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In Italia le morti per cancro diminuiscono in misura maggiore rispetto al resto d’Europa. Il nostro Paese si trova al primo posto in questa classifica: in 15 anni (2001-2016) il calo dei decessi è stato pari al 17,6%, in Francia e Spagna al 16%, nel Regno Unito al 13% e in Germania al 12,3%. Un risultato molto importante, se si considera che l’impatto dei farmaci oncologici sulla spesa farmaceutica totale rimane inferiore a quello degli altri Paesi: rappresenta infatti il 13% contro il 17,3% del Regno Unito e il 17% della Germania. Dal XX Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Roma, arriva però l’allarme per la tenuta del sistema. “Fino a quest’anno, il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, istituito nel 2016 e pari a 500 milioni di euro, è stato sufficiente per coprire i livelli di spesa – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Quest’anno non sarà così. Le stime indicano che, nel 2018, le uscite per queste terapie sforeranno la capienza massima del Fondo, raggiungendo una cifra compresa tra 590 e 610 milioni di euro, con un eccesso tra 90 e 110 milioni rispetto al tetto stabilito". Nel 2018, nel nostro Paese, sono stimati 373mila nuovi casi di tumore. Il costo dei farmaci anticancro è in costante crescita. In cinque anni (2013-2017) in Italia la spesa per queste terapie è passata da 3,6 a 5 miliardi di euro. Sette farmaci anticancro si collocano tra i primi venti principi attivi erogati nell’ambito dell’assistenza farmaceutica nel 2017. 

 "Il reddito di cittadinanza così mi convince, lo farei anche se fossi al governo da solo". Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, risponde cosi' a Enrico Lucci che lo intervista per "Nemo" (la puntata andrà in onda stasera su Raidue). "L'emergenza per me in Italia è pagare meno tasse – spiega Salvini – All'inizio avevo mille dubbi, distribuire dei soldi a qualcuno a tempo indeterminato mi pareva un incentivo a restarsene a casa, darli a chi ha perso il lavoro obbligandolo ad accettare delle offerte mi sembra una cosa intelligente".

Sugli sgomberi poi aggiunge: "L'ex Penicillina è un disastro che andremo a sistemare". E ancora: "Non ci sono abusivi buoni e meno buoni, anche l'edificio di CasaPound verrà riportato alla legalità ma partiremo dagli stabili pericolanti", spiega Salvini. Su Genova, sempre a Nemo, aggiunge: "Il sindaco di Genova ha detto che il nuovo ponte sarà pronto per i primi mesi del 2020. Conoscendolo come persona seria e adorando Genova e i genovesi, dico che per quella data lo avremo".

Fino a oggi il risarcimento per oltre un'ora di ritardo di un treno ammonta a un quarto del costo del biglietto, ma il Parlamento europeo vuole raddoppiarlo e renderlo addirittura integrale per i ritardo oltre le due ore. 

I deputati hanno adottato la posizione del Parlamento con 533 voti in favore, 37 voti contrari e 47 astensioni. Una volta che il Consiglio avrà adottato la sua posizione, potranno iniziare i negoziati sulla formulazione definitiva delle nuove norme, ma alcuni elementi sono già chiari: 

  • Per i ritardi superiori a un'ora il risarcimento passerebbe dal 25% al 50% del prezzo del biglietto
  • Il risarcimento sarà del 75% del prezzo del biglietto per un ritardo di un'ora e trenta minuti e del 100% per ritardi superiori alle due ore.
  • Oltre al risarcimento i passeggeri manterranno il diritto a proseguire il viaggio o a cambiare il proprio percorso
  • Per evitare che i passeggeri rimangano bloccati dopo una coincidenza persa, quelli con diversi biglietti per un viaggio a più tratte ha gli stessi diritti all'informazione, all'assistenza e al risarcimento di quelli che avrebbe con un biglietto cumulativo.
  • Sono state respinte le richieste di esentare gli operatori ferroviari dal risarcimento in caso di “circostanze eccezionali”.

Gli eurodeputati hanno sostenuto le modifiche alle norme del 2009 per garantire una migliore assistenza alle persone a mobilità ridotta che dovrà essere gratuita e disponibile nelle stazioni più grandi, senza obbligo di notifica preventiva.

"Oggi è un grande giorno per i diritti dei consumatori. Presto i passeggeri potranno portare le loro biciclette su ogni treno e le persone a mobilità ridotta potranno contare su una migliore assistenza nelle stazioni e sui treni. Il Parlamento prende molto sul serio i diritti dei consumatori, quindi proponiamo anche risarcimenti più elevati in caso di ritardo e desideriamo garantire che i passeggeri su viaggi che coinvolgono più di una coincidenza con biglietti separati siano pienamente tutelati"

Boguslaw Liberadzki, relatore

I deputati hanno inoltre ridotto il tempo necessario per la pre-notifica nel caso in cui sia necessaria assistenza nelle stazioni più piccole. Inoltre, hanno chiarito la responsabilità degli operatori ferroviari e dei gestori delle stazioni per il risarcimento completo dei passeggeri, se i primi hanno causato la perdita o il danneggiamento delle attrezzature per la mobilità.

Più spazio per le biciclette

Il testo stabilisce che i passeggeri hanno il diritto di portare le biciclette a bordo del treno, anche su treni ad alta velocità, servizi a lunga distanza, transfrontalieri e locali. I treni nuovi e ristrutturati devono avere spazi ben indicati per il trasporto di biciclette assemblate, con un minimo di otto spazi.

Applicazione uniforme delle norme Ue sui diritti dei passeggeri ferroviari

I deputati hanno inoltre sostenuto un’eliminazione graduale anticipata delle deroghe temporanee che vengono utilizzate da alcuni Stati membri per applicare solo una parte delle norme del 2009 per i passeggeri sui servizi ferroviari nazionali. Tali deroghe dovrebbero terminare al più tardi un anno dopo l'entrata in vigore delle norme modificate.

Ci sono anche bomboniere e confetti a forma di pistola e proiettili dorati per ricordare il giorno della prima comunione di un nipote tra gli oggetti trovati in casa di uno dei presunti trafficanti di droga arrestati in un blitz dei carabinieri a Napoli.

I militari della compagnia di Napoli-Stella hanno compiuto gli arresti nei quartieri di Secondigliano e Miano al culmine di una indagine sullo spaccio nella Masseria Cardone, una zona del quartiere di Miano ritenuta da sempre la roccaforte del clan Licciardi dove il 18 luglio scorso i militari sequestrarono oltre 11 chili di hashish e 600 grammi di cocaina pura nonché manoscritti contenenti numeri, nomi e sigle riconducibili al traffico. Analizzando i manoscritti si è risusciti a stimare un giro d’affari in quella zona pari a circa 20.000 euro al giorno e oltre 7 milioni di euro l’anno.

Perquisendo una palazzina di edilizia popolare nel quartiere Chiaiano i carabinieri della compagnia Vomero hanno trovato nascosta sul tetto di uno stabile una pistola semiautomatica con matricola abrasa, carica e pronta a sparare.

Nel corso delle perquisizioni per blocchi di edifici, svolte anche con i vigili del fuoco per la rimozione di porte e cancellate, è stato trovato un minorenne evaso due mesi fa da una comunità in cui si trovava in esecuzione di una misura cautelare per rapina; è un 17enne del quartiere  di Scampia che ha anche provato a fuggire di calandosi da una finestra.

Meglio un uovo oggi o una gallina domani? La gallina ovviamente, risponderebbero i più giudiziosi; l’uovo i più pazienti; c’è gallina e gallina i più furbi. Dilemma annoso, che condiziona spesso scelte di vita, metafora della realtà.

Ma oggi è la scienza, com’è giusto che sia, a darci una risposta chiara, matematica, definitiva. Ed era ora.

Sono state coinvolte 1.200 persone dell’Human Connectome Project per scovare la verità, ma alla fine il team di ricercatori padovano ce l’ha fatta, pubblicando poi il risultato sulla prestigiosa rivista Neuroimage. Lo studio è stato intitolato “Archetypes of human cognition defined by time preference for reward and their brain correlates: an evolutionary trade-off approach” ovvero “come preferisci essere ricompensato?”.

La questione spiegata con un triangolo

Perché alla fine il succo sta tutto lì. Preferisci 100 euro subito o 200 tra un mese? Messa così effettivamente non è una risposta semplicissima, infatti gli scienziati tirando le somme hanno disegnato un triangolo di risposte piuttosto chiarificatore; nella nota diffusa alla fine del progetto quindi si legge “i ricercatori hanno individuato ai tre vertici del triangolo tre archetipi, che corrispondono a tre diversi stili di preferenze: il primo archetipo identifica gli individui con una preferenza stabile verso le ricompense più grandi, sebbene ritardate. Il secondo identifica gli individui che tendono a preferire le ricompense immediate, anche se più piccole. Infine il terzo archetipo corrisponde ad un approccio più flessibile, ovverosia una preferenza verso le ricompense ritardate solo nel caso in cui queste siano molto grandi”.

C'è gallina e gallina

Quindi eccoci arrivati al dunque: meglio l’uovo o la gallina? La risposta più scientificamente precisa oggi sappiamo che è: dipende dalla gallina. Ma il dilemma, chiaramente, non può essere generalizzato, ecco perché arrivati al punto, i ricercatori hanno deciso di andare avanti.

Come spiega Maurizio Corbetta, Direttore del Padova Neuroscience Center dell’Università di Padova, “Il passo successivo è stato quello di identificare altre caratteristiche che qualificano i tre archetipi. Le analisi hanno mostrato che ad ognuno degli archetipi sono associate caratteristiche legate alla personalità, alle funzioni cognitive, alle abitudini e alle strutture cerebrali.

È interessante notare che le persone che riescono ad aspettare per ottenere una ricompensa più grande (che quindi hanno un maggior auto-controllo) presentano un livello più alto di intelligenza, di memoria verbale, di abilità spaziali, hanno una migliore abilità e prestanza fisica, un più alto livello socio-economico e culturale, presentano caratteristiche di personalità più positive e un maggior benessere e soddisfazione nella vita, hanno inoltre un maggior volume di materia grigia. Al contrario, gli individui che tendono a scegliere sempre la ricompensa immediata hanno più scarse prestazioni cognitive, più alti livelli di aggressività, di ostilità e di stress, un indice di massa corporea più alto, un livello socio-economico più basso, fanno un maggior uso di droghe e hanno un volume cerebrale inferiore”. Quindi, di nuovo, meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende dalla gallina, ma anche da chi poi quelle uova le deve mangiare. 

Dopo lo sgombero con la forza pubblica della tendopoli che ospitava circa 140 migranti in transito, gestita dai volontari di Baobab Experience dietro la stazione Tiburtina di Roma, sia esponenti politici di sinistra sia utenti dei social network chiedono al Viminale e al vicepremier Matteo Salvini che il prossimo provvedimento analogo in città riguardi CasaPound.

La questione dello sgombero dell'immobile di via Napoleone terzo, occupato da 15 anni dal movimento di estrema destra, il mese scorso è stata affrontata anche in sede di Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza dopo un'ispezione della Guardia di Finanza mirata a verificare alcune richieste della Corte dei Conti. Ma lo stabile non risulterebbe tra quelli in cima alla lista degli edifici occupati da liberare stilata dalla prefettura assieme al Campidoglio.

La storia dell'immobile occupato da Casapound

La tendopoli gestita dai volontari del Baobab è stata sgomberata per occupazione abusiva. Lo stabile di via Napoleone III, nel quartiere Esquilino, ha una storia in parte differente. L'immobile è occupato dal 26 dicembre del 2003, dopo l'ingresso di un gruppo di militanti provenienti dall'esperienza analoga di Casa Montag. In epoca fascista il palazzo ospitava l'ente per l'istruzione media e superiore mentre dal 1963 è divenuto sede di uffici del ministero dell'Istruzione, tanto che proprio il Miur il giorno dopo l'occupazione ha sporto denuncia e chiesto lo sgombero dell'edificio.

L'anno successivo, però, il ministero avrebbe comunicato al demanio dello Stato le cessate esigenze di utilizzo del palazzo. Nel rimpallo di competenze tra enti dello Stato sulla titolarità della gestione dell'immobile sono trascorsi quindici anni e il sollecito di sgombero è rimasto sempre lettera morta. Nel 2009, con Gianni Alemanno, sindaco il Campidoglio tentò di inserite lo stabile in un pacchetto di beni che il demanio avrebbe ceduto al Comune, ma le proteste che ne scaturirono mandarono l'operazione a monte.

Da anni infatti movimenti e i partiti di sinistra chiedono lo sgombero dell'immobile, inserito nel 2016 dall'allora commissario capitolino Francesco Paolo Tronca nella lista dei 93 edifici pubblici occupati da liberare. Il prossimo sgombero, secondo il programma dei lavori dell'ultimo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, potrebbe essere invece quello dell'ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina, all'altezza di San Basilio, dove dormono alcune centinaia di migranti in precarie condizioni abitative ed igienico sanitarie. Per la tempistica si parla di un'operazione entro la fine del mese di ottobre.

"Casapound non sarà tra i primi stabili" 

"Vogliamo riportare la legalità nei quartieri il nostro è buon senso non accanimento" ha spiegato Matteo Salvini, in un'intervista a Leggo. "Ci sono più di 90 stabili occupati – alcuni da 20 anni – 4 pericolanti e 23 sottoposti a iniziative giudiziarie. Gli italiani pagano per il mancato sgombero di alcuni di questi palazzi". E sullo stabile di via Napoleone III occupato da 15 anni da CasaPound ha detto: "Il calendario lo fanno le emergenze, prima vengono gli stabili di cui ho parlato, poi toccherà anche a loro". 

"Entro la fine dell'anno a Roma si faranno sgomberi attesi da anni – ha aggiunto – abbiamo un calendario gettato dalle urgenze: nelle prossime settimane verranno sgomberati 4 edifici pericolanti. A questi se ne aggiungono 23, oggetto di provvedimenti giudiziari su cui paghiamo anche la penale per il mancato sgombero. Poi tutte le altre situazioni, compresa CasaPound", ha concluso.

Sgomberata dalle forze dell'ordine la tendopoli allestita da un anno e mezzo dai volontari di Baobab Experience dietro la Stazione Tiburtina a Roma, i migranti del centro Baobab sono stati accompagnati in via Patini presso la questura di Roma per l'identificazione e la loro posizione è al vaglio. La struttura da un anno e mezzo svolgeva il ruolo di punto di raccolta per migranti in transito. Nel campo erano presenti 140 persone, mentre altre 75 erano state collocate nei giorni scorsi in strutture gestite dal Campidoglio proprio in previsione di uno sgombero.

Come spiega la questura in una nota, "come deliberato in sede di riunione del Comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica, si sono svolte le operazioni di sgombero dell'area 'piazza Maslax' di via Gerardo Chiaromonte, nelle adiacenze del lato est della stazione ferroviaria Tiburtina, occupata da un insediamento abusivo da numerose persone".

Cento persone da sistemare

"Il risultato di tutto questo è che da stasera oltre 100 persone non sapranno dove dormire, dove sistemarsi" è la denuncia fatta all'AGI da Andrea Costa, attivista di Baobab Experience, il giorno dello sgombero. "Hanno portato via 140 ospiti per identificarli, ospiti che ora stanno rilasciando e che, ricordo, sono i primi a voler essere identificati. Sono giovani uomini migranti, perché donne e bambini riusciamo sempre a sistemarli in qualche altro modo. Dove andranno da stasera? Non si sa. Ci stiamo dando da fare".

Intanto su Twitter il ministro dell'Interno Matteo Salvini commenta: "Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate. L'avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatt/". Al leader leghista si aggiunge il post soddisfatto di Giorgia Meloni mentre sono critiche le opposizioni di sinistra.

Il candidato segretario del Pd, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, affida a Facebook il suo pensiero: "Salvini sgombera i migranti del Baobab (senza offrire alcune soluzione di accoglienza temporanea e quindi senza nessuna risoluzione del problema). Ci aspettiamo la stessa fermezza nel liberare l'immobile occupato abusivamente a Roma da anni da Casapound.

Perché se la legalità vale solo per alcuni diventa arbitrio e ingiustizia". Zingaretti si riferisce, come molti politici di sinistra e tante persone sul web, all'immobile di via Napoleone III a Roma, occupato da 15 anni dal movimento di estrema destra. Una richiesta che non sarà probabilmente soddisfatta in quanto non è considerato una priorità: secondo il programma dei lavori dell'ultimo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, infatti, in cima alla lista c'è l'ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina, all'altezza di San Basilio.

Come era sorta la tendopoli di Baobab

La tendopoli per migranti in transito sgomberata a Roma dalle forze dell'ordine era stata allestita dai volontari di Baobab Experience nell'autunno del 2016, prima a largo Spadolini e poi in via Gerardo Chiaromonte, nei pressi della stazione Tiburtina. L'insediamento raccoglie l'eredità del centro sociale Baobab, a lungo un punto di riferimento a Roma per l'accoglienza dei migranti, attivo per anni in una struttura nella vicina via Cupa.

Una lunga storia di sgomberi

Il 6 dicembre 2015 l'autorità giudiziaria aveva disposto la chiusura di quello spazio in seguito a una decisione del Tar del Lazio che imponeva la restituzione dei locali occupati al proprietario dello stabile, la società immobiliare Tamarri, e lo sgombero del centro d'accoglienza. La struttura era finita al centro delle cronache giudiziarie nell'inchiesta Mafia Capitale, perché al suo interno nel 2010 si era svolta una cena che vedeva tra gli invitati allo stesso tavolo l'ex ministro Giuliano Poletti (all'epoca presidente della Lega delle Cooperative), l'allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ras della 'Coop 29 Giugno', Salvatore Buzzi.

A fine 2016 un gruppo di volontari, privati cittadini e operatori sociali di Baobab, si sono costituiti nell'associazione 'Baobab Experience' e, in assenza di una sede, hanno continuato a dare una prima accoglienza in una tendopoli in strada nei pressi della stazione Tiburtina, supportati da associazioni mediche e legali e dalla rete costituita con attivisti dei diritti umanitari nazionali ed europei. In due anni l'accampamento ha subito 22 sgomberi, compreso quello odierno. L'associazione riferisce che più di 70 mila persone sono passate dai loro campi, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale.

Il Campidoglio, in previsione dello sgombero, aveva avviato il censimento degli ospiti del campo, circa 200, per poi offrire loro posti letto in strutture di accoglienza. Finora sono 55 le persone che avrebbero già accettato sistemazioni alternative, mentre oggi i tecnici della Sala operativa sociale proporranno una sistemazione anche agli altri migranti presenti nella tendopoli. A Roma manca un hub per i transitanti, migranti che approdati in città vogliono ripartire verso altre destinazioni, spesso all'estero. 

"Abbiamo preso atto che le manovre economiche degli ultimi 5 anni applaudite da Bruxelles non hanno fatto bene all'Italia e abbiamo deciso di fare il contrario. Noi andiamo avanti. A Bruxelles continuano a mandare le letterine. Se proveranno a mettere sanzioni contro il popolo italiano, hanno capito male. Noi vogliamo difendere il diritto a sicurezza, lavoro e salute degli italiani e non usciamo da nulla". Lo dice Matteo Salvini, ospite di Giorgio Zanchini a Radio Anch'io su Rai Radio1.

Un Regio decreto del 1933 segna la discriminazione tra gli studenti universitari italiani e quelli europei. In base a questa vetusta norma, tuttora in vigore, gli studenti universitari del nostro Paese non possono frequentare due corsi di laurea contemporaneamente, o un corso di laurea e un master. Il divieto di iscrizione a doppi corsi vige da ben 85 anni e impedisce gli accordi fra atenei italiani per la formula “due titoli in uno”.  

Finora per avviare un double degree e vedersi riconosciuto il doppio titolo i rettori italiani potevano stipulare accordi solo con università tedesche, francesi o svizzere, ma non con atenei italiani. Basta questo per comprendere la portata dell’operazione sulle doppie lauree che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha messo in agenda e che potrebbe tramutarsi da qui a breve in un emendamento al disegno di legge di bilancio.

Con doppia iscrizione più flessibilità

Lo stop al divieto di doppia iscrizione, ha detto il ministro all'Agi, "è importante" affinché gli studenti "non si specializzino unicamente in un settore, ma abbiano magari anche la possibilità, come avviene in altre nazioni, di rendere un pò più flessibile la propria formazione". 

Un fenomeno in continua crescita

A giudicare dagli ultimi dati – spiega il Sole 24ore – in Italia, il fenomeno delle doppie lauree sta entrando in maniera massiccia nell'offerta formativa delle università. Sono 851 i corsi totali (aumentati del 44% rispetto all’anno accademico 2017/18 e quasi triplicati sul 2011/2012) che portano al doppio titolo – uno in una università italiana e l'altro in un ateneo estero – distribuiti a macchia di leopardo in atenei pubblici e privati, dal Sud al Nord, che garantiscono ai giovani laureati di sistemarsi più facilmente in Italia o altrove, senza l'incomodo di sostenere esami aggiuntivi. 

Complessivamente, l’anno scorso sono stati più di 32 mila gli studenti dei corsi con titolo doppio o congiunto, a fronte dei 29 mila dell’anno precedente e ai 19 mila del 2014/15. A dimostrazione di come il mercato dell’offerta universitaria integrata – con sei mesi o un anno di didattica erogata da una facoltà straniera – sia più vivo che mai c'è un altro elemento. E cioè, che soluzioni del genere siano ormai disponibili per tutti gli indirizzi di studio: in testa, con 161 proposte, ci sono le Scienze economico-aziendali, seguite da Ingegneria civile (71) e Scienze dell’economia (55).

Gli effetti della proposta

L'emendamento a firma Bussetti potrebbe dunque creare figure professionali al passo con l'evoluzione della ricerca. L’esempio classico è quello delle lauree in Medicina e in Ingegneria biomedica che già oggi hanno molti punti in comune, ma non raggiungono l’80% di sovrapposizione di crediti formativi e dei settori scientifici disciplinari richiesti per avviare un corso interclasse. Tra gli atenei che si lancerebbero in questa nuova avventura – si legge sul quotidiano economico – spicca il Politecnico di Milano che già oggi ha in carniere 75 accordi per l’erogazione di doppie lauree. Sia in ambito Ue che extra Ue. 

Cancellare l’articolo 142 significherebbe inoltre consentire agli studenti di seguire più di un corso in contemporanea e agli atenei di fare squadra allargando la loro offerta formativa. Con il solo paletto che non sarebbe comunque possibile iscriversi a due facoltà entrambe a numero chiuso.

La tendopoli per migranti in transito sgomberata a Roma dalle forze dell'ordine era stata allestita dai volontari di Baobab Experience nell'autunno del 2016, prima a largo Spadolini e poi in via Gerardo Chiaromonte, nei pressi della stazione Tiburtina.

L'insediamento raccoglie l'eredità del centro sociale Baobab, a lungo un punto di riferimento a Roma per l'accoglienza dei migranti, attivo per anni in una struttura nella vicina via Cupa.

Il 6 dicembre 2015 l'autorità giudiziaria aveva disposto la chiusura di quello spazio in seguito a una decisione del Tar del Lazio che imponeva la restituzione dei locali occupati al proprietario dello stabile, la società immobiliare Tamarri, e lo sgombero del centro d'accoglienza.

La cena dello scandalo con Poletti, Alemanno e Buzzi

La struttura era finita al centro delle cronache giudiziarie nell'inchiesta Mafia Capitale, perché al suo interno nel 2010 si era svolta una cena che vedeva tra gli invitati allo stesso tavolo l'ex ministro Giuliano Poletti (all'epoca presidente della Lega delle Cooperative), l'allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ras della Coop 29 Giugno, Salvatore Buzzi.

Come è nato Baobab Experience

A fine 2016 un gruppo di volontari, privati cittadini e operatori sociali di Baobab, si era costituito nell'associazione 'Baobab Experience' e, in assenza di una sede, aveva continuato a dare una prima accoglienza in una tendopoli in strada nei pressi della stazione Tiburtina, supportati da associazioni mediche e legali e dalla rete costituita con attivisti dei diritti umanitari nazionali ed europei.

In due anni l'accampamento ha subito circa 20 sgomberi. L'associazione riferisce che più di 70 mila persone sono passate dai loro campi, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale. E specifica che si tratta di "donne, uomini e bambini in transito verso altri Paesi europei o richiedenti asilo in Italia, che a Roma, dopo viaggi estenuanti in cui rischiano dalle torture alla morte, sono costretti ad aspettare circa un mese e mezzo in strada prima di poter accedere alle pratiche legali".

La denuncia a Salvini e le ombre del campo

Nello scorso agosto l'associazione ha denunciato il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, per "istigazione all'odio razziale". Salvini allora replicò con queste parole: "La mia colpa? Aver scritto su Facebook: Andate via!".

A ottobre una donna slovacca di 38 anni ha denunciato di essere stata stuprata all'interno di una tenda dell'insediamento da un ventenne tunisino, cui è stato ordinato il divieto di residenza nel Comune di Roma, che ha ammesso i fatti parlando però di rapporto consenziente.

La circostanza aveva portato a una riunione del Comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza durante la quale si era iniziato a parlare dello sgombero della tendopoli.

Dove andranno gli sgomberati

Il Campidoglio, in previsione dello sgombero, ha avviato il censimento degli ospiti del campo, circa 200, per poi offrire loro posti letto in strutture di accoglienza.

Finora sono 55 le persone che avrebbero accettato sistemazioni alternative e i tecnici della Sala operativa sociale proporranno una sistemazione anche agli altri migranti presenti nella tendopoli.

A Roma manca un hub per i transitanti, migranti che approdati in città vogliono ripartire verso altre destinazioni, spesso all'estero. Una interlocuzione tra Ferrovie dello Stato e Campidoglio aveva portato nel 2015 a individuare nel Ferrhotel di Tiburtina, un vecchio albergo per ferrovieri ormai dismesso, lo spazio da allestire per questo scopo. Il progetto però non è mai decollato. 

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