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(AGI) – Roma, 5 giu. – E’ di 10 feriti, non gravi, il bilancio di un tamponamento tra due treni della linea B della metropolitana di Roma avvenuto nella stazione Eur-Palasport. L’incidente si e’ verificato mentre un treno fermo alla banchina in direzione Laurentina stava per ripartire con semaforo verde. Il treno successivo e’ sopraggiunto tamponando il mezzo che era ancora fermo sulla banchina. Sul posto sono giunte le ambulanze del 118 e gli agenti del commissariato Esposizione. I feriti hanno subito traumi minori (codici gialli e verdi).  (AGI)

(AGI) – Siracusa, 5 giu. – Un insegnante di religione di Augusta e’ stato arrestato dalla polizia con l’accusa di abusi sessuali e prostituzione minorile. E’ in carcere G.A., sorpreso nella sua abitazione dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa nel corso di un rapporto carnale con due minori. L’attivita’ investigativa nasce dalle dichiarazioni alla polizia di Roma da un migrante minorenne egiziano, giunto in Italia in uno sbarco di qualche mese fa ed ospite in una casa famiglia di Roma, secondo cui l’insegnante, nominato tutore di diversi minorenni, era solito consumare rapporti sessuali con giovani migranti ricompensandoli con regali o denaro. I minori trovati ieri in casa sua hanno confermato di essere stati prima avvicinati e poi abusati.(AGI)

(AGI) – Roma, 5 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale‘ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40.

 

Ros, gli indagati e i perquisiti di ieri

Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita dai carabinieri del Ros.

La novita’, rispetto al primo filone, e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili) venendo a patti con imprenditori collusi e politici corrotti. C’era chi beneficiava di uno stipendio mensile e chi si accontentava di sistemare amici o conoscenti nelle cooperative. Dunque mafia, ma anche corruzione e turbativa d’asta.

Audio: “La mucca va munta”

In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio.

Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi.

In cella sono finiti anche Daniele Ozzimo, ex assessore Pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio.

Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale per Fi, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone.

Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina‘, vicina al mondo cattolico, impegnata nella gestione dei profughi: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Per il gip, Luca Odevaine, che apparteneva al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Nell’ordinanza si parla anche di Gianni Alemanno che, secondo il gip, una volta chiuso il mandato di sindaco di Roma, si sarebbe rivolto a Buzzi per avere appoggi in vista delle europee del maggio 2014. Buzzi, a sua volta, si sarebbe attivato contattando l’imprenditore Giovanni Campenni’, espressione di un clan calabrese della ‘ndrangheta, affinche’ “gli amici del sud” supportassero questa campagna elettorale.

E’ intanto scontro politico sugli effetti dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. “Chi ha violato le regole del gioco e’ giusto che paghi tutto, fino all’ultimo centesimo”, spiega il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ed il commissario del Pd, Matteo Orfini precisa: “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalita’, e quanto sta avvenendo e’ anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”.

Di tutt’altra idea il Movimento 5 Stelle con Alessandro di Battista. “Matteo Orfini – spiega – e’ alla frutta e considerando che gli hanno arrestato e indagato quasi mezzo partito, se parliamo di frutta parliamo di arance”. Non meno duro Matteo Salvini:”Che cos’altro deve accadere perche’ Marino se ne vada e si torni alle urne?”. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 giu. – E’ al vaglio degli investigatori del Ros il “corposo” materiale sequestrato nel corso di numerose perquisizioni effettuate ieri presso abitazioni e luoghi di lavori riconducibili agli indagati coinvolti nell’inchiesta su ‘Mafia Capitale’. Questo, comunque, e’ l’elenco delle persone e societa’ raggiunte da avviso di garanzia o oggetto di perquisizione: Fabrizio Amore, Gabriella Errico, Ettore Lara, Clelia Logorelli, Maurizio Marotta, Calogero Salvatore Nucera, Antonio Pulcini, Sooc Coop Edilizia Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, Maurizio Venafro, Abitus, Patrizia Cologgi, Coopertiva di Lavoro La Cascina, Casa della Solidarieta’, Consorzio Gruppo La Cascina, Mirella Di Giovine, Domus Caritatis, L’Oliveto Import-export, La Cascina Global service, Segni di Qualita’, Marco Visconti e Silvio Pranio. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale‘ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40.

Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita dai carabinieri del Ros.

La novita’, rispetto al primo filone, e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili) venendo a patti con imprenditori collusi e politici corrotti. C’era chi beneficiava di uno stipendio mensile e chi si accontentava di sistemare amici o conoscenti nelle cooperative. Dunque mafia, ma anche corruzione e turbativa d’asta.

In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio.

Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi.

In cella sono finiti anche Daniele Ozzimo, ex assessore Pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio.

Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale per Fi, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone.

Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina‘, vicina al mondo cattolico, impegnata nella gestione dei profughi: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Per il gip, Luca Odevaine, che apparteneva al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Nell’ordinanza si parla anche di Gianni Alemanno che, secondo il gip, una volta chiuso il mandato di sindaco di Roma, si sarebbe rivolto a Buzzi per avere appoggi in vista delle europee del maggio 2014. Buzzi, a sua volta, si sarebbe attivato contattando l’imprenditore Giovanni Campenni’, espressione di un clan calabrese della ‘ndrangheta, affinche’ “gli amici del sud” supportassero questa campagna elettorale.

E’ intanto scontro politico sugli effetti dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. “Chi ha violato le regole del gioco e’ giusto che paghi tutto, fino all’ultimo centesimo”, spiega il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ed il commissario del Pd, Matteo Orfini precisa: “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalita’, e quanto sta avvenendo e’ anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”.

Di tutt’altra idea il Movimento 5 Stelle con Alessandro di Battista. “Matteo Orfini – spiega – e’ alla frutta e considerando che gli hanno arrestato e indagato quasi mezzo partito, se parliamo di frutta parliamo di arance”. Non meno duro Matteo Salvini:”Che cos’altro deve accadere perche’ Marino se ne vada e si torni alle urne?”. (AGI)

(AGI) – Milano, 4 giu. – Sotto le unghie di Domenico Maurantonio, lo studente 19enne morto cadendo dal quinto piano di un hotel milanese ‘Da Vinci’ dov’era ospite coi compagni in gita, e’ stato trovato del dna. E’ quanto emerge dai risultati, ancora parziali, delle analisi genetiche effettuate sul corpo del ragazzo nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm di Milano Claudio Gittardi.

La quantita’ di dna, viene precisato da fonti vicine all’indagine, e’ scarsa e verra’ analizzata nei prossimi giorni. La presenza di dna sotto le unghie del ragazzo e’ un dato che di per se’ potrebbe anche non voler significare nulla ai fini della ricostruzione di quanto e’ accaduto. Gli ulteriori esami scientifici in programma serviranno pero’ a chiarire la natura del dna ed eventualmente a inserire questa traccia scientifica nel contesto di un’indagine che presenta ancora diversi punti oscuri.

Domenico Maurantonio non aveva assunto droghe la sera della tragedia. In base agli esiti, seppur parziali, degli esami tossicologici disposti dal pm Claudio Gittardi. Da queste analisi emerge che il ragazzo avrebbe ingerito alcol sino a poco prima della morte, collocabile tra le 5 e 30 e le 7 del mattino. Nel suo stomaco sarebbero state trovate ‘tracce’ di alcolici non ancora finite nel sangue. Quando mori’, stando a queste risultanze, Domenico forse non aveva ancora smaltito le bevande alcoliche bevute in albergo insieme ai compagni di classe.

Nei prossimi giorni sul tavolo del pm arriveranno le relazioni coi risultati degli esami tossicologici, genetici e medico-legali che potrebbero contribuire a sciogliere alcuni ‘nodi’ di un’indagine densa di dubbi. Tra le altre cose, i consulenti dovranno chiarire se ci siano tracce genetiche sul livido di forma oblunga che Domenico Maurantonio presentava su un braccio quando il suo corpo e’ stato trovato in strada da un imbianchino che stava eseguendo dei lavori nei pressi del luogo della tragedia. E, quindi, se possa essere plausibile l’ipotesi che qualcuno lo abbia provato a tenere al momento del volo dal quinto piano.

Per il momento restano aperte tutte le ipotesi, salvo quella, esclusa quasi subito, della caduta accidentale, impossibile da immaginare viste le caratteristiche della finestra (dal pavimento al davanzale e’ alta circa un metro e dieci centimetri). Dalla colluttazione allo scherzo finito tragicamente al suicidio, sono ancora molte le spiegazioni possibili del perche’ Domenico abbia perso la vita il 10 maggio mentre era in gita a Milano per visitare l’Expo. (AGI)

(AGI) – Milano, 4 giu. – Domenico Maurantonio, lo studente morto precipitando dall’hotel ‘Da Vinci’ di Milano, avrebbe ingerito alcol sino a poco prima della morte, collocabile tra le 5 e 30 e le 7 del mattino. Nel suo stomaco sarebbero state trovate ‘tracce’ di alcolici non ancora finite nel sangue. Quando mori’, stando a queste risultanze, Domenico forse non aveva ancora smaltito le bevande alcoliche bevute in albergo insieme ai compagni di classe. Secondo gli esiti ancora parziali degli esami tossicologici disposti dal pm Claudio Gittardi emerge che il ragazzo non aveva assunto droghe la sera della tragedia. Intanto importanti sviluppi alle indagini potrebbero arrivare dalle analisi del Dna. Sotto le unghie di Domenico Maurantonio, infatti, e’ stato trovato materiale organico. La quantita’ di dna, viene precisato da fonti vicine all’indagine, e’ scarsa e verra’ analizzata nei prossimi giorni. Tale presenza, comunque, potrebbe anche non voler significare nulla ai fini della ricostruzione di quanto e’ accaduto. Gli ulteriori esami scientifici in programma serviranno pero’ a chiarire la natura del dna ed eventualmente a inserire questa traccia scientifica nel contesto di un’indagine che presenta ancora diversi punti oscuri. .

(AGI) – Roma, 4 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale’ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40. Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita dai carabinieri del Ros. La novita’, rispetto al primo filone, e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili) venendo a patti con imprenditori collusi e politici corrotti. C’era chi beneficiava di uno stipendio mensile e chi si accontentava di sistemare amici o conoscenti nelle cooperative. Dunque mafia, ma anche corruzione e turbativa d’asta. In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio. Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi. In cella sono finiti anche Daniele Ozzimo, ex assessore Pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio. Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale per Fi, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone. Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina’, vicina al mondo cattolico, impegnata nella gestione dei profughi: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Per il gip, Luca Odevaine, che apparteneva al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Nell’ordinanza si parla anche di Gianni Alemanno che, secondo il gip, una volta chiuso il mandato di sindaco di Roma, si sarebbe rivolto a Buzzi per avere appoggi in vista delle europee del maggio 2014. Buzzi, a sua volta, si sarebbe attivato contattando l’imprenditore Giovanni Campenni’, espressione di un clan calabrese della ‘ndrangheta, affinche’ “gli amici del sud” supportassero questa campagna elettorale. E’ intanto scontro politico sugli effetti dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. “Chi ha volato le regole del gioco e’ giusto che paghi tutto, fino all’ultimo centesimo”, spiega il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ed il commissario del Pd, Matteo Orfini precisa: “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalita’, e quanto sta avvenendo e’ anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”. Di tutt’altra idea il Movimento 5 Stelle con Alessandro di Battista. “Matteo Orfini – spiega – e’ alla frutta e considerando che gli hanno arrestato e indagato quasi mezzo partito, se parliamo di frutta parliamo di arance”. Non meno duro Matteo Salvini:”Che cos’altro deve accadere perche’ Marino se ne vada e si torni alle urne?”. (AGI) .

(AGI) – Lecce, 4 giu. – I medici dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce hanno dovuto amputare il piede destro alla bimba di tre anni azzannata la sera del 1� giugno scorso dal pitbull dello zio, mentre giocava in casa della nonna, in via San Nicola, nel capoluogo salentino. Il processo di rivascolarizzazione non si e’ attivato, come fino all’ultimo avevano sperato i sanitari che nella tarda mattinata di oggi hanno dovuto procedere all’amputazione del piedino riattaccato con un intervento chirurgico nella notte successiva all’aggressione. L’e’quipe chirurgica e’ stata coordinata dal dottor Giuseppe Rollo, primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale leccese. La bimba restera’ ricoverata nel reparto di Rianimazione per le prossime ore e successivamente sara’ spostata in quello di Pediatria. La piccola sara’ comunque tenuta sotto stretta osservazione medica “perche’ i morsi dei cani sono estremamente pericolosi in quanto possono generare infezioni”, afferma il dottor Giuseppe Rollo. Lo zio della bimba, un ventenne leccese con precedenti penali, e’ indagato per l’omessa custodia dell’animale. Secondo la ricostruzione della polizia il cane sarebbe uscito dal recinto in cui si trovava e, una volta entrato in casa, avrebbe azzannato la gamba destra della bimba tranciandole il piede rimasto attaccato al resto della gamba con un lembi di pelle.(AGI) .

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