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NVIDIA aggiunge sette nuovi monitors G-Sync compatible alla propria lista di compatibilità. L’azienda di Santa Clara ha confermato che sette nuovi monitor riceveranno il riconoscimento  entro la prossima settimana.

Nvidia aggiunge monitors G-Sync compatible

Il concetto di schermi “G-Sync Compatible” è stato introdotto da Nvidia lo scorso Gennaio.

Si tratta di monitors FreeSync che sono in seguito stati certificati da nvidia. La certificazione Nvidia aggiunge la capacità di lavorare senza alcun problema con la personale implementazione di  VRR. Ciò senza necessariamente dover acquisire un modulo G-Sync sui monitors, modulo dedicato e purtroppo costoso.

Ta i sette monitors funzionanti con G-Sync troviamo tre monitor prodotti da Acer (KG271 Bbmiipx, XF240H Bmjdpr, e XF270H Bbmiiprx), uno da LG (27GK750F (AUSUMPM / BKRUMPN)), uno da ASUS (VG248QG), uno da GIGABYTE (Aorus AD27QD) e infine uno da AOPEN (27HC1R Pbidpx). Se si dispone di uno di questi monitor in coppia con una scheda grafica NVIDIA, è già possibile abilitare il VRR. Per coloro che, invece, non hanno ancora provato a attivare la feature, sappiate che il vostro è uno dei fortunati oggetti del desiderio che hanno il certificato di compatibilità NVIDIA.

L’articolo Nvidia aggiunge monitors G-Sync compatible a lista proviene da GameSource.

Negli ultimi anni, Valve ha preferito concentrare le sue energie sul suo PC client Steam piuttosto che sullo sviluppo di nuovi titoli. Negli ultimi 10 anni a questa parte, infatti, il massimo che Valve è riuscita ad ottenere, dal punto di vista dei nuovi titoli, è stato Artifact. Nelle ultime ore, però, sono cominciati a circolare alcuni screenshot di Left 4 Dead 3, gioco di zombie i cui precedenti titoli della serie sono stati molto acclamati sia dalla critica che dai fan. Sfortunatamente, Left 4 Dead 3 è stato cancellato.

Left 4 Dead 3

Tyler Vickers, youtuber che gestisce il canale Valve News Network, è riuscito ad ottenere alcuni screenshot del suddetto gioco e li ha mostrati in un suo video. Qui potete invece trovare direttamente gli screenshot del gioco.

Gli screenshot del gioco sono collegati alle tech demo del Valve VR e del Source 2 Engine, tech demo che sono state però leakate e che, a quanto pare, contenevano informazioni per un pubblico riservato. Queste immagini mostrano un livello che sembra realizzato per il single-player, ispirato al Medio Oriente e creato utilizzando gli assets di DUST 2 (mappa di Counter-Strike).

Altri dettagli che emergono, da queste nuove immagini, riguardano i personaggi giocabili. Sembra infatti che sarebbero dovuti essere presenti ben otto personaggi, ognuno con i suoi punti di forza e debolezza (sulla base dei giochi hero shooter). Di questi, solamente quattro sarebbero stati del tutto nuovi. Gli altri quattro sarebbero stati personaggi già presenti nei precedenti titoli. Questo prima che il progetto venisse cancellato nel 2017, ovviamente.

Considerando che la serie sembra essere molto amata, possiamo sperare che in futuro Valve decida di dare alla luce il terzo titolo della saga. Di questa saga, almeno.

 

L’articolo Left 4 Dead 3: emergono nuove immagini proviene da GameSource.

Forse non saranno sempre i primi della classe ma di sicuro gli studenti italiani sono quelli che trascorrono sui banchi più ore rispetto ai colleghi europei. In Italia si spendono in classe 200 ore l’anno. Come noi solo la Danimarca, mentre l’Albania chiude la classifica con 156 ore. In circa la metà dei Paesi l’anno scolastico conta 170/180 giorni; in 17, invece, il numero dei giorni varia tra 181 e 190, riporta il sito Tecnica della Scuola che cita il l’ultimo rapporto Eurydice dal titolo The Organisation of School Time in Europe. Primary and General Secondary Education – 2018/19.

I primi a tornare in classe dopo l’estate sono i tedeschi: la campanella suona ufficialmente il 1 agosto, ma in realtà le lezioni nei diversi Länder iniziano tra il 6 agosto e l’11 settembre. L’anno scolastico in corso è iniziato il 3 settembre in 19 Paesi europei. In alcuni paesi, la data di inizio è di solito intorno a metà settembre: è così per alcune nazioni dell’Europa meridionale (Albania, Italia, Portogallo, Spagna e Turchia) ma anche in Bulgaria e Lussemburgo.

A Malta, i bambini tornano a scuola alla fine di settembre. C’è da dire però che in Austria, Germania, Spagna, Italia, Paesi Bassi e Svizzera, l’inizio e la fine dell’anno scolastico variano in modo significativo a seconda delle regioni.

Quanto alla durata della pausa estiva varia molto in Europa, a seconda dei Paesi. Dura 6 settimane in alcuni Länder tedeschi, nei Paesi Bassi, nel Regno Unito e Liechtenstein. In Albania, Lettonia, Portogallo (istruzione secondaria), e Turchia, fai stacca la spina per 13 settimane. Anche in Italia la scuola resta chiusa per la pausa estiva per 12-134 settimane. Mentre in Bulgaria si toccano le 15 settimane per l’istruzione privata.

Oltre alla pausa estiva ci sono poi altri periodi di vacanza. Ad eccezione delle vacanze di Natale Capodanno che in genere durano due settimane (con un minimo di 1 in Polonia e un massimo di 3 in Germania), le altre interruzioni scolastiche differiscono tra loro in lunghezza e tempi. In autunno, i bambini hanno una settimana di vacanze in 19 paesi. Mentre le vacanze primaverili/pasquali durano una o due settimane nella maggior parte dei Paesi; negli altri, si va dai 4 giorni di Finlandia e Slovacchia alle tre settimane della Svizzera. Non si fa invece vacanze in quel periodo in Montenegro e Turchia.

Se c’è una cosa che internet ci ha insegnato è che tutti amano i cuccioli di animali che fanno cose, soprattutto se questi cuccioli sono gatti. Tutti ricorderanno il successo di Nintendogs su Nintendo DS e il suo seguito, Nintendogs + Cats su 3DS, capaci di vendere milioni di copie da tutto il mondo. L’arrivo di Nintendo Switch sul mercato ha dunque fatto suonare una campanella nella mente degli sviluppatori di Imagineer, che hanno deciso di lanciare un gioco fortemente ispirato a Nintendogs chiamato Little Friends: Dogs & Cats, disponibile già dallo scorso dicembre in Giappone, mentre da noi arriverà il prossimo 28 maggio 2019.

Per provarlo, Koch Media Italia ci ha invitati in una location a dir poco perfetta per questo tipo di gioco, ovvero il Crazy Cat Cafè di Milano, uno di quei locali che ti permette di passare del tempo in compagnia di 9 simpatici micetti che girano liberi mentre ci si gusta qualcosa da bere e da sgranocchiare.

Little Friends: Dogs & Cats, come potete immaginare, non è un gioco con chissà quali pretese e obiettivi: dopo un breve tutorial su come gestire e accudire i vostri cuccioli, tutto quello che vi verrà chiesto di fare sarà scegliere i vostri primi tre amici e iniziare a interagire con loro. Sono disponibili 6 razze di cani e 3 di gatti,  anche se per quanto riguarda i micetti questi saranno disponibili solo in un secondo momento, dopo aver preso un po’ di esperienza con i cani.

Little Friends

Ognuno dei vostri cuccioli potrà avere un nome e da quel momento sarà disponibile nella vostra casa, dove potrà giocare liberamente. La casa può essere completamente personalizzabile, cambiando il colore delle pareti, del soffitto e dei pavimenti, oltre che scegliendo (o modificando) l’arredamento, aggiungendo divani, cuccette e giochi per i vostri cuccioli. Per farlo, però, occorre accumulare dei ticket, che sono la valuta del gioco con cui si possono fare acquisti di ogni sorta. Nel gioco infatti è presente un negozio dove è possibile acquistare di tutto: dal cibo, ai giocattoli fino addirittura ai vestiti e agli accessori con cui agghindare il proprio animale. Si parla di quasi 600 oggetti acquistabili.

Nutrendo i vostri cuccioli con il loro cibo preferito e facendoli giocare, il livello di affinità aumenterà permettendo agli animali di imparare nuovi comandi e di diventare più obbedienti. Assicuratevi quindi di passare sempre del tempo con loro, anche solo per accarezzarli o dargli una lavata quando l’indicatore avverte che sono troppo sporchi. Come potete immaginare, questo tipo di attività avviene tramite i joycon di switch, che vi permetteranno di coccolare e di spazzolare i vostri fidati amici in prima persona.

Little Friends Dogs Cats

Sono presenti anche delle attività da fare fuori dall’ambito domestico: si passa dalla semplice passeggiata fino a al gioco con il freesbee, che per uno strano motivo sembra essere l’attività più importante del gioco, che è stracolmo di tornei e competizioni dedicate a questo mini gioco.


Little Friends: Dogs & Cats punta chiaramente ad affascinare un pubblico ben specifico: gli stessi che in passato hanno amato Nintedogs + Cats, o comunque un’utenza più casual e/o più infantile che vuole semplicemente divertirsi a crescere e accudire dei piccoli cani o gatti virtuali, esattamente come faceva il Tamagotchi negli anni 90.  In tal senso, il gioco fa il suo dovere e trova un suo spazio in una line up in cui ancora mancava questo genere su Nintendo Switch.

L’articolo Little Friends: Dogs & Cats – Provato proviene da GameSource.

Sono sospettati di aver messo a segno in tre mesi almeno 14 rapine aggravate dall’uso delle armi ai danni di varie farmacie ed esercizi commerciali di Roma. Gli agenti del Commissariato di Polizia di Torpignattara a Roma ed i Carabinieri della Compagnia Roma Casilina hanno arrestato due fratelli romani, rispettivamente di 48 e 41 anni, già noti alle forze dell’ordine e residenti nel quartiere Torre Maura.

Contro di loro sono stati raccolti gravi e concordanti indizi di colpevolezza. Nel gennaio scorso gli investigatori del Commissariato Torpignattara, impegnati in un servizio anti-rapina, avevano arrestato in flagranza di reato i due fratelli bloccandoli appena fuori da una farmacia che avevano rapinato armati di un’ascia e di una pistola.

Parallelamente, i Carabinieri della Compagnia Roma Casilina avevano iniziato un’analoga attività investigativa per altri episodi di rapina caratterizzati dal medesimo modus operandi che, grazie alla circolarità informativa tra le forze dell’ordine operanti sul territorio, venivano addebitati proprio ai fratelli arrestati.

Da tale episodio e dalle successive perquisizioni è iniziata una seconda fase di indagini, coordinata dalla Procura, condotta in stretta collaborazione tra la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, che ha permesso di identificare nei due arrestati gli autori delle rapine condotte tra ottobre 2018 e gennaio 2019.

I due rapinatori, sempre con i volti travisati da sciarpe e cappucci, si erano divisi i compiti: uno si posizionava all’ingresso della farmacia brandendo un’ascia per la legna, l’altro, molte volte armato di un’arma giocattolo ma sempre priva di tappo rosso, provvedeva a prelevare i soldi dalla cassa ed in alcun casi rapinava anche i clienti.

Terminata la rapina fuggivano con auto risultate poi rubate. Ad uno dei due è stato contestato il reato di evasione per aver commesso alcuni dei delitti mentre era agli arresti domiciliari, tra l’altro per una rapina commessa alcuni mesi prima presso un supermercato in zona Romanina. Gli investigatori hanno notificato l’ordinanza restrittiva ai due fratelli presso il carcere romano di Regina Coeli dove sono tuttora detenuti. 

Una filiera Made in Italy dal campo agricolo alla pompa del carburante per rispondere alle nuove sfide della mobilità sostenibile. Con il biometano protagonista assoluto, perché è una fonte totalmente rinnovabile che rappresenta una grande opportunità di crescita per il Paese trattandosi di una energia pulita, programmabile e flessibile. È il senso dell’accordo di cooperazione siglato da Cib, Confagricoltura, Eni, Fpt Industrial, Iveco, New Holland Agriculture e Snam per sostenere l’attuazione degli obiettivi del decreto sul biometano.

Un accordo di filiera del settore agricolo e industriale, a poco più di un anno dall’emanazione del decreto 2 marzo 2018 sulla promozione dell’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti, che si inserisce non solo nel raggiungimento del target sulle energie rinnovabili nei trasporti al 2020, ma si proietta già nel percorso di decarbonizzazione previsto dalla strategia Clima Energia.

Quest’ultima, in particolare, fissa nuove sfide per la mobilità sostenibile prevedendo di raggiungere una quota rinnovabile del 21,6% al 2030, contribuendo contemporaneamente alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e al contrasto ai cambiamenti climatici.

L’obiettivo è mettere in campo tutte le possibili sinergie nell’ambito della mobilità sostenibile, promuovendo in particolare l’uso di biometano avanzato prodotto da matrici agricole, zootecniche, agroindustriali, rafforzando ulteriormente sia la filiera tecnologica ed industriale, già presente nel settore della mobilità a gas, sia quella agro-energetica, che nel biogas è una delle più importanti in Europa e nel mondo.

L’Italia vanta, infatti, una filiera industriale del gas naturale nel settore trasporti che rappresenta un’eccellenza sia dal punto di vista tecnologico sia ambientale, riconosciuta a livello mondiale e che può far leva sulla rete di trasporto più estesa e capillare d’Europa, lunga oltre 32 mila chilometri.

L’Italia, forte di una tecnologia consolidata e all’avanguardia nel mondo, è il primo mercato europeo per i consumi di metano per autotrazione, con circa 1,1 miliardi di metri cubi consumati, circa 1 milione di veicoli attualmente in circolazione e oltre 1.300 distributori. E molto ancora si può fare nel trasporto stradale, navale e nello stesso settore agricolo, includendo anche le macchine agricole per le quali sarà opportuno individuare strumenti e strategie di sostegno.

Con la sigla dell’accordo si vuole anche mantenere alta l’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica, perché occorre ancora superare una serie di ostacoli burocratici che non permettono di liberare tutte le potenzialità oggi presenti nei territori e che rischiano di non rendere attuabile anche l’attuale decreto sul biometano, che ha sostituito il precedente provvedimento del 2013.

Già oggi, ad esempio, il biometano può contare su un potenziale, valutato sulla base della produzione elettrica da biogas, di circa 2,5 miliardi di metri cubi, ma alcune interpretazioni del DM 2 marzo 2018 e delle relative Procedure applicative Gse frenano la riconversione degli impianti.

Per questo, come ribadito anche nell’accordo, secondo i firmatari occorre creare una cabina di regia con i rappresentanti delle Istituzioni nazionali e regionali per favorire lo sviluppo graduale e continuo del biometano a beneficio dell’intera collettività e della tutela dell’ambiente. 

Uno spiraglio per Radio Radicale avviata verso la chiusura, tra un mese, per il mancato rinnovo della convenzione da parte del governo? Una gara? Un proroga di sei mesi? C’è davvero una soluzione?

Leggi anche: Radio Radicale prende soldi pubblici senza gara da 25 anni? Chi ha ragione tra Crimi e Bonino

A dare corpo a una qualche flebile speranza è un articolo de la Repubblica di oggi che in una cronaca raccoglie – unitamente al Tg5 – dalla Presidente del Senato, Elisabetta Castellati, questo pensiero riportato tra virgolette: “Bisogna scongiurare la paventata chiusura di Radio Radicale salvaguardando il pluralismo dell’informazione. E questo – dice a Repubblica e al Tg5 – è anche il miglior modo per onorare la memoria di Bordin”. È di fatto un appello. Agli uomini di buona volontà. E armati delle migliori intenzioni. “In questo senso, anche una proroga di sei mesi della convenzione sarebbe ben vista dalla presidente» interpreta il giornale.

La Repubblica delle manifestazioni di solidarietà (domenica di Pasqua in piazza), di quelle trasversali “dal Pd ad alcuni leghisti a qualche isolato grillino” e poi la staffetta di digiuno che ha raggiunto quota 62 adesioni.

Anche Emma Bonino ha rinnovato il proprio appello al Presidente del Consiglio Conte, ieri nell’aula del Senato, pregandolo “di ripensare alla decisione che avete preso: fate una gara… lo dico anche al sottosegretario Crimi. Questa sessione non sarà in diretta su Radio radicale perché per un giorno o forse per due ha deciso di dedicare tutto lo spazio programmato in ricordo di Massimo Bordin. Però sarà dovutamente registrata, archiviata in questo gioiello che è l’archivio di Radio Radicale e potrà essere ascoltata nei prossimi giorni o anni”, ricordando che cambiare idea è segno di forza e non di debolezza. Dal governo per ora nessuna replica.

“A smarcarsi, lasciando aperto uno spiraglio di speranza, è Matteo Salvini”, che di Radio Radicale è un ascoltatore fedele, ricorda la Repubblica, che riporta anche una dichiarazione dello stesso vicepremier e ministro dell’Interno: “Io, e lo proporrò anche agli amici 5Stelle, preferirei che chi di dovere tagliasse i mega stipendi in Rai. Ci sono decine e centinaia di persone pagate da tempo per fare poco o niente. Prima di chiudere voci che informano, io andrei a guardare laddove ci sono sprechi di denaro pubblico”. Frase sibillina. “Tuttavia i leghisti che hanno aderito alla raccolta di firme per la Radio, avviata da Giuseppe Basini, si fermano a 24».

Insomma, la strada – sull’onda della commozione per la perdita di Massimo Bordin – potrebbe essere “in Parlamento un emendamento al decreto crescita che proroghi la convenzione per altri sei mesi”.

Alle prime comunicazioni dell’Inps per il Reddito di cittadinanza è scoppiato il caos. E lo spettacolo dell’ormai celeberrimo social media manager dell’Istituto di previdenza è terminato ma costringe il neo presidente Pasquale Tridico a scusarsi pubblicamente. La vicenda non finisce qui. Perché si parla di palese “Autogol dell’Inps che fa ironia sui social” (la Repubblica), di “Bufera-social sulle risposte Inps” (Il Messaggero), di “Cittadini che scoprono il bluff” (Il Giornale), di “Caos sulle cifre tra bonus e detrazioni” (Il Fatto).

“Il Reddito di cittadinanza delude, dopo che in molti si sono visti assegnare sulle card in distribuzione cifre persino inferiori ai 50 euro”, attacca Il Messaggero di Roma, che racconta come la pagina Facebook è diventata virale anche a causa delle risposte poco istituzionali rivolte dal social media manager ai cittadini che chiedevano chiarimenti”. Il quale si è difeso “dicendo che gli otto canali social dell’Inps sono gestiti da un team di appena tre persone e che non è possibile interagire in tempo reale con duemila utenti”.

Una valanga di richieste di chiarimento si era infatti abbattuta sulla pagina dell’Istituto nazionale di previdenza sociale perché, dopo che nei giorni scorsi l’Inps stessa aveva iniziato a inviare mail e sms ai cittadini che avevano richiesto il sussidio a marzo per comunicare loro l’esito della procedura, chi è stato ritenuto idoneo ha iniziato “a chiedere quando avrebbe potuto ritirare la card e chi è stato tagliato fuori ha preteso delle spiegazioni”. E qui è iniziato il caos.

“A volte ricevono risposte brusche. Altre migliaia urlano la loro rabbia sui social dopo aver avuto l’amara sorpresa di un assegno che in alcuni casi si limita ad un obolo di 50 o 100 euro: “Ma state scherzando?”. “È questo l’aiuto che ci date?”. “Da oggi farò campagna elettorale contro i 5 Stelle”. E l’Inps non regge l’urto” riferisce la Repubblica. “Nella normalità l’avamposto social dell’istituto se la cava decorosamente”, si legge ancora.

“Stavolta invece — via Facebook — si presenta l’Italia arrabbiata, disorientata, a volte disperata che il reddito di cittadinanza lo pretende, magari senza sforzo. (…) L’errore dell’Inps è anche questo. Il modello della piazza web aperta, tipico di Facebook, non può funzionare su una questione come il reddito (e infatti sarà accantonato)”. Tanto che una volta “notata l’enorme falla nella comunicazione social dell’Inps, si muovono anche i falsari del web. Circolano in Rete — accusa Tridico — finte risposte”.

Lo scambio di battute lo riporta tuttavia Il Giornale: “Ma scusi, 60 euro? È uno scherzo?”. “Cioè 40 euro di importo? Ci deve essere un errore, si sono sbagliati”. Invece no, “è possibile, il calcolo è automatico sulla base dei dati da lei presentati”, li gela l’Inps. “C’è chi denuncia importi bassissimi, in alcuni casi poche decine di euro al mese, a fronte di quei 780 immaginati, attesi, sperati. La cifra che era stata sbandierata in campagna elettorale in molti casi non coincide con quanto sarà erogato ai 487.677 beneficiari accettati su 800 mila richiedenti” puntualizza il quotidiano, che aggiunge: ” La gioia per la conferma del sussidio lascia spazio alla rabbia quando molti scoprono sul sito dell’Inps gli importi loro assegnati”. E parte la rivolta via Facebook.

“Intanto i Caf prevedono un calo di domande”, segnala il quotidiano diretto da Sallusti. “A fine marzo, segnalano, erano state 585 mila. Ad aprile ne sono state invece elaborate 60 mila: “I dati sono al di sotto delle stime del governo. Non crediamo che si arriverà a un milione e 300 mila di famiglie beneficiate”. E sembra essere calata anche la fiducia degli italiani nella misura: secondo un sondaggio Emg Acqua per Agorà, la maggior parte, il 70%, rinuncerebbe al reddito di cittadinanza in cambio di un abbassamento delle tasse”.

L’episodio in sé dà il pretesto a Luca Bottura, firma ironica e irriverente de la Repubblica, di scrivere che la sceneggiata che è andata in Rete altro non è che “L’Italia allo specchio” tra “domande senza senso e risposte senza garbo” che mettono in evidenza da parte di chi si rivolge allo Stato “una minima alfabetizzazione funzionale, letterale, informatica” e o da quella di chi deve rispondere “dimostra insofferenza per chi dovrebbe servire”.

Tuttavia, per Bottura, l’intera vicenda ruoterebbe intorno a due parole chiave: la prima parola è “opportunità”. “Cioè: non è affatto opportuno che chiunque si ritrovi a gestire la comunicazione coi cittadini, si esprima come nei peggiori Internet bar di Caracas e bullizzi gli interlocutori. Se ti pagano poco, se persino lo Stato è incapace di garantirti un lavoro civile, dovresti comportarti come consigli agli altri utenti: lamentati coi tuoi referenti politici” osserva criticamente.

E la seconda? È “consapevolezza”. Nel senso che “la mancata percezione di essere passato dall’altra parte della barricata, di non essere più sulla propria paginetta personale. Un po’ come i grillini che dopo essere arrivati in Parlamento, molto più retribuiti del blastatore mascherato, continuano a comportarsi da persone comuni. Scrivono sciocchezze, e sostengono di far satira. Attaccano i privilegi altrui e spendono di telefono appena più di E.T. Fanno i progressisti e reggono a Salvini la mazza da baseball. Ignari eredi della doppia morale togliattiana, con Casaleggio al posto del Migliore”.

Morale? “Uno scontro tra Titanic. E tra italiani. Quelli che chiedono il dovuto, in modo sconnesso e spesso in malafede, tra un buongiornissimo e un “condividi se sei indignato”, dopo aver dato fiducia a una banda di promettitori seriali. E quelli che disprezzano il pubblico, sia come datore di lavoro che come fastidioso richiedente di servizi, e non si peritano di dimostrarlo platealmente. Non vedete quanto si somigliano? Ora guardateli da più vicino: uno vale uno”, conclude Bottura.

Certo, con l’aria che tira sul governo per i casi Siri-Raggi il gioco del “tiro a Tria” sembra per il momento stemperarsi un po’ e perdere peso. Tuttavia il ministro non sembra intenzionato a fermarsi e attendere, così ieri ha rotto gli indugi e saltato il fosso annunciando che “l’aumento dell’Iva non ci sarà e si procederà con la flat tax” per i ceti medi, come riporta la Repubblica in una cronaca che ipotizza una manovra da 40 miliardi di euro. “Esattamente come intimato da Di Maio e Salvini e come chiesto nella risoluzione della maggioranza gialloverde al Def approvata ieri in Parlamento”, annota il quotidiano romano.

Leggi anche: Cosa succede se l’Iva aumenta. E cosa se non aumenta

Cosa significa questo in termini pratici? Che si procederà ad adottare “misure alternative” che consentiranno di non aumentare l’Iva di 3 punti nel 2020, come previsto dalla attuale normativa, perché in sede di legge di Bilancio, in autunno, come ha avuto modo di spiegare lo stesso ministro, “la legge cambierà”. Tuttavia, non sarà una scelta indolore: “L’opzione per le “misure alternative” prospetta una manovra assai pesante sui conti pubblici e sul Paese: 23,1 miliardi costa la sterilizzazione dell’Iva, circa 15 la flat tax, 2,5 miliardi le spese indifferibili (missioni militari ecc.) e 2 miliardi la correzione dei saldi: si arriva a 40 miliardi. Al netto di altre pretese e interventi”, preannuncia il giornale diretto da Carlo Verdelli.

“L’assaggio di cure dolorose – prosegue l’articolo de la Repubblica – c’è già da quest’anno, non è solo un’ipotesi: Tria ha confermato il taglio dei due miliardi chiesti “in pegno” da Bruxelles nel dicembre scorso se avessimo sfondato il deficit nominale: siccome siamo passati da 2,04 per cento promesso al 2,4 la scure scatta. Non sarà tecnicamente una manovra bis ma non per questo morderà di meno: tanto è vero che il ministro dell’Economia in Parlamento ha sentito il bisogno di rassicurare su un ammorbidimento dei tagli lineari previsti in tabella per il trasporto pubblico locale”. Sul fronte delle tasse, infine, in una risoluzione al Def Lega e 5Stelle impegnano il governo a “non prevedere misure di incremento della tassazione sui patrimoni”.

Scrive poi il Corriere che secondo il ministro i provvedimenti presi con il varo dei decreti “sblocca cantieri” e “crescita” “consentiranno di conseguire l’obiettivo di una crescita dello 0,2% quest’anno, tanto più che ieri la Banca d’Italia ha spiegato che nei primi mesi del 2019 il Pil dovrebbe aver segnato un aumento dello 0,1%, uscendo dalla recessione”. Tria ha anche sottolineato che il debito pubblico, al 132% del Pil, “è un peso ma è assolutamente sostenibile” e nel triennio scenderà.

E se anche Il Messaggero conferma che Tria assicura lo “stop all’Iva nella manovra” tuttavia “resta il rebus di come trovare le risorse”, in particolare “i 23 miliardi che servono ad evitare l’aumento delle aliquote”. Ma Tria garantisce: “Secondo la legislazione vigente l’Iva aumenterà se la legge non verrà cambiata, ma io vi dico che con il prossimo Bilancio verranno adottate misure certamente finalizzate ad evitare le clausole”. Ora resta da vedere solo se rimarrà il tempo sufficiente e necessario per farlo, visto il clima politico che si respira in queste ore e la crisi di governo incalzante.

Incurante delle notizie che vengono dal Palazzo e delle dichiarazioni ufficiali del ministro, Libero quotidiano continua invece la sua aggressiva campagna che dura da giorni, titolando: “Se sale l’Iva, crescono gli evasori” e “così si incentiva l’illegalità”.

Infine, il Corriere riporta l’attenzione nuovamente sul superministro economico e finanziario con un retroscena di Federico Fubini che racconta i giorni tesi degli attacchi personali, con i dossier contenenti i pettegolezzi sulla sua famiglia, il figliastro, le barche, le ong e quant’altro, per sottolineare che ” il modo con il quale Tria intende restare nel governo negli ultimi mesi è cambiato: il ministro intende cercare di portare avanti il programma di governo — disinnesco degli aumenti delle imposte indirette, tagli alle tasse peri ceti medi —e non farà sconti a nessuno.

Non intende essere lui il ministro che, in maniera un po’ troppo caritatevole, fa lo sconto di verità troppo scomode ai suoi colleghi di governo e all’opinione pubblica. Di qui i numeri impietosi del recente Documento di economia e finanza, che per tutta la legislatura prevedono una crescita più bassa del già brutto 2018. Di qui anche le audizioni sul Def in Parlamento, dove l’economista universitario ha detto chiaro e tondo che gli aumenti dell’Iva si possono evitare solo a condizione di sostituirli con altre misure che impediscano al deficit di esplodere. Di qui anche la messa in guardia contro ogni possibile forzatura, nella gestione di entrate e spese, sull’autonomia reclamata dalle regioni del Nord”. Riforma dell’autonomia,  che – come riferisce Il Messaggero – è stata stoppata dallo stesso ministro. 

“Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Lo aveva già fatto con la Tav. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo. Sono davvero sbalordito”. Così Luigi Di Maio in un post su Facebook. “Trovo grave che si prenda sempre la palla al balzo per minacciare di buttare via tutto – prosegue il vice premier 5 stelle -. Ma dov’è il senso di responsabilità verso i cittadini? Dove è la voglia di cambiare davvero le cose, di continuare un percorso, di migliorare il Paese come abbiamo scritto nel contratto? L’Italia non è mica un gioco, l’Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L’Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo”. 

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