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AGI –  Il giornalista Vittorio Feltri andrà a processo, con rito abbreviato, davanti al gup di Roma Claudio Carini, il prossimo 24 settembre con l’accusa di istigazione all’odio razziale. A Feltri sono contestati una serie di articoli e interventi televisivi, fatti tra il 2017 e il 2020, contro i meridionali. A querelare Feltri è stato un ex senatore, Saverio De Bonis, fino al 2022 in parlamento con il gruppo misto.

AGI – La Giunta regionale ha approvato la proroga, su proposta del presidente Francesco Rocca, delle prestazioni aggiuntive per i medici della disciplina d’Emergenza e Urgenza operanti nei pronto soccorso degli ospedali del Lazio. Il provvedimento, attuato già nel 2023 e valido per il 2024, ha una dotazione finanziaria di 9 milioni di euro ed é il frutto di un accordo tra la Direzione Salute e Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, diretta dal direttore Andrea Urbani, e le organizzazioni sindacali del comparto sanitario. L’accordo individua una serie di azioni volte a garantire la copertura dei turni e l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza nelle strutture di pronto soccorso e dipartimento d’emergenza e accettazione del Lazio.

Inoltre, la Regione Lazio e le organizzazioni sindacali riconoscono i risultati raggiunti lo scorso anno dall’incentivazione a favore della dirigenza sanitaria con un miglioramento del livello di assistenza erogato, ponendo un argine al fenomeno delle dimissioni volontarie dai servizi di emergenza-urgenza e assicurando la presenza del necessario personale nei pronto soccorso degli ospedali, la sicurezza dei lavoratori e la loro crescita professionale. 

 

 Entrando nel dettaglio, la misura prevede un tariffario di incentivi per i medici di pronto soccorso, che hanno ricevuto in busta paga, a partire da maggio 2023, cento euro in più ogni ora di lavoro. In particolare, il compenso aggiuntivo parte dai 340 euro per 65 ore mensili, di cui almeno un turno notturno e/o festivo, per arrivare fino a 1.040 euro per 150 ore, comprensive di 5 turni notturni e/o festivi. 

“Un altro passo importante per migliorare la qualità del nostro Servizio sanitario. Abbiamo approvato in Giunta la proroga per il 2024 delle misure a favore dei medici dei nostri pronto soccorso, stanziando 9 milioni di euro. Il Servizio sanitario regionale deve garantire la dignità ai pazienti, e agli operatori impegnati a tutela della salute di tutti. É una misura che nasce da un accordo con le parti sociali e che migliorerà la continuità assistenziale, la crescita professionale dei medici e la qualità delle cure per i cittadini del Lazio”, ha dichiarato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio. 

 

 “Il rinnovo dell’accordo con i sindacati sugli incentivi per le prestazioni aggiuntive per i medici dell’emergenza-urgenza é il segno che stiamo andando nella giusta direzione per il rilancio della sanità laziale. La Giunta Rocca sta lavorando per riconoscere il grande lavoro che viene svolto, spesso in condizioni non semplici, dai medici di Pronto soccorso e per fermare la crisi di vocazione che sta colpendo questo settore. Siamo al fianco di medici e operatori sanitari che con sacrificio e abnegazione danno il massimo per garantire cure e assistenza ai cittadini”. Così Luisa Regimenti, assessore al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia locale, agli Enti locali e all’Università.
“La sanità del Lazio, purtroppo, sconta problemi che affondano le loro radici molto indietro nel tempo. I frutti del lavoro della Giunta sono già visibili, perché i sindacati hanno riconosciuto la crescita professionale e il miglioramento del livello di assistenza. Continueremo a lavorare per offrire quelle risposte che i cittadini attendono da tempo”, conclude l’assessore Regimenti. 

AGI – Avevano 16 e 17 anni quando rimasero ferite nello scoppio della bomba in piazza della Loggia, snodo cruciale nella stagione delle stragi. Solo oggi, all’apertura del 17esimo processo in una storia giudiziaria che sembra non avere fine, si è saputo che per la prima volta chiederanno di essere parti civili. Francesca Inverardi e Beatrice Capra, di un anno più grande, saranno tra le decine di persone che daranno anche un contributo come testimoni nel ricordo di quel giorno nel processo a Roberto Zorzi, imputato con l’accusa di essere stato uno degli esecutori dell’attentato. E, se dovesse essere condannato, potranno vedersi risarcire i danni come le altre 21 parti civili, tra enti (anche Comune e sindacati) e persone. “Per tanti anni Inverardi non se l’è sentita, era molto giovane all’epoca, forse era spaventata anche dalla matrice politica ed è sempre stata ai margini della vicenda processuale – spiega l’avvocato Davide Meraviglia -. Ho insistito molto anche perchè lei venisse inserita nella lista dei testimoni oltre che essere parte civile. Racconterebbe la sua versione che non sposterebbe nulla a livello probatorio ma sarebbe significativa”. 

Sentita a verbale dal pubblico ministero Di Martino nell’inchiesta che ha portato alla condanna definitiva di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, entrambi esponenti degli ambienti eversivi di estrema destra, Inverardi raccontò di avere riportato “una paresi facciale che si è prolungata lungo il braccio e la gamba e solo dopo un anno riuscii a bere un bicchiere d’acqua decentemente”. “Le è rimasto qualche postumo?” chiese il magistrato. E lei: “Le lesioni più brutte sono quelle rimaste dentro”. Beatrice Capra era una studentessa che scelse di participare alla manifestazione organizzata dai sindacati. “Gli studenti avevano aderito allo sciopero – mise a verbale anni fa – e io partecipai con interesse e con decisione. Ricordo la pioggia e poi il botto, una cosa spaventosa”. 

 

Manca il personale giudiziario, l’udienza rinviata al 18 giugno 

 

Il diciassettesimo processo per la strage di piazza della Loggia parte con la promessa che si concluderà entro il 2025 nonostante le carenze del personale giudiziario. A farla è stato Roberto Spanò, il presidente della Corte d’Assise di Brescia chiamata a giudicare Roberto Zorzi, accusato di avere messo, insieme a Marco Toffaloni, alla sbarra davanti al Tribunale dei Minori, la bomba che provocò la morte di otto persone e ne feri’ oltre un centinaio. Assente come previsto l’imputato, che risiede negli Stati Uniti da molti anni dove ha un allevamento di doberman. L’udienza è stata rinviata al 18 giugno proprio per il ‘buco’ in organico che dovrebbe essere sanato nei prossimi mesi con da forze fresche in arrivo. “La gestione di questo processo richiede un impegno straordinario. Le risorse dovranno essere in carne e ossa e, se arriveranno, il processo si concluderà entro il 2025, alla scadenza del mio mandato – ha spiegato Spanò in aula -. Se necessario, faremo tre udienze al mese e, se non dovessimo riuscire a chiudere entro il 2025, prometto che mi farò applicare per portare a termine questo processo”.

Spanò ha aggiunto che la sua idea è di ascoltare all’inizio i testi che saranno indicati come essenziali dalle difese e poi, in base all’evolversi del dibattimento, decidere di volta in volta chi chiamare. Le liste testi comprendono circa 150 nomi. Il pm Silvio Bonfigli, affiancato per l’occasione dal procuratore capo Francesco Prete che ha voluto dare un ‘segno’ di presenza vista l’importanza dell’indagine, ha annunciato che la sua intenzione è far deporre per primi i testimoni in grado di ricostruire “il contesto” in cui sarebbe maturata la responsabilità dell’allora giovane ordinovista veronese, soprannominato ‘Il Marcantonio’. Il 7 marzo è fissato l’inizio del processo a Toffaloni che però è rischio di tornare ‘indietro’ perchè la gup si è ‘dimenticata’ di ascoltare le parti prima della decisione. 

 AGI – È ancora allarme per il maltempo che da ieri investe il nord del Paese, con livelli di allerta meteo che vanno dal giallo in Piemonte, Lombardia e Toscana all’arancione in Emilia-Romagna fino al rosso su parte del Veneto. In quest’ultima regione si registra la situazione più critica. Particolarmente colpito è il Vicentino. Il sindaco del capoluogo, Giacomo Possamai, ha tracciato un primo bilancio sul maltempo che si è abbattuto sulla città, al termine della riunione operativa iniziata alle 5 di questa mattina.

 

“La situazione continua a essere molto critica. Il centro operativo comunale – ha spiegato – è stato riunito tutta la notte e da poco è finita la riunione plenaria. Ci sono varie segnalazioni di allagamenti in città, soprattutto di cantine, ci sono tante strade chiuse”. L’invito alla cittadinanza è a essere prudenti: “La richiesta è quella di non muoversi salvo particolari necessità per consentire libertà di movimento ai mezzi della protezione civile. Il fiume Retrone continua a far paura, petche il suo livello è salito anche se di poco nelle ultime ore. Sul Bacchiglione è stato già aperto un bacino di laminazione quindi già nelle prossime ore si dovrebbero vedere i primi effetti”. I bacini di laminazione di Caldogno, aperto nella notte, e dell’Orolo, attivo da ieri, hanno raccolto complessivamente 1 milione e 600 mila metri cubi d’acqua che si sarebbero riversati in gran parte su Vicenza.

 

Malgrado questa determinante azione che sta contenendo la piena del Bacchiglione, in città l’allarme resta molto elevato soprattutto per gli allagamenti prodotti dal Retrone, dalla Dioma, dai fossati della rete secondaria e dalle condotte della rete meteorica in grande sofferenza. Sono stati 60 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco in Veneto. Le squadre sono state impegnate soprattutto nelle province di Padova, Vicenza e Verona per alberi abbattuti, danni d’acqua, prosciugamenti e cedimenti del terreno. Sono stati 24 gli interventi in provincia di Padova, 16 a Verona, 10 nel Vicentino.

Problemi si registrano ancora sulla linea ferroviaria Milano-Venezia. La circolazione resta sospesa tra Vicenza e Padova per condizioni meteo critiche che stanno provocando il rischio di esondazione di alcuni fiumi ha comunicato Trenitalia. Sono al lavoro i tecnici e la Protezione Civile per consentire la regolare ripresa della circolazione ferroviaria. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha annullato gli impegni della mattina di oggi per seguire le evoluzioni legate all’ondata di maltempo che da alcuni giorni sta colpendo la regione. Nella sede regionale della Protezione Civile a Marghera (Venezia) alle ore 12 terrà un punto stampa con l’assessore Gianpaolo Bottacin.

 

L’ondata di maltempo sta flagellando anche il Biellese. Questa mattina è stata chiusa al traffico la strada provinciale Settimo Vittone al confine con il Canavese, per l’ennesima frana avvenuta nel corso della notte, dopo che già ieri si erano verificati smottamenti e cadute di pietre sulla sede stradale. La viabilità è deviata alla frazione di San Lorenzo di Mongrando. Numerosi sono stati gli interventi dei Vigili del Fuoco nel corso della notte appena trascorsa. Diversi, infatti, gli alberi crollati sull’asfalto sotto il peso delle intense precipitazioni di queste ore. Colpiti i comuni di Valdilana, Cossato e Biella.

Sempre a causa del maltempo e del conseguente allarme lanciato dal Sistema di allertamento nazionale per la previsione di possibili fenomeni franosi indotti da piogge lungo l’infrastruttura ferroviaria, è chiusa da ieri sera la linea Faentina tra Faenza e Marradi, a lungo interrotta dopo l’alluvione di maggio. Proseguono i disagi legati al maltempo anche Toscana. In provincia di Lucca ieri sera un vasto movimento franoso ha infatti interessato la frazione di Tereglio, nel comune di Coreglia Antelminelli, in Garfagnana. La frana ha coinvolto un muro di recinzione di un’abitazione e si è reso necessario l’intervento di una squadra dei vigili del fuoco di Castelnuovo Garfagnana. Verificato che la frana era ancora in movimento, il personale del Comune di Coreglia Antelminelli ha dato attuazione a una ordinanza di sgombero per le quattro persone che abitano nell’edificio fino a più accurate verifiche da effettuarsi nella giornata di oggi. Il personale dei vigili del fuoco si è occupato anche di recuperare i beni necessari ai residenti. In Toscana, comunque, i livelli dei bacini sono in diminuzione: nonostante le precipitazioni intense localmente oltre i 150mm, “non ci sono stati problemi sui fiumi”. Lo rende noto sui social il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

 

Il colmo di piena dell’Arno è già transitato a Firenze, Empoli e Pontedera. In transito attualmente a Pisa a 1100 metri cubi al secondo senza alcuna criticità. Per l’importante quantità di acqua caduta e la saturazione del terreno, ci sono stati alcuni movimenti franosi nelle province di Massa Carrara, Pistoia, Lucca e Prato, molti già risolti e alcuni in via di risoluzione grazie al sistema di Protezione Civile della Toscana, personale dei Comuni e Vigili del Fuoco. Le ultime previsioni meteo indicano che la perturbazione sta per spostarsi verso Sud, dove sono previste piogge e un abbassamento delle temperature. Per oggi la Protezione Civile della Campania ha emanato un’allerta meteo gialla per precipitazioni che potrebbero essere intense.

Allerta gialla nel Lazio da oggi pomeriggio

L’Agenzia Regionale di Protezione civile del Lazio ha emesso un’allerta gialla con validità dal pomeriggio di oggi, 28 febbraio, e per le successive 18-24 ore. Si prevedono sul Lazio precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o breve temporale. 

AGI – Fabrizio Corona è stato condannato a una sanzione di 1.500 euro per la diffamazione commessa nei confronti di Marcelo Brozovic e Wanda Nara. Lo ha deciso il Tribunale di Milano che ha riconosciuto nei confronti delle due parti civili un provvisionale di risarcimento di 5mila e 7mila e 500 euro.

 

 

La vicenda riguarda un articolo comparso nel febbraio 2019 sulla rivista on line “The King Corona Magazine” su un falso flirt tra Wanda Nara e il calciatore croato, all’epoca all’Inter e quindi compagno di squadra di Mauro Icardi, a sua volta marito della show girl argentina. “Siamo soddisfatti ed è una sentenza giusta”, ha commentato l’avvocato Danilo Buongiorno, che assiste Brozovic approdato dallo scorso luglio all’Al-Nassr, club del campionato saudita.

 

 

“Non ho mai avuto una relazione con Brozovic. Nell’articolo si parla di chiamate e di messaggi con Brozovic, ma io non ho mai avuto il suo numero e non era neanche una persona che frequentavamo nella squadra. Non ho capito da dove sia nata questa storia”, aveva detto la 37enne argentina, assistita dal legale Giuseppe Di Carlo, nella sua deposizione in aula in una precedente udienza.

 

AGI – Una visita programmata, dopo l’udienza generale. Papa Francesco si è recato questa mattina all’ospedale Gemelli dell’Isola Tiberina per un controllo. Il Vaticano non ha fornito dettagli sulle motivazioni della visita e dopo circa un’ora, il pontefice ha lascito la struttura per tornare in Vaticano. È arrivato in ospedale a bordo della Fiat 500 con i vetri oscurati e ha attraversato l’ingresso del Perugino. In mattinata all’udienza generale era arrivato in carrozzina nell’Aula Paolo IV. 

“Ancora sono un po’ raffreddato per questo ho chiesto a monsignor Ciampanelli di leggere la catechesi di oggi. Grazie”. Così Francesco a inizio Udienza Generale. Monsignor Filippo Ciampanelli ha letto anche il discorso che il Pontefice aveva preparato per l’udienza ai membri del sinodo dei vescovi della chiesa patriarcale di Cilicia degli Armeni, che si è svolta prima dell’udienza generale. Continuando il ciclo di catechesi su ‘I vizi e le virtù”, il Pontefice incentra la sua riflessione sul tema “L’invidia e la vanagloria”. Quella di oggi è stata la prima apparizione pubblica di Francesco, a eccezione dell’Angelus, dopo i lievi sintomi influenzali che lo hanno colpito e costretto ad annullare tutti i suoi impegni. 

AGI – “Io ho sempre raccontato la mia vita, non so se può aver dato fastidio a qualcuno. Ho sempre raccontato il bello e il cattivo tempo e non credo che l’esegesi di quello che racconto attraverso i social sia che la fama, il successo e i soldi siano splendidi. Anzi credo di essere testimone del fatto che denaro e fama, soprattutto denaro, risolvono un problema, ma non tutti. So che sembra retorico, ma è cosi'”. Parola di Fedez, che oggi al Circolo dei lettori di Torino, ha risposto alle domande degli studenti torinesi in occasione di un incontro sulla salute mentale, organizzato dall’associazione Acmos. Cappotto e cappellino neri, Fedez ha raccontato ai 350 ragazzi presenti la sua esperienza con la malattia, evitando di rispondere ai giornalisti all’entrata e all’uscita della sala.

 

“Mi è venuto da esternare la mia esperienza con la malattia non immediatamente – ha spiegato – palesare al pubblico soprattutto quando si è una figura esposta pubblicamente, anche solo di prendere psicofarmaci, è ancora visto come uno stigma, io stesso credo di essere vittima dello stigma, perchè quando nell’ambiente televisivo e discografico gira voce che un artista o conduttore fa uso di psicofarmaci si tende a vederlo come una cosa respingente”. “Di primo acchito – ha detto – non mi è venuto da raccontarlo. Poi ho avuto due emorragie interne e un principio ischemico allo stomaco, ho rischiato di morire, ho perso metà del sangue che avevo in corpo e mentre ero nel letto dell’ospedale mi sono detto ‘che cosa me ne frega’”.

 

“Non sono qui per parlare in quanto esperto di psichiatrica o psicologia – ha proseguito – ma credo che confrontarsi e palesare le proprie esperienze possa essere utile per gli altri. Ci sono dati preoccupanti, nella generazione Z la prima causa di morte è il suicidio, i medicinali più prescritti sono antidepressivi e ansiolitici. E’ importante parlarne, più se ne parla meglio”. Alla domanda di un ragazzo su chi o cosa lo abbia aiutato a trovare conforto nella malattia, Fedez ha risposto: “Non credo di aver ancora metabolizzato la cosa. E’ un processo continuo. Nell’immediato ricordo di aver fatto un solo pensiero, che credo di aver superato, la paura della morte. La cosa che mi metteva più ansia ma mi dava anche la spinta di mantenere un minimo di dignità e compostezza era che i miei figli non si sarebbero più ricordati di me se io fossi morto. Mia figlia ha festeggiato il compleanno mentre mi hanno operato. Erano troppo piccoli per potersi ricordare di me. Questo mi faceva più paura della morte, era il motore per dire ‘Federico non morire adessao'”. 

 

Poi è una studentessa a domandare se dopo la depressione il rapper sia cambiato. “Si – ha risposto – ho avuto la depressione farmaco resistente, talmente acuta che è resistente ai farmaci. E’ ovvio che ti cambia, è difficile riuscire a capire che c’è sempre luce in fondo al tunnel e non può piovere per sempre. Ma nel momento in cui sei li’ è molto difficile comprendere che tutto passa. Motivo per il quale non è una cosa che puoi affrontare da solo. Non credete a chi vi fa discorsi motivazionali e vi dice che la depressione non esiste ed è condizione mentale o dice di lavorare su se stessi. Non è cosi’, quando hai la depressione hai bisogno di aiuto. Probabilmente se il dottore te lo dice hai anche bisogno di farmaci. Il consiglio che vi do se doveste prendere farmaci è di non abbandonate la terapia, errore che ho fatto io e poi ero una macchina allo sbando”. I momenti più difficili?

 

“Il momento più difficile è quando il pensiero di morire ti dà più sollievo rispetto a quello di svegliarti il giorno dopo. Per uscirne serve tantissimo lavoro, farsi aiutare e chiedere aiuto”. Quanto alle persone care che possono essere d’aiuto, il rapper ha detto: “Non è sempre detto”. “Prendete con le pinze quel che dico – ha detto ai ragazzi – ho solo la terza media e non ho alcun tipo di competenza. Dopo sette anni di terapia ho capito che sono e siete i traumi che ti danno i genitori in maniera inconsapevole. Fare i genitori è la cosa più complicata del mondo. Ti lasceranno dei traumi, tu lascerai dei traumi come genitore perchè non esiste un manuale per farlo. Motivo per il quale ha senso parlare con persone care, ma parlare con delle persone esperte a volte è meglio”.

AGI –  Un ragazzo di 17 anni di origini egiziane è morto dopo essere stato travolto da un treno nella stazione di Felizzano, nell’Alessandrino. È accaduto alle 7,15 di questa mattina sul tratto ferroviario Felizzano-Solero. Da quanto è emerso, il giovane era arrivato a dicembre ad Alessandria come minore non accompagnato ed era stato affidato a una famiglia dopo un breve periodo in una comunità per minori.

 

Il 17enne avrebbe attraversato di corsa i binari per prendere il treno per Asti, dove andava a scuola, ma non si è accorto che stava sopraggiungendo un altro convoglio della linea Torino-Genova proveniente dal capoluogo piemontese che lo ha investito.
Sul posto è intervenuta la Polizia ferroviaria per ricostruire l’accaduto, oltre agli agenti della Polizia Scientifica, al personale del 118 e ai volontari della Protezione Civile che hanno aiutato nell’evacuazione del treno.

 

La circolazione ferroviaria sulla linea Torino-Alessandria si è fortemente rallentata tra Felizzano e Solero in direzione Torino ed è stata sospesa per ore in direzione Genova per permettere i rilievi dell’autorità giudiziaria. I treni Intercity e Regionali hanno subito ritardi fino a due ore e in alcuni casi cancellazioni e limitazioni di percorso. Corse alternative con bus sono state istituite tra Alessandria e Asti per i treni Regionali. 

AGI –  Tre imprenditori arrestati e 850 mila euro sequestrati nel blitz anti-caporalato dei carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Ragusa e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Ragusa, coordinato dalla procura. I militari hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip di Ragusa di applicazione di una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di tre cittadini italiani, titolari di un’azienda agricola di produzione di ortaggi con sede in Ispica (RG), ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di sfruttamento del lavoro, estorsione e violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei confronti dell’azienda, in corso anche il sequestro preventivo per equivalente di una somma di quasi 850 mila euro.

 

Una paga di 1 o 2 euro l’ora a fronte degli 8 netti previsti dal contratto nazionale di lavoro in agricoltura. Una vita di stenti quella a cui i tre imprenditori arrestati sottoponevano i braccianti nel Ragusano. Estorsione, sfruttamento del lavoro, ma anche installazione di dispositivi di controllo audiovisivo e violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, i reati contestati nell’operazione “Free Work”. Sottoposta ad amministrazione giudiziaria un’azienda agricola di Marina di Marza, Santa Maria del Focallo, nell’Ispicese. Una indagine iniziata ottobre 2022 durata 6 mesi e depositata a maggio 2023. É scattato il sequestro preventivo e l’affidamento a un custode giudiziario; sequestrati 850 mila euro, con i tre indagati posti ai domiciliari.

SFRUTTAMENTO
“Nel corso dell’attività, individuati 16 lavoratori, ghanesi e nigeriani sottoposti a condizioni di lavoro inique – dice il colonnello Carmine Rosciano, comandante provinciale dell’Arma di Ragusa – per contestare il reato di sfruttamento lavorativo sarebbe stato sufficiente un solo elemento di sfruttamento, qui gli indici erano molteplici, dalla sottoposizione lavoratori a condizioni di lavoro ben oltre le normali ore, alla retribuzione (un ottavo rispetto al contratto nazionale) al collocamento in alloggi all’interno delle serre, fatiscenti con condizioni igienico sanitarie precarie senza acqua calda, riscaldamento. E i titolari azienda, tra fratelli tra i 47 e i 57 anni, hanno posto in essere anche condotte estorsive”.

1-2 EURO L’ORA
Un euro l’ora o poco più: venivano segnate determinate giornate di lavoro ma in effetti quelle lavorate erano molte di più. Paga accreditata ma poi i giovani, ventenni per lo più, venivano accompagnati al bancomat perché i titolari avrebbero preteso la restituzione di una parte della paga, in contanti.

 

 False attestazioni anche sulla formazione su fitofarmaci, per le quali é stato denunciato il responsabile aziendale della sicurezza sui luoghi di lavoro, per falso. E in molti utilizzavano prodotti chimici senza la minima conoscenza dei prodotti stessi e senza dispositivi di protezione individuale. La collaborazione con il cosiddetto Terzo Settore: “L’attività ha preso il via grazie alla collaborazione con enti del terzo settore – dice ancora il colonnello Rosciano – e tutto parte da una segnalazione dell’Oim, che aveva avuto notizia di questo tipo di sfruttamento e da questo é nata l’indagine che ha confermato quanto ipotizzato”.

SENZA PROTEZIONE
Il comandante del Nucleo investigativo di Ragusa, il tenente colonnello Giovanni Palatini ha messo in luce anche la mancanza del rispetto delle norme di tutela della salute nei luoghi di lavoro: “Senza dispositivi di protezione individuale, questi giovani hanno sofferto anche per episodi di intossicazione e irritazione vie respiratorie. Nessun ciclo di formazione e informazione all’interno dell’azienda, non sono mai stati sottoposti a visita medica. Vita di stenti, percepivano 1 o 2 euro all’ora a fronte degli 8 netti previsti dal contratto nazionale di lavoro in agricoltura. Ai lavoratori intervistati dal Nil anche la conferma della situazione in cui questi lavoratori vivevano”. A presentare i risultati dell’inchiesta anche il tenente colonnello Raimondo Nocito, che comanda il Nucleo tutela del lavoro della Sicilia: “Azione odierna rappresenta una azione sinergica dell’Arma.

 

Le vittime spesso sono cittadini extracomunitari che non trovano adeguate risposte e cadono nella trappola dello sfruttamento, costretti ad accettare situazioni inique perché spesso senza alternative”. Canone di locazione fittizio, o meglio si trattava di un formale comodato gratuito ma in realtà i tre arrestati, chiedevano cento euro al mese per l’alloggio. Le attività investigative proseguono. Parte dei lavoratori aveva già il permesso di soggiorno in virtù di un contratto di lavoro e una residenza – all’interno dell’azienda -; altri approfondimenti sono in corso.

AGI – “Siamo di fronte solo a casi isolati in corso di valutazione e non è mai intervenuto alcun cambio di strategia in senso più restrittivo della gestione dell’ordine pubblico”. Lo ha sottolineato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel corso dell’incontro al Viminale con i sindacati confederali incentrato sugli incidenti nei cortei pro Palestina avvenuti nei giorni scorsi. Il ministro ha ricordato anche che “negli scorsi anni sono avvenuti accadimenti analoghi con incidenti ancor più gravi”.  Piantedosi ha ribadito nuovamente alcuni punti fondamentali: “Il governo non ha cambiato le regole di gestione dell’ordine pubblico; i responsabili della sicurezza agiscono sul territorio sulla base di valutazioni fatte sul posto e non seguendo fantomatiche indicazioni da parte del livello politico; nessuno ha interesse ad alzare il livello di tensione durante le manifestazioni e men che mai il Viminale che, insieme a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine, ha come prioritario obiettivo che ogni evento si svolga in maniera pacifica indipendentemente dal loro contenuto”.

In questo senso e per un regolare svolgimento di tutte le iniziative, il ministro ha evidenziato quanto sia “imprescindibile la collaborazione degli stessi manifestanti sia nella fase del necessario preavviso delle iniziative sia durante lo svolgimento delle manifestazioni rispettando le prescrizioni ed evitando comportamenti provocatori o violenti”. 

 

 

Nell’evidenziare “l’importanza e la necessità di mantenere un confronto costante con le organizzazioni sindacali, certo del loro consueto contributo”, il ministro ha espresso “massima fiducia di tutto il governo nei confronti delle forze di polizia”. Piantedosi – secondo fonti del Viminale – ha ribadito nell’occasione che gli uomini e le donne in divisa sono “servitori dello Stato e lavoratori che svolgono un ruolo fondamentale a presidio della sicurezza e della legalita’”. 

Su quanto accaduto a Pisa, in particolare, “è in corso una indagine da parte della magistratura che farà piena luce su quello che è accaduto anche grazie a una completa documentazione messa subito a disposizione, completa di materiale videofotografico realizzato dalla Digos durante la manifestazione, prassi consolidata che garantisce sempre la massima trasparenza degli operatori”. Piantedosi ha ricordato che le relazioni di servizio e il materiale videofotografico saranno esaminate dal Dipartimento di pubblica sicurezza per “verificare in maniera approfondita quanto è accaduto”. Dunque, dal Viminale “nessuna sottovalutazione ma un atteggiamento responsabile e disponibile anche all’analisi autocritica, come sempre avvenuto e come chiarito fin dal giorno degli incidenti”. 

Stando a quanto trapela dal Viminale, per Piantedosi sono “del tutto inaccettabili, perchè false e strumentali, le polemiche sollevate contro il governo con l’obiettivo di accreditare nell’opinione pubblica la narrazione di una presunta strategia tesa a impedire la libera manifestazione del pensiero”. Per il ministro è “ancor più inaccettabile che per queste finalità di natura politico-elettorale ci si spinga perfino ad attaccare il ruolo e la professionalità delle forze di polizia”.

 

 

Nel “convidere pienamente le parole del presidente Mattarella”, Piantedosi si è detto convinto che “l’autorevolezza delle forze di polizia non si nutre dell’uso della forza ma affonda nel sacrificio di centinaia di caduti nella lotta al terrorismo e alla criminalità, nella leale difesa delle istituzioni democratiche anche negli anni più bui della Repubblica, nella capacità di accompagnare con equilibrio e professionalità lo sviluppo della società italiana”. Il ministro ha detto di condividere anche l’altro richiamo precedente da parte dello stesso capo dello Stato contro la “intollerabile serie di manifestazioni di violenza: insulti, volgarità di linguaggio, interventi privi di contenuto ma colmi di aggressività verbale, perfino effigi bruciate o vilipese”.

 

Poi alcuni numeri: “Il governo fin dall’inizio israeliano-palestinese – ha spiegato il responsabile del Viminale – ha assicurato la piena libertà di manifestare a tutte le parti, sostenendo un rilevantissimo sforzo in termini di gestione dell’ordine pubblico. Basti pensare che dal 7 ottobre scorso su tutto il territorio nazionale si sono svolte 1.076 iniziative e che soltanto in 33 occasioni si sono registrate criticita’”. Più in generale, “nel corso del 2023 sono state 11.219 le manifestazioni, con 969.970 operatori di polizia impegnati. Dal primo gennaio sono state 2.538 le manifestazioni, solo l’1,5% con criticità o turbative di ordine pubblico, con 150.388 operatori impegnati. Questi dati smentiscono in maniera inequivocabile una presunta contrazione della libertà di manifestazione in Italia. Peraltro, per il personale in divisa, tutto questo rappresenta un impegno quotidiano rischioso tanto che, nel 2023, nel corso delle manifestazioni pubbliche, si sono registrati 120 feriti, 31 già quest’anno”. Rispetto a chi ha inteso collegare a questo tema quello dell’aumento delle identificazioni, Piantedosi ha osservato che l’incremento è avvenuto anche in virtùu’ delle ‘operazioni ad alto impatto’ (548.564 identificazioni) e nel generale rafforzamento del territorio, attivita’ invocate dai cittadini e dagli amministratori locali perche’ hanno subito prodotto risultati tangibili”. 

 

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