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Con 450,3 milioni di dollari, il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci è l’opera d’arte più costosa della storia. Meno di 20 minuti, rilanci da capogiro nella sede di Christie’s di New York e il dipinto è entrato a pieno diritto nella storia (delle aste).  E in un momento in cui i “vecchi maestri” arretrano spodestati dai nomi altisonanti dell’arte contemporanea. Come Willem De Kooning, ad esempio, il cui “Interchange” del 1955 ha detenuto fino alla scorsa notte il primato di opera più cara mai venduta (300 milioni di dollari). Ecco le 10 tele da record, Salvator Mundi a parte.

Interchange, (Willem De Kooning): Passato di mano nel 2015 in una transazione privata che si è tenuta a Chicago, l’opera del 1955 del pittore olandese Willem De Kooning è uno dei capolavori più apprezzati dell’arte astratta. La tela, che rappresenta un paesaggio, fu venduta per la prima volta nel 1955, appena terminata. L’acquirente, un architetto di Filadelfia, la pagò 4.000 dollari, che oggi equivalgono più o meno a 16mila dollari. Poi fu rivenduto altre due volte, fino all’acquisizione record del 2015.

Nafea Faa ipoipo?, (Paul Gauguin): Il titolo significa letteralmente: “Quando ti sposerai?”. Nel quadro sono raffigurate due donne polinesiane mentre riposano con abiti e pose diverse e la prospettiva è inesistente. La tela, che fa parte del periodo thaitiano dell’artista, è stato acquistato per la cifra di 300 milioni di dollari da un consorzio di musei del Qatar che l’hanno comprato dal collezionista svizzero Rudolf Staechelin. Questo ultimo vanta nel suo trust di famiglia una ventina di capolavori mozzafiato ereditati dall’omonimo nonno. Per quasi cinquant’anni è stato esposto al Kunstmuseum di Basile.

Donne di Algeri, (Pablo Picasso) – Nel maggio del 2015 nella sede di New York di Christie’s la tela del pittore spagnolo viene battuta all’asta per 179,4 milioni di dollari. Ad acquistarla, in soli 11 minuti, è un anonimo. L’opera, realizzata nel 1955, ritrae una scena in un harem in cui si vedono distintamente due donne.  La tela da parte di una serie di quindici dipinti numerosi schizzi e diverse litografie ispirati alle Donne di Algeri di Delacroix. E’ stata fino a ieri l’opera più costosa mai venduta a un’asta.

Nudo sdraiato, (Amedeo Modigliani): Conosciuta anche con il titolo francese “Nu Couché”, l’opera dell’artista italiano è ad oggi la terza più costosa mai battuta a un’asta. Il dipinto è appartenuto prima alla collezione Piero Feroldi quindi alla Collezione Mattioli per 66 anni finché, il 9 novembre 2015, il magnate cinese Liu Yiqian lo ha acquistato dopo 9 minuti e mezzo di gara in un'asta Christie's a New York, al prezzo di 170,4 milioni di dollari.

Donna malata, (Willem de Kooning): L’opera è stata battuta all’asta alla cifra di 162,4 milioni di dollari. È stato David Geffen, il magnate dell'industria discografica e cinematografica di Hollywood, a venderla al miliardario Steven Cohen. Si tratta della terza opera di una serie di sei dipinte dall’espressionista astratto

N. 6 (Viola, verde e rosso), (Mark Rothko):  L’opera fu acquistata nel 2014 per 140 milioni di dollari dal miliardario russo Dmitry Rybolovlev. Rothko, il cui vero nome è Markus Rotkowičs è considerato un espressionista astratto. Quest’opera rientra nella serie rettangoli colorati. Rothko è rimasto un’artista semi sconosciuto fino al 1960.

Adele Bloch Bauer, (Gustav Klimt): La tela ha raggiunto i 158,4 milioni di dollari. E’ il primo di due dipinti omonimi e viene considerato come il più rappresentativo della sua «fase dorata». È stato comprato dal magnate dell’industria cosmetica Ronald Lauder che l’ha acquistato, alla cifra di 158,4 milioni di dollari, da Maria Altmann, ultima erede della famiglia Bloch-Baue.

I Tre studi di Lucian Freud, (Francis Bacon): E’ stato battuto all’asta per 145 milioni di dollari nel 2013. Il trittico ritrae l’amico e rivale di Bacon arroccato su una sedia di legno. L’opera venduta a New York è stata acquistata dall’ex regina di Las Vegas Elaine Pascale Wynn

L’urlo, (Edvard Munch) – Nel 2012 va all’asta di Sotheby’s a New York il capolavoro dell’artista norvegese. La vendita dura appena 12 minuti e termina con l’allora cifra record di 120 milioni di dollari. L’acquirente è un anonimo, mentre la tela, realizzata nel 1895 era l’unica delle quattro versioni ancora in mano a un privato: il norvegese Petter Olsen, il cui padre era amico e sostenitore di Munch.

​Untitled del 1982 (Jean Michel Basquiat) – A maggio del 2017 la casa d’aste Sotheby’s di New York mette in vendita il celebre dipinto di un teschio di Basquiat. Viene battuto alla cifra record di 110,5 milioni di dollari. Ad aggiudicarsi l’opera il miliardario giapponese Yasuku Maezawa.

 

 

 

 

 

 

"Il sistema sta fallendo". Parola di chi l'ha inventato. Tim Berners-Lee, l'uomo che ha concepito il web, ha raccontato al Guardian la sua visione di internet e delle ultime derive. Si dice ancora "ottimista", ma con una metafora che descrive la difficoltà di rimanerlo: "Sono un ottimista che sta in cima a un collina, aggrappato a una staccionata mentre una brutta tempesta mi soffia in faccia". E le cose "stanno andando sempre peggio". Berners-Lee, però, non molla. E continua con la sua metafora: "Dobbiamo stringere i denti e restare aggrappati al recinto, senza dare per scontato che la rete ci porterà cose meravigliose".

"Fatturare con clickbait non aiuta l'umanità a promuovere verità e democrazia"

Non è la prima volta che il padre del web lancia l'allarme. Lo scorso marzo aveva scritto una lettera in cui sottolineava il pericolo di un modello di business basato su algoritmi, clic facili e cessione dei dati personali in cambio di gratuità. "Ho immaginato il web come una piattaforma aperta che permettesse a chiunque e ovunque di condividere informazioni, avere accesso a opportunità e collaborare al di là dei confini geografici e culturali", aveva scritto Berners-Lee. "In molti modi, il web è stato all'altezza di questa visione. Ma negli ultimi 12 mesi sono stato sempre più preoccupato". È lo stesso aggettivo che usa oggi: "Preoccupato". Perché, spiega, "il modo in cui si fattura online, con il clickbait, non aiuta l'umanità a promuovere verità e democrazia". "Questa – aggiunge – non è democrazia. È un sistema che ci sta mettendo nelle mani delle compagnie più manipolative che esistono". Il problema di base è la visione degli utenti, ormai "distorta". "Siamo così abituati a essere manipolati che pensiamo che internet funzioni così. E invece dovremmo pensare a come internet dovrebbe essere".

"La libertà e la neutralità della rete è compromessa"

Continua nella sua analisi Tim Berners-Lee: "Uno dei problemi del cambiamento climatico è stato far realizzare alle persone che era stato originato dall'uomo. Adesso c'è lo stesso problema con i social network". La pubblicità mirata e l'uso disinvolto dei dati, in altre parole, non sono internet ma un sistema "creato dall'uomo". I social network e le altre grandi piattaforme starebbero tradendo il motivo per cui sono nati (ed è nato il web): "Se non sono al servizio dell'umanità, allora dovrebbero cambiare". La concentrazione del potere nelle mani di poche, enormi, società, mette a rischio anche la neutralità della rete. Cioè la possibilità di accedervi (per utenti e imprese) senza discriminazioni. E invece ci sono dei "guardiani" (così li definisce Berners-Lee) che decidono chi sta dentro e chi sta fuori. E così facendo "ostacolano l'innovazione" perchè sono in grado di decretare "vincitori e vinti". La connettività invece, conclude, "è un bene pubblico, come l'acqua potabile". 

È uscita la 63esima Guida Michelin Italia, la bussola che da anni aiuta gli amanti della buona cucina a orientarsi nel panorama dei migliori ristoranti italiani, la cui qualità è riconosciuta dall'assegnazione delle famose "stelle". All'interno dell'edizione 2018 la novità più grande è rappresentata dal ristorante St.Hubertus, a San Cassiano (Alta Badia), diretto dallo chef Norbert Niederkofler che ottiene ben 3 stelle Michelin.

Si confermano in questa élite delle cucine tristellate altri 8 locali: Piazza Duomo ad Alba, Da Vittorio a Brusaporto, Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio, Reale a Castel di Sangro, Enoteca Pinchiorri a Firenze, Osteria Francescana a Modena, La Pergola a Roma, Le Calandre a Rubano.  

Il giudizio della guida 

Ecco la motivazione che ha portato lo chef di San Cassiano a ottenere la prestigiosa terza stella:  “I piatti rivelano la personalità dello chef. Quelli di Norbert Niederkofler, del ristorante St. Hubertus, sanno raccontare mille e una storia. I protagonisti sono la natura, la cultura e i gusti schietti e intensi delle sue montagne, la passione e la fatica quotidiana dei contadini e degli allevatori, la qualità eccelsa dei loro prodotti, le tradizioni e i metodi tramandati, il calore dei masi, il desiderio di viaggiare per imparare e di ritornare per ritrovare il proprio stile di vita, l’impegno, la cura, la costanza che si sposano con l’entusiasmo e la leggerezza. Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano questi sapori, si vedono le montagne, si ascoltano queste storie. L’incontro con questa cucina non è un pasto, ma un’indimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti.” 

Cracco e Sadler perdono una stella (ma reagiscono bene)

L'altra grande notizia riguarda invece due importanti ristoranti milanesi che perdono una stella ciascuno: il primo è quello di Carlo Cracco, uno dei chef più conosciuti e amati della televisione italiana, che paga forse il cambio di sede, mentre il secondo appartiene a Claudio Sadler che ha affidato a Instagram, e a un pizzico d'ironia, la propria reazione: "Oggi ho perso il primato di permanenza delle due stelle continuative di Milano, 14 anni, si torna a una stella, un incidente di percorso. Siamo al pronto soccorso, ma guariremo presto, prometto".

Anche Cracco, raggiunto dai microfoni di Repubblica ha preso il declassamento con filosofia: "Il mio staff ed io siamo tranquilli. In caso di cambi importanti, lasciare o sospendere le stelle è a discrezione della guida. Noi stiamo lavorando tantissimo ai nuovi progetti e non vediamo l'ora di accogliere i clienti nella nuova sede milanese in Galleria a gennaio". 

I numeri

Il totale dei ristoranti stellati sale così a 356. La Lombardia è la regione che registra il numero maggiore di novità, 7, e di ristoranti, 63. Medaglia d'argento per la Campania, 41 ristoranti. Terza posizione per il Piemonte, 40 ristoranti. Seguono il Veneto, 38 ristoranti; la Toscana, 35 ristoranti. Roma, Napoli e Milano restano le province "stellate" d'Italia seguite da Bolzano e Cuneo. 

Dopo 125 anni di ‘matrimonio’, General Electric dice addio alla lampadina, il suo prodotto più iconico. È quanto emerge dalla nuova road map illustrata dall’amministratore delegato, John Flannery, che ha specificato come nel futuro gli affari del colosso si concentreranno nei settori della salute, dell’energia e dell’aviazione. In realtà non si tratta di notizia scioccante: già a luglio scorso la società aveva annunciato l’intenzione di vendere il comparto dell’illuminazione, che già oggi rappresenta la divisione più piccola del gruppo e che porta nelle casse della società appena il 2% dei profitti totali.  Senza contare che quest’anno le vendite di lampadine sono crollate del 66%.

Semplicemente il mercato è cambiato. Il boom delle vendite, General Electric, lo ha registrato tra il 2007 e il 2014 quando le persone hanno iniziato ad acquistare le lampadine (più costose) a LED per sostituire le vecchie a incandescenza. Ma c’è un problema in questo cambio di modello: le lampadine a LED durano anni. Decenni. Eliminando la probabilità di restare senza luce, le vendite di nuove lampadine ne hanno risentito. E così anche i profitti. Superata questa fase inziale, sostiene Jamie Fox, analista di IHS, pare che tra il 2018 e il 2022 le vendite delle lampadine saliranno tra il 6 e il 7% all’anno trainate dalla domanda estera di Led. La pensa così, nonostante tutto anche GE secondo cui le vendite saliranno del 5% il prossimo anno. Ma la crescita sarà guidata soprattutto da Current, che rifornisce i sistemi di illuminazione delle aziende per conto di GE.

Fu Thomas Edison, nel 1879, a inventare la prima lampadina a incandescenza commerciale. Un anno dopo, fondò la Edison Lamp Company con cui iniziò a produrre lampadine per la vendita. Entro il 1892 la Edison General Electric si fuse con la Thomson-Houston Electric Company. La nuova nata non era altro che la General Electric che tutti conosciamo.

 

 

Le prescrizioni per le terapie a base di cannabis contro il dolore saranno a carico del Servizio sanitario nazionale, stop alla fatturazione delle bollette ogni 28 giorni per tlc e pay-tv, l'equo compenso viene esteso a tutti i professionisti e arriva la sanatoria fiscale per gli ex residenti all'estero e i transfrontalieri.

Sono alcune delle principali novità del decreto fiscale collegato alla manovra. Ma quali sono le misure che dovrebbero semplificarci (o complicarci) la vita? 

STOP BOLLETTE 28 GIORNI PER TLC MA NON GAS E LUCE: stop alla fatturazione delle bollette ogni 28 giorni per la telefonia, le pay tv, e internet ma non per luce e gas. Il periodo mensile o suoi multipli diventa lo "standard minimo" dei contratti . Gli operatori dovranno adeguarsi entro 120 giorni e, in caso di violazione è previsto un rimborso forfettario di 50 euro per ogni utente, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine imposto dall'Autorità. Raddoppiano anche le sanzioni che vanno da un minimo di 240mila euro ad un massimo di 5 milioni.

CANNABIS TERAPEUTICA A CARICO SSN: le preparazioni prescritte dal medico per la terapia contro il dolore saranno a carico del Servizio sanitario nazionale e sarà possibile lo sviluppo di nuove preparazioni a base di cannabis per la distribuzione nelle farmacie, dietro ricetta medica non ripetibile.

EQUO COMPENSO ESTESO A TUTTI I PROFESSIONISTI: la disciplina dell'equo compenso prevista per gli avvocati viene estesa a tutti i professionisti, inclusi quelli non iscritti a ordini o albi. Anche la pubblica amministrazione sarà chiamata a ispirarsi agli stessi criteri.

I MINORI 14 ANNI POTRANNO USCIRE DA SCUOLA: i minori di 14 anni potranno uscire autonomamente da scuola al termine delle lezioni, previa l'autorizzazione dei genitori o dei tutori.

AUMENTA PLATEA SCONTI AFFITTI STUDENTI FUORI SEDE: aumenta la platea degli studenti universitari che potranno usufruire della detrazione sugli affitti. La distanza dal Comune di appartenenza si riduce da 100 a 50 chilometri per chi vive in zone montane o disagiate e salta il vincolo dell'ubicazione della sede di studio in una provincia diversa.

DETRAZIONE PER ALIMENTI SPECIALI: arriva la detrazione fiscale per le spese sostenute per alimenti, a esclusione di quelli per i lattanti, da persone affette da malattie metaboliche congenite, ovvero disturbi del metabolismo.

SISMA, STOP RATE MUTUI FINO AL 2020: cospicuo il pacchetto di misure del governo a favore dei territori colpiti dal sisma. Sospese fino al 2020 le rate dei mutui per le attività economiche e per le prima case inagibili o distrutte localizzate in una zona rossa, istituita a partire dal 24 agosto 2016. I beneficiari dei mutui possono optare tra la sospensione dell'intera rata e quella della sola quota capitale, senza oneri aggiuntivi per il mutuatario.

NORMA SALVA-NONNA PEPPINA: arriva la norma per 'sanare' la casa di Nonna Peppina. La 95enne di San Martino di Fiastra vittima del terremoto, sfrattata dalla sua casetta di legno in provincia di Macerata, perché priva della licenza edilizia, potrà tornare nel suo chalet, costruito dalle figlie su un terreno di famiglia. Si prevede che le case costruite per "obiettive esigenze contingenti e temporanee" in "edilizia libera" non vengano più rimosse nel termine dei "90 giorni", ma chi ci vive possa rimanervi finché la propria abitazione non sia completamente resa agibile e comunque non prima dell'assegnazione di una soluzione abitativa di emergenza.

STALKING: i reati di stalking non potranno più essere estinti con il risarcimento.

VACCINI, MENO ADEMPIMENTI PER SCUOLE: dal prossimo anno scolastico 2018/2019 le scuole dovranno trasmettere alla Asl territorialmente competente, entro il 10 marzo 2018, soltanto l'elenco degli iscritti e acquisire successivamente la documentazione comprovante la situazione vaccinale sui minori segnalati dalle Asl perché non in regola con gli obblighi vaccinali.

L'eutanasia è illecita e lo sarà sempre, mentre evitare l'accanimento terapeutico non significa uccidere qualcuno. Sono rivoluzionarie le parole che Papa Francesco ha detto in un messaggio inviato al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del "fine-vita", organizzato in Vaticano.

"Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l'uso, equivale a evitare l'accanimento terapeutico, cioè compiere un'azione che ha un significato etico completamente diverso dall'eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte", sono le parole del Pontefice, secondo quanto riporta Repubblica.

Il Papa ricorda come oggi sia "possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare", come riporta La Stampa . Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è pià insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona".

Già Papa Pio XII – ha ricordato il Papa – "in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c'è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene. E' dunque moralmente lecito rinunciare all'applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito 'proporzionalità' delle cure'". Quest'ultimo è un riferimento alla dichiarazione sull'eutanasia pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980.

Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire

"L'aspetto peculiare di tale criterio è che prende inconsiderazione 'il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell'ammalato e delle sue forze fisiche e morali'. Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all''accanimento terapeutico'". "E' una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. 'Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire', come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica. Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all'accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere".

Come si fa, però, a riconoscere uan situazione in cui è lecito interrompere l'accanimento terapeutico. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato "sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale" dice il Papa. Occorre, continua il Papa "un attento discernimento, che consideri l'oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell'accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell'essere umano" rileva Avvenire 

Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità

"Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità'. E' anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. E' una valutazione non facile nell'odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre piu' frammentata e l'atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo". 

Le accuse di molestie rivolte da almeno dieci ragazze a Fausto Brizzi, per sua moglie Claudia Zanella “restano solo voci”. Dopo giorni di silenzio assoluto, l’attrice ha voluto dire la sua e lo ha fatto  con una lettera in difesa del marito indirizzata al direttore della rivista “Oggi” che aveva parlato di una crisi coniugale tra il regista e la Zanella, sposati da tre anni e con una figlia, Penelope Nina, nata il 28 febbraio del 2016.

Per Claudia Zanella oggi la priorità è sua madre, che non sta bene. Ma, suo malgrado, si ritrova al centro di una bufera mediatica che l’ha tenuta “barricata in casa da 5 giorni”. “Non posso nemmeno portare mia figlia di un anno e mezzo al parco, perché sotto al nostro portone ci sono giornalisti e paparazzi a qualsiasi ora del giorno e della notte”. Una invasione di privacy che l’attrice considera una forma di “violenza sulle donne: in questo caso io e mia figlia”.

“Così si distrugge un uomo”

“Mio marito – ha continuato nella lettera – ha ribadito, più volte, di non aver mai avuto rapporti non consenzienti. In questo momento gli sono vicina perché così avviene tra una moglie e un marito quando si affrontano periodi difficili. Queste accuse formulate in tv, nei salotti televisivi di trasmissioni di gossip, senza nessuna garanzia, possono distruggere la carriera di un uomo, il suo matrimonio e la sua esistenza. Se mio marito ha avuto rapporti con altre donne nel corso del nostro matrimonio, voglio parlarne da sola con lui, nel nostro privato, come è giusto che sia. Devo capire se come moglie mi ha mancato di rispetto. Sono madre di una meravigliosa figlia femmina, e devo esserle di esempio”.

“Le accuse non corrispondono all’uomo che conosco” 

"Mi addolora molto ascoltare le accuse che sono state rivolte a Fausto in questi giorni perché non corrispondono in nessun modo alla persona che conosco, pur nutrendo il massimo rispetto per le donne che si sono sentite ferite. Mi spiace anche perché a prescindere dal fatto che l’imputato in questo tribunale mediatico sia mio marito, non trovo affatto corretto per nessuno essere descritto come il peggiore dei criminali".

Le molestie? “Si può e si deve dire di no”

“Si può e si deve dire di NO davanti a una avance di un produttore o di un regista importante, se questo non ci piace. Perché la carriera si costruisce con il talento, lo studio, l’impegno, non a letto”, dichiara Zanella, che si racconta così: “Ho iniziato a fare l’attrice a 11 anni, oggi ne ho 38. In questi anni mi è capitato di sentire di tutto, racconti di molestie di produttori su attori e attrici, abusi di potere da parte di registi e casting (uomini e donne), avance ricevute poco gentili e decisamente fuori luogo. Ho anche conosciuto attori e attrici alla ricerca di notorietà a tutti i costi. Se buona parte di tutto ciò che ho sentito ed è circolato nel nostro mondo fosse vero, da essere umano profondamente rispettoso del prossimo, ne sarei profondamente disgustata. Però deve esserci una distinzione: davanti alla violenza o all’abuso dobbiamo correre dai carabinieri e denunciare; davanti ad un approccio non gradito, invece, dobbiamo rispondere con un secco ‘no’, e andarcene, come ho fatto io stessa molte volte in questi anni nell’ambiente del cinema, della televisione e della moda”.

Chi è la moglie di Brizzi

Nata a Firenze il 30 marzo 1979, finalista a Miss Mondo, vegana convinta – suo marito ha scritto un libro per Einaudi: “Ho sposato una vegana” – Zanella è un volto noto del piccolo e del grande schermo. Dopo una serie di cortometraggi, il 2004 è l’anno giusto: Claudia si fa conoscere in tv con l fiction “Marisa di Casal Lumbroso” e in tv con L'amore ritorna, regia di Sergio Rubini (2004). L’anno successivo è la volta di “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores-. Seguono

Nel 2013 lavora con Fausto Brizzi al film “Pazzo di Me”. Il set è galeotto. I due si innamorano e si giurano amore eterno l’anno successivo con un matrimonio intimo sulle dune di Sabaudia.

“Impossibile che le mogli non sappiano nulla”

“Colpisce che queste mogli – scrive su La Stampa la scrittrice e conduttrice Antonella Boralevi – dopo anni o decenni di festosa pubblica esibizione del loro matrimonio perfetto, annuncino di aver chiesto il divorzio la mattina dopo che lo scandalo è venuto alla luce. È ragionevole pensare che la moglie del predatore non si accorga di nulla? Temo di no, magari sbaglio”, Boralevi si interroga su cosa spinga una moglie a restare accanto ad una figura di questo tipo. “L’interesse economico, la conservazione della quiete familiare, la scarsa fiducia in se stessa? Forse questa infinita storia dei predatori ci costringe a guardare con gli occhi aperti anche la natura del matrimonio contemporaneo, nella ricca società occidentale”. 

In realtà, secondo i rumors, Claudia Zanella avrebbe lasciato il marito. L'avvocato della coppia ha smentito le indiscrezioni degli ultimi giorni, eppure si continua a parlare di una separazione. Gli amici del regista, che gli sono rimasti vicino, starebbero provando a convincere la donna a fare retromarcia, a tornare sulla sua decisione, anche perché Fausto Brizzi nel frattempo non riuscirebbe a darsi pace. Pare che stia dormendo poco, che mangi ancor meno e che sia dimagrito sensibilmente. C'è addirittura chi parla di un dimagrimento di dieci chili. Lui intanto respinge tutte le accuse, ma potrebbe non bastare per chiudere un caso destinato a far discutere ancora a lungo. 

Pollice verso per Snapchat, vendite su Facebook, fiducia a Microsoft. Sono le mosse di George Soros sulle società tecnologiche tra luglio e settembre. Quella che sembra una bocciatura senza appello è l'addio al capitale di Snap, la società che controlla l'app dei messaggi a scomparsa. Il Soros Fund Management, fondo d'investimento che fa capo a uno dei grandi nomi di Wall Street, ha azzerato la propria posizione. Ha cioè venduto – si legge nei documenti inviati alla SEC, la Consob statunitense – tutte le azioni di Snap che possedeva, pari a 19,5 milioni di dollari. Visti i bassi livelli del titolo (oggi a 12,5 dollari e da giugno sotto il prezzo dell'Ipo di 17 dollari) la mossa sembra essere un aperto segnale di sfiducia più che una presa di profitto.

Chi sale e chi scende

Diverso è il discorso per un altro nome della tecnologia abbandonato da Soros: l'hedge fund è uscito da Apple. In questo caso però si è trattato di un ritocco: il fondo aveva già da tempo alleggerito il proprio investimento e ha venduto il poco che gli era rimasto, pari a 291 mila dollari. Ben più significativa è la mossa fatta nei confronti di Facebook: azioni di Menlo Park tagliate di tre quarti, incassando 65,4 milioni e restando con una quota che ne vale 19,5. Ridotta del 23% anche la già minuta posizione su Twitter: Soros conserva 18.400 azioni, che valgono circa 370 mila dollari. Sforbiciata del 59% anche per le azioni possedute nel capitale di PayPal.

Fiducia a Satya Nadella

Soros ha invece puntato quasi 3 milioni di dollari su Amazon​ e 3,1 su Alphabet. Più corposo l'investimento in Microsoft​: 99 mila azioni acquistate, pari a circa 8,3 milioni, che moltiplicano una quota fin qui ferma a 4 mila titoli. Tra le società tecnologiche, la maggiore scommessa riguarda però Grunhub, che si occupa di cibo a domicilio: Soros ci ha investito 20,3 milioni di dollari. 

Il ritorno della tv via cavo

Se però c'è un settore sul quale ha puntato con forza, è la tv via cavo. Il principale investimento è infatti l'ingresso nel capitale di Comcast: da zero a oltre un milione di azioni (circa 40 milioni di dollari). Operazione che fa il paio con l'incremento della posizione in Time Warner Cable, cresciuta del 71% grazie a un investimento da 37 milioni di dollari.

“Più metti alla prova il tuo fisico e più campi a lungo", sosteneva Marco Pannella, "io ne sono la prova vivente e proprio perché non voglio morire continuo a fumare. Se dovessi smettere ci resterei secco. Non voglio suicidarmi. Il fumo in tutti questi anni ha impedito al mio corpo di ammalarsi". Se quella del defunto leader radicale poteva apparire una delle sue tante provocazioni, negli Stati Uniti esistono persone che sfoggiano convinzioni altrettanto sui generis con assoluta serietà. Il problema è che fanno parte del nuovo consiglio scientifico dell'Environmental Protection Agency (Epa), l'agenzia del governo statunitense che si occupa, tra le altre cose, della qualità dell'aria. Quartz ha raccolto alcune dichiarazioni quantomeno discutibili pronunciate da alcuni funzionari nominati dall'amministrazione Trump nell'organigramma dell'Epa. 

"L'aria pulita è dannosa per i bambini"

Parola di Robert Phalen membro del Science Advisory Board, ovvero il Consiglio Scientifico dell'Epa. "L'aria moderna è un po' troppo pulita per una salute ottimale", ebbe a dire nel 2012, "l'aria pulita non fa bene ai bambini, i cui polmoni hanno bisogno di un po' di agenti irritanti per imparare a contrastarli". A dimostrarlo il fatto che "i tassi di asma in Usa sono aumentati con il declino dell'inquinamento da particolato". Phalen ama farsi ritrarre con la pipa in bocca e bolla le campagne antifumo come roba per fricchettoni

"I bimbi resistono meglio agli agenti chimici"

A dar manforte a Phalen è Michael Dourson, direttore per l'ufficio della sicurezza chimica e per la prevenzione dell'inquinamento dell'Epa. Nel 2002 Dourson firmò uno studio nel quale spiegava come l'esposizione agli agenti chimici non danneggi i bambini di oltre sei mesi più di quanto faccia male agli adulti. Anzi, i piccoli potrebbero essere addirittura più resistenti. Se pensate che il lavoro di Dourson come consulente per aziende come Dow Chemical e CropLife America (che finanziò lo studio di cui sopra) possa aver influenzato il suo punto di vista, siete dei malpensanti.​

"L'ozono fa bene"

A sostenerlo è Michael Honeycutt, che del Science Advisory Board è il presidente. "Non ho visto dati che suggeriscano che un abbassamento dei livelli di ozono producano benefici per la salute", affermò nel 2014, "ho anzi visto dati che dimostrerebbero il contrario". L'esposizione all'ozono è considerata un fattore di rischio per asma e malattie cardiache. Anche se fosse, per Honeycutt non c'è da preoccuparsi, perché "gli americani spendono almeno il 90% del loro tempo dentro caso". Anche l'ingestione di mercurio non è un problema. La prova? "I giapponesi mangiano più pesce degli americani e stanno benissimo".

"Il silicio non uccide"

Lavorare nei cantieri è considerato un lavoro usurante anche per le quantità di polveri che si respirano, in particolare quelle contenenti silicio, ritenute cancerogene. Bubbole secondo William Wehrum, il capo dell'ufficio dell'Epa responsabile per l'aria e le radiazioni. A sua detta, "le persone sono nate per avere a che fare con la polvere. La gente passa un sacco di tempo in ambienti polverosi e ciò non li uccide". Ok, sul colpo magari no. 

Insomma, con consiglieri del genere, non è il caso di riporre troppe speranze in una marcia indietro di Trump sull'uscita dall'accordo di Parigi sul clima.

 

Capelli biondi e sorriso, lei è Dominique Corti, medico e presidente della fondazione che porta il nome dei genitori, Lucille Teasdale e Piero Corti, due medici che, in 50 anni di vita in Africa e di impegno per curare i più poveri, hanno trasformato il Lacor Hospital in Uganda, da piccolo ambulatorio missionario, in uno tra i più grandi ospedali non a scopo di lucro dell’Africa equatoriale e hanno creato la Fondazione Corti per sostenerlo.

Dominique ne prosegue il lavoro con impegno e dedizione straordinari.

Una vita tra l'Africa e l'Italia

Una vita divisa tra Africa e Italia, oggi Dominique ha lanciato una campagna di raccolta fondi con cui si potrà aiutare il Lacor Hospital in Uganda ad allargare il reparto di chirurgia. Situato nella città di Gulu, con un bacino di utenza di 500mila persone, nel solo 2016 il St. Mary’s Hospital Lacor ha assistito oltre 290mila pazienti, l’80% dei quali sono donne e bambini. Per questo, fino al 20 novembre prossimo, è possibile donare 2 o 5 euro con sms o chiamate da rete fissa, al numero solidale 45565 a Fondazione Corti.

La struttura per cui Dominique fa la raccolta fondi è oggi un ospedale che dispone di 482 letti al suo interno, 72 nei 3 Centri sanitari periferici e conta 600 dipendenti, tutti ugandesi. Attraverso la campagna di raccolta, la Fondazione Corti sosterrà in particolare le attività del dipartimento di chirurgia con l'acquisto di tavoli operatori, bisturi elettrici, monitor multi-parametrici. Il dipartimento di chirurgia conta attualmente 2 reparti, 136 letti e 6 sale operatorie e offre ai pazienti un servizio di chirurgia generale e specialistica realizzando oltre 5.000 interventi l’anno.

Nel 2000 durante l’epidemia di Ebola l’ospedale è stato in prima fila per tentare di contenerla e durante la guerra civile (1995-2006) ha dato ogni sera rifugio a migliaia di “bambini della notte”, in cerca di un luogo sicuro per evitare di essere rapiti e diventare soldati di Joseph Kony, guerrigliero e criminale ugandese.

Dominique, intervistata in occasione del lancio della campagna sms, racconta di se stessa di essere nata e cresciuta nell’ospedale: “Sono cresciuta seduta sui letti dei pazienti o nell’angolo della sala operatoria e appena ho potuto ho iniziato a fare i primi lavoretti come prendere la pressione, sigillare i sacchetti per la sterilizzatrice a gas, più tardi a fare la ferrista durante gli interventi”.

In tanti ancora adesso le chiedono se non sia stato terribile crescere vedendo la malattia, la sofferenza, fin da piccola. “Quando avevo dieci anni – ricorda Dominique – con il colpo di stato di Idi Amin, il paese andò nel caos sia economico che sociale e fuggirono tutti tranne i miei, che invece decisero di rimanere, ma mi mandarono a studiare in Italia per tre anni e poi in Kenya, da dove li raggiungevo in Uganda per trascorrere le vacanze in ospedale”. Anche le vacanze in Italia erano, per la figlia dei due medici missionari, un continuo cercare soldi e aiuti per l’ospedale. “Gli unici argomenti dei miei – racconta – erano, a pranzo, cena e colazione, quasi esclusivamente legati a pazienti, casi, organizzazione, cure, risorse, problematiche riguardanti l’ospedale. Per loro, e soprattutto per papà, l’ospedale era una grandissima passione”.

Le ferite della guerra

Dominique segue le orme dei genitori e si laurea in medicina. “Quando mi sono laureata, l’ospedale era ormai grande e con medici ugandesi anche a capo di molti reparti. Avrei certo contribuito andando là a fare il medico, ma eravamo in quella che sembrava una guerra senza fine. Entrambi i miei genitori – spiega – sono morti senza che si potesse neanche sperare nella fine del conflitto, la gente era sempre più povera, per decenni il nostro ospedale è stata l’unica struttura sanitaria funzionante per milioni di abitanti, quindi con un bisogno sempre crescente. I tradizionali finanziatori a cui si rivolgeva l’ospedale sempre più avevano priorità che non percepivamo come nostre, o che cambiavano repentinamente, quindi era vitale creare una fonte di finanziamento stabile”.

E’ così che Dominique si butta nella fondazione che i suoi genitori avevano creato, per cercare di svilupparla in modo da garantire all’ospedale finanziamenti sicuri. Anche se ammette che le è inizialmente costato lasciare la medicina per dedicarsi alla ricerca di fondi, “in Africa – sospira – l’importante è cercare di fare ciò di cui c’è bisogno, non quello che si preferisce”.

“Oggi la mia base è soprattutto in Italia, che rimane lo zoccolo duro di aiuto all’ospedale, soprattutto grazie ai colleghi che lavorano con me in fondazione e ai tanti volontari che prestano gratuitamente la loro opera. Viaggio due o tre volte l’anno in Uganda per i consigli di amministrazione, gli eventi importanti e per qualsiasi necessità che richieda la mia presenza” conclude Dominique.

Cure gratis per chi non può pagare

Grazie ai suoi sforzi, oggi al Lacor Hospital chi non è in grado di pagare viene curato gratuitamente. Per chi, invece, può contribuire, le tariffe non superano il 30% del costo reale della prestazione e il ruolo dell’ospedale va ormai ben oltre le cure mediche. La prima casa di Dominique, il vecchio ambulatorio di Gulu, è diventato un motore determinante per lo sviluppo sociale ed economico locale e rappresenta il maggiore luogo di formazione di professionisti sanitari nella regione.

Ogni anno oltre 450 studenti frequentano le sue scuole per infermiere, ostetriche, tecnici di laboratorio e anestesia, assistenti di sala operatoria. È inoltre sede di tirocinio per medici neolaureati dalle tre facoltà di medicina statali del paese e polo universitario della Facoltà di Medicina di Gulu. Per sopravvivere ai decenni di isolamento, l’ospedale ha dovuto allestire officine per costruzioni, riparazioni e manutenzione che permettono a muratori, carpentieri, elettricisti e meccanici di apprendere un mestiere. 

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