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AGI – Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca chiede al Governo nazionale il lockdown totale. “I dati attuali sul contagio rendono inefficace ogni tipo di provvedimento parziale”, scrive De Luca in una nota. “È necessario chiudere tutto, fatte salve le categorie che producono e movimentano beni essenziali (industria, agricoltura, edilizia, agro-alimentare, trasporti). È indispensabile bloccare la mobilità tra regioni e intercomunale. Non si vede francamente quale efficacia possano avere in questo contesto misure limitate. In ogni caso la Campania si muoverà in questa direzione a brevissimo”, aggiunge il governatore.

De Luca con le ordinanze 79, 80, 81 e 82 aveva già varato misure più restrittive rispetto quelle del dpcm del 18 ottobre scorso, vietando le lezioni universitarie e scolastiche in presenza, pur lasciando aperti asili e nidi per l’infanzia, non consentendo da oggi la mobilità interprovinciale e imponendo da questa sera l’obbligo di chiusura alle 23 a teatri, cinema, locali, ristoranti, pub e pizzerie e il ‘coprifuoco’ ai campani.

I casi di contagio ieri erano oltre 1.500 in 24 ore, ma soprattutto i posti letti di degenza sono quasi tutti occupati; meno problemi per le terapie intensive, ma resta il nodo degli asintomatici e della densita’ abitativa di molte zone della regione.

“Oggi, non domani, siamo chiamati a prendere decisioni forti, definitive ed efficaci per fare fronte a una situazione che è diventata pesante. Ogni giorno che passa rischia di aggravarsi in maniera insostenibile la situazione dell’epidemia, per questo ritengo che non ci sia un’ora di tempo da perdere”.

Nella consueta diretta Facebook del venerdì il governatore ha spiegato ancora meglio il suo pensiero. “Oggi non siamo alla tragedia, ma siamo a un passo dalla tragedia, non voglio trovarmi di fronte a camion che portano centinaia di bare di persone decedute. Perfino l’ordinanza che entra in vigore oggi è superata dai dati. Dobbiamo decidere oggi, non domani, non tra una settimana“.

De Luca sottolinea che ha chiesto al governo un “lockdown totale” e che è pronto a farlo per la Campania. “Dobbiamo fare quello che abbiamo fatto a marzo“, dice, per contenere il contagio.

De Luca manda le immagini di una tac di polmoni malati e poi immagini di una festa in spiaggia a Bagnoli con “centinaia di ragazzi senza nessuna protezione. Siamo all’irresponsabilità. Sono le stesse immagini che ritroviamo la sera, di notte nelle ore della movida, davanti alle scuole di mattina”.

“Sono queste le situazioni che hanno portato a una diffusione enorme del contagio rispetto alle quali dobbiamo prendere decisioni oggi – ribadisce – dobbiamo chiudere tutto per un mese, per 40 giorni, per frenare il contagio. Si lavora per spegnere focolai e la crescita esponenziale del contagio. È evidente che senza decisioni drastiche non possiamo più reggere dobbiamo farlo oggi perche’ siamo ancora in condizioni di reggere domani più”.

“Non voglio trovarmi di fronte ai camion militari che portano centinaia di base di persone decedute. Non siamo garantiti da nessuno che questo non avvenga, se non dalla nostra responsabilità, dalla correttezza dei nostri comportamenti e dalle decisioni che prendiamo da subito, altrimenti quelle immagini che abbiamo visto qualche mese fa sono destinate a entrare nella nostra vita in maniera drammatica”.

Aggiornato alle ore 15,41.

AGI – Scatta da lunedì 26 ottobre il coprifuoco in Calabria. La nuova ordinanza per contenere i contagi è stata firmata dal presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, dopo l’allarme scattato in seguito all’alto numero di nuovi casi positivi (negli ultimi giorni ben oltre i 100) che nella regione un record, anche rispetto alla prima ondata Covid.

Cosa prevede l’ordinanza

Sospensione delle attività scolastiche secondarie di secondo grado dal 26 ottobre 2020; sospensione, in presenza e con possibilità di attivare la didattica digitale integrata, le attività didattiche presso gli atenei universitari, fatte salve le lezioni e le attività che devono essere necessariamente svolte in presenza fisica; stop agli spostamenti su tutto il territorio regionale, dalle ore 24 alle ore 5 del giorno successivo; divieto agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei Pronto soccorso; accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (Rsa), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione.

 

Obbligo di mascherine

Il provvedimento dispone «l’obbligo, sull’intero territorio regionale, di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché l’obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto, a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi e, comunque, con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande».

I provvedimenti in campo sanitario

Si stabilisce anche che «le Aziende ospedaliere dovranno provvedere a incrementare la dotazione di posti letto dedicati all’assistenza di pazienti affetti da Covid-19 nella misura del 20% di quanto previsto nel Dca n. 91/2020, entro 10 giorni dall’adozione della nuova ordinanza».

    «Obbligo, per gli operatori sanitari dei dipartimenti di Prevenzione delle Aziende sanitarie provinciali, al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività accedendo al sistema centrale di Immuni».

    Inoltre, per gli operatori sanitari addetti alle indagini epidemiologiche e al contact tracing, si ribadisce «l’obbligo di utilizzare una scheda informatizzata per la raccolta dei dati sui casi, la ricerca della fonte d’infezione e l’identificazione dei contatti, sulla base di quanto contenuto nel Rapporto Iss Covid-19 n. 53/2020, specificando che resta in capo alle Aziende sanitarie e ospedaliere, attraverso i referenti appositamente individuati ed abilitati all’accesso, l’inserimento dei dati nella piattaforma web di sorveglianza integrata Covid-19 nazionale ed in quella di reportistica Covid-19 regionale».

 

Spirlì: “Tuteliamo la salute di tutti”

«L’ordinanza di oggi – spiega il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, alla guida dell’ente dopo la scomparsa di Jole Santelli – è uno strumento necessario per tutelare la salute di tutti noi calabresi. Non sarà un’ordinanza punitiva. Ci dovrete aiutare a farlo diventare uno strumento di tutela per le persone più deboli, per i nostri anziani, per i nostri giovani, per i padri e le madri di famiglia che, in questo momento, così come tutto il resto degli italiani e degli altri cittadini nel mondo, sono comunque a rischio».

    Il periodo di azione di questa ordinanza – spiega ancora – sarà di sole due settimane ed è necessario seguirla alla lettera. L’abbiamo emanata ora proprio per evitare di dover intervenire in maniera più corposa durante le festività natalizie. Ci auguriamo un buon risultato, ovvero che il numero dei contagi possa sensibilmente diminuire».

    Il presidente della Giunta, infine, lancia il suo appello ai calabresi:«Non sarà una misura molto restrittiva, però vi prego di rispettarla. Siamo, fondamentalmente, nelle nostre mani. Abbiamo bravissimi medici e ottime strutture ospedaliere che si stanno organizzando. Come abbiamo potuto apprezzare nei momenti difficili della primavera, loro hanno saputo arginare l’emergenza con un lavoro estenuante, con una applicazione umana e umanitaria incredibile. Ognuno di noi ha bisogno di tutti gli altri. Garantiamoci a vicenda la tutela della salute, in particolare ai più giovani raccomando quella dei più anziani; ai genitori raccomando la tutela e il controllo della salute propria e dei propri figli; e a tutti quanti auguro una capacità di amore nei confronti dell’altro, una capacità di fratellanza che abbiamo sempre saputo dimostrare».

    «Se supereremo ancora una volta questo momento critico, come abbiamo già saputo fare – Spirlì è sicuro -, troveremo una via d’uscita come altri e, mi auguro, prima di tanti altri. Sarete informati costantemente, non ci saranno silenzi. Non avvertirete distanza e assenza, non mancherà la nostra presenza, compresa, ovviamente, la mia, che non mancherà mai. Vi ringrazio per l’amore e l’affetto dimostrato nei confronti del presidente Santelli. Jole lo ha meritato e merita anche il piccolo grande sacrificio delle prossime due settimane».

In campo anche i sindaci 

Intanto, per cercare di mettere un freno ai contagi scendono in campo anche i sindaci. A Catanzaro Sergio Abramo ha disposto il divieto di stazionare nelle aree della movida: i Giardini di San Leonardo (Piazza Montegrappa),; Via Del Mare, Via Nicea, Via Amalfi, Piazza Pola e Piazza Dogana nel quartiere Lido. Il divieto sarà valido da sabato 24 ottobre fino all’8 novembre, dalle ore 18 fino alle ore 24.

 

(Articolo aggiornato alle 15.10)

 

 

 

 

 

 

AGI – Un bando per duemila operatori sanitari per potenziare le attività di tracciamento. È quanto ha annunciato, secondo quanto si apprende, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, nel corso della riunione con i presidenti di Regione.

“Con ordinanza di Protezione civile creiamo un contingente per potenziare le reti sanitarie interne alle Asl e rafforzare le operazioni di tracciamento”, ha affermato. Il modello è simile a quello già messo in atto nei mesi scorsi con medici e infermieri volontari per gli ospedali e operatori socio sanitari per carceri e Rsa.

Due i profili: 500 persone lavoreranno sulla richiesta di informazioni e sulle procedure da seguire, gli altri 1500 operatori socio sanitari per effettuare tamponi, test e tracciamento.

AGI – Quattordici ospiti del Pio Albero Trivulzio sono risultati positivi al Covid, insieme a 5 dipendenti, tra terapisti, infermieri, amministratori e operatori del poliambulatorio. E’ quanto si legge nel bollettino medico della casa di riposo milanese, della settimana dal 12 al 16 ottobre pubblicato sul sito del Pat. Tra gli ospiti contagiati, 4 provenivano da ospedali. Tutti, adesso, sono stati inviati presso strutture ospedaliere per le cure, o messi in isolamento domiciliare.

L’istituto per la terza età comunica anche che a causa dell’incremento della curva epidemica a Milano, “i ricoveri in cure intermedie sono temporaneamente sospesi sino al 25 ottobre e le palestre nelle sezioni di degenza sono temporaneamente chiuse”. 

L’inchiesta della Procura di Milano

Il Pio Albero Trivulzio fu lungamente nelle prime pagine della cronaca per la gestione della pandemia: nella struttura da gennaio ad aprile ci furono oltre 300 morti, un numero altissimo rispetto ai 186 decessi ‘medi’ dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019. Una ‘strage’ per la quale la Procura di Milano ha aperto una inchiesta, iscrivendo nel registro degli indagati il direttore generale della struttura, Giuseppe Calicchio, con le ipotesi di reato di epidemia colposa e omicidio colposo.  

AGI – Sì al “raffreddamento della perequazione” per un triennio in quanto “ragionevole e proporzionato”, mentre è illegittimo il “contributo di solidarietà” di durata quinquennale, perché eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato: il contributo, quindi, rimarrà operativo per tutto il 2021.

Lo ha sancito la Corte costituzionale, esaminando le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana, in relazione alle misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di bilancio 2019 a carico delle pensioni di elevato importo.

Le questioni riguardavano la limitazione della rivalutazione automatica per il triennio 2019-2021 delle pensioni superiori a determinati importi (“raffreddamento della perequazione”) e la decurtazione percentuale per cinque anni delle pensioni superiori a 100 mila euro lordi annui (“contributo di solidarietà”). La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

AGI – “Nei prossimi giorni, da qui a lunedì, emetterò una ordinanza dove ci saranno delle restrizioni, non da lockdown, ma comunque in grado di limitare la possibilità di contatto tra i cittadini”. Lo ha annunciato, senza fornire ulteriori dettagli, il governatore del Veneto Luca Zaia parlando oggi nel corso di un punto stampa.

C’è pressione negli ospedali e siamo preoccupati perché tra poco ci sarà anche il picco di influenza quindi ci sarà alta tensione e allerta per la sovrapposizione delle due patologie. Noi siamo pronti con l’artiglieria pesante. Ci siamo attrezzati in tempi non sospetti e abbiamo 30 milioni di pezzi di dispositivi in magazzino. Quando arriveremo a 150 terapie intensive 10 ospedali diventeranno Covid cioè dedicati solo a pazienti Covid e saranno sottratti alle cure ordinarie”. 

AGI   Il reparto di cardiologia dell’ospedale Sacco di Milano è stato svuotato dei pazienti a causa di un cluster di Covid. Oggi è stato dimesso l’ultimo paziente e sono in corso le operazioni di sanificazione. A quanto apprende l’AGI, sono diversi gli operatori sanitari risultati positivi al tampone del coronavirus, tra cui circa una ventina di infermieri e un medico.

Una settimana fa era stata riscontrata la positività di un’infermiera che lavora in cardiologia, sottoposta a tampone dopo avere manifestato blandi sintomi influenzali. In seguito erano stati effettuati test a tappeto da cui è emerso il contagio diffuso. (AGI)  

AGI  – La chiusura di strade e piazze nei centri urbani “richiederà la più ampia concertazione e collaborazione tra sindaco e prefetto”, “da esplicare in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”, eventualmente esteso anche alla presenza dei responsabili delle strutture di prevenzione sanitaria territoriali. E’ quanto si legge nella circolare inviata ai prefetti dal capo di Gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi, con indicazioni in merito alle misure del dpcm 18 ottobre 2020.

“In considerazione del fatto che la disposizione prevede che venga consentito comunque il libero accesso a esercizi commerciali e ad abitazioni private, e il conseguente deflusso – commenta Frattasi – appare indispensabile che” la chiusura di vie e piazze dei centri urbani “venga tempestivamente anticipata, da parte dell’autorità comunale, con adeguati mezzi comunicativi, sia alle associazioni di categoria, sia alla cittadinanza interessata”.

Un aiuto dai militari

L’attuazione dei provvedimenti di chiusura potrà beneficiare del concorso di unità militari, laddove presenti nell’ambito dell’operazione ‘Strade Sicure’, anche all’esito di una rimodulazione del piano d’impiego delle forze già in disponibilità”, precisa il Viminale. Quanto alla definizione “della forza pubblica, da impiegare nell’espletamento dei servizi, sarà oggetto di apposita riunione tecnica di coordinamento che i signori questori organizzeranno con le forze dell’ordine e gli altri attori della sicurezza territoriale, anche ai fini dell’individuazione delle aliquote di polizia locale che integreranno il dispositivo”.

Per un “principio di proporzionalità e adeguatezza”, potrà essere valutata l’opportunità di chiudere strade e vie nei centri urbani “solo in determinati giorni della settimana”, limitando le restrizioni “a quelli caratterizzati da un più intenso afflusso di persone”, dice il capo Gabinetto del Viminale. “Sempre in ragione dell’esigenza di contenere gli effetti della misura proporzionalmente a quanto ritenuto necessario a conseguire gli obiettivi del dpcm – continua la circolare – il provvedimento potrà anche disporre una chiusura parziale delle strade o delle piazze, restringendo, cioè, l’accesso senza interdirlo totalmente, con il contingentamento degli ingressi”.

Strumento nelle mani del sindaco

Ma di chi è la responsabilità? Tenuto conto che l’eventuale chiusura di vie e piazze nei centri urbani è diretta “ad una mitigazione del rischio di contagio da Covid-19, e che, pertanto, la sua finalità ispiratrice risiede nella tutela della salute pubblica, il relativo strumento di declinazione è da individuarsi nelle ordinanze del sindaco, quale Autorità sanitaria locale”, ai sensi dell’articolo 32 della legge 833/1978 e degli articoli 50 e 54 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.

“Sono oggetto di divieto gli eventi e le competizioni riguardanti le discipline sportive di contatto di interesse provinciale. Sono inoltre vietate le attività sportive di contatto a carattere ludico-amatoriale“, ribadisce la circolare. “Con tale dizione – precisa la circolare – si intende qualunque attività sportiva di contatto effettuata a livello occasionale e spontaneo (ad esempio, le partite di calcetto tra amici). è opportuno chiarire, onde anche evitare pratiche elusive, che il tesseramento presso associazioni o società sportive dilettantistiche è condizione per l’esercizio degli sport di contatto purchè esso avvenga nel perimetro di eventi e competizioni riconosciute di interesse nazionale o regionale dai suddetti Comitati e dalle federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva”. Escluse dal divieto, invece, “le forme individuali degli sport di contatto, con la conseguenza che le relative attività di allenamento potranno continuare a svolgersi, purchè nel rispetto del distanziamento e delle altre misure di sicurezza. Solo a titolo di esempio, per il calcio, potrà essere svolto il lavoro individuale con la palla; per le arti marziali, l’allenamento con manichini; per la danza, le figure singole”. 

 “Qualora talune Regioni, in considerazione dell’andamento epidemiologico, dovessero adottare proprie ordinanze contenenti un regime più severo, si procederà a fornire indicazioni specifiche per i prefetti delle province interessate”, chiarisce la circolare.

Gli stop alle attività

 “Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, con la sola eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza”, precisa la circolare. Il documento richiama l’attenzione “sulla previsione che ha reintrodotto, per le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di tenere le riunioni con modalità da remoto, salvo che sussistano motivate ragioni che ne giustifichino lo svolgimento in presenza. Le riunioni private sono ancora consentite in presenza, sebbene il loro svolgimento da remoto sia fatto oggetto di una forte raccomandazione. Si precisa che la distinzione fra riunioni private ed attività convegnistiche e congressuali, il cui svolgimento in presenza è sospeso, è da ascrivere ad alcuni elementi estrinseci, quali il possibile carattere ufficiale dei congressi e dei convegni, l’eventuale loro apertura alla stampa e al pubblico, il fatto stesso che possano tenersi in locali pubblici o aperti al pubblico”. “Elementi questi assenti, in tutto o in parte – conclude la circolare – nelle riunioni private, come, ad esempio, nelle assemblee societarie, nelle assemblee di condominio”.

Ristorazione da asporto fino alle 24

 “L’attività degli esercizi pubblici è consentita dalle ore 5 alle ore 24 con consumazione al tavolo, e dalle ore 5 alle ore 18 (e non più alle ore 21) in assenza di consumo al tavolo”, dichiara Frattasi, in relazione alle misure anti Covid del dpcm del 18 ottobre. La previsione tende ad evitare i “comportamenti elusivi (chiusura a mezzanotte ed apertura poco più tardi, ndr) che si erano già profilati nell’immediatezza dell’entrata in vigore del dpcm del 13 ottobre”. Il Viminale sottolinea “l’importante novità rappresentata dal numero massimo di 6 commensali per tavolo, specificato dalla previsione in commento. La stessa disposizione, al fine di agevolare le attività di controllo, introduce l’obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente all’interno del locale stesso, sulla base delle linee guida e dei protocolli vigenti nel settore”. Altra novità riguarda la ristorazione con asporto: “Mentre tale attività era, infatti, prima consentita senza limiti orari, essa invece è esercitabile fino alle 24, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”. Introdotti nella disposizione relativa agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che “restano comunque aperti” anche “quelli situati nelle aree di servizio e rifornimento carburante collocate lungo la rete autostradale”.

AGI – Gli immatricolati alle università italiane hanno ripreso a crescere (+3,2% nell’anno accademico 2019/2020) ma per colmare il gap che ci separa dalla media dei grandi Paesi europei ne servirebbero 7 mila in più ogni dodici mesi. È quanto emerge dal terzo rapporto AGI/Censis, elaborato nell’ambito del progetto “Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020”, incentrato sulle criticità del sistema universitario.

Obiettivo del progetto, “analizzare le difficoltà che l’Italia si porta dietro dal passato e i nervi scoperti che hanno comportato l’impreparazione ad affrontare al meglio l’emergenza legata all’epidemia del Covid-19, per guardare in modo costruttivo al futuro”.

I dati degli ultimi 12 mesi

Nell’ultimo anno accademico l’incremento degli immatricolati è stato del 3,2%: dopo un decennio di contrazioni, è continuato il trend positivo iniziato nel 2014-2015. Nello scorso anno la condizione di matricola universitaria ha accomunato il 51,8% dei giovani italiani in età corrispondente, a fronte di una media Ue 28 del 58,7% (il 6,9% in meno): per l’Italia eguagliare la media europea entro il 2025 significherebbe poter contare su un incremento medio annuo di immatricolati del 2,2%, equivalente in valore assoluto a circa 7 mila studenti in più, o del 2,6% qualora l’obiettivo fosse raggiungere la quota di immatricolati della Francia (+8.500 per anno).

“Tradotta in termini monetari – si legge nel rapporto – tale crescita è stimabile in un volume di spesa aggiuntiva, nel primo caso, di oltre 49 milioni di euro ogni anno e, nel secondo, di 59 milioni”. In sostanza, il sistema universitario nazionale, che “nel complesso è riuscito a contenere l’onda d’urto della pandemia, deve essere aiutato rimuovendo criticità interne ed esterne, anche perché l’educazione svolge una funzione determinante nell’incremento della mobilità sociale di un individuo”.

Poche matricole dagli istituti tecnici

Il rapporto mette in evidenza come gli studenti provenienti dall’istruzione tecnica o dall’istruzione professionale sono quelli che in Italia approdano di meno all’istruzione universitaria. Le università, prima del 2018, solo in alcuni casi offrivano corsi ad alto tasso di professionalizzazione, specie nelle aree ingegneristiche ed economiche.

Dal 2018/2019, segnala il rapporto, “il panorama universitario italiano è stato, invece, interessato da un’importante novità ancora in fase di consolidamento”, ovvero dall’avvio della sperimentazione delle cosiddette “lauree professionalizzanti“. Si tratta di percorsi progettati di intesa con il mondo delle professioni e del lavoro, che mirano a formare i professionisti necessari alle nuove esigenze dell’industria 4.0 o a settori quali, l’edilizia, la sicurezza, l’agroalimentare, solo per citare i principali. I numeri purtroppo dicono che la parte di popolazione giovanile coinvolta è ancora esigua.

Sebbene il numero di diplomati Its tra il 2013 e il 2018 sia cresciuto di oltre il 200%, passando da 1.098 a 3.536, rappresenta solo l’1,9% del totale dei possessori di un titolo di studio di livello terziario, dato dalla somma di laureati triennali e diplomati Its. I corsi di laurea professionalizzanti, ad accesso programmato – passati dai 15 dell’anno accademico 2018/2019 ai 31 del corrente anno accademico – hanno reclutato nei primi due anni accademici un numero complessivo di 1.291 studenti, iscritti nelle diverse università dove sono stati attivati.

L’Italia spende meno di tutti in Europa

Nel 2018 in Italia è stato speso per l’istruzione terziaria lo 0,3% del Pil, meno che in tutti gli altri 27 Stati membri dell’Ue. Nell’anno accademico 2018-2019 solo l’11,7% degli iscritti è risultato beneficiario di una borsa di studio, quota che non si distribuisce territorialmente in modo omogeneo (scende al 9,1% nel Nord-Ovest e al Centro e sale al 13,4% nel Nord-Est e al 15,3% nel Sud).

Non solo: “La ridotta erogazione di borse di studio fa gravare l’investimento sull’istruzione universitaria sulle famiglie di origine degli studenti, i cui redditi, già erosi negli anni della crisi economica, sono ulteriormente compromessi dalla pandemia”. Il Global Social Mobility Index 2020 colloca l’Italia al 34esimo posto di una graduatoria internazionale calcolata su 82 Paesi, dopo Israele e prima dell’Uruguay, ma lontana da Danimarca, Norvegia e Svezia, che occupano le prime tre posizioni.

L’educazione – ricordano gli autori del rapporto – svolge una funzione determinante nell’incremento della mobilità sociale, ovvero la possibilità che un individuo ha di realizzare le proprie potenzialità, a prescindere dal suo background socio-economico. “Da tempo nel nostro Paese l’istruzione universitaria ha ridotto la sua potenza di principale motore di mobilità sociale”: gli ultimi dati disponibili indicano che gli italiani di 30-44 anni laureati e con genitori non in possesso di un titolo di studio corrispondente sono solo il 13,9%, a fronte di una media Ocse del 32,3%.

Servono – osserva il rapporto – adeguati interventi di orientamento, investimenti e risorse“. Ma “se le misure previste del cosiddetto ‘decreto rilancio’ sembrano aver impedito per l’anno accademico in corso il paventato crollo delle immatricolazioni, non saranno certo sufficienti a garantire un effettivo ampliamento nell’accesso all’istruzione, che necessita di articolati interventi di lungo periodo, al fine di contrastare le iniquità strutturali che ancora condizionano lo sviluppo del capitale umano in Italia”.

Al penultimo posto per numero di laureati

Italia penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario. Secondo il rapporto, infatti, nel 2019 gli italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione terziaria erano il 27,7% del totale, ovvero 13,1 punti percentuali in meno rispetto alla media Ue a 28, pari al 40,8%. Dopo l’Italia, soltanto la Romania con il 25,5%.

Nel nostro, come in altri Paesi Ocse, la domanda potenziale di istruzione terziaria è in effetti in aumento: nel 2018 i 15enni che manifestavano l’intenzione di proseguire gli studi dopo la maturità erano il 63,1%, una quota superiore di 22 punti percentuali rispetto a quella dei loro coetanei del 2009 (pari al 40,9%). Ma alle intenzioni purtroppo “non sempre seguono i fatti”, e la differenza con il numero di quanti poi effettivamente si laureano è “sintomo di processi di dispersione”. 

AGI – Coprifuoco in Campania da venerdì. È la richiesta che il presidente della regione, Vincenzo De Luca, si appresta ad avanzare di fronte all’incremento dei contagi da Covid-19.

 “Ci prepariamo a chiedere in giornata il coprifuoco, il blocco delle attività della mobilità da questo fine settimana” annuncia il governatore “Volevamo partire dall’ultimo week end di ottobre, ma partiamo ora, si interrompono le attività e la mobilità alle 23 per contenere l’onda di contagio. Alle 23 da venerdì si chiude tutto anche in Campania come si è chiesto anche in Lombardia.”.

La decisione vinee nel mezzo di un duro scontro tra De Luca e il sindaco di Napoli. “Penso ci siano stati errori molto gravi della Regione. Non è uno scaricabarile, i numeri parlano da soli” è l’attacco di Luigi de Magistris, ai microfoni di Rai Radio1.

“Le persone a casa sono sole, appena aumenta la febbre vanno in ospedale, il virus è fuori controllo, la medicina territoriale è stata smantellata già prima della pandemia. De Luca ha vietato anche ai medici di dire la verità – aggiunge – il tampone viene fatto dopo molti giorni”.

Quanto alle norme più restrittive nella regione per le ordinanze di De Luca concentrate sulla movida, per l’ex pm “il problema non sono i ragazzi. Non prendiamocela con i cittadini che hanno avuto in gran parte un atteggiamento responsabile. Andremo sicuramente al lockdown in Campania, sono rimasti 15 posti in terapia intensiva. Che tristezza chiudere le scuole appena riaperte. Adesso il tema centrale è facciamo presto”.

Poi però l’invito a “essere uniti”, “in questo momento” e un bravo al premier Giuseppe Conte per “la marcia indietro del governo”. “La gente sta capendo che bisogna essere responsabili ma non rinunciare subito agli altri diritti”.

In realtà anche nei confronti del premier il primo cittadino di Napoli non aveva risparmiato parole taglienti, stamattina in una intervista al quotidiano La Stampa. “Le parole di Conte hanno avuto un effetto devastante, siamo passati dalla pandemia al pandemonio”, ha detto de Magistris in riferimento al discorso di Conte di domenica sera. “Senza contare che questi coprifuoco settoriali sono inattuabili”.

Il sindaco si dice “sconcertato” e che il modo in cui s’è mosso il governo è “segno di grande superficialità” e, “nella migliore delle ipotesi c’è stata molta approssimazione dal punto di vista della comunicazione”. 

“Pandemia? No Pandemonio”

“È stato sbagliato quel messaggio, ansiogeno e lacerante, che rischia di acuire le tensioni sociali: i ragazzi additati come untori, le persone che si lamentano degli assembramenti, i commercianti che vedono la loro attività in crisi. E in quel modo inviti a tutti a rivolgersi al sindaco” e con la polizia municipale “siamo sempre in difficoltà, non abbiamo risorse per assumere nuovo personale”.

Poi puntualizza: “Chiudere una piazza non è la soluzione, perché la gente si sposterà in un’altra piazza vicina, come in un grande e inutile gioco dell’oca”. E de Magistris conclude: “Siamo qui a parlare di questo perché alla fine nel dpcm c’era poco altro”.

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