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AGI – In base ai dati della Cabina di Regia, a partire da domenica 17 gennaio passano in area rossa la provincia autonoma di Bolzano e le Regioni Lombardia e Sicilia. Passano in area arancione le Regioni Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. Restano in area arancione Calabria, Emilia-Romagna e Veneto.

Restano quindi in area gialla Campania, Sardegna, Basilicata, Toscana, provincia autonoma di Trento e Molise. 

Nonostante l’Alto Adige sia destinato a diventare zona rossa e, entro la serata odierna il governatore Arno Kompatscher firmerà una nuova ordinanza provinciale per tenere aperti negozi, scuole, bar e ristoranti probabilmente con qualche modifica negli orari.

AGI – La “prof” ha il volto – e l’ironia irresistibile – di Teresa Mannino, comica palermitana, per anni volto di Zelig. Sulla sua pagina Facebook manda in scena la scuola in tempo di Dad, con tutti i problemi e i disagi vissuti da docenti e alunni. Non solo di natura tecnica, ma anche in termini di frustrazione per la perdita inevitabile di apprendimento, abilità e socialità che la didattica a distanza produce.

La chiave è leggera, ma efficace. “Mi sentite?”, è la domanda che riproduce quella delle migliaia di prof e studenti alle prese con le difficoltà di connessione o con l’inadeguatezza dei device. E la risposta sono voci spezzate, echi fastidiosi, rumori molesti, come quelli che solitamente rendono un esercizio snervante ciò che dovrebbe essere ordinaria vita quotidiana, ma che si trasforma spesso in una complicazione e in una incognita giornaliera.

“Come? Non sento… non vedo”, è lo scambio di battute. “Dì alla mamma di spegnere l’aspirapolvere”, è la sollecitazione della prof Mannino. “Ma dove sei Giusi, non ti vedo”. “Sono nella cabina armadio prof, perchè il wifi della vicina di casa lì è più potente…”. “Mi manca prof… mi mancano i compagni, la scuola…”. “Anche voi”.

Poi ecco la trovata dell’insegnante Mannino: “Ragazzi mi è venuta una idea: poiché ci sono i saldi – perché abbiamo dato giustamente noi italiani priorità ai saldi – allora perché non ci diamo appuntamento in negozio… se noi compriamo non ci possono dire niente… facciamo lezione nei camerini.. vi portate il libro di epica, 9 euro e 90 e abbiamo risolto”. Scoppia l’entusiasmo: “Sìììììì”. Ma sono pur sempre ‘studenti’ e scatta la domanda: “Professoressa posso andare in bagno?”. 

AGI – Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo decreto della presidenza del Consiglio con le restrizioni anti contagio da Covid 19 che saranno in vigore da domani al 5 marzo. Ecco cosa prevede:

Scuola

Da lunedì, lezioni in presenza per “almeno il 50% fino a un massimo di 75%” degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. “Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attivita’ didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che a decorrere dal 18 gennaio 2021, almeno al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento della popolazione studentesca delle predette istituzioni sia garantita l’attività didattica in presenza – si legge nel testo del decreto. La restante parte dell’attività didattica e’ svolta tramite il ricorso alla didattica a distanza”.

Musei

Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura “e’ assicurato, dal lunedi’ al venerdi’” nelle zone gialle “con esclusione dei giorni festivi”.

Scarica qui il dpcm del 14 gennaio

Sci

Fino al 15 febbraio “sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici”. Gli impianti “possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni, nonché per lo svolgimento delle prove di abilitazione all’esercizio della professione di maestro di sci”. “A partire dal 15 febbraio 2021, gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte a evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”.

Concorsi

“È sospeso lo svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni, a esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica, nonché ad esclusione dei concorsi per il personale del servizio sanitario nazionale, ivi compresi, ove richiesti, gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo e di quelli per il personale della protezione civile”.

“A decorrere dal 15 febbraio 2021 – si legge – sono consentite le prove selettive dei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni nei casi in cui è prevista la partecipazione di un numero di candidati non superiore a trenta per ogni sessione o sede di prova, previa adozione di protocolli adottati dal Dipartimento della Funzione Pubblica e validati dal Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 2 dell’ordinanza 3 febbraio 2020, n. 630, del Capo del Dipartimento della protezione civile. Resta ferma in ogni caso l’osservanza delle disposizioni di cui alla direttiva del Ministro per la pubblica amministrazione n. 1 del 25 febbraio 2020 e degli ulteriori aggiornamenti, nonché la possibilità per le commissioni di procedere alla correzione delle prove scritte con collegamento da remoto”.

Bar

Per i bar l’asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18:00. “Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00; il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi; dopo le ore 18,00 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico; resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attivita’ di confezionamento che di trasporto, nonche’ fino alle ore 22:00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle identificate dai codici ATECO 56.3 e 47.25 l’asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18:00”.

Spostamenti tra regioni

“Ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge n. 2 del 2021, dal 16 gennaio 2021 al 15 febbraio 2021 è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione”. È quanto si legge nel nuovo decreto della presidenza del Consiglio contenente le norme in vigore da domani al 5 marzo. 

AGI – Entra nel vivo l’inchiesta della Procura di Bergamo sul piano pandemico, alimentata dalla denuncia di Francesco Zambon, il funzionario dell’Oms che ha raccontato di essere stato  invitato ‘con le cattive’ dal numero due dell’organizzazione, Ranieri Guerra, a posticipare la data  dal 2006 al 2017 per farlo sembrare aggiornato.

Su disposizione dei magistrati, la Guardia di Finanza ha effettuato acquisizioni e sequestri, soprattutto di materiale informatico,  al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore della Sanità, in Regione Lombardia e nelle Ats di Milano e Bergamo.

Possibile omissione in atti d’ufficio

L’intento è quello di ricostruire se ci siano state lacune tali da configurare l’ipotesi di omissione in atti d’ufficio in relazione al piano nazionale e alla sua ‘applicazione’ in ambito territoriale. Attività della Guardia di Finanza sono in corso anche nell’Asst di Seriate da cui dipende l’ospedale di Alzano Lombardo, chiuso e riaperto dopo 3 ore il 23 febbraio.

 Da considerare, nel caso dell’ipotesi di omissione, la competenza territoriale che potrebbe spostarsi a Roma almeno per quanto riguarda il presunto mancato aggiornamento del piano nazionale del 2006. Le acquisizioni si spiegano con la convocazione per il 20 gennaio di 4 alti dirigenti del Ministero: l’attuale direttore generale Giuseppe Ruocco, il suo predecessore Claudio D’Amario, e altri due dirigenti coinvolti nella preparazione del piano, Francesco Maraglino e Anna Caragha.

Le scorte di farmaci nel deposito degradato 

La Gdf è entrata in tutti i loro uffici. Secondo la ricostruzione della Procura, l’alert del 5 gennaio dell’Oms e la dichiarazione di fine gennaio sulla pandemia avrebbero dovuto far scattare l’applicazione delle fasi successiva alla 3 del piano pandemico. 

Gli inquirenti vogliono capire se la Regione e le Ats abbiano recepito le indicazioni generali nei piani di dettaglio e, tra le altre cose, come mai gli antivirali  previsti dal piano, fossero in un deposito del Ministero vicino a Roma  in condizioni di degrado.  Guerra aveva assicurato ai pm durante la sua deposizione che le scorte di antivirali erano pronte. L’esistenza di un piano ‘locale’, ragionano in Procura, avrebbe potuto portare a un triage nell’ospedale di Alzano dove invece pazienti ‘puliti’ e ‘sporchi’ si mischiarono innescando una miccia che avrebbe poi dato origine al focolaio nella zona più piegata dal Covid.        

AGI  – Il liceo classico al Sud, gli istituti tecnici al Nord Elaborazione. E’ la mappa delle preferenze elaborata da ‘Tuttoscuola’ su dati del Ministero dell’istruzione a meno di due settimane dal termine delle iscrizioni per l’Anno Scolastico 2021/22. 

Entro il 25 gennaio prossimo infatti circa 550mila ragazzi del terzo anno delle scuole statali e paritarie della secondaria di I grado dovranno scegliere l’indirizzo di scuola superiore tra le diverse offerte dagli istituti. Secondo quanto avvenuto nel corso degli anni, quel mezzo milione e più di ragazzi degli istituti statali si orienterà nella scelta in modo molto diverso, a seconda del territorio di appartenenza. 

Le scelte da Nord e Sud

La previsione dunque è che gli studenti con tutta probabilità preferiranno i licei al Sud e al Centro Italia, i tecnici al Nord. L’anno scorso i vari indirizzi liceali sono stati scelti dal 56,3% dei ragazzi, ma il divario di scelta è stato notevole: oltre 20 punti in percentuale tra il Lazio che ha registrato complessivamente il 68,9% di scelte e l’Emilia Romagna con il 47,4%. 

Dopo il Lazio, nella graduatoria dei maggiori gradimenti per i licei l’Abruzzo, la Campania; per i minori gradimenti con l’Emilia R. il Veneto, la Lombardia, il Friuli, il Piemonte. 

Complessivamente nelle regioni del Centro-Sud (Isole incluse) si accentra più del 64% delle scelte per i licei. Con riferimento ai singoli indirizzi, se le scelte degli ultimi due anni saranno confermate, per quanto riguarda il liceo classico (scelto in media a livello nazionale dal 6,7%) in Sicilia, Calabria e Lazio lo sceglierà più del 10% dei ragazzi (a seguire Basilicata, Abruzzo, Campania e Puglia), mentre le regioni del Nord saranno ben sotto la media nazionale con l’Emilia Romagna che non andrà oltre il 3,8%.     

Molto interessante la comparazione con la popolazione scolastica di riferimento: il 74% degli studenti che scelgono il classico vivono al Centro-Sud, dove si concentra solo il 57% degli studenti iscritti quest’anno in terza media. Insomma quella che è sempre stata considerata un’eccellenza della scuola italiana attrae ancora soprattutto nel Meridione, mentre al nord dello Stivale ci si orienta in media sempre più verso studi scientifici o tecnici, probabilmente perché considerati con più sbocchi occupazionali. 

Non è molto diversa la situazione del liceo scientifico nelle sue tre opzioni di indirizzo (scientifico tradizionale, scienze applicate e indirizzo sportivo) che hanno registrato complessivamente una media nazionale del 26,2%. Tra il 30% e oltre il 32% si posizionano Molise, Abruzzo, Lazio e Campania (seguite da altre regioni meridionali), mentre con percentuali di scelta decisamente sotto la media nazionale si trovano diverse regioni settentrionali con il Veneto in fondo che ha registrato il minor gradimento complessivo attestato al 21,3%. 

Al Nord solo un terzo delle iscrizioni allo scientifico

Le regioni settentrionali raccolgono soltanto un terzo delle iscrizioni per gli scientifici. Range invece piuttosto contenuto (tra 9,8% e 7%, per un valore medio di 8,7%) per i due indirizzi di scienze umane e non significativa differenza di scelta tra i territori. La stessa considerazione vale anche anche per gli indirizzi minori, come, ad esempio, i licei artistici, il musicale e il coreutico. 

Merita attenzione l’indirizzo linguistico che ha una media nazionale di gradimento (8,8%) superiore a quella per il liceo classico (6,7%). Il divario territoriale non è evidente. Divario territoriale non evidente anche per i professionali (range di 6,8 punti) scelti dal 12,9% dei ragazzi.

Un discorso ben diverso è invece quello dei tecnici che nei due indirizzi specifici (economico e tecnologico) sono stati scelti dal 30,8% dei ragazzi. Il range è di oltre 16 punti in percentuale: 38,7% in Veneto e 22,5% nel Lazio.     

Nelle regioni settentrionali si raccoglie più del 47% degli iscritti ai tecnici (con il 43% della popolazione scolastica di riferimento). Le percentuali più alte (tra il 38,7% e il 33,3%) si riscontrano in Veneto, Emilia R., Friuli VG, Lombardia e Piemonte. Con percentuali di minor gradimento Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia.

(AGI) – Piacenza, 14 gen. – Omertà e reticenza: la paura di rimanere chiusi per 10 giorni tra le mura di casa, frena il contact tracing, anello fondamentale per interrompere la corsa del virus attraverso il tracciamento dei contatti stretti dei positivi. Ora, dopo mesi di pandemia a preoccupare più della malattia sono le limitazioni personali, come l’isolamento domiciliare. Questo, in sintesi, uno dei nodi critici nella lotta al Covid spiegato all’AGI dal direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Piacenza, Marco Delledonne. E gli ‘investigatori del virus’ si trovano in non poche difficoltà.  

Il rischio di molti positivi liberamente in giro

“C’è omertà, non è solo reticenza. Una circostanza che abbiamo vissuto con il focolaio scoppiato a Bobbio”, piccolo Comune della Val di Trebbia  “dove a seguito dei bagordi natalizi ci sono stati una quarantina di contagi”. Nella settimana tra il 4 e il 10 gennaio sono stati rilevati 38 nuovi positivi nel paese piacentino di 3500 abitanti.  “Stiamo facendo fatica a farci raccontare dai positivi con chi hanno trascorso il tempo. Tendono a coprirsi gli uni con gli altri – racconta Delledonne – quasi come se si fossero messi d’accordo. Siamo riusciti a capire che queste persone hanno partecipato ad una festa privata a Capodanno e a due feste di compleanno. Il problema è che se non ci segnalano i loro contatti, potenzialmente, potrebbe esserci ancora qualche positivo  che va bellamente in giro a contagiare altre persone”. 

 Nella prima ondata, la provincia di Piacenza, a pochi chilometri dal primo focolaio lombardo di Codogno, è stata tra le più colpite in termini di morti. E ha reagito con determinazione all’emergenza sanitaria. Ora nonostante una macchina sanitaria ‘oliata’ per poter tracciare fino a 250 positivi al giorno (la media al momento è sui 120 casi ogni 24 ore) lo scoglio da superare è il silenzio da parte di alcuni malati.

Si teme per la popolazione più fragile

Boicottare l’attività degli ‘investigatori’ del virus – vere e proprie squadre formate da medici e operatori sanitari – equivale a mettere a rischio la popolazione fragile, gli anziani in primis. Questo il ragionamento dell’azienda sanitaria. E Bobbio ne è un esempio lampante in quanto sono in tanti i residenti con i ‘capelli bianchi’. Al momento il virus si espande soprattutto durante i momenti conviviali nelle abitazioni private  (dove non sono possibili i controlli delle forze di polizia). Per questo la  collaborazione dei cittadini è  più che mai un fattore chiave per arginare il Covid.        

Possibili conseguenze penali

“Chi non fornisce notizie corrette in corso di epidemia, e poi ci scappa il morto, potrebbe risponderne a livello penale”: questo il messaggio anti-omertà lanciato dal direttore del dipartimento di sanità pubblica dell’Ausl di Piacenza. “Se non si convincono con i buoni sentimenti – suggerisce – pensino anche ad eventuali conseguenze penali. Forse così si ravvedono”.

 Da ‘testimonianze’ senza filtri a un eccessivo riserbo: l’atteggiamento di chi ha contratto il Covid è cambiato nel corso della pandemia. “In primavera le persone  avevano molta paura del virus quindi erano anche molto collaborative. Il positivo – spiega Delledonne – tendeva addirittura ad esagerare sui contatti che aveva avuto. Il problema adesso è opposto. A causa dei timori dovuti alle limitazioni personali a cui vengono sottoposte le persone, noi stiamo notando la difficoltà di avere queste informazioni in maniera completa. L’anziano è quello che parla di più. I giovani – conclude – tendenzialmente sono più sinceri degli adulti a meno che non vengano istruiti da genitori che non vogliono poi avere limitazioni”.

Tra i detective anti-Covid di Piacenza c’è anche Valeria Rossetti. La 24enne fa parte di una squadra di una settantina di colleghi che ogni giorno telefona ai nuovi positivi per tracciarne i contatti. “Impostiamo quarantene – racconta all’AGI – valutiamo il loro stato salute e indaghiamo sui contatti che hanno avuto nei giorni precedenti cercando  di bloccare la catena del contagio”. Un lavoro in cui competenze sanitarie si incrociano con abilità psicologiche. “Bisogna essere bravi a creare una sorta di empatia con l’utente. In modo che sia libero di esprimersi. Se capiamo che le persone non ci forniscono tutte le informazioni corrette – conclude Rossetti – dobbiamo essere in grado di capire quali siano le cose vere o meno”.

AGI – La scomparsa dei dispositivi con le indagini sul latitante Matteo Messina Denaro è stata archiviata “non essendo emersa alcuna ipotesi di reato”. Lo scrive la Procura di Palermo, come apprende l’AGI, riferendo l’esito giudiziario sulla scomparsa di alcuni supporti informatici, denunciata nel 2015 dal finanziere Calogero Pulici, per anni applicato alla segreteria dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Teresa Principato, che coordinava le indagini sul capomafia di Castelvetrano.

La denuncia riguardava la scomparsa di “un computer portatile da 10 pollici” e “due pendrive da 1 Gb ciascuna”, con i file di “tutte le indagini su Messina Denaro”, custoditi all’interno dell’ufficio del pm Antimafia.

La notizia fu rivelata dall’AGI soltanto alcuni anni dopo, durante i processi a Caltanissetta in cui il finanziere e Principato furono assolti. Nell’estate 2015 Pulici era stato allontanato dagli uffici della Procura di Palermo, su disposizione del procuratore capo Francesco Lo Voi.

Nell’immediato l’appuntato della sezione di pg della Finanza chiese di poter recuperare i suoi dispositivi dalla stanza del pm Principato, ma soltanto l’11 dicembre di quell’anno venne autorizzato. “Alla presenza di una assistente, rilevava che non era più presente all’interno della stanza suddetta, né il pc portatile né le chiavette usb”, scrivevano i legali del finanziere, in un’istanza inviata alla Procura di Palermo per conoscere l’esito del procedimento.

“Vi si comunica che la relazione di servizio dell’11 dicembre 2015 – si legge nella risposta, siglata dal pm Francesca Dessì – è stata iscritta al procedimento n. 123/2016 R.g-mod. 45, di cui è stata disposta la trasmissione in archivio non essendo emersa alcuna ipotesi di reato“.

In seguito all’allontanamento dalla Procura dell’estate 2015, Pulici fu coinvolto in indagini e processi che trascinarono a giudizio davanti al Tribunale di Caltanissetta anche i magistrati Teresa Principato e l’allora capo della Procura di Trapani, Marcello Viola: tutti loro furono assolti.

Nel maggio 2016 il finanziere subì alcune perquisizioni durante le quali furono sequestrati pendrive, hardisk, tablet, smartphone e un computer vecchio modello. Tra questi device – secondo la Finanza – c’erano quelli di cui Pulici denunciava la scomparsa: ma nonostante le pendrive non fossero state identificate, tra gli oggetti sequestrati non figurava alcun portatile da 10 pollici e per questo, secondo la Procura, “si tratta di altri dispostivi” rispetto a quelli scomparsi dall’ufficio del pm Principato. 

AGI – “Una volta mi dicevano che ero allarmista. Nel documento che presentai al Ministero, in cui parlavo di cambiamento climatico e di come le nostre città dovranno cambiare, scrissi che le prime importanti conseguenze si sarebbero sentite a livello sanitario e sociale. Questi sono difatti i primi due sistemi che crollano appena l’ambiente in qualche modo si ammala: il Covid è il paradigma perfetto di questo ragionamento. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cambiamento climatico sarà tra le principali causa di malattie entro i prossimi trent’anni”. Alessandro Melis, esperto mondiale di sostenibilità che insegna all’Università di Portsmouth in Inghilterra, è il curatore del Padiglione Italia che debutterà il 21 maggio alla Biennale Internazionale di Architettura di Venezia. L’architetto è autore del libro Zombiecity, che analizza il legame tra crisi ambientale e virus.

Cesura netta col passato

Forse mai come ora il Padiglione Italia segnerà una cesura netta e la base di una rivoluzione in atto.  “Ricordiamoci – spiega Melis – che la principale causa di emissioni di CO2 è legata al modo in cui sono costruite le nostre città. Il ruolo dell’architettura e dell’architetto sono quindi centrali nella lotta al cambiamento climatico. Per contrastare l’insostenibilità delle città e dell’utilizzo delle risorse è fondamentale ripensare il ruolo degli architetti assumendoci la responsabilità di un cambiamento che si rivela, ora più che mai, necessario”.

Se tre anni fa, al momento del concepimento del Padiglione Italia, l’idea di una pandemia era ancora nei limiti della letteratura fantascientifica, il senso della responsabilità sociale degli architetti e della necessità di un cambio di passo era già urgente e sentita.  ‘Comunità Resilienti’ è il tema che connoterà il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia a cui Melis lavora con una imponente squadra di professionisti e ricercatori: “Siamo convinti che l’architettura debba contribuire in modo significativo al miglioramento della qualità della vita che conduciamo, fornendo risposte adeguate ai mutamenti ambientali e sociali del nostro tempo”.

Riciclo, reimpiego e rilocalizzazione

“L’obiettivo del progetto è realizzare un Padiglione Italia a basso impatto – spiega Melis – e per questo siamo partiti dal reimpiego, per sottrazione e integrazione, del Padiglione curato da Milovan Farronato per la Biennale dell’Arte 2019. Riciclo, reimpiego e rilocalizzazione sono le parole d’ordine, in pratica”. “Il Padiglione Italia – commenta il curatore – è una opportunità unica anche per studiare il ciclo di vita di una costruzione pensata sfruttando i principi di resilienza. Insomma, sarà un laboratorio vivo”. A basso impatto anche il catalogo della mostra: carta riciclata, rilegatura giapponese, quindi senza l’impiego di colle, e piantumazione di alberi a compensare le emissioni di CO2. 

Più digitale che negli anni passati, il Padiglione Italia coordinato da Alessandro Melis si snoderà in un percorso di 14 sezioni che raccontano come tante piccole comunità italiane abbiano creato modelli di resilienza.  “Daremo rilievo, fra gli altri, – anticipa Melis – ad Arte Sella Valsugana nelle Alpi Trentine, una comunità che ha fatto della ricerca dell’arte e della sostenibilità il proprio baluardo”. 

“Fra i protagonisti – anticipa Melis – anche l’ex villaggio di Borca di Cadore, dove gli interventi di Dolomiti Contemporanee si caratterizzano per la riconfigurazione spaziale attraverso l’arte, e la comunità di Favara, in provincia di Agrigento, che con il suo Farm Cultural Park è diventato un significativo caso di studio dove è stata sperimentata la rigenerazione attraverso l’arte. “La comunità resiliente più grossa per dimensioni – spiega ancora – sarà quella delle comunità nei territori terremotati dell’Abruzzo”.

Una sezione speciale

Una speciale sezione sarà poi dedicata al ‘Laboratorio Peccioli’, il piccolo Comune in provincia di Pisa che, spiega Melis, “nel momento in cui, più di venti anni fa, in tanti in Italia giravano lo sguardo dall’altro lato, sul tema dei rifiuti, e nessuno voleva affrontare questo problema, questa comunità ha deciso di affrontare di petto il problema e lo ha trasformato in opportunità”. Peccioli investe infatti gran parte delle entrate della discarica in tre operazioni: sostenibilità, cultura, arte e architettura, innovazione tecnologica. “In questo contesto, a Peccioli si sperimentano forme di riciclo e riutilizzo che vanno oltre la discarica. Per questo motivo, Peccioli rappresenta alla perfezione quel sistema che individuiamo nel concetto di comunità resiliente”.

AGI – Nel 2020, anno in cui il traffico auto è diminuito a causa del lockdown, e molte aziende si sono fermate, non c’è stato quel calo proporzionale di Pm10 nell’aria come ci si sarebbe aspettato.

Pm10 nel 2020 in linea con la media annua: non è calato senza traffico auto

Da un’analisi presentata da Arpa Lombardia, durante una conferenza stampa dell’assessore all’Ambiente e Clima di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, emerge che “il Pm10 nel 2020 é stato in linea con la media annua, ma come giorni di superamento é stato peggiore del 2019”.  L’anno scorso “su tutto il territorio regionale è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 microgrammi per metro cubo per il Pm10. Ma i dati sono comunque sorprendenti perché il lockdown, con il conseguente blocco del traffico veicolare, non ha portato a una significativa diminuzione dei giorni di superamento del valore limite giornaliero (50 µg/m³). Al contrario c’è stato un leggero incremento rispetto al biennio precedente, per il prevalere di fattori meteorologici negativi”.

I dati peggiori nei mesi in cui non ha piovuto

“Nei mesi di gennaio, febbraio e novembre le precipitazioni sono state addirittura inferiori ai valori minimi degli ultimi 15 anni. Questo ha creato situazioni particolarmente sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti e in diverse centraline è stato superato il numero dei 35 giorni, sebbene in misura variabile a seconda delle città. Non a caso i superamenti dei valori del Pm10 si sono concentrati soprattutto in questi mesi”. 

Detto questo, se si guarda al trend su base pluriennale, negli anni, dal 2005 al 2020, la qualità dell’aria in Regione Lombardia continua a migliorare: a Milano, per esempio, il numero dei giorni in cui si è superata la soglia massima di Pm10, è diminuito del 41%. 

“Non è accanendosi sul traffico auto che si risolve il problema inquinamento”

Dunque per l’assessore “non è accanendosi sul traffico che si risolve” il problema del troppo smog. “Voler considerare il solo traffico auto come il principale responsabile dell’inquinamento dell’aria – sottolinea – non ha evidenze scientifiche”. Per esempio, i giorni “29 e 30 marzo – aggiunge – quando si sono verificati livelli alti di Pm10, erano arrivate polveri dai deserti asiatici e si erano depositate qui”.  

L’analisi dell’Arpa mostra che “Non c’è una correlazione diretta e proporzionale tra andamento del traffico e della qualità dell’aria”. E’ la “dimostrazione che il traffico non è la principale causa dell’inquinamento”. 

Il problema dello smog è complesso 

Tutto questo conferma la complessità del tema della qualità dell’aria. “Talvolta risulta addirittura contraddittorio e necessita di un quadro di interventi che agiscano su una molteplicità di fattori. Dalla mobilità al riscaldamento domestico con i caminetti a legna, dalle limitazioni delle emissioni in agricoltura alla riduzione dei fattori che determinano la formazione di particolato secondario in atmosfera”.

AGI – “Stiamo assistendo allo sforzo massimo da parte di tutte le Regioni, che certamente deve continuare nel tempo. È una campagna epocale, non abbiamo esperienze su una campagna vaccinale da condurre su una quota così ampia di popolazione in un tempo breve. E’ una cosa nuova per tutti”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, dopo l’arrivo all’Iss della prima tranche di 47mila dosi del vaccino Moderna. 

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