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Dragon Ball Z: Kakarot sembra essere, fino a ora, uno dei migliori adattamenti videoludici della celebre saga manga e Bandai Namco sembra avere ancora molto da mostrarci. In questo nuovo trailer veniamo trasportati nella saga di Cell, in cui ci viene mostrato il rapporto tra Gohan e suo padre, Goku.

In precedenza, abbiamo appreso che Gohan sarà un personaggio giocabile. In una prima parte di gioco viaggeremo con Gohan, giocando però nei panni di Goku. Successivamente, ci sarà possibile affrontare Cell direttamente nei panni di Gohan.

Dragon Ball Z: Kakarot mondo

Sebbene l’arco di Cell sia stato adattato moltissime volte nei videogiochi di Dragon Ball, sembra che questa volta l’arco in Dragon Ball Z: Kakarot sarà più dettagliato che mai rispetto al passato.

Al momento, è ancora ignota la data d’uscita del gioco, sappiamo solo che avverrà nei primi mesi del 2020. Il titolo sarà disponibile per PlayStation 4, Xbox One e Microsoft Windows.

L’articolo Dragon Ball Z: Kakarot: nuovo trailer disponibile proviene da GameSource.

Un coccodrillo si aggira da alcuni giorni nelle campagne del Nuorese. L’allarme è stato lanciato ieri dal Comune di Orosei su Facebook. Ufficialmente e’ stato rubato da un circo, ma potrebbe anche essere fuggito. Le indagini sono in corso. Ieri i responsabili del ‘Fantastico Martin’, in questi giorni nella localita’ turistica di Sos Alinos, si sono presentati dai carabinieri per presentare la denuncia: “Ci hanno rubato un caimano”.

Non sarebbe infatti un coccodrillo quello che ha fatto perdere le sue tracce nel Nord Sardegna ma un caimano di un metro e dieci centimetri di lunghezza. Probabilmente neanche troppo pericoloso. Di fatto, le forze dell’ordine hanno chiesto al sindaco di Orosei di avvertire la cittadinanza. E il primo cittadino ha provveduto tramite i social.

“Ci comunicano – si legge nel post – che è stato denunciato il furto di un coccodrillo dal circo attualmente a Sos Alinos. Non potendo con certezza confermare il furto, si sta vagliando anche l’ipotesi della fuga dell’animale. Si invita la popolazione a prestare particolare attenzione e segnalare ogni ipotetico avvistamento alle forze di polizia, tutte allertate”.

La comunicazione ha fatto registrare in poche ore oltre 170 commenti tra l’indignato e il divertito. C’è chi, animato da spirito animalista, ha attaccato l’amministrazione per il fatto di aver ospitato il circo e ha proposto di boicottare la località turistica. Altri hanno ironizzato sulla possibilità di trovarsi all’improvviso “dentro un sacco a pelo Lacoste”. Qualcuno ha accomunato il coccodrillo/caimano all’orso M49 e proposto di catturarlo e portarlo in Trentino.

Nel frattempo continua l’insolita caccia al caimano. “Abbiamo informato cittadini e turisti per evitare che si creasse il panico”, ha spiegato all’Agi il sindaco di Orosei, Nino Canzano. “Al momento non abbiamo alcuna notizia anche perché”, ha sottolineato il primo cittadino, “l’allarme è stato dato in ritardo. Nessuno inoltre conosce le abitudini dell’animale”, ha aggiunto, “per cui ritrovarlo non è semplice”. Il sindaco si è detto soddisfatto per il fatto che su Facebook molti abbiano risposto in maniera ironica (“vuol dire che non c’è apprensione”) e ha risposto agli animalisti che hanno criticato la decisione di ospitare il circo. “L’anno scorso abbiamo negato il permesso a due circhi con animali”, ha ricordato Canzano, “ma quello di quest’anno ci è sfuggito”.
 

Elon Musk è certamente un personaggio visionario ma non tutto quello che dice è oro colato. Gli piace giocare a fare l’enfant prodige (e molto spesso ci riesce) ma ama (troppo) essere provocatorio. Ha detto in lungo ed in largo che vuole colonizzare Marte e, per facilitare un po’ l’immane compito, gli farebbe comodo che il pianeta fosse un pochino meno gelido e un tantino più ospitale. Per riscaldare Marte l’unica speranza potrebbe venire dall’immissione di gas serra nella tenue atmosfera.

Ecco allora l’idea che sembra averlo sedotto. Basterebbe bombardare le calotte polari di Marte, dove ci sono depositi di ghiaccio di acqua e di anidride carbonica per liberare il gas serra (responsabile del surriscaldamento del nostro pianeta) che avrebbe benefici effetti sul clima marziano. È un’idea che coltiva del 2015, quando ne ha parlato, verso la fine, in un popolare talk show americano. Adesso la ripropone e tutti sentono il bisogno di commentare questa idea decisamente balzana.

Diciamo che Musk non è certo il primo a chiedersi se sia possibile terraformare Marte ma quelli meno sbrigativi di lui hanno cominciato col porsi il problema se ci sia abbastanza anidride carbonica, e, più in generale, abbastanza gas, per poter sperare in aumentare la pressione atmosferica e la temperatura su Marte.

Sono stati utilizzati i dati delle sonde MAVEN (per Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN che analizza come Marte perde la sua atmosfera) e le immagini di Mars Express, insieme a quelle raccolte dal Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Odissey per stimare la quantità di anidride carbonica nei ghiacci polari. Anche tenendo conto dell’anidride carbonica imprigionata nelle rocce, il censimento marziano non fa ben sperare. Tant’è vero che nel sommario del loro lavoro pubblicato l’anno scorso su Nature Astronomy gli autori dicono:

These results suggest that there is not enough CO2 remaining on Mars to provide significant greenhouse warming were the gas to be emplaced into the atmosphere; in addition, most of the CO2 gas in these reservoirs is not accessible and thus cannot be readily mobilized. As a result, we conclude that terraforming Mars is not possible using present-day technology.

(Questi risultati suggeriscono che su Marte non rimane abbastanza CO2 per produrre un riscaldamento da effetto serra nel caso il gas fosse liberato nell’atmosfera: inoltre, la maggior parte del CO2 in questi giacimenti non è accessibile e quindi non può essere liberata. A seguito di ciò, concludiamo che non è possibile terraformare Marte usando la tecnologia oggi disponibile)

Inutile quindi lanciare bombe nucleari sui poli marziani. Un esercizio che oltre ad essere inutile potrebbe rivelarsi dannoso visto che le esplosioni potrebbe liberare talmente tanta polvere da provocare un inverno nucleare, raffreddando ulteriormente il già gelido Marte. Io ho una mia teoria. Il nostro Elon si è ritrovato con uno stock di magliette Nuke Mars e, da buon genio del marketing, ho trovato un modo semplice di pubblicizzarle a costo zero. 

pic.twitter.com/NLzW87AZC0

— Elon Musk (@elonmusk)
August 17, 2019

Allarme a Orosei, nel Nuorese, per un coccodrillo che sarebbe fuggito da un circo o addirittura rubato. L’ha lanciato il comune sulla sua pagina Facebook. Ci comunicano – si legge nel post – che è stato denunciato il furto di un coccodrillo dal circo attualmente a Sos Alinos. Non potendo con certezza confermare il furto, si sta vagliando anche l’ipotesi della fuga dell’animale. Si invita la popolazione a prestare particolare attenzione – si legge ancora nel comunicato sul social – e segnalare ogni ipotetico avvistamento alle forze di polizia, tutte allertate. 

 Di certo si sa solo che qualcuno del circo ‘Fantastico Martin‘, che in questi giorni si trova nella frazione di Sos Alinos, ieri pomeriggio si e’ presentato alla stazione dei carabinieri: “Hanno rubato il caimano”. Il rettile che sarebbe stato trafugato da qualche coraggioso ladro sarebbe, infatti, non sarebbe un coccodrillo un caimano lungo circa un metro che alloggiava in una teca trovata pericolosamente vuota. Si tratta infatti di un animale sicuramente pericoloso che ora con tutta probabilità si aggira, certamente impaurito e affamato, in una zona frequentata da vacanzieri e turisti.

Le ricerche sono in corso. Nel frattempo il post del Comune ha fatto registrare in poche ore oltre 170 commenti tra l’indignato e il divertito. C’è chi, animato da spirito animalista, attacca l’amministrazione per il fatto di aver ospitato il circo e propone di boicottare la località turistica. Altri ironizzano sulla possibilità di trovarsi all’improvviso “dentro un sacco a pelo Lacoste”. Qualcuno accomuna il coccodrillo all’orso M49 e propone di catturarlo e portarlo in Trentino. Altri ancora ricordano “quando mi e’ stato rubato il canguro in Sicilia”. Nel frattempo continua l’insolita caccia al caimano nel Nuorese mentre il Comune invita tutti a “segnalare ogni ipotetico avvistamento alle forze di polizia, tutte allertate”.

Centoquarantatre chilometri quadrati. Questa la dimensione dell’area in cui veniva cercato Simon Gautier, l’escursionista francese morto dopo essere caduto in un dirupo in provincia di Salerno. Il 27enne, in Italia per scrivere una tesi sulla storia dell’arte, non era un improvvisato, ma un appassionato di trekking estremo.

Per questo risultano ancora più incredibili la sua vicenda e, soprattutto, il ritrovamento del corpo a nove giorni dalla prima chiamata al 112, al quale non aveva saputo indicare la propria posizione. Né hanno potuto trovarlo facilmente i soccorsi, dal momento che sarebbe stato particolarmente difficile risalire alla sua posizione attraverso il tracciamento del telefono cellulare, come riportano oggi diversi quotidiani.

Come scrive il Corriere della Sera, appena avvenuto l’incidente, Simon ha prima provato a chiamare una sua amica, che non ha risposto alla telefonata. Così il giovane ha digitato il numero unico per le emergenze, 112, che per ragioni ancora da chiarire lo ha messo in collegamento con la stazione di Lagonegro, a ventitre chilometri di distanza e sul lato opposto del Golfo di Policastro.

I problemi nel rintracciamento di Simon Gautier

Ma pare sia stato molto sfortunato, Simon, dal momento che le celle agganciate dal suo telefono “coprivano un’area troppo vasta”, scrive Repubblica, estesa appunto per centoquarantatre chilometri quadrati. Le celle sono le antenne con cui interagiscono i dispositivi mobili e che sono normalmente in gradi di localizzare un telefono con una precisione quasi assoluta nella gran parte dei casi. Stavolta il sistema non ha funzionato, ragione per cui la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania (Salerno) potrebbe aprire un’indagine per accertare possibili responsabilità sui ritardi nell’avvio dei soccorsi.

Purtroppo il problema è anche tecnologico: entro l’anno dovrebbe arrivare in Italia l’Advanced mobile location (Aml), tecnologia che invia la posizione di un dispositivo in modo automatico quando questo chiama il numero unico per le emergenze. Il sistema è già disponibile in tredici Paesi europei, oltre a Stati Uniti, Messico, Nuova Zelanda ed Emirati Arabi Uniti, e in Italia è stato finora solamente sperimentato tra il 2016 e il 2017, spiega il Fatto Quotidiano. Ma come ha spiegato ad Agi Pawel Zorzan, esperto di reti e di sicurezza informatica, “Anche senza questo sistema, è assurdo che non si sia riusciti a tracciare Simon tramite il collegamento delle celle: si tratta di calcoli trigonometrici realizzabili anche con antenne vecchie di vent’anni e che dovrebbero restringere l’area delle ricerche al massimo a quindici chilometri”.

Come proteggersi se si va trekking in solitaria

Come per ogni sport, sono moltissime le app e i servizi che offrono assistenza agli amanti delle escursioni. Sia per iOS sia per Android, la gran parte di questi servizi offrono un sistema di mappatura delle coordinate Gps e funzioni di chiamata automatica delle autorità o di un numero di emergenza. Questo è il caso di Companion (solo per iOS) o Cair. Quest’ultima offre un servizio di mappatura delle celle telefoniche che aiuta a garantire dei punti di contatto costanti lungo il cammino, oltra a una funzione di emergenza che invia automaticamente l’ultima posizione nota al contatto di emergenza nel caso in cui non si interagisca con l’app per lungo tempo: ottimo metodo nel caso in cui un imprevisto dovesse impedirci di chiedere aiuto.

Ma al di là di servizi per la gestione delle emergenze, un telefono carico e dotato di mappe sincronizzate in modalità offline è la soluzione migliore per conoscere sempre la propria posizione e, nel caso di bisogno, comunicarla a qualcuno. Da Oruxmap a Gaia Gps, sono decine i servizi sia per Android sia per iOS che forniscono queste funzioni e che sono in grado di ricavare la posizione del dispositivo in tempo reale e fornendo le coordinate. Strumenti di prevenzione che talvolta si trascura di usare, ma che potrebbero salvarci la vita in caso di emergenza. 

“Uomo a mare!”, ovvero salvare la vita dei naufraghi, costituisce un preciso obbligo degli Stati? E c’è e cos’è una “legge del mare”, che da più parti viene invocata nel momento in cui si tratta di soccorrere chi si viene a trovare in difficoltà? E poi: esiste un testo preciso o si tratta solamente di consuetudini, di un codice etico non scritto stipulato nella notte dei tempi tra naviganti, quasi fosse un “manuale delle buone maniere” al quale attenersi quando “c’è un uomo in mare”? Dieci cose da sapere per poter rispondere a queste domande.

1) Il corpus giuridico di riferimento

Fa capo a ben quattro convenzioni che costituiscono e permeano il diritto internazionale del mare: sono la Solas, acronimo di Safety of life at sea, cioè la Convenzione Internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, e risale a Londra 1974; la Sar di Amburgo 1979, che sta per Search and Rescue (ricerca e soccorso), per tutelare la sicurezza della navigazione mercantile, che fa esplicito riferimento al “soccorso marittimo”; la Convenzione Onu di Montego Bay 1982, detta anche UNCLOS, acronimo di United Nations Convention on the Law of the Sea, basata su un trattato internazionale che definisce i Diritti e le Responsabilità dei singoli Stati nell’utilizzo dei mari e degli oceani, definendo al tempo stesso anche le linee guida che regolano le trattative, l’ambiente e la gestione delle risorse minerali, e c’è infine il Salvage di Londra del 1989 sull’assistenza.

2) Il “luogo più sicuro”

Questo complesso insieme di regole e di codici di condotta vuole garantire nel modo più sollecito il soccorso di eventuali naufraghi. Persone che, una volta recuperate, vanno fatte sbarcare in un luogo sicuro (place of safety). Il cosiddetto ‘pos’, richiesto dalla Open Arms ma anche da altre imbarcazioni appartenenti alle Ong operanti nel Mediterraneo. 

3) Obbligo di prestare soccorso

È il titolo dell’art. 98 della Convenzione della Nazioni Unite sui diritti del mare, sottoscritta il 10 dicembre 1982 a Montego Bay, in Giamaica, da ben 155 Stati. Stabilisce che “ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri” affinché: 

  • a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo;
  • b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa;
  • c) presti soccorso, in caso di abbordo, all’altra nave, al suo equipaggio e ai suoi passeggeri e, quando è possibile, comunichi all’altra nave il nome della propria e il porto presso cui essa è immatricolata, e qual è il porto piu’ vicino presso cui farà scalo”.

4) Servizio di ricerca e soccorso

Sempre l’art. 98, al punto 2, stabilisce anche che “ogni Stato costiero promuove la costituzione e il funzionamento permanente di un servizio adeguato ed efficace di ricerca e soccorso per tutelare la sicurezza marittima e aerea e, quando le circostanze lo richiedono, collabora a questo fine con gli Stati adiacenti tramite accordi regionali”. Quest’obbligo “di collaborazione ai fini del soccorso in mare” è poi ulteriormente specificato negli altri Trattati internazionali di diritto marittimo già citati come, appunto, la Solas e la Sar.

5) La convenzione Sar

La Convenzione Sar di Amburgo del 1979 si fonda sul “principio della cooperazione internazionale”. Nel senso che le zone di ricerca e salvataggio sono ripartite d’intesa con gli altri Stati interessati. Tali zone non corrispondono necessariamente alle frontiere marittime esistenti. Esiste l’obbligo di approntare piani operativi che prevedono le varie tipologie d’emergenza e le competenze dei centri preposti. Così le autorità di uno Stato costiero competente sulla zona di intervento in base agli accordi regionali stipulati, che abbiano avuto a propria volta notizia dalle autorità di un altro Stato della presenza di persone in pericolo di vita nella zona di mare Sar di propria competenza, dovranno intervenire immediatamente senza tener conto della nazionalità o della condizione giuridica di dette persone (punto 3.1.3 Convenzione di Amburgo).

6) L’intervento

A questo punto, l’autorità competente così investita della questione deve dare comunicazione di aver ricevuto la segnalazione e indicare allo Stato di primo contatto, appena possibile, se sussistono le condizioni perché sia effettuato l’intervento (3.1.4 della Convenzione). E sarà l’autorità nazionale che ha avuto il primo contatto con la persona in pericolo in mare a coordinare le operazioni di salvataggio, tanto nel caso in cui l’autorità nazionale competente Sar dia risposta negativa alla possibilità di intervenire in tempi utili, quanto in assenza di ogni riscontro da parte di quest’ultima.

7) La cessione della competenza

Viene sottolineato anche come la cessione della competenza ad operare interventi Sar in acque internazionali non dovrà comunque pregiudicare la dignità e la vita delle persone che si devono soccorrere.

8) Le linee guida dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati

Al fine di fornire una guida alle autorità di governo ed ai comandanti delle navi private e pubbliche coinvolte in attività Sar, sono state elaborate dall’Unhcr alcune Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare. Esse contengono disposizioni secondo cui il governo responsabile per la regione Sar in cui sono stati recuperati i sopravvissuti è responsabile di fornire un luogo sicuro di sbarco (place of safety, ‘pos’) o di assicurare che tale luogo venga fornito. Dunque, la Convenzione Sar del 1979 impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare ed il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro.

9) La posizione dei Comandanti delle navi

Gli Stati membri dell’Imo (International maritime organization), nel 2004, hanno adottato emendamenti alle Convenzioni Solas e Sar, in base ai quali gli Stati parte devono coordinarsi e cooperare per far sì che i comandanti delle navi siano sollevati dagli obblighi di assistenza delle persone tratte in salvo, con una minima ulteriore deviazione, rispetto alla rotta prevista. Malta non ha accettato questi emendamenti.

10) Quando un’operazione di recupero finisce?

Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare dispongono che il governo responsabile per la regione Sar in cui è avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso vega fornito. Secondo le stesse linee guida, infatti, “un luogo sicuro è una località dove le operazioni di soccorso si considerano concluse, e dove la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non è più minacciata; le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possono essere soddisfatte; può essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale”. 

Dal 22 al 24 agosto i banchieri centrali di tutto il mondo si riuniranno a Jackson Hole, nel Wyoming, per il tradizionale appuntamento che da 35 anni serve a fare il punto sul futuro dell’economia mondiale. Fed, Bce, Boe e Boj fin dallo scorso luglio si sono messe il casco da pompiere e si dicono pronte a spegnere l’incendio, quindi a mettere in campo tutte le strategie possibili contro il rallentamento dell’economia globale.

Tra fine luglio e agosto i timori di recessione sono cresciuti, estendendosi a macchia di leopardo in tutto il globo e in Europa. Dalla contrazione del Pil della Germania all’inversione negli Usa della curva dei rendimenti a dieci e due anni, si sono accese molte spie rosse. Il simposio sarà una tappa intermedia in vista dei futuri appuntamenti: i partecipanti saranno ansiosi di ottenere nuovi indizi da Jerome Powell sul pensiero del Fomc in vista della riunione di metà settembre. 

La Bce a settembre riarmerà il bazooka

A fine ottobre Mario Draghi terminerà il suo mandato e lascerà il testimone alla francese Christine Lagarde. A sorpresa il 15 agosto il presidente della Banca di Finlandia, Olli Rehn, uno dei ‘falchi’ del consiglio direttivo della Bce, ha giocato d’anticipo, facendo sapere che l’istituto di Francoforte riprenderà in mano il bazooka fin dalla prossima riunione del 12 settembre, varando un piano di stimoli molto più sostanzioso di quello atteso dai mercati.

Le misure allo studio sono diverse e sicuramente quelle di maggiore impatto sui mercati riguarderanno i nuovi tagli dei tassi di interesse e l’avvio di un Qe2 (potrebbe ammontare a 50 miliardi), cioè un nuovo programma di acquisto titoli, che farebbe seguito al Qe1 ritirato alla fine dello scorso anno. L’altra novità, molto attesa dai mercati, riguarda le modifiche di alcuni limiti del precedente piano di acquisti (il limite del 33%, riferito ai titoli con vita residua da 1 e 30 anni dovrebbe essere alzato intorno al 50%).

Cosa farà la Fed sui tassi?

Lo scorso 31 luglio la Federal Reserve, dopo 10 anni di pausa, ha ripreso a tagliare i tassi Usa, che ora sono tra il 2% e il 2,25%. Sul futuro però Jerome Powell non è stato chiaro: prima afferma che quello deciso a fine luglio “non è l’inizio di una lunga serie di tagli” ma rappresenta “un aggiustamento di metà ciclo economico”. Poi corregge il tiro: “Permettetemi di essere chiaro. Ho detto che non è l’inizio di una lunga serie di tagli dei tassi. Non ho detto che è solo uno o qualcosa del genere”, spiega. Insomma prima chiude e poi apre a più tagli dei tassi Usa, che probabilmente quest’anno saranno altri due. Ma secondo gli esperti l’unica chiave per evitare il peggio è annunciare una tregua tariffaria con la Cina: anche un taglio di altri 50 punti base non sarebbe sufficiente a contrastare una spirale discendente del commercio e del caos valutario, dicono gli economisti. 

La Bank of England taglia le stime

La riunione della Bank of England del 1 agosto ha confermato le attese del mercato, lasciando i tassi fermi allo 0,75%. La Boe ha anche tagliato le stime di crescita: si stima un aumento del Pil dell’1,3% nel 2019 e nel 2020, contro un +1,5% e +1,6% precedente. Da agosto 2018, il costo del denaro nel Regno Unito è stabile. La politica monetaria della Banca d’Inghilterra è strettamente legata allo scenario della Brexit. Nel caso in cui il 31 di ottobre dovesse palesarsi una ‘hard Brexit’ la Boe sarà costretta a intervenire pesantemente a sostegno dell’economia britannica, con un ampliamento del Qe.

La Banca del Giappone rimane ultra-accomodante

Lo scorso 30 luglio la Banca centrale del Giappone ha rinnovato la sua politica monetaria molto accomodante e ha lasciato i tassi d’interesse invariati, nonostante la debolezza dell’inflazione e le tensioni commerciali con gli Usa. La Banca del Giappone non dovrebbe rivedere la sua politica già oggi ultra-accomodante, piuttosto, secondo gli esperti, l’Istituto di Tokyo potrebbe mettere in atto altre opzioni, come riaccelerare gli acquisti di obbligazioni. 

L’inverno dell’economa mondiale sta arrivando e i generali preparano la catapulta del denaro.

Lo fa la Germania, dove il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, si dice pronto a erogare fino a 50 miliardi di euro di stimoli qualora si dovessero registrare ulteriori segnali di rallentamento. La reclama con forza Donald Trump che torna a twittare contro “l’orrenda mancanza di visione di Jerome Powell e della Fed” e chiede un taglio di 100 punti base dei tassi sui Fed Funds accompagnato da un’operazione di quantitative easing. La prepara la Cina che, messa in stallo dalla guerra commerciale e dai disordini di Hong Kong, annuncia una riforma del suo tasso di prestito primario per abbassare i costi di finanziamento per le imprese.

Le Borse incassano e si rinvigoriscono con una sessione fortemente positiva dopo due settimane a tinte rosso cupo. Una nuova ondata di stimoli sembra sul punto di riversarsi sui mercati che reagiscono con un’ondata di acquisti. Il punto è se la sola liquidità basterà a sciogliere i nodi che hanno portato il mondo sull’orlo di un nuovo inverno.

La guerra dei dazi, il rischio di una hard Brexit, le tensioni geopolitiche, la montagna di bond a tassi negativi sono lì a suggerire che i problemi sono strutturali e che spesso soltanto l’esplosione della crisi riesce a portare un nuovo modo di pensare. “I sistemi falliscono ed è in quello spazio che qualcosa di nuovo e di migliore accade”, osserva Steen Jakobsen, capo economista e responsabile dell’investimento alla Saxo Bank, in un’intervista a Dow Jones newswires.

E se in Europa la Bundesbank ammette che l’economia tedesca potrebbe entrare ufficialmente in recessione già alla fine dell’estate, spetta ancora una volta agli Stati Uniti farsi locomotiva del prodotto globale. Per questo l’attesa per l’intervento che Jerome Powell farà venerdì a Jackson Hole cresce di ora in ora. Tra gli investitori si scommette che il presidente della Fed non mancherà di fornire indicazioni sulla futura politica monetaria e di aprire a un nuovo taglio del costo del denaro. Probabilmente di 25 punti base, anche se alcuni sperano in un maggior coraggio.

Ma è soprattutto l’analisi che Powell porterà all’attenzione del simposio di esperti riuniti in Wyoming che risulterà decisiva. Se il presidente della Fed si mostrasse eccessivamente ‘colomba’ accrescerebbe i timori sullo stato di salute dell’economia, se invece scegliesse di indossare gli abiti del ‘falco’ potrebbe mandare in tilt i listini. E l’avvitamento di una crisi finanziaria con il rallentamento dell’economia potrebbe avere conseguenze a quel punto davvero imprevedibili.

Ora che è arrivata la benedizione del padre nobile Romano Prodi a un esecutivo di legislatura, magari aperto anche a Forza Italia, Nicola Zingaretti ha la copertura politica sufficiente per portare avanti il dialogo con M5s su un governo che prenda il posto di quello gialloverde. Il segretario del Pd potrà così strappare al rivale Matteo Renzi la bandiera del dialogo, dopo essere stato spiazzato dall’iniziativa dell’ex premier che ha rotto il tabù antigrillino.

Certo, per prendere il controllo dei gruppi parlamentari, e quindi del partito, il governatore del Lazio rischierebbe di dover attendere quattro anni. Ma qua una grossa mano gliela ha data Luigi Di Maio stesso, quando ha chiarito che il suo interlocutore per un’eventuale trattativa potrà essere solo il segretario. Anche perché è da tempo chiaro che il principale bersaglio che Salvini offrirà alla piazza, in caso di accordo tra M5s e Pd, sarà proprio il “senatore semplice” di Scandicci, il quale sembra essere già ben conscio che, se accordo sarà, dovrà giocare un ruolo defilato, magari lavorando con calma a un progetto solista, chissà.

Il dialogo quindi c’è, e ha scatenato i retroscenisti dei maggiori quotidiani, sui quali si rincorrono da giorni le indiscrezioni più disparate sulla possibile disposizione delle ‘caselle’ in un esecutivo giallorosso. Supposizioni o abbozzi di negoziato? Difficile dirlo. L’unica cosa certa è che i rumor secondo i quali il Pd sarebbe disposto addirittura ad appoggiare un secondo mandato di Giuseppe Conte sono stati decisamente troppo. E hanno spinto l’Ufficio Stampa del Nazareno a diramare la seguente nota:

Siamo alla vigilia dell’intervento del Premier Conte in Parlamento e in presenza di una crisi di governo ancora non parlamentarizzata. Per questo motivo, in riferimento ad alcune notizie rilanciate oggi, l’Ufficio Stampa del Pd precisa che è privo di fondamento parlare di negoziato sul governo e addirittura di caduta di tabù per un eventuale Conte bis.

Boccia attacca Renzi: “Ha fatto un tragico errore”

Che la situazione sia ancora confusa prima di tutto all’interno del Pd (dove, come è noto, Carlo Calenda ha già annunciato l’addio in caso di sodalizio con M5s) lo testimonia un’intervista di stamattina a Repubblica del deputato dem Francesco Boccia, che ha definito un “tragico errore avere aperto a un nuovo governo prima dell’apertura della crisi” e tutto questo “per eccesso di protagonismo”. Boccia accusa l’ex premier di aver “dato ai 5 Stelle una centralità enorme” mentre “solo dopo l’apertura della crisi e la sintesi del presidente della Repubblica avremmo posto le nostre condizioni nette per una maggioranza di legislatura o voto immediato”.

E il renziano Faraone esplode: “Lasciateci in pace!”

Suona come una replica il post su Facebook del senatore renziano Davide Faraone, che con la segreteria ha il dente avvelenato per essere stato esautorato dalla guida del Pd siciliano. 

“Non mi meraviglia che Salvini attacchi Renzi e una quarantina di senatori renziani che vogliono cacciarlo, né che Grillo attacchi Renzi. Neppure che Scalfari, ogni santa domenica, attacchi Renzi e non mi meraviglia che l’Espresso dica che Renzi e Salvini siano uguali. Non mi meraviglia neanche che nessuno del Pd difenda Renzi e che anzi, tanti del Pd attacchino Renzi e i renziani”, scrive Faraone, “stanno tutto il tempo a brandire una scissione, a dire che vogliamo andare via dal Pd, che vogliamo farci un altro partito e in tanti nel Pd ci trattano come se fossimo di un altro partito. Non uno straccio di comunicato a difesa di Matteo e dei senatori del Pd attaccati da Salvini quotidianamente. Addirittura leggo di strategie di ‘autorevoli’ esponenti del Pd che si accontentano di avere Salvini premier pur di cacciare ‘Renzi e i suoi’. Ma lasciateci in pace!”. 

Il calciomercato è entrato nella sua fase più calda, ma non soltanto per quel riguardo il calcio giocato. Anche per la controparte ludica dello sport più amato del mondo, infatti, è tempo di grandi manovre, in particolare per quel che concerne il fattore licenze.

Se Electronic Arts col suo FIFA continua a detenere l’indiscusso monopolio, sotto questo aspetto, quest’anno Konami è riuscita a piazzare degli ottimi innesti, capaci di migliorare notevolmente la qualità dell’offerta. E così, dopo l’annuncio della collaborazione esclusiva con la Juventus F.C. e Miralem Pjanic, scelto come ambasciatore europeo del titolo, e le partnership con Milan e Inter, la compagnia giapponese ha annunciato di aver acquistato la licenza ufficiale delle Serie A Tim. Ciò vuol dire che il nostro massimo campionato verrà rappresentato con loghi, stemmi, nomi delle competizioni e tanto altro, segno evidente dell’attenzione della software house nei confronti del calcio italiano.

eFootball PES 2020

Ricordiamo che eFootball PES 2020 uscirà il 10 settembre su PlayStation 4, Xbox One e PC.

Siete contenti di questa notizia? Parliamone insieme!

L’articolo eFootball PES 2020 avrà la licenza della Serie A! proviene da GameSource.

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