Cronaca | Iconiks
Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Roma, 4 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale‘ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40.

Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita dai carabinieri del Ros.

La novita’, rispetto al primo filone, e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili) venendo a patti con imprenditori collusi e politici corrotti. C’era chi beneficiava di uno stipendio mensile e chi si accontentava di sistemare amici o conoscenti nelle cooperative. Dunque mafia, ma anche corruzione e turbativa d’asta.

In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio.

Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi.

In cella sono finiti anche Daniele Ozzimo, ex assessore Pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio.

Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale per Fi, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone.

Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina‘, vicina al mondo cattolico, impegnata nella gestione dei profughi: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Per il gip, Luca Odevaine, che apparteneva al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Nell’ordinanza si parla anche di Gianni Alemanno che, secondo il gip, una volta chiuso il mandato di sindaco di Roma, si sarebbe rivolto a Buzzi per avere appoggi in vista delle europee del maggio 2014. Buzzi, a sua volta, si sarebbe attivato contattando l’imprenditore Giovanni Campenni’, espressione di un clan calabrese della ‘ndrangheta, affinche’ “gli amici del sud” supportassero questa campagna elettorale.

E’ intanto scontro politico sugli effetti dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. “Chi ha violato le regole del gioco e’ giusto che paghi tutto, fino all’ultimo centesimo”, spiega il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ed il commissario del Pd, Matteo Orfini precisa: “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalita’, e quanto sta avvenendo e’ anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”.

Di tutt’altra idea il Movimento 5 Stelle con Alessandro di Battista. “Matteo Orfini – spiega – e’ alla frutta e considerando che gli hanno arrestato e indagato quasi mezzo partito, se parliamo di frutta parliamo di arance”. Non meno duro Matteo Salvini:”Che cos’altro deve accadere perche’ Marino se ne vada e si torni alle urne?”. (AGI)

(AGI) – Milano, 4 giu. – Sotto le unghie di Domenico Maurantonio, lo studente 19enne morto cadendo dal quinto piano di un hotel milanese ‘Da Vinci’ dov’era ospite coi compagni in gita, e’ stato trovato del dna. E’ quanto emerge dai risultati, ancora parziali, delle analisi genetiche effettuate sul corpo del ragazzo nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm di Milano Claudio Gittardi.

La quantita’ di dna, viene precisato da fonti vicine all’indagine, e’ scarsa e verra’ analizzata nei prossimi giorni. La presenza di dna sotto le unghie del ragazzo e’ un dato che di per se’ potrebbe anche non voler significare nulla ai fini della ricostruzione di quanto e’ accaduto. Gli ulteriori esami scientifici in programma serviranno pero’ a chiarire la natura del dna ed eventualmente a inserire questa traccia scientifica nel contesto di un’indagine che presenta ancora diversi punti oscuri.

Domenico Maurantonio non aveva assunto droghe la sera della tragedia. In base agli esiti, seppur parziali, degli esami tossicologici disposti dal pm Claudio Gittardi. Da queste analisi emerge che il ragazzo avrebbe ingerito alcol sino a poco prima della morte, collocabile tra le 5 e 30 e le 7 del mattino. Nel suo stomaco sarebbero state trovate ‘tracce’ di alcolici non ancora finite nel sangue. Quando mori’, stando a queste risultanze, Domenico forse non aveva ancora smaltito le bevande alcoliche bevute in albergo insieme ai compagni di classe.

Nei prossimi giorni sul tavolo del pm arriveranno le relazioni coi risultati degli esami tossicologici, genetici e medico-legali che potrebbero contribuire a sciogliere alcuni ‘nodi’ di un’indagine densa di dubbi. Tra le altre cose, i consulenti dovranno chiarire se ci siano tracce genetiche sul livido di forma oblunga che Domenico Maurantonio presentava su un braccio quando il suo corpo e’ stato trovato in strada da un imbianchino che stava eseguendo dei lavori nei pressi del luogo della tragedia. E, quindi, se possa essere plausibile l’ipotesi che qualcuno lo abbia provato a tenere al momento del volo dal quinto piano.

Per il momento restano aperte tutte le ipotesi, salvo quella, esclusa quasi subito, della caduta accidentale, impossibile da immaginare viste le caratteristiche della finestra (dal pavimento al davanzale e’ alta circa un metro e dieci centimetri). Dalla colluttazione allo scherzo finito tragicamente al suicidio, sono ancora molte le spiegazioni possibili del perche’ Domenico abbia perso la vita il 10 maggio mentre era in gita a Milano per visitare l’Expo. (AGI)

(AGI) – Milano, 4 giu. – Domenico Maurantonio, lo studente morto precipitando dall’hotel ‘Da Vinci’ di Milano, avrebbe ingerito alcol sino a poco prima della morte, collocabile tra le 5 e 30 e le 7 del mattino. Nel suo stomaco sarebbero state trovate ‘tracce’ di alcolici non ancora finite nel sangue. Quando mori’, stando a queste risultanze, Domenico forse non aveva ancora smaltito le bevande alcoliche bevute in albergo insieme ai compagni di classe. Secondo gli esiti ancora parziali degli esami tossicologici disposti dal pm Claudio Gittardi emerge che il ragazzo non aveva assunto droghe la sera della tragedia. Intanto importanti sviluppi alle indagini potrebbero arrivare dalle analisi del Dna. Sotto le unghie di Domenico Maurantonio, infatti, e’ stato trovato materiale organico. La quantita’ di dna, viene precisato da fonti vicine all’indagine, e’ scarsa e verra’ analizzata nei prossimi giorni. Tale presenza, comunque, potrebbe anche non voler significare nulla ai fini della ricostruzione di quanto e’ accaduto. Gli ulteriori esami scientifici in programma serviranno pero’ a chiarire la natura del dna ed eventualmente a inserire questa traccia scientifica nel contesto di un’indagine che presenta ancora diversi punti oscuri. .

(AGI) – Roma, 4 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale’ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40. Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi, risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita dai carabinieri del Ros. La novita’, rispetto al primo filone, e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili) venendo a patti con imprenditori collusi e politici corrotti. C’era chi beneficiava di uno stipendio mensile e chi si accontentava di sistemare amici o conoscenti nelle cooperative. Dunque mafia, ma anche corruzione e turbativa d’asta. In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebbe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio. Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi. In cella sono finiti anche Daniele Ozzimo, ex assessore Pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, Pierpaolo Pedetti, consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio. Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale per Fi, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone. Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina’, vicina al mondo cattolico, impegnata nella gestione dei profughi: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). Per il gip, Luca Odevaine, che apparteneva al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Nell’ordinanza si parla anche di Gianni Alemanno che, secondo il gip, una volta chiuso il mandato di sindaco di Roma, si sarebbe rivolto a Buzzi per avere appoggi in vista delle europee del maggio 2014. Buzzi, a sua volta, si sarebbe attivato contattando l’imprenditore Giovanni Campenni’, espressione di un clan calabrese della ‘ndrangheta, affinche’ “gli amici del sud” supportassero questa campagna elettorale. E’ intanto scontro politico sugli effetti dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. “Chi ha volato le regole del gioco e’ giusto che paghi tutto, fino all’ultimo centesimo”, spiega il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ed il commissario del Pd, Matteo Orfini precisa: “Le amministrazioni di Marino e Zingaretti sono state un baluardo della legalita’, e quanto sta avvenendo e’ anche dovuto alle loro denunce e delle azioni che loro hanno messo in campo”. Di tutt’altra idea il Movimento 5 Stelle con Alessandro di Battista. “Matteo Orfini – spiega – e’ alla frutta e considerando che gli hanno arrestato e indagato quasi mezzo partito, se parliamo di frutta parliamo di arance”. Non meno duro Matteo Salvini:”Che cos’altro deve accadere perche’ Marino se ne vada e si torni alle urne?”. (AGI) .

(AGI) – Lecce, 4 giu. – I medici dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce hanno dovuto amputare il piede destro alla bimba di tre anni azzannata la sera del 1� giugno scorso dal pitbull dello zio, mentre giocava in casa della nonna, in via San Nicola, nel capoluogo salentino. Il processo di rivascolarizzazione non si e’ attivato, come fino all’ultimo avevano sperato i sanitari che nella tarda mattinata di oggi hanno dovuto procedere all’amputazione del piedino riattaccato con un intervento chirurgico nella notte successiva all’aggressione. L’e’quipe chirurgica e’ stata coordinata dal dottor Giuseppe Rollo, primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale leccese. La bimba restera’ ricoverata nel reparto di Rianimazione per le prossime ore e successivamente sara’ spostata in quello di Pediatria. La piccola sara’ comunque tenuta sotto stretta osservazione medica “perche’ i morsi dei cani sono estremamente pericolosi in quanto possono generare infezioni”, afferma il dottor Giuseppe Rollo. Lo zio della bimba, un ventenne leccese con precedenti penali, e’ indagato per l’omessa custodia dell’animale. Secondo la ricostruzione della polizia il cane sarebbe uscito dal recinto in cui si trovava e, una volta entrato in casa, avrebbe azzannato la gamba destra della bimba tranciandole il piede rimasto attaccato al resto della gamba con un lembi di pelle.(AGI) .

(AGI) – Roma, 4 giu. – “Negli ultimi tempi abbiamo elementi di sospetto che organizzazioni terroristiche in Libia possano essere coinvolte nel traffico di migranti e sfruttarne gli introiti”. Lo ha affermato il capo della polizia, Alessandro Pansa, in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato. “L’anno scorso e nei primi mesi di quest’anno un coinvolgimento di questo tipo – ha sottolineato Pansa – appariva del tutto irrilevante”. “Sospettiamo che organizzazioni terroristiche in Libia possano ricavare vantaggi economici dal traffico di migranti, ma non abbiamo alcune elemento per dire che terroristi salgano sui barconi o vengano mandati in questo modo in Italia”. Lo ha ribadito il capo della polizia, Alessandro Pansa, nel corso di un’audizione al Senato. “Non lo possiamo escludere a priori, il rischio esiste – ha ammesso Pansa – ma non c’e’ alcun riscontro: dall’analisi svolta dagli investigatori e dall’intelligence emerge che l’Isis chiama a se’ combattenti ma non manda combattenti in Europa”. .

(AGI) – Milano, 4 giu. – Domenico Maurantonio, lo studente morto precipitando dall’hotel ‘Da Vinci’ di Milano, avrebbe ingerito alcol sino a poco prima della morte, collocabile tra le 5 e 30 e le 7 del mattino. Nel suo stomaco sarebbero state trovate ‘tracce’ di alcolici non ancora finite nel sangue. Quando mori’, stando a queste risultanze, Domenico forse non aveva ancora smaltito le bevande alcoliche bevute in albergo insieme ai compagni di classe. Secondo gli esiti ancora parziali degli esami tossicologici disposti dal pm Claudio Gittardi emerge che il ragazzo non aveva assunto droghe la sera della tragedia. Intanto importanti sviluppi alle indagini potrebbero arrivare dalle analisi del Dna. Sotto le unghie di Domenico Maurantonio, infatti, e’ stato trovato materiale organico. La quantita’ di dna, viene precisato da fonti vicine all’indagine, e’ scarsa e verra’ analizzata nei prossimi giorni. Tale presenza, comunque, potrebbe anche non voler significare nulla ai fini della ricostruzione di quanto e’ accaduto. Gli ulteriori esami scientifici in programma serviranno pero’ a chiarire la natura del dna ed eventualmente a inserire questa traccia scientifica nel contesto di un’indagine che presenta ancora diversi punti oscuri. .

(AGI) – Roma, 4 giu. – Diciannove persone in carcere, 25 ai domiciliari, altre 21 indagate a piede libero e altrettante perquisizioni. Provoca l’ennesimo terremoto la seconda tranche dell’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale’ che gia’ lo scorso dicembre aveva fatto scattare le manette ai polsi di 37 indagati, con il coinvolgimento di altri 40.

Ancora una volta, l’ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e il presidente della cooperativa ’29 giugno’ Salvatore Buzzi risultano i pezzi da novanta dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Flavia Costantini, eseguita all’alba dai carabinieri del Ros.

La novita’ e’ che sono stati chiamati in causa esponenti delle istituzioni, di destra e di sinistra (al Comune a alla Regione Lazio), risultati a libro paga dell’organizzazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari di ogni tipo (business degli immigrati ‘in primis’) e si aggiudicava i migliori appalti (tra i quali punti verde e piste ciclabili).

In carcere sono finiti, tra gli altri, Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl (poi Fi) in consiglio comunale e poi in Regione: e’ ritenuto il ‘volto istituzionale’ di Mafia Capitale per aver messo le sue cariche al servizio del sodalizio criminoso con cui avrebbe elaborato “le strategie di penetrazione nella pubblica amministrazione”. In cambio avrebe ricevuto 98mila euro in contanti in tre tranche, 15mila di bonifico per il finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone, cui veniva garantito uno stipendio.

Marino: “Non mi dimetto, avanti cosi'” (LEGGI)

Ci sono poi Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti e il suo capo segreteria, Franco Figurelli.

Per i pm, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di favori da fare alle cooperative di Buzzi. In cella anche Daniele Ozzimo, ex assessore pd alla Casa, Angelo Scozzafava, ex capo del quinto dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute di Roma, e Pierpaolo Pedetti, anche lui eletto consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio.

 

Ai domiciliari Giordano Tredicine, consigliere comunale e vicecoordinatore regionale di Forza Italia, il costruttore Daniele Pulcini, e l’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone. In prigione e’ finito, invece, Massimo Caprari, capogruppo di Centro Democratico, che per se’ avrebbe preteso 1000 euro al mese e l’assunzione di un conoscente.

Nell’indagine e’ risultata coinvolta tutta la dirigenza della cooperativa ‘La Cascina’, vicina al mondo cattolica, impegnata nella gestione dei profughi e oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri: in manette i dirigenti Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita (tutti ai domiciliari) e Francesco Ferrara (in carcere). (AGI) .

(AGI) – Cagliari, 4 giu. – Si e’ concluso positivamente il periodo di autoisolamento del personale medico e dei familiari venuti a contatto con l’infermiere sassarese che il mese scorso aveva contratto in virus dell’ebola in Sierra Leone. Le misure precauzionali – previste dal protocollo – hanno imposto alla madre e alle due sorelle del cooperante l’autoisolamento per 21 giorni, durante il quale nessun sintomo della malattia si e’ manifestato. Mentre per il personale sanitario e i medici che hanno assistito l’infermiere 37enne si e’ proceduto all’isolamento cautelare, come misura precauzionale ulteriore rispetto al protocollo nazionale. “I familiari, il personale sanitario e la popolazione – ha detto l’assessore della Sanita’ Luigi Arru – non corrono piu’ alcun rischio. E’ necessario rassicurare tutti: la gestione del primo caso di ebola in Italia si puo’ dire al momento conclusa in maniera positiva. La struttura sanitaria ha risposto bene seguendo quello che e’ il protocollo nazionale e regionale, a disposizione delle Asl gia’ dallo scorso ottobre”. Per quanto riguarda le procedure seguite durante le operazioni di assistenza all’infermiere che ha contratto il virus, l’assessore della Sanita’ ha ribadito come si siano svolte in totale sicurezza. “Sia durante il trasferimento del paziente dalla sua casa al reparto di malattie infettive di Sassari, sia durante la degenza che nel passaggio successivo, ovvero il trasferimento all’ospedale Spallanzani di Roma, dove il cooperante si trova tutt’ora ricoverato”. “Dall’assessorato continuiamo a seguire con attenzione lo stato di salute del paziente sassarese – ha concluso il rappresentante dell’esecutivo – siamo in contatto con l’ospedale Spallanzani, dal quale ci confortano sul miglioramento dello stato di salute del giovane e da dove attendiamo che i medici lo dichiarino quanto prima definitivamente fuori pericolo”. Nei prossimi giorni l’assessore Arru, insieme ai rappresentanti del Ministero della Salute, sara’ a Sassari per un ulteriore approfondimento del caso ebola, e per apportare eventuali integrazioni e modifiche al protocollo. (AGI) .

(AGI) – Roma, 4 giu. – E’ definitiva l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” del boss di Cosa Nostra Toto’ Riina nell’ambito del processo per l’omicidio del giornalista Mauro De Mauro. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato i ricorsi presentati dalla Procura generale di Palermo e dalle parti civili (i familiari di De Mauro e l’ordine dei giornalisti della Sicilia), e confermato cosi’ la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte di Assise d’appello di Palermo il 27 gennaio 2014. Riina , che era stato assolto anche in primo grado, era l’unico imputato del processo. Mauro De Mauro, cronista del giornale ‘l’Ora’ , fu sequestrato il 16 settembre 1970 e non e’ mai piu’ stato ritrovato. Anche il pg di Cassazione Paolo Canevelli aveva stamane sollecitato la conferma della sentenza di assoluzione. .

Flag Counter