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L’unico candidato sindaco di Domicella (Avellino) è morto. Stefano Corbisiero, 66 anni, ininterrottamente sindaco da 23 anni, sperava ancora in una riconferma, ed era alla guida dell’unica lista presentata per le amministrative del 26 maggio prossimo nel piccolo centro dell’Irpinia. Era malato da tempo, ma non ha mai rinunciato all’impegno nella vita amministrativa del suo Comune.

Con la lista ‘Mani Unite’ aveva messo insieme una squadra di giovani alle prime armi e più esperti in attesa di riconferma. Sperava di riuscire a portare a termine la campagna, ma il destino è arrivato in anticipo sulle sue aspirazioni. Ora il piccolo Comune sarà commissariato in attesa di nuove elezioni. Il prefetto di Avellino, Maria Tirone, già nelle prossime ore potrebbe sospendere la campagna elettorale ormai agli sgoccioli.

Dagli spalti i genitori hanno urlato “negro di m…” a un tredicenne di colore durante una partita di basket a Milano. A denunciare su Facebook è stata la madre del giovane, Rita A. “Sono la mamma di un ragazzino che oggi ha giocato un triangolare allo Schuster under 13. Mio figlio è stato adottato in Etiopia. È italiano dalla pelle nera. Vorrei ringraziare quei genitori che dagli spalti gli hanno urlato negro di m… Complimenti. Evviva lo sport”.     

La società della squadra Asd Tigers ha condannato e si è dissociata “completamente ed in maniera netta dall’accaduto”. “Da sempre lottiamo contro ogni episodio di discriminazione di ogni forma e tipo e continueremo a farlo fino a quando episodi come questo non esisteranno più. Oltre che insegnare le fondamenta del basket, l’essere squadra e il rispetto per gli altri sono alla base della nostra attività giornaliera e di questo ne saremo sempre fieri. Faremo in modo di avere più chiarezza sull’accaduto”, ha scritto l’Asd Tigers sulla propria pagina Facebook. 

Un uomo di 42 anni, Lorenzo Scquatori, è morto questa mattina poco dopo le 9 in ospedale a causa di una ferita alla testa riportata durante una lite con sua figlia. La ragazza di 19 anni è stata fermata dai carabinieri. È accaduto a Monterotondo, Comune nei pressi di Roma. Le liti tra padre e figlia – secondo quanto si apprende – erano frequenti e l’uomo era noto per essere molto violento. 

Scquatori aveva precedenti per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. A denunciare l’uomo era stata sua moglie stanca delle continue violenze subite. Ad indagare sulla morte di Scquatori i carabinieri della Compagnia di Monterotondo che, insieme al pm di turno della procura di Tivoli, stanno ascoltando la versione della figlia. La famiglia viveva in via Aldo Moro, a Monterotondo Scalo, nella zona popolare del comune laziale. 

“Il pranzo di compleanno era sempre una festa che si concludeva con la torta di fragole. Il 28 aprile era il mio. Il 18 maggio quello di mio fratello”. Avrebbe 80 anni Giovanni Falcone e sua sorella Maria, custode tenace della sua memoria e del suo impegno, da affidare soprattutto alle generazioni di studenti che ha incontrato, ai ‘nuovi italiani’, con l’AGI ne ricorda la forza e la bellezza.

Tentare di immaginare che ottantenne sarebbe stato – “sicuramente splendido” – questo straordinario magistrato, se non fosse stato trucidato il 23 maggio di 27 anni fa da Cosa nostra, apre lo spazio a un rimpianto doloroso che in fondo rimanda a un altro e più vasto pensiero, che quasi stordisce: cosa sarebbe oggi l’Italia con persone come lui, con magistrati, uomini e donne delle forze dell’ordine, politici, sindacalisti, giornalisti… insomma, con questo folto stuolo di ‘migliori’ falciato dalla violenza mafiosa.

“Sarebbe un ottantenne in trincea”, è sicura Maria Falcone, “capace di dare un grande apporto”, ma ancora con tanti nemici, avverte. Oggi “avrebbe continuato a dare il suo contributo, io credo in modo persino più spettacolare e importante, ammesso che gli altri non l’avessero ostacolato e distrutto, perché la diversità e la grande capacità creano spesso antagonismo e avversione”.

Questo temperamento, queste sue doti, “erano evidenti fin da piccolo”. Il ricordo più antico di suo fratello, racconta Maria Falcone, “è quello di un bimbo accanto a mamma con i pugnetti chiusi: era pronto alla battaglia sin da allora”. Così come è stato subito chiaro “il suo genio, a scuola, all’università, e dopo… Giovanni era unico. Non è che studiasse tanto a casa, però leggeva, approfondiva, stava attento a scuola e prendeva tutti 8 e 9, nelle materie classiche come in quelle scientifiche, tanto da affrontare il concorso all’Accademia navale dopo un mese dalla maturità, riuscendo nell’analisi matematica che noi al Classico non facevamo, e arrivando settimo nella graduatoria”.

Era attirato da tutto ciò che era moderno: “Se usciva la prima macchina fotografica se la comprava, qualsiasi cosa tecnologicamente avanzata gli interessava. Aveva consapevolezza delle sue spiccate conoscenze e potenzialità, ma queste erano vissute nei rapporti con gli altri con modestia“.

Era ironico, gli piacevano le barzellette demenziali, era innamorato dell’attore che interpretava l’investigatore nella Pantera Rosa e del regista Bergman, amava la musica, lo sport. Aveva un grande senso della famiglia: “I nostri genitori hanno sempre festeggiato i nostri compleanni, non con mega eventi, ma con qualche libro e soprattutto con un pranzo speciale che terminava sempre – sorride Maria Falcone – con la torta con le fragole. Io ho fatto anche quella del 1992. Attendevamo Giovanni il venerdi’ sera, il 22, ma la mattina mi aveva chiamato per dirmi che non avrebbe fatto in tempo, perché aspettava Francesca, mi disse che sarebbe venuto il giorno dopo, quel sabato del 23 maggio, per farci gli auguri, e io al posto della mamma avevo preparato quella famosa torta con le fragole…”.

Dice di non sapere come sarebbe stato oggi il suo 80esimo compleanno, “certamente la famiglia avrebbe giocato come sempre un ruolo importante, tutti più grandi, invecchiati… ma sicuramente con la torta con le fragole…”. Che ottantenne sarebbe? “Giovanni era un evergreen, sarebbe stato sempre giovane, perché aveva una mente vulcanica, aveva come caratteristica fondamentale la pragmaticità e l’essere proiettato sul futuro”.

E’ sorprendente “tutto quello che stiamo continuando a trovare di Giovanni”. Il 23 maggio, spiega la sorella, sarà focalizzato sulla lotta alla mafia a livello transnazionale, parteciperanno rappresentanti delle Nazioni unite, dell’Unione europea, magistrati che vengono dalla Francia al Messico, “e mi ha impressionato trovare, a esempio, in Messico documenti che riguardano tre conferenze di Giovanni in quel Paese, a dimostrazione di come lui già 35 anni fa ponesse il tema della lotta transnazionale, a fronte del fatto che quando era arrivato a Palermo, 8-10 anni prima, si negava addirittura l’esistenza di Cosa Nostra. Era preoccupato, e lo accennava nelle nostre conversazioni, dalla globalizzazione del crimine che incedeva a livelli sempre piu’ pressanti”.

Oggi l’Italia ha un primato che viene riconosciuto a livello internazionale, “e in questa lotta il lavoro di Giovanni continua a rappresentare una base fondamentale”. Lui, “pragmatico“, cercava di essere pronto, di organizzarsi prima, “aveva una visione futura”. Avrebbe continuato ad averla, per questo “non sarebbe un ottantenne in ritirata, in pensione, continuerebbe a coltivare questa visione futura, vedrebbe cose che ancora noi non vediamo e che accadranno tra trenta, quaranta anni”.

Oggi in Italia “manca questo suo carattere, questa sua mente eccezionale, questa visione strategica”. Giovanni Falcone “sarebbe più grande” da ogni punto di vista: “Non so cosa sarebbe riuscito a fare, ma il mio dubbio è che forse non glielo avrebbero permesso, perché era troppo su… Noi italiani siamo pronti a riconoscere tutti i meriti di chi è morto, ma quando si è vivi se si è dei geni, si viene ostacolati”.

Questi 27 anni, però, “non sono passati invano”, è sicura Maria Falcone che ha insegnato a generazioni di studenti che continua a incontrare: “Nelle scuole e tra i giovani trovo un’attenzione che 20 anni fa non c’era, è più forte una richiesta di cambiamento e di legalità. Giovanni Falcone è diventato in qualche modo il migliore amico di tanti giovani e di tante persone che sono state ispirate dal suo impegno e dalla sua vita, dalla sua religione del dovere e della competenza. Certo, c’e’ tanta strada ancora da fare. Per questo non smettiamo di camminare”.

Un italiano di 70 anni che ha aggredito per strada una donna al sesto mese di gravidanza. L’uomo si è avvicinato alla vittima e le ha sottratto l’ombrello, quindi l’ha colpita alla testa e all’addome. Successivamente, si è scagliato contro i carabinieri, che sono riusciti a bloccarlo e arrestarlo. La donna è stata accompagnata all’ospedale Maria Vittoria. 

Uno su tanti o un caso unico? Comunque un “caso di scuola”, per questo da studiare attentamente e dal quale trarre spunti di riflessione e indicazioni utili. Per fare meglio o correggere lacune.

È il caso di Marek, nome di fantasia, che il Corriere della Sera porta alla luce in relazione al reddito di cittadinanza e alla sua erogazione. In quanto Marek, e altri come lui, hanno deciso di rinunciare al sussidio.

Perché? Il motivo è presto detto: perché alle Poste gli hanno detto che sulla tessera gialla appena aperta e che ha in mano “ci sono su 186,46 euro, quanto gli spetta fatti i calcoli del suo Isee,”. Quindi Marek “ha deciso che il gioco non vale la candela

Ma qual è il profilo di Marek? Non è né occupato né disoccupato, né giovane né pensionato, né povero né non povero.

Antonio Polito, che lo tratteggia, lo definisce semplicemente come “un singolare prodotto della complessità sociale dell’indigenza, e di quel palcoscenico della vita che è Napoli, dove niente è come appare”.

Ha 53 anni, Marek. Che si descrive come “un lavoratore occasionale per due aziende” e per trenta giorni lavorativi “ciascuna”.

Marek “non fattura più di cinquemila euro l’anno”. “Ci sto attento, perché se supero quella cifra devo aprire una partita Iva e allora se ne vanno centinaia di euro ogni tre mesi” dice.

Il dilemma tra crescere ed emergere

Marek vende libri di medicina. Fa campagne promozionali. È venditore e vetrinista.

“Mi chiamano quando hanno bisogno” racconta. “Non potrei giurare che fattura tutto il lavoro che fa. E neanche lui. È un classico esempio della trappola delle soglie. L’Italia è piena di gente che non vuole ‘crescere’ per non emergere” spiega il giornalista. 

Ma la sorpresa di Marek è che si aspettava 780 euro, “come mi avevano detto” e invece nella tesserina se n’è trovati appena o solo 186,46. Almeno se ne aspettava 500, visto che come assegnatario di un alloggio popolare non paga l’affitto.

Ora il suo problema qual è? È che adesso gli chiedono di firmare il DID, cioè una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro su cui lui sta ragionando così, anche se non ha molto tempo per poter decidere: “Ma si parla di otto ore di lavori sociali alla settimana, più corsi di formazione”.

“Se mi mettono per iscritto che le posso cumulare in un solo giorno, e che i corsi sono serali, allora posso continuare a lavorare e accetto l’assegno. Ma nessuno me lo sa dire”, aggiunge preoccupato, “E se io invece devo fare due ore al giorno, più due di viaggio, quando lavoro più? Oppure mi scrivono su un pezzo di carta che io rinuncio a tutto per sei mesi, faccio i corsi, e poi dopo ho un lavoro fisso. Allora ci sto. Ma con un milione di domande, dove li trovano un milione di posti di lavoro. Chi ci crede?” Già.

Di sicuro non è solo

Il caso di Marek non è isolato. “All’Inps di Napoli in parecchi stanno chiedendo quale sia la procedura per ritirarsi, spesso proprio perché la cifra ricevuta è troppo bassa rispetto alle attese” analizza Polito.

Ma nessuno lo sa e l’ipotesi del ritiro non era comunque contemplata o anche solo adombrata.

Allora, cosa ci dice alla fin fine la storia di Marek? Secondo Polito ci dice innanzi tutto due cose: “La prima è che sono riusciti a ottenere la carta anche persone che sono di fatto sopra la soglia di povertà, e che dunque possono rinunciare a un contributo che considerano troppo modesto; la seconda è che il sistema di controlli messo in piedi è efficace come deterrente anti-imbrogli”.

Poi ce n’è una terza, ed è forse la più importante, e cioè “che il reddito di cittadinanza è stato così tanto piegato verso l’avviamento a un ipotetico lavoro, per la paura del governo di apparire assistenzialista, che alla fine rischia di entrare il conflitto con il lavoro che c’è: duro, difficile, precario, sporco, talvolta nero, ma pur sempre lavoro. E la gente, comprensibilmente, il lavoro che c’è se lo tiene stretto”.

Tanto più che Marek segnala il caso di un amico che non fa nulla, “non ha voglia, vive a casa della fidanzata” e che i 480 euro che gli hanno dato “lui se li prenderà, non gli cambia niente”.

Su questo aspetto Marek è preciso: “Conosco gente – dice – che invece ha bisogno ma perde i 280 dell’affitto perché non ha il contratto della casa registrato; e quale padrone di casa registra il contratto a Napoli? Poi conosco uno che fa i mercatini, affitta il posto del titolare della licenza. Quello sta bene, ma risulta senza reddito. Insomma, non funziona. Io avevo capito un’altra cosa”.

Dunque, il caso di Marek che forse “non è facile mirare con precisione alla povertà”. “Il reddito di cittadinanza è un primo tentativo”. Che andrà di certo perfezionato.

E quello di Marek è un caso da studiare. Anche per capire se la povertà è davvero come ce la si immaginava, chiosa Polito.

Maltempo diffuso nel fine settimana per effetto dell’arrivo di un vortice depressionario. A prevederlo sono gli esperti del sito ilmeteo.it, secondo cui l’ennesima perturbazione già da stamattina ha portato pioggia su Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia montuosa per poi spostarsi progressivamente verso nord est.

Si tratta solo del preludio ad un ulteriore, più deciso peggioramento atteso fra domani e domenica “quando avremo l’ennesimo weekend da incubo, con l’Italia travolta dall’ennesimo ciclone con temporali e grandine su molte regioni”.

Al Sud tempo instabile

Domani rovesci sparsi e temporali praticamente su tutte le regioni settentrionali in particolar modo su basso Piemonte, Lombardia meridionale, Emilia e sulla fascia più meridionale del Veneto.

Tornerà a cadere un po’ di neve sulle Alpi, sopra i 1.600/1.700 metri ed anche il centro verrà battuto da piogge e temporali, soprattutto la Toscana, il Lazio (fino a Roma), l’Umbria e le Marche.

Tempo spiccatamente instabile anche al sud, con possibili piovaschi fra la Campania e la Puglia settentrionale. Al nord, così come in parte del centro, i termometri torneranno a scendere drasticamente mentre solo al sud le temperature risulteranno in aumento.

Per Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito, “anche domenica 19 sarà rovinata dal brutto tempo, ancora una volta soprattutto al centro-nord, con le stesse regioni colpite il giorno precedente. Attesi temporali con locali grandinate da Torino, Milano, Venezia e Bologna fino a Firenze e Roma. Il tempo sarà invece più soleggiato al sud, dove un maggior irraggiamento solare garantirà un contesto climatico decisamente più consono alla stagione”.

Anche la prossima settimana sarà caratterizzata, “almeno fino a mercoledì 22, da temporali frequenti al centro-nord, ma con temperature in aumento a partire da martedì”.

Sette studenti tra i sette e i quindici anni sono finiti all’ospedale dopo il rovesciamento su un fianco dello scuolabus sul quale stavano viaggiando. Il fatto è avvenuto ad Arqua’ Petrarca, nel padovano. I pompieri hanno messo in sicurezza il mezzo, mentre gli ultimi feriti venivano trasferiti per controllo in pronto soccorso di Monselice (Padova). Sul posto i carabinieri e la polizia stradale per i rilievi.

Infuriano le polemiche dopo la sospensione per 15 giorni di una docente di Italiano dell’Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, cui viene contestato di non avere controllato preventivamente il lavoro dei suoi alunni che, in occasione della Giornata della memoria del 27 gennaio, avevano presentato un video nel quale si accostava la promulgazione delle leggi razziali al Decreto sicurezza del ministro dell’Interno.

Dopo segnalazioni anche dai social, verifiche e una ispezione, da sabato, come ha scritto Repubblica, la professoressa è sottoposta a provvedimento disciplinare dell’Ufficio scolastico provinciale le ha inflitto un provvedimento disciplinare. I legali descrivono la docente “amareggiata”, ma l’insegnante “non può sindacare la libertà di espressione degli alunni e la sua libertà di insegnamento è tutelata dalla Costituzione, purché non oltrepassi il limite del buon costume e non minacci l’ordine pubblico”.

Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, “L’ufficio scolastico provinciale di Palermo ha agito secondo quello che prevede l’ufficio dei procedimenti disciplinari prendendo questa decisione. Io mi sono fatto mandare le carte per valutare la cosa” ha detto il ministro. “Non c’è un commento politico – ha aggiunto – gli uffici dei procedimenti disciplinari sono presenti in tutti i nostri uffici provinciali e agiscono secondo la norma che prevede in questo caso sanzioni. Sotto i 10 giorni agiscono i dirigenti scolastici e se uno di loro sostiene che ci sia qualcosa di superiore normalmente invia tutto il materiale all’ufficio procedimenti disciplinari, poi ci sarà stato il momento di confronto e la decisione eè stata dell’ufficio di Palermo. Io ho solamente chiesto, visto l’effetto che ha avuto questa decisione, di avere le carte per dare un’occhiata. Però questa è una scelta autonoma dell’ufficio scolastico provinciale di Palermo. Io al momento non reputo nulla perché se non vedo le carte non posso giudicare”. 

Protesta il Pd: il senatore e segretario Sicilia, Davide Faraone, ha depositato un’interrogazione al governo sul caso dell’insegnante sospesa per sapere i dettagli della vicenda. “Bravissimi i ragazzi” afferma Faraone “ho guardato il video che hanno realizzato. Il video incriminato, il corpo del reato utilizzato dagli ispettori del Miur per punire Rosa Maria Dell’Aria, sospendendola, e visionato dalla Digos che si è catapultata a scuola, interrogando gli studenti. Vogliamo sapere chi è il responsabile della sospensione dell’insegnante e leggere l’attività istruttoria che ne ha determinato l’allontanamento, così come, e lo chiederà con una interrogazione, vogliamo sapere chi e perché ha ordinato agli agenti della Digos di recarsi a scuola per interrogare, spaventandoli, i ragazzi. Sono loro che vanno sospesi, non l’insegnante”.

Interviene il sindacato della scuola Anief: “La vicenda della sospensione della professoressa Rosa Maria Dell’Aria è un brutto salto indietro in un passato che, purtroppo, non è evidentemente ancora stato superato del tutto. La vicenda dell’insegnante sospesa a Palermo per Mila Spicola (Pd) è una “vicenda grottesca e pericolosa”.

La stessa sanzione, 15 giorni, quasi il minimo che l’ufficio scolastico regionale può infliggere a un insegnante, “tradisce”, per l’Anief – che la presunta colpa del docente, anche secondo chi ha dovuto verificare l’accaduto, in realtà sia tutt’altro che grave. La sanzione, quindi, sia piuttosto imputabile all’esigenza di compiacere il potente di turno senza però esagerare, sembra invero un’ipotesi più che plausibile. Tanto più che decidere di punire un insegnante per quello che scrivono in un compito i propri studenti è un’enormità tale che non necessita di alcuna argomentazione per essere stigmatizzata”.

“Mi sento ferita ingiustamente, è la più grande ferita della mia vita professionale. Ho dato tutta la vita all’insegnamento e con dedizione mi sono occupata della scuola e dei ragazzi” dice Rosa Maria Dell’Aria, la doicete sospesa. Rivendica di avere “sempre dato il massimo, ascoltando i ragazzi”.

“Mi sono limitata a proporre un lavoro sulla base di una serie di letture fatte sul tema dei migranti, poi una classe ha scelto di realizzare un’attività in immagini. Non ho nulla da rimproverarmi”.

Sette giovani di diverse nazionalità nascosti all’interno di una cisterna contenente mais: è la scoperta fatta dalla polizia di Verona su un treno proveniente dalla Serbia. È stato possibile rintracciarli grazie alla telefonata di uno degli stranieri, un marocchino, girata dal numero unico di emergenza 112 alla Polfer di verona: il giovane, in un italiano stentato, raccontava di essere chiuso all’interno di un treno di cereali insieme ad altri 6 extracomunitari.

Un poliziotto è rimasto in contatto telefonico per circa 40 minuti con lui per localizzare la posizione del treno. Mentre partivano le ricerche sui treni provenienti dal confine orientale, un operaio di un’impresa ferroviaria, passando nei pressi del convoglio in sosta al binario 12 dello scalo merci di Verona Porta Nuova, ha sentito dei rumori provenire dall’interno di una cisterna e ha dato l’allarme.

Intorno alle 12,30 sono stati i vigili del fuoco ad aprire il carro e dentro hannoi trovato sette uomini, tra i 20 e 25 anni di età, di cui 5 hanno dichiarato di essere afgani, uno proveniente dal Marocco ed uno iraniano. Il treno merci che trasportava cereali per uso animale proveniva da Villa Opicina ed era partito dalla Serbia diretto a Poggio Rusco (Mantova). Gli stranieri sono stati trovati in discrete condizioni di salute e non bisognosi di cure mediche, secondo quanto riferito dal personale sanitario che li ha visitati sul posto. A bordo degli altri vagoni non sono state trovate altre persone.

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