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“Ci tenevo molto ad essere qui perché il Progetto Africa è un progetto importante” e “strategico, che ha chiaramente un rilievo politico, lo vogliamo sponsorizzare e assicurare tutto l’impegno del governo”. Con queste parole il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando al Forum di Coldiretti a Cernobbio, ha accolto il ‘Progetto Africa’ presentato dall’Ad di Eni, Claudio Descalzi

“Ho subito apprezzato e ho voluto assolutamente contribuire a sponsorizzare” l’iniziativa, ha aggiunto Conte. “Avete tutto l’appoggio del governo per un progetto che mette a frutto le grandissime conoscenze e qualifiche dei partner promotori, tra i quali abbiamo grandi eccellenze. E’ un progetto che deve favorire il matrimonio tra economica ed ecologia, che devono andare a braccetto. Soprattutto in Africa, dove si concentra buona parte della popolazione mondiale, una terra di grandi opportunità ma anche di grandi sofferenze. Dobbiamo contribuire ad evitare che si allarghi quel divario sociale che da decenni ormai attanaglia il nostro pianeta”.

Anche grazie al ‘Progetto Africa’ “ci presentiamo con le carte in regola per dialogare con il continente africano, con prospettive occupazionali” che rappresentano “il miglior modo per prevenire flussi migratori che potrebbero essere destabilizzanti sul lungo periodo”. Per questo è importante la nascita ufficiale del primo progetto agricolo di filiera nel continente africano. La forza di queste progettualità, che è motivo di orgoglio per il nostro Paese, risiede nel coniugare la formazione del personale in loco con un’ampia prospettiva occupazionale, incidendo direttamente su una delle cause che incentivano la crescita di flussi migratori verso le coste europee”, ha concluso il premier. 

Per il progetto Africa servono “almeno 2 o 3 miliardi di investimenti per coprire tutta la popolazione” ha spiegato Descalzi. Investimenti che vanno dall’agricoltura alla forestazione. Per noi, ha spiegato l’ad, “è un grandissimo impegno, e ne siamo contentissimi e onorati”.

“Sarà un mezzo estremamente efficace” ha sottolineato “per far crescere l’Africa. Avranno bisogno di energia e lavoro, di una diversificazione per poter rimanere nella loro cultura, a casa loro, con un grosso aiuto da parte della filiera italiana che è la prima a muoversi in modo integrato verso uno sviluppo”.

Fornire non solo infrastrutture, come case e scuole, ma dare l’opportunità di imparare un lavoro, in particolare quello dell’agricoltore. E’ questo il cuore del progetto “estremamente ambizioso” come dice Descalzi, “e indirizzato potenzialmente a 7 milioni di persone, un milione di persone coinvolte direttamente, più l’indotto”. “All’inizio” ha spiegato l’ad di Eni, “sarà fatto nella parte sub sahariana dove ci sono i grossi movimenti . E’ un progetto che ha una particolarità, creiamo infrastrutture, scuole, case, vitto e alloggio, e diamo un salario ai giovani, che vano dai 18 ai 42 anni, per due anni per imparare un lavoro. Quello che vogliamo insegnare è il lavoro dell’agricoltore”. 

Come spiega Descalzi: “Abbiamo già trovato degli appezzamenti di terra in Ghana, ho appena finito un tour in Mozambico e Angola, che è legato alla parte agricola ma anche alla conservazione delle foreste perché il problema vero è che si perdono milioni di foreste primarie all’anno”. “E quando si perde una parte di foresta primaria si perde una parte di gas e co2 stoccato nell’albero, e che viene liberato. Questo programma delle Nazioni Unite è legato all’agricoltura e anche alla conservazione delle foreste. Abbiamo fatto un primo modulo da circa mille persone con insegnanti e progetti, che studieremo con Coldiretti e con Bonifiche ferraresi, per lo schema attuativo, per far diventare queste persone degli agricoltori”.

Quello che si intende realizzare con questa unione di forze, ha concluso l’ad di Eni, “è interessante perché poi diventa anche un progetto commerciale, per lavorare e vendere i prodotti agricoli in loco. Creare quindi una economia che possa diventare un volano positivo”. 

“Quando parliamo di Claudio Descalzi parliamo di una delle più grandi e preziose competenze che ci invidiano in tutto il mondo” è stata la manifestazione di stima del segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo durante la presentazione congiunta dei progetti per l’Africa. “Eni sta facendo già tanto da anni” ha osservato Gesmundo. “Il fondatore dell’azienda aveva a cuore il progetto della cooperazione. Eni non ha mai ragionato verso i Paesi in via di sviluppo con intenti di rapina, ma di cooperazione”. “La nostra storia” ha aggiunto “è di accoglienza e di inclusività. Ma certo bisogna creare delle condizioni affinché nei Paesi africani ci possa essere la possibilità di svilupparsi, lavorare restando nel proprio paese. Per questo Eni, insieme a Bonifiche Ferraresi e Coldiretti hanno firmato un accordo di cooperazione per iniziative congiunte di sviluppo sostenibile in Africa “.

“Vi ricordate da dove siamo partiti? Vi ricordate chi eravamo? Vi ricordate l’emozione per il 3% in un comune e un consigliere eletto in comune? Il brivido vissuto? Davide contro Golia. Ora dobbiamo ammettere che ci siamo un po’ montati la testa, un pochino sì, dai, vogliamo tutti fare i ministri. Persone che 10 anni fa avevano paura di fare il consigliere comunale, o il candidato sindaco del piccolo paesino, oggi vorrebbero fare i ministri. E se non diventano ministri si arrabbiano. Ragazzi, ci stiamo prendendo troppo sul serio. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Abbiamo smesso di ridere e perso molta ironia”.

Inizia così il lungo post pubblicato su Facebook di Massimo Bugani, esponente del Movimento 5 stelle sin dagli inizi, e da poco nominato capo dello staff della sindaca di Roma, Virginia Raggi. E’ una ‘strigliata’ quella che fa Bugani nel giorno dell’avvio della kermesse Italia a 5 stelle, che si svolge a Napoli e che quest’anno segna il decimo anniversario della nascita del Movimento. “Ironia e amore sono i due pilastri della vita e del Movimento, ma se viene a mancare l’ironia scricchiola anche l’amore. Per questo non possiamo e non dobbiamo abbandonare l’ironia. Abbiamo combattuto ragazzi. Siamo pieni di cicatrici”.

“Molti di noi hanno perso la moglie, il marito, il fratello, la sorella, alcuni amici, il posto di lavoro, litigato col padre, con la madre, col nonno. Per questa battaglia molti di noi hanno dato davvero tutto – prosegue Bugani – Non avevamo armi, non avevamo soldi, non avevamo esperienza. Calunniati, derisi, umiliati”, prosegue il post, “abbiamo combattuto con tutte le nostre forze per inseguire un sogno, per essere liberi, per fare del bene. Sicuramente non abbiamo fatto tutto quello che sognavamo di fare insieme a Beppe e Gianroberto, forse potevamo fare di piu’, ma abbiamo già fatto tante cose. Senza prendere fiato”.

“Togliere i vitalizi e tagliare i parlamentari, mettere in galera i corrotti e dare un reddito di cittadinanza a chi aveva perso tutto, ci sembrano oggi cose normali solo perché noi ne parliamo da 15 anni, ma non c’è nulla di normale. È stata un’impresa titanica e l’abbiamo fatta noi. Uomini e donne semplici, persone comuni che si sono messe insieme. Tante persone. Tantissime. Provate a chiudere gli occhi e a ripensare al 2009, ricordatevi cosa facevate e chi c’era al governo (Berlusconi Frattini Maroni La Russa Scajola Alfano Tremonti). Ricordatevi che non avreste mai immaginato che ce l’avremmo fatta. Dobbiamo sentire dentro ogni giorno quel brivido, quella emozione, perché noi, che piaccia o no, al netto di tutti i nostri errori e dei nostri limiti, abbiamo vinto la nostra Champions League”, conclude l’esponente M5s.

Il keniano Eliud Kipchoge correndo in 1 ora 59’40″2 ha stabilito la miglior prestazione mondiale di sempre in maratona. Nella storia nessun uomo era riuscito a correre i 42,195 chilometri sotto le due ore.

Il record mondiale ufficiale in una gara omologata appartiene sempre a Kipchoge ed è di 2 ore 01’39 (16 settembre 2018). Kipchoge, 34 anni originario della contea di Nandi, nella sua impresa che ha avuto come teatro i lunghi viali del parco Prater di Vienna è stato supportato da 14 “lepri” che si sono alternati lungo il percorso. La media a chilometro è stata di 2’50”.

E’ tregua sui dazi dopo una prima intesa con la Cina, annunciata alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump. “Siamo arrivati alla fase uno di un accordo sostanzioso”, ha dichiarato, dopo aver incontrato il vice presidente cinese Liu He, al termine della due giorni di negoziati a Washington. Congelati gli aumenti tariffari del 5% su 250 miliardi di beni cinesi importati negli Usa che sarebbero altrimenti scattati dal prossimo 15 ottobre.

La parziale intesa, che sarà scritta nelle prossime settimane, comprende i servizi finanziari, i prodotti agricoli e progressi sul contenzioso relativo alla proprietà intellettuale. La Cina ha acconsentito all’acquisto di prodotti agricoli statunitensi per 40-50 miliardi di dollari, alleviando così la pressione sui produttori Usa che più di tutti hanno risentito della guerra commerciale tra i due giganti economici.

Il nodo Huawei sarà affrontato separatamente e anche sulla designazione della Cina come Paese manipolatore di valuta da parte degli Usa le discussioni proseguiranno. Incerto l’esito degli altri aumenti tariffari del 15% previsti da meta’ dicembre su 156 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina.

Trump ha lasciato intendere che “la fase uno dell’accordo” potrebbe essere firmata a novembre quando incontrerà il presidente cinese Xi Jinping in Cile, al vertice di cooperazione Asia-Pacifico (Apec). I negoziati sulle fasi successive, ha indicato Trump, riprenderanno dopo la firma sulla prima fase.

Wall Street ha brindato all’intesa ma archiviando la seduta sotto i massimi trattandosi di un accordo parziale. “Negoziati positivi”, li ha definiti il vice presidente cinese Liu He, sbarcato a Washington giovedì. Erano oltre due mesi che le parti non si sedevano al tavolo.

All’inizio della settimana gli Usa hanno inserito nella lista nera 28 entità cinesi, compresi gli uffici pubblici per la sicurezza e il produttore di tecnologie per la sorveglianza Hikvision, accusando Pechino di violazione dei diritti umani contro le minoranze come gli uiguri. Washington ha inoltre imposto restrizioni sui visti di funzionari cinesi e Pechino ha fatto sapere di pianificare una mossa analoga.

Ril

Tragedia a Orta Nova, nel Foggiano. L’assistente capo della polizia penitenziaria Ciro Curcelli di 53 anni si è ucciso con un colpo di pistola di ordinanza alla testa dopo aver ammazzato la moglie Teresa di 54 anni e le figlie di 12 e 18. Le vittime erano ancora nel letto quando l’uomo le ha colpite, intorno alle due di notte, nell’appartamento dove viveva la famiglia in via Guerrieri.

“Ho ucciso mia moglie, ho ucciso le mie figlie. Ora mi uccido. Lascio la porta aperta” ha detto Curcelli ai carabinieri con una telefonata. Secondo la prima ricostruzione ha ucciso con la pistola calibro 9, prima la moglie, poi sarebbe andato in cameretta e avrebbe sparato alle due figlie. A quel punto la chiamata ai carabinieri per annunciare quanto accaduto. Poi si sarebbe disteso sul letto accanto alla moglie e si è sparato un colpo alla tempia. È morto durante il trasporto in ospedale. In casa i militari non hanno ritrovato biglietti che lasciassero presagire quanto commesso. I carabinieri tanno scavando nella vita privata e lavorativa per capire le ragioni del gesto. 

“Non ho mai saputo di problemi nella sua famiglia. Non mi so spiegare cosa è accaduto”, racconta Marco, il fidanzato di Valentina, una delle due ragazze uccise dal padre a Orta Nova. “Ero fidanzato” ha proseguito Marco “con Valentina da un anno e sette mesi, ma non conoscevo bene i suoi genitori. Conoscevo, però, la sorella più piccola”. 

“Mio figlio era in bagno quando ha sentito un colpo. Ma non pensavamo che si trattasse di un colpo di pistola”, ha detto una donna che abita sullo stesso pianerottolo della famiglia Curcelli. “Non abbiamo sentito né un litigio – aggiunge la donna -, né un grido. Mai. Erano bravissime persone. Le conoscevo da anni. Ogni tanto lei si arrabbiava con le figlie. Ma sono cose normali che fanno tutte le mamme. Lui stravedeva per la moglie e le figlie e anche per l’altro figlio che lavora a Ravenna e che è arrivato poco fa”.

 

L’uomo che rischiò la vita “passeggiando” nello spazio non c’è più. Alexei Leonov, lo storico cosmonauta russo celebrato anche dagli americani, aveva 85 anni. Nonostante non fosse stato il primo uomo ad andare sulla Luna, il cosmonauta russo si guadagnò il titolo di “primo astronauta” a muoversi lontano dalla Terra, nel “nero più profondo”, in quella corsa alla conquista dello spazio che impegnò Stati Uniti e Unione Sovietica per decenni.

Era il 18 marzo del 1965 quando Leonov uscì dalla capsula Voskhod 2 e, per dodici interminabili minuti, attaccato a una corda, “passeggiò” nello spazio. “Ero pienamente concentrato” raccontò due mesi dopo alla rivista americana Life “con il sangue freddo e, relativamente, non eccitato. Ma la vista fu straordinaria: le stelle non brillavano, era tutto fermo, tranne la terra”. Ciò che non aveva rivelato era che lui e il suo compagno di viaggio, Pavel Belyayev, erano stati fortunati a sopravvivere. La tuta di Leonov si gonfiò durante l’uscita, rendendo impossibile il rientro dentro la capsula, mentre il tempo scorreva. “Sapevo che non dovevo farmi prendere dal panico”, confessò nel libro scritto nel 2004 assieme all’astronauta americano David Scott, “Two Sides of the Moon”. Leonov sgonfiò la tuta, liberando ossigeno, ma rischiando così di restare senza aria. La manovra si rivelò vincente. “Quando entrai dentro la capsula” raccontò “ero sudato fradicio e il cuore mi batteva all’impazzata. Ma era solo l’inizio dei problemi”.

A bordo la pressione dell’ossigeno era salita a livelli di guardia, con il rischio che una scintilla avrebbe potuto far esplodere tutto. Il livello tornò alla normalità, e senza che i due astronauti abbiano mai capito come. La missione fu salva e con essa il primato sovietico nello spazio.

Il primo cosmonauta Usa a replicare la “passeggiata” fu Ed White ma soltanto tre mesi dopo. Troppi per non passare alla storia come il più grande smacco subito dalla potenza a stelle e strisce.

In realtà Leonov, nato nel ’34 in Siberia, maggiore dell’aviazione sovietica, grande amico del primo astronauta sovietico, Yuri Gagarin, non ha mai visto gli Usa come un nemico e lo stesso è stato per gli americani. Nel ’75, durante la missione congiunta Apollo-Soyuz, l’astronauta sovietico incontrò i colleghi statunitensi davanti alle telecamere di tutto il pianeta, mettendo il sigillo a quella che sarebbe poi diventata la prima collaborazione internazionale nello spazio tra i due Paesi impegnati nella Guerra Fredda.

La Nasa ha ricordato Leonov con un messaggio in cui ha espresso “dolore” per la perdita di un “uomo leggendario”. Il presidente russo Vladimir Putin lo ha definito “grande uomo” e ne ha celebrato il “coraggio”. “Una perdita enorme per noi tutti e per l’umanità” ha aggiunto la vedova di Leonov, Tamara Volynova “per me è stato un uomo unico”. 

“Investire in cultura e turismo significa puntare su uno dei fattori più forti, e unici, che abbiamo in Italia. Non dovevo convincere gli operatori del settore, ma gli altri decisori politici”. In un colloquio con Il Foglio, il ministro della Cultura Dario Franceschini sostiene che “l’investimento sulla cultura non solo è doveroso ma fa crescere il paese, aiuta l’export” in quanto “In tutto il mondo dici Italia e pensano a bellezza e storia”. E, paradossalmente, “ci vuole più turismo per modificare il turismo”.

Tanto che l’indice mondiale che misura i Best countries for cultural influence mette l’Italia al primo posto, sopra la Francia. “Per influenza, non per quantità di opere d’arte” chiosa il ministro del Collegio Romano. Ma all’obiezione che in Italia c’è chi, appena sente parole come valorizzazione e turismo, mette mano alla pistola, Franceschini risponde che si tratta di “un pregiudizio tardo ideologico che difficilmente mi spiego” in quanto “nell’articolo 9 della Costituzione tutela e valorizzazione ci sono già” quindi “non c’è contrapposizione” tanto più che “in un paese come l’Italia è logico che la sede più naturale per le competenze sul turismo sia il ministero che si occupa di beni culturali, di paesaggio” nella cui sigla MiBac è stata reintrodotta da Franceschini la “t” finale, MiBact, tolta dal predecessore Bonisoli. Il governo gialloverde aveva infatti accorpato il Turismo all’Agricoltura.

Tuttavia, Franceschini ammette che l’overtourism è un problema. “Non ci sono solo le grandi navi a Venezia, su cui confermo quanto già dichiarato, che entro la fine di questo mio mandato non entreranno più nel bacino di San Marco” ma secondo il titolare della Cultura italiana “il problema è più ampio e non si può affrontarlo da catastrofisti” perché “non si può impedire a chi viene in Europa una volta nella vita di vedere il Colosseo”. Però Franceschini per arginare le masse non vuole ricorrere ai ticket, ai quali si dice “contrario” mentre “al massimo si possono utilizzare dei contatori di accessi”.

Il vero problema, perciò, resta “far crescere un altro tipo di turismo, più di qualità, moltiplicando gli attrattori turistici, che sono le città d’arte meno frequentate, i luoghi e i borghi fuori dai percorsi più sfruttati”. Quindi “ci serve un turismo più lento, di qualità. E abbiamo la possibilità di un’offerta infinita rispetto ad altri paesi” dice il ministro, anche se “sotto Napoli il turismo non ci va. Nel sud il rapporto tra bellezza, importanza dei siti e numeri è sproporzionato”.

Ma ai Musei, alle grandi istituzioni culturali serve più o meno autonomia di quanta ce ne è adesso? All’interrogativo il ministro risponde “che è un bel tema di discussione ma complesso” e che tuttavia può solo anticipare che “i cda torneranno nei musei” ma “la loro rimarrà un’autonomia dentro al sistema museale dello stato”. Poi Franceschini decanta le sorti magnifiche e progressive dell’art bonus, che “ha ingranato molto bene, 386 milioni di euro in donazioni da quando esiste. E sono tutti soldi vincolati, con destinazione certa, non è che si buttano nel calderone” ma il bonus “le imprese dovrebbero utilizzarlo di più, avendo il 65 per cento di credito d’imposta” magari facendo crescere il crowdfunding.

Yakuza: Like a Dragon (conosciuto anche come, semplicemente, Yakuza 7) è senza dubbi uno dei titoli più attesi del prossimo anno. Al di là del sano piacere offerto da una saga ormai in forte ascesa, a rappresentare un grande punto di interesse è la svolta enorme data alla saga, che addirittura abbraccerà un sistema di combattimento in stile JRPG.

Come se già l’attesa non sia abbastanza soverchiante, Sega sta continuando a diffondere sempre ulteriori informazioni sul suo nuovo progetto, aumentando così l’interesse generale degli addetti ai lavori e, soprattutto, l’hype dei fan. In particolare, nelle ultime ore, sono arrivate diverse informazioni riguardante il sistema di progressione del personaggio, che promette di essere tanto originale quanto originale sarà sicuramente il nuovo stile di combattimento. Il protagonista di Yakuza 7 si potrà potenziare attraverso lo sviluppo di una serie di parametri, definiti complessivamente “Human Power”. Ognuna di esse, una volta potenziate e sviluppate, permettono di accedere a nuove conversazioni, nuove missioni e quant’altro, promettendo dunque una profondità ludica davvero imponente.

yakuza 7 progressione

Ecco nel dettaglio le varie statistiche:

  • Passione: incide sulla forza di volontà e sul romanticismo
  • Mentalità: incide sulla forza mentale e sulla concentrazione
  • Allegria: incide sulla socievolezza e sull’umore
  • Gentilezza: incide sull’accettazione e sull’empatia
  • Intelligenza: incide sull’istruzione e sulla memoria
  • Stile: incide sul fascino e sul carattere

Questi parametri saranno potenziabili al compimento di azioni ben precise o, più “semplicemente” affidandosi al completamento dei vari mini-giochi presenti, come da tradizione della serie, all’interno del gioco.

 

yakuza 7 progressione

Vi ricordiamo che Yakuza: Like a Dragon (Yakuza 7) sarà disponibile in Europa a partire dai primi mesi del 2020 in esclusiva PlayStation 4.

Cosa ne pensate di queste informazioni? Ditecelo nei commenti!

 

L’articolo Yakuza 7: nuovi dettagli sulla progressione proviene da GameSource.

Sulla manovra economica sono allo studio modifiche su Quota 100, per allungare le finestre di uscita. Novità in vista anche per il Reddito di cittadinanza, con meno vincoli per gli stranieri e una stretta, invece, per quanto riguarda gli ex terroristi e i mafiosi. Obiettivo: rastrellare risorse utili. Spunta poi la possibilità di aprire all’estensione della 14esima mensilità a un milione di persone. E sul carcere agli evasori, è al momento in atto uno scontro tra M5S e dem: norme fuori dal decreto fiscale.

CORRIERE DELLA SERA

Manovra, cambia Quota 100

L’ipotesi di allungare i tempi di attesa per chi sceglie la pensione anticipata

 

LA REPUBBLICA

La sporca guerra che l’Europa sta a guardare

L’esercito turco avanza: “Già uccisi 350 terroristi”. Bombe sui civili. Trump: fermatevi o gravi sanzioni

Appello di Mattarella alla Ue: siamo marginali e sui migranti gestione comune altrimenti saremo travolti

Allarme foreign fighter di ritorno, 5 sono italiani

 

LA STAMPA

Roma e Parigi: puniamo Erdogan

Di Maio favorevole alle sanzioni. L’ambasciatore turco contesta l’Italia. Ue divisa, Merkel cauta

 

IL MESSAGGERO

Pensioni, ipotesi aumenti con i ritocchi a Quota 100

Manovra, spunta l’estensione della 14esima a un milione di beneficiari

Stretta sul Reddito per trovare risorse. Carcere agli evasori, scontro M5S-dem

 

IL GIORNALE

SI TENGONO I SOLDI

L’allarme dei tributaristi: praticamente impossibile riavere i soldi dal Fisco

E intanto nel governo scoppia la guerra sulle manette per gli evasori

 

LIBERO QUOTIDIANO

I 5STELLE SI SFASCIANO

Un quarto dei parlamentari non versa la quota a Rousseau, decine di eletti pronti a lasciare M5S, record di assenze alla festa di domani a Napoli. Solo Di Maio ci crede ancora, per salvare il posto

 

IL FATTO QUOTIDIANO

ULTIMI SONDAGGI: 6 REGIONI A M5S-PD E 1 A SALVINI&C.

DESTRE SICURE IN VENETO. INCERTE LIGURIA E UMBRIA. GIALLOROSA IN VANTAGGIO IN EMILIA, TOSCANA, CAMPANIA, PUGLIA E CALABRIA

 

IL FOGLIO

Il Franceschini 2, la cultura sviluppista

Parla il ministro dei Beni culturali, che si è ripreso anche la “t”del Turismo: “Sarà il punto centrale del mio mandato, questo è il ministero economico più importante”. L’Uomo vitruviano, i veti assurdi, i musei. La scommessa su Pompei

 

IL SOLE 24 ORE

Dalle tasse ai tagli punto per punto la manovra in arrivo

Risparmi da 1 miliardo con il termine unico per le uscite con Quota 100

Spunta la tassa sui cellulari dei clienti business, Imu-Tasi con base a 0,86 per mille

Priorità alla lotta all’evasione Misiani: stiamo valutando l’inasprimento del carcere

 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

Mattarella carica l’Europa

E Draghi ottimista sul futuro dell’Unione: «Euro più popolare»

Governo, l’offensiva dei 5Stelle per il carcere agli evasori

 

IL GAZZETTINO

Pensioni, aumenti per un milione

Nella manovra l’ipotesi di estensione della 14esima. Stretta su Reddito e Quota 100 per trovare le risorse

 

IL MATTINO

Pensioni, spunta l’aumento

L’ipotesi: assegni più pesanti ritoccando Quota 100. Allo studio l’estensione della 14esima

Stretta sul reddito per trovare le risorse, scontro Cinquestelle-Pd sul carcere agli evasori

 

LA NAZIONE

Tasse, casa e pensioni: ecco le novità

Verso l’accorpamento Imu-Tasi. Lavoro, flessibilità in uscita

 

IL SECOLO XIX

Sanzioni alla Turchia, Italia e Francia a favore Ma la Germania frena

Mattarella all’Europa: «Gestione comune sui migranti o saremo travolti»

 

Finalmente nella nostra squadra FUT di FIFA 20 potremo schiereare delle ICONE, grazie alla nuova modalità scambi ICONE. Ottenere queste carte giocatore è stato sempre molto difficile, sia per colpa del loro prezzo che per la modalità nell’ottenimento. EA Sports ha provato, grazie alle sfide creazioni rosa (o se preferite le SBC), ad avvicinare quanti più utenti possibili alle ICONE ma loro richiesta era talmente alta e il loro valore era sempre alle stelle.

Per provare a risolvere questo problema e renderle accessibili, da quest’anno nella modalità FUT di FIFA 20 sono state introdotte gli scambi icona.

fifa 20 fut scambi icona

In questa nuova modalità si potranno ottenere delle ICONE in cambio di gettoni giocatore, sbloccabili completando determinati obiettivi. Posto in questi termini può sembrare complicato ma vi assicuriamo che non esiste niente di più semplice. La sequenza è questa:

  1. Raggiungete i requisiti richiesti e completate gli obiettivi;
  2. Acquisite i gettoni giocatore;
  3. Scambiate i gettoni per riscattare le ICONE disponibili.

fifa 20 fut scambi icona

Durante l’anno sono previsti 3 scambi icone e in ogni sessione saranno disponibili 20 ICONE, purtroppo non scambiabili. I gettoni giocatori potranno essere utilizzati anche per poter riscattare i pacchetti ICONE garantite. In ogni sessione vi saranno delle versioni diverse e la stessa versione dell’ICONA non verrà riproposta nelle sessioni successive.

In base al valore delle ICONA la richiesta di gettoni giocatore cambierà. I gettoni accumulati si potranno utilizzare solo nella sessione di riferimento e non in quella successiva.

La sessione di scambi ICONE della modalità FUT di FIFA 20 durerà fino a dicembre.

L’articolo FIFA 20, arrivano in FUT gli scambi ICONE proviene da GameSource.

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