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AGI – Questa volta a interrompere una spirale di volenza domestica è stata una telefonata anonima. Accade a Caivano, nel Napoletano, dove i carabinieri sono intervenuti in una abitazione e arrestare un uomo di 40 anni. La segnalazione era stata netta: “La sta ammazzando di botte”.

E i militari dell’Arma della gazzella inviata a quell’indirizzo hanno sentito le urla provenire dal terzo piano dell’edificio e sono riusciti a bloccare l’aggressore, già noto alle forze dell’ordine. Nell’appartamento caivanese c’è la moglie dell’arrestato, sua coetanea, e la loro piccola figlia.

A terra con lei anche le prove del fatto che l’uomo l’aveva colpita con uno smartphone, prima al volto e poi alla testa fino a distruggerlo, davanti alla piccola. L’uomo deve rispondere di minacce, lesione personale e maltrattamenti. La moglie, che se la caverà con 5 giorni di riposo medico, ha sporto denuncia.

AGI  – Da molto tempo le fabbriche hanno smesso di sbuffare fumi neri a Sesto San Giovanni che dal 2017 non è più la ‘Stalingrado d’Italia’ dopo l’elezione del primo sindaco di centrodestra della sua storia, Roberto Di Stefano.

Un voto ormai non più catalogabile come un ‘cigno nero’ nella sequenza monotona di sindaci rossi dal 1946 in avanti perché il leghista è stato confermato anche alle ultime amministrative di giugno e ora Isabella Rauti di Fratelli d’Italia ha battuto Emanuele Fiano del Pd in una sfida dalle intense suggestioni storiche. Lei, figlia di Pino, ex Msi e fondatore di Ordine Nuovo, lui, figlio di Nedo, internato e testimone di Auschwitz.  

Questa città ha un significato politico e una storia, anche per il capitolo legato alle Br che qui misero radici profonde con la colonna Walter Alasia, che  va molto al di là delle sue dimensioni e di una popolazione di 81mila abitanti che si è assottigliata di molto da quando era affollata dalle tute blu di Breda, Falck, Pirelli, Ercole Marelli, Garelli, Osva. Ed è un osservatorio speciale per provare a inoltrarsi nelle mutazioni del voto operaio.

“La sinistra non ha messo il lavoro nei programmi”

Tra i pochi complessi industriali della zona eredi della tradizione c’è quello della multinazionale francese Alstom che costruisce treni e infrastutture ferroviarie.

“Molti operai che hanno votato Salvini alle ultime elezioni avranno votato Meloni. Magari non lo dicono perché si vergognano a dirlo” spiega all’AGI Enrico Barbanti, sindacalista della Fiom-Cgil, un’esperienza di 32 anni in fabbrica. “Rispetto al passato è chiaro che il voto della classe operaia è cambiato – argomenta – ormai da parecchi anni i riferimenti politici sono inesistenti, in più aggiungiamoci la paura del futuro determinato dall’impatto che i costi energetici hanno sulle aziende. In questo contesto, Letta e il centrosinistra non hanno mai parlato dei problemi del lavoro. Anzi: gli unici a farlo, almeno per quanto riguarda la quota 41 per la pensione, sono stati gli esponenti del centrodestra. Del resto siamo in un momento in cui la sinistra difende l’atlantismo e la destra la Russia di Putin. Cose inimmaginabili anni fa”.

Il primo cittadino Di Stefano ritiene che i paragoni col passato non siano possibili: “Come votano gli operai? Per esserci gli operai dovrebbere esserci ancora le fabbriche. Gli operai di una volta ora sono pensionati. Il tessuto sociale è cambiato e anche i partiti lo sono. Io ho vinto interrompendo un’egemonia e poi rivinto perché la mia giunta è stata in mezzo alla gente, mai rinchiusa nel palazzo. La sinistra continua a metterla sul piano ideologico, noi puntiamo ai contenuti. La gente vota il programma, non la storia”. 

Il 31 maggio scorso, poco prima delle elezioni comunali, un fulmine dal passato è ricomparso nella scritta ‘Waler Alasia sindaco’ sulla saracinesca della sede di Fratelli d’Italia a Sesto San Giovanni. Alasia venne ucciso in un conflitto a fuoco proprio qui, nel 1976. Altri refoli da un tempo lontano si sono affacciati sui social con offese reciproche a sfondo ideologico tra i sostenitori di Rauti e Fiano.

“Il disorientamento degli operai”

Secondo Antonio Castagnoli, segretario regionale della Fiom – Lombardia, “alla vigilia di queste elezioni eravamo sulla stessa linea delle ultime nel senso che era impossibile fare previsioni su cosa avrebbero scelto gli operai. La mutazione è consolidata, una volta si poteva anticipare che avrebbero votato a sinistra, ora la preferenza può andare da sinistra a destra. E’ probabile che una parte di chi aveva votato Salvini si sia spostata su Meloni”.

Sul perché gli orientamenti siano cambiati, Castagnoli mostra di avere le idee chiare. “In parlamento non ci sono più riferimenti che diano risposte ai lavoratori”. E perché si va a destra? “Forse perché le destre parlano alla pancia e Fratelli d’Italia è stata all’opposizione. Non è questione di programmi che, è bene dirlo, non sono tutti uguali”.

Giuliano Rabba, rappresentante delle tute blu della Uilm di Brescia, vede “una tendenza del voto operaio verso il centrodestra”. Dalla sua prospettiva di giovane segretario della sigla sindacale in uno dei distretti più importanti d’Europa riflette su “una sinistra che ha perso sensibilità sul tema del lavoro in un momento in cui, ora più che mai, la gente ha bisogno di certezze. Il Pd e prima ancora il Pds e i Ds hanno perso il polso degli operai a scapito di Lega e Fratelli d’Italia. Mi auguro che lo recuperino rimettendo il lavoro al centro. In generale osservo tanto disorientamento. Ci sono persone che un tempo votavano a sinistra e oggi votano a destra”.

Ci sono poi i lavoratori della logistica, la maggioranza in termini numerici dei ‘nuovi’ operai rappresentati per lo più dal Sì Cobas. “Come sindacato non crediamo che le elezioni siano uno strumento utile da percorrere – afferma Alessandro Zandra, che segue la provincia di Milano -. Destra o sinistra, hanno dimostrato di essere la stessa illusione, peggiorando sempre di più le nostre condizioni”.

La nostalgia degli anarchici 

Un tema che porta alla luce Zandra è quello degli” operai immigrati che non hanno diritto al voto ma mostrano comunque una grande coscienza politica e consapevolezza che solo con la lotta si possono ottenere i diritti perché in Parlamento ormai non si decide più niente”. “Abbiamo sdoganato il pregiudizio che questo è un territorio di sinistra, è un giorno storico” esulta Mosé Bonomelli, ex consigliere comunale che si definisce “un antesignano  perché sono uscito dalla Lega di Salvini per passare a Fratelli d’Italia”.

L’assessore Antonio Lamiranda, seduto a fianco di Rauti in conferenza stampa, sottolinea che “il Pd mantiene ancora la sua roccaforte perché in città resta il primo partito ma come coalizione a Sesto abbiamo sconfitto il centrosinistra di due punti”.

Appena usciti dalla stazione dell’ex città operaia, animata da molti pendolari con Milano, su una parete arrugginita sono affissi dei volantini che sembrano lasciati da un’altra epoca ma sono freschi di pochi giorni fa. ‘La libertà è troppo bella (segue il simbolo dell’anarchia) per rinchiuderla in una cabina elettorale. Non votare, lotta‘ e un altro invitava a partecipare a un pranzo ‘anarcoastensionista’.

“Nonostante tutto – si legge – il sol dell’avvenire e il desiderio di un’umanità nuova alberga sempre nei nostri cuori”.  Il 26 settembre però, in una cristallina giornata di autunno,  è l’alba della destra ‘più destra’ che si sia mai vista da queste parti.       
 

AGI – Violenta pioggia a Palermo dalle prime ore del giorno. E nubifragio a Trapani dove si registrano i maggiori disagi, nel capoluogo, nella provincia. Una fitta pioggia è caduta dalla scorsa notte con allagamenti in abitazioni, uffici e garage. Strade come torrenti. Il sindaco Giacomo Tranchida ha deciso la chiusura delle scuole, degli uffici pubblici, delle ville e del cimitero.

Anche Erice sott’acqua come il capoluogo Trapani. La sindaca Daniela Toscano parla di “tempesta” e ha invitato i cittadini” a non uscire da casa fino al superamento dello stato di emergenza”. Ha quindi emanato una ordinanza urgente in considerazione delle intense precipitazioni e che si sono abbattute nel territorio comunale causando allagamenti e disagi nella viabilita’ ed a tutela della salute pubblica. Disposta la chiusura delle Scuole di ogni ordine e grado insistenti nel Comune di Erice con conseguente sospensione delle attivita’ didattiche scolastiche; la chiusura di tutti gli uffici pubblici, con la conseguente chiusura al pubblico, fatti salvi i servizi di Protezione Civile, di Polizia Municipale, i Servizi elettorali connessi con le elezioni.

AGI – L’autunno è partito con piogge diffuse anche sotto forma di nubifragi che in questi giorni stanno interessando molte Regioni. IlMeteo.it mette in evidenza che si contano già allagamenti e danni, soprattutto sulle regioni tirreniche come in Toscana, Lazio e Campania, e che le piogge colpiscono anche il Molise, la Puglia e a tratti pure il Nord e le Isole Maggiori. Da domani arriveranno altre due perturbazioni di origine artica, ci saranno venti in intensificazione e un calo termico; inoltre torna la neve sulle Alpi a quote inferiori ai 1.600 metri.

Nel dettaglio:

– Lunedì 26: Al nord: peggiora dal pomeriggio dal Nordest verso la Lombardia. Al centro: molto instabile su Toscana, Umbria e Lazio. Al sud: maltempo diffuso, fortissimo tra Campania e Calabria.

– Martedì 27. Al nord: ultime piogge sul Triveneto, sole altrove. Al centro: rovesci sparsi sulle Tirreniche. Al sud: temporali sulla Calabria tirrenica, sole altrove.

– Mercoledì 28. Al nord: nubi sparse, neve sui confini alpini. Al centro: peggiora dal pomeriggio/sera su Tirreniche e sassarese. Al sud: qualche rovescio in Calabria. Tendenza. Nuova perturbazione tra giovedì e venerdì, graduale miglioramento nel weekend. 

AGI – I vigili del fuoco sono riusciti a circoscrivere e mettere sotto controllo l’incendio del capannone divampato poco prima delle 16 presso lo stabilimento di produzione delle bici Bottecchia a Cavarzere, nel Veneziano.

Le squadre sono riuscite a contenere il rogo al solo capannone di circa 6 mila metri quadri riuscendo ad evitare la propagazione delle fiamme alle altre strutture attigue. In azione 11 squadre dei vigili del fuoco con 13 automezzi e 35 operatori dei comandi di Venezia, Rovigo, Padova e Treviso coadiuvate dal funzionario di guardia, per lo spegnimento e il raffreddamento di tutti i focolai. Le operazioni dei vigili del fuoco proseguiranno presumibilmente per tutta la notte.

Il Sindaco, dopo aver invitato i cittadini a rimanere nelle loro abitazioni, ha firmato una ordinanza di chiusura della strada: “Invito i curiosi presenti in loco ad allontanarsi immediatamente”, è il monito. Alta la colonna di fumo che si vede anche a chilometri di distanza; udibili, secondo alcuni testimoni, anche degli scoppi provenire dalla fabbrica. Sul posto forze dell’ordine e ambulanze.

Al momento non si hanno notizie di persone rimaste coinvolte o ferite. Imponente la mobilitazione delle squadre dei vigili del fuoco arrivate dal locale distaccamento e da Adria, Mestre, Piove di Sacco, Rovigo e Padova con 4 autopompe, 3 autobotti tra cui la chilolitrica, 2 autoscale, l’autogru e 25 operatori che stanno svolgendo le operazioni di spegnimento del capannone di oltre 6000 mq. Altri mezzi e personale in arrivo sono in arrivo dai diversi comandi dei vigili del fuoco del Veneto. 

Breve storia della Bottecchia

La Bottecchia Cicli, la cui fabbrica a Cavarzere, nel Veneziano, è andata a fuoco per un vasto incendio, è una leggenda delle due ruote oltre che una delle principali aziende italiane produttrice di bici da corsa, Mtb e eBikes. Lo storico marchio, che nel 2024 festeggerà 100 anni di attività, prende il nome da Ottavio Bottecchia, il primo italiano a trionfare al Tour de France, nel 1924.

All’inizio le bici erano prodotte nell’officina di Teodoro Carnielli che ebbe il fiuto di chiedere l’uso del nome al campione veneto e nel 1926 sfornò le prime bici da corsa con il marchio Bottecchia Cicli.

Nel 1951 Guido Carnielli, figlio di Teodoro, lancio’ la prima Cyclette e nel 1964 la rivoluzionaria bici pieghevole Graziella. Negli anni Sessanta, il vecchio Teodoro cede il testimone ai figli Guido e Mario che riprendono a valorizzare il settore ciclistico e Bottecchia diventa così sinonimo di bici da corsa. In sella a una Bottecchia trionfò Gianni Motta al Giro d’Italia del 1966, Saronni a quello del 1979 e Greg LeMond al Tour De France del 1989.

Nel 1997 il marchio Bottecchia, separato da quello Carnielli, viene rilevato dalla Cicli Esperia di Piove di Sacco, in provincia di Padova, che trasferisce l’azienda da Vittorio Veneto all’attuale sede di Cavarzere, in provincia di Venezia. Viene rilanciato il Reparto corse, sinonimo di eccellenza stilistica e tecnologica. A luglio il marchio è stato comprato da Fantic Motor Spa, azienda lombarda di moto e bici elettriche.

AGI –  “Io oserei oggi chiedere per l’Italia più nascite, più figli”. Cosi’ Papa Francesco all’Angelus, a braccio, dopo la messa a Matera a conclusione del 27esimo Congresso eucaristico nazionale”. 

“Vergogniamoci”. Papa Francesco a Matera per la conclusione del 27esimo Congresso eucaristico nazionale nell’omelia, commentando il passo del Vangelo riguardo al ricco e a Lazzaro, ha precisato come sia “doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni: le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono – tutte queste cose – lasciarci indifferenti”.

#PapaFrancesco nell’invocare l’intercessione della Vergine Maria: “oserei chiedere per l’Italia, più nascite, più figli” #angelus pic.twitter.com/UwcN6mMBj2

— Vatican News (@vaticannews_it)
September 25, 2022

“Succede ogni giorno” e “tante volte, anche”, ha precisato il Pontefice che ha messo in guardia dallo scavare gli “abissi” tra noi e i nostri fratelli. Gli abissi dell’egoismo. “Se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo”.

L’appello di Francesco è di non seguire una “religione dell’avere e dell’apparire” che “spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote: sempre”. “Com’è triste – ha osservato – anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano”. 

“Se adoriamo noi stessi, moriamo nell’asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell’apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto. Sempre la vita chiede il conto”, ha aggiunto a braccio.

Nella terra dei Sassi e “città del pane”, il Papa quindi ha invitato all’amore dei fratelli, a condividere (“non sempre sulla tavola del mondo il pane è condiviso; non sempre emana il profumo della comunione; non sempre è spezzato nella giustizia”), ad avere “uno sguardo nuovo” sulla nostra vita e ha auspicato che la Chiesa sappia “asciugare le lacrime di chi soffre”, sollevi i poveri e si pieghi con compassione.

 “Sogniamo una Chiesa così: eucaristica. Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza”, ha sottolineato.

“Una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Perché non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti ‘Lazzaro’ che anche oggi ci camminano accanto. Tanti!”.

All’Angelus poi il Pontefice è tornato a denunciare il fenomeno dell’inverno demografico (“Io oserei oggi chiedere per l’Italia: più nascite, più figli”) e ha implorato “per i bisogni più urgenti del mondo”: Myanmar, Ucraina, Camerun e migranti.

“Da più di due anni quel nobile Paese – ha detto parlando del Myanmar – è martoriato da gravi scontri armati e violenze, che hanno causato tante vittime e sfollati. Questa settimana mi è giunto il grido di dolore per la morte di bambini in una scuola bombardata”. “Si vede che è la moda, bombardare le scuole, oggi, nel mondo!”, ha aggiunto a braccio supplicando “che il grido di questi piccoli non resti inascoltato! Queste tragedie non devono avvenire!”.

Un pensiero anche al “martoriato popolo ucraino” e l’esortazione ai capi delle Nazioni a trovare “subito iniziative efficaci” che conducano alla fine della guerra. E per il Camerun, dove sono state sequestrate 8 persone nella diocesi di Mamfe, tra cui 5 sacerdoti e una religiosa, Francesco si è unito all’appello dei vescovi per la loro liberazione e ha pregato per le popolazioni della provincia ecclesiastica di Bamenda.

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, il Papa ha rinnovato l’impegno per “costruire un futuro più inclusivo e fraterno! I migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati”, ha detto sperando in “un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità. Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi”. 

In 12 mila hanno accolto il Pontefice nello stadio comunale di Matera. Francesco ha anticipato la sua visita partendo – a causa del maltempo – non più in elicottero ma in aereo dallo scalo di Roma-Ciampino fino a Gioia del Colle (Bari). E non è mancato il tanto sperato fuori programma alla Mensa della Fraternità intitolata a “Don Giovanni Mele”. Francesco, sul tragitto di ritorno, ha incontrato e salutato il personale e benedetto la nuova struttura. Una visita di cinque minuti, nella quale il Pontefice si è intrattenuto con i volontari e domandare, in tono scherzoso, allo chef della mensa, “cucina bene?”.

 

AGI – Gianfranco Spadaccia, giornalista e leader storico del Partito Radicale di cui fu segretario, è morto oggi a Roma.

Nato nella Capitale il 28 febbraio del 1935, laureato in giurisprenza, è stato un giornalista dell’AGI, Agenzia Giornalistica Italia con mansioni di caporedattore, e collaboratore di periodici e riviste. 

In politica, ha prestato la sua opera in diverse organizzazioni sin dai tempi dell’Università come l’Unione goliardica italiana e l’Unione nazionale universitaria dove getta la basi per il suo impegno in divenire.

Entrato prima nel Partito Socialista Democratico Italiano, successivamente sposa la causa radicale partecipando nel 1955, alla fondazione del Partito Radicale, assicurando con Marco Pannella, continuità al partito dopo la crisi del 1962 seguita al “caso Piccardi”.

L’impegno costante e appassionato, lo ha portato a diventare nel 1967 e nel 1968 e poi dal 1974 al 1976 direttamente segretario del Partito Radicale. Nel 1967 e il 1968 è stato anche presidente del consiglio federale.

Spadaccia appartiene alla generazione dei politici che hanno condotto le grandi battaglie per i diritti civili: sue e di Marco Pannella infatti, sono le tante campagne sul divorzio e l’obiezione di coscienza, la riforma del diritto di famiglia, la depenalizzazione del reato di consumo di stupefacenti.

Da segretario del partito e contro la legge italiana che vietava l’aborto, nel 1975 fu anche arrestato per disobbedienza civile organizzata dal CISA (Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto).

Con lui, finirono in manette anche Emma Bonino, Adele Faccio e Giorgio Conciani. L’episodio alzò però il velo sulla vera e propria piaga dell’aborto clandestino e grazie alla campagna radicale, si aprì il dibattito politico culminante nella regolamentazione del 1978, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Nelle liste del Partito Radicale è stato eletto per tre legislature negli anni 1979, 1983 e 1987.

Il suo impegno politico, sempre appassionato e in prima linea, si è distinto attivamente negli anni 80 anche su temi cruciali e oggi ancor più attuali che mai, come la fame nel  mondo, il sottosviluppo, la desertificazione e l’attuazione della riforma carceraria.

Insieme ad Adelaide Aglietta ha adottato la pratica del lungo digiuno con cui ottenne  l’aumento dell’organico e la riforma del corpo degli agenti di custodia.

Negli anni 90 ha partecipato a numerose iniziative referendarie. Negli anni successivi, lontano dall’impegno politico militante, ha condiviso e sostenuto le iniziative per l’istituzione della Corte di giustizia internazionale contro i crimini contro l’umanità, le iniziative radicali per la libertà di ricerca sulle cellule staminali e contro la pena di morte.

È tornato poi alla politica grazie al caso di Luca Coscioni e all’associazione da lui fondata.

Dal 2006 al 2008 è stato Garante per il Comune di Roma delle persone private della libertà ed è componente della direzione di Radicali Italiani. Durante il XL Congresso del Partito Radicale Transnazionale, Spadaccia si è schierato a favore della mozione di Marco Cappato sconfitta da quella di Maurizio Turco e nel 2017 è stato espulso dal Partito Radicale Transnazionale.

Ha partecipato al XVI Congresso dei Radicali Italiani, supportando Riccardo Magi, la continuazione dell’attività politica all’interno del centro-sinistra e la lista +Europa di cui diventa presidente il 28 gennaio 2019.

Candidato con questo partito alle successive elezioni europee, raccoglie solo 913 voti e la lista non supera il 4% e lascia la carica a Bruno Tabacci. I colleghi dell’AGI ricordano Gianfranco Spadaccia con affetto e stima.

Rutelli: “Lascia un’eredità di libertà”

 

“Gianfranco Spadaccia, simbolo della storia del Partito Radicale e del riformismo italiano, ci ha lasciati. Voglio ricordarlo con questa foto, a un tavolino radicale: si vede anche Ada Rossi, la vedova del grande Ernesto, venuta a firmare per i referendum. Con Gianfranco ci siamo tenuti per la mano, assieme alla sua amata moglie Marina, nella casa di Monteverde, in segno di fraternità, nelle ultime ore della sua vita. La sua è un’eredità di libertà, battaglie, e responsabilità”. Lo scrive Francesco Rutelli sulla sua pagina Facebook.

AGI – Quante possono essere le relazioni umane che può abbracciare un singolo individuo? Secondo la teoria incardinata nel concetto “il numero di Dunbar”, dal nome di Robin Dunbar, psicologo e antropologo dell’Università di Oxford, le relazioni “stabili e significative” che possiamo mantenere allo stesso tempo sono 150, non una di più. Questo include famiglia e amici.

Scrive il Paìs che “gli studi di Dunbar sostengono che le persone provenienti da famiglie numerose hanno meno amici perché danno la priorità ai membri della famiglia” ma la teoria dello psicologo evoluzionista dell’Università di Oxford “organizza queste 150 connessioni in cerchi concentrici segnati dalle differenze qualitative delle relazioni”. Cosicché Dunbar “limita la cerchia degli amici a 5 e la cerchia degli intimi tra una e due persone”. Il numero è tuttavia un’approssimazione ma le connessioni, secondo lo studioso, possono variare tra 100 e 250.

Il “numero di Dunbar” è in ogni caso stato messo in discussione da altri studi, tra cui quello di Johan Lind, professore dell’Università di Stoccolma, che sostiene invece che non c’è limite numerico nelle relazioni umane, ma uno studio del 2016 individua in 6 o poco più il numero di amici necessario e sufficiente per poter migliorare le nostre vite. Oltre si fa solo confusione.

Lo stesso Dunbar sostiene che fino a 1.500 amicizie i nomi ci possono solo sembrare familiari e da lì in poi, fino a 5 mila, lo sono appena i volti. In uno studio di due anni fa, invece, Suzanne Degges-White, professoressa alla Northern Illinois University, ha stabilito che le donne di mezza età devono solo avere tre o più amici per aumentare il loro livello di soddisfazione.

Nel suo libro “Amici: comprendere il potere delle nostre relazioni più importanti”, Dunbar scrive che sono 7 i fattori che determinano un’amicizia. Vale a dire: il numero di ore trascorse insieme in spazi comuni come scuola, lavoro, chiesa, o praticando uno sport o un hobby; l’attenzione a non perdere di vista chi potrebbe diventare amico; l’intenzione di prendere l’iniziativa; le idee per continuare a fare cose insieme; il coltivare l’immaginazione comune mentre, l’ultima, è la forza di saper perdonare.

Tra il dare e l’avere di un’amicizia, Dunbar calcola poi che 2 in genere sono gli amici che si perdono quando t’innamori, nella relazione di coppia “l’equivalente dell’energia dedicata, appunto, a due amici” mentre 200 ore sono il tempo che bisogna investire affinché un conoscente finisca per essere un amico.

E gli amici virtuali contano? No. Uno studio ha confermato ancora una volta che l’importanza degli amici veri risiede nelle relazioni che danno “una sensazione di benessere ma non c’è un’altrettanta equivalenza con quelle online”.

AGI – Sulla giornata delle elezioni politiche incombe il maltempo: rovesci intensi e anche grandinate sono previsti sull’Italia a partire da questa notte di sabato e poi per tutta la giornata di domenica, anche con rischi idrogeologici, di cui si è già avuto un primo, drammatico assaggio con l’alluvione nelle Marche di pochi giorni fa.

Le previsioni meteo, che con il cambiamento climatico sono diventate negli ultimi anni molto più ondivaghe, stavolta sono univoche: domani pioverà, e anche tanto. La perturbazione approfitterà dell’allontanamento dell’anticiclone delle Azzorre, spiegano i meteorologi, che lascerà scoperto il nostro Paese e permetterà così al flusso perturbato atlantico di agire indisturbato.

Un paradosso per un voto mai così vicino all’estate, conclusa a livello astronomico appena quattro giorni prima, al termine di una campagna elettorale letteralmente balneare. Per la giornata elettorale di domenica a preoccupare è soprattutto il Centrosud: previsto maltempo estremo sulla fascia tirrenica, dove è attesa in quattro giorni, tra Lazio e Campania, una quantità di pioggia eccezionale, 400-500 mm, quella che di solito scende in 6 mesi. 

Un vero e proprio diluvio, su terreni resi ben poco permeabili da mesi di siccità record, che quindi si abbatterà, se le previsioni sono esatte, anche su Roma e su Napoli. Previsti temporali anche in Sicilia, mentre sarà variabile, tra piogge e schiarite, sul resto del Meridione.

Al Nord il voto potrebbe essere invece piu’ agevole: schiarite su Lombardia e Piemonte, mentre in Friuli Venezia Giulia il maltempo rimarrà incombente e potrebbe sfociare in violenti scrosci. Tutto potrebbe iniziare dal pomeriggio e la serata di oggi, quando una fase di forte maltempo investiirà l’Emilia Romagna, e poi la Toscana, l’Umbria e, nella tarda serata di sabato pure il Triveneto e il Lazio.

Previsioni confermate anche dal servizio meteo dell’Aeronautica Militare: domenica mattina, recandosi ai seggi, gli italiani dovranno dotarsi di ombrello, come detto, in Friuli Venezia Giulia, ma anche in Liguria e parte della Lombardia, oltre che in tutto il Centro Italia, con nubifragi a Roma, in Toscana e anche, localmente, in Sardegna. Non si escludono grandinate anche violente.

#Meteo: #Venti forti in arrivo, attesa anche raffiche fino a 80/90 km/h e sono aumentate le zone a rischio https://t.co/CUO4ydGlmh

— IL METEO.it (@ilmeteoit)
September 24, 2022

Chi sceglierà di votare il pomeriggio sarà più fortunato al Nord, dove sono attese schiarite, ad esempio, a Milano e Torino, mentre al Centro continuerà a piovere e inizierà a peggiorare al Sud. La sera dovrebbe migliorare un po’ ovunque, eccetto la Puglia dove, sull’area garganica, si sposterà la massa temporalesca.

Mai come questa volta gli italiani dovranno decidere quando andare alle urne anche in base al meteo, insomma. Fortunatamente il voto è dalle 7 alle 23, ma in alcune zone, secondo le previsioni, non ci sarà scelta, saranno elezioni “bagnate”.

Di certo, se qualcuno spera nell’astensionismo, non potrà puntare sul proverbiale invito ad “andare al mare”, creato da Craxi contro il referendum sulla preferenza unica nel 1991. La speranza è che il maltempo, invece, non distolga molti dal recarsi al seggio, specie se, come si teme, in alcuni zone la pioggia potrebbe avere impatti seri sul territorio. 

AGI – Weekend all’insegna del maltempo su gran parte dell’Italia: le precipitazioni potranno essere anche molto intense al Centro-Nord e la Protezione civile ha diramato per oggi un’allerta gialla su sette regioni, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Marche e Umbria.

#Meteo: imminente forte perturbazione, nelle #Prossime #Ore alcune regioni rischiano grosso https://t.co/RMb87YGtUF

— IL METEO.it (@ilmeteoit)
September 24, 2022

Una profonda saccatura con minimo sulla penisola iberica determina “l’instaurarsi sull’Italia di intense correnti umide sud-occidentali in quota, che saranno causa di spiccata instabilità, con rovesci e temporali, anche di forte intensità, ad iniziare dalle regioni settentrionali e in rapida estensione a parte di quelle centrali”.

Da questa mattina sono previste “precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, in estensione a Marche ed Umbria, specie settori settentrionali di queste ultime. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento”.  

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