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Inseguimento da film su Corso Francia arteria che attraversa i quartieri a nord della Capitale, dove due uomini, dopo aver rubato dei Rolex, sono scappati seminando il panico. Dietro di loro i ‘falchi’ della Squadra Mobile di Roma e i colleghi del Reparto ‘Volanti’ che li hanno bloccati. Gli orologi di valore sono stati sequestrati e i due sono stati arrestati. E’ andata peggio a due agenti che si sono infortunati nell’inseguimento e hanno dovuto far ricorso alle cure mediche.

Nel corso dell’inseguimento, avvenuto poco dopo le 12, uno degli agenti avrebbe sparato anche un colpo di pistola in aria. Il colpo di pistola ha spaventato i due rapinatori che, dopo aver perso il controllo dello scooter su cui viaggiavano contromano, sono finiti contro una Volante della polizia di stato. Lì sono stati arrestati dai poliziotti. A causa dell’impatto due agenti sono stati costretti a farsi visitare in ospedale.

A fine anno forse ci sarà qualcuno che brinderà con una delle quattro bottiglie di champagne Dom Perignon o delle due di champagne Crystal che erano nella cantina dell’Hotel Rigopiano e scampate alla furia distruttrice e omicida della slavina che il tardo pomeriggio del 18 gennaio 2017 si distaccò da una cresta sovrastante investendo la struttura turistica Gran Sasso Resort, in territorio di Farindola (Pescara) uccidendo 29 persone, la gran parte turisti.

Bottiglie andate all’asta insieme a quelle di Berlucchi Cuvee, di vini pregiati e meno pregiati, bianchi e rossi. Prezzo base 700 euro, i rilanci hanno portato a 1800 euro. Ma all’asta non solo champagne o vino o birra, per centinaia e centinaia di bottiglie scampate alla valanga-killer: ci sono anche arredi, ceramiche, piatti, quadri (uno raffigurante Gabriele D’Annunzio), cornici, sculture, specchi, sculture. Anche un’autoclave, attrezzi da banco, caldaie, insieme a poltrone, tavoli, scrittoi, librerie, oggetti che vanno a completare quelli che sono gli arredi di una normale casa o di un albergo. è quanto si apprende scorrendo il sito “Aste Giudiziarie“, con la notizia che il 30 ottobre in Via Alfonso di Vestea a Pescara si è tenuta un’asta delle bottiglie di vino pregiato che erano in quell’albergo.

A metterle in vendita – fa sapere l’associazione Giustitalia – è l’avvocato curatore del Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, “mentre non è conosciuto chi farà il macabro brindisi al prezzo di aggiudicazione di 1.800 euro, e chi ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo base era di 700 euro”.

Dalla lettura della perizia allegata al bando d’asta – dice il comunicato di Giustitalia – emerge però che sono in vendita anche moltissimi beni mobili dell’Hotel Rigopiano, la cui asta però è andata deserta. “Ciò che ha sconvolto i familiari – ha dichiarato l’avv. Romolo Reboa che, insieme all’Associazione Giustitalia assiste le famiglie delle vittime – è che vi è stata una macabra asta che ha visto più persone competere per assicurarsi le bottiglie della cantina della morte”.

Ed ancora “ciò che lascia perplessi è che nella vicenda esca oggi un soggetto nuovo, il Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, che risulta proprietario dei mobili dell’Hotel Rigopiano e che, certamente con l’autorizzazione del giudice delegato, li ha messi in vendita. Vi è un soggetto nuovo, un curatore fallimentare, mai ascoltato nell’inchiesta penale, che potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni”.

Lo stesso avvocato Reboa, che assiste 4 delle famiglie che hanno avuto vittime in quell’hotel, sottolinea all’AGI che “qui siamo tra il macabro e l’immorale se si arriva a comprare bottiglie di una cantina con 29 morti sopra. Bisogna capire come mai sulla scena è ora subentrato il fallimento. Viene detto che siamo in presenza di beni della società che gestiva l’albergo che era debitore nei confronti della procedura fallimentare, quindi sono beni che sono stati ceduti a pagamento parziale del debito, non avendo altro a cui attingere per pagarlo, e che l’accordo perché la società debitrice ceda quei beni al fallimento, è stato raggiunto dopo la tragedia. Io prendo atto che sicuramente tra i debiti ci sono 29 persone…”.

Di certo la notizia ha scosso l’ambiente dei familiari delle vittime. Il dato crudo è che sono 15 lotti, il tutto periziato e descritto in 37 pagine. Cose di ogni giorno, molte delle quali le abbiamo nelle nostre abitazioni e che forse neanche più notiamo quando ci muoviamo perché ormai sono parte di noi, sono noi stessi.

Eppure oggi colpisce tutto questo, colpisce che la tragedia è un fatto a sè, l’asta di qualcosa che era lì e il cui ricavato servirà ad attenuare il debito di chi era fallito è anch’essa a sè. Ma alla fine i due aspetti finiscono con l’incrociarsi, in una sorta di macabra danza. Dove il confine tra le regole e gli obblighi della vita, che che va avanti, e quello che appare immorale è molto sottile. Nel caso di Rigopiano quasi inesistente. 

Alle quattro di sabato notte il rogo divampato nel Baraka Bistrot, locale notturno con attenzione alla musica jazz in via dei Ciclamini a Centocelle, periferia della prima cintura urbana, ha fatto ricordare agli abitanti più anziani della zona i fantasmi di decenni bui – fatti di episodi di sangue legati a malavita locale e terrorismo – che apparivano ormai alle spalle.

Per la quarta volta negli ultimi 6 mesi infatti un locale serale ha preso fuoco, con sospetto di roghi di natura dolosa che potrebbero essere legati a ripicche da parte di chi controlla lo spaccio nel quartiere. A poche centinaia di metri dal bistrot c’è il caffè letterario Pecora Elettrica, presidio antifascista e antimafia di via delle Palme, dato alle fiamme il 25 aprile – ricostruito a tempo record grazie a 50mila euro raccolti con un crowdfunding – e nuovamente bruciato mercoledì scorso, la notte prima che riaprisse.

Sempre su via delle Palme ad inizio ottobre sono divampate le fiamme anche in una ‘pinseria’. Tra le ipotesi investigative legate al rogo delle attività commerciali si fa spazio anche quella che i due locali, tra i pochi aperti sulla strada anche di notte, ‘disturbassero’ lo spaccio di droga in un vicino parco della zona.

La droga filo conduttore

I rapporti degli inquirenti parlano chiaro: a luglio 18 pusher sono stati arrestati durante una retata nella zona che ha portato al sequestro di 4,4 chili di sostanze stupefacenti, in particolare marijuana e hashish. A settembre un fruttivendolo è stato arrestato, occultava le dosi tra le cassette del mercato rionale. Mentre il mese scorso 6 spacciatori sono stati arrestati e sono state sequestrate centinaia di dosi pronte ad essere vendute nelle piazze di spaccio della zona.

Negli ultimi dieci anni Centocelle ha mutato pelle, è rimasto un quartiere con un anima popolare – costruito a ridosso del primo aeroporto cittadino a partire dai primi del ‘900 soprattutto da immigrati provenienti da Calabria, Abruzzo, Puglia e Sicilia – ma si è aperto anche alla movida notturna. Complici i prezzi ancora contenuti rispetto ad altre zone per l’affitto dei locali, sono fioriti soprattutto ristoranti gourmet, bistrot e caffè, dove è più facile arrivare ora che dal 2015 a piazza dei Mirti e a piazza delle Gardenie si ferma anche la Metro C.

La resistenza degli anni di coprifuoco

Sembrano lontani dunque gli anni in cui dalle 8 di sera per le vie della zona, costellata di piccole palazzine sorte senza grande pianificazione urbanistica e attenzione al decoro, si respirava un’aria quasi da coprifuoco. Le avanguardie culturali non sono mai mancate, dai gruppi della scena punk con i Centocelle City Rockers alle attività nel Forte Prenestino, occupato da oltre 30 anni e divenuto uno dei punti saldi della controcultura a Roma. Così come la voglia di resistere.

Il quartiere lo scorso anno ha ricevuto dal Quirinale la medaglia d’oro per la Resistenza, accompagnata da uno studio del ricercatore Riccardo Sansone. La prossima settimana, venerdì 15, il prefetto di Roma, Gerarda Pantalone, coordinerà un Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza alla presenza del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, del sindaco Virginia Raggi e del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, nel quale si cercherà di predisporre un piano di sicurezza per il quartiere.

Non voleva uccidere Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina di Quargnento distrutta in un’esplosione nella notte tra lunedì e martedì scorso nella quale hanno perso la vita tre vigili del fuoco, ma il suo obiettivo era probabilmente riscuotere il premio della polizza stipulata nell’agosto scorso.

Un’assicurazione per 1 milione e mezzo di euro, “anche per fatto doloso” che avrebbe potuto risolvere i problemi economici dell’uomo il quale – come appurato dagli inquirenti – versava in una situazione “di esposizione fortemente debitoria“.

Vincenti, sottoposto a fermo nella notte dopo aver ammesso le proprie responsabilità, si trova ora nel carcere di Alessandria. Confessione piena, la sua, resa prima ai carabinieri e poi al Pm. Per lui l’accusa è di omicidio, disastro doloso e lesioni volontarie, ma si sta valutando, ha spiegato questa mattina il procuratore capo di Alessandria Enrico Cieri, anche la frode ai danni della compagnia di assicurazione “perlomeno nella forma tentata”. Indagata a piede libero anche la moglie.

La svolta delle indagini è arrivata ieri pomeriggio dopo una perquisizione disposta dalla Procura nell’abitazione dell’uomo: sul comò, nella camera da letto, gli investigatori hanno ritrovato il foglietto di istruzioni del timer utilizzato per provocare l’esplosione.

Proprio un errato settaggio di uno dei due dispositivi, hanno spiegato gli inquirenti, ha provocato la prima esplosione nella cascina di Quargnento, che ha fatto scattare l’intervento dei vigili del fuoco e dei carabinieri. “Da ciò che abbiamo ricostruito con il contributo dei tecnici del Ris di Parma” ha detto il procuratore Cieri “il timer era stato settato all’una e trenta della notte ma, accidentalmente, era stato anche predisposto un programma ulteriore a mezzanotte. E verosimilmente questo settaggio a mezzanotte ha provocato la prima più modesta esplosione e ha allertato i soccorsi”.

La seconda esplosione più devastante ha ucciso tre vigili del fuoco, Matteo Gastaldo, Marco Triches e Antonino Candido, ferito un carabiniere e altri due pompieri. Un tragico epilogo, che Vincenti avrebbe probabilmente potuto evitare con una segnalazione alle forze dell’ordine dopo la prima deflagrazione. “A noi risulta” ha spiegato il procuratore Cieri “che la prima esplosione parziale e accidentale sia stata all’incirca a mezzanotte e qualcosa. All’una uno dei carabinieri chiama Vincenti e gli dice che stanno intervenendo nella sua abitazione, per spegnere l’incendio”.

L’uomo però non svela che nella cascina ci sono altre cinque bombole non esplose ed è la strage. Per quattro giorni Giovanni Vincenti ha parlato di invidie nei suoi confronti, di possibili vendette ma ieri sera, proprio il giorno dei funerali dei tre vigili del fuoco, davanti all’evidenza delle prove, è crollato. 

Nuovo incendio a Centocelle, quartiere della periferia romana, dove mercoledì notte le fiamme avevano distrutto la ‘Pecora Elettrica‘, caffè letterario antifascista, già andato a fuoco lo scorso 25 aprile. A bruciare nella notte è stato il ‘Baraka Bistrot‘ in via dei Ciclamini 101. L’incendio è di natura dolosa e la dinamica appare molto simile a quella della ‘Pecora Elettrica’: la saracinesca forzata e qualcuno che, dopo essere entrato, ha dato fuoco al locale. Sul posto i carabinieri che indagano sui fatti. ​

Distrutti dalle fiamme gli arredi interni del ‘Baraka Bistrot’. L’incendio, domato dai vigili del fuoco, non ha creato danni strutturali alla palazzina. Nessuno è rimasto ferito né intossicato.
L’ultimo post social del Bistrot, prima delle foto messe questa notte per mostrare il locale incendiato, era stato di ‘solidarieta’ alla Pecora Elettrica’. 

Un ragazzo minorenne è stato investito da un treno, questa mattina, dopo le 7, ad Angri, nel Salernitano ed è, ora, ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. Il giovane avrebbe urtato la testa contro il convoglio che procedeva a velocità contenuta all’interno della stazione. Non è chiaro ancora se si sia distratto dall’ascolto di musica in cuffia e si sia sporto oltre la banchina. Sono in corso le indagini della Polfer del sottosezione di Salerno del compartimento Campania che sta analizzando i filmati della videosorveglianza e sta ascoltando le persone presenti in quel momento in stazione.

Sul posto anche i carabinieri. Trenitalia ha sospeso, alle 7.25, il traffico sulla linea Napoli-Salerno per accertamenti dell’autorità giudiziaria”, per poi comunicare l’aggiornamento delle 9.20 con cui fa sapere che “il traffico è in graduale ripresa”. È stato attivato il “servizio sostitutivo con bus tra Torre Annunziata e Nocera Inferiore”. Intanto, cinque treni sono stati cancellati e quattro parzialmente cancellati.

La notte scorsa, alle 3.30 circa, è morto il cantante Fred Bongusto. Il celebre artista aveva compiuto 84 anni il 6 aprile scorso e da qualche tempo era alle prese con problemi di salute. I funerali saranno celebrati a Roma lunedì 11 novembre, con inizio alle 15, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti), piazza del Popolo. 

Milioni di dischi venduti, compositore di decine di colonne sonore di film, duetti con Ella Fitzgerald, Mina, Milva, Ornella Vanoni: una grande carriera, quella di Fred Bongusto, nata durante una copiosa nevicata, nei primi anni cinquanta, a Campobasso, dove era nato. Alfredo Antonio Carlo Buongusto, orfano di padre morto in guerra, adolescente del rione popolare di S. Antonio, sente le note di una canzone americana suonata con una chitarra: è un commesso viaggiatore bloccato dalla neve che, all’ingresso di una pensione del centro storico, suona ‘Mood indigo’ di Duke Ellington.

“Rimasi affascinato – avrebbe raccontato Bongusto in una intervista di alcuni anni fa -. Uno zio mi regalò la prima chitarra per incoraggiare la mia passione e così iniziarono le prime esibizioni con i gruppetti locali”. Oltre mezzo secolo di carriera iniziata nel 1962, con ‘Doce doce’ e ‘Frida’, a cui seguiranno veri e propri hit dell’epoca come ‘Malaga’, ‘Amore fermati’ (interpretata anche dal cantante brasiliano Joao Gilberto), fino alla famosissima ‘Una rotonda sul mare’.

Bongusto è stato un mattatore del suo tempo, gli anni ’60 e ’70, partecipando a trasmissioni televisive, Sanremo e a ‘Un disco per l’estate’, vinto con ‘Prima c’eri tu’. La definizione di ‘cantante confidenziale’ non lo ha mai soddisfatto, perché avvertita come riduttiva della sua vena artistica, che ha spaziato anche nel jazz, lo swing, la bossa nova (due le tournée con il cantante brasiliano Toquinho, anch’egli di origini molisane).

Buongusto ha conservato con la sua terra natia il classico rapporto di amore-odio, impresso in due sue canzoni. In ‘Molise’, racconta di una regione dove ci sono ‘due giorni di sole e cento piove’, e dove ‘chi di ti incontra canta sempre la stessa canzone: ‘Quando sei arrivato? Quando te ne vai?’, con il ritornello ‘Mulis’ puozz’ ess’ accis’. A 60 anni, invece, Fred fa prevalere il sentimento positivo in ‘Campobasso e il gabbiano’ su musiche di Jobim. L’ultima esibizione nella sua città à stata nel 2009, al teatro Savoia. 

E’ atterrato a Fiumicino l’aereo che ha riportato in Italia Alvin, il bambino di 11 anni portato via nel 2014 dalla mamma decisa ad unirsi alle fila all’Isis. Il piccolo ha già potuto riabbracciare papà Afrim e le due sorelle più grandi.
A restituirlo alla famiglia una missione di cooperazione internazionale che ha visto protagonisti lo Scip, il Ros, il consolato albanese, la Croce rossa italiana e la Mezzaluna rossa. 

Alvin Berisha è stato sequestrato e portato via dall’Italia dalla radicalizzatasi via web in Italia e partita per la Siria per unirsi ai combattenti dell’Isis. Le ricerche a livello internazionale hanno portato a localizzare il bambino nel campo profughi di Al Hol, controllato dai curdi, che ospita oltre 70.000 persone, in prevalenza compagne e figli di combattenti jihadisti in prigione.

Al confine il bambino è stato preso in carico da un dirigente della Polizia di Stato dello Scip che, insieme alla Cri, al Ros dei Carabinieri e ad una delegazione del governo albanese, l’ha portato, fino all’ambasciata italiana a Beirut dove è partito alla volta dell’Italia a bordo di un volo.

 

Vede l’ex fidanzata sul treno insieme ad un altro uomo, estrae un coltello a serramanico e la aggredisce ferendola gravemente. È accaduto questa mattina sul FrecciaRossa 9389 partito da Torino e diretto a Roma. Stando alle prime informazioni l’uomo, un inserviente in servizio sul treno si sarebbe avventato sulla donna colpendola ripetutamente ad una gamba.

L’aggressore è un operatore di una ditta esterna, che effettua servizi di pulizie. La donna, che sarebbe in gravi condizioni, è, invece, una dipendente di una ditta esterna che effettua servizi di ristorazione. Lo si afferma in una nota delle Ferrovie dello Stato in cui si precisa anche che il treno 9309 è rimasto fermo dalle 10.50 alle 11.50 circa nella stazione Bologna Centrale sotterranea per accertamenti da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Nella carrozza si è creato ovviamente panico e confusione. All’arrivo a Bologna l’intervento della polizia che ha fermato l’uomo e dei sanitari del 118 che hanno soccorso la donna. I passeggeri del treno sono stati fatti tutti scendere e trasbordare su altri convogli.

Dopo l’arrivo nel capoluogo emiliano tutti i viaggiatori a bordo del treno sono stati fatti scendere per i rilievi dell’autorità giudiziaria e sono stati trasferiti in altri convogli. Conclusi gli accertamenti il convoglio, senza passeggeri, è ripartito verso il deposito. Sul posto c’erano, oltre agli agenti della polfer, anche i sanitari del 118 che hanno preso in cura la donna ferita.

Secondo quanto si apprende, la donna è stata prima aggredita fisicamente e poi ha subito alcune coltellate riportando serie conseguenze. Coinvolto anche un uomo che è rimasto lievemente ferito nel tentativo di frapporsi per aiutare la vittima. Bloccato l’aggressore dalla polizia ferroviaria.

Si travestiva da donna per adescare ragazzini e convincerli a partecipare a incontri durante i quali, poi, abusava di loro. L’uomo, un operaio di 48 anni di Saronno (Varese), è stato arrestato dai carabinieri per violenza su minori. Le manette sono scattate su ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Gip di Milano. L’uomo deve rispondere anche di detenzione materiale pornografico. Le indagini hanno appurato come l’uomo avrebbe abusato sessualmente di almeno quattro minorenni.

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