Cuglieri che hanno verificato il rischio di caduta di diversi alberi e fatto scattare la chiusura. La strada collega i due versanti del Montiferru e attraversa una zona boscata con alberi di alto fusto.

La caduta di alberi e di pali, sempre a causa del forte vento, è stata segnalata anche a Oristano e in diversi altri centri tra i quali Arborea, Mogoro, Torre Grande e Solanas. I danni sono in fase di quantificazione, ma fortunatamente non si registra il coinvolgimento di persone. I vigili del fuoco del comando provinciale di Oristano sono stati impegnati tutta la notte per evadere le numerose richieste di intervento.

È arrivata, intanto, la prima neve sulle Dolomiti, con i fiocchi caduti nella notte dal fondovalle a Cortina fin sopra i 1.400 metri. Gli allevatori, spiega Coldiretti, hanno provveduto in tempo alla transumanza del bestiame liberando le malghe e rientrando nelle aziende agricole. Sull’Altopiano di Asiago, in particolare nel comune di Enego, si è invece abbattuta una copiosa grandinata che ha creato disagi agli agricoltori proprio durante i preparativi per l’organizzazione dei mercati di Campagna Amica e iniziative promozionali in programma nel fine settimana.

AGI – “Confido nel fatto” che una seconda ondata “possa non verificarsi, dobbiamo però essere in grado di contenere i nuovi focolai”: ad affermarlo è Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera.

“La situazione nei Paesi attorno a noi è allarmante”, ha osservato, “non è chiaro perché, ma ho una mia opinione. La mia personale impressione è che il lockdown per come lo abbiamo vissuto e sofferto, più rigoroso che altrove, abbia limitato la circolazione del virus in alcune parti d’Italia. Parecchie regioni non hanno avuto nuovi casi per un determinato lasso di tempo. Quell’intervento radicale ci ha dato una sorta di onda lunga di protezione, ma l’equilibrio è fragile”.

“Dopo un’estate condotta in maniera non prudente in molte parti del Paese, c’è stata una ripresa dei contagi. Il virus non se ne è mai andato“. ha sottolineato Galli, “il rialzo dell’età media dei casi suggerisce che l’infezione si sia diffusa nel contesto familiare. I numeri finora sono sostenibili. Tuttavia la medicina territoriale ha bisogno di essere irrobustita, per contenere i focolai”.  

AGI – Si è aperto con una denuncia a sorpresa del pm Giovanni Musarò (“contro chi inquina le prove”) il processo agli otto carabinieri accusati, a seconda delle posizioni, di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia in relazione a presunti depistaggi compiuti tra il 2009 e il 2015 per nascondere gli autori del pestaggio in caserma subito da Stefano Cucchi la sera in cui venne arrestato. Pestaggio che poi, per la gravità delle lesioni provocate, causò la morte del 31enne geometra sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.

“Ancora oggi nel 2020 nel reparto operativo dei carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato”, ha esordito in udienza il rappresentante della pubblica accusa. Musarò si riferiva, in particolare, ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati che non erano stati formalmente richiesti. “Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni e vogliamo identificare gli autori”, ha aggiunto il magistrato. 

La replica dei legali della famiglia

Immediata la reazione dell’avvocato Fabio Anselmo, difensore di parte civile della famiglia Cucchi, che su Facebook ha rivelato come l’imputato tirato in ballo dal pm fosse Tiziano Testarmata, già comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri: “Il pm Giovanni Musaró si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso all’imputato Testarmata che non poteva avere. C’è un Giuda, dice il pm, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità parziale e fuorviante. Come dire: non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”. 

Anselmo ha poi precisato meglio il concetto parlando con i cronisti: “All’udienza scorsa mi ero molto arrabbiato per il modo di procedere della difesa di Testarmata, in possesso di documenti che non erano nel fascicolo. Mi ero opposto alla loro produzione e al loro utilizzo chiedendo esplicitamente lumi sulle modalità con le quali ne era venuto in possesso. Avevo ragione. Testarmata ne era venuto in possesso”. Indignata anche Ilaria Cucchi, sorella della vittima: “Ho sempre nutrito e continuo a nutrire profondo rispetto per L’Arma dei carabinieri – ha scritto su Fb -. Ritengo lo meriti assolutamente. Oggi, però, di fronte ai nuovi fatti, alzo le braccia. Abbiamo un Cucchi quater. Il lupo perde il pelo ma non il vizio”. 

Il processo nell’aula bunker

Il processo, in corso nell’aula bunker di Rebibbia, vede imputati 8 carabinieri con i ruoli dell’epoca: Luciano Soligo, maggiore al comando della compagnia Roma Montesacro, Francesco Cavallo, tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma, Massimiliano Colombo Labriola, comandante della stazione di Tor Sapienza, e Francesco Di Sano, in servizio nella stessa stazione. Sul banco degli imputati anche il generale Alessandro Casarsa, già comandante del Gruppo Roma, Lorenzo Sabatino, che guidava il reparto operativo dei carabinieri di Roma, Tiziano Testarmata, e il militare Luca De Cianni.

Per la morte di Cucchi nel novembre del 2019 la corte d’Assise di Roma ha già condannato i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo a 12 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Per l’accusa di falso sono stati inflitti 3 anni e 8 mesi al maresciallo Roberto Mandolini (comandante della stazione Appia dove venne portato Cucchi) e 2 anni e mezzo al carabiniere Francesco Tedesco, assolto dall’accusa di omicidio, perché, in quanto super testimone, ha raccontato quanto accaduto nella caserma Casilina, dove avvenne il pestaggio, poco dopo l’arresto di Cucchi. Il 14 dicembre prossimo sarà celebrato il processo d’appello.

AGI –  Nel 2019 per la prima volta non si sono registrate carenze di sangue nel periodo invernale, verosimilmente anche grazie all’inclusione dei donatori di sangue nell’elenco delle categorie per le quali il Ministero della salute raccomanda di offrire attivamente e gratuitamente la vaccinazione antinfluenzale. Lo dimostrano i dati del Programma Nazionale di Autosufficienza appena pubblicati in Gazzetta Ufficiale, secondo cui lo scorso anno è stato garantito il fabbisogno nazionale di sangue grazie soprattutto alla solidarietà tra regioni.

Dai dati presentati nel 2019 “la riduzione infra-annuale dell’attività di raccolta è stata più contenuta e limitata al mese di agosto”, si legge nel documento. Oltre alle vaccinazioni, che hanno ridotto il calo che ‘tradizionalmente’ coincide con il picco della stagione influenzale, lo scambio tra regioni è stato determinante. Le cessioni di globuli rossi alle regioni carenti (79.114 unita’) sono state prevalentemente garantite da Piemonte (26%), Lombardia (19%), Emilia-Romagna (12%), Friuli-Venezia Giulia (10%), Veneto (9%) e dalla provincia autonoma di Trento (8%).

Le regioni che invece hanno ricevuto il sangue sono state prevalentemente Lazio e Sardegna, che hanno totalizzato circa il 79% del valore totale della mobilita’ interregionale di emocomponenti labili. Anche dal punto di vista della raccolta del plasma i dati sono positivi. Nel quadriennio 2016-2019, la quantità di plasma inviata al frazionamento industriale per la produzione di plasmaderivati, farmaci indispensabili, è aumentata di 45.110 Kg (+5,5%), passando da 813.060 (2016) a Kg 858.170.

Il predetto incremento, nel 2019, è riconducibile prevalentemente all’aumento del plasma raccolto mediante aferesi (+3,5% rispetto al 2018, pari a 7.852 chilogrammi) e di quello da separazione del sangue intero congelato entro 72 ore dal prelievo (+9,7% rispetto al 2018, pari a 2.489 chilogrammi). Si registra, inoltre, una intensificazione, rispetto all’anno precedente, degli scambi interregionali di MPD (e intermedi) prodotti in convenzione e eccedenti i fabbisogni regionali che, dal 2018, hanno consentito un minore ricorso all’acquisto di medicinali plasmaderivati e risparmi stimabili in circa 8,6 milioni di euro.

“Sono dati importanti – ha commentato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Vincenzo De Angelis – che testimoniano ancora una volta la generosita’ e l’impegno dei donatori di sangue e di plasma e delle Associazioni di Volontariato ma anche l’importanza strategica del vaccino antinfluenzale gratuito per i donatori, ancora di piu’ in un momento in cui il mondo sta affrontando una crisi pandemica con pochi precedenti”. 

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