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Ripartire dal giornalismo fatto dai professionisti per ricostruire l’opinione pubblica. Siamo agli albori di un nuovo umanesimo alimentato dall’informazione proprio oggi che lo spazio condiviso è frammentato, aggredito da pensieri populisti e fake news. Sono questi i concetti alla base di “Public Mind: costruzione dell’opinione pubblica nell’era dell’algoritmo”, il tema cui è dedicata l’edizione 2018 di “Nostalgia di Futuro”.

Lunedì 24 settembre a partire dalle 14 e 30 presso l’Aula De Sanctis dell’Università di Napoli Federico II al corso Umberto I, l’Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila daranno vita allo straordinario progetto per ricostruire una “mente pubblica”. Il titolo della manifestazione è ispirato a Public Mind di Bill Moyers, serie tv che esplora gli Usa degli anni ’90. Nostalgia di futuro apre di fatto il Prix Italia Rai, l’evento che da 70 anni riunisce tutti i broadcaster del mondo.

“Oggi l’opinione non è più pubblica, in quanto ognuno ha la propria, – ha spiegato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di TuttiMedia e Media Duemila – e i giornalisti devono capire che la stessa opinione si è estinta come un fiume non più alimentato”. Si tratta di un problema universale: viviamo in tempi di società complesse e iperconnesse, e per ricostruire la mente pubblica va affrontato un processo di intelligenza connettiva che fornisca nuove regole. A tutti i media è assegnato un ruolo in tale processo, ma il punto giusto da cui ripartire è il giornalismo fatto dai professionisti. Giornali e giornalisti sono difronte ad una sfida epocale: sono loro il nucleo da cui ripartire, contrariamente a quanto le apparenze mediatiche lascerebbero intendere.

“I giornalisti forse non hanno colto il pericolo che l’opinione pubblica consapevole si sarebbe estinta come un fiume non più alimentato – ha continuato de Kerckhove – perché aggredita da pensieri populisti fondati non più su ragioni pubbliche, ma su opinioni emotive di ciascuno. Queste irrompono, in maniera devastante, nella dimensione spaziale e filosofica dell’informazione come desideri di un popolo che spesso non esiste come comunità umana connessa su valori e principi condivisi.

Il giornalismo è centrale, in questo momento storico. La televisione, in passato, creava spazio e mente pubblica, oggi il medium dominante è lo smartphone. Con YouTube la gente ha preso possesso del media Tv e ciascuno, da ‘individuo sconnesso’, crea il suo pubblico. Viviamo in un momento di dissenso e divisione; è urgente studiare le fonti utili a recuperare il senso dello spazio condiviso”.

Gli interventi previsti

L’appuntamento con il seminario, valido anche per la formazione dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, è per il 24 settembre. Interverranno: Stefano Cuzzilla (presidente nazionale di Federmanager), Ottavio Lucarelli (presidente Ordine dei Giornalisti Campania), Gaetano Manfredi (Rettore Unina), Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg), Franco Siddi (presidente TuttiMedia). Dopo l’intervento del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, Derrick de Kerckhove sarà a tu per tu con Laura Bononcini (Facebook), Carlo Bordoni (Corriere della Sera), Claudio Brachino (VideoNews), Fabrizio Carotti (Fieg), Mario Cardoni (Federmanager), Massimo Di Felice (Università San Paolo – BR), Karina Laterza (Segretario Generale Prix Italia Rai), Raffaele Lorusso (Fnsi), Antonio Pescapè (Digita Academy), Silvio Siliprandi (Hoda). La premiazione si svolgerà infine con Valeria Fascione (assessore Startup – Innovazione e Internazionalizzazione Regione Campania), Luigi Bianco (Federmanager), Marina Ceravolo (Rai Pubblicità), Daniela D’Aloisi (Fub), Luigi Rocchi (Rai), Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/Media Duemila), Claudio Silvestri (Segretario SUGS) Carlo Verna (presidente del Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti).

Info e accrediti: redazione@mediaduemila.com – Sara Aquilani +39 064819145

"La scarsità delle risorse, che giustamente preoccupa i governi, non può certo toccare ambiti delicati come questo, perché i tagli devono riguardare gli sprechi, ma non va mai tagliata la solidarietà'!": a chiederlo è Papa Francesco nel discorso rivolto all'Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil).  Secondo il Papa, "il nostro mondo ha bisogno di un sussulto di umanità, che porti ad aprire gli occhi e vedere che chi ci sta davanti non è una merce, ma una persona e un fratello in umanità". E quelle a favore degli invalidi e mutilati del lavoro portate avanti da 75 anni con impegno e determinazione dall'Anmil, sono battaglie che "non riguardano solo chi è stato vittima del lavoro o svolga lavori pericolosi e usuranti, ma ogni cittadino, perché insieme alla cultura del lavoro e della sicurezza è in gioco la sostanza stessa della democrazia, che si fonda sul rispetto e la tutela della vita di ognuno".

Era il 20 settembre 1958, esattamente sessant’anni fa, quando entrava in vigore, dopo circa dieci anni di iter legislativo, la legge Merlin, che stabiliva la chiusura delle case di tolleranza e l’introduzione di tutta una serie di reati legati alla prostituzione, in particolare sfruttamento, induzione e favoreggiamento. A promuoverla, Lina Merlin, componente dell'Assemblea Costituente e prima donna a essere eletta al Senato. Fino ad allora la legge italiana prevedeva controlli sanitari periodici sulle prostitute, controlli che però da periodici diventavano quasi sempre saltuari, in più creavano una brutta atmosfera intorno a chi doveva eseguirli quei controlli, perché la licenza per la gestione dell’attività era assai preziosa.

Attenzione, la legge rendeva illegali le case chiuse ma non la prostituzione in sé, che restava del tutto legittima a patto che i rapporti avvenissero tra maggiorenni consenzienti. Da quel giorno in poi, comunque, il dibattito sulle case di tolleranza non si spense mai. Già ai tempi le proteste furono immediate e vibranti, Gaetano Pieraccini del Psi sosteneva che relegare nell'ombra il tutto poteva solo peggiorare la situazione e portare conseguenze disastrose per la salute pubblica, aumentando persino lo sfruttamento. E così, di fatto, fu.

Croce e Montanelli

Anche Benedetto Croce si espresse negativamente rispetto la chiusura delle case, che disse “eliminando le case chiuse non si distruggerebbe il male che rappresentano, ma si distruggerebbe il bene con il quale è contenuto, accerchiato e attenuato quel male”. Anche tra i compagni della Merlin c’era chi era contrario alla legge, come lo stesso Pietro Nenni, ma si acquietarono tutti quando la senatrice minacciò di rivelare i nomi di quelli tra di loro tenutari di un bordello.

Anche Indro Montanelli si schierò contro la legge e nel suo “Addio, Wanda!” scriveva: “In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia.”.

Periodicamente, durante questi 60 anni, tanti si sono detti convinti che proprio la legge Merlin si è rivelata una delle cause che ha generato l'emergenza prostituzione in Italia. Prostituzione che da quel 20 settembre 1958 è finita nelle mani delle mafie e che ha creato, le strade di ogni singola città italiana parlano chiaro, una vera emergenza umanitaria rispetto la miriade di ragazze straniere deportate nel nostro paese al solo scopo di essere vendute.

La politica negli anni ha provato, invano, a porre rimedio alla situazione. Mara Carfagna nel 2008, quando era Ministro delle pari opportunità, propose un disegno di legge proibizionista contro la prostituzione stradale, ma non arrivò mai all'iter parlamentare. Nel 2013 venne pubblicato sulla gazzetta ufficiale della Corte Suprema di Cassazione un quesito referendario per abolire la legge, molti sindaci promossero l’iniziativa nelle loro città, ma non vennero raggiunte le firme necessarie.

Progetti di legge recenti

Anche il Pd presentò un disegno di legge nel 2014, tramite la senatrice Spilabotte, che godeva di ampio consenso politicamente trasversale, ma non si concretizzò mai in norma di legge. Alcuni comuni decisero invece di concentrarsi sulla lotta alla prostituzione in strada, inasprendo le pene per chiunque fosse stato trovato in compagnia di una prostituta, con possibile arresto in caso di flagranza di reato, per intralcio al traffico e atti osceni in luogo pubblico; ma non si rivelò un’idea geniale, anzi fu giudicata proprio incostituzionale proprio in virtù della stessa legge Merlin, che prevede che “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.

Il cavillo sembrava averlo trovato il sindaco di Firenze Nardella che, rifacendosi al decreto Minniti-Orlando sull'immigrazione clandestina, ha emesso un'ordinanza sul divieto di chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento per strada, con pene dall'arresto fino a tre mesi e multe fino a 200 euro anche se il rapporto non si è consumato. Mentre a fare da contraltare diversi sindaci, tra i quali l’ex di Roma Ignazio Marino, che proponevano l’istituzione di quartieri a luci rosse in stile olandese; proposte tutte rimandate al mittente dai prefetti in quanto nessun comune può legiferare su temi etici, quei comuni quindi si sarebbero ritrovati, sempre secondo la legge Merlin, complici nel reato di favoreggiamento alla prostituzione.

Berlusconi e Salvini

Una fase fondamentale del dibattito emerse durante il processo (ancora in corso) “escort” dove è implicato anche l’ex premier Silvio Berlusconi. La corte barese ha ragionato a fondo sull’incostituzionalità della legge Merlin riguardo in particolare i reati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione, chiaramente nel caso di prostitute maggiorenni, consenzienti e non sfruttate, in relazione agli articoli 2 (diritti inviolabili, tra cui quello di disporre del proprio corpo) e 41 (libertà di iniziativa economica) della Costituzione. Ma la Corte Costituzionale, unico organo giudiziario col potere di abrogare parti di legge, non ne ha mai voluto sapere.

Ultimamente, nel calderone della lotta politica dove gli ideali sono diventati semplicemente merce per accaparrarsi consensi, a riportare in auge il dibattito è stato Matteo Salvini, che quando non ancora Ministro ma solo in odore di campagna elettorale, si era espresso inequivocabilmente sulla faccenda: “Regolamentare e tassare la prostituzione come nei Paesi civili, riaprendo le case chiuse. Ne sono sempre più convinto”. Ai tempi, eravamo a gennaio 2018, Fabrizia Giuliani, deputata del Pd, replicò decisa: “Sull’idea delle case chiuse Salvini se ne faccia una ragione: il nostro Paese, per fortuna, non tornerà mai indietro. Noi non consentiremo mai politiche che farebbero felici i trafficanti di esseri umani. Le donne della Lega si ribellino, anche perché l’Europa, forse Salvini non lo sa, sta andando in senso opposto”.

E Salvini ci è tornato su giorni fa:  "Abbiamo raccolto migliaia di firme per provare a fare un referendum – ha spiegato il vice premier leghista  a I Lunatici su Radiodue Rai – Ora combatto tra antidroga, antimafia e altro, ma ritengo che riconoscere che quello è un mestiere, togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento, sarebbe opera di civiltà". "Se si sceglie liberamente di prostituirsi non sta a me dare giudizi morali – ha continuato -. Ovviamente lo sfruttamento e la violenza sono un altro paio di maniche". Salvini vorrebbe una legge nuova per superare la Merlin.

Così in Europa

Ecco, ma in che direzione sta andando l’Europa? Il paese che sul tema può fare scuola ovviamente è l’Olanda che da sempre si è dimostrata non solo tollerante ma decisamente pragmatica rispetto la questione. Fu addirittura Napoleone a regolamentare la prostituzione agli inizi del XIX secolo nel tentativo di limitare il contagio di malattie veneree tra i suoi soldati, così obbligò le prostitute alla registrazione e a sostenere controlli medici periodici. Oggi la prostituzione è considerata una professione a tutti gli effetti: le prostitute hanno accesso alla previdenza sociale, possono riunirsi in sindacati, devono pagare le tasse e sono totalmente regolarizzate dal punto di vista legale al pari di qualsiasi altro lavoratore.

Nel paese esistono una decina di Red Light Districts, dove le donne in ambienti puliti e controllati, sono libere di mettersi letteralmente in vetrina per attirare i clienti. Chiaramente ogni paese è condizionato dalla propria storia, è tanto evidente da un lato in Olanda quanto dall’altro in un paese come l’Italia, negarlo sarebbe ipocrita. Ma è anche vero che dappertutto si sta facendo il possibile per affrontare la situazione nella maniera più intelligente possibile.

In Germania per esempio la prostituzione è legale e si fanno notevoli passi avanti per la regolamentazione giuridica delle prostitute. Più in generale effettuare prestazioni sessuali a pagamento è legale nella maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale, meno in quella orientale (dove però affrontano giornalmente il problema dell’esportazione di donne per la prostituzione); chi paga per prestazioni sessuali agisce nella legalità praticamente ovunque tranne che, ultimamente, in Svezia, Norvegia e Islanda; al contrario l’adescamento invece è illegale in quasi tutti i paesi, specie in quelli dove è già stata varata la legalizzazione della professione, in altri esistono quelle che potremmo chiamare “zone di tolleranza”, dove Stato e Polizia con un occhio controllano e l’altro lo tengono chiuso; sfruttamento, favoreggiamento, reclutamento o induzione sono considerati illegali in tutta Europa, così come la prostituzione minorile.

 I giudici della quarta sezione della Corte d'Appello di Milano hanno aumentato la condanna a 7 anni e 6 mesi nei confronti dell'ex governatore lombardo Roberto Formigoni, al quale in primo grado erano stati inflitti 6 anni. Formigoni è accusato di corruzione nell'ambito della vicenda dei presunti 'fondi neri' nella fondazione Maugeri.

Coca-Cola sta per lanciare una nuova bibita a base di cannabis. L’indiscrezione è stata fatta trapelare attraverso Bloomberg, con le parole di un portavoce dell’azienda di Atlanta, Kent Landers: “Stiamo osservando da vicino l’evoluzione e lo sviluppo del CBD (cannabidiolo, componente della cannabis sativa, ndr) come ingrediente per bevande che possano portare benessere. È un processo che sta evolvendo con grande rapidità“.

Nel mondo, del resto, aumentano i Paesi che legalizzano l’uso ricreativo della marijuana, come il Sudafrica o il Canada, che ratificherà il tutto il prossimo 17 ottobre. Per alcuni analisti è proprio in previsione di questa apertura che Coca-Cola ha deciso di accelerare dialogando con realtà come Aurora Cannabis, una delle più importanti aziende del settore di tutta l’America del Nord.

La scelta di puntare sul mercato della cannabis legale sarebbe, del resto, solo l’ultimo tassello di un percorso imprenditoriale che Coca-Cola ha iniziato da diverso tempo. Solo qualche settimana fa, ad esempio, ha ufficializzato l’acquisizione di Costa Coffee, la seconda catena di caffetterie al mondo dopo Starbucks. Oltre alle bollicine c’è molto di più.

I casi simili

Per Bloomberg si tratterebbe dello stesso processo che ha coinvolto Constellation Brands, importatore negli Usa del marchio Corona, che ha investito 4 miliardi di dollari in Canopy Growth, altra realtà che produce marijuana e vende prodotti da essa derivati. Sono in pochi, del resto, quelli che hanno deciso di rimanere a guardare. Diageo, uno dei produttori della Guinness, starebbe intavolando diversi discorsi con alcune aziende che si occupano di marijuana legala in Canada mentre Lagunitas, partner di Heineken NV, sta lanciando un nuovo marchio di bibite analcoliche contenenti THC, uno de principi attivi contenuti nella pianta.

L’aragosta e la marijuana

Nello stato del Maine, invece, la marijuana verrebbe usata per far soffrire meno le aragoste destinate ad arrivare nei piatti dei clienti. Uno dei ristoranti più noti, il Charlotte’s Legendary Lobster Pound, vorrebbe utilizzare il fumo prodotto da queste piante per stordire gli animali e rendere meno dolorosa la loro fine. Gli esperimenti condotti su un esemplare chiamato Roscoe hanno già fornito i primi risultati: l’aragosta è risultata essere molto meno aggressiva nei confronti degli altri esemplari evitando lotte e sofferenze. Dal ristorante garantiscono che la tecnica utilizzata elimina, per quanto possibile, qualunque tipo di effetto per cui chi poi la consumerà non introdurrà nel corpo alcuna sostanza.

La crema idratante

I settori dove utilizzare la marijuana legale sono tantissimi. In questi giorni, Sephora e Origins stanno lanciando una maschera di bellezza che arriverà nei negozi della multinazionale il 5 ottobre. Il prodotto si chiamerà “Hello, Calm” e al suo interno conterrà olio di semi di cannabis sativa. L’obiettivo finale è quello di calmare e pacificare l’umore, rilassando i sensi di chi la userà. Secondo Quartz non si tratta del primo trattamento di bellezza che contiene questo tipo di ingrediente ma, a differenza dei concorrenti, sarebbe il primo ad essere lanciato con una strategia così dirompente e con l’obiettivo di svecchiare il marchio strizzando l’occhio alle generazioni più giovani.

"Mi limiterò a rimandare il comunicato di qualche giorno fa, per smentire qualsiasi equiparazione tra immigrati e schiavi". Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, risponde così all'Unione africana che si era sentita offesa dalle dichiarazioni dei giorni scorsi. "C'è qualcuno in Europa che li usa davvero come schiavi – sottolinea Salvini – ma io volevo difendere i profughi e che l'immigrazione di massa equivale a importare nuovi schiavi. Non ho niente di cui scusarmi, qualcuno non è stato in grado di leggere o di ascoltare quello che c'era da leggere e ascoltare. Mi resta il dubbio che a questo organismo sia arrivata una traduzione in francese non corretta".

Non le chiamano raccattapalle ma “ball girls” e in queste ore sui social è polemica sul loro utilizzo a bordo campo nella prima casalinga del nuovo Vicenza Calcio del patron di Diesel Renzo Rosso. Spalle alle tribune, le ragazzine dell’Athena Volley, società pallavolistica vicentina, anche questa di proprietà di Rosso, sono state scelte per rimpiazzare i tradizionali allievi della primavera. Una scelta che ha fatto molto discutere, e che sta continuando ad accendere polemiche. (La Gazzetta dello Sport)

 

Vestite in short e canottiera verde targata Diesel, le polemiche sono nate dal loro vestito piuttosto succinto. Forse troppo per delle ragazzine minorenni. La società ha provato a spiegare in queste ore che la novità è stata introdotta per unire i vari sport della provincia, sottolineando che i vestiti delle ragazze cambieranno in base alle stagioni (Foxsports.it)

Del risultato della partita si parla poco (è la serie C e il Vicenza ha pareggiato a reti inviolate con la Giana Erminio), ma delle ragazzine si parla tantissimo. Anche perché i commenti sui social vanno dallo scandalizzato a quelli che ne apprezzano apertamente la seminudità, dimenticando la giovane età delle ragazzine.

Intanto la polemica si sposta sul campo politico. Il consigliere d'opposizione Sandro Pupillo, eletto con una lista civica, rilancia il post di un concittadino che aveva scritto: 

"l'immagine della donna promossa a Vicenza, anno Domini 2018.

si parla tanto di femminicidio, di sessismo, di lotte e battaglie per le pari opportunità.
si parla tanto del ruolo della donna nella società occidentale e cattolica, come modello positivo da contrapporre alle altre società del sud del mondo.
si parla tanto, troppo, e forse inutilmente, se poi il risultato è questo:

minorenni col culo fuori piazzate sotto una curva di tifosi, e più in generale all'interno di tutto lo stadio, luoghi certamente non famosi per il rispetto, l'educazione e l'amore per il prossimo.

VERGOGNA TOTALE per chi ha solo pensato una schifezza simile.

(foto che gira in rete, e che spiega alla perfezione, senza dover nulla aggiungere, lo schifo della cosa)"

"Il governo non ritiene che una candidatura fatta cosi come è stata formulata possa avere ulteriore corso, quindi, la proposta non ha il sostegno del governo ed e' morta qui". Lo ha detto il sottosegretario Giorgetti in commissione Istruzione al Senato a proposito della candidatura di Cortina, Milano e Torino alle Olimpiadi 2026. 

Dramma nel carcere romano di Rebibbia: una detenuta ha lanciato dalle scale della sezione 'nido' della struttura penitenziaria i suoi due figli. Il più piccolo è morto, mentre l'altro, di due anni, è stato trasportato in 'codice rosso all'ospedale Bambino Gesù.

Il Corriere lo ha definito subito “l’uomo più potente d’Italia”. È andato ad intervistarlo a Taurianova, nella piana di Gioia Tauro, per ascoltare come ha fatto con il suo “sputtaniamotutti”, a diventare uno dei nodi più corposi della rete di pagine Facebook di contenuto politico. Pagine non ufficiali, capaci di generare un traffico e una viralità sui social pari, se non superiore, a quella dei media tradizionali.

Chi è e cosa fa Francesco Gangemi

Lui si chiama Francesco Gangemi, ha 52 anni, è un muratore disoccupato dal 2011, un diploma da geometra che ha dichiarato essersi comprato in Puglia e vive con la pensione della madre. Negli anni ha creato diverse pagine su Facebook dove condivide solo meme, foto a cui vengono sovrapposti testi semplici, pensati per fare indignare, arrabbiare, generare viralità. Meme, nell'etimo, è la condivisione di un contenuto in rete per 'imitazione'. Un esempio? Quando Salvini ha pubblicato il video in cui diceva ai suoi fan di essere indagato, Sputtaniamotutti (.com, .it, ora tutti offline ma su Google è facile trovare tutti i contenuti pubblicati nella sezione foto) ha preso uno screenshot e ci ha scritto sopra: “Salvini indagato. Pensano di tornare al potere con il partito della magistratura. Non hanno capito un c…zzo”. Decine di migliaia di condivisioni. O ancora, in riferimento al crollo del ponte di Genova: “Non c’è traccia della parola ‘Benetton’ nelle prime pagine dei giornalini. Aiutiamoli a farla comparire”. Altre decine di migliaia di condivisioni. E su una foto di Putin: “Grande Putin. Con quest’uomo si scherza poco. In Russia non si costruiscono moschee se vuoi la legge islamica torni nel tuo paese. Qui comandiamo noi”. Stesso risultato, come sempre. Ora le sue pagine sono state oscurate, ma sembrano rinascere, in altre forme, sempre sui social. 

Il sito e le pagine create da Gangemi sono state spesso oggetto di smentite da parte dei cacciatori di bufale online. Sia la notizia dei Benetton che quella di Putin, ad esempio, sono state smascherate in quanto bufale.   

Un non militante che così guadagna soldi 

Ma è servito a poco. La verità che piace sentirsi dire è quella che oggi va per la maggiore sui social, con buona pace del giornalismo e dell’etica professionale. “Negli ultimi dieci mesi su Facebook il volume e la capacità di penetrazione del sistema di comunicazione politica che va sotto la definizione di «unofficial» è raddoppiato”, scrive il Corriere “Quasi tutti i post «unofficial» contengono gli stessi ingredienti di quelli di Gangemi: una foto e una scritta breve e grossa che spesso esprime solo derisione o indignazione”. Dati che vengono dall’analisi di Alessio De Giorgi di Osservatoriofacebook.com.

Ma perché Gangemi ha deciso di dedicare tutto il suo tempo a questo? Per soldi, come spessissimo abbiamo appreso quando sono stati individuati i creatori di questo tipo di contenuti. “Non è militanza per Gangemi. È sopravvivenza”, scrive il quotidiano di via Solferino. “Un click vale in media dieci centesimi. Da Facebook riesce a spostare molti lettori sul sito che si è costruito con WordPress”, la piattaforma che consente di creare siti in pochi click, “e lì ospita le strisce di pubblicità che gli manda AdSense, il servizio pubblicitario di Google”. Tutto per seicento euro al mese, che possono sembrare pochi, ma a Taurianova sono qualcosa e permettono di vivere, oltre alla pensione dei genitori magari.

La ricetta di viralità, e un 'avviso' al governo

Gangemi, che dichiara di non riconoscere lo Stato italiano, e di non votare, ha anche raffinato col tempo la sua tecnica comunicativa. Al Corriere ha spiegato la sua ricetta personale: “Meno scrivi e più cammini. L’algoritmo di Facebook, quello che fa viaggiare i contenuti, è ignoto e anche abbastanza ignorante”. Ignoranza che è bastata a fare di questi network una delle fonti di informazione preferite, dati alla mano, dagli italiani, che funzionano bene perché sono forti, immediati, danno una notizia carica di opinione che il nostro cervello ci mette poco ad elaborare. Nessuno sa quanto determinino la formazione dell’opinione pubblica, nota giustamente il Corriere. Ma sono virali.

Con buona onestà intellettuale ha ammesso Gangemi: “Se faccio un post a favore di Matteo Renzi al massimo ottengo un click, se scrivo contro gli immigrati viaggio molto di più. Siamo battelli a vela, cerchiamo di capire dove va il vento”. E adesso il vento dove va? “L’altro giorno ho scritto sul governo: basta parole, ora i fatti. Ho notato che hanno condiviso in tremila. Riproverò”. Governo avvisato.

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