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Percepisce il reddito di cittadinanza, ma taglieggia alcuni commercianti. Arrestato dai carabinieri a Brolo, su richiesta della procura di Patti, Angelo Perdicucci, 44 anni; divieto di dimora, invece, al fratello Mario, 52 anni, accusati di estorsione. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Federica Urban, ha documentato numerosi episodi di estorsione commessi nei confronti di alcuni commercianti brolesi commessi da Angelo Perdicucci, attualmente recluso presso il carcere di Termini Imerese in quanto ritenuto uno degli autori della violenta rapina in casa commessa il 24 settembre ai danni di un’anziana.

L’attività investigativa è partita il 6 settembre, quando, a seguito di un tentativo di incendio del bar della stazione ferroviaria di Brolo, le attenzioni dei carabinieri si sono concentrate proprio su Angelo Perdicucci, il quale pochi giorni aveva comunicato ai gestori la sua intenzione di chiedere loro del denaro.

Gli investigatori dell’Arma hanno presto portato alla luce otto episodi di estorsione, alcuni solo tentati, ai danni di commercianti di Brolo ed in particolare nei confronti di un ristoratore, in un caso in concorso anche con il fratello. Piccole somme e pasti gratis tra le richieste. E con il meccanismo del ‘cavallo di ritorno’ l’estorsore ha preteso denaro dal titolare di un negozio di tatuaggi al fine di fare recuperare della merce precedentemente rubata. 

CasaPound ha vinto la causa contro Facebook. Il Tribunale Civile di Roma ha accolto il ricorso presentato dopo la disattivazione della pagina ufficiale, il 9 settembre 2019. Ne dà notizia la stessa CasaPound in una nota. “In conclusione il ricorso va accolto e va ordinato a Facebook l’immediata riattivazione della pagina dell’Associazione di Promozione Sociale CasaPound”, si legge nella sentenza a firma del giudice Stefania Garrisi. Nell’ordinanza si parla di “accoglimento totale” del ricorso presentato da CasaPound. Oltre alla immediata riattivazione della pagina di CasaPound, il giudice ha condannato Facebook a pagare 800,00 per ogni giorno di violazione dell’ordine e al pagamento delle spese di giudizio 

“Attivisti di #Greenpeace in questo momento sull’Europa Building, il palazzo del Consiglio Europeo”: il commissario europeo Paolo Gentiloni ha pubblicato su Twitter la foto della manifestazione di Greenpeace messa in scena oggi a Bruxelles.
Sul palazzo sono stati affissi striscioni dell’Ong e accesi fumogeni a simulare un incendio: il riscaldamento climatico. 

Nuove indagini e un testimone top secret pronto a parlare sulla scomparsa dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti nel 1980 a Beirut e mai più ritrovati. I giornalisti erano arrivati nella capitale libanese il 22 agosto 1980 in un viaggio organizzato dall’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) e le loro tracce si persero il 2 settembre.

L’inchiesta venne archiviata nel 1984 quando l’allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, appose il segreto di Stato, che nel 2014 venne parzialmente rimosso. Secondo quanto apprende l’AGI, in questi mesi la Procura di Roma – aggiunto Francesco Caporale, sostituto Francesco Dall’Olio – ha disposto nuove indagini, accogliendo la richiesta presentata a febbraio dai figli della giornalista, nella quale si elencavano una serie di nuovi elementi emersi nel corso degli anni.

Il fascicolo è ancora contro ignoti ma i pm stanno valutando i documenti allegati alla richiesta di riapertura indagini, nell’intento di valutare responsabilità sull’omicidio o su eventuali depistaggi. A partire da un testimone tuttora top secret, di cui si fa menzione nel carteggio presentato dall’avvocato Carlo Palermo, magistrato sopravvissuto alla Strage di Pizzolungo (Trapani) nel 1985. 

Il contesto investigativo riguarda il cosiddetto ‘Lodo Moro‘ su un accordo tra l’allora leader dell’Olp, Yasser Arafat e il Governo italiano, indenne dagli attentati dei palestinesi che però erano liberi di usare l’Italia come base e luogo di transito di uomini, armi e esplosivi. Il testimone – un dipendente dell’amministrazione dello Stato di cui non sono note le generalità – ha riferito di essere “a conoscenza di alcune vicende successive all’avvenuto sequestro, trovandosi egli all’epoca a Beirut alle dipendenze del colonnello Stefano Giovannone”.

Nella richiesta depositata in Procura, infine, il legale ha evidenziato le connessioni tra alcuni atti desecretati nell’agosto 2014 e con l’arresto nel novembre 1979 di Abu Azeh Saleh, responsabile dell’Fplp (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) fermato a Bologna per essere il garante del trasporto di due missili terra-aria destinati ai palestinesi.

Elisabetta Chinaglia (Area) è il nuovo togato, in rappresentanza dei giudici, eletto dai magistrati alle suppletive per il Csm. A Palazzo dei Marescialli aumenta così a 6 – un record per il Consiglio – il numero di donne tra i togati: oltre a Chinaglia, fino ad oggi presidente di sezione del tribunale di Asti, siedono già in plenum Concetta Grillo (Unicost), Alessandra Dal Moro (Area), Loredana Micciché e Paola Braggion (MI) e Ilaria Pepe (A&I).

 Chinaglia, esponente delle toghe progressiste, ha ottenuto 2.362 voti, mentre gli altri candidati Pasquale Grasso e Silvia Corinaldesi hanno avuto rispettivamente 1.983 e 1.150 preferenze, su un totale di 5.992 votanti. Le schede bianche sono state 491, 6 le nulle.

È indagato per omicidio stradale il 35enne che questa mattina alle 9.30 ha investito e ucciso con un mezzo dell’Ama, l’azienda che gestisce i rifiuti a Roma, un 84enne su via Casilina, nella Capitale. L’uomo, secondo quanto si apprende, sarebbe stato travolto mentre attraversava sulle strisce pedonali.

L’autista del mezzo si è fermato a prestare i primi soccorsi. L’indagine della polizia locale di Roma Capitale è coordinata dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia. 

Terzo arresto per la vicenda del bambino di 11 anni tenuto segregato in una villetta di Arzachena, in Gallura. In carcere è finita una zia del piccolo. cognata del padre. La vicenda, che aveva portato all’arresto dei due genitori, era venuta alla luce il primo luglio dello scorso anno. Il bimbo, lasciato in casa dai genitori che volevano passare una serata ‘in liberta”, era stato lasciato solo con lo smartphone senza scheda in una stanza chiusa della casa.

Il ragazzino era riuscito però a beffare la coppia avvertendo i carabinieri con la chiamata di emergenza che è possibile effettuare anche senza scheda. I militari avevano trovato il bambino chiuso in nella stanzetta senza luce, con le persiane abbassate, le maniglie delle porte e delle finestre staccate e solo un secchio per esigenze fisiologiche. 

La donna arrestata è ritenuta dagli inquirenti una figura di forte personalità in grado di condizionare il comportamento della coppia che teneva segregato il bambino. Il suo ruolo nella vicenda venuta alla luce lo scorso luglio è emerso non solo dalle intercettazioni e dai racconti della vittima, ma anche da testimoni tra cui gli insegnanti dell’undicenne e anche un religioso. Nel corso delle indagini sono emersi particolari raccapriccianti sulle condizioni in cui il bambino era costretto a vivere tra privazioni (non aveva alcun giocattolo) e minacce, come quella di “venire rapito dai demoni per essere portato all’inferno”.

Di tutte queste vessazioni riusciva a non fare menzione a scuola e il suo unico ‘rifugio’ era una zia materna con la quale, infatti, aveva chiesto di parlare appena era riuscito a chiamare il 112 dalla sua ‘prigione’. L’abilità del carabiniere al telefono nel comprendere il dramma del ragazzino ha l’intervento dei carabinieri nella villetta con il conseguente arresto dei genitori. La donna arrestata ieri deve rispondere, così come la coppia oggi ai domiciliari, di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia.

Dallo scorso giugno percepiva indebitamente il reddito di cittadinanza un uomo di 51 anni condannato in primo grado dal tribunale di Locri (Reggio Calabria) per falsa testimonianza sull’omicidio, avvenuto nel 2005, di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. L’indagato, I.F., proprietario di una villetta appena ristrutturata nel comune di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), è stato denunciato e il sussidio di 500 euro mensili gli è stato sospeso.

L’illecito è stato scoperto durante gli approfondimenti investigativi dell’operazione ‘Buon Vento Genovese‘, culminata lo scorso luglio nell’arresto di tre cittadini italiani per traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica.

Un 27enne di Mugnano, nel Napoletano, era stato sottoposto a fermo nel dicembre 2017 dai carabinieri perché ritenuto colpevole di aver abusato di una cugina al termine di una serata in discoteca; il ragazzo, dopo aver bevuto qualche drink di troppo, si era offerto di riaccompagnare la 22enne a casa, e in auto le usò violenza, approfittando del fatto che fosse anche lei poco lucida.

I militari dell’Arma ricostruirono i fatti anche grazie alle testimonianze degli amici della vittima e alle chat acquisite dal cellulare dell’indagato che minacciò anche la cugina perché non denunciasse l’accaduto.

Per questa vicenda, il ragazzo era già agli arresti domiciliari. Al termine dei 3 gradi di giudizio e dopo che la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, è stato tradotto in carcere. I carabinieri della compagnia di Marano hanno dato esecuzione a un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Napoli Nord in forza del quale il 27enne dovrà scontare i restanti 4 anni di pena in carcere.

“Quando Barbara Guerra si arrabbiava, minacciava di andare dai giornalisti affamati di notizie, mostrargli dei video e ‘cantare'”. L’architetto Ivo Maria Redaelli riferisce ai giudici del processo ‘Ruby ter’ del ‘pressing’ che sarebbe stato messo in atto dalla show girl nel 2010 per convincere Silvio Berlusconi a soddisfare le sue esigenze.

All’allora ‘olgettina‘, Berlusconi aveva messo a disposizione una delle case progettate da Redaelli dal valore di 800 mila euro. “A volte, Guerra mi chiamava e dava in escandescenze – è il racconto del testimone, incalzato dalle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Luca Gaglio – magari per una lampadina che si era bruciata. Mi diceva che non aveva più né lavoro, né soldi a causa della serate ad Arcore“.

Sul contenuto dei video che la giovane minacciava di rendere pubblici, Redaelli precisa: “Magari potevano essere immagini in cui lui appariva in maglioncino o in canottiera. Berlusconi è un esteta e gli avrebbe dato fastidio”. Nel processo sono imputate 28 persone, tra cui l’ex premier che è accusato di corruzione giudiziaria per avere ‘comprato’ il silenzio o le bugie delle ragazze che partecipavano alla serate a Villa San Martino nei procedimenti giudiziari scaturiti dalla rivelazioni di Ruby.

“Berlusconi” ha aggiunto Redaelli che si definisce ‘un amico’ del fondatore di Forza Italia “si sentiva molto triste, è una persona sensibile, aiuterebbe chiunque, pensava di essere moralmente responsabile del fatto che le ragazze fossero rimaste senza lavoro a causa dell’inchiesta e voleva che si rifacessero una vita, trovassero un fidanzato e diventassero autosufficienti. Quando poi le telefonate diventavano insistenti, era infastidito e minacciava di buttarle per strada, ma io tranquillizzavo le ragazze dicendo che non l’avrebbe mai fatto”.

Stando al racconto del teste, oltre a Barbara Guerra anche Alessandra Sorcinelli andò a vivere in una delle ville progettate da Redaelli a Bernareggio, in Brianza, “in comodato d’uso che non aveva una scadenza e senza mai pagare le utenze di luce e gas”. Guerra vive ancora li’: “Non la sento più, dopo avere risolto i problemi di gas e lampadine” ha chiarito l’architetto “so che qualche mese fa c’era stata una ‘perdita’ ma se n’è occupata un’altra persona”. Redaelli ha affermato di non avere “mai sentito che questa casa doveva essere regalata a Barbara Guerra”.

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