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AGI – Sempre meno giovani abbracciano la vita religiosa, e conventi e monasteri si svuotano fino a chiudere i battenti. La crisi delle vocazioni ha investito anche quello di Santa Chiara a Ravello, centro di spiritualità che racconta sette lunghi secoli di vita claustrale, ritenuto tra le più antiche fondazioni francescane femminili del Paese. Soltanto tre le suore rimaste tra le sue mura per scongiurare il suo declino. Una situazione da delicata che era, sembra oramai irreversibile.

Tra le consorelle rimaste vi è suor Maria Cristina Fiore, 97 anni, a Ravello ininterrottamente dal 1955. E’ inferma e di lei si prendono amorevolmente cura suor Angela Maria Punnackal, di nazionalità indiana, e suor Massimiliana Panza, nolana di 46 anni. Dopo alterne vicende che hanno visto i superiori tendere a bloccare qualsiasi attività delle monache che avrebbe potuto anche solo potenzialmente rivitalizzare il monastero, il Dicastero per la vita consacrata (l’organismo della Curia romana che decide la vita religiosa del mondo cattolico), sollecitato e in comunione d’intenti con la federazione, ha decretato la soppressione del monastero di Ravello. 

Così nel 2021 è stato nominato un commissario pontificio, un francescano del Santuario di Sant’Antonio di Padova, con l’incarico di censire tutto il patrimonio immobiliare dell’istituzione religiosa, situata in una delle zone più suggestive della città della musica, tra Villa Cimbrone e la Rondinaia che fu dello scrittore Gore Vidal.

Oltre al vastissimo complesso storico monumentale (composto dal corpo centrale con la chiesa, le celle, una foresteria, un grosso rudere e vasti terreni coltivati con vista mare) il monastero detiene, quale frutto di donazioni accolte nei secoli di servizio alla comunità locale, anche la proprietà dell’edificio storico dell’hotel Parsifal e tre locali commerciali in piazza Fontana Moresca che, insieme, pare rendano non meno di 200mila euro l’anno.

Il valore stimato di tutto il patrimonio, mobile e immobile (opere d’arte e fondo librario dell’antica biblioteca compresi) si aggirerebbe tra i 50 e i 60 milioni di euro. Le monache superstiti non vogliono abbandonare il monastero sia per scongiurare che i beni vengano assorbiti di diritto dalla federazione, sia perchè non è mai stata fornita una chiara motivazione dagli organi superiori della loro cancellazione.

Assistite nell’ultimo anno da un legale competente in diritto canonico, hanno ritenuto di salvare i beni da possibili mire speculative e dare seguito a una decisione presa in capitolo ancor prima che ci fosse il commissariamento: donare tutto al Pontefice.

La scorsa primavera, quindi, le tre monache hanno scritto a Papa Francesco offrendogli tutte le proprietà del monastero per la sua carità. Il 25 giugno dal Vaticano il sostituto per la Segreteria di Stato veniva incaricato da Francesco I di comunicare alle monache l’accettazione della donazione.

Ma la gioia delle consorelle è durata davvero poco perché il Dicastero vaticano per i religiosi disponeva il trasferimento, immediato e perentorio, delle tre suore in tre diversi monasteri italiani, col chiaro intento di svuotare, e dunque estinguere il monastero. Finanche l’anziana e inferma suor Maria Cristina avrebbe dovuto lasciare tempestivamente la sede in cui è vissuta per circa settant’anni. Intanto non si è ancora giunti alla formalizzazione del passaggio di proprietà alla Santa Sede.

A oggi le monache restano nel limbo, ma rischiano di essere allontanate forzatamente da un giorno all’altro. E così suor Massimiliana e le altre resistono per sola obbedienza a Papa Francesco in attesa di un suo intervento decisivo. 

AGI – La terra trema in Romagna: diverse scosse di terremoto sono state avvertite dalla popolazione già dall’alba di questa mattina. Paura, gente in strada, alcune scuole evacuate ma ad ora, fortunatamente, non sono stati segnalati danni

Intanto dalle 11.50 la circolazione ferroviaria è stata sospesa in via precauzionale sulla linea Adriatica tra Cesena e S. Arcangelo di Romagna e tra Igea Marina e Cervia.  Nessun treno è fermo in linea ed è in corso l’attivazione di un servizio bus sostitutivo.

“Il provvedimento – informa un comunicato – si è reso necessario per consentire ai tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (gruppo Fs) i controlli previsti dalle normative di sicurezza sullo stato della linea dopo l’evento sismico”. 

Prima di pranzo, alle 11.45, è avvenuta la scossa più forte di magnitudo 4.1 con epicentro a Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena (come ha rilevato l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

#ForlìCesena, registrata alle 11:45 scossa sismica ML 4.1 con profondità di 19 km, epicentro Cesenatico. Al momento nessuna segnalazione di danni è giunta alle sale operative dei #vigilidelfuoco [#26gennaio 12:30] pic.twitter.com/ykmBWciFdR

— Vigili del Fuoco (@vigilidelfuoco)
January 26, 2023

Al momento nessuna segnalazione di danni è giunta alle sale operative dei vigli del fuoco.

Come da prassi è partita la ‘macchina’ della protezione civile per le verifiche del caso. “Dopo la scossa siamo in contatto con la Protezione Civile: mentre si stanno operando tutte le verifiche sui dati, gli studenti di Cesenatico sono stati fatti uscire dagli edifici scolastici”, ha detto il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli, invitando  i genitori “appena possono -ad andare a prendere i bambini. Nel frattempo il personale scolastico attenderà all’esterno fino all’arrivo del trasporto scolastico. Stiamo già controllando gli edifici”.  

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Sempre in Romagna, a Gambettola, questa mattina alle 7 è stata avvertita un’altra scossa questa volta di magnitudo 3,5. 

AGI – Le due sezioni penali della Corte di Appello di Brescia hanno preso atto della nota dell’Ufficio Istruzione di Bruxelles, pervenuta ieri pomeriggio, che rinuncia alla procedura di consegna e hanno revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Silvia Panzeri e di Colleoni Maria Dolores, rispettivamente figlia e moglie dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri. Lo comunica in una nota il presidente Claudio Castelli.

Le due donne erano state arrestate lo scorso 9 dicembre sulla base di un mandato d’arresto europeo nell’ambito dell’inchiesta Qatargate.

Silvia Panzeri e Maria Dolores Colleoni si trovavano ai domiciliari con le accuse di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. Nei giorni scorsi la magistratura belga aveva fatto sapere alla procura di Milano che era venuto meno l’interesse alla ‘remise’, ovvero la consegna della figlia e della moglie di Panzeri.

Una decisione che non è stata motivata nel dettaglio ma che si ipotizza sia legata alla scelta dell’ex eurodeputato socialista di “pentirsi” e di collaborare con gli inquirenti Bruxelles sullo scandalo legato alla presunta corruzione per favorire gli interessi del Qatar e del Marocco.

AGI – KF 51 Panther è un nome che tra le fila dell’esercito russo significa qualcosa di catastrofico. Non perché il Leopard 2A7 Plus sia già entrato in azione sul territorio ucraino, ma perché quella sigla, di un carro in fase di realizzazione, evoca storie e leggende della seconda guerra mondiale. Quando i tedeschi misero in campo sul fronte sovietico i loro Panther e sembrò che le sorti del conflitto dovessero virare a favore di Berlino. E pare che il nome del futuro carro tedesco sia stato scelto proprio per esercitare anche una presisone psicologica. Per ora, a tormentare i sonni di generali e colonnelli russi c’è il Leopard. L’ultima versione del più potente e veloce cingolato è stata fornita all’esercito del Qatar

È la più aggiornata e forse è il miglior carro al mondo. Del resto i tedeschi hanno una superiorità riconosciuta nella costruzione di carri armati, e non da oggi. Si aggiudicano tutte le competizioni Nato che si svolgono in Europa.

Esercitazioni massicce sul modello della Tank Biathlon che si svolge nel poligono militare di Alabino, nell’Oblast di Mosca.  A questa competizione partecipano quasi tutti i Paesi dell’ex Unione Sovietica ancora legati alla Russia e, da qualche anno, anche la Cina e la Corea del Nord. Una sorta di olimpiadi carriste alle quali nel 2014 fu invitata anche l’Italia, con altri Paesi Nato. Non se ne fece nulla perché la Russia invase la Crimea.

Sul fronte ucraino e occidentale si teme che l’esercito di Putin possa schierare il T14 Armata, l’unico dotato di “torretta unmanned”, che non prevede operatori umani all’interno. È un sistema completamente robotizzato e comandato da un operatore che si trova nello scafo, la parte più protetta del carro assieme alla parte frontale della torretta.

I carri armati hanno di solito 4 membri di equipaggio: un pilota nello scafo e 3 in torre. I carri sovietici hanno equipaggi di 3 membri pilota cannoniere e capocarro perché sfruttano un sistema di caricamento automatico. E i Russi sono stati i primi ad adottare questo sistema, che negli eserciti occidentali utilizza solo la Francia con il carro Leclerc. Permette di sparare un colpo ogni 4 secondi, mentre un equipaggio occidentale ben addestrato riesce a sparare un colpo ogni 5 secondi.

Ma il sistema automatizzato è più soggetto a inceppamenti e ha una scarsa protezione. Quando un carro russo viene colpito, la torretta salta in aria per parecchi metri, per l’esplosione per simpatia delle munizioni. Nei carri occidentali i compartimenti sono corazzati e separati dalle munizioni, sono dotati di piastre a frattura prestabilita che consentono di far sfogare l’esplosione verso l’esterno.

I T14 per ora sono comparsi solo nella cerimonia sulla Piazza Rossa. I servizi segreti britannici ritengono che possano essere coinvolti nel conflitto ucraino, ma ci sono teorie opposte, giustificate da una logistica complessa con interventi di manutenzione troppo onerosi. Se dovesse cadere in mano nemica, non ci sarebbero più segreti sulle armi ad alta tecnologia. E infine non si hanno notizie di impieghi operativi, neppure nelle esercitazioni di un certo livello. 

Agli ucraini invece è probabile che vengano forniti Leopard 2 nella versione A4. È lo stesso mezzo fornito in Europa alla Spagna, alla Polonia, all’Austria, alla Svizzera, alla Danimarca, all’Olanda, al Belgio e alla Turchia. Ci sarebbe dunque una notevole disponibilità di ricambi e l’addestramento di equipaggi ucraini sarebbe più semplice. 

AGI – É Fabio Pinelli il nuovo vicepresidente del Csm. É stato eletto alla terza votazione, con 17 voti contro i 14 espressi per Roberto Romboli. Pinelli, avvocato penalista del foro di Padova, è stato eletto laico del Csm la scorsa settimana in quota Lega.

“Orienterò ogni mio comportamento nell’interesse del Paese con la guida e il faro del presidente della Repubblica”. Lo ha dichiarato il nuovo vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, parlando al plenum subito dopo la sua elezione, dicendosi “onorato dell’incarico e del ruolo che mi avete riconosciuto. Una grande emozione. Una gravosissima responsabilità”.

Mattarella: “Csm presidia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”

“Con la sua elezione lei è divenuto il punto di riferimento e di raccordo di tutti i componenti del Csm che devono sentirsi da lei rappresentati, ascoltati e garantiti nell’esercizio della loro funzione. Allo stesso modo sono certo che i consiglieri contino di svolgere il proprio ruolo con piena lealtà verso l’istituzione. Il ruolo di componente del Consiglio Superiore interpreterà una funzione di garanzia e al contempo di grande responsabilità ed equilibrio tra i vari poteri costituzionali”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo l’elezione di Fabio Pinelli.

“Desidero ricordare anche qui il ruolo di questo Consiglio, organo di garanzia che la Costituzione colloca a presidio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura” ha poi aggiunto. 

Chi è Fabio Pinelli

Nato a Lucca nel 1966, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano, iscritto dal 1997 all’Albo degli Avvocati di Padova, Fabio Pinelli è stato eletto oggi, a maggioranza alla terza votazione, nuovo vicepresidente del Csm, dopo essere stato, il 17 gennaio scorso, eletto dal Parlamento consigliere laico in quota Lega. Pinelli si è occupato prevalentemente di diritto penale dell’economia e ha patrocinato, davanti la Corte Costituzionale, per una parte privata, la questione inerente “l’omessa previsione del fatto lieve nel sequestro di persona a scopo di estorsione”. É stato designato poi dal Senato della Repubblica, per la predisposizione del ricorso introduttivo e il successivo patrocinio avanti alla Corte Costituzionale, in un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in tema di violazione delle prerogative parlamentari di cui all’articolo 68, comma 3, della Costituzione, in materia di sequestro, senza previa autorizzazione dell’Assemblea di appartenenza, di corrispondenza informatica e cartacea di un senatore della Repubblica.

Fino alla nomina a componente del Consiglio superiore della magistratura, è stato professore a contratto presso l’Università Cà Foscari di Venezia e titolare dell’insegnamento di “Diritto penale dell’ambiente, del lavoro e della sicurezza informatica” (Internet e privacy). Oltre all’ambito strettamente professionale, prima di diventare consigliere, è stato membro del Comitato scientifico di Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, socio di ItaliaDecide, associazione per la qualità delle politiche pubbliche, presidente di PadovaLegge (associazione culturale che, in un percorso parallelo, oltre ad offrire occasioni di incontro e riflessione sui grandi temi del nostro tempo, favorisce il diritto allo studio di giovani meritevoli, appartenenti a famiglie non abbienti, iscritti all’Università di Padova, con l’elargizione di apposite borse di studio). É stato anche presidente della Fondazione Salus Pueri, costituita nel 1992 con lo scopo di promuovere progetti e raccogliere risorse a favore della Pediatria di Padova, per creare un ospedale a misura del bambino e della sua famiglia. 

AGI – La Corte d’assise d’appello di Perugia ha ammesso le telecamere in aula per il processo di appello bis per l’omicidio di Pamela Mastropietro, con la possibilità di effettuare riprese, con l’eccezione delle deposizioni dei testimoni. 

Assenti i testi ammessi nella scorsa udienza. Uno di loro, ha manifestato il suo impedimento per motivi di salute, il secondo, incece, non si è presentato ed è risultato irreperibile. Nei suoi confronti la Corte ha disposto l’accompagnamento coattivo e una sanzione pecuniaria di 250 euro. L’udienza è stata rinviata al 22 febbraio. L’imputato Innocent Oseghale, gia condannato per aver ucciso, il 30 gennaio 2018, la diciottenne e aver smembrato il suo corpo, deve rispondere di violenza sessuale. Era presente in aula e ha già detto che non essisterà alla prossima udienza. 

La diciottenne Pamela Mastropietro fu uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018. Lo scorso 23 novembre, i giudici di Perugia avevano deciso di rinnovare l’istruttoria, sentendo come testimoni due uomini con cui Pamela aveva avuto rapporti sessuali protetti dopo essersi allontanata dalla comunità terapeutica di Corridonia e prima di incontrare Oseghale. 

AGI – Hanno circa trent’anni i tifosi di Paganese e Casertana arrestati in flagranza differita, nelle scorse ore, da Polizia e Carabinieri dopo i disordini avvenuti domenica scorsa lungo il percorso che conduce allo stadio comunale ‘Marcello Torre’ di Pagani, nel Salernitano, quando è stato dato alle fiamme anche un autobus che trasportava una cinquantina di supporter della squadra ospite.

Alcuni dei tifosi arrestati erano stati, in passato, colpiti da provvedimenti di Daspo. “Si è evitata la strage – rileva il questore di Salerno, Giancarlo Conticchio, incontrando la stampa – perché, se malauguratamente le portelle dell’autobus non si fossero aperte, avremmo rischiato un rogo di tante persone”.

Al lavoro c’è anche la squadra Tifoserie della Digos e “stiamo valutando l’appartenenza” dei tifosi, “ma – aggiunge – al di là di essere ‘cani sciolti’ o essere parte di una organizzazione di tifosi, la faccenda e’ inaudita che ha messo a repentaglio la vita di 50-55 tifosi di altra squadra che erano nel pullman”. Ad ogni modo, per il questore, si tratta di “violenti” perché “lo sport non è questo, lo sport è socialità, è convivenza. Non hanno dimostrato di saper convivere con altri”.

Sull’ipotesi di un provvedimento da parte del ministro dell’Interno, come avvenuto dopo gli scontri sull’A1 tra tifosi di Napoli e Roma, Conticchio chiarisce che “questa è una decisione che spetta al signor ministro dell’Interno, il prefetto Piantedosi. Noi siamo in questo momento esecutori di quello che la normativa prevede. Abbiamo messo in campo tutte le forze necessarie per addivenire subito alla identificazione di questi violenti”.

Quella tra Paganese e Casertana, gara del girone G del campionato di serie D, “era una partita attenzionata – conclude il questore – l’avevamo valutata e avevamo predisposto un adeguato servizio di ordine pubblico”.

“L’indomani mattina, a poche ore da quello che era accaduto – spiega il questore – ho avuto un incontro con il procuratore capo di Nocera Inferiore, Centore, per fare il punto della situazione. Noi eravamo già pronti, nella mattinata, per arrestare le persone. Per questioni legate alla cattura di tutti, abbiamo atteso qualche ora in più. Ma, già dal mattino, eravamo pronti e abbiamo dimostrato il tempismo dell’attività svolta dai carabinieri, dalla polizia di Stato e dalla Digos nella ricostruzione degli episodi”.

L’indagine non è conclusa, infatti “contiamo di concludere l’attività investigativa a breve”, anticipa Conticchio, chiarendo che “la finalità dell’arresto ritardato è di carattere social-preventivo. Noi, con questo, abbiamo voluto dare anche un segnale di prevenzione e di monito agli altri”. “Allo stadio – evidenzia – non si va armati di spranghe, non si va incappucciati e non si cacciano fuori le cinte dai pantaloni”.

Sui fatti di Pagani interviene anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. “Alcuni degli artefici di questo ultimo episodio molto grave sono stati assicurati alla giustizia, almeno individuati, denunciati e arrestati. Questo per quanto riguarda le sanzioni penali – spiega -. Per quanto riguarda invece le sanzioni sportive ne parleremo a breve, nell’ambito dell’apposito organismo ministeriale. Ci saranno sanzioni sicuramente molto severe nei confronti delle due società specifiche”. Piantedosi annuncia anche che sarà alzato il livello di attenzione da parte degli organismi preposti. “Talvolta quando ci sono segnali premonitori di queste violenze – conclude – dobbiamo avere la capacità di evitare che si verifichino”. 

“La risposta dello Stato è stata immediata”. A sottolinearlo, con l’AGI, è il procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore, Antonio Centore, dopo gli scontri tra tifosi di Paganese e Casertana e l’arresto in flagranza differita di nove tifosi delle scorse ore. “Non si può andare a vedere le partite di calcio come se fosse una battaglia o una guerra. Questo ha allontanato da anni le famiglie dagli stadi”, constata Centore, evidenziando che, “accanto alla giustizia ordinaria, deve esserci un’adeguata risposta del potere sportivo”.

Il capo dei pm nocerini non entra nel merito dell’indagine, ma conferma che “siamo al lavoro per individuare gli altri partecipanti agli scontri”. E assicura che, “per quanto di nostra competenza, la risposta sarà adeguata rispetto al livello di violenza messo in campo. Non dipendono da noi le decisioni, noi facciamo richieste”.

Dei nove arrestati, 7 sono tifosi della Paganese e 2 della casertana. Alcuni già in passato sono stati colpiti da Daspo. Al momento dei disordini avevano il volto coperto da passamontagna. Sono indagati a vario titolo per possesso e lancio di oggetti contundenti e fumogeni, di resistenza a un pubblico ufficiale, rissa, devastazione. Sono accusati anche dell’incendio di un pullman di tifosi della compagine casertana e del danneggiamento di un edificio e di beni nell’area circostante, nonché del ferimento di uno dei carabinieri intervenuti. Il pm di turno della procura di Nocera Inferiore ha disposto gli arresti domiciliari, in attesa della fissazione dell’udienza di convalida.

AGI – Per chi si sposta in auto comincia l’incubo della ricerca di un distributore di benzina aperto. Lo sciopero inizia oggi, ma con orari diversi a seconda della posizione dell’impianto. Il rifornimento in autostrada potrà continuare senza intoppi fino alle 22 di oggi, mentre la rete di distributori su tutto il territorio comincerà a staccare le pompe dalle 19. E i disagi proseguiranno fino a giovedì 26 gennaio, alle 19 per gli impianti presenti nelle città e su strade statali, fino alle 22 dello stesso giorno per i distributori in autostrada. Non fanno eccezione gli impianti self-service, che osserveranno gli stessi orari per la serrata. Ma in base alla normativa sugli scioperi, sulla rete autostradale sarà garantita l’apertura dei distributori di carburante inseriti nella “turnazione A” e indicati nell’elenco disponibile sul sito delle Regioni. 

La serrata però avrà delle defezioni. Non ci sarà un’adesione totale. Nelle aree di servizio Adda Nord e Adda Sud dell’autostrada A35 Brebemi-Aleatica, zona Caravaggio (Bg), sarà infatti possibile rifornirsi di carburante anche durante lo sciopero previsto sulla rete autostradale. La mobilitazione non toccherà quindi le 2 aree di servizio della direttissima A35 Brescia-Milano. 

Ma anche al di fuori della rete autostradale sarà possibile trovare benzinai al lavoro. Alla protesta aderiscono gli operatori di Faib, Fegica e Figisc-Anisa, ai quali arriva la “solidarietà piena” di Assopretroli-Assoenergia, l’associazione che rappresenta le aziende proprietarie di oltre metà delle stazioni di servizio stradali in Italia. “il settore distributivo si mobilita contro l’ingiusta campagna di criminalizzazione delle imprese – si legge in una nota – accusate contro ogni evidenza numerica, di speculare sui prezzi della benzina a danno dei consumatori. Un’accusa dimostrata infondata, numeri alla mano, dalla lettura delle banche dati dei Ministeri competenti. Rilevazioni pubbliche, open data, che già da molti anni garantiscono piena conoscibilità e trasparenza al mercato. Le misure introdotte col Decreto Trasparenza sono quindi la soluzione finta a un problema che non esiste, se non nella schermaglia del dibattito politico. Alcune di esse non solo sono inutili e sproporzionate, ma perfino dannose”.

AGI – “Sono molto tesa e aspetto l’udienza di domani provando ad avere fiducia nello Stato. Non dormo più, ma in realtà sono ormai 5 anni che non riesco ad avere pace: da quando è morta Pamela. Se veramente credo che sarà fatta giustizia? Ci sto provando, ma ho davvero paura che il carnefice di mia figlia possa uscire fuori”

Ha la voce di chi a stento trattiene le lacrime Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio del 2018 in un appartamento a Macerata e ritrovata in due valigie nelle campagne di Pollenza. La donna confida all’AGI le sue paure. Teme che Innocent Oseghale possa avere una riduzione della pena e dunque un giorno uscire dal carcere.

C’è infatti il rischio che gli venga tolta l’aggravante della violenza sessuale alla condanna all’ergastolo. La parola ora spetta ai giudici del tribunale di Perugia dopo che, lo scorso 23 febbraio, la Cassazione aveva annullato con rinvio limitatamente all’aggravante relativa alla violenza sessuale che sarà quindi rivalutata nel processo d’appello bis previsto per il 25 gennaio.

“Sono andata al Quirinale e al ministero della Giustizia”, confida la donna. Alessandra – assistita dal fratello, l’avvocato Marco Valerio Verni – non è contenta di come sono state fatte le indagini a Macerata ed è anzi convinta che ci siano altri responsabili, oltre a Oseghale, per quanto accaduto alla figlia.

“Ci sono due persone che non sono state ancora tirate in ballo, africani come Oseghale, che faceva parte di una banda di pusher provenienti da Gambia e Nigeria. C’è il loro Dna, di uno di loro sul corpo di Pamela, e anche su uno dei trolley dove è stata chiusa dopo l’omicidio”, racconta.

Questo lo ha detto a chi l’ha ricevuta, sia al Quirinale sia al ministero, e vorrebbe parlarne anche con il premier Giorgia Meloni che si era molto interessata al caso negli anni passati. “Era venuta al funerale di Pamela e anche alla fiaccolata. Sto aspettando di sentirla, ma mi piacerebbe incontrarla e vorrei farle vedere come me l’hanno ridotta: foto e documenti. E, soprattutto, farle presente cosa è mancato in questi 5 anni da parte delle istituzioni”, dice Alessandra che, nella chiacchierata, si scusa più volte per i toni. Una mamma che però non ha davvero nulla di cui scusarsi. “Perché Oseghale l’ha dovuta fare a pezzi? Perché ha lavato il corpo con la candeggina?“, si chiede. Domande a cui non c’è una risposta.

 La donna punta poi il dito contro Lucky Desmond e Awelima Lucky – entrambi erano stati indagati, ma le accuse sono state archiviate – “Nelle prime udienze del processo Oseghale accusò Desmond e Awelina, perché non sono andate avanti con le indagini?”, afferma.

E, per la donna, responsabilità ci sarebbero anche da parte della clinica di Macerata dove Pamela era in cura: “Potevano fare qualcosa in più. La mia bambina è morta anche per incapacità operativa di chi all’epoca lavorava lì. Qualcuno avrebbe dovuto fermare Pamela. La comunità non sarà un carcere, ma se un genitore si affida alla sanità non è per ritrovarsi la figlia così”, dice. “Forse sto esagerando, mi scusi”, si lascia scappare ancora la donna che guarda le previsioni e afferma: “Ho perfino paura della neve. Temo possano rinviare il processo, ma non voglio: vorrei giustizia per poter dormire e perché anche Pamela possa riposare in pace”.

AGI – Un cittadino afghano di 33 anni è stato arrestato, in flagranza di reato, dai finanzieri del Comando provinciale di Pordenone, in quanto indossava una microcamera e un piccolissimo auricolare che gli hanno consentito di superare la prova teorica per il conseguimento della patente di guida con il massimo dei voti.

Durante una sessione, le Fiamme Gialle, in sintonia con i vertici della Motorizzazione Civile, hanno monitorato i vari candidati, individuandone uno particolarmente circospetto, del tutto impreparato, che si aggiustava spesso il collo della maglia.

Una volta smascherato, i finanzieri erano intenzionati ad accompagnarlo a casa per fargli scontare gli arresti domiciliari, ma è stato scoperto che la residenza che aveva dichiarato era solo un recapito concessogli, dietro corrispettivo, da un cittadino italiano residente in provincia, al solo fine di accedere agli esami di guida.

Quindi l’italiano è stato denunciato per il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, e lo straniero, privo di un domicilio certo, è stato chiuso nella casa circondariale di Udine. Le indagini proseguono per individuare complici e se si siano verificati fatti analoghi. 

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