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Ieri notte il Soccorso alpino della Val Comelico ha recuperato il corpo senza vita di G.C., 18enne di Santo Stefano di Cadore (Belluno) caduto per diverse centinaia di metri nel corso di una escursione. Il soccorso alpino è stato allertato quando due ragazzi, partiti da Santo Stefano di Cadore in direzione del Monte Col, erano rimasti senza pile e al freddo. Uno dei due giovani, riuscito a rientrare da solo sotto shock, ha raccontato che aveva visto l’amico scivolare sul ghiaccio e scomparire in un canalone.

Cercando di avanzare poco dopo anche lui era ruzzolato a valle in mezzo a un bosco, dove era però riuscito a imboccare una strada forestale e a tornare all’abitato. La prima squadra di soccorso, da un paio di occhiali rinvenuti sulla neve, ha intuito il punto dove l’amico era caduto e ha raggiunto dall’alto il corpo senza vita del giovane, mentre la seconda squadra si avvicinava dal basso. Vicino a lui, privo di vita, anche il suo cane.

La bimba di 6 anni, morta l’8 gennaio scorso tra le fiamme scoppiate nella casa di Servigliano, un centro del Fermano, in cui abitava con la sorellina e i genitori, sarebbe stata uccisa dalla mamma.

Ne sono convinti gli inquirenti, coordinati dal pm Francesca Perlini, il gip del tribunale di Fermo, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario. La donna, di origini bulgare, è stata prelevata dai carabinieri e trasferita in carcere

Si credeva che la bimba fosse morta nell’incendio dell’abitazione in cui viveva con la famiglia a Borgo Leopardi, quartiere di Servigliano e che la mamma avesse portato in salvo la sorellina minore senza poi riuscire a rientrare in casa. L’incendio che si era sviluppato intorno alle 3 dell’8 gennaio, forse scaturito da un corto circuito dell’impianto elettrico dell’abitazione. Sul posto erano immediatamente intervenuti i vigili del fuoco di Fermo, i sanitari del 118 di Montegiorgio e i carabinieri.

Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, era stata la mamma ad accorgersi del fumo che stava saturando l’abitazione: a quel punto sarebbe riuscita a raggiungere solo una delle due figlie, con la quale si è precipitata in strada per mettersi in salvo e quando ha cercato di rientrare in casa per portare via anche la seconda bambina l’aria era diventata irrespirabile e le fiamme avevano ostruito l’ingresso.

Anche i carabinieri di Montegiorgio hanno provato a entrare in casa, ma l’incendio si era alimentato ed è stato impossibile trovare un varco utile. Solo i vigili del fuoco, sopraggiunti con tre mezzi, erano riusciti a raggiungere la bambina intrappolata in casa e a portarla fuori, affidandola ai soccorritori del 118.

La mamma e la figlia più piccola sono state soccorse sul posto e poi trasferite in ospedale a Fermo. Sulle cause dell’incendio indagavano i vigili del fuoco e i carabinieri di Montegiorgio, guidati dal capitano Massimo Canale, in collaborazione con i colleghi del comando provinciale, guidato dal colonnello Antonio Marinucci. Alcune famiglie che abitano in appartamenti confinanti con l’abitazione andata a fuoco erano state sgomberate per ragioni di sicurezzao.

Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda, ma – da quanto si è appreso – le indagini condotte dai vigili del fuoco e dai carabinieri sul rogo dell’appartamento al primo piano di un edificio alle porte del centro storico di Servigliano, sarebbe stata la mamma ad appiccare le fiamme dopo aver ucciso la primogenita e portando in salvo solo l’altra figlia di 5.

Dall’autopsia sul corpicino della bimba e dai rilievi dei vigili del fuoco sarebbero emerse prove inconfutabili, che hanno portato ad accusare la mamma. Il corpo della bimba si trova attualmente ancora presso l’obitorio dell’ospedale di Fermo a disposizione dell’autorità giudiziaria. La svolta nelle indagini già alla fine della scorsa settimana, quando carabinieri e assistenti sociali si sono recati nell’asilo frequentato dalla sorellina per trasferirla in una residenza protetta. Allertato soltanto il padre che, tra l’altro, al momento in cui è scoppiato l’incendio non era in casa. 

A Roma si passano in media 254 ore l’anno nel traffico: come se i romani sprecassero più di dieci giorni chiusi tra le lamiere. Andando a passo d’uomo: la media è di 12 chilometri orari. Un dato, in peggioramento (16% di tempo perso in più in un anno), che colloca la Capitale al secondo posto al mondo, dietro solo Bogotà. È quanto emerge dal “Global card scorecard di Inrix”, analisi dei trend della congestione urbana in 200 città di 38 Paesi. In classifica anche Milano, settima, con 226 ore perse.

Più indietro Napoli (17ma con 186 ore nel traffico) e Torino (22ma con 167 ore). Complessivamente, dietro a Bogotà e a Roma, si collocano Dublino (246 ore), davanti a Parigi e la russa Rostov-on con (237) e Londra (227). Mentre nella classifica generale sull’impatto del traffico primeggia Mosca, seguita da Istanbul e Bogotà, con Roma decima. 

Valutare “l’ipotesi del ritiro dal campionato“. È la richiesta avanzata dal prefetto di Potenza, Annunziato Vardè, nella riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica a seguito dell’investimento di alcuni tifosi del Vultur Rionero a Vaglio Basilicata (Pz), nel quale è morto un tifoso di 39 anni. “Le società – ha continuato il prefetto – devono isolare i violenti“. A margine dell’incontro il questore di Potenza, Isabella Fusiello, ha confermato la circostanza che si sia trattato di un agguato e che l’auto che ha investito i tifosi della Vultur si è subito fermata dopo l’incidente.

“D’intesa col questore di Potenza abbiamo intensificato al massimo i servizi di vigilanza e controllo del territorio in particolare a Melfi e Rionero in Vulture. Lo scopo è prevenire reazioni attesa la situazione di tensione che potrebbe aver determinato questo gravissimo fatto”, ha detto Vardè.

“Oggi abbiamo approfondito la situazione – ha aggiunto – si tratta di un episodio di una gravità inaudita ma non prevedibile perché le due squadre non dovevano incontrarsi e disputare una partita. Ieri erano programmati due incontri diversi. Evidentemente si è trattato di un agguato premeditato“.

Una sorta di grande equazione identifica il terzo lunedì di gennaio cone il Blue Monday, il giorno dedicato alla tristezza. Una sorta di post-sbornia, dove ognuno di noi proverebbe una quantità maggiore di sentimenti negativi rispetto al solito. Una equazione a cui è difficile trovare un senso matematico visti i presupposti vaghi e difficili da quantificare. Non si tratta dunque, com’è ovvio, di una tesi scientifica. Il Guardian, ad esempio, la definisce “Ludicrous”. Ridicola. 

Sarebbe frutto di un calcolo fatto da Cliff Arnall, psicologo e docente, nel 2005, durante il suo periodo di insegnamento serale alla Cardiff University. Il Blue Monday è il risultato di una apparente complessa operazione matematica che mette insieme molte variabili: dalle spese fatte durante le vacanze natalizie al calo motivazionale derivante dal periodo di stacco dal lavoro, dalle condizioni meteorologiche ai sensi di colpa che gli eccessi natalizi portano con sé, dalla necessità di cambiare abitudini alla volontà di imporre nuovi, e difficili, propositi.

Una fake news di tredici anni fa

Ben Goldacre, uno dei più noti divulgatori scientifici del Regno Unito, aveva già sottolineato, in un pezzo pubblicato nel suo blog per il giornale inglese, Bad Science, come un’operazione del genere rappresentasse un esempio molto negativo per il mondo scientifico britannico.

Era il 2006. Il Blue Monday, infatti, è frutto di un’equazione che Arnall aveva prodotto per il sito di viaggi Sky Travel che utilizzò la bufala all’interno di due comunicati stampa promozionali. Il primo nel 2005 e il secondo nel 2009. Una trovata pubblicitaria mascherata da formula matematica che anche il sito specializzato in factchecking, Snopes, ha svelato da tempo.

E quella non sarà la prima volta che, secondo Goldacre, Arnall si sarebbe messo al servizio di marchi in questo modo. Il giorno più felice dell’anno, calcolato per un produttore di gelati, Walls, ne è un altro esempio. Non è difficile comprendere come la stessa Cardiff University abbia preso le distanze da queste equazioni.

È giusto difendere una bufala?

Ogni anno, nonostante quotidiani e siti online abbiano ricostruito la storia farlocca del Blue Monday, l’hashtag torna a fare tendenza e si moltiplicano, intorno al tema, consigli e articoli su come combattere la depressione o non farsi sovrastare dalla tristezza. Secondo Goldacre, però, questo riflettore non sarebbe un buon motivo per dare spazio a operazioni, guidate dai soldi, che il medico descrive con parole molto dure:  “sciocchezze corrosive, insignificanti, vuote, fasulle che servono solo per ridurre la scienza a una caricatura”. Il fine giustifica i mezzi. Ma non sempre. Almeno quando si parla di giornalismo e scienza.

Con l’accusa di omicidio volontario la Procura di Bergamo ha arrestato Musli Morina, cugino e coetaneo di Erion Morina, ventenne ucciso a Calcio (nella bassa Bergamasca) e poi gettato nel Naviglio Civico Cremonese, il cui cadavere è stato ritrovato venerdì mattina.

La conferma degli inquirenti è arrivata ieri sera, ma nulla è trapelato sui dettagli della lite che sarebbe poi sfociata nell’omicidio. Il giovane arrestato è in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Salvatore Orlando, cinquantenne, ex consigliere comunale, è morto investito da un’automobile mentre attraversava a piedi sulla strada statale 106 all’altezza di Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria. E’ accaduto intorno alle 18:30, poco prima dell’ingresso del paese, in una zona con scarse condizioni di visibilità.

Secondi i primi rilievi, l’uomo era uscito da un negozio e stava attraversando la strada a piedi quando è stato travolto da un’automobile Lancia Y condotta da una donna che si è fermata a prestare soccorso. Inutile l’intervento dei sanitari del 118 che hanno constatato il decesso e hanno dovuto prestare cure alla donna, in stato di choc. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione per i rilievi del caso che serviranno a ricostruire l’esatta dinamica. 

Incidente stradale spettacolare oggi pomeriggio a San Demetrio Corone, nel Cosentino. Un camion, forse per una rottura all’impianto frenante, è piombato sulla parete di un’abitazione, sfondandola. Feriti gravemente i due occupanti del mezzo, che sono stati soccorsi e ricoverati d’urgenza all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno effettuato i rilievi sull’incidente. 

Continua senza sosta la ricerca della pantera nera, che da mercoledì scorso si aggirerebbe tra le campagne di San Severo. Dopo la segnalazione di numerosi cittadini i carabinieri forestali e della territoriale hanno deciso di incrementare i controlli e le pattuglie nelle aree oggetto di segnalazione.

Alle ricerche stanno partecipando anche il Nucleo carabinieri Cites di Bari e il servizio veterinario. Intanto, in diverse zone sono state collocate anche delle trappole con la speranza di poter catturare il felino. Impiegato per la ricerca dell’animale anche un drone. 

L’indicazione per trovarla appare anche su TripAdvisor e in molte delle piattaforme web per turisti, ma di fatto apre di sicuro soltanto il 15 di febbraio e il 15 di aprile di ogni anno, rispettivamente anniversario della nascita e della morte del grande artista. La casa natale di Totò, nel cuore del rione Sanità a Napoli, rimane una meta di pellegrinaggio misconosciuta dalle istituzioni. Se l’appartamento in via Santa Maria Antesaecula conserva ancora le vestigia di quando mamma Anna e nonna Teresa si affacciavano dalla finestra, lo si deve a madre e figlio, la signora Canoro e Giuseppe De Chiara, che decisero di acquistarla all’asta giudiziaria mossi dal loro amore per il teatro e per il principe Antonio de Curtis.

E se qualche volta tra le sue mura ci sono stati avvenimenti pubblici, è anche merito di Francesco Ruotolo, esponente di Rifondazione Comunista, che è stato anche consigliere nei parlamentini locali e che tutt’ora per la Municipalità Stella-San Carlo-Arena ha le funzioni di consulente culturale. È nell’appartamento al primo piano che il Principe della risata ha mosso i suoi primi passi e ha cominciato a forgiare la sua arte imitando i passanti osservati dal balcone, guadagnandosi il nomignolo di ‘o spione, ma tutto intorno è in stato di degrado e abbandono.

Dal balcone e dalle finestre oggi è possibile scorgere solo la lunghissima fila di cassonetti della spazzatura quasi sempre stracolmi e una sorta di discarica a cielo aperto di ingombranti mai ritirati. Una lapide ricorda che al civico 109 nacque uno dei più grandi geni del cinema e del teatro, ma si tratta di un falso storico. Totò è nato in una casa al civico 107, il palazzo accanto a quello della lapide, e quando aveva pochi mesi di vita si è trasferito nell’appartamento al primo piano che De Chiara e sua madre si sforzano di riportare alla sistemazione che ebbe fino a metà anni ’20 del 900, quando Totò trovoò fortuna a Roma e volle con sé la sua famiglia.

Fino al 2001, quello che potrebbe essere a buon diritto un monumento nazionale, è stato occupato senza titolo da una coppia di anziani, che in cambio di una mancia lo lasciavano visitare a chiunque. Una parte di quegli 80 metri quadrati però era stata accorpata illecitamente a un altro appartamento. E se ora riggiole ottocentesche in cotto rosso sono accatastate in un angolo e le pareti sono semplicemente imbiancate in attesa di tintura, tutto questo è frutto di un pantano burocratico in cui sono affondati i proprietari.

Quando madre e figlio comprarono per 15.000 euro l’appartamento, dopo 11 battute d’aste andate a vuoto, si scatenarono le polemiche per il timore che volessero ridurre quel luogo della memoria in un bed and breakfast. Si arrivò al punto che la Soprintendenza mise un vincolo demo-etno-antropologico alla casa di Totò. De Chiara e la madre, avendo fondato l’Associazione Il principe dei sogni, intendevano piuttosto fare di quella casa un ritrovo culturale. Si trovarono invece a combattere sia con gli occupanti abusivi perché andassero via, sia poi con l’intero quartiere per riappropriarsi della camera con bagno e una porzione di corridoio che era stata inglobata da un altro appartamento. Una situazione della quale vennero a capo solo nel 2008, quando la riaprirono per 106 giorni, proiettando nell’appartamento ogni sera un film di Totò che cambiava ogni settimana.

Nel 2010 riuscivano a trovare i soldi per restaurare il portone di ingresso, poi quelli per comprare le riggiole e per dare un’intonacata. La sorte riservò loro poco dopo l’apertura di una fessurazione, conseguenza di un problema alle mura perimetrali del palazzo, circostanza che ha precipitato la situazione nel valzer delle riunioni di condominio e dei lavori da approvare e da fare. Così, un simbolo di Napoli esiste solo grazie allo sforzo di privati che amano il teatro, e un sito che potrebbe diventare un punto d’attrazione in un quartiere che si sta riscattando proprio grazie alla cultura, non riceve né aiuto né attenzione dalle istituzioni. “Vuol dire che per catalizzare l’attenzione pubblica convocherò un congresso di Rifondazione Comunista proprio in questa casa, con il permesso dei proprietari, come ho già fatto in passato”, sorride Ruotolo. 

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