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Non si ferma la forza travolgente partita per iniziativa della mamma di Elena Aubry, morta in sella della sua moto mentre percorreva la dissestata via Ostiense. Graziella Viviano, aveva lanciato qualche giorno fa l’iniziativa di colorare con la vernice spray fosforescente buche, dossi, e disastri vari delle strade di Roma, in modo da renderli visibili, di giorno e di notte, e quindi più facilmente evitabili. così da salvare vite grazie a un gesto semplice. Il passo successivo però, come stesso Graziella ha sempre sostenuto, era quello della messa in sicurezza dei crateri.

A raccogliere l’idea di Graziella è stata l’Associazione "Tappami", un gruppo di volontari che già dal 2015 si occupa di ‘tappare’ le buche del manto stradale romano. Primo appuntamento questa mattina in zona Monteverde, dove Elena abitava con la sua famiglia. Molti i cittadini che hanno partecipato e appoggiato l'iniziativa.

Dura replica di Salvini all'Unione Europea che aveva detto no alla sua richiesta di riconoscere i porti libici come sicuri. "L’Unione Europea – ha scritto il vice premier su Twitter – vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli". A Salvini controreplica l'alto Commissario Ue, Federica Mogherini: "La decisione rispetto al fatto che i porti libici non siano porti sicuri è una decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica sulla quale non c'è una decisione politica da prendere". Mogherini tiene poi a sottolineare che   l'Italia "non ha sollevato" la questione della sicurezza dei porti libici durante il Consiglio Affari Esteri che si è svolto oggi a Bruxelles.

Il laghetto di Villa Ada, cuore del secondo parco pubblico più grande della Capitale, deturpato dalla presenza di liquame giallo e schiumoso, probabilmente olio da cucina. È accaduto venerdì della scorsa settimana, quando all'apertura mattutina del parco molti visitatori si sono accorti della presenza del liquido giallo e dei numerose bolle che galleggiavano nel bacino d'acqua, popolato da pesci e tartarughe ed attrazione per bimbi e turisti.

Una associazione di cittadini ha sporto denuncia alla Polizia Locale del Campidoglio, che ha svolto le sue verifiche e nei prossimi giorni tornerà a più riprese nell'area per monitorare se i versamenti di liquame si verificheranno nuovamente. 

Non distante dal laghetto anche quest'anno si svolge la rassegna musicale serale 'Roma incontra il mondo', che propone concerti accompagnati da stand enogastronomici. Lo scorso 16 giugno, dopo un controllo in seguito ad un esposto di un'associazione di podisti, i vigili della Polizia Locale del Comune avevano riscontrato che il responsabile della manifestazione "non era in grado di esibire le autorizzazioni", poi rilasciate come testimoniato con un successivo accertamento del 27 giugno. Non esiste al momento alcuna prova o indizio che possa collegare questo estemporaneo inquinamento del lago con la manifestazione. Più probabile il gesto di qualche teppista di passaggio.

Articolo aggiornato alle ore 16.00 del 15 luglio 2018*

Dopo Francia e Malta, anche la Germania ha dato la sua disponibilità ad accogliere 50 dei 450 migranti recuperati al largo di Lampedusa (8, i più gravi, sono già stati sbarcati) e ancora a bordo da sabato mattina delle due navi ferme davanti a Pozzallo (una della Guardia di Finanza, l’altra del dispositivo Frontex). È quanto si apprende da fonti di governo che considerano "un successo" la reazione dei Paesi Ue alle richieste dell'esecutivo italiano.

"Francia e Malta prenderanno rispettivamente 50 persone dei 450 migranti trasbordati sulle due navi militari. A breve arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei", aveva scritto Conte ieri su Facebook.  "È il primo importante risultato ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici che ho avuto con tutti i 27 leader europei", rivendica il presidente del Consiglio, che spiega il contenuto dei colloqui: "Ho ricordato loro la logica e lo spirito di condivisione che sono contenuti nelle conclusioni del consiglio europeo di fine giugno e che prevedono il pieno coinvolgimento di tutti i paesi dell'Ue. È proprio rifacendomi a questi principi, che ho chiesto loro di farsi carico di una parte di questi migranti. Le stesse cose – prosegue Conte – le ho ribadite anche nella lettera che, come annunciato, ho inviato proprio oggi al Presidente della Commissione europea Juncker e al Presidente del Consiglio europeo Tusk, sollecitando una attuazione immediata delle conclusioni del Consiglio europeo. Finalmente l'Italia è ascoltata”. 

La linea giallo-verde sta pagando

"Complimenti al nostro presidente Conte che in poco tempo è riuscito a ottenere rispetto dall'Europa, finalmente le responsabilità sulla gestione dei flussi migratori saranno condivise da tutti i leader Ue”, dichiarano – sul fronte interno – i capigruppo M5s di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli: "Gli italiani possono essere fieri di avere un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte. Dal giorno del suo insediamento ha dimostrato grande competenza e capacità di dialogo. E grazie al suo impegno è stato raggiunto un importante traguardo: il fenomeno migratorio non è più un problema italiano ma europeo. Francia e Malta hanno risposto all'appello del nostro Governo e accoglieranno 100 dei 450 migranti che si trovano sulle due navi militari. A breve, inoltre, arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei", concludono D'Uva e Patuanelli. E stamattina è arrivato l’ok di Berlino.

"Di sicuro non siamo più un Paese colabrodo", dice il vicepremier in una lettera al Corriere della Sera. Il ministro rivendica a sé il merito di aver "scosso l'ipocrisia europea. L'ultimo risultato – aggiunge – "sono i cento immigrati che volevano arrivare in Sicilia e che Francia e Malta hanno accettato di accogliere. Non era mai successo. Eppure non mi basta: voglio invertire la rotta rispetto ai disastrosi anni del Pd".

La linea del governo giallo-verde illustrata negli ultimi vertici europei e seguita alla prima crisi diplomatica con Malta, quella di un mese fa con la nave della Ong tedesca Lifeline, comincia a produrre i suoi effetti concreti, a detta di premier e ministri. Le coste italiane sono anche le coste sud dell’Europa e questo non può più essere meramente un dato geografico, hanno detto Salvini e Conte a Bruxelles e a Innsbruck. I barconi della speranza o le navi delle Ong non possono più sbarcare automaticamente a Lampedusa o nei porti della Sicilia il loro carico di uomini, donne e bambini. Bisogna parlarne prima, anche a costo di lasciare in mezzo al mare per qualche giorno navi e migranti.

Le due navi sono infatti ancora ferme a largo di Pozzallo (442 persone a bordo), e si attende che alla disponibilità formalizzata nelle ultime ore da Francia, Malta e Germania, seguano indicazioni precise per procedere con lo smistamento dei migranti. Intanto saranno consegnati viveri per due giorni alle due navi in attesa, i pasti sono in preparazione nel centro di identificazione di Pozzallo. Una motovedetta della Guardia costiera li consegnerà alla nave Protector di Frontex, con a bordo 176 migranti, mentre una motovedetta della Guardia di Finanza li consegnerà al pattugliatore Monte Sperone, l'unità delle Fiamme Gialle che trasporta gli altri 266. A quest'ultima verranno forniti anche omogeneizzati e succhi di frutta per la ventina di minorenni a bordo, che nella notte sono stati visitati da operatori sanitari.

La lettera del premier Maltese

Un successo, dunque, la linea italiana. Che però non è andato giù al premier maltese, Muscat, almeno non il tono con cui il governo italiano si è complimentato con se stesso per aver ottenuto attenzione e disponibilità da altri Paesi.

"Caro Giuseppe, ti ringrazio per la tua lettera, ma sappi che Malta ha sempre agito nel giusto, attaccare un altro paese europeo per giustificare le difficoltà dell'Italia non è corretto. Noi abbiamo sempre rispettato le regole e condiviso responsabilità". È questo il messaggio che emerge da una lettera – ottenuta in esclusiva da The Post Internazionale – che il premier maltese Joseph Muscat ha inviato a Conte, in risposta a una missiva che lo stesso Conte gli aveva scritto nella serata di ieri. Il documento, ancora inedito e spedito con una nota di congratulazioni anche al ministero degli Affari esteri italiano e alle ambasciate europee residenti in Italia.

I due – Conte e Muscat – avevano avuto un colloquio telefonico ieri sera. Il premier italiano aveva infatti chiesto a Malta di accogliere una parte dei 450 migranti che il ministro dell'Interno Matteo Salvini, congiuntamente con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, aveva escluso sarebbero potuti arrivare in Italia ("Vadano a Malta o in Libia, in Italia si arriva solo con mezzi legali”). Tuttavia – secondo fonti istituzionali vicine alla vicenda – Conte avrebbe esagerato agli occhi di Muscat quando scrive che “finalmente l’Italia inizia a essere ascoltata davvero… un risultato importante ottenuto oggi, dopo una giornata di scambi telefonici e scritti che ho avuto con tutti i 27 leader europei”.

Anche perché pochi paesi, (tranne appunto Malta e Francia E ora Germania), hanno pubblicamente annunciato di voler sostenere l'idea di ridistribuire i migranti, e "il fatto che abbia menzionato Malta e la Francia è sintomatico del fatto che tenti di incoraggiare altri paesi a fare lo stesso ", spiega la fonte.

Ed è a causa di questo atteggiamento – accompagnato poi dalla lettera di Conte di ieri sera – che il governo di Malta è rimasto "perplesso", come scrive il premier maltese nella sua lettera. Quel "Finalmente l'Italia è ascoltata”, è del tutto fuori luogo, per il premier della Valletta.

Cosa ha scritto Muscat Conte

"Caro Giuseppe

"Ti ringrazio per la tua lettera di ieri, in cui sottolinei la solidarietà  offerta da Malta. Te  ne sono grato. Nonostante ciò, devo dirti che sono rimasto perplesso sul contenuto della prima parte della suddetta lettera, e non posso lasciare questo aspetto senza risposta".

"Le affermazioni secondo cui Malta non avrebbe rispettato i suoi obblighi in questo caso è del tutto inaccettabile. Malta ha adempiuto a tutte le regole e non si può in nessun caso fare riferimento ad alcun mancato soccorso della barca in questione da parte di Malta".

"La barca in questione non ha chiesto soccorso, era a 53 miglia dal territorio italiano quando e entrato nella zone SAR maltese, ed era diretta a Lampedusa. La responsabilità di ogni paese nel gestire la sua  zona  SAR  è  coordinare  un  eventuale  soccorso  se  si  avvera  necessario. Nessun paese ha il diritto di fermare la navigazione di una barca in acque internazionali nemmeno se ha il controllo della zona sar in cui la barca si trova. Ti ricordo quindi che anche in questo caso, come in tutti i casi precedenti, Malta sta agendo nel pieno rispetto delle regole e convenzioni internazionali".

"Riconosciamo le difficoltà che l'Italia sta affrontando, ma certamente la soluzione non e di attaccare un partner Europeo che affronta le stesse sfide e che manifesta continua solidarietà".

"Come ben sai, Malta considera l'Italia un partner fondamentale a cui intende manifestare costante solidarietà anche sull'impegnativa questione delle migrazioni nel Mediterraneo. A tal proposito, con assoluto senso di responsabilità, Malta ha gestito in prima linea il caso Lifeline, coinvolgendo con successo altri Stati membri e mettendo in atto un azione condivisa a livello Europeo".

"Anche se il caso Lifeline non dovrebbe essere usato come un precedente a questo caso odierno, perché il questo caso e completamente diverso da quello della Lifeline, con riferimento alla Tua richiesta ricevuta ieri, confermo la Nostra disponibilità nel prendere in carico persone presenti sull'imbarcazione come da nostro accordo telefonico, a conferma della nostra continua solidarietà nella questione migratoria"

"Colgo l'occasione per ricordare che negli ultimi anni Malta ha lavorato mano nella mano con l'Italia per mettere un faro costante su questo tema e per metterlo sempre al centro dei nostri vertici europei. Grazie a questo impegno, l'UE ha preso decisioni importanti sul'immigrazione con una svolta importante nel 2015 quando con il vertice di Valletta abbiamo lanciato il Trust Fund per l'Africa e il Migration Compact proposti dal'allora governo italiano. Tre anni dopo l' attuazione di queste e altre importanti decisioni, la politica migratoria Europea sta dando i suoi frutti e dal 1 gennaio di questo anno stiamo ottenendo una diminuzione del 80% nei flussi. Malta inoltre sta attuando le strategie concordate a livello Europeo, particolare alla conferenza di Malta e al vertice di Malta di Febbraio 2017 dove importanti decisioni sul rafforzamento della Guardia Costiera Libica sono state prese. È quindi importante riconoscere questi risultati e continuare a lavorare per ottenere sempre maggiori successi nel diminuire ulteriormente questi flussi perché soltanto così possiamo diminuire anche le correlale tragedie e I morti in mare."

Per Praga questa è la strada per l'inferno*

Molto critica con l'atteggiamento di Roma anche la Repubblica Ceca. "Ho ricevuto la lettera del premier italiano Conte in cui chiede all’Ue di occuparsi di una parte delle 450 persone ora in mare. Un tale approccio è la strada per l’inferno", scrive su Twitter Andrej Babis, il premier ceco. Che aggiunge: "Il nostro Paese non riceverà alcun migrante. L’unica soluzione alla crisi migratoria è il modello australiano, cioè non fare sbarcare i migranti in Europa".

Pronta la risposta italiana, riportata anche dal Corriere della Sera: "L'Ue ha tanti benefici di cui i Visegrad approfittano a piene mani, ma anche doveri da adempiere. Sia chiaro al presidente Andrej Babis come ad altri sulla stessa linea di pensiero. L'Italia pretende rispetto e condivisione", scrive su Twitter il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano. Secco Salvini: "Ci diano una mano a soccorrere tutti e a riaccompagnarli in Libia. L'unica soluzione per combattere realmente la mafia degli scafisti è far capire a tutti che in Italia e in Ue ci arrivi se hai il permesso. Fino a ieri era un concetto che non si poteva esprimere altrimenti si veniva tacciati di razzismo e fascismo. Finalmente esiste un governo che fa l'interesse dei cittadini. Adesso tutti in Ue si sono resi conto che non possiamo accogliere solo noi. Ma l'obiettivo finale è il blocco delle partenze, non la suddivisione a livello europeo".

Dopo Francia e Malta, oggi anche la Germania ha dato la sua disponibilità ad accogliere 50 dei 450 migranti recuperati al largo di Lampedusa e ora a bordo delle due navi ferme davanti a Pozzallo. È quanto si apprende da fonti di governo che considerano "un successo" la reazione dei Paesi Ue alle richieste dell'esecutivo italiano.

"Complimenti al nostro presidente Conte che in poco tempo è riuscito a ottenere rispetto dall'Europa, finalmente le responsabilità sulla gestione dei flussi migratori saranno condivise da tutti i leader Ue". Lo affermano i capigruppo M5s di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, che aggiungono: "Gli italiani possono essere fieri di avere un presidente del Consiglio come Giuseppe Conte. Dal giorno del suo insediamento ha dimostrato grande competenza e capacità di dialogo. E grazie al suo impegno e' stato raggiunto un importante traguardo: il fenomeno migratorio non è più un problema italiano ma europeo. Francia e Malta hanno risposto all'appello del nostro Governo e accoglieranno 100 dei 450 migranti che si trovano sulle due navi militari. A breve, inoltre, arriveranno anche le adesioni di altri Paesi europei", concludono D'Uva e Patuanelli. 

Saranno consegnati viveri per due giorni alle due navi in attesa al largo di Pozzallo, in Sicilia, con a bordo 442 migranti. I pasti sono in preparazione nel centro di identificazione di Pozzallo. Una motovedetta della Guardia costiera li consegnerà alla nave Protector di Frontex, con a bordo 176 migranti, mentre una motovedetta della Guardia di Finanza li consegnerà al pattugliatore Monte Sperone, l'unità delle Fiamme Gialle che trasporta gli altri 266. A quest'ultima verranno forniti anche omogeneizzati e succhi di frutta per la ventina di minorenni a bordo, che nella notte sono stati visitati da operatori sanitari.

Non è stata ancora presa una decisione per lo sbarco in un porto sicuro dei migranti, che erano stati soccorsi sabato su un barcone nei pressi dell'isola di Linosa. L'Italia ha chiesto una ripartizione con gli altri Paesi dell'Ue e Malta e Francia si sino impegnati ad accoglierne 50 ciascuna.

 

 

Risolto il giallo di Pesaro: ha confessato il 38enne marocchino che era stato arrestato nella notte per l’assassinio di Sabrina Malipiero, la 52enne il cui cadavere era stato rinvenuto sabato a mezzogiorno dal figlio Stefano nell’abitazione in cui la donna viveva da sola. L'uomo, un immigrato in regola, è stato fermato nella notte e ha ammesso le sue responsabilità di fronte al magistrato che coordina le indagini. Pare che frequentasse la casa della donna, ma non è chiaro il movente dell'efferato delitto con una coltellata alla gola che sarebbe avvenuto alle 16 di venerdì in seguito a un diverbio. Viene escluso avesse una relazione sentimentale con la donna, commessa di un supermercato.

“Una nazionale completamente autoctona, un popolo di 4 milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista: la Croazia, contro un melting pop di razze e religioni, dove il concetto di nazione e Patria è piuttosto relativo: la Francia”. Ci sono molti modi diversi di approcciarsi ad una finale di Coppa del Mondo di calcio, quello di Paolo Bargiggia, uno dei volti più noti dello sport targato Mediaset, a molti non è andato giù. Il tweet della discordia infatti riaprirebbe una disputa della quale molto (troppo?) si sta parlando durante la campagna calcistica mondiale di Russia: gli oriundi. In rete, subito dopo la pubblicazione, gli animi si sono immediatamente scaldati, anche perché il tema, ovviamente di forte attualità soprattutto extracalcistica, non tarda ad essere percepito come ennesima manifestazione di nazionalismo estremo da parte del giornalista, di razzismo, scrivono in tanti sui social network.

Il “barbuto” Paolo infatti già nel 2015 si era reso autore di un tweet dai contenuti decisamente discutibili: “Piano piano ho deciso di bloccare i fan di zingari, cultura gay, immigrazione selvaggia e anti Italiani” e non ha mai nascosto le sue simpatie per Casa Pound che lo stesso definì, sempre sulla stessa piattaforma, apertamente “L’unico vero argine al degrado civile e morale rimasto in Italia.”,  e per la quale da settembre scorso collabora anche con la testata ufficiale: Il Primato Nazionale – Quotidiano Sovranista.

Mediaset è intervenuta a gamba tesa ieri con una nota abbastanza netta: “Tgcom24.it e Sportmediaset.it si dissociano fermamente dalle affermazioni dal tenore e dal contenuto razzista pubblicate da Paolo Bargiggia sul suo account personale di Twitter, in particolare quelle legate alla finale mondiale tra Francia e Croazia”. “Razzista” quindi, senza se e senza ma. Effettivamente le parole usate nel tweet da Bargiggia, che essendo giornalista affermato di parole ci campa e quindi non le usa certo a caso, con una finale di Coppa del Mondo di calcio c’azzeccano davvero poco o niente, evocano più un confronto politico tra due modi diversi di selezione di professionisti per una rappresentativa nazionale, ma solo, ci duole dirlo, se ci si ferma all’aspetto fisico (“razziale”?) della formazione francese.

Anche perché, ed è stato fatto notare senza mezze misure a Bargiggia, da parte croata “Lovren, Corluka e l'allenatore sono nati in Bosnia, Rakitic in Svizzera, Kovacic in Austria. Alcuni giocatori hanno genitori di religioni diverse nati in diverse aree della ex-Jugoslavia” quindi la tesi del giornalista Mediaset, risulta perlomeno superficiale. Bargiggia però non si arrende e dal suo profilo Facebook risponde alla nota aziendale: “Purtroppo per i signori del comunicato, segnalo che in Italia non è previsto il reato d'opinione, che la parola razza è contemplata dalla Costituzione e che il mio tweet sul profilo personale, non aveva contenuti razzisti ma rappresentava una semplice analisi di realtà. Trattandosi di un'accusa gratuita e grave, mi riservo di tutelare la mia immagine nelle competenti sedi”.

Nel frattempo la guerra social tra chi considera perlomeno “rivedibile” l’analisi della “realtà” di Bargiggia e chi invece già cavalca l’hashtag #iostoconpaolo, impazza. Roberto ne loda “il coraggio”, Francesco “la libertà”, Tino ci avvisa che “I nani infoibatori del libero pensiero stanno capitolando” e qui un brivido corre lungo la schiena.

Lo abbiamo raggiunto al telefono Paolo Bargiggia, che ha tranquillamente ammesso la natura non calcistica del tweet ma rigetta fortemente le accuse di razzismo mosse da chiunque, specialmente da due rami (ci tiene a specificare) dell’azienda quali Tgcom24.it e Sportmediaset.it, che secondo lui avrebbero tra l’altro realizzato, con quella nota un clamoroso “autogol” che li espone a spiacevoli rivalse legali.

Il giornalista continua sostenendo di aver espresso un pensiero, suo, dal suo profilo personale, figlio di una logica ben definita derivante anche dalla sua esperienza di giornalista sportivo che rifiuta l’idea di Stati, perlopiù africani, che non possono permettersi –  come, ci ricorda, ha confermato pochi giorni fa anche Maradona parlando di “mafia” delle nazionali europee – di mantenere addosso ai propri giocatori le maglie dei loro paesi d’origine. “Il mio caso è emblematico per dimostrare che il pensiero dominante travolge tutto, tu non puoi avere una posizione diversa che vieni tacciato di razzismo”. Sarebbe stato il pensiero dominante a “fregare” il collega di Mediaset, che aggiunge: “Sarei ipocrita se ti dicessi che fosse un’analisi sportiva, ma un evento come il mondiale lo può consentire. Che non sia piaciuto perché il pensiero dominante è altro, ci sta. Ma da qui ad essere definito razzista ce ne passa”.

Sarà l'autopsia a cercare di fare chiarezza sulla morte di Sara Francesca Basso, la 13 enne di Morolo (Fr) vittima del potentissimo bocchettone della piscina idromassaggio del Grand Hotel Virgilio di Sperlonga. La ragazzina potrebbe aver avuto un malore per una bibita ghiacciata bevuta poco prima di entrare in piscina. Per il momento il magistrato titolare delle indagini ha disposto il sequestro della piscina e dell'impianto idraulico e ha iscritto sul registro degli indagati quattro persone: il nuovo amministratore della società proprietaria della struttura, il manutentore e il costruttore della piscina, e l'ex proprietario della struttura. Per tutti si ipotizza il reato di omicidio colposo. 

Il racconto del turista americano

"Abbiamo fatto di tutto, abbiamo cercato disperatamente di staccarla dal fondo della piscina. Ma il risucchio era troppo forte. Non ci siamo riusciti". Il senso di colpa continua a tormentare il turista americano, anche lui ospite del Virgilio Grand Hotel, che ha tentato invano di salvare la vita alla 13 enne. Ma lui di colpe non ne ha. Come si legge il Corriere della Sera infatti, si è tuffato subito nella piscina per soccorrere Sara con un medico e altri due clienti. Purtroppo non è bastato e rimane il pensiero che si sarebbe potuto fare qualcosa di più per evitare una morte assurda. Parlando con i carabinieri, il turista americano avrebbe confermato — come hanno fatto altri testimoni della drammatica vicenda — che "la giovane è rimasta sott’acqua per molto tempo".

I minuti decisivi

Nonostante gli sforzi non sono riusciti a riportare la ragazza in superficie. Ci sono infatti, voluti forse tre o quattro interminabili minuti prima che il personale dell'hotel disattivasse i bocchettoni dell'aspiratori della vasca, per consentire ai soccorritori di staccare la tredicenne, ormai esamine, dalla grata a cui era rimasta incollata. Le testimonianze sui tempi dei soccorsi e sui tempi d'intervento dell'ambulanza saranno fondamentali per capire e ricostruire cosa sia esattamente successo quel pomeriggio. Come come lo sarà il racconto del medico che è riuscito a rianimare Sara e – racconta il Corriere – a farla respirare di nuovo, al punto che per alcuni momenti si era diffusa la speranza che ce la potesse fare. Solo un’illusione perché dieci ore più tardi la giovane è deceduta nel reparto di rianimazione del Policlinico Gemelli.

Oggi l'autopsia

Ma per far luce sulla vicenda si attendono i risultati dell'autopsia prevista per oggi. Gli accertamenti dovranno stabilire se la tredicenne sia stata colta da malore prima di essere risucchiata sul fondo della vasca o se stava soltanto passando vicino al bocchettone

L'albergo già sotto sequestro in passato

l Virgilio Grand hotel era stato chiuso il 31 gennaio 2014 dall'allora sindaco di Sperlonga Rocco Scalingi per irregolarità e più volte sequestrato per la presenza di stanze abusive – riporta Il Giornale –  "Fu bloccato il tentativo di realizzare nove stanze in più al posto di un locale di 400 metri quadrati al posto del ristorante. In seguito al blitz dell'Arma anche il Comune aveva fatto degli accertamenti scoprendo che l'albergo, un quattro stelle tra i più noti nella località balneare, aveva numerosi altri problemi. La Spa, un'area di lusso con sauna, bagno turco, idromassaggio e solarium, era risultata irregolare perché costruita sotto il livello del mare. Le autorizzazioni mancavano per circa metà delle camere, per alcune stanze mancava il parere della Asl, e in altre quello dei vigili del fuoco i quali, nel complesso, non hanno mai dichiarato la struttura agibile. Inoltre nel 2016 il comune di Sperlonga dispose un'ordinanza di sequestro della piscina ma il Riesame, su ricorso dell'allora proprietà della struttura ricettiva, annullò tutto. Purtroppo mercoledì pomeriggio i soccorsi di un volenteroso turista americano e di un medico non sono bastati per salvare la vita a Sara Francesca".

L'effetto ventosa

Il problema di molte piscine, specialmente quelle realizzate diversi anni fa – spiega il Messaggero – sta nella presenza di un solo bocchettone sul fondo che raggiunge livelli di aspirazione in grado di bloccare chiunque, non solo i bambini. "Oggi infatti – racconta un tecnico – si realizzano almeno due bocchettoni sul fondo della vasca, per motivi di sicurezza: se qualcuno finisce su uno dei due, resta comunque in funzione l'altro diminuendo la potenza e l'effetto ventosa sul primo. In questo modo si possono salvare le persone da una situazione pericolosissima che può, purtroppo, essere fatale. Non è questo, infatti, il primo drammatico caso, anche se ogni episodio va contestualizzato".

  • 13,30 ​Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta lavorando per un accordo con gli altri Paesi della Ue per una redistribuzione immediata dei 450 migranti che stazionano su due navi a largo di Lampedusa. Se non ci sono risposte dai partner e in queste condizioni ai 450 non sarà consentito di sbarcare. È quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

  • 13,10 Lunga e cordiale telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Secondo quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi tre sono le ipotesi in campo sul fronte: redistribuzione immediata dei 450 con altri partner europei; contatti con Libia per il loro eventuale rientro sulle coste libiche, da dove sono partiti, e infine permanenza a bordo delle navi dove fare riconoscimenti ed esame richieste. È quanto si apprende da fonti di palazzo Chigi.

  • 11,10 "La rotta dove portare i migranti trasbordati dal barcone arrivato ieri sera dalla Libia non la decidiamo noi, è un'operazione della Guardia costiera e noi seguiamo il loro comando", ha spiegato all'AGI la portavoce di Frontex, Ewa Moncure, che ha chiarito che "l'operazione è ancora in corso" e ha confermato che "le persone bisognose di cure mediche sono state trasferite a Lampedusa". "Per il resto è un'operazione italiana e Frontex non può prendere decisioni", ha precisato. 

  • 10,45 Matteo Salvini ha fatto presente al premier Giuseppe Conte che "occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio per contrastare i trafficanti di esseri umani e stimolare un intervento europeo" e per questo insiste affinché alle due navi (Frontex e Guardia di Finanza) con a bordo gli immigrati arrivati ieri nelle vicinanze di Lampedusa venga data indicazione di fare rotta verso Sud con direzione Malta o Libia". È quanto riferiscono fonti vicine al ministro. Al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Matteo Salvini ha ribadito la sua linea sui migranti. "In Italia si arriva solo con mezzi legali", ha detto il ministro dell'Interno, stando quanto riferiscono fonti a lui vicine. "Si nutrono e curano tutti a bordo, mettendo in salvo donne incinte e bambini, ma non si arriva in nessun porto. Non possiamo cedere, la nostra fermezza salvera' tante vite e garantirà sicurezza a tutti", ha aggiunto. 

    A Conte, Salvini ha anche fatto presente: "Da quando siamo al governo, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ci sono stati oltre 27.000 sbarchi in meno. Se vogliamo mantenere questi risultati positivi, non possiamo mostrare debolezze". 

  • Ore 9.00 Non ci sono più persone a bordo del barcone arrivato nella notte a 5 miglia da Linosa. Alle prime luci dell'alba il pattugliatore "Protector" (del dispositivo Frontex) e nave "Monte Sperone" della Guardia di finanza hanno recuperato rispettivamente 176 e 266 migranti. Le operazioni di trasbordo si sono concluse da poco. Otto persone, tra cui donne e bambini, sono state trasferite per motivi sanitari con una motovedetta della Guardia Costiera sull'isola di Lampedusa. Sul barcone viaggiavano 450 migranti.
     
  • Ore 8,17 Duecentosessanta dei migranti in viaggio verso la Sicilia sono stati trasbordati su una unità della Guardia di finanza, la "Monte Sperone", una cinquantina si trovano su una delle unità della Guardia costiera mentre un altro centinaio sono rimasti sul barcone. È quanto si apprende da fonti del Viminale. Quattro persone verranno trasportate a Lampedusa per ricevere cure mediche: tra di loro, una donna in stato di gravidanza.
     
  • ​Ore 7.30 Matteo Salvini ipotizza di usare una nave militare per caricare gli immigrati e fare rotta verso Malta. Riportarli indietro e farli sbarcare lì dove, secondo il ministro dell'Interno italiano, avrebbero dovuto attraccare già ieri. È questa, secondo il Corriere della Sera, l'idea che Salvini "ha confidato ai collaboratori al termine di una lunga, nervosa, giornata che lo ha visto rammaricato, deluso che 'il successo italiano' portato a casa da Innsbruck sia stato offuscato dal maremoto politico sulla nave Diciotti", scrive il Corriere. Riportare indietro i migranti a forza, questa l'ultima idea, arrivata al termine di una giornata complessa, che ha visto avanzare verso le coste italiane l'ennesimo barcone carico di migranti (450) provenienti dalla Libia.
     
  • Ore 7,15 "La crisi della Diciotti l'ha risolta il governo Conte. E lo ha fatto nel migliore dei modi. Ciascuno si è assunto le proprie responsabilità. La politica e la magistratura, che tuttora, correttamente, sta facendo le proprie valutazioni". Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, fa il punto con "La Stampa" della emergenza immigrazione.  "È normale – spiega il guardasigilli – che su questioni così delicate il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio si scambino qualche riflessione. Ma la decisione alla fine l'ha presa Conte. Sembra che tutti giochino a spaccare l'esecutivo, usando soprattutto il tema dell'immigrazione. Ma la verità è che il governo è compatto e questo tema lo sta affrontando in modo pratico ottenendo dei risultati nelle sedi internazionali". Ancora: "Salvini, con un modo che è suo, ha sottolineato un problema: se sulla Diciotti qualcuno ha infranto la legge deve pagare. Per il nostro governo la certezza della pena e la rapidità nelle risposte sono elementi decisivi". 
     
  • Ore 7,00 Durante la notte il peschereccio è entrato nelle acque territoriali italiane, prima diretto verso Lampedusa, poi in Sicilia. Sono stati i migranti a bordo del peschereccio a scegliere di dirigersi verso Lampedusa. A sostenerlo è stato il portavoce del governo maltese, Kurt Farrugia, in un tweet, ritwittato a sua volta dal premier Joseph Muscat.

"Il Centro di coordinamento dei soccorsi di Roma – si legge – ha notificato al centro soccorsi di Malta la presenza del peschereccio con circa 450 migranti a bordo quando la nave era a circa 53 miglia da Lampedusa e a 110 da Malta. Contattate, le persone a bordo hanno detto che volevano procedere verso Lampedusa". 

"Il peschereccio era in alto mare e il centro di coordinamento di Malta non aveva l'autorità per dargli istruzioni", ha spiegato in un secondo tweet il portavoce del governo maltese. "La nave è stata monitorata per garantire assistenza immediata, se necessario. Ora è in acque italiane", ha aggiunto, precisando che "Malta ha rispettato tutti gli obblighi previsti dalle convenzioni internazionali applicabili sul coordinamento degli eventi di ricerca e salvataggio".

Il barcone ha navigato ad una velocità di 7-8 nodi in direzione della costa siciliana, verso Agrigento o Siracusa, ma ha da poco corretto la rotta verso Lampedusa. Si tratta di un barcone in ferro di circa 20 metri, partito dalla Libia, probabilmente da Zuara. Ora la rotta sarebbe quella della Sicilia.

Toninelli a La Valletta: "Faccia il suo dovere"

"Da alcune ore c'è un'imbarcazione con 450 persone a bordo che naviga nel Sar maltese. Per la legge del mare è Malta che deve inviare proprie navi e aprire il porto. La nostra Guardia Costiera potrà agire, se serve, in supporto, ma Malta faccia subito il suo dovere". Lo scrive il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, su Twitter.


La responsabilità del soccorso al barcone con 450 migranti a bordo, individuato in acque Sar maltesi, spetta a Malta e lo sbarco dovrà avvenire in territorio maltese. È quanto sottolinea la Farnesina in una nota inviata all'ambasciata della Repubblica di Malta a Roma. 

Il no di Salvini arrivato ieri pomeriggio di venerdì

E ieri il ministro dell'Interno aveva subito chiarito la posizione dell'Italia. "Come promesso, io non mollo. Un barcone con 450 CLANDESTINI a bordo – si legge in un posto del vicepremier – è da questa mattina in acque di competenza di Malta, che si è fatta carico di intervenire. A distanza di ore però nessuno si è mosso e il barcone ha ripreso a navigare in direzione Italia. Sappiano Malta, gli scafisti e i buonisti di tutta Italia e di tutto il mondo che questo barcone in un porto italiano NON PUÒ e NON DEVE arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?", ha concluso Salvini.

La legittima difesa fa la sua irruzione nell’agenda politica. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato che arriveranno “entro l’autunno” le prime riforme che riguardano il suo dicastero: uno dei dossier sul tavolo è proprio quello che regola il diritto di difendersi. È tempo di “eliminare le zone d’ombra che rendono difficile e complicato dimostrare che si è agito per legittima difesa”, le parole di Bonafede di fronte alla commissione Giustizia del Senato.

“Una priorità” che però rischia di dividere Lega e Forza Italia

Per il ministro del Movimento 5 Stelle, rivedere la norma che stabilisce i margini della legittima difesa è una priorità. Almeno a parole. E così Forza Italia, da sempre sostenitrice del garantismo, esprime sì soddisfazione ma invita a muoversi rapidamente: “Bene che (i grillini, ndr) dicano di voler approvare la legittima difesa, ma aspettiamo i fatti”, è il commento di Mariastella Gelmini. Fatti che i cinque stelle dovranno mettere a punto con i compagni di governo della Lega. Su questo punto Bonafede avverte Salvini: il tema “non riguarda solo la sicurezza ma anche la giustizia”, dice rivendicando la competenza in materia. Tra Lega e M5S, insomma, sta andando in scena “un duetto che porta all’immobilismo”, scrive il Giornale: ecco perché Forza Italia ha deciso di dare uno scossone presentando a Montecitorio la propria proposta al grido di “la difesa è sempre legittima”.

La battaglia del partito di Berlusconi si fonda su tre cardini: il primo è che “il cittadino deve avere il diritto di tutelare i propri beni”. Tradotto, stop al cosiddetto eccesso di difesa. Forza Italia vuole ribaltare il modello attuale, e quindi niente più proporzionalità per chi si difende in casa: FI vuole che non venga preso in considerazione “nessun eccesso colposo di legittima difesa se il criminale entra in casa, in negozio, in ufficio”, spiega il Giornale (e siamo al secondo punto cardine). Per finire, maggiore vicinanza dello Stato alla persona offesa, cioè sostegno economico e copertura delle spese legali per il cittadino che ha subito un’aggressione.

La bozza del leghista Molteni

Lo scorso 23 marzo il deputato della Lega Nicola Molteni – oggi sottosegretario agli Interni – presentava una proposta di legge per riformare la legittima difesa e combattere furti e rapine. Episodi di “violenza che non risparmiano neppure anziani o bambini e che spesso sfociano in esiti mortali per gli aggrediti”, e che rendono, secondo Molteni, necessaria la riforma dell’articolo 52 del codice penale, quello che riguarda la legittima difesa. La proposta si articolava sull’aumento delle pene per il furto in abitazione come deterrente e sulla “presunzione di legittima difesa”. La sua proposta, riporta Huffington Post, si concretizza nel modificare l’art. 52 aggiungendo il seguente comma: “Si considera che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l'ingresso o l'intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell'immobile, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di una o più persone”.

La legittima difesa oggi

L’articolo 52 del codice penale italiano stabilisce che “Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa”. In altri Paesi la legittima difesa funziona in maniera leggermente differente: ne abbiamo parlato in un recente articolo. In un altro approfondimento abbiamo invece analizzato il numero di reati commessi in Italia: nel 2017 le denunce sono calate del 10%, un dato opposto al crescente senso di paura. Un sentimento che pare diffondersi, stando al rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza.

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