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AGI – Nei soggetti sovrappeso o obesi il vaccino Pfizer induce la metà degli anticorpi osservati nelle persone normopeso.

È  quanto emerge da uno studio dei ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) ed Istituto Dermatologico San Gallicano (ISG), che hanno valutato la risposta anticorpale in 250 operatori sanitari vaccinati con vaccino Pfizer/Biontech, al momento della prima somministrazione, alla seconda dose e poi ad una settimana dal completamento della vaccinazione.

È stato osservato un rialzo degli anticorpi nel 99% dei soggetti dopo la somministrazione della seconda dose, ma in termini quantitativi le donne e i più giovani hanno risposto meglio.

Inoltre, dalla comparazione dei risultati i ricercatori, coordinati da Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE e Raul Pellini, Direttore dell’unità clinica di Otorinolaringoiatria IRE, hanno osservato che nel gruppo dei soggetti sovrappeso/obesi la risposta è stata di circa la metà rispetto a quelli normo/sottopeso.

“Ma attenzione – precisano i ricercatori – il fatto che ci siano meno anticorpi non significa necessariamente che il vaccino sia meno efficace. Infatti, la risposta immunitaria, è un meccanismo multifattoriale piuttosto complesso”.

Per valutare la reale efficacia protettiva del vaccino nel tempo, “bisogna tener conto di vari parametri e occorre allargare l’analisi ad un numero molto più ampio di soggetti vaccinati. Comunque, se il dato fosse confermato in studi più ampi, potrebbe essere molto importante per affinare le strategie vaccinali”.

Ricerche precedenti hanno evidenziato che l’obesità – un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 – aumenta il rischio di morire di Covid-19 di quasi il 50%, oltre ad aumentare di molto il rischio ospedalizzazione.

L’eccesso di grasso corporeo può causare cambiamenti metabolici, come la resistenza all’insulina e l’infiammazione, che rendono più difficile combattere le infezioni, in più queste persone spesso presentano malattie cardiache o diabete di tipo 2, che aumentano ulteriormente i rischi da coronavirus.

Questo stato costante di infiammazione di basso grado può anche indebolire alcune risposte immunitarie, comprese quelle lanciate dai linfociti B e T, che vengono attivate dopo la vaccinazione.

Altre ricerche hanno dimostrato che anche il vaccino antinfluenzale è meno efficace nelle persone con obesità rispetto a quelle normopeso. Il nuovo studio, che non è stato ancora sottoposto a peer review, suggerisce che un problema simile potrebbe verificarsi con i vaccini Covid-19.

“Poiché l’obesità  è un importante fattore di rischio di morbilità e mortalità per i pazienti con Covid-19, è obbligatorio pianificare un programma di vaccinazione efficiente in questo sottogruppo”, hanno commentato al The Guardian gli autori dello studio.

“Sebbene siano necessari ulteriori studi, questi dati possono avere importanti implicazioni per lo sviluppo di strategie di vaccinazione per Covid-19, in particolare nelle persone obese.

Se i nostri dati dovessero essere confermati da studi più ampi, dare alle persone obese una dose extra di vaccino o una dose più alta potrebbe essere un’opzione da prendere cautamente in considerazione in questa popolazione”. 

AGI – Si è spento questa notte a Cassino, nella sua abitazione, il dj di fama mondiale Claudio Coccoluto. Conosciuto in tutto il mondo per la sua musica da discoteca, Coccoluto aveva 59 anni e da un anno combatteva contro una grave malattia. Proprio nella giornata di ieri il Comune di Cassino aveva annunciato la realizzazione di un murale dedicato all’artista scomparso. 

“Con Claudio Coccoluto scompare un protagonista della scena creativa italiana e internazionale che con le sue note e la sua musica all’avanguardia ha fatto ballare intere generazioni di ragazzi e ragazze. Un artista che amava la contaminazione delle arti. Mancherà a tutti noi”, ha dichiarato il ministro della cultura, Dario Franceschini.

Sui social il mondo della musica piange il dj. Tra i primi a rendergli omaggio è Linus: “In ogni mestiere ci sono quelli bravi, quelli molto bravi, e i fuoriclasse. Claudio era uno di questi. Felice di esserti stato amico, spero finalmente tu sia sereno”.

Dj Ringo pubblica su Twitter e su Instagram una serie di foto che ritraggono i due dj insieme, accompagnate da una didascalia: “Ti voglio ricordare così Cocco.. L’ultimo #DjSet insieme.. Ora sarai lassù a cercare un posto figo per suonare in mezzo alle nuvole.. Già mi vedo gli angeli che ballano per la tua meravigliosa musica.. Addio Cocco, mancherai”

Per Andrea Delogu Coccoluto era “Il maestro. Un uomo che ha regalato la classe che mancava al mestiere del produttore e del dj. Un uomo che ha fatto la storia della musica elettronica”. Della stessa opinione e’ anche Ermal Meta che commenta: “La musica perde un altro dei suoi figli. Claudio era un vero signore. Rip”.

Saturnino e gli Almanegretta lo salutano con un “Ciao Claudio” accompagnato da un cuore. Così come Claudio Cecchetto che ha accompagnato il messaggio con delle mani raccolte in preghiera.

Simona Ventura si dice “incredula e dispiaciuta. Mi ricorderai sempre la tua musica e i tuoi colori, il divertimento di un’epoca che siamo fortunati ad avere vissuto”.

“Ci farai ballare da lassù. E noi balleremo per te”, promette Alessia Marcuzzi.

Mentre Luca Tomassini scrive: “Addio super Claudio. Fai ballare Dio come hai fatto ballare il mondo”.

Cordoglio social anche dalla Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana: “Buon viaggio, Claudio #Coccoluto. Grazie per aver fatto risuonare la musica nei club di tutta Italia e del mondo”.

AGI – La sperimentazione clinica di fase III sul tocilizumab, un farmaco immunosoppressore attualmente utilizzato per il trattamento dell’artrite reumatoide e dell’artrite idiopatica giovanile sistemica, non ha portato a risultati significativi contro il nuovo coronavirus. È quanto emerge da un paper pubblicato sul New England Journal of Medicine realizzato dagli scienziati dell’Università della California San Diego Health.

“Il tasso di mortalità a 28 giorni e lo stato clinico dei pazienti a cui è stato somministrato il medicinale – afferma Atul Malhotra dell’Universita’ della California San Diego Health – non risultano migliorati in modo significativo, ma abbiamo comunque notato alcuni benefici, come una minore necessità di ventilazione meccanica“.

Il team ha coinvolto un totale di 452 pazienti con casi confermati di polmonite legata a Covid-19, ricoverati in 62 diversi ospedali in nove paesi. Gli scienziati hanno somministrato tocilizumab ad alcuni pazienti e un placebo al gruppo di controllo, seguendo uno schema controllato e randomizzato.

“Non abbiamo riscontrato differenze significative nel decorso della malattia in base all’assunzione di tocilizumab – riporta l’esperto – ma non sono emersi effetti collaterali legati al farmaco e il trattamento potrebbe avere qualche beneficio terapeutico durante i ricoveri ospedalieri e nella riduzione delle tempistiche di permanenza in unita’ di terapia intensiva”.

“Sebbene sia importante essere cauti nell’interpretazione degli esiti secondari – precisa il ricercatore – il nostro studio potrebbe rivelarsi utile per la progettazione delle prossime indagini volte a esplorare l’efficacia del tocilizumab in combinazione con corticosteroidi”.

Gli autori sottolineano che il lavoro ha considerato solo pazienti con sintomatologia acuta, per cui i risultati in caso di malattia meno aggressiva potrebbero essere diversi. “Ci sono pochissime terapie comprovate per Covid-19 in forma grave – conclude Malhotra – il che rappresenta una delle principali sfide di questa pandemia. Dobbiamo proseguire le ricerche e saperne di più sul virus e sulle armi che abbiamo a disposizione per combattere questa minaccia”. 

AGI –  Sono le donne, senza distinzioni di età e area geografica, le principali vittime economiche e sociali della pandemia: una su due ha visto peggiorare la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tra le occupate, una su due teme per il futuro di perdere il lavoro; tra le disoccupate, una donna su quattro dichiara che a causa del Covid ha rinunciato a cercare un’occupazione.

Il dato sul peggioramento della condizione economica, inoltre, supera il 60% se si prende in considerazione la fascia di età 25-34 anni (6 donne su 10). Lo rivela l’indagine “La condizione economica femminile in epoca di Covid-19” realizzata da Ipsos per WeWorld, organizzazione italiana che difende i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l’Italia.

L’indagine – che sarà presentata il 4 marzo nel corso dell’Edizione Speciale di WeWorld Festival – la due giorni di incontri e talk online per parlare di diritti delle donne – è parte della campagna di WeWorld #maipiùinvisibili contro la violenza sulle donne, con cui è possibile donare mandando un sms o chiamando da rete fissa il 45590 dal 1 al 21 marzo.

“La ricerca fotografa una situazione di esclusione delle donne con radici profonde, ma che si è amplificata nell’ultimo anno” commenta il Presidente di WeWorld, Marco Chiesara. “Questa stessa percezione arriva dai nostri operatori e operatrici sul campo, che lavorano in diverse città italiane a supporto di donne e bambini, e dalle tante richieste di aiuto arrivate: donne lasciate sole, a far fronte a un carico enorme dal punto di vista familiare, professionale e psicologico. Questa situazione ha accomunato tutte le donne italiane, ma diventa drammatica se si guarda alle aree più marginali e alle periferie, da Nord a Sud: è da qui che bisogna partire, con urgenza, per invertire la rotta”. 

Nel dettaglio, secondo l’indagine Ipsos per WeWorld, una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica, sia al Nord che al Centro e Sud; la quota sale al 63% tra le 25-34enni e al 60% tra le 45-54enni. Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, che implica spesso un’aumentata e preoccupante dipendenza: il 51%  sostiene infatti di dipendere maggiormente da famiglia e partner rispetto al passato. 

Inoltre, 3 donne su 10 non occupate con figli a causa del Covid rinunciano a cercare lavoro e il 38% delle donne dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista, quota che sale al 46% tra le madri con figli. Per quanto riguarda il carico famigliare, il lavoro di cura è quasi interamente sulle spalle delle donne: nonostante gli aiuti familiari, ripartiti dopo il primo lockdown, ancora il 38% delle donne (2 su 5) dichiara di farsi carico da sole di persone non autonome (anziani o bambini): dato che sale al 47% tra le donne tra i 25-34 anni, concentrate sui figli minori, e al 42% nella fascia 45-54 anni, che curano soprattutto gli anziani.

Passando alle conseguenze psicologiche della pandemia, l’80% delle donne dichiara un impatto devastante sulle proprie relazioni sociali e il 46% (1 donna su 2) sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle donne ha visto un impatto negativo sulla voglia di fare progetti per la propria vita. Sono le giovani donne (18-24 anni; 25-34 anni) a segnalare un maggior impatto della pandemia sul loro umore, mentre l’83% delle meno giovani (55-65 anni) soffrono maggiormente sul fronte relazionale. Per il 64% delle più giovani (18-24 anni) la pandemia ha avuto un impatto fortemente negativo sulla propria autostima

AGI – Strage di ciclisti sulle strade italiane. Secondo l’ultimo report dell’Associazione sostenitori e amici polizia stradale, dall’inizio dell’anno ne sono morti 31, uno ogni due giorni.

Dopo i 14 decessi di gennaio, febbraio ha fatto registrare un bilancio ancora più pesante, con 17 vittime in ventotto giorni (15 uomini e 2 donne, 13 italiani e 4 stranieri), in deciso aumento rispetto alle 15 del febbraio 2019 e alle 10 del febbraio 2018 (non sono ancora disponibili i dati ufficiali Aci-Istat relativi all’anno scorso).

“L’emergenza Coronavirus e l’introduzione delle limitazioni alla mobilità – sottolineano i responsabili dello speciale “Osservatorio ciclisti” dell’associazione – non hanno avuto particolare effetti sui ciclisti, e anche questa utenza debole come i pedoni patisce i gravissimi comportamenti come quello della pirateria stradale”. Quattro in febbraio gli episodi con fuga degli autori del sinistro e vittime lasciate sull’asfalto: in pratica, il responsabile di sinistri mortali con il coinvolgimento di ciclisti fugge in almeno un caso su 4. Gli episodi di pirateria sono avvenuti a Vittoria (Ragusa), Aprilia (Latina), Taviano (Lecce) e Sernaglia della Battaglia (Treviso).

Sempre a febbraio, i  ciclisti ricoverati in “codice rosso” in prognosi riservata presso gli ospedali di zona – in un periodo con le terapie intensive già sotto pressione per il Covid – sono stati 29, in aumento rispetto ai 22 del mese precedente. Nessuno dei conducenti al momento del sinistro è risultato alterato alla guida, ma spesso solo i successivi accertamenti medico-legali presso le strutture sanitarie possono dare ulteriori conferme.

Degli incidenti più gravi, 3 si sono registrati in Emilia Romagna (8 da inizio anno), regione in cui la bici ha il più ampio utilizzo tra la popolazione negli spostamenti quotidiani, 3 in Veneto e 3 in Sicilia; 2 in Puglia, 2 in Lombardia, 1 in Toscana, Piemonte, Lazio e Abruzzo. Due sinistri mortali hanno coinvolto bici da corsa. I veicoli investitori si distinguono in 11 auto, 5 autocarr1 ed un motociclo.

Sui 17 ciclisti morti a febbraio gli ultra60enni sono stati 5, a conferma che le persone più anziane sono quelle più a rischio anche sulle due ruote, come per i pedoni. Due i minorenni deceduti, il più piccolo aveva solo 14 anni.

“Il nuovo Osservatorio Ciclisti – afferma Giordano Biserni, presidente Asaps – è una cartina di tornasole che fornisce immediatamente l’andamento dei decessi sul territorio nazionale: questi nuovi tristi dati, con 17 ciclisti morti a febbraio, ci preoccupano, perché avvenuti in un momento di mobilità ridotta.Un decesso ogni due giorni nei mesi più freddi ci porta a pensare a cosa potrà accadere in quelli più caldi. Proprio con le temperature più miti si sono contati 6 ciclisti morti, in tre giorni, tra il 23 e il 25 febbraio”.

“Non ci stancheremo mai – prosgue Biserni – di dire che la pirateria non è stata sconfitta negli ultimi anni, anzi è tornata in modo preponderante, con 6 casi su 31 mortali da inizio anno. Troppe fughe perché il veicolo è scoperto da assicurazione, oppure perché chi lo conduce è senza patente, ha la patente revocata o sospesa o ancora perché in stato di ebbrezza o distratto dall’uso del cellulare”. 

AGI – Se il Covid può avere esiti più seri e con il rischio di complicazioni per gli uomini, la colpa è anche del testosterone. Alcune varianti genetiche infatti, rendono il recettore del testosterone meno funzionante, predisponendo gli individui di sesso maschile a sviluppare una malattia da Covid-19 molto più grave. Lo ha scoperto un gruppo internazionale di ricercatori coordinato dall’Università di Siena e che ha coinvolto, in Italia, tra gli altri centri, anche la Sapienza Università di Roma.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista EBiomedicine, del gruppo Lancet, e condotto in una casistica di più di 600 maschi infetti dal virus SARS-CoV-2, pone le basi per futuri trials clinici sull’uso del testosterone in pazienti portatori di queste varianti. Per Andrea Isidori, professore ordinario di Endocrinologia dell’Università Sapienza Roma, era noto “che il testosterone fosse un importante modulatore del sistema immunitario e potenzialmente implicato nell’associazione tra Covid-19 e diabete, ma gli studi precedenti mostravano dati contrastanti”.

Il lavoro multicentrico, coordinato dalla professoressa Francesca Mari dell’Università di Siena, spiega che è la funzionalità del recettore androgenico, legata alle sue varianti genetiche, la nuova chiave di lettura per comprendere queste discrepanze e l’evoluzione clinica dell’infezione nel maschio.

“Questi risultati – spiega la professoressa Alessandra Renieri, docente del dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Ateneo senese, responsabile della U.O.C. Genetica Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e coordinatrice del consorzio nazionale Gen-Covid – sono stati possibili grazie alla partecipazione di numerosi centri clinici oltre all’Aous, che hanno reclutato pazienti in tutta Italia, e alla collaborazione interdisciplinare del gruppo di Bioingegneria dell’Università di Siena e di esperti di intelligenza artificiale del dipartimento di Ingegneria dell’informazione e Scienze matematiche dell’Ateneo, insieme ai gruppi di Endocrinologia di Siena e della Sapienza, utilizzando la piattaforma di sequenziamento recentemente implementata dal nostro Ateneo”. 

AGI – Altro spettacolare evento eruttivo al cratere di sud-est dell’Etna, il settimo parossismo nel giro di pochi giorni. Nelle prime ore della mattina di oggi, infatti, una nuova attività di fontana di lava con emissione di cenere è stata registrata dalla sala operativa dell’Ingv di Catania. La nube di cenere prodotta si è poi dispersa in direzione est-sud-est

La prima esplosione, che ha marcato l’inizio di questo nuovo episodio eruttivo, è avvenuta alle 7.55. Dalle 11.20 l’ampiezza media del tremore vulcanico ha subito un nuovo incremento verso valori elevati. La sorgente permane al cratere di sud-est a una quota di 2800 metri.

Le spettacolari immagini dell’eruzione – galleria fotografica

“Il mese di febbraio si conclude in bellezza”, commenta l’Ingv. “Il settimo parossismo, è il più rapido nella sua completa evoluzione – aggiungono gli esperti dell’Osservatorio etneo – è evidente la rapidità con cui si sono evoluti i fenomeni, dalle prime piccole esplosioni a sostenute fontane di lava e generazione di una colonna eruttiva, fino all’improvvisa e rapidissima fine dell’attività”. 

AGI – Non ce la possiamo fare. Inutile gli appelli alla prudenza, i dati dei contagi in crescita, il numero di morti che resta costantemente sui 3-400 al giorno. Il sabato sono in tanti a scendere in strada e (spesso) noncuranti delle regole di sicurezza si assembrano a decine, indossando la mascherina spesso a mo’ di sciarpa. Ogni occasione è buona per toglierla: per fumare, per bere, per mangiucchiare qualcosa, per soffiarsi il naso…

Anche ieri pomeriggio, come ogni sabato nelle ultime settimane, chiusure temporanee a causa di assembramenti sono scattate a Roma, sia a piazza dell’Immacolata a San Lorenzo sia alla scalea del Tamburino a Trastevere. Entrambi quartieri caratterizzati dai locali della movida. I vigili sono intervenuti per la presenza di un elevato numero di persone, soprattutto giovani, che rendeva impossibile il rispetto delle norme di prevenzione del contagio da Covid. Folla e assembramenti anche lontano dal centro storico, dal quartiere Appio al litorale di Ostia, dove numerose pattuglie sono dovute intervenire in piazza Anco Marzio per la presenza di assembramenti. In due giorni, venerdì e sabato, sono state identificate dalla polizia 190 persone, di cui 18 stranieri, e solo una persona multata perché sorpresa senza mascherina di protezione.

Nella notte, inoltre, due party clandestini sono stati interrotti dai carabinieri della Capitale e 35 persone multate e una denunciata. La prima festa clandestina è stata scoperta dai militari in una casa vacanza di via dell’Orso, a due passi da piazza Navona. La proprietaria dell’immobile, una romana di 34 anni, ha tentato di impedire l’ingresso dei militari all’interno dell’appartamento dove si trovavano in tutto 15 ragazzi. La donna è stata poi condotta in caserma e denunciata per resistenza e oltraggio a Pubblico Ufficiale e sanzionata assieme alle altre 14 persone per la violazione delle norme anti-Covid. I carabinieri della compagnia Trastevere sono, invece, intervenuti con diverse pattuglie in un’abitazione privata in via Garibaldi dove era stata segnalata la presenza di un party privato con musica ad alto volume. All’interno i militari hanno sorpreso 20 persone in violazione delle norme anti-Covid. La festa è stata immediatamente interrotta e tutte le persone presenti sono state multate. 

Dal Centro al Nord. Un grosso assembramento con centinaia di persone si è verificato ieri sera alla Darsena di Milano dove gruppi di giovani si sono assiepati davanti a un bar e hanno ballato per ore con i cocktail in mano: una sorta di discoteca improvvisata all’aperto con scene sono state riprese video e foto condivisi sul web. Poi, pochi minuti prima delle 23, è scoppiata addirittura una rissa. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, che sono intervenuti, a partecipare sono stati una ventina di giovani. Sul posto sono arrivati i militari del nucleo ordine pubblico che in un’ora circa sono riusciti a sedare gli animi. Non ci sono stati scontri fisici gravi né feriti, ma solo lanci di bottiglie. Da lunedì il capoluogo lombardo e l’intera regione saranno zona arancione e dunque non sarà più possibile consumare bevande all’interno e all’esterno dei locali, nemmeno fino alle 18. 

Sedici giovani, tra i 19 e i 28 anni, sono stati sanzionati perché avevano organizzato un party abusivo in un appartamento di via Napo Torriani, zona stazione Centrale del capoluogo lombardo. I proprietario di un bar è stato multato in viale Francesco Crispi perché era rimasto aperto anche la sera con una quarantina di clienti dentro. Entrambi gli episodi sono avvenuti poco prima della mezzanotte e a intervenire è stata la polizia, che ha comminato le sanzioni amministrative previste in questi casi. Per quanto riguarda il primo episodio a segnalare alla polizia i rumori sono stati i vicini: quando gli agenti sono arrivati hanno trovato dentro sette italiani, 8 svizzeri e un tedesco che facevano festa. In viale Crispi invece la multa è arrivata anche ai 38 clienti; nell’occasione sono stati sequestrati anche un telefono e qualche grammo di cocaina. 

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato sui social gli assembramenti e la discoteca improvvisata che si sono verificati sabato:”Ieri sera intorno ai Navigli e alla Darsena c’erano migliaia e migliaia di persone. Le forze dell’ordine, tra quelle coordinate dalla questura e quelle del Comune, erano pari a circa 200 unità (il numero l’ho ricevuto dal prefetto). E, che piaccia o no, di più non si poteva metterne, perché la città è grande e va gestita nella sua interezza“.

“Questa è la realtà – ha aggiunto Sala – sarebbe stato meglio chiudere nel pomeriggio la Darsena? Ma secondo voi, chi stava in giro sarebbe stato a casa o sarebbe andato da qualche altra parte? Avete idea di quanti luoghi cittadini raccolgono la sera persone che si aggregano? E poi, ci lamentavamo quando il Governo precedente decideva dalla sera alla mattina il cambio di ‘colore’, ora che la decisione viene comunicata tre giorni prima vedete tutti cosa succede”, ha proseguito il primo cittadino.

“Ma se viene meglio scrivere a lettere cubitali ‘dove erano poliziotti e vigili’ cosa volete che vi dica? Solo che continuerò a lavorare, a metterci la faccia. Con pazienza, dedizione e misura, come il mio ruolo richiede”. Un’ultima riflessione, da parte di Sala: “L’ho detto ieri, con questa terribile pandemia se non si rispettano le regole poi si paga pegno. Così probabilmente sarà e purtroppo le conseguenze ricadranno su tutta la comunità”

L’AGI ha chiesto alle persone che nel quartiere Appio si sono riversate nelle piazze dello shopping, o per un aperitivo o semplicemente per godersi un po’ di sole all’aperto. Persone di tutte le età, ma soprattutto giovani, la maggior parte dotati di mascherine sul viso, camminano sulla via principale e nelle vie limitrofe in piccoli gruppi. Sono tante le persone sedute all’esterno dei bar e quelle fuori dai negozi di abbigliamento. “È primavera, la gente ha bisogno di vivere. Le restrizioni sono accettabili se lo Stato funziona, ma qui non sono stati neanche capaci di ordinare i vaccini”, protesta Pietro, 28 anni, che con un gruppo di amici passeggia a “Villa Lazzaroni”, parco su via Appia Nuova. “Noi ci comportiamo in maniera responsabile – spiega il giovane – ma è passato un anno. Io mi vaccinerei domani, basta che poi ci consentano di vivere“.

Uno sfogo a cui fa eco Silvia. “Ho 26 anni, nessun posto di lavoro – spiega – non vedo la mia famiglia, perché non voglio infettare nessuno. Sentivo oggi al Tg5 che parlavano della Gran Bretagna, loro sì che sono avanti con i vaccini. Altro che noi”. “Per ‘noi’ intendo l’Europa…”, puntualizza la 26enne. C’è paura del Covid-19. E, moltissimi, ricordano come fosse ora le bare di Bergamo sui camion militari.

C’è consapevolezza e tristezza, perché dopo un anno sembra che l’incubo non sia alle spalle. “Ma si può stare così nel 2021?”, si chiede Ida, 45 anni, che insieme ad un’amica prende un caffè all'”Appia Caffè”. “Io non capisco come è possibile.La scienza è andata veloce, ma non siamo stati capaci di sfruttare questo vantaggio”, dice riferendosi a una campagna vaccinale che stenta a decollare. “Ma se mancano le dosi…”, la riprende l’amica. “Vuol dire che hanno sbagliato a trattare”, risponde Ida. Il clima è mite, ma non ancora estivo. Eppure c’è chi è appena rientrato da una gita al mare. “Sono stato a Ostia, almeno sulla spiaggia posso togliere la mascherina. Non se ne può più”, dice all’AGI Andrea, 38 anni. “Ero da solo, ho perso il lavoro e pure la fidanzata. Colpa della pandemia e delle distanze“, spiega. “Non vive a Roma e nell’ultimo anno ci siamo visti pochissimo”, aggiunge. 

I negozi si riempiono. E, intanto, su via Eurialo, c’è gente che attende il tampone rapido, davanti alla farmacia. “È un controllo, sono stato contatto diretto di un positivo. A lavoro non mi hanno chiesto nulla, ma preferisco essere responsabile”, spiega Lorenzo. Gente anche al parco della Caffarella. Qualche runner sulla 40ina, ma soprattutto genitori con i figli piccoli. Passeggiano, immaginando il domani: possibilmente, senza mascherina.
 

AGI – Un marittimo di Mazara del Vallo è stato contagiato dalla ‘variante sudafricana’ del Covid-19. Si tratta di un uomo di 32 anni, rientrato in Sicilia lo scorso 11 febbraio dopo due mesi di lavoro in Africa. La ‘variante’ è stata riscontrata dai medici del Policlinico di Palermo. L’allarme è scattato lo scorso 15 febbraio, quando il marittimo ha iniziato ad accusare i tradizionali sintomi del covid. Da quel giorno l‘uomo e la moglie sono in isolamento.

Le condizioni sono state monitorate dall’Asp di Trapani che ha ricostruito il suo rientro, iniziato dalla Guinea Equatoriale, proseguita con scalo ad Addis Abeba (Etiopia) fino a Roma e da lì partito per Palermo. Al rientro nel capoluogo siciliano l’uomo era stato sottoposto al tampone rapido all’interno dell’area aeroportuale di Punta Raisi, con esito negativo.

AGI – I due badanti campani, Alessandro Sabatino e Luigi Cerreto, sarebbero stati uccisi in una sorta di esecuzione, eseguita dal loro omicida armato di pistola. Due proiettili per ammazzare coloro che erano considerati una minaccia.

Sarebbero le prime risultanze dell’autopsia secondo quanto sostiene la trasmissione di Raitre ‘Chi l’ha visto’ sul caso dei due uomini scomparsi il 12 maggio del 2014 dalla villa di Siracusa dove assistevano l’anziano padre dell’uomo fermato.

Il ristoratore siracusano 50enne, Giampiero Riccioli, è accusato duplice omicidio e occultamento di cadavere Gli esami tossicologici chiariranno se prima sono stati storditi con sonnifero e quindi erano sdraiati perché addormentati, oppure se Giampiero Riccioli li ha fatti inginocchiare prima di sparare.

Il provvedimento, convalidato il 20 febbraio, era stato eseguito dagli agenti della Squadra mobile di Siracusa poche ore dopo il rinvenimento nella villa del ristoratore, in contrada Tivoli, a sud del capoluogo siciliano, di resti umani, appartenenti, secondo gli inquirenti, ai badanti scomparsi.

Per i magistrati, poco dopo avere avuto l’incarico di prestare assistenza al padre dell’indagato, le vittime avrebbero rimproverato al cinquantenne di trattare male il pensionato e avrebbero minacciato una denuncia per maltrattamenti. Da qui la furiosa lite e il rancore culminato nella presunta esecuzione di morte.

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