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(AGI) – Milano, 10 giu. – Il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza dello scorso 26 maggio con cui era stato sospeso il servizio di UberApp. Lo rende noto l’Unione Artigiani. Il 7 luglio e’ prevista l’udienza sul ricorso di merito. “Nuova vittoria dei tassisti milanesi che, sostenuti dalle associazioni di categoria, in primis dall’Unione Artigiani – si legge in una nota – hanno intrapreso una battaglia legale contro il servizio Uber-Pop. Il ricorso urgente presentato dai legali del gruppo Uber volto a far sospendere gli effetti dell’ordinanza del Tribunale di Milano dello scorso 26 maggio, che ha decretato lo stop di Uber-Pop per concorrenza sleale, e’ infatti stato respinto stamane”. “Ribadiamo nuovamente – commenta il delegato del settore taxi dell’Unione Artigiani, Pietro Gagliardi -, la nostra piena fiducia nel sistema giudiziario che, anche in questa occasione, non ha potuto che osservare le leggi in vigore. Ora con la medesima fiducia ci apprestiamo a seguire gli sviluppi della vicenda, il cui prossimo appuntamento e’ fissato per il 7 luglio, quando verra’ discusso il ricorso di Uber nel merito. Anche in questa occasione, comunque, abbiamo dimostrato come l’unione faccia davvero la forza, grazie all’impegno e al sostegno delle associazioni di categoria.” (AGI) .

(AGI) – Genova 10 giu. – Il manovale edile Angelo Sechi, 59 anni, condannato nel marzo scorso a 30 anni per l’omicidio della novantenne Giovanna Mauro avvenuto il 1� ottobre 2013 nell’appartamento dove abitava la vittima in via Copernico, a Borgoratti, quartiere genovese, agi’ con “accanimento” infierendo sulla signora Mauro “persona fragile e anziana verso al quale non aveva alcuna ragione di ostilita’”. Lo scrivono i giudici della corte d’Assise di Genova (presidente Anna Ivaldi, a latere Clara Guerello) nelle motivazioni della sentenza con cui Sechi e’ stato condannato a 30 anni di carcere per rapina impropria e omicidio volontario aggravato e al pagamento di una immediata provvisionale di 50mila euro al figlio della vittima, Giuseppe Mori. Sechi abitava da dieci anni nello stesso palazzo di Giovanna Mori ed era in confidenza con l’anziana. Si occupava delle piccole manutenzioni della sua casa, aveva contrattato alcuni lavori piu’ consistenti e recentemente riparato una falla nel tetto che aveva causato un’infiltrazione nell’appartamento della novantenne. Secondo la ricostruzione degli investigatori della squadra Mobile quel giorno Sechi si reco’ a casa della vittima con la scusa di controllare il soffitto danneggiato, ma con l’intento di derubarla. Ma qualcosa ando’ storto, Giovanni Mori si accorse del furto, vi fu una colluttazione e Sechi, per non essere arrestato, uccise la donna a colpi di forbice. E’ stato il suo dna trovato sotto le unghie della vittima ad inchiodarlo: inutili i tentativi di cancellare le tracce e disfarsi di guanti e vestiti sporchi di sangue. “Quello che rileva – scrivono i giudici in sentenza – sono i due campioni prelevati dalle unghie del pollice e del medio della vittima, nei quali vi e’ una traccia mista, tra la vittima e Sechi. La Porta (Marinella La Porta, direttore tecnico capo biologo polizia scientifica di Torino, ndr) ha chiarito che la presenza del dna di Sechi sotto le unghie di Mauro non poteva spiegarsi con un semplice contatto quale una stretta di mano”. E aggiungono: “Di questo Sechi non ha potuto fornire alcuna spiegazione”. Poi i giudici della corte d’Assise di genova sottolineano il quadro indiziario che rafforza le prove oggettive: “Sechi per la sua attivita’ lavorativa aveva accesso all’abitazione di Mauro”; all’ora dell’omicidio “Sechi si trovava nell’edificio di via Copernico e non nella sua abitazione”; l’autore del delitto indossava guanti, infatti nell’appartamento vi erano solo impronte digitali della vittima e “quella stessa mattina Sechi, prima di recarsi li’, aveva acquistato un paio di guanti” poi spariti e sostituiti con altri di diverso tipo; “sul corpo della vittima vi erano tracce di materiale edile, riconducibile all’attivita’ svolta quella mattina da Sechi nella ristrutturazione dell’appartamento di via Fereggiano”. “Sechi, che attraversava un periodo di difficolta’ economica, era a conoscenza del fatto che Mauro disponeva di risparmi, dei quali gli aveva parlato con riferimento alla spesa per lavori di ristrutturazione che intendeva commissionargli”. Secondo i giudici, quindi, “L’intento di Sechi era quello di accedere all’appartamento di Mauro con la scusa di controllare le condizioni del soffitto danneggiato dall’infiltrazione, per poi frugare nella borsa e nei cassetti e impadronirsi di quanto vi avesse trovato”. Ma il ladro era stato scoperto: “Mauro si e’ evidentemente accorta di quanto Sechi stava facendo, gliene ha chiesto ragione e si e’ diretta verso la porta per sfuggirgli o chiedere aiuto – rilevano i giudici – E’ pero’ stata raggiunta da Sechi che aveva nel frattempo afferrato le forbici con le quali l’ha ripetutamente colpita, dapprima mentre Mauro era ancora in piedi, e poi vibrandole il colpo mortale quando era a terra”. (AGI)

(AGI) – Agrigento, 10 giu. – Sorprende un ragazzino che sta rubando delle albicocche nel suo appezzamento di terreno e gli spara con una pistola ad aria compresa, ferendolo seriamente. I carabinieri hanno arrestato, con l’accusa di lesioni gravi, l’agricoltore Giuseppe Santella, di 40 anni, di Santa Margherita Belice (Agrigento). La vittima, trasportata immediatamente all’ospedale di Sciacca, e’ stata sottoposta ad un intervento chirurgico per l’estrazione di un piombino che aveva trapassato un fianco, conficcandosi nell’addome. Il giovane e’ stato quindi dichiarato dai sanitari inprognosi riservata. L’agricoltore e’ stato invece arrestato e posto ai domiciliari. Nelle prossime ore sara’ interrogato dai magistrati della Procura di Sciacca. (AGI)

(AGI) – Roma, 10 giu. – La Polizia di Stato, con l’aiuto delle Polizie di Spagna, Polonia, Regno Unito, Belgio, Georgia, Turchia e Camerun ed insieme con Eurojust, Europol e Interpol, e’ impegnata in un’articolata operazione per bloccare una pericolosa rete criminale transnazionale, composta prevalentemente da nigeriani e camerunensi, dedita al riciclaggio di ingenti somme di denaro provento di phishing di ultima generazione. Sessantadue le ordinanze di custodia cautelare in corso di esecuzione anche all’estero, 29 delle quali emesse dalla procura della Repubblica di Perugia. L’indagine, denominata Phishing 2.0, condotta dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del capoluogo umbro, ha evidenziato sin dalle prime battute significativi collegamenti tra una cellula operante a Torino e un’altra attiva in territorio spagnolo che ha reso necessario il coinvolgimento dei canali di cooperazione internazionale e delle omologhe strutture di Polizia e magistratura spagnola. Le successive riunioni di coordinamento ad Europol e Eurojust hanno fatto poi emergere collegamenti con un’indagine parallela della Polizia polacca.

Le indagini hanno permesso di ricostruire le innovative tecniche che permettevano all’organizzazione criminale di realizzare ingenti profitti. La particolare tecnica utilizzata dal gruppo criminale viene chiamata dagli agenti della Polizia di Stato “man-in-the-middle” (uomo in mezzo) e consiste nell’accesso abusivo informatico a caselle di posta elettronica di aziende italiane ed estere commesso attraverso tecniche di hackeraggio e social engeneering. Con tale intromissione, il gruppo criminale si inserisce poi nei rapporti commerciali tra aziende e i loro fornitori, a loro insaputa, indirizzando i reciproci pagamenti su conti correnti nella disponibilita’ dell’organizzazione. L’operazione vede impegnati sul solo territorio nazionale un’ottantina di uomini della Polizia postale e delle comunicazioni del Servizio Centrale e dei Compartimenti Regionali di Perugia, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna e Firenze.

(AGI) – Catanzaro, 10 giu. – La Polizia di Stato ha eseguito dei decreti di perquisizione con contestuali avvisi di garanzia, disposti dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, a dirigenti delle squadre di calcio del Teramo e del Savona con riferimento all’incontro di calcio di Lega Pro – Girone B, disputato tra le due compagini il 2 maggio 2015. Ai dirigenti, secondo quanto si apprende, viene contestato di aver alterato il risultato della partita che ha consentito al Teramo di guadagnare la promozione diretta in Serie B con una giornata di anticipo rispetto alla conclusione del campionato. Tra gli indagati il presidente ed il direttore sportivo del Teramo ed il direttore sportivo del Savona, nonche’ altre persone gia’ indagate nell’ambito della precedente operazione del 19 maggio scorso quando furono arrestate 50 persone, con 70 indagati. .

(AGI) – Roma, 10 giu. – Con una seduta lampo l’assemblea capitolina ha approvato la surroga temporanea dei quattro consiglieri comunali arrestati nell’ambito dell’inchiesta su mafia capitale. Le funzioni di Mirko Coratti e Pierpaolo Pedetti (Pd), Massimo Caprari (Cd) e Giordano Tredicine (Pdl) verranno esercitate pro tempore dai primi dei non eletti che subentrano al loro posto: Liliana Mannocchi e Cecilia Fannunza (Pd), Daniele Parrucci (Cd) e Alessandro Cochi (Pdl). Quest’ultimo, a causa delle tensioni in piazza del Campidoglio, non e’ riuscito ad arrivare in tempo per la lettura del dispositivo di surroga. Approvato il quale, la presidente dell’assemblea capitolina, Valeria Baglio, ha sciolto la seduta.

Mafia Capitale: truccata anche gara per restauro aula Giulio Cesare, 5 arresti

Il Movimento Cinque Stelle ha effettuato un blitz in aula Giulio Cesare dove una seduta lampo del Consiglio comunale ha proceduto alla surroga dei consiglieri capitolini arrestati nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale. “Tutti a casa, dimettiti”, hanno urlato gli esponente del M5S all’indirizzo del sindaco di Roma, Ignazio Marino, presente in aula. Tra i presenti anche i parlamentari Vito Crimi e Alessandro Di Battista. Uno dei consiglieri capitolini del Movimento, Enrico Stefano, si e’ arrampicato sulla statua del Giulio Cesare che da’ nome all’aula, per esporre uno striscione con su scritto “Onesta’”.

Buzzi informato da un carabiniere del Quirinale

Giornata di tensione in Campidoglio per una protesta che ha visto protagonisti esponenti del Movimento 5 Stelle, appartenenti al movimento CasaPound, lavoratori dell’azienda multiservizi e altri movimenti. La folla, assiepata dietro le transenne che chiudono l’accesso a Palazzo Senatorio, dove era in programma una seduta dell’assemblea capitolina, hanno gridato “dimissioni” e “mafiosi”.

Buzzi difende il ‘Samurai’: Carminati e’ una buona persona

I manifestanti hanno chiesto a gran voce di poter entrare e questo ha indotto le forze di polizia a chiudere l’accesso al Comune, che non e’ stato consentito neppure ai cronisti e agli stessi consiglieri comunali. La manifstazione di M5s e Casapaund in corso in Campidoglio ha generato momenti di tensione tra gli agenti delle forze dell’ordine e le persone in piazza, che hanno tentato di forzare le transenne per entare a palazzo Senatorio.

AGI) – Salerno, 10 giu. – I carabinieri hanno arrestato nella notte ad Eboli, nel salernitano, un anziano di 80 anni, A.B., accusato di tentato omicidio per aver sparato alla figlia con un fucile da caccia. La donna, F.B., di 53 anni, e’ stata ferita gravemente alla testa dai proiettili e si trova in prognosi riservata presso l’ospedale di Eboli. Il fatto e’ accaduto nell’abitazione dell’anziano padre in via Serracapilli. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto da parte dei carabinieri di Eboli, l’uomo avrebbe sparato alla figlia al termine di un litigio per futili motivi. Sembra che l’anziano fosse stato ripreso e invitato dalla figlia a prendere dei medicinali ed avrebbe reagito con violenza. All’arrivo dei soccorsi del 118, la figlia 53enne e’ stata trasferita in ospedale, mentre il padre ha fornito una versione dell’accaduto che non ha convinto i carabinieri. L’80enne ha riferito che la figlia era caduta in casa ferendosi alla testa. L’anziano e’ piantonato nel reparto detenuti dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, mentre la figlia e’ in gravi condizioni all’ospedale di Eboli. .

(AGI) – Martinsicuro (Teramo), 9 giu. – Sedici rinvii a giudizio e due patteggiamenti per l’inchiesta relativa alle case del sesso fra Martinsicuro, Villa Rosa ed Alba Adriatica nel Teramano. A ottobre 2014 furono sequestrati 29 appartamenti tra Martinsicuro ed il 6 maggio 2016 compariranno 16 dei 18 imputati, tra cui 9 proprietari di appartamenti e alcuni intermediari che, secondo l’accusa, avrebbero fatto da tramite tra le prostitute e i proprietari delle case. Le accuse sono favoreggiamento della prostituzione e violazione della legge Mancino per aver dato in locazione “appartamenti allo scopo dell’esercizio della prostituzione”. Hanno scelto di patteggiare un anno e sei mesi un intermediario e la proprietaria di tre appartamenti per i quali il pm Stefano Giovagnoni, ha proceduto al dissequestro degli alloggi. (AGI)

(AGI) – Napoli, 9 giu. – Aereo, in fase di decollo, costretto a rientrare per un guasto verificatosi all’interno di uno dei motori. E’ quanto e’ accaduto a un aeromobile dell’Alitalia, in partenza dallo scalo di Capodichino, con destinazione Milano. Erano trascorsi appena 5 minuti dalla partenza, avvenuta alle 17.45, quando all’improvviso, l’attenzione dell’equipaggio e dei passeggeri e’ stata attirata da un rumore sordo proveniente dall’esterno. Una sorta di colpo seguito pochi secondi dopo da quello provocato dai giri a vuoto di una delle eliche. Dalla cabina piloti, il comandante ha avvertito i viaggiatori che un volatile, probabilmente, un gabbiano era stato risucchiato dal motore ed era necessario tornare a Capodichino. L’atterraggio e’ avvenuto dopo poco. Nessun danno ai passeggeri, solo un po’ di tensione ma tutto e’ andato per il giusto verso. Una volta a terra, i viaggiatori sono stati costretti, comunque, ad attendere per potersi nuovamente imbarcare alla volta di Milano. (AGI)

(AGI) – Roma, 9 giu. – Tre giorni prima dell’apertura delle buste con le offerte, l’imprenditore romano Fabrizio Amore, arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza “Domus publica”, era certo che la gara per “l’affidamento delle opere di restauro delle superfici decorate e opere impiantistiche dell’aula Giulio Cesare del Palazzo Senatorio” sarebbe stata vinta da una sua societa’. Al punto da stipulare contratti per i lavori in questione con un’altra ditta e versare a quest’ultima un acconto da 84mila euro. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Roma Maria Paola Tomaselli, che sottolinea le diverse “anomalie” della gara. A partire dal fatto che tre delle cinque societa’ invitate a parteciparvi fossero riconducibili proprio ad Amore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 20 luglio 2010 e’ un altro degli indagati, il responsabile della Direzione Tecnico Territoriale della Sovrintendenza ai Beni culturali, a ribadire “la necessita’ di provvedere ai lavori di straordinaria manutenzione e restauro dell’Aula Giulio Cesare”. Lungo l’elenco degli interventi: mettere in sicurezza il tetto dell’aula e gli impianti della luce; restaurare la volta, le pareti ed il mosaico romano; sostituire gli scranni; dotare l’aula di nuove strutture elettriche ed elettroniche. E bisogna fare presto, perche’ gia’ il 17 maggio il presidente del Consiglio comunale ha rappresentato l’esigenza di completare i lavori di ristrutturazione entro il 19 settembre 2010, “in concomitanza della visita del presidente della Repubblica”. Stante la “massima urgenza” dei lavori in questione, l’architetto sottolinea la necessita’ di procedere ad una gara a trattativa privata e indica 5 imprese “costituenti – scrive il Gip nell’ordinanza di 173 pagine – gli specialisti piu’ affidabili per la loro comprovata esperienza nel settore”. Il problema e’ che tre delle 5 imprese individuate sono riconducibili ad Amore: la Trevi Iniziative Immobiliari Srl, la Grandi Appalti srl e la Restauri e Costruzioni srl. All’ora e alla data indicata, le 12 del 29 luglio, risultano arrivate 4 offerte, e tre sono delle imprese di Amore: le buste vengono aperte, la commissione esamina le offerte e la gara viene aggiudicata alla Trevi Iniziative Immobiliari che risulta aver presentato l’offerta piu’ vantaggiosa. Il 30 luglio ecco la determinazione dirigenziale con l’approvazione definitiva dei lavori per un importo complessivo (al lordo dell’Iva) pari a 1.001.554 euro, che saliranno a 1.220.080 con due perizie di variante: la Trevi risulta aver emesso nei confronti della Sovrintendenza capitolina fatture per un totale di 1.208.463 euro, cui vanno aggiunte le fatture emesse da altre due ditte per un totale di 851mila euro. Il problema e’ che una delle due, alcuni giorni prima dell’apertura delle buste con le offerte, aveva sottoscritto due distinti contratti con la Trevi Iniziative Immobiliari biliari e con la Restauri e Costruzioni, e incassato un “congruo acconto” dalla Trevi. “Dall’esame della documentazione acquisita presso la Sovrintendenza capitolina – si legge nell’ordinanza – si rileva che la commissione di gara ha aperto le buste con le offerte alle ore 12,30 del 29 luglio 2010, dalche’ ne discende che l’indagato era certo dell’aggiudicazione ad una delle sue societa’ gia’ alla data di conclusione dei contratti”. Contratti che “non risultano soggetti ad alcuna condizione sospensiva (rappresentata dall’eventuale aggiudicazione) il che conferma come il prevenuto li abbia conclusi avendo ampie garanzie della futura aggiudicazione”. Un dato “certamente assai significativo cosi’ da acquistare carattere decisivo soprattutto se valutato unitamente alla circostanza che delle 5 societa’ invitate a partecipare alla gara ben tre erano riconducibili a Fabrizio Amore”. .

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