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L’ultimo sviluppo del caso Bibbiano è una buona notizia: quattro bambini che erano stati tolti al padre sono tornati a casa. Lo ha deciso la prima sezione del tribunale ordinario di Parma, nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni. L’indagine riguarda il presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido nel comune, basato sulla manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi.

I quattro sono i primi a tornare a casa su oltre 70 minori allontanati dalle loro famiglie. In un caso rientra in prima persona la direttrice dei servizi sociali, indagata in Angeli e Demoni, Federica Anghinolfi. Due bambini, infatti, dopo essere stati allontanati dal padre, sarebbero stati affidati all’ex compagna, che nel frattempo aveva una relazione con una donna che risulterebbe essere una conoscente della stessa direttrice. Da oltre un anno due dei tre figli erano stati strappati al padre che aveva perso anche la potestà genitoriale, dai servizi sociali della Val d’Enza.

Ma cosa è accaduto? Cosa c’è di vero e cosa è falso nel caso di Bibbiano? Lo scandalo è scoppiato lo scorso 27 giugno, quando il gip Luca Ramponi ha emanato un’ordinanza che disponeva una serie di misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia.

In realtà le indagini erano iniziate circa un anno prima, dopo che la procura aveva notato un “aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio Sociale dell’Unione dei Comuni della Val D’Enza (un consorzio di comuni che condividono la gestione di molti servizi, ndr)” e dei conseguenti provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Gli investigatori avevano così autorizzato le intercettazioni delle sedute con i minori, dalle quali, secondo il gip, emerge “un copione quasi sempre uguale a se stesso”. Ed è proprio sulle intercettazioni che si basa tutta l’accusa.

Tutto partiva da una segnalazione, spiega il sito TPI. Ad esempio, una rivelazione del bambino o della bambina agli insegnanti o la denuncia di un parente, che presentasse “elementi indicativi anche labili” di abusi sessuali. Secondo il sito Valigia Blu, che cita l’ordinanza, poteva trattarsi “anche solo di comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”.

A quel punto arrivavano provvedimenti di allontanamento in via d’urgenza, segnalazioni e relazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, e una serie di relazioni che però rappresentavano i fatti in modo “tendenzioso” o “falso” oppure erano caratterizzati da “omissione di circostanze rilevanti”. L’obiettivo era quello di “dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori”.

I bambini, poi, venivano quindi condotti presso “La Cura”, una struttura pubblica di Bibbiano nata come un centro di sostegno per i minori vittime di violenza e abuso sessuale. Qui venivano sottoposti a sedute da parte di psicoterapeuti privati, che venivano pagati circa 135 euro a seduta, “a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l’Asl potesse farsi carico gratuitamente del servizio”.

Gli investigatori portano alla luce anche innocenti disegni dei bambini che venivano falsificati, attraverso la mirata “aggiunta” di dettagli a carattere sessuale; le loro abitazioni erano descritte falsamente come fatiscenti e gli stati emotivi dei piccoli indicati nelle relazioni non erano corrispondenti al vero.

A capo della la struttura c’era una onlus di Moncalieri chiamata “Hansel e Gretel”: un centro privato specializzato in abusi su minori gestito dallo psicoterapeuta Claudio Foti e da sua moglie Nadia Bolognini. Foti è stato scarcerato il 18 luglio, ma con obbligo di dimora a Pinerolo. Sia lui che sua moglie sono ancora indagati.

L’indagine prende di mira lo stesso sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (poi sospeso dalle sue funzioni dal prefetto) che si autosospende dal Pd) va ai domiciliari per abuso d’ufficio e falso: avrebbe disposto “lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della onlus Hansel e Gretel nei locali della struttura pubblica “La Cura”, della cui istituzione si era personalmente occupato anche attraverso pubblici convegni in cui era relatore e ai quali venivano invitati a partecipare (retribuiti) gli operatori” e non avrebbe seguito “la procedura” corretta di affidamento dei servizi ai terapeuti.

Non tutto ciò che è stato scritto sullo scandalo di Bibbiano è vero. A partire dall‘elettroshock cui sarebbero stati sottoposto alcuni bambini, secondo alcune testate giornalistiche. Nell’inchiesta, infatti, non si parla mai di elettroshock, ma di una “macchinetta dei ricordi”, utilizzata “senza l’ok della famiglia” dalla psicoterapeuta Bolognini e da lei descritta come una “cosa magica” che serviva “ad ascoltare i racconti sulle cose brutte subite da bambina”. La macchinetta in questione sarebbe il dispositivo Neurotek: “un apparecchio usato nell’ambito della psicoterapia EMDR”, una tecnica usata dalla comunità scientifica “che permette di mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili”.

Che cosa è ‘EMDR 

Dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Secondo Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione EMDR Italia, il trattamento di certo “non fa affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c’erano abusi o maltrattamenti accertati, non c’era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto”. Per Fernandez non si tratta di un apparecchio dannoso, ma “inutile” se non ci sono ricordi traumatici. Un’altra bufala, riporta Wired, riguarda invece un paio di filmati, piuttosto forti, in cui altrettanti bambini vengono trascinati via dalle rispettive famiglie. In uno di questi, in particolare, c’è un bambino che si chiama Leonardo, e il filmato è stato ricondiviso nei giorni scorsi accompagnato con alcuni hashtag che fanno riferimento a Bibbiano. Come ha ricostruito Pagella politica, le immagini sono autentiche, ma è stata fatta una falsa attribuzione: si tratta infatti di riprese del 2012 durante un intervento delle forze dell’ordine a Padova.

Ai mondiali di nuoto in corso in Corea del Sud arriva la prima medaglia d’oro per l’Italia. La conquista Simona Quadarella nei 1500 stile libero in 15’40″89. La ventenne romana stabilisce anche il nuovo record italiano che dopo 10 anni migliora quello fatto segnare da Alessia Filippi ai Mondiali di Roma 2009 (15’44″93).

L’azzurra ha preceduto la tedesca Sarah Kohler e la cinese Jianjiahe Wang, che non hanno mai realmente impensierito la Quadarella. La sua vera avversaria, infatti, la campionessa in carica e primatista mondiale, la statunitense Katie Ledecky, che aveva fatto registrare il miglior tempo in batteria, ha rinunciato a causa di un virus intestinale, decidendo di riposarsi un giorno in vista degli 800 stile libero.

Al termine della gara, un’emozionatissima Simona Quadarella ha detto ai microfoni di Rai Sport: “Ogni volta che vinco ho sempre piu’ voglia di vincere. Non vedevo l’ora di arrivare perche’ sapevo che avrei vinto e volevo sfogarmi!”. Per lei appuntamento a Tokyo 2020.  

Chi è Simona Quadarella

È dal 2016 che il nome di Simona Quadarella è entarato nell’Olimpo del nuoto mondiale. La ventenne, nata il 18 dicembre 1998, gareggia per le Fiamme Rosse ed è allenata da Christian Minotti, uno dei migliori millecinquecentisti della storia azzurra.  Romana e romanista, grande ammiratrice di Totti, ha inziiato avendo come modello la sorella Erica. Qualche anno fa, prima di superarla nei tempi, Simona chiedeva l’autografo ad Alessia Filippi, altra nuotatrice romana di grande talento. 

Il primo contatto con la piscina è a sei anni, alla borgata Ottavia, a Roma. Nel 2010, a 12 anni, partecipa alla sua prima gara a livello agonistico con la Società Sportiva Canottieri Aniene. Nel 2014 arriva la prima chiamata dalla Nazionale, con i giochi olimpici giovanili che si svolgono a Nanchino. Gli stessi a cui partecipò, ad esempio, anche il velocista Filippo Tortu, suo coetaneo. Nelle piscine cinesi, il talento non fa fatica ad emergere: l’oro negli 800 dimostra i passi in avanti e le prospettive future. Iniziano, infine, le gare tra i “grandi”.

Nel 2017, ai mondiali di Budapest, era arrivato il bronzo nei 1500 e un settimo posto negli 800. L’anno dopo, nelle piscine scozzesi di Glasgow, sede degli Europei, l’oro negli 800 in 8’16”45, nuovo record italiano, nei 1500 in 15’51”61 e nei 400 sl in 4’03”35. Non un risultato banale: prima atleta della storia a conquistare 3 titoli individuali in una soal edizione.

Nel suo ricco palmares ci sono altri titoli conquistati agli europei in vasca corta di Copenaghen e alla Universiadi, manifestazioni che si sono svolte nel 2017. Ha fatto la differenza anche nei mondiali in vasca corta del 2018, disputati in Cina, in cui ha vinto l’argento negli 800 metri.  

 Verso Tokio (per vendicare Rio)

L’obiettivo, dichiarato, sono ora le Olimpiadi di Tokyo. Soprattutto visto il precedente “mancato”. In Brasile nel 2016, Quadarella non figurava tra i partecipanti. Un sogno sfumato, per un soffio. Una delusione che, per ora, resta l’unico passo falso di una carriera incredibile (e ancora agli inizi). In Giappone, per la prima volta nella storia dei Giochi, è stata introdotta la gara dei 1500 femminili stile libero. Un’opportunità incredibile per Simona, con o senza Ledecki.  

Diplomati magistrali fuori dalle graduatorie a esaurimento. Questa l’ultima parola delle sezioni unite civili della Cassazione, che, con un’ordinanza depositata oggi, hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato da 27 persone, tutte in possesso del diploma magistrale conseguito entro l’anno 2001/2002. Per la Suprema Corte, infatti, è legittima la decisione presa nel dicembre 2017 dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che aveva respinto i ricorsi contro il decreto con cui il ministero dell’Istruzione, nel 2014, aveva aggiornato tali graduatorie senza prevedere la possibilità per questi diplomati di essere inseriti. I giudici del ‘Palazzaccio’, con la loro sentenza, non hanno infatti ravvisato alcun “eccesso di potere giurisdizionale” da parte delle toghe amministrative, come invece lamentato dai ricorrenti.

“Non è ravvisabile – si legge nell’ordinanza delle sezioni unite (l’udienza in camera di consiglio era stata svolta il 12 marzo scorso) – alcun superamento da parte del giudice amministrativo dei limiti interni della giurisdizione, sia con riferimento all’esame delle eccezioni di decadenza, sia in relazione all’affermata insussistenza dei diritto dei ricorrenti ad essere inseriti nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento”.

Dunque, è legittimo “l’operato amministrativo ove ha negato – aggiunge la Cassazione – ai ricorrenti l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie (graduatoria permanente che consente l’immissione in ruolo per scorrimento) pur essendo invece consentito agli stessi di essere inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto che permettono, comunque, di svolgere l’attività di insegnamento con il solo diploma“. Quanto, infine, alla presunta violazione di norme comunitarie o di sentenze della Corte di Giustizia, evidenziata nei ricorsi, il Consiglio di Stato, conclude l’ordinanza depositata al ‘Palazzaccio’, “ha esplicitamente manifestato di aver valutato la conformità dell’interpretazione accolta ai principi imposti all’amministrazione anche dal diritto dell’Unione europea”. 

Un’azione di matrice anarchica, non scollegata da ‘eventi’ programmati a Firenze oggi (la sentenza sull’attentato di Capodanno del 2017 e la presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini) è al momento l’ipotesi più accreditata per il sabotaggio avvenuto stamani ad una cabina elettrica sulla tratta ferroviaria nei pressi della stazione di Rovezzano, sulla linea Roma-Firenze.

Per questo danneggiamento, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo e stanno indagando Digos e Polfer. Dai primi accertamenti è risultato un atto doloso. Sono le prime indiscrezioni che filtrano dal versante delle indagini dopo che questa mattina all’alba sono stati incendiati i cavi di una cabina elettrica dell’alta velocità nei pressi tra le stazioni di Rovezzano e Campo di Marte.

Inevitabili le ripercussioni sul trasporto ferroviario, con l’Italia divisa in due per ore da nord a sud. Inevitabile anche che le fiamme della vicenda di cronaca producessero un nuovo scontro politico tra maggioranza e opposizione, con ‘frizioni’ anche fra gli stessi Lega e Cinque stelle. “Stiamo monitorando e Rfi sta facendo ancora di più essendo responsabile della rete” spiega da Palermo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

“Compito adesso di Rete ferroviaria italiana è di intervenire prima possibile come mi pare stia facendo, per far sì che questi immani disagi possano essere risolti – ha proseguito – ovviamente quando avremo tutte le informazioni potro’ rispondere, ma chi oggi pretende che il ministro vada a riferire, deve prima cercare di chiedere al ministro dell’Interno chi sono i responsabili di questi atti dolosi che non sono accettabili” rispondendo a chi, come il responsabile infrastrutture del Pd Roberto Morassut chiedeva “che il Ministro Toninelli, di “riferire in Parlamento su quanto sta accadendo oggi al sistema della mobilità ferroviaria nazionale”.

A scendere in campo anche, il leader della Lega e titolare del Viminale, Matteo Salvini, nel pomeriggio a Firenze per la firma del protocollo di intesa tra Ministero dell’Interno e Regione Toscana, per l’attuazione del Numero Unico di emergenza europeo 112. Il ministro dell’Interno ha infatti confermato il “massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia: meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l’Italia e rovinato la giornata a molti italiani”.

Annunciando inoltre: “Oggi pomeriggio sarò personalmente a Rovezzano per rendermi conto della situazione. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell’ordine”. “In ogni caso – conclude Salvini – da tutti i partiti e dall’intero governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso Sì alla Torino Lione”.

La Polizia di Stato di Palermo, al termine di un’articolata attività d’indagine ad elevato contenuto tecnologico, ha disarticolato l’infrastruttura informatica, gestita dalla nota IPTV pirata “ZSAT“, che permetteva la riproduzione abusiva, attraverso internet, dell’intero palinsesto Sky.

Gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale, coordinati dalla procura di Palermo, hanno così segnato un punto importante nel contrasto ad un fenomeno, quello della messa in commercio e riproduzione illecita del segnale delle pay-tv attraverso il web, troppo spesso sottovalutato, ma che tuttavia è in grado di generare un giro elevatissimo di profitti illeciti, spesso appannaggio delle più importanti organizzazioni criminali del Paese.

Il cerchio si è stretto intorno ad un cittadino palermitano di 35 anni, la cui abitazione è stata individuata e sottoposta ad attenta perquisizione. Nella stanza da letto dell’indagato, è stata puntualmente rinvenuta la “Sorgente” dell’IPTV pirata ZSAT, composta da 57 decoder di Sky Italia, collegati ad apparati per la ritrasmissione sulla rete internet, per un giro di clienti finali stimato in circa 11.000 persone in tutta Italia.

Proprio a riprova dell’entità del giro di affari illecito, presso la sola abitazione dell’indagato gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale hanno rinvenuto e sequestrato, nascosti negli scarichi dei bagni e nella spazzatura, ben 186.900 euro in contanti ed una macchina professionale conta-banconote, lingotti doro, e due “wallet” hardware (portafogli virtuali) contenenti cryptomoneta in diverse valute, il cui valore complessivo, certamente elevato, verrà meglio stimato a seguito degli ulteriori accertamenti tecnici.

L’uomo è al momento indagato per il reato di cui allart. 171-ter lett. e) della Legge sul diritto d’autore, in attesa che gli ulteriori approfondimenti investigativi svelino un quadro probatorio ancor più articolato.

Come funzionano le IPTV

Tecnicamente, le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di abbonamenti illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l’istallazione di un semplice dispositivo domestico (il così detto “Pezzotto”), offrono la possibilità di accedere all’intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle più note emittenti satellitari a pagamento.

Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata sull’acquisto di abbonamenti genuini (le c.d. “Sorgenti”), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet.

A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di “rivenditori” che giunge fino al cliente finale.

Un fenomeno capace di generare un business milionario (si stima che fino allo scorso anno i profitti illeciti ammontassero ad oltre 700 milioni di euro all’anno), che da un lato si traduce in mancati incassi per gli operatori e dall’altro costituisce una fonte di approvvigionamento per pericolosi settori criminali, che non infrequentemente risultano contigui con la criminalità organizzata, nostrana ed internazionale. 

GIUSTIZIA: ANM, NO RIFORME PUNITIVE SU SCIA EMERGENZA
E sul Csm “no a qualsiasi forma sorteggio, e’ incostituzionale”.

TAV: RAZZI, PIETRE E INCENDIO CONTRO LA POLIZIA, 20 DENUNCIATI
E’ accaduto la scorsa notte alla dimostrazione No Tav nei pressi del cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa. Salvini: “Basta ambiguita’, arrestare i violenti e accelerare i lavori”.

MIGRANTI: SALVINI SCRIVE A CASTANER, BASTA CON SCELTE A PARIGI E BERLINO
Il ministro dell’Interno scrive al suo omologo francese: “Intendiamo farci rispettare, l’Italia ha rialzato la testa”. Medici Senza Frontiere torna in mare.

APPELLO DI CONTE A LOMBARDI E VENETI, RIFORMA AUTONOMIA SARA’ DI TUTTO IL PAESE
In una lettera al “Corriere della Sera”, il premier si dice “disponibile” a incontrare i governatori prima dell’esame del Cdm ma dice: “Basta con gli insulti, sono inaccettabili”.

DI MAIO INSISTE SU SALARIO MINIMO, MA LA LEGA FRENA
Il vicepremier: “Qualche politicante dice che non si puo’ fare, non e’ vero. Presto sara’ legge”. Durigon: si’ ma perlomeno a costi invariati per le pmi.

LIBIA, HAFTAR SI PREPARA E PUNTA SU TRIPOLI, “E’ L’ORA ZERO”
Mobilitate e forze del generale della Cirenaica. Il governo di accordo nazionale replica: preoccupati ma preparati a respingere ogni attacco.

IL PARLAMENTO IRANIANO DICE SI’ ALLA CATTURA DELLA PETROLIERA BRITANNICA
Venerdi’ sera, la Guardia rivoluzionaria aveva arrestato “Stena Impero”, causando una crisi diplomatica tra Teheran e Londra.

GIAPPONE ALLE URNE PER LA CAMERA ALTA, DA PRIMI EXIT POLL VINCE COLAZIONE ABE
Il premier punta a proteggere la sua maggioranza, si vota per rinnovare circa la meta’ dei 245 seggi della Camera alta del Parlamento.

UCRAINA: SI VOTA PER IL PARLAMENTO, FAVORITO PARTITO ZELENSKY
Il nuovo presidente spera di ottenere la maggioranza in modo da avere le mani libere per mantenere la propria promessa di rinnovamento. I seggi elettorali chiuderanno alle 19.

IL PAPA RICORDA L’UOMO SULLA LUNA, ORA TRAGUARDI MAGGIORI
Nell’Angelus Francesco indica quali sono: piu’ dignita ai deboli, piu’ giustizia tra i popoli.

PARMITANO ALLA STAZIONE SPAZIALE RUSSA, “ESSERE QUI E’ FANTASTICO!”
L’astronauta italiano arrivato nella notte a bordo della Soyuz MS-13 con l’americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov. E’ ora al comando.

ALPINISTA ITALIANO FERITO IN PAKISTAN, APPELLO A MOBILITARE I SOCCORSI
E’ un medico di Torino, sarebbe grave.

ATLETICA: IAPICHINO VINCE ORO UNDER 20 SALTO IN LUNGO
La 17enne italiana sale sullo stesso podio vinto da mamma Riona May nel 1987. 

“Le app e i social hanno esasperato il nostro narcisismo. Vedersi da vecchi è una curiosità legittima, il narcisismo è un’inclinazione naturale. Ma lo è anche la nausea, e prima o poi ci si stancherà di tutto questo”. Paolo Crepet, psichiatra e opinionista, spiega all’AGI il motivo del successo di FaceApp, l’applicazione che modifica le foto aumentando l’età dei soggetti di qualche decennio.

“Tutti desideriamo modificare in qualche modo la nostra immagine. Ma non è niente di nuovo. Era già un’esercizio che facevo 20 anni fa con i miei studenti. Allora avevamo dei Macintosh e con dei programmini chiedevo agli studenti di fare qualche esperimento sulla propria immagine. E già allora tutti modificavano la propria identità in qualche modo, anche quella sessuale. È una risposta automatica: quando vedi una tua foto vuoi modificarla in qualche modo, migliorare qualcosa, ed è questo il segreto del successo di molti social network con i loro filtri per cambiare le foto. Però tutto è ciclico, e questa app fa solo qualcosa di diverso: invece che ‘migliorare’ la nostra immagine, la invecchia. È solo un nuovo un nuovo strumento per tenerci incollati ai social, e non mi pare nemmeno troppo innovativo”.

Ma modificare la propria immagine, spiega Crepet, ha un effetto anche sul modo in cui noi vediamo noi stessi, come ci percepiamo e come vorremmo essere: “È un fatto che per una porzione di utenti dei social, anche se minima, modificare le proprie foto può portare a desiderare di cambiare un po’ anche se stessi. In alcuni può portare a un’esigenza fisica di nuovi connotati. Ed è un cambiamento antropologico: non ti accetti più come sei e vuoi diventare come l’immagine perfetta di te in foto. Ci sono diversi chirurghi che mi hanno raccontato di persone che chiedono interventi sul proprio corpo perché oggi sono molto fotografati”.

Un’esasperazione effimera. E l’ombra della nausea

Eppure, spiega lo psichiatra, tutte queste possibili evoluzioni e esasperazioni della propria immagine sono destinate a durare poco, “il tempo di qualche settimana, di un’estate, come i tormentoni musicali estivi”, ma “è importante considerare che il nostro narcisismo è aumentato esponenzialmente con questi strumenti. Il narcisismo è una tendenza naturale, e potenzialmente le sue mire sono illimitate. Per soddisfarlo si cerca di ‘inventare’ sempre qualcosa di nuovo. Se guardiamo i nuovi modelli di smartphone, la cosa che cambia sempre è la potenza delle telecamere per fare foto sempre più definite. Questo è perché chi produce smartphone sa che ormai con questi device si usano più per le foto che telefonate. Inoltre, se oggi in moltissimi sui social hanno modificato la propria foto per condividerla è perché oggi è legittimo essere curiosi di vedere come si sarà da vecchi: è molto probabile che molti di noi lo diventeranno. Magari duecento anni fa non sarebbe importato a nessuno vedersi ad 80 anni, perché difficilmente ci sarebbero potuti arrivare”.

Ma c’è un altro aspetto da considerare, spiega Crepet: “Come il narcisismo, noi abbiamo anche un’altra inclinazione naturale: la nausea. Noi a un certo punto proviamo nausea, e penso che cominciamo a provarla anche per questi strumenti. I giganti tecnologici lo sanno e per questo cercano sempre nuovi strumenti per tenerci incollati agli schermi. Credo che se ne stiano accorgendo anche i social network. Il loro ciclo è piuttosto breve. E fa parte di una normale linea evolutiva di questi strumenti”, conclude.

E’ morto a Milano a 89 anni Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo del pool di Mani Pulite quando era Procuratore della Repubblica di Milano.

Napoletano è stato fra i grandi protagonisti delle inchieste di Tangentopoli che guidò dal 1992 al 1999,  si e’ spento nell’hospice dell’Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato.

Qualche giorno fa, con un post su Facebook, la figlia Federica aveva annunciato la gravità delle sue condizioni di salute: “Ti tengo la mano e insieme alle lacrime che non ho il pudore di nascondere, scorrono i mille ricordi di quanto vissuto con te”.

Nato a Napoli il 12 aprile del 1930, entro’ in magistratura nel 1956. La quasi totalità della sua carriera giudiziaria si è svolta nel Palazzo di Giustizia di Milano. Dal 1999 e fino al 2002, quando andò in pensione, è stato procuratore generale della Corte d’Appello milanese.

Fu lui a pronunciare la famosa frase ‘Resistere, resistere, resistere’, come sulla linea del Piave nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2002. Parole rivolte alla politica che, a suo dire, metteva in pericolo l’indipendenza della magistratura.

Nel maggio del 2006 venne nominato capo dell’ufficio indagini della Figc (Federazione italiana Gioco Calcio), incarico che ricoprì per un solo anno. Nel 2012 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

‘Francesco Saverio Borrelli direttore d’orchestra’ è il titolo di una biografia scritta dalla giornalista Marcella Andreoli che il magistrato apprezzò molto, non solo perché appassionato di musica e melomane. Di quella squadra che mise a soqquadro la ‘Prima Repubblica’ negli anni Novanta, riconosceva di avere la responsabilità del ritmo, di decidere quando e come mandare all’attacco l”ariete’ Antonio Di Pietro sulla scorta dei consigli della ‘mente giuridica’ del gruppo, Piercamillo Davigo, dell’esperto Gerardo D’Ambrosio e dell”intellettuale’ Gherardo Colombo, che, a clamori spenti, è stato l’unico a mettere in discussione i metodi di quella stagione e ora predica nelle scuole l’inutilità del carcere come strumento di cambiamento della società.

Negli anni Novanta, la folla in strada gridava “Borrelli facci sognare” e lanciava le monetine a Bettino Craxi all’hotel Rapahel, assegnando a quegli uomini l’aura di eroi in grado di ribaltare l’Italia raffigurata come ‘ladrona’.

Erede di una dinastia di magistrati (figlio e nipote), Borrelli diceva: “Quando avevo tre anni, sognavo già di fare il magistrato. Da bambino non potevo fare chiasso perché papà scriveva le sentenze. A quel tempo il lavoro di magistrato, specie se civilista, si svolgeva a casa. Forse da allora mi venne la passione per le sentenze. Anche per la tesi di laurea, incoraggiato da Piero Calamandrei, scelsi come tema ‘Sentimento e sentenza’”.

A 25 anni aveva già indosso la toga. Rapida e versatile la sua ascesa: pretore, giudice civile, presidente di sezione del Tribunale, giudice di Corte d’Appello, presidente di Corte d’Assise e procuratore aggiunto dal 1983. Giudice e accusatore, come allora era possibile fare, si occupò anche di processi alla colonna milanese delle Brigate Rosse.

Nel 1988 diventò capo della Procura e ci restò per 11 anni, di cui 7 come leader del pool. In quegli anni fu tra anche i fondatori di ‘Magistratura democratica‘, la corrente di sinistra da cui in seguito uscì. Nel primo periodo del suo mandato, non si registrano indagini di particolare rilievo sulla pubblica amministrazione, poi, il 17 febbraio 1992, arriva l’arresto di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio e parte la valanga di avvisi di garanzia (25.400), arresti (oltre 4.500) e anche suicidi (32) attribuiti da chi criticava il pool a un uso distorto della custodia cautelare.

Tutte le forze politiche sono coinvolte, dalla Dc di Arnaldo Forlani al Psi di Bettino Craxi che viene disintegrato a suon di provvedimenti del pool col segretario che sceglie la via dell’esilio in Tunisia. 

Quando il ministro della Giustizia Giovanni Conso, il 6 marzo 1993, propone una soluzione politica per Tangentopoli con la depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti, Borrelli non approva. Alla fine dello stesso anno, poco prima delle elezioni che avrebbero portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, rilascia una delle dichiarazioni rimaste più celebri: “Chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte. Tiratevi da parte prima che arriviamo noi. Quelli che si vogliono candidare, si guardino dentro”.

Un mese dopo chiede e ottiene l’arresto di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e scattano le ordinanze di custodia cautelare per sei manager di Publitalia, società controllata dal Cavaliere, tra cui Marcello Dell’Utri. L’apice dello scontro tra magistratura e politica si raggiunge il 11 novembre 1994 quando il pool spedisce all’allora premier Silvio Berlusconi un avviso di garanzia mentre presiede a Napoli un vertice sulla criminalità.

‘Mani Pulite’ di fatto finisce nel 1999 quando Borrelli viene nominato, su sua richiesta, procuratore generale di Milano, un ruolo di grande rilievo ma di minore visibilità. Il 12 gennaio del 2002, al passo d’addio prima della pensione a 72 anni, Borrelli chiude la sua relazione inaugurale dell’anno giudiziario con queste parole: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo estremo baluardo della questione morale è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su un’irrinunciabile linea del Piave'”.

In un’intervista del 2011, Borrelli disse: “Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani Pulite, non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente con quello attuale”. Nel 2006, dopo lo scandalo che coinvolse il calcio italiano, era stato messo a capo dell’ufficio indagini della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) che lasciò l’anno successivo per essere poi nominato Presidente del Conservatorio di Milano.

Finché le forze l’hanno sostenuto, prima della malattia che l’ha costretto a vita privata, non ha mai perso una ‘prima’ alla Scala con commenti sempre sagaci sulla qualità delle rappresentazioni. Lascia la moglie e due figli, Federica e Andrea, che prosegue la tradizione in toga della famiglia come giudice civile a Milano. 

I magazzini, le case e gli scantinati di Fabio Del Bergiolo non smettono di sorprendere. Dopo il sequestro di un missile aria-aria francese che secondo la Polizia aveva cercato di vendere a un reduce della guerra tra Ucraina e Russia e le razziera per Aermacchi MB-339 (un aereo solitamente usato per addestramento) in una casa di Del Bergiolo sono state altre armi e materiale d’ispirazione fascista e nazista. 

Ma chi è l’ex ispettore delle Dogane che custodiva l’arsenale sequestrato dalla Digos di Torino: un trafficante d’armi con simpatie neonaziste o un tranquillo collezionista?

Durante l’interrogatorio del 18 luglio nel carcere di Busto Arsizio, ricostruisce la Prealpina, si è presentato come consulente di armi e ha negato di essere legato all’estremismo di destra o di essere stato iscritto a Forza Nuova. Alle elezioni del 2001 per il Senato, avrebbe raccontato, si era presentato non con Forza Nuova, ma da indipendente in qualità di fondatore del Mac (Movimento di azione confederata) che promuoveva la libera vendita delle armi.

Quella che i suoi avvocati hanno definito una passione per fuculi e pistole lo ha portato ad accumulare un impressionanete arsenale tra cui un missile Matra 350, del tipo montato sui caccia francesi Mirage, vecchiotto – risale al 1980 – ma ancora funzionante anche se privo della carica esplosiva. A cosa potesse servire un missile che può essere sparato solo da un aereo è ancora da capire, così come è da capire chi volesse davvero venderlo per 470 mila euro a reduci della guerra nel Dombass: se lo stesso Del Bergiolo o qualcuno per cui faceva da intermediario

Di certo c’è che nelle intercettazioni l’ex ispettore delle Dogane che a 60 anni viveva con la mare ed era stato licenziato per aver organizzato una truffa a degli stranieri (come scrive il Post), mostrava una certa ostilità nei confronti dei migranti che definiva “scimmie”, “negri” e “invasori dell’Europa”. E che nella sua casa di Massa Carrara sono stati sequestrati, ricostruisce La Stampa, oltre a diversi stemmi e cartelli con simbologie naziste (tra cui svastiche e riferimenti alle Waffen-SS), fucili d’assalto tipo ‘bullpup’ Steyr Aug, Colt M16, in dotazione all’esercito Usa, una Steyr Mannlicher in uso ai Gis dei carabinieri. E un moschetto Carcano 91: un pezzo d’antiquariato funzionante, ma evocativo, essendo simile a quello utilizzato da Lee Oswald per uccidere John Fitzgerald Kennedy.

L’arsenale domestico di Del Bergiolo

  • 9 fucili da guerra
  • 1 pistola mitragliatrice da guerra Scorpion
  • 3 fucili da caccia
  • 7 pistole
  • 6 parti di armi da guerra (otturatori, caricatori, canne, fusti)
  • 20 baionette
  • 306 parti di armi  (caricatori, canne, otturatori, silenziatori, ottiche)
  • 831 munizioni di vario calibro 

Andranno a processo in 12, tra cui l’imprenditore Luca Parnasi, mentre per tre è stato accordato il patteggiamento. Questa la decisione del gup della Capitale nell’ambito del filone principale dell’inchiesta sul nuovo Stadio della Roma calcio. A giudizio, oltre a Parnasi, vanno l’ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia, l’ex assessore regionale, Michele Civita del Pd e il soprintendente ai beni culturali, Francesco Prosperetti. I patteggiamenti a due anni riguardano invece alcuni ex collaboratori del costruttore romano. La prima udienza del processo in tribunale è stata fissata per il 5 novembre 2019. 

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