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(AGI) – Foggia, 13 mag. – Una operazione contro una banda specializzata nel furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata e’ in corso da parte della Polizia di Stato di Foggia e della Guardia di Finanza di Avellino. Diversi gli arresti di persone di nazionalita’ italiana e di stranieri. Le indagini degli invesdtigatori hanno avuto origine da un sequestro di auto avvenuto nell’agosto 2012 ed hanno fatto emergere l’esistenza di due organizzazioni criminali contigue operanti a San Severo (Foggi) e Pomezia (Roma). Una conferenza stampa per illustrare i dettagli del’operazione anticrimine si terra’ nella Questura di Foggia alle ore 11. (AGI) .

(AGI) – Roma, 13 mag. – E’ atterrato nel cuore della notte all’aeroporto militare di Pratica di mare il C130 dell’Aeronautica con a bordo l’infermiere sardo volontario di Emergency risultato affetto dal virus ebola, contratto durante un periodo di servizio volontario in Sierra Leone. Un rigido ed efficace protocollo di biocontenimento, di cui l’Aeronautica italiana ha livelli di eccellenza e gia’ rodato in occasione del trasferimento dalla stessa Sierra Leone del medico catanese Fabrizio Pulvirenti, ha permesso il trasferimento il paziente da Sassari a Roma. A bordo pista c’era un’autoambulanza con cui l’infermiere 37enne, di cui non sono state rese note le generalita’, e’ stato trasferito all’ospedale Spallanzani. (AGI) .

(AGI) – Washington, 12 mag. – Nel carcere di Huntsville, in Texas, e’ stata eseguita la condanna a morte inflitta ad un afroamericano giudicato colpevole di aver ucciso nel 2002 a Houston la sua fidanzata, all’epoca 15enne, la madre e il nonno della ragazza. Derrick Charles, 32 anni, e’ stato giustiziato con una iniezione letale. La Corte suprema aveva respinto l’ultimo appello dei suoi legali, secondo i quali il condannato aveva problemi mentali. E’ la settima condanna a morte eseguita in Texas dall’inizio dell’anno. (AGI)

(AGI) – Roma, 13 mag. – I vigili del fuoco sono riusciti a domare l’incendio scoppiato su un traghetto con circa 300 persone a bordo a circa 7 miglia dal porto di Bari. Di intesa con la Capitaneria di porto, una motobarca dei pompieri restera’ sottobordo per assicurare eventuale assistenza. Intanto, comunicano i vigili del fuoco, un rimorchiatore sta arrivando da Barletta per riportare nel porto di Bari la motonave La Francesca della Adria Ferries, partita intorno alle 23 dal capoluogo pugliese e diretta a Durazzo, in Albania, dove sarebbe dovuta arrivare intorno alle 8. I passeggeri sono sul ponte, le scialuppe sono pronte a scopo precauzionale, ma non e’ necessaria l’evacuazione della nave. (AGI) .

(AGI) – Bolzano, 12 mag. – In Alto Adige si sono perse le tracce di un intermediatore finanziario altoatesino che pare abbia portato in Austria un’ingente somma di denaro destinato a conti correnti esteri. L’uomo, Konrad Mitterrutzner di 51 anni di Velturno, si sarebbe recato a Innsbruck a bordo della sua Fiat 500 blu con tettuccio rosso (targata DX 208 RS) e avrebbe trasportato il denaro all’interno di alcune valigette. Di lui non si hanno piu’ notizie da lunedi’ 4 maggio. La somma oscillerebbe tra uno e dieci milioni di euro. Dell’uomo e anche del denaro per il momento non si hanno notizie. Sulla vicenda sta indagando la Procura della Repubblica di Bolzano. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 mag. – Un incendio, per cause ancora da determinare, si e’ verificato, intorno alle ore 18, all’interno del vano motore di un bus della linea 61 di Roma. E’ quanto rende noto Atac spiegando che le fiamme non hanno provocato alcuna conseguenza sulle persone, per le quali non sono mai venute meno le condizioni di sicurezza, anche perche’ la vettura era vuota e in sosta al capolinea di piazza Balsamo Crivelli. Il personale dell’azienda di trasporto pubblico della Capitale ha immediatamente allertato i vigili del fuoco che sono intervenuti per spegnere l’incendio. Si tratta del secondo caso, in pochi giorni, di vetture Atac andate a fuoco: venerdi’ scorso un analogo problema ha riguardato una vettura della linea 51 in transito nei pressi del Colosseo, e anche in quella circostanza non si sono registrate conseguenze per passeggeri e passanti. (AGI)

(AGI) – Roma, 12 mag. – Cinque mesi dopo la guarigione del medico Fabrizio Pulvirenti, il “paziente zero” italiano, un altro nostro connazionale, anche lui operatore sanitario di Emergency, si ammala di Ebola. E anche lui, come Pulvirenti, verra’ trasportato d’urgenza, nel massimo isolamento, all’ospedale Spallanzani di Roma.

Si tratta di un infermiere sardo, che aveva operato in Sierra Leone, culla dell’epidemia, ricoverato da ieri in isolamento all’ospedale di Sassari, “in buone condizioni generali”, riferiscono i sanitari. La febbre alta, oltre 39, di ritorno dall’Africa lo aveva indotto a chiedere immediatamente il ricovero.

Il precedente di Pulvirenti, guarito in 37 giorni (LEGGI)

Oggi i risultati del test, con il verdetto piu’ temuto. L’infermiere, che aveva lavorato nel Centro di cura dei malati di Ebola in Sierra Leone ed era arrivato in Sardegna l’8 maggio, ha effettuato l’automonitoraggio delle proprie condizioni di salute, come previsto dai protocolli del Ministero della Salute e di Emergency e ha manifestato i primi sintomi nella tarda serata di domenica scorsa.

Come funziona il virus che ha sconvolto l’Africa (LEGGI)

L’operatore, ricoverato da 48 ore presso il nuovo reparto di malattie infettive dell’ospedale di Sassari, e’ adesso in attesa di trasferimento allo Spallanzani. Il trasporto, organizzato d’intesa tra il Ministero della Salute e quello della Difesa, viene eseguito dall’Aeronautica Militare in alto biocontenimento, seguendo le stesse procedure gia’ attuate nel novembre scorso per il medico siciliano colpito dal virus e poi guarito.

E’ stata attivata la rete di emergenza della Prefettura di Sassari e del Comando Carabinieri del NAS. Il Ministero della salute e l’AIFA hanno gia’ predisposto le misure necessarie per rendere disponibili presso lo Spallanzani i farmaci sperimentali previsti dai protocolli.

E se Emergency conferma che l’intervento e’ stato “tempestivo”, e’ sconvolto Fabrizio Pulvirenti, il primo caso italiano di Ebola: “Rivivo tutto quello che ho vissuto io”, ha detto. “Faccio i miei migliori auguri all’infermiere di Emergency, so che allo Spallanzani e’ in buone, anzi in ottime mani”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 12 mag. – Sono stati 37 lunghissimi giorni, iniziati una notte di novembre con il volo speciale dalla Sierra Leone, l’ambulanza iperprotetta e scortata, lo staff dello Spallanzani subito all’opera h24. Fabrizio Pulvirenti, medico di Emergency originario di Catania, e’ stato il primo italiano contagiato dal virus ebola, mentre curava i malati in Africa. Un incubo che oggi si ripete con il nuovo contagio, sempre di un operatore sanitario italiano di Emergency. Pulvirenti ha trascorso oltre un mese a combattere con la malattia che in un paio di occasioni e’ sembrata avere la meglio, e infine ha vinto. La storia di Fabrizio, apparso il 2 gennaio di quest’anno per la prima volta davanti alle telecamere, smagrito ma sorridente, e’ iniziata all’alba del 25 novembre quando un velivolo dell’Aeronatica militare italiana con mille precauzioni e in rigidissimo isolamento l’ha riportato in Italia, fatto sbarcare a Pratica di Mare e poi in ambulanza, infilato in una speciale camera sterile trasparente, trasferito fino allo ‘Spallanzani’, centro italiano di riferimento. Della sua esistenza e vicenda gli italiani erano venuti a conoscenza il 24 novembre. L’Unita’ di crisi della Farnesina entra in azione, il medico di Emergency che da poco piu’ di un mese era in Sierra Leone per assistere i malati di ebola viene riportato in Italia. Bisogna allestire in maniera opportuna il Boeing 767 dell’Aeronautica militare inviato sul posto per prelevare Fabrizio e riportarlo in Italia in condizioni di assoluta sicurezza. E sono immagini sconvolgenti quelle che alle prime ore del 25 novembre arrivano dalla pista di Pratica di Mare, che mostrano la speciale barella che sembra una bolla di plastica dentro cui c’e’ Fabrizio. Nei primi giorni il paziente “e’ in stabili condizioni generali, e’ vigile e collaborante”, dice il bollettino medico, pur in presenza di febbre e brividi e di “malessere generale e iperemia congiuntivale”. Sintomi destinati a ‘fluttuare’. Il paziente e’ seguito da 15 medici e 15 infermieri, i soli che ruotano in servizio occupandosi di lui. Niente visite, Fabrizio puo’ comunicare solo per telefono con i suoi congiunti. Si comincia con un trattamento antivirale specifico ricorrendo a un farmaco sperimentale “non registrato in Italia e autorizzato con apposita ordinanza dall’Aifa su indicazione del ministero della Salute”. Poi viene chiarito che il medico di Emergency “non e’ curato con un cocktail di farmaci ma con uno solo, un antivirale”. Al paziente viene inoltre praticato il primo trattamento a base di “plasma di convalescenza”, tradotto e’ il plasma di persone che hanno contratto l’ebola e sono guariti. Con il trascorrere dei giorni i bollettini medici sono improntati all’ottimismo, parlano cioe’ di miglioramenti nelle condizioni generali del paziente, con una febbre al di sotto dei 38 gradi. Il 30 novembre, pur permanendo la prognosi riservata, con persistenza di “disturbi gastrointestinali, febbre elevata, profonda spossatezza e esantema cutaneo diffuso”, il medico “ha ben tollerato il terzo trattamento sperimentale, cioe’ il farmaco che agisce sulla risposta immunitaria”, mentre prosegue il trattamento a base di plasma, che arriva questa volta dalla Germania. Ma il 2 dicembre c’e’ un peggioramento, viene quindi cominciato un nuovo trattamento con un farmaco sperimentale arrivato dall’estero, anche questa volta in virtu’ di una catena che mette insieme il coordinamento internazionale dell’Oms per la gestione dell’emergenza ebola, il ministero della Salute italiano, la rete degli uffici di sanita’ di frontiera Us (Usmaf), la solidarieta’ istituzionale. Il 4 dicembre e’ allarme rosso: torna la febbre, le condizioni di Fabrizio precipitano, si e’ costretti a ricorrere alla respirazione assistita. Sabato 6 dicembre la febbre va ancora piu’ su, il “paziente uno” viene sedato, e’ in rianimazione e respira grazie alle macchine. Sono i giorni drammatici che il medico ricordera’, a incubo svanito, come “due settimane di buio”. Quattro giorni di corsa frenetica contro il virus, poi il 10 dicembre il bollettino medico parla di condizioni cliniche “migliorate”, il paziente “respira spontaneamente, senza necessita’ di supporto ventilatorio. Interagisce con gli operatori e risponde a stimoli verbali. La prognosi rimane riservata”. Una settimana dopo Fabrizio e’ fuori pericolo. La convalescenza – pur in regime di isolamento ospedaliero – scatta a partire dal 22. Il 24, la vigilia di Natale, il medico pubblica tramite Emergency una lettera, in cui si dichiara “non un eroe, non un untore, ma un soldato ferito” nella lotta contro “un mostro terribile e temibile” che puo’ essere pero’ sconfitto, e dipende “in larga misura dal fronte che lo ostacola” e che lui spera “possa allargarsi e opporsi in modo sempre piu’ efficace”. Poi, il 2 gennaio, le sue prime parole in pubblico, accanto al ministro Lorenzin e a Cecilia Strada, oltre a tutti i medici che hanno lavorato per salvargli la vita: “Hanno fatto qualcosa di grande per me”, ha detto con voce ferma. “E ora tornero’ in Sierra Leone, a concludere il lavoro che ho iniziato”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 12 mag. – La malattia da virus Ebola e’ una malattia grave, spesso fatale, con un tasso di mortalita’ fino al 90% in Africa, molto piu’ bassa, come si e’ visto nei mesi scorsi, se curata nei paesi occidentali. La malattia colpisce gli uomini e i primati (scimmie, gorilla, scimpanze’). L’Ebola e’ apparsa la prima volta nel 1976 in due focolai contemporanei: in un villaggio nei pressi del fiume Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, e in una zona remota del Sudan. L’origine del virus non e’ nota, ma i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), sulla base delle evidenze disponibili, sono considerati i probabili ospiti del virus Ebola. L’Ebola si trasmette nella popolazione umana attraverso lo stretto contatto con sangue, secrezioni, tessuti, organi o fluidi corporei di animali infetti. In Africa, l’infezione e’ avvenuta attraverso la manipolazione degli scimpanze’, gorilla, pipistrelli della frutta, scimmie, antilopi di foresta e istrici infetti trovati malati o morti o catturati nella foresta pluviale. Una volta che una persona sia entrata in contatto con un animale infetto da virus Ebola e abbia contratto l’infezione, questa puo’ diffondersi all’interno della comunita’ da persona a persona. L’infezione avviene per contatto diretto (attraverso ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette. L’infezione puo’ verificarsi anche in caso di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati. Gli operatori sanitari sono stati spesso i piu’ esposti al virus durante la cura dei pazienti con Ebola. Questo accade perche’, in particolare nelle prime fasi di un epidemia, non indossano dispositivi di protezione individuale (ad esempio i guanti) quando assistono i pazienti. Gli operatori sanitari di tutti i livelli del sistema sanitario – ospedali, cliniche e centri sanitari – delle aree a rischio dovrebbero essere informati, prima possibile, sulla natura della malattia, sulle modalita’ di trasmissione e seguire rigorosamente le precauzioni raccomandate per prevenire l’infezione. Possono svolgere un ruolo nella trasmissione di Ebola anche le cerimonie funebri in cui le persone hanno contatti diretti con il corpo del defunto. Le persone decedute per Ebola, infatti, devono essere maneggiate con indumenti protettivi e guanti ed essere sepolte immediatamente. Le persone sono contagiose fino a quando il sangue e le secrezioni contengono il virus. Per questo motivo, per evitare di infettare chiunque altro nella comunita’, i pazienti infetti devono essere attentamente monitorati dai medici e sottoposti a test di laboratorio, per garantire che il virus non sia piu’ in circolo, prima del loro ritorno a casa. Gli uomini, guariti dalla malattia, possono ancora trasmettere il virus a partner attraverso lo sperma, per un massimo di sette settimane dopo la guarigione. Per questo motivo e’ importante per gli uomini evitare rapporti sessuali per almeno sette settimane dopo la guarigione oppure indossare il preservativo nei rapporti sessuali durante le sette settimane dopo la guarigione. Ma quali sono i sintomi? Comparsa improvvisa di febbre, intensa debolezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola sono i segni e sintomi tipici, seguiti da vomito, diarrea, esantema, insufficienza renale ed epatica e, in alcuni casi, emorragia sia interna che esterna. Gli esami di laboratorio includono globuli bianchi e piastrine bassi ed aumento degli enzimi epatici. Il periodo di incubazione o l’intervallo di tempo dall’infezione alla comparsa dei sintomi e’ tra i 2 e i 21 giorni. Il paziente diventa contagioso quando comincia a manifestare sintomi, non e’ contagioso durante il periodo di incubazione. I pazienti gravemente malati necessitano di terapia intensiva, sono spesso disidratati e hanno bisogno di liquidi per via endovenosa o di reidratazione orale con soluzioni contenenti elettroliti. Attualmente non esiste un trattamento specifico per curare la malattia. Alcuni pazienti con terapie mediche appropriate guariscono. Per aiutare a controllare l’ulteriore diffusione del virus, i casi sospetti o confermati devono essere isolati dagli altri pazienti e trattati da operatori sanitari che attuino rigorose precauzioni per il controllo delle infezioni. (AGI) .

(AGI) – CdV, 12 mag. – Occorre “ricordare ai potenti della terra che Dio li chiamera’ a giudizio un giorno, e si manifestera’ se davvero hanno cercato di provvedere il cibo per Lui in ogni persona e se hanno operato perche’ l’ambiente non sia distrutto, ma possa produrre questo cibo”. E’ l’avvertimento di Papa Francesco durante l’omelia della messa nella Basilica di San Pietro, in occasione dell’apertura della XX Assemblea Generale di Caritas Internationalis sul tema ‘One Human Family, Caring for Creation’. “Tanta gente aspetta anche oggi di mangiare a sufficienza. Il pianeta ha cibo per tutti, ma sembra che manchi la volonta’ di condividere con tutti”, ha aggiunto Francesco. “Preparare la tavola per tutti, e chiedere che ci sia una tavola per tutti”, ha continuato il Pontefice che esorta a “fare quello che possiamo perche’ tutti abbiano da mangiare”. “Non possiamo dimenticare quei nostri fratelli cristiani che sono stati privati con la violenza sia del cibo per il corpo sia di quello per l’anima: sono stati cacciati dalle loro case e dalle loro chiese, a volte distrutte. Rinnovo l’appello a non dimenticare queste persone e queste intollerabili ingiustizie”, ha spiegato il Papa. Tutte le Caritas sono uguali, non ci sono Caritas grandi o Caritas piccole, ha aggiunto Francesco. La Caritas agisce in nome e per conto di Cristo. “La Caritas di ciascuna Chiesa, anche la piu’ piccola, e’ sempre la stessa. Non ci sono Caritas grandi e Caritas piccole: tutte sono uguali”. “Chiediamo al Signore – ha continuato a braccio – la grazia di capire la vera dimensione della Caritas, la grazia di non cadere nell’inganno di credere che un centralismo ben organizzato sia la strada, la grazia di capire che Caritas e’sempre in periferia, in ciascuna Chiesa particolare, e la grazia di credere che Caritas centro e’ soltanto aiuto, servizio ed esperienza di comunione, ma non e’ il capo di tutte”. “Insieme a tanti altri organismi di carita’ della Chiesa, Caritas rivela dunque – ha poi concluso – la forza dell’amore cristiano e il desiderio della Chiesa di andare incontro a Gesu’ in ogni persona, soprattutto quando e’ povera e soffre. Questo e’ il cammino che abbiamo davanti e con questo orizzonte auspico che possiate svolgere i lavori di questi giorni”. (AGI) .

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