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AGI – Servirebbe un lockdown “subito, forte, di almeno un mese, per abbattere i contagi e riuscire a riprendere il tracciamento. Altrimenti si rischia di mettere a repentaglio la campagna vaccinale”. E’ l’allarme lanciato all’AGI da Walter Ricciardi, ordinario d’Igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica e consulente del ministro Speranza.

“Il sistema dei ‘colori’ – spiega – di per sé è ottimo, è giusto adeguare le misure alle specificità dei singoli territori. Ma la situazione ora è tale che avremmo bisogno di un lockdown forte per un mese, con l’obiettivo di tornare a un’incidenza settimanale di 50 casi per 100mila abitanti, la soglia che ci consentirebbe di ripartire con il tracciamento e far tornare l’epidemia sotto controllo. Purtroppo i dati parlano chiaro: c’è un peggioramento nel numero di casi, nei ricoveri, e abbiamo già superato il numero di decessi della prima ondata”.

Peraltro, fa notare l’esperto, “in Europa ormai molti Paesi stanno optando per il lockdown, anche se quasi tutti i leader occidentali, va detto, hanno adottato una politica di ‘inseguimento’ e non di anticipo rispetto alle mosse del virus. E preoccupa la variante inglese, che sta mettendo in ginocchio il Paese e potrebbe diffondersi anche da noi”.

Il problema insomma, sottolinea Ricciardi, è che il virus corre, e noi arranchiamo: “Siamo sistematicamente in ritardo. Se si adottano misure di contenimento quando la situazione è già grave ci vuole più tempo, e si ha un numero di morti molto superiore. E con l’inizio, tra qualche settimana, della campagna vaccinale di massa una situazione fuori controllo potrebbe complicare molto le operazioni. Rischiamo di essere costretti – conclude – a adottare misure di emergenza in corsa, e sarà tutto più difficile”. 

AGI – Maurizio Martina è stato nominato consigliere speciale e vicedirettore generale aggiunto della Fao. Lo ha reso noto lo stesso ex ministro dell’Agricoltura ed ex segretario del Pd, con un post su Facebook.  “Nei prossimi giorni si aprirà per me un nuovo capitolo d’impegno”, ha spiegato, “lascerò le mie responsabilità politiche e istituzionali nazionali per iniziare l’esperienza in Fao come Special advisor e vicedirettore generale aggiunto”. 

Il ringraziamento alla Farnesina

“Come tanti possono capire – riprende il 42enne politico bergamasco – si tratta di una scelta carica di forti emozioni personali: dopo più di vent’anni di militanza politica diretta, compio un passo nuovo nell’esperienza diplomatica internazionale. Ringrazio il direttore QU Dongyu per la fiducia e il governo per aver seguito la proposta tramite il prezioso lavoro del ministro degli Esteri e della Farnesina oltre che della nostra Rappresentanza permanente”.

“Un impegno affascinante”

“Si tratta davvero di un capitolo d’impegno affascinante e ambizioso”, ha aggiunto Martina, “in questi anni ho sempre cercato di dare il massimo per supportare, a livello nazionale e non solo, una nuova visione delle responsabilità che ci riguardano sui temi cruciali della sovranità e della sicurezza alimentare legati all’equità dello sviluppo agricolo, alla dignità delle persone coinvolte, alla resilienza dei territori”. “L’esperienza di Expo 2015 e il lavoro al ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali nella scorsa legislatura mi hanno consentito di sviluppare ancora meglio competenze e di arricchire il mio bagaglio su questo fronte. Che si trattasse della lotta al caporalato o della difesa del reddito dei nostri agricoltori mi sono sempre fatto guidare da alcuni principi inderogabili. Ora – sottolinea – si apre per me la possibilità di continuare questo impegno al servizio di una straordinaria esperienza multilaterale come la FAO lavorando sui temi dell’agenda G20, del prossimo Food Summit promosso dall’ONU e sul progetto della Food Coalition presentato proprio dall’Italia”.

 

Il plauso di Zingaretti

Il segretario dem, Nicola Zingaretti, è stato fra i primi a congratularsi con il suo successore. “Complimenti e auguri”, ha twittato, “l’Italia ha fatto un’ottima scelta nell’anno della presidenza G20. Dopo il Covid-19 la crisi alimentare globale sarà una delle emergenze da affrontare, così come il rilancio del settore agroalimentare sarà uno dei motori per la ripresa”.

AGI – La biopsia di una paziente affetta da dermatosi, risalente al novembre 2019, ha mostrato la presenza del Covid-19. Sulla base dei dati in possesso dei ricercatori, la 24enne è dunque il nuovo ‘paziente 1‘ in Italia. 

Il precedente era un bambino di 4 anni, portato in pronto soccorso a Milano con sintomi respiratori e vomito. Il giorno dopo erano comparse delle macchie sulla pelle simili al morbillo. Il tampone effettuato ad inizio dicembre 2019, osservato mesi dopo, aveva mostrato però che la causa era il coronavirus. 

La 24enne, contattata a posteriori, ha detto di non aver avuto sintomi sistemici da infezione da Covid-19 e che le lesioni cutanee sono scomparse dopo cinque mesi. Ma nel suo sangue, nel giugno 2020, è stata riscontrata la positività degli anticorpi anti SARS-CoV-2.

Le patologie cutanee sono presenti in circa il 5-10% dei pazienti affetti da infezione da Covid-19. E un gruppo di patologi, coordinato da Raffaele Gianotti ricercatore dell’Università Statale di Milano, con il supporto dei laboratori dell’Istituto Europeo di Oncologia e Centro Diagnostico Italiano, ha riesaminato le biopsie cutanee di dermatosi atipiche osservate in autunno 2019, trovando una donna positiva già nel novembre del 2019, più di 3 mesi prima del focolaio scoppiato a Codogno.

“Dopo aver studiato le manifestazioni cutanee in pazienti affetti da Covid-19 dell’area milanese – ha sottolineato Gianotti – ho riesaminato al microscopio le biopsie di malattie cutanee atipiche eseguite alla fine del 2019 in cui non era stato possibile effettuare una diagnosi ben precisa. Abbiamo cercato nel passato perché nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali, abbiamo dimostrato che esistono, in questa pandemia, casi in cui l’unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea. Mi sono domandato se avessimo potuto trovare indizi della presenza della SARS-CoV-2 nella cute di pazienti con solo malattie della pelle prima dell’inizio della fase epidemica ufficialmente riconosciuta”.

La biopsia di una giovane donna, risalente a novembre 2019, ha mostrato la presenza di sequenze geniche dell’RNA del virus SARS-CoV-2, identificato tramite due tecniche differenti su tessuto cutaneo: immunoistochimica ed RNA-FISH. Metaforicamente sono state trovate “le impronte digitali” del Covid-19 nel tessuto cutaneo.      

AGI – Tornano a scuola gli studenti delle superiori, ma solo in quattro Regioni. Oggi hanno riaperto gli istituti Toscana, Abruzzo e Valle D’Aosta, tutti al 50%. Le altre vanno in ordine sparso, con le lezioni in presenza che riprenderanno tra il 15 gennaio e il primo di febbraio.

Oggi in aula gli studenti di Toscana, Abruzzo e Valle d’Aosta

L’Alto Adige, anticipando tutti, aveva riaperto gli istituti superiori già da giovedì scorso con presenze fino al 75% e con un minimo del 50%”. Oggi, invece, ha suonato la campanella per oltre 150.000 giovani toscani e per quasi 30.000 abruzzesi. Quasi 3.000, invece, quelli della Val d’Aosta tornati sui banchi. Gli altri dovranno attendere e, per il momento, accontentarsi della didattica a distanza. 

Alcune regioni hanno rinviato il rientro a febbraio

In Piemonte ragazzi delle superiori torneranno in aula da lunedì 18 gennaio mentre i presidenti di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Marche, già lunedì scorso avevano deciso, con ordinanza, di rinviare a fine gennaio le lezioni in presenza e di proseguire fino a quella data, al 100%, con la didattica e distanza. La Lombardia ha previsto il rientro il 25 gennaio così come l’Emilia Romagna.  In Liguria si guarda la curva epidemiologica e si attende il prossimo Dpcm, ma è possibile che le superiori riprendano al 50% già dalla prossima settimana. 

Le diverse ordinanze dei presidenti

In Calabria scuole superiori restano chiuse fino al 31 gennaio, secondo quanto previsto da un’ordinanza del presidente facente funzioni della Regione. Sono invece tornati sui banchi, in base a una sentenza del Tar, gli studenti delle medie. In Puglia, invece, “le scuole di ogni ordine e grado, dalle primarie alle superiori, saranno in Ddi, Didattica digitale integrata, sino a venerdì 15 gennaio 2021”, in base a quanto deciso dal presidente della Regione, Michele Emiliano, che ha firmato l’ordinanza nella serata di martedì scorso. L’ordinanza sarà in vigore “per un periodo limitato di tempo, quindi è provvisoria e precauzionale, in attesa che la cabina di regia del ministero della Salute chiarisca l’effettivo livello di pericolo”.

In Campania hanno riaperto nidi d’infanzia ed elementari. Queste ultime riapriranno completamente il 18 gennaio, mentre per le superiori si dovrà attendere il 25.  In Sicilia l’ordinanza del presidente Nello Musumeci tiene a casa, con la Dad, gli alunni di elementari e medie fino al 16 gennaio e quelli delle scuole superiori fino al 30.  La Regione Sardegna con un analogo provvedimento del presidente Christian Solinas, emanato nella tarda serata di venerdì scorso, ha rinviato l’apertura di licei e istituti tecnici al primo febbraio. (AGI)
    

AGI – In Italia ogni 16 minuti viene avvelenato un cane. Sono quasi 33.000 infatti gli amici dell’uomo avvelenati nel 2020 e di questi circa il 5% è morto a seguito dell’ingestione del veleno. Si tratta per l’80% di randagi e del 20% di animali di proprietà molto spesso colpiti dentro il loro stesso giardino.

Sono i dati diffusi da Aidaa, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente-Italiambiente. 

La maglia nera per quanto riguarda i randagi avvelenati spetta alla Sicilia, seguita da Sardegna, Calabria, Puglia, Lazio e Toscana. In queste due ultime regioni gli avvelenamenti di massa riguardano specialmente i cani inselvatichiti e gli ibridi di lupo. 

Per quanto riguarda invece i cani di proprietà ad avere avuto il maggior numero di cani avvelenati lo scorso anno sono state Piemonte, Sicilia e Abruzzo. In questi casi gli avvelenamenti sono da ricondurre spesso a motivi di litigio tra i vicini, oltre 2.000 i cani avvelenati appartenenti ai cacciatori

Nel 2020 solo in 32 casi sono stati individuati gli autori certi degli avvelenamenti e in nessun caso sono stati trovati gli avvelenatori di cani randagi nonostante le indagini spesso approfondite messe in campo dalle forze dell’ordine.

AGI – “Esorto le autorità ed il popolo” degli Stati Uniti “a mantenere alto il senso di responsabilità affinché siano rasserenati gli animi e si tutelino i valori democratici e si promuova la riconciliazione nazionale“. Lo ha detto Papa Francesco all’Angelus.

“Rivolgo un saluto affettuoso alla popolazione degli Stati Uniti, scossa dal recente assedio al Congresso“, sono state le parole del Pontefice, “prego per quanti hanno perso la vita sono stati cinque. La violenza è sempre autodistruttiva, sempre. Bisogna tenere viva la cultura della cura”.

Bergoglio interviene per la seconda volta in poche ore sui fatti del Congresso e l’assalto al cuore delle istituzioni americane. Prima in una intervista, adesso con un intervento pubblico non formale ma semiufficiale, come sempre sono le riflessioni post Angelus domenicale che tradizionalmente i pontefici dedicano agli affari correnti.

Deve essere rimasto particolarmente toccato, il Papa, alla vista della scalata ai muri e dei piedi sulle scrivanie, dei leggii portati via come trofei e soprattutto di tutto quel sangue. “Cinque, sono morti”, sottolinea con un tono di voce mesto. Poi, con intonazione più ferma: “la violenza è sempre autodistruttiva, sempre”.

Chi lo avrebbe mai immaginato, che un giorno si sarebbe sentito un Vicario di Cristo fare appello ed esortare “le autorità e la popolazione a mantenere alto il senso di responsabilità” negli Stati Uniti d’America? Solitamente la scelta di questi vocaboli è riservata a paesi ben meno blasonati, dal punto di vista delle credenziali democratiche.

Per dire: di recente la Bielorussia agitata – anche lì – da elezioni presidenziali contestate. Eppure è proprio a Washington che bisogna “rasserenare gli animi e tutelare i valori democratici“. Cioè laddove essi magari non furono inventati, ma hanno comunque trovato antico e fertile terreno per prosperare ed oggi, sottolinea Francesco, sono ben radicati.
Insomma, quella del Papa non è una facile e superficiale condanna di un sistema che si credeva forte ma si è dimostrato avere i piedi d’argilla, quanto piuttosto un invito a ritrovare se stesso, la propria natura originale, inclusiva e tollerante.

Non a caso la riflessione prosegue con un appello: “La Vergine immacolata patrona degli Stati Uniti d’America aiuti a tenere viva la cultura dell’incontro, la cultura della cura come via maestra per costruire insieme il bene comune”. Ecco, è una questione di radici, che mai come in America sono giudaico-cristiane. Forte l’impronta veterotestamentaria, nella cultura alta come in quella popolare, ma altrettanto forte quella neotestamentaria. E il principale gruppo religioso del Paese, non si scordi, è quello che fa riferimento proprio alla Chiesa di Francesco, seppur tra molti distinguo e non pochi mugugni.

Tra dieci giorni poi, quando tutti si augurano sarà stata ritrovata la serenità, su quella stessa scalinata del Congresso giurerà da Presidente un cattolico come Joe Biden, il secondo nella storia del suo paese. Certo, molte sono le cose su cui il disaccordo con il Vaticano è acclarato, ad iniziare dall’interruzione volontaria della gravidanza. Ma anche un campione di molti pro-lifer, com’era Trump, a riguardo non ha fatto poi molto per venire incontro alle istanze antiabortiste. In più Biden promette maggiore inclusività, e sarà difficile che ceda alla tentazione di fare degli immigrati l’obiettivo di una campagna di discriminazione, o peggio.

Sarà per un caso, ma sempre oggi Francesco è tornato a ricordare gli anni passati da Cristo come rifugiato in Egitto, e poi quelli spesi nell’ambito della famiglia ad imparare “nella quotidianità” il mestiere di carpentiere, attendendo il momento della chiamata. La quotidianità che permette al bene di irrobustirsi: come quella che Alexis de Tocqueville osservava, esaltandola, nella sua “Democrazia in America”.

Uno stile di vita per cui il giureconsulto in fuga dalla soffocante Francia orleanista bussava alla porta di una log cabin sperduta nell’isolamento e trovava un esemplare di Homo Americanus intento a leggere. “Nessun Paese al mondo ha meno scienziati e più gente istruita”, commentava. E’ l’essenza della democrazia, quella che non ha bisogno di Twitter.

AGI – Negli ospedali italiani il Covid non ha mai allentato la presa e nelle prossime settimane la situazione potrebbe precipitare. E’ il timore degli operatori in trincea, dai medici d’urgenza agli infermieri, che sono convinti che l’Italia sia solo in ritardo di qualche settimana rispetto agli altri Paesi europei sull’andamento della curva epidemica.

“Se avremo una ripresa dei contagi nella prossima settimana andremo di nuovo alla saturazione del sistema ospedaliero. Il calo dei contagi è molto più lento oggi rispetto alla prima ondata e nell’ultima settimana si è notato una ripresa per quanto riguarda ordinari di malati Covid sia di quelli critici”, commenta all’AGI Carlo Palermo, segretario dell’associazione medici ospedalieri Anaao. “Siamo ancora sulla soglia dell’occupazione critica. E il pericolo di una ripresa dei contagi oggi è ben superiore rispetto alla ripartenza di settembre perché si parte da un’occupazione di posti letto già molto alta”, spiega Palermo. “Grazie alle misure di distanziamento il tasso di influenza è rimasto basso. Se dovesse aumentare avremmo una tempesta perfetta”.

Stazionaria, invece, la situazione nelle terapie intensive. “Al momento osserviamo una relativa stabilità per quanto riguarda i pazienti ricoverati in terapia intensiva“, riferisce Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi). “Le variazioni numeriche ci sono ma senza particolari cambiamento. C’è stato un aumento dei casi dovuto alle maggiori libertà e un calo dovuto alle restrizioni. Ma proprio per questo motivo non bisogna abbassare la guardia”, raccomandato, ricordando che “i numeri delle terapie intensive scontano un ritardo di diverse settimane”.

Anche secondo Vergallo il vaccino rappresenta una speranza concreta di veder svuotati i reparti “anche se per osservarne gli effetti bisognerà attendere diversi mesi”. Quanto al confronto con gli altri Paesi, il presidente degli anestesisti non ha dubbi: “Sono messi peggio di noi. Siamo molto scettici sui dati che vedono l’Italia prima nel mondo per numero di morti. Noi siamo molto rigorosi: classifichiamo come caso Covid anche quelli in cui il coronavirus è una concausa. Non penso che facciano così anche gli altri. Non c’è un modo più giusto dell’altro, sono solo numeri. Ma l’importante è saperlo”. 

AGI – In Campania non si può continuare a vaccinare il personale medico e sanitario per mancanza di dosi. “Ancora nella giornata di ieri la Campania ha raggiunto, con il 90%, la percentuale più alta d’Italia nella somministrazione dei vaccini. Oggi in tutte le aziende sanitarie si esauriscono le dosi consegnate alla nostra regione. Questa sera le aziende si fermano per mancanza di vaccini. E’ questo l’esito di una distribuzione fatta in modo sperequato nei giorni scorsi”, comunica in una nota il presidente della Regione, Vincenzo De Luca.

“Ho segnalato il problema al commissario Arcuri, sollecitando un invio immediato. Martedì dovrebbero arrivare nuove forniture, ed è necessario che questo avvenga, riequilibrando i nostri quantitativi – aggiunge – così come è necessario e urgente l’invio di personale aggiuntivo per le vaccinazioni, per far fronte alla situazione di forte sottodimensionamento del nostro personale nella quale si sta lavorando”.

“Voglio ringraziare tutte le nostre strutture sanitarie per i risultati straordinari conseguiti pure in carenza di personale. La campagna vaccinale sarà nei prossimi mesi la nostra priorità, per portare la Campania fuori dall’epidemia e verso una vita normale”, conclude il ‘governatore’.

AGI – Uno scialpinista è disperso dopo la caduta di una valanga in Val Travenanzes nelle Dolomiti Bellunesi ai confini con l’Alta Badia (Bolzano). La località dove sono concentrate le ricerche dei soccorritori sono le montagne sopra Cortina d’Ampezzo. Impegnati nelle ricerche gli uomini del Suem di Pieve di Cadore con l’elicottero, unità cinofile e squadre del soccorso alpino. 

AGI – Non c’è pace per la sanità calabrese. In un contesto sempre molto complicato e pieno di criticità anche per l’emergenza coronavirus che spingerà la regione in zona arancione, l’avvio del nuovo anno ha portato altre  polemiche, dopo la raffica di dimissioni dei diversi commissari registrata nell’ultimo scorcio del 2020. Anche il nuovo responsabile  del settore, il prefetto Guido Longo, nominato lo scorso 27 novembre dal governo, è finito al centro di un acceso dibattito. Dopo la “telenovela” seguita alle dimissioni del generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli, con il valzer di successori dimissionari (Giuseppe Zuccatelli) o rinunciatari (Eugenio Gaudio), Longo è incappando nel primo “scivolone” della sua esperienza in Calabria.

Lo scontro con i medici

Intervistato lo scorso 5 gennaio da Radio Capital sui ritardi della Calabria nella campagna di vaccinazione anti Covid, con la regione fanalino di cosa a livello nazionale nella percentuale di dosi somministrate, Longo si è difeso negando che si proceda a rilento, ricordando che il vaccino “non è obbligatorio, è facoltativo, volontario, per chi se lo vuole fare”. Colpa, dunque, di una bassa adesione del personale medico.

Immediata e furiosa la reazione degli Ordini provinciali dei medici della Calabria, che, in una nota congiunta, hanno espresso “stupore e rammarico” per le parole del commissario “sulla mancata disponibilità dei medici a vaccinarsi”, definendo la sua affermazione “oltre che assolutamente infondata, soprattutto offensiva per una categoria che fin dall’inizio della pandemia è stata ed è in prima fila nella lotta al virus, adoperandosi con coraggio, abnegazione e spirito di sacrificio, anche mettendo a repentaglio la propria incolumità fisica”.         

La difesa di Spirlì

Per il commissario arriva la difesa sul piano istituzionale più forte, quella del presidente facente funzione della Giunta regionale, Nino Spirlì, che prendendo “atto con dispiacere della polemica avviata dai presidenti degli Ordini dei medici della Calabria”, si è posto esplicitamente al fianco di Longo: “Incontro il commissario ogni giorno e posso dire che, fin dal suo insediamento, ha messo in atto un’accanita difesa dei medici e di tutto il personale sanitario calabrese” ha detto Spirlì annunciando un incontro con il  commissario.             

Intesa sulle nomine

L’incontro c’è stato e ne è scaturita l’intesa sulle nomine dei commissari delle aziende sanitarie proposte da Longo che hanno ricevuto l’ok del presidente facente funzione della Giunta (praticamente un inedito, visto che nella precedente legislatura mai il presidente della Giunta, il democratico Mario Oliverio, aveva avallato le nomine commissariali).

Ad aggravare il quadro di una sanità senza pace, il rischio di chiusura della clinica Sant’Anna di Catanzaro, riconosciuto come polo chirurgico d’eccellenza, in crisi di liquidità per un contenzioso con l’Asp del capoluogo. In questo contesto, gli ottimi rapporti tra Regione e Ufficio del commissario sembrano davvero un’eccezione.  

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