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MIGRANTI, la pressione degli sbarchi non si ferma. Attesi nuovi arrivi in Calabria e Sicilia. Minniti interviene al convegno "Governare l'immigrazione" a Milano.
G20, a Berlino il vertice dei Paesi europei. Interviene Gentiloni. Bilaterale con la cancelliera Merkel.
CISL, al secondo giorno del congresso intervengono Furlan, Camusso, Barbagallo, Prodi, Tajani.

POLITICA
– Mattarella, continua la visita ufficiale in Canada.
– Consulta, seduta comune del Parlamento per l'elezione di un giudice.

ECONOMIA
– Ddl concorrenza, atteso il voto alla Camera.
– Eurozona, fiducia consumatori a giugno.
– Germania, indice dei prezzi al consumo.
– Usa, Pil I trimestre.

ESTERO
– Terrorismo, Eurojust presenta rapporto sui foreign fighters.
– Gb, voto di fiducia per il nuovo governo May. 
– Nord Irlanda, scade termine per formare governo tra unionisti e repubblicani cattolici.
– Nato, a Bruxelles riunione dei ministri della Difesa.
– Canada, visita del principe Carlo e della moglie Camilla.
– Usa, a Washington il presidente sudcoreano Moon Jae-In. 

CRONACA
– Papa, messa per la solennità dei Santi Pietro e Paolo.
– Stato-mafia, la Corte decide sulla testimonianza di Putin.
– Sanità presentazione del nuovo Policlinico di Milano.
– Palio Siena, con l'assegnazione dei cavalli via alla kermesse.
– Pavarotti, presentazione iniziative per decennale dalla morte.

La conduttrice di "Chi l'ha visto?", Federica Sciarelli, è indagata dalla Procura di Roma per "concorso in violazione del segreto d'ufficio". In altre parole, la giornalista di Rai3 è accusata di aver fatto da tramite tra il pm napoletano Henry John Woodcock – cui è legata sentimentalmente – e il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo, autore di alcuni articoli sul caso Consip i cui dettagli segretissimi – secondo l'indagine –  li avrebbe ottenuti proprio dal pubblico ministero. La conduttrice di 'Chi l'ha visto?', cui è stato sequestrato il cellulare, sarà ascoltata il 30 giugno. Il pm è convocato per il 7 luglio. 

Sciarelli: "Impossibile"

La conduttrice si è detta assolutamente innocente: "Non posso aver rivelato nulla a nessuno semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto". Da parte sua il pm ha assicurato: "Fugherò ogni ombra".

La fuga di notizie

Secondo la ricostruzione, la fuga di notizie sarebbe avvenuta a dicembre nel passaggio per competenza dell'inchiesta sul caso Consip dalla procura di Napoli a quella di Roma. Pochi giorni dopo, il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha pubblicato una serie di articoli in esclusiva, firmati da Marco Lillo, sull'esistenza dell'inchiesta Consip e sull'indagine a carico del ministro dello Sport, ex sottosegretario di Matteo Renzi, Luca Lotti (leggi qui). Secondo gli inquirenti, il responsabile della fuga di notizie sarebbe Woodcock titolare del fascicolo. 

Marco Lillo: "Woodcock e la Sciarelli sono innocenti. Vi spiego perché"

Non appena appresa la notizia dell'indagine, lo stesso Marco Lillo ha scritto un lungo articolo sul Fatto spiegando perché il pm e la giornalista sarebbero innocenti e la Procura di Roma avrebbe "preso un granchio".
"La verità è che Federica Sciarelli non ha messo in contatto il magistrato Henry John Woodccok con Marco Lillo per scrivere di Consip. La tesi dell’accusa è fondata, da quel che si legge, su un tabulato telefonico del mio cellulare. Ebbene, non c’è grigio in questo caso ma solo bianco o nero: Woodcock e Sciarelli sono innocenti e la Procura si è sbagliata. Le telefonate in questione dovrebbero essere quelle fatte da me il 20 dicembre. Quel giorno ho scritto il primo articolo sulle perquisizioni in Consip e sul ruolo di Tiziano Renzi nell’inchiesta, articolo uscito sull’edizione cartacea del 21 dicembre (leggi qui).  Dopo avere ricevuto (con altra modalità che ovviamente tengo per me) le notizie sul pezzo, ho chiamato Federica Sciarelli solo per sapere dove si trovasse Henry John Woodcock. Non è un mistero che il pm Woodcock e Federica Sciarelli siano legati sentimentalmente".

Aggiunge Lillo: "Il mio obiettivo era sapere se Henry John Woodcock fosse a Roma perché sarebbe stato un riscontro alla notizia, da me già ottenuta ma che volevo ulteriormente verificare: cioè che fosse in corso una perquisizione alla Consip. Non dissi a Federica perché volevo sapere dove fosse Woodcock e lei, solo per cortesia, mi disse una cosa tipo: “Marco se lo sento ti richiamo e ti dico”. Poi mi richiamò e mi disse una frase tipo: “Marco alla fine l’ho sentito e mi ha detto che non sta a Roma. Aveva un tono sbrigativo e ha attaccato”. Il giorno dopo, letto quello che avevo scritto, sempre al telefono Federica ha commentato con me ridendo: “Vedi come fa? Quello mi dice un sacco di cazzate quando deve coprire il segreto su una sua indagine”. Questo è tutto quello che è accaduto. Per questo Henry John Woodcock e Federica Sciarelli saranno sbattuti sulle prime pagine di tutti i giornali".

MATTARELLA IN CANADA, prosegue la visita di Stato. Oggi l'incontro con il premier Justin Trudeau.
ITALIA-IRAN: il ministro degli Esteri Zarif a Roma. Gli incontri con Gentiloni, Alfano e Boldrini.


Cisl: Congresso nazionale con Furlan, Gentiloni, Raggi.

 

 

Istat, i dati sull'inflazione e sui prezzi alla produzione.

 

 

Alitalia, sviluppi dopo l'interesse di Ryanair.

E' ricoverata in prognosi riservata all'ospedale Cto di Torino la donna di 46 anni che si è data fuoco dinanzi alla sede Inps di corso Giulio Cesare. La donna, che è stata intubata, ha ustioni sul 25% del corpo, soprattutto collo, volto e torace, di cui il 10% di terzo grado.

"Oggi vado all'Inps e li faccio tutti neri o viola? Comunque sia gli cambio i connotati e attributi". Ecco il post pubblicato su Facebook, qualche ora prima di compiere il gesto: è ora ricoverata al Cto in gravi condizioni, con ustioni al volto, braccia e torace, alcune di terzo grado. Fuori dal pronto soccorso parla il fratello: "Per prima cosa voglio ringraziare il ragazzo maghrebino che, mentre tutti fuggivano, ha avuto la prontezza di prendere l'estintore e spegnere le fiamme. Senza il suo intervento oggi mia sorella non ci sarebbe più".

Su Repubblica Torino

E ancora: "Ha lavorato in questa azienda come addetta alla pulizie per più di dieci anni, fino a quando i proprietari hanno deciso di appaltare il servizio a una ditta esterna. Mia sorella si è ritrovata disoccupata, anche se in passato lo era già stata, ma essendo molto sensibile viveva questa situazione con molta angoscia. Aveva chiesto all'ex datore di lavoro se fosse stato possibile rateizzare il tfr, così da avere un po' di soldi per le spese vive; erano disposti a farlo ma solo se avesse ritirato la vertenza". La donna, senza figli ma con un compagno, anch'egli disoccupato, vive da sola a Settimo Torinese, poco lontano dalla casa dei genitori. "Non è sempre facile chiedere aiuto – conclude il fratello – a volte vogliamo farcela da soli con le nostre forze, è una questione di dignità. Quello che conta adesso è che mia sorella guarisca presto". 

La discriminazione trova spazio anche sul web. Ogni giorno online vengono rilevati 7000 ‘hate speech’: ovvero espressioni che mirano a diffondere, fomentare, promuovere o giustificare l'odio razziale, la xenofobia, l'antisemitismo o altre forme di intolleranza e ostilità nei confronti delle minoranze. Tra i vari canali usati un ruolo fondamentale lo ricoprono soprattutto i social network. "Bisogna capire sei i social sono una sorta di luogo virtuale dove le persone si sfogano e quindi riducono i reali comportamenti discriminatori – spiega il sociologo e dirigente Unar Mauro Valeri – o se invece in qualche modo istigano all'azione. Credo che il secondo passo da fare sia verificare quanto i social influenzino i comportamenti".

Chi si occupa di ‘hate speech’ in Italia

L’Unar (Ufficio nazionale, antidiscriminazione razziale) già da alcuni anni si occupa di ‘hate speech' online attraverso l’Osservatorio media e Internet. Si tratta di un lavoro di ricerca, monitoraggio e analisi quotidiana di tutti i contenuti potenzialmente discriminatori provenienti da:

  • i principali social network (Facebook, Twitter, GooglePlus e YouTube);
  • i social media (articoli di giornale, blog e relativi commenti e siti di fake news).

"Il nostro sistema rileva sul web circa 7000 contenuti potenzialmente discriminatori ogni giorno, che si traducono in 30 casi di reale discriminazione", spiega Francesca Cerquozzi, referente dell'Osservatorio per il contact center di Unar, durante l'evento 'Tra le parole e i fatti: dove i pregiudizi condizionano la comunicazione'.

Come vengono individuati i contenuti che istigano all’odio

L’Osservatorio adotta una strategia interdisciplinare che, attraverso l’utilizzo di un software specifico, combina la sentiment analysis, il monitoraggio e la tutela delle vittime con lo studio, la ricerca e l’ideazione di campagne ed iniziative tese alla sensibilizzazione degli utenti di internet sulla lotta all’odio, sull’intolleranza e sulla violenza online. L’Osservatorio valuta e seleziona i contenuti da segnalare all’autorità giudiziaria che palesemente incitano alla violenza richiedendone, contestualmente, la rimozione ai social network o all’amministratore del sito che ospita il contenuto discriminatorio.

In un mese e mezzo oltre 11mila contenuti potenzialmente discriminatori

In un mese e mezzo, dal 20 marzo al 5 maggio 2017, un monitoraggio condotto dall’Osservatorio ha rilevato 11.200 contenuti che incitano, promuovono o giustificano odio, disprezzo, xenofobia o altre forme di intolleranza.  Nello stesso periodo 197 contenuti sono stati segnalati ai social network (110 a Facebook, 48 a You Tube e 39 a Twitter), di questi 161 sono stati rimossi.
 

La discriminazione in Italia

Nell'ultimo anno in Italia ci sono stati 2652 casi di discriminazione, il 69% dei quali riguardano fatti di natura etno-razziale. Secondo i dati rivelati all'Agi, nel 2016 l'Ufficio ha lavorato su 2939 segnalazioni, di queste il 90% sono risultate effettivi casi di discriminazione, il 6,4% (187) sono state considerate dubbie e solo il 3,2% (97 casi) non pertinenti. La maggiore fonte di discriminazione continua ad essere quella etnico-razziale che sfiora il 69% dei casi, di cui il 17% riguarda la comunità 'Rom, Sinti e Caminanti (RSC)" e il 9% le discriminazioni per motivi religiosi o per convinzioni personali. Dopo quelle legate alla razza il 16% delle discriminazioni riguarda i disabili, il 9% quelle legate all'orientamento sessuale e all’identità di genere e infine il 5% all'età. Unar ha segnalato oltre la meta' dei casi discriminatori, il 56% dei quali arriva dall'osservatorio Social Media dell'Ufficio, il 13% dal sito web e il 12% dalle e-mail. Solo nel 14% dei casi è stata la vittima a denunciare la discriminazione subita, stessa percentuale vale per i testimoni, le associazioni e gli enti.

Eroinomane, ma non assassino.  E comunque l’incidente non è colpa dell’eroina. Questo racconta Domenico Diele, l’attore protagonista della serie 1993 che ha provocato la morte di Ilaria Dilillio in un incidente stradale nel salernitano. Lo riporta il Corriere della Sera che con il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Maria Borrelli, lo ha incontrato nel carcere di Fuorni, alle porte di Salerno.

Eppure aveva la patente sospesa dal 2016. E, come racconta La Stampa, aveva mentito anche sul set del road movie 'Vita Spericolata', dove interpretava un pilota di rally.

 

Non c’è da parte di Diele alcun tentativo di auto-assolversi, come emerge dalle parole riportate dal Corriere: "Urlerò la mia colpevolezza con tutte le forze. Non ho scuse, ho sbagliato e devo pagare". E racconta la sua versione: l’incidente non sarebbe avvenuto perché era sotto effetto dall’eroina ma perché distratto. "Sono dipendente da eroina, questo sì, ma la droga non c’entra con l’incidente. Mi sono distratto con il cellulare".

Non ho scuse, ho sbagliato e devo pagare

Ma al narcotest è risultato comunque positivo agli oppiacei e ai cannabinoidi. E come ricordato, si era messo alla guida del veicolo senza patente: "L’ho fatto perché mia cugina ci teneva ad avermi al suo matrimonio in Calabria, e l’unico modo per esserci era andare e tornare in macchina nella stessa giornata".

L'attore lancia un appello al padre della donna rimasta uccisa: "Vorrei incontrarlo e ammettere le mie colpe. Ma anche provare a spiegargli che è stato un incidente e non un omicidio".

La coincidenza dell’ex concorrente GF sul luogo dell'incidente

Racconta La Stampa che Ferdinando Giordano, concorrente del Grande Fratello 11, stava rientrando quella stessa notte da Salerno. Sull’autostrada è stato tra i primi a vedere il corpo della donna a terra. E c'era anche Diele. "Intanto, sulla carreggiata, c’era questo ragazzo, Domenico, che urlava e si disperava. Non ho riconosciuto chi fosse, in quei momenti pensi ad altro". 

Prima dell’arrivo dei soccorsi, ha provato a prestare aiuto alla donna. E non si è reso conto se Diele fosse o meno sotto l’effetto di droghe. "Non era evidente che fosse sotto stupefacenti, perché era già visibilmente sconvolto per la tragedia appena successa".

Il papà della vittima e il regista con cui ha lavorato Diele

La famiglia e gli amici di Ilaria Dilillio chiedono con forza che sia fatta giustizia. Nicola Dilillio, padre di Ilaria e carabiniere in pensione, racconta al Corriere tutto il suo dolore: "Io sono completamente annientato, sono finito, sono distrutto. Da quando mia moglie se ne è andata, Ilaria è stata la mia forza per andare avanti".

E si dice scettico sul fatto che l'attore possa scontare tutta la sua pena: "Sedici anni di carcere? E' una cosa del tutto immaginaria. Non ci credo che resterà tanti anni lì". In realtà la pena che rischia Diele è tra gli 8 e i 12 anni, ma se sceglierà il rito abbreviato tra 5 anni potrebbe essere fuori dal carcere.

C’è una testimonianza che salva almeno in parte l’immagine umana di Domenico Diele. Il regista Piero Messina, che lo ha diretto nel film “L’attesa”, dice di lui in un'intervista pubblicata sulla Stampa: "Aldilà degli aspetti professionali, era un ragazzo dolce, genuino e disponibile. Era l’ultima persona da cui ci si poteva aspettare una cosa del genere".

Per approfondire:

Italia spaccata in due dal maltempo, con il Centro e il Sud che faticano a respirare per colpa del caldo record e il Nord sferzato da raffiche di vento, violenti temporali e pioggia intensa. Dove la presa dell'afa non molla, è scattata l'allerta ondate di calore con il temuto 'bollino rosso' in cinque città (Ancona, Campobasso, Firenze, Perugia e Pescara), ma le temperature roventi hanno attanagliato tutto il Centro Sud, con il termometro che ha raggiunto 37 gradi a Bari, i 34 a Cosenza, i 33 a Perugia e Ancona e i 32 gradi a Firenze, Roma e Campobasso. 

Pioggia e grandine dalla Lombardia al Trentino

Pioggia e grandine hanno colpito quasi tutto il Nord: dalla Lombardia al Trentino passando per Emilia Romagna e Veneto. Qui la situazione più pesante si è registrata ad Enego, in provincia di Vicenza, ma diversi problemi ci sono stati anche nell'area Pedemontana e nel Bellunese, con alcune frane in movimento. Tanto che l'assessorato regionale alla Protezione Civile ha fatto sapere di stare "raccogliendo tutti i documenti per la richiesta dello stato di emergenza". Forti temporali anche in tutto il Trentino Alto Adige, con un deciso abbassamento delle temperature dopo il caldo africano dei giorni scorsi, che in provincia di Bolzano ha toccato i 38 gradi.

Le forti piogge hanno causato frane e smottamenti in molte zone dell'Alto Adige. Nei pressi della diga di Funes, a nord di Chiusa, una frana si è abbattuta sulla strada statale 12 causandone l'interruzione. Lo smottamento ha coinvolto otto auto, fortunatamente senza ferire nessuno. In provincia di Bolzano nella notte tra sabato e domenica gli interventi dei vigili del fuoco sono stati 120; decine le cantine e i garage allagati. Piogge e temporali anche a Milano e Brescia, dove una tromba d'aria ha smantellato il tetto di una palestra. 

Gravi danni all'agricoltura nel trevigiano

Sale intanto, con il rapido passaggio dell'ondata di maltempo, il conto dei danni all'agricoltura. La Coldiretti parla di "chicchi di grandine grandi come palline da ping pong" caduti nel Trevigiano con serre di ortaggi e fiori divelte, campi di mais distrutti e vigneti di Prosecco rovinati. Le precipitazioni – sottolinea la Coldiretti – non hanno peraltro scalfito lo stato di grave siccità dei campi "perche' l'acqua per poter essere assorbita dal terreno deve cadere in modo continuo e non violento, mentre gli acquazzoni aggravano i danni". 

Dimenticate le piogge incessanti e le raffiche di vento. C'è una sola condizione atmosferica che costringe gli aeroporti a cancellare i voli sul tabellone (oltre alle bufere di neve che limitano la visibilità): il caldo eccessivo. Ed è quello che è accaduto nei giorni scorsi a Phoenix, in Arizona,  dove la compagnia American Airlines ha dovuto interrompere una cinquantina di voli in partenza dall'aeroporto Sky Harbor, dopo che la colonnina di mercurio aveva superato i 49 gradi centigradi. Ovvero oltre i limiti massimi consentiti in moltissimi casi. Un tetto che non riguarda i Boeing e gli Airbus che possono decollare fino a 52-53 gradi. 
 
Ma qual è il motivo e quali i rischi corsi con il maltempo? Ecco tutte le risposte secondo Patrick Smith, pilota e autore del libro pubblicato nel 2013 "Cockpit Confidential", analizzate in un articolo del Telegraph 
 
 

Troppo caldo

"L'aria calda è meno densa di quella fredda, e ciò significa che l'aereo necessita di maggiore potenza per generare lo stesso attrito e di innalzamento rispetto a un clima più fresco", spiega Smith. In pratica, quando l'aria si fa rovente, l'aria diventa rarefatta, ha una densità più bassa e questo riduce la forza di portanza generata dalle ali, necessaria a sostenere gli aerei, in particolare in fase di decollo. Questo impone a temperature particolarmente elevate di ridurre il carico degli aerei (meno passeggeri e meno bagagli) o di predisporre piste più lunghe per il decollo. Già un rapporto del 2016 della International Civil Aviation Organization (Icao) ha avvertito che i cambiamenti climatici e l'innalzamento delle temperature avranno "gravi conseguenze sulle performance degli aerei in fase di decollo". 
Non a caso molti Paesi mediorientali e anche alcuni aeroporti in alta quota dell'America latina fanno partire i voli intercontinentali la sera, quando le temperature si abbassano.
 

Troppo freddo

Non esiste una temperatura troppo bassa per volare considerando che un aereo è progettato per raggiungere i 10.668 metri, dove la temperatura tocca i -51 gradi. "Il problema, semmai, è sulla pista che deve essere pulita, o con l'equipaggiamento utilizzato per il rifornimento di carburante che può congelare". 
 

Troppo vento

Il vento è tra le cause meteorologiche che creano più disagi ai passeggeri, tuttavia è raro che si arrivi a cancellare un volo. Decollo e atterraggio sono i momenti più critici in caso di forte vento. Per ridurre i rischi sono stati creati degli algoritmi che calcolano la massima forza di vento in cui un aereo può operare. Un Airbus, ad esempio, può decollare con raffiche di massimo 35 nodi e atterrare con 40 nodi. Tuttavia, secondo quanto stabilito anche dalla CAA, è il pilota che decide se un atterraggio è sicuro, indipendentemente dagli algoritmi. 
 

Troppo bagnato

Così come accade per il vento, anche la pioggia causa più problemi sulla pista che in volo. Soprattutto quando il pilota è costretto a modificare la fase di atterraggio a seconda della quantità d'acqua sul suolo. Sebbene le piste aeroportuali ormai sono realizzate con materiale adatto, il pericolo dell'acqua-planing è ancora una possibilità, seppur rara. In genere, però, i piloti vengono avvisati prima in modo da condurre un atterraggio che prevenga 'scivolamenti'. 
 

Arrestato e accusato di omicidio stradale l'attore di fiction Domenico Diele, 32 anni il prossimo 25 luglio, che ha tamponato uno scooter in autostrada nel Salernitano causando la morte della donna di 48 anni che lo stava guidando. Diele è risultato positivo a cocaina e hashish e aveva la patente sospesa per aver guidato sotto l'effetto di stupefacenti. Rischia una condanna fra gli 8 e i 12 anni.

Diele, senese di origini, ma trapiantato da tempo a Roma, si trovava in zona per le riprese del film Una vita spericolata del regista Marco Ponti. L'attore, volto emergente del cinema e della fiction, ha recitato in diverse pellicole, tra cui Acab, e in numerose serie di successo della tv, come Don Matteo e 1992 e 1993 in onda su Sky, nelle quali ricopriva il ruolo del poliziotto Luca Pastore. Il 32enne è ora rinchiuso nel carcere di Salerno – Fuorni e dovrà comparire davanti al Gip lunedì prossimo per l'udienza di convalida dell'arresto, che si terrà nella casa circondariale.

Meno di 25.000 persone, contro le 48.000 previste ai festeggiamenti per San Giovanni a Torino in programma in Piazza Vittorio con il tradizionale spettacolo dei fuochi d'artificio.

 

 

Il ricordo della serata del 3 giugno con il morto e oltre 1.500 feriti di piazza San Carlo, le rigide misure di sicurezza sgradite per l'intensità e il precedente del 3 giugno e le alte temperature che hanno spinto molti a lasciare la città, hanno pesato sul 'flop' della festa per il parono. Una festa che, come aveva detto il sinadaco Chiara Appendino, avrebbe dovuto rappresentare "un nuovo inizio" per la città.  Poco più  di 22mila persone rispetto ad una capienza della piazza prevista di 48mila presenti e rispetto alle circa 100mila presenze che c'erano state negli anni passati.  Prima dell'avvio dei festeggiamenti si era verificato anche un altro episodio, che aveva provocato qualche timore, tre furgoncini di venditori di panini si sono incendiati probabilmente a causa del surriscaldamento di un generatore. Un episodio che non ha mancato di suscitare polemiche da parte del capogruppo Pd Stefano Lorusso. 

 

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