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(AGI) – Roma, 29 mag. – Nell’ultimo giorno di campagna elettorale, continuano le polemiche sugli ‘impresentabili’ delle prossime elezioni Regionali. A pochissimo ormai dalla diffusione dei nomi da parte della commissione Antimafia (l’ufficio di presidenza e’ in corso), il premier Matteo Renzi cerca di sminuire la portata della vicenda: “Durante la discussione delle elezioni regionali in molti si sono concentrati sui problemi dei candidati cosi’ detti impresentabili – scrive sulla sue e-news – mai visto un dibattito cosi’ autoreferenziale e lontano dalla realta’”. Perche’, aggiunge ostentando sicurezza, “sono pronto a scommettere che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire nessuno di questi candidati – nessuno! – verra’ eletto. Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche che grazie al sistema elettorale delle singole regionali vengono assemblate per prendere un voto in piu’ (sia benedetto l’Italicum che finalmente evitera’ questo spargimento di candidature!)”. In ogni caso, Renzi torna a difendere Vincenzo De Luca “amministratore straordinario”, denuncia “il tormentone intorno alla sua candidatura” ricordando che “lo hanno scelto gli elettori campani con le primarie” e che “il Pd crede che De Luca sarebbe un ottimo presidente”. Intanto, il senatore di Ap Luigi Compagna ha chiesto l’intervento del presidente del Senato, Pietro Grasso, per impedire alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi di diffondere i nomi degli impresentabili. Ma Grasso ha precisato: “La presidente di una commissione insieme all’ufficio di presidenza della commissione ha la piena disponibilita’ dei propri atti ed delle proprie azioni. Non rientra nei poteri del presidente di una delle Camere interferire su una commissione bicamerale”. Dal fronte opposto, M5S insiste perche’ l’Antimafia si sbrighi nel fare i nomi, avendo gia’ denunciato nei giorni scorsi il fatto che i nomi vengano resi noti solo oggi, alla vigilia del silenzio elettorale. Mentre il ministro dell’Interno e leader Ncd, Angelino Alfano, invita alla prudenza: “Andrei cauto sulle liste degli ‘impresentabili’ presentate a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale, perche’ i punti essenziali sono il rispetto della legge e la responsabilita’ dei partiti. Quando una legge permette a un cittadino di candidarsi anche se e’ inopportuno che si candidi, devono essere i partiti a scegliere, assumendosi il rischio di perdere voti a causa di quella candidatura”. (AGI)

Nel corso della serata di ieri è stato annunciato ufficialmente Android M, la nuova release del sistema operativo di Google che vedrà la luce entro la fine dell’anno. Già disponibile in versione beta su quattro dispositivi della famiglia Nexus, Android M si pone come un lavoro soprattutto d’ottimizzazione, con novità previste per migliorare prestazioni, durata della batteria e, non da ultimo, l’esperienza d’uso finale



(AGI) – Roma, 29 mag. – “Durante la discussione delle elezioni regionali in molti si sono concentrati sui problemi dei candidati cosi’ detti impresentabili. Mai visto un dibattito cosi’ autoreferenziale e lontano dalla realta’. Perche’ sono pronto a scommettere che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire nessuno di questi candidati – nessuno! – verra’ eletto. Sono quasi tutti espressioni di piccole liste civiche che grazie al sistema elettorale delle singole regionali vengono assemblate per prendere un voto in piu’ (sia benedetto l’Italicum che finalmente evitera’ questo spargimento di candidature!)”. Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua e-news. “Domenica non si vota per il governo nazionale e nemmeno per il congresso del Pd. Si vota per decidere il futuro delle Regioni e di alcuni comuni, per i prossimi cinque anni”. “Noi non siamo giustizialisti. Abbiamo anche introdotto la responsabilita’ civile dei magistrati e modificato le norme per il carcere preventivo. Ma siamo per la legalita’, sempre e ovunque”. .

(AGI) – Milano, 29 mag. – Le donne che seguono una dieta
mediterranea riducono il proprio rischio di tumore
dell’endometrio (corpo dell’utero) di oltre il 50 per cento. La
conferma arriva da uno studio finanziato dalla Fondazione
Italiana per la Ricerca sul Cancro (FIRC) e pubblicato dal
British Journal of Cancer.
Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS-Istituto di Ricerche
Farmacologiche “Mario Negri”, in collaborazione con
l’Universita’ di Milano, il Centro di Riferimento Oncologico di
Aviano, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli e
l’Universita’ di Losanna, ha valutato in oltre 5.000 donne
italiane la relazione tra aderenza alla dieta mediterranea e il
rischio di sviluppare il tumore dell’endometrio. Per calcolare
un punteggio di aderenza alla dieta mediterranea sono state
considerate 9 componenti dietetiche: verdura e frutta, legumi,
cereali e patate, pesce e grassi polinsaturi, di cui A ricca
la dieta mediterranea; carne e latte e latticini di cui la
dieta mediterranea e’ povera; alcol di cui e’ tipico il consumo
moderato. Le donne che avevano una piu’ alta aderenza alla
dieta mediterranea presentavano una riduzione del rischio di
tumore dell’endometrio del 57 per cento rispetto a quelle che
avevano una bassa aderenza. All’aumentare dell’aderenza alla
dieta mediterranea aumentava la protezione sul tumore
dell’endometrio, suggerendo una causalita’ della relazione. Si
ritiene che contribuiscano agli effetti antitumorali di questa
dieta il suo alto contenuto in antiossidanti, fibre e grassi
polinsaturi. “Le nostre ricerche in questo campo – ha detto
Alessandra Tavani, del Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, autore senior
dello studio – mostrano che per noi italiani aderire a uno
stile di dieta mediterranea permette di diminuire il rischio di
sviluppare non solo il tumore dell’endometrio, come mostrato da
questa ricerca, ma anche il rischio di tumori del cavo orale,
stomaco, fegato e pancreas, oltre che diminuire il rischio di
infarto miocardico, come abbiamo gia’ osservato in studi
analoghi”. (AGI)
.

(AGI) – Washington, 29 mag. – Il numero di decessi a causa del
cancro sono in aumento in tutto il mondo. Complice l’obesita’,
il fumo e un’aspettativa di vita piu’ lunga, il cancro e’
passato dal terzo al secondo posto come causa principale di
morte, dopo le malattie cardiache. Queste, in estrema sintesi,
le conclusioni dell’aggiornamento annuale del Global Burden of
Cancer, pubblicate sulla rivista JAMA Oncology. I ricercatori
hanno analizzato i registri sui tumori, cartelle cliniche,
rapporti post-mortem e altri fonti su 28 tipi di cancro in 188
paesi diversi. I nuovi dati mostrano che la percentuale di
tutti i decessi attribuibili al cancro sono aumentati dal 12
per cento nel 1990 al 15 per cento nel 2013. In particolare nel
2013 ci sono stati 14,9 milioni di nuovi casi di cancro, 8,2
milioni di morti e 196 milioni e 300mila anni di vita in buona
salute persi. Nei paesi piu’ sviluppati, a essere aumentati
maggiormente sono i casi di tumore al rene, mentre nei paesi in
via di sviluppo vi sono stati piu’ casi di tumore al seno. I
casi di tumore alla prostata negli uomini sono aumentati in
tutto il mondo, mentre nelle donne e’ cresciuto il numero di
casi di linfoma non-Hodgkin. Tra il 1990 e il 2013 il numero di
anni di vita in buona salute persi per colpa del cancro sono
aumentati del 29 per cento. Secondo i ricercatori sono cifre
“impressionanti” che dovrebbero allertare i governi e i
funzionari di sanita’ pubblica di tutto il mondo.
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(AGI) – Roma, 29 mag. – Gli italiani non rinunciano alle
sigarette. Rimane praticamente invariato, infatti, il numero di
fumatori rispetto al 2014: circa 10,9 milioni, il 20,8% della
popolazione. E’ quanto si legge nel rapporto 2015 dell’Istituto
Superiore di Sanita’ in occasione della Giornata mondiale senza
tabacco. “Il dato oramai consolidato – spiega il Prof. Walter
Ricciardi, Commissario dell’ISS – e’ che la prevalenza di
fumatori in Italia da 8 anni a questa parte rimane pressoche’
invariata, stupisce pero’ che a fumare sia ancora uno sportivo
su dieci, segno che dobbiamo ancora molto insistere sulla
promozione dei corretti stili di vita soprattutto nei confronti
dei giovani”. “La situazione di stallo – spiega Roberta
Pacifici, Direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga
dell’ISS – riguarda tutte le fasce di eta’. L’eta’ media di
questa popolazione rimane costante (44,7 anni) cosi’ come
l’eta’ in cui si accende la prima bionda (18 anni) e l’eta’
media in cui si smette (42 anni). Questo significa che tanti
giovani iniziano a fumare quanti adulti smettono, un chiaro
segnale che le strategie di intervento sulla prevenzione nei
giovani e di cessazione vanno ripensate”. L’analisi della
prevalenza del fumo di sigarette tra gli uomini e le donne di
varie eta’ mostra che la percentuale di fumatori e’ ancora
superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di eta’.
Nella fascia di eta’ compresa tra i 25 e 44 anni si registra la
prevalenza maggiore di fumatori di entrambi i sessi (22,4%
delle donne e 30,7% degli uomini). Il consumo medio di
sigarette al giorno si conferma intorno alle 13 sigarette.
Oltre il 75% di fumatori, si legge nel rapporto, consuma piu’
di 10 sigarette al giorno: tale valore e’ in lieve aumento
rispetto al 2014. Soltanto il 16,7% dei fumatori consuma fino a
9 sigarette al giorno. Si inizia a fumare mediamente a 17,9
anni con un gap tra uomini e donne di circa due anni (17,0 anni
gli uomini, 19,1 le donne). Circa il 73,0% dei fumatori ha
iniziato a fumare tra i 15 e i 20 anni e il 12,9% anche prima
dei 15 anni. La motivazione principale all’iniziazione al fumo
di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei
pari. Si smette di fumare mediamente a 42,4 anni in entrambi i
sessi e principalmente per motivi di salute, ma anche per
motivi economici (gli uomini) o a seguito di una gravidanza (le
donne)”. Rispetto alla tipologia di prodotti del tabacco
acquistati si osserva quest’anno una conferma della percentuale
di fumatori che scelgono le sigarette fatte a mano (17,0%
contro il 18,0 del 2014 ed il 9,6% del 2013). I principali
consumatori sono i giovani maschi (fino a 25 anni).
.

(AGI) – Roma, 29 mag. – Crolla l’uso della sigaretta
elettronica in Italia: ormai solo un italiano su 100 la sceglie
rispetto alle sigarette tradizionali. E’ quanto si legge nel
Rapporto Annuale sul Fumo in Italia dell’Istituto Superiore di
Sanita’ in collaborazione con l’Istituto di Ricerche
Farmacologiche Mario Negri. “Gli utilizzatori – spiega il Prof.
Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri – sono
passati dal 1,6% del 2014 all’1,1% del 2015 (nel 2013 erano il
4,2%)”. Coloro che usavano abitualmente sigarette elettroniche
nel 2013 erano circa 510 mila persone (l’1% della popolazione),
circa 255 mila (lo 0,5%) nel 2014 e circa 350 mila persone
(0,7%) nel 2015. I consumatori occasionali erano 1,6 milioni
nel 2013 (il 3,2% della popolazione), circa 550 mila (l’1,1%)
nel 2014 e 200 mila (lo 0,4%) nel 2015. Gli utilizzatori della
e-cig hanno mediamente 45 anni e sono soprattutto uomini
(63,2%). In aumento rispetto allo scorso anno la percentuale di
utilizzatori ultra 65-enni (12,2%). La e-cig piu’ utilizzata e’
quella contenente nicotina (60,8%) che viene acquistata
soprattutto presso i rivenditori specializzati (61,1%). Tra gli
utilizzatori della e-cig e’ aumentata quest’anno la percentuale
di chi ha dichiarato di aver smesso di fumare le sigarette
tradizionali (18,8% nel 2014, 30,1% nel 2015). Diminuisce
invece anche quest’anno la percentuale di chi dichiara di aver
ridotto leggermente o drasticamente il numero di sigarette
fumate (41,8% nel 2014, 37,7% nel 2015). In aumento la
percentuale di fumatori di e-cig che dichiara di non aver
modificato le proprie abitudini tabagiche, aggiungendo quindi
l’uso della e-cig allo stesso numero di sigarette tradizionali
fumate (25,1% nel 2014 33,5% nel 2015). L’86,0% degli ex
utilizzatori di sigaretta elettronica ne ha fatto uso al
massimo per 6 mesi. Altri dati, forniti dall’industria delle
e-cig, confermano la contrazione nell’utilizzo della sigaretta
elettronica: i punti vendita specializzati sono passati da
3.000 nel 2013 a 1.200 nel 2014.
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(AGI) – New York, 29 mag. – Piu’ si e’ impulsivi e piu’ si e’
propensi al “binge eating” (abbuffate compulsive) quando ci si
ritrova ad affrontare sentimenti negativi. Almeno questo e’
quanto emerso da uno studio della Michigan State University
pubblicato sull’International Journal of Eating Disorders. Il
“binge eating” e’ il consumo incontrollabile di una grande
quantita’ di cibo in un breve periodo di tempo e dai risultati
dello studio sembra avere uno stretto legame con una
personalita’ impulsiva. Per arrivare a queste conclusioni i
ricercatori hanno intervistato 612 gemelli di sesso femminile,
di cui il 14 per cento tendeva al “binge eating”. Dall’analisi
delle risposte e’ emerso che le persone con questi problemi
alimentari, in genere, avevano la tendenza ad agire
impulsivamente di fronte a emozioni negative. “E’ possibile che
la relazione tra ‘binge eating’ e sentimenti negativi rifletta
carenze nel controllo del comportamento sul mangiare”, hanno
detto i ricercatori. “Mangiare troppo puA� invece rappresentare
una maggiore sensibilita’ agli effetti gratificanti del cibo”,
hanno aggiunto. I risultati dello studio potrebbero avere
implicazioni importanti per il trattamento di questo disturbo
dell’alimentazione.
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