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 Lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre poco mosso a 268 punti, dai 270 punti della chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del decennale è al 2,789%. 

Il grande squalo bianco è un predatore del mare che può arrivare a due tonnellate di peso, con denti affilati come rasoi, è uno degli abitati più antichi della Terra e può vivere fino a 75 anni. Non tutti sanno però che ha anche un genoma speciale in grado anche di difenderlo dal cancro e che la sua evoluzione lo ha portato ad avere una capacità rapidissima di guarigione delle ferite. È quanto è emerso dalla prima mappatura del genoma di questa specie antichissima (la sua comparsa risalirebbe a 400 milioni di anni fa): un genoma di dimensioni notevoli (una volta e mezza quello umano).

Della mappatura si è occupato in particolare Michael Stanhope, biologo evoluzionista presso la Cornell University, che ha co-diretto il progetto con Mahmood Shivji, biologo presso l’Istituto di ricerca Guy Harvey della Nova Southeastern University. I risultati delle ricerca stati pubblicati nell’ultimo numero della rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (organo ufficiale della United States National Academy of Sciences).

Scudo anticancro

Dallo studio è emerso come il grande genoma di cui è dotato il grande squalo bianco sia centrale nelle dinamiche di questa specie. La nuova mappa di Stanhope e Shivji ha rivelato che i questi predatori possiedono geni in grado di riparare il DNA, stabilizzando il genoma e sopprimendo il tumore. Il punto di partenza è questo: gli squali si sono evoluti moltissimo tempo fa e sono così diversi dagli esseri umani  da avere difese anti cancro sconosciute alla nostra specie.

Gli scienziati hanno in programma di testare queste evidenze in laboratorio. In che modo? Misurando la capacità protettiva del DNA degli squali su cavie precedentemente esposte a cancerogeni. Secondo Stanhope comprendere come questi geni siano in grado di difendere gli animali dal cancro potrebbe tradursi in un grande vantaggio per gli esseri umani. Ma ci vorranno anni di lavoro per tradurre queste scoperte in potenziali farmaci antitumorali. 

La guarigione delle ferite

La nuova mappa del genoma ha rivelato anche che una porzione significativa del loro DNA è dedicata alla guarigione delle ferite. Secondo gli studiosi questo è frutto di milioni di anni di evoluzione nelle pericolose acque degli oceani. Nel frattempo, va sottolineato, mangiare carne di squalo non conferirà nessun super potere. E’ una falsa credenza che ogni anno ha come conseguenza l’uccisione di 100 milioni di squali che vengono lasciati morire dopo aver tagliato loro le pinne.

Dopo i dati Istat molto negativi sulla produzione industriale, lo spread tra Btp e Bund vola a 274 punti. Il rendimento del decennale sale a 2,821%. Il differenziale aveva aperto a quota 263, m ha accelerato bruscamente arriva dopo la diffusione dei dati Istat che indicano un forte calo di fatturato e ordinativi dell’industria italiana, con un crollo per il settore dell’auto. 

Anche Roma diventa “Mediterraneo”, il progetto del collettivo Arte Resistente tocca anche la capitale, piazza dei Mirti per l’esattezza, quartiere Centocelle. Il messaggio è chiaro e apertamente rivolto al ministro dell’Interno Salvini: “Nell’indifferenza muore la nostra umanità. Nella paura annega la nostra solidarietà. Il nostro naufragar c’è dolce in questi mare?“.

L’opera ritrae numerose braccia che emergono dall’asfalto della piazza, braccia che emergono come da un mare per chiedere aiuto. Ma “Mediterraneo” non è un’opera originale e nemmeno unica, trattasi più che altro di un progetto che il collettivo Arte Resistente ha regalato all’Italia e chiunque è libero di poterlo fare proprio nella propria città.

Sulla pagina Facebook del collettivo infatti un video tutorial spiega come realizzare il proprio “Mediterraneo”, un mare che al momento tocca 17 piazze italiane di centri piccoli e grandi sparsi per l’Italia, da quella di Cinisello Balsamo più a Nord a quelle del centro di Sulmona, L’Aquila, Pescara e Teramo, fino a quella più a Sud a Lecce.

Le installazioni spesso poi vengono rimosse, alle volte “brutalmente”, come denuncia il collettivo sempre su Facebook per quanto riguarda, per esempio, quella a L’Aquila, la prima in ordine cronologico. “Mediterraneo”, come scritto tra le note della pagina Facebook, nasce dall’esigenza del collettivo di mandare un messaggio che andasse oltre il semplice slogan, risulta quindi effettivamente un’installazione politica a tutti gli effetti, un modo di dire la propria da parte di quello che all’inizio era solo un collettivo ma che pian piano si sta trasformando in un’intera comunità artistica.   

Nuovo picco di ascolti per la fiction del commissario Montalbano. Sono stati 10 milioni 150 mila gli spettatori, con share del 43,3%, che ieri sera su Rai1 hanno seguito “Un diario del ’43”, secondo dei nuovi episodi con Luca Zingaretti. È il quarto miglior share nella storia della serie tratta dai romanzi gialli di Andrea Camilleri.

Il dito di Martina Navratilova indica la luna quando dice: “È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri, se hai un pene non puoi competere con le donne. La via scelta dalla maggior parte delle Federazioni sportive non risolve il problema. Così è una vera e propria truffa che ha consentito a centinaia di atleti che hanno cambiato genere, di vincere quello che non avrebbero mai potuto ottenere in campo maschile, specialmente negli sport in cui è richiesta potenza”.

La “luna” è Caster Semenya, la 28enne sudafricana bi-olimpionica degli 800 piani (2012 e 2016) e tre volte campionessa mondiale della specialità dal 2009 al 2017, che rappresenta una spina nel fianco del Cio, il Comitato Internazionale Olimpico e ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale Arbitrale dello sport contro la Iaaf, la Federazione atletica mondiale. All’ordine del giorno proprio in questi giorni.

Un caso ciclico

Il tema del “genere” degli atleti è sempre stato molto dibattuto. Ci sono stati casi clamorosi come quello del primo caso di imbroglio sessuale olimpico, Dora Ratjen, all’anagrafe Heinrih Ratjen, che gareggiò come donna all’Olimpiade di Berlino ’36, classificandosi quarta, e agli Europei di Vienna del ‘38 stabilì anche il record mondiale con 1,70. Ma, al ritorno in Germania, due donne ne notarono la barba, fu arrestata e privata delle medaglie.

Clamoroso fu anche il caso del primo atleta transessuale, l’ex oculista statunitense Richard Raskind che, dopo la leva in Marina e essersi anche sposato con una donna, negli anni 70 si operò, diventò René Richards e, attraverso una sentenza del tribunale, ottenne di giocare, da donna, anche gli Us Open di tennis, arrivando, fra le polemiche, alla finale di doppio del ’77 e al numero 20 del mondo di singolare nel ’79. Unendosi poi, da giocatrice mancina e grande motivatrice, al team che accompagnava Martina Navratilova. Sì, proprio la attuale contestatrice delle atlete transgender, o comunque non sicuramente donne al cento per cento secondo i canoni tradizionali.

Anche se il caso più eclatante, nei tempi moderni, sul tema di sessualità degli atleti, è quello dei Giochi di Montreal 1976, quando Caitlyn Jenner, già Williams Bruce, diventò la prima trans ad aggiudicarsi l’oro olimpico, nel decathlon. Da quel momento, il Cio ha preso in mano la questione. E, quando si è trovato a fronteggiare il caso Semenya, è entrato nel labirinto dei test medici specifici. Non ha reso pubblici i risultati, lasciando aperta la strada di ”iper-androginismo”, ma  ha dovuto concedere all’atleta di competere ancora tra le donne. Di più: Caster è stata la  portabandiera e quindi il simbolo di tutti gli atleti del suo paese, ai Giochi di Londra 2012.

 Il caso della velocista indiana Dutee Chand sembrava aver segnato un punto decisivo a favore delle iper-androgine. Dopo l’exploit ai Campionati asiatici giovanili del 2014, Dutee era stata esclusa all’ultimo momento dalla sua Federatletica dai Commonwealth Games, e si era rivolta Tribunale arbitrale dello sport. Aveva dimostrato che il suo corpo produce quantità non comuni dell’ormone maschile, aveva vinto la causa ed era stata totalmente riabilitata.

Con tanto di crociata della collega Santhi Soundarajan contro la violenza psicologica e dai danni irreparabili e perenni subiti dalla ragazza, una volta che i contorni della vicenda erano diventati di dominio pubblico. Creando evidenti e clamorosi contraccolpi sul Cio e sulle federazioni nazionali. Che avevano concesso l’happy end all’atleta: “Gli ultimi quattro anni sono stati molto duri. Ho affrontato la negatività, la paura di una conclusione prematura dell’attività sportiva, gli insensibili commenti sul mio corpo. Sono estremamente sollevata: posso di nuovo correre, senza preoccupazioni, sapendo che la mia unica battaglia è solo in pista e non anche al di fuori”.

La legge del Cio

Il problema fondamentale è che le linee guida del Cio non sono legge, ma raccomandazioni alle singole federazioni sportive. Che si sentono fortemente minacciate da altre cause giudiziarie, cioé da richieste di risarcimenti danni assolutamente non quantificabili . Così, fino al 2003, il punto saldo, la regola scritta comune per la certificazione di atleta uomo o donna, era l’intervento chirurgico, seguito da almeno due anni di terapia ormonale. Oggi, invece, vale il livello di testosterone. Che, per determinare il genere femminile, non può eccedere per un anno intero i 10 nanogrammi per litro, prima dell’evento sportivo al quale ci si iscrive. “Il requisito di cambiamenti anatomici come pre-condizione alla partecipazione non è necessario a preservare la competizione leale”.

Quindi, non è necessaria la castrazione. L’atleta deve dichiarare ufficialmente il proprio sesso per quella gara, ma può presentarsi in futuro con un altro, da uomo a donna e viceversa. L’esigenza vincente è stata quella di “assicurare per quanto possibile che gli atleti trans non siano esclusi dall’opportunità di partecipare alle competizioni sportive”.

Nuovi limiti di testosterone

Ma, ad aprile, per tacitare le tante critiche delle altre atlete e colmare una evidente lacuna regolamentare, la Iaaf ha modificato il limite dei livelli di testosterone portandolo a sei mesi prima della competizione. Scatenando la denuncia della Semenya al Cas, spalleggiata da Federcricket e Federcalcio femminile del paese, oltre che dagli attivisti di tre diversi gruppi che difendono i diritti umani. La tesi è che, per natura, la sudafricana ha una produzione insolita di ormoni “per un differente sviluppo sessuale” (DSD), e non può ridurre questa situazione fisica che l’avvantaggia nei confronti delle altre atlete donne.

Come invece pretenderebbe la Iaaf che, il 26 marzo, vorrebbe cambiare ufficialmente la famosa regola sul famigerato DSD (differenze sul diverso sviluppo sessuale), alzando i paletti per le iscritte alle prove dai 400 metri a quelle più lunghe e quindi escludendo automaticamente la discussa atleta ai Mondiali di fine settembre a Doha. Con la chiarissima spiegazione del presidente, Sebastian Coe: “Abbiamo bisogno di definire categorie nell’ambito del nostro sport che garantiscano che il successo sia determinato dal talento, dall’impegno, dal duro lavoro, non da altri fattori che non siano considerati giusti o significativi, come gli enormi vantaggi fisici che un adulto ha su un bambino, o un atleta di sesso maschile su quello di sesso femminile. Abbiamo quindi bisogno di trovare una soluzione equa per gli atleti intersessuali / DSD che desiderano competere nella categoria femminile”. La Iaaf ha però già annunciato che accetterà qualsiasi decisione del Tribunale arbitrale dello sport

Quarantadue persone sono state ricoverate a Ulan Bator, in Mongolia, con sintomi di intossicazione alimentare e altre 247 hanno avuto sintomi analoghi, dopo essere state clienti di uno dei fast food di pollo fritto della catena Kfc: lo ha reso noto l’Agenzia di Ispezione Professionale Metropolitana della capitale mongola. I malesseri, risalenti alla settimana scorsa, sarebbero stati provocati da un problema al sistema idrico del ristorante che ha contribuito alla proliferazione di batteri nell’acqua utilizzata.

L’agenzia ha ritenuto responsabile delle violazioni degli standard sanitari il gruppo detentore della licenza locale, la conglomerata Tavan Bogd, che si è scusata ammettendo che il danno è da imputare a scarsi controlli di qualità interni. Kfc Mongolia si è detta “profondamente rammaricata” per l’episodio e ha dichiarato la propria disponibilità a “cooperare pienamente” con le indagini per accertare la causa dell’incidente. 

Articolo aggiornato alle ore 8,30 del 19 febbraio 2019.

“Nessuna forza politica ha mai fatto decidere su decisioni importanti i propri iscritti. Noi abbiamo fatto decidere i nostri iscritti, lo facciamo da anni. I nostri iscritti decidono e noi portiamo avanti quella linea. Se sul caso Diciotti fosse uscita l’altra linea avrei portato avanti quella perché in M5s lasciamo spazio alla democrazia. Se lo avessero fatto in passato le altre forze politiche ora non starebbero all’opposizione. È stato un grande momento di discussione”. 

Al termine dell’assemblea congiunta M5s, il vicepremier Luigi Di Maio non nasconde la soddisfazione per il risultato della votazione online sul caso Diciotti. “Questo caso è chiuso. Ora pensiamo alla riorganizzazione del Movimento. Ci sono tante altre cose fa fare per il Paese. Il governo va avanti, come tanti italiani ci chiedono. Ad aprile c’è da far partire il reddito di cittadinanza e ci sono da fare tante altre cose”.

I militanti del M5s hanno dunque detto no all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il 59,05 ha risposto Sì al quesito, dicendo di fatto no al processo.

“Le votazioni sul caso Diciotti si sono chiuse alle 21.30 di lunedì sera. La partecipazione, sin dalle prime ore, è risultata particolarmente alta. Hanno votato 52.417 iscritti. La votazione odierna entra nella storia di Rousseau per essere stata quella con il maggior numero di votanti di sempre in una singola giornata. Un record. E ciò conferma l’importanza dei principi di democrazia diretta all’interno del MoVimento 5 Stelle”. Così sul blog del Movimento 5 stelle si annunciano i risultati della votazione online.

“Relativamente alla risposta: ‘Si, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere’ hanno votato 30.948 (59,05%)”, mentre al ‘No, non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere approvata l’autorizzazione a procedere’ hanno votato 21.469 (40,95%). 

“La maggioranza”, conclude il post “ha pertanto deciso che il fatto è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato, quindi deve essere negata l’autorizzazione a procedere”.

“Grazie a tutti i 52.417 iscritti che oggi hanno partecipato alla votazione online su Rousseau. Far votare i cittadini fa parte del nostro DNA, lo abbiamo sempre fatto come accaduto per il contratto di Governo, per la scelta dei nostri parlamentari o per i programmi. L’altissimo numero di votanti dimostra anche questa volta che Rousseau funziona e si conferma il nostro strumento di partecipazione diretta”. Così Luigi Di Maio ha commentato a caldo su Facebook il risultato sulla vicenda Diciotti e su Matteo Salvini dopo il voto online.

“Con questo risultato – aggiunge – i nostri iscritti hanno valutato che c’era un interesse pubblico nella vicenda Diciotti e che era necessario ricordare all’Europa che c’è un principio di solidarietà da rispettare. Sono orgoglioso di far parte dell’unica forza politica che interpella i propri iscritti, chiamandoli ad esprimersi. Presto ci saranno votazioni anche sulla nuova organizzazione del MoVimento 5 Stelle”.

Oggi si riunirà e voterà la Giunta per le immunità del Senato. Il relatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha presentato una relazione contraria al processo. Spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, in un’intervista al Corriere della Sera: “Credo che i nostri parlamentari debbano rispettare la base”, ma eventuali sanzioni ai senatori M5s che dovessero votare a favore del processo a Salvini saranno decise “eventualmente dagli organi preposti”. Fraccaro ieri ha votato sulla piattaforma Rousseau: “Ho votato sì all’interesse pubblico e dunque no a al processo perché il vicepremier Matteo Salvini ha applicato sui migranti la linea condivisa da tutto il governo”. 

“Non commento le parole di un ex primo ministro o di un senatore della Repubblica italiana”, “avrò il tempo di riflettere sui miei risultati e su quelli dagli altri dopo il 1 novembre”. La risposta di Federica Mogherini alle critiche di Matteo Renzi, ‘pentito’ di avere scelto l’ex titolare della Farnesina alla guida della diplomazia europea, riporta all’estate di cinque anni fa, quando le trattative per la formazione della nuova Commissione si incrociarono, sul fronte italiano, con questione tutta interna al Pd.

La versione di Gozi

La partita, secondo le cronache dell’epoca ritornate oggi d’attualità, avrebbe riguardato anche l’ex premier Enrico Letta, e la sua mancata nomina alla presidenza del Consiglio Ue per scelta proprio del capo del governo. Renzi ha sempre preso le distanze da quel ‘niet’. E secondo Sandro Gozi, già sottosegretario agli Affari europei del governo Renzi e poi Gentiloni, lo stesso Renzi nei giorni delle trattative “non ha mai escluso nessuna ipotesi rispetto alle nomine alle alte cariche europee”: “l’ipotesi di Letta alla presidenza del Consiglio europeo non è mai stata sul tavolo”, ha scritto Gozi al ‘Corriere della sera’. La candidatura era “esclusa in ragione della presenza di un italiano alla guida della Banca centrale europea e non fu “mai avanzata né da Merkel né da Hollande”.

Una “amica della Russia”

In effetti la procedura che portò alla nomina di Federica Mogherini al posto di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue nell’estate del 2014 fu lunga e complessa. Diversi Stati membri espressero riserve, in pubblico o attraverso canali diplomatici, per la mancanza di esperienza dell’allora ministro degli Esteri italiano e per una sua presunta vicinanza alla Russia.

Le perplessità su questo fronte arrivarono in particolare dalla Polonia e dalle Repubbliche Baltiche. In un primo Vertice del 27 giugno del 2014, cedendo alle pressioni dell’Europarlamento che insisteva per rispettare la procedura dello ‘Spitzenkandidat’, i capi di Stato e di governo riuscirono a indicare Juncker come presidente della Commissione (malgrado il voto contrario di David Cameron e Viktor Orban). Ma i leader non riuscirono a concordare tutto il pacchetto di nomine, con la scelta delle altre due cariche in scadenza, il presidente del Consiglio Europeo (all’epoca il belga Herman Van Rompuy) e l’Alto rappresentante (all’epoca la britannica Catherine Ashton).

Rumpoy suggerì Letta, ma ebbe un rifiuto. Dall’Italia

Fu allora – secondo diverse fonti consultate dall’AGI – che Van Rompuy presentò informalmente a Matteo Renzi il nome di Enrico Letta, come suo possibile successore al Consiglio europeo, vedendosi rispondere con un ‘no grazie’ e la decisione di andare avanti con la nomina dell’alto rappresentante. Anche un secondo vertice, convocato il 16 luglio per chiudere il pacchetto nomine, si concluse con un nulla di fatto.

Van Rompuy, dicono le stesse fonti, fece nuovamente trapelare il nome di Letta a una riunione pre-vertice dei leader del Ppe, ma senza riuscire a far smuovere Renzi dalle sue posizioni. Quella sera la candidatura di Mogherini venne criticata da diversi capi di Stato e di governo dei paesi dell’Est.

“Non siamo ancora al punto in cui possiamo avere una soluzione consensuale su un intero pacchetto di nomine. Continueremo le consultazioni”, disse Van Rompuy, decidendo di rinviare la decisione alla fine dell’estate, con un nuovo vertice straordinario il 30 agosto. Solo allora, vista l’insistenza di Renzi, fu trovata la quadra con il polacco Donald Tusk, particolarmente critico nei confronti della Russia, a far da contrappeso alla posizione considerata all’epoca filo Mosca di Mogherini.

Il Pro Piacenza è stato escluso dal campionato di Lega Pro in seguito alla partita persa per 20-0 contro il Cuneo in cui era sceso in campo con appena sette giocatori e tutti Under 19. Il giudice sportivo della Lega Pro ha anche inflitto al club emiliano “la punizione sportiva della perdita della gara con il punteggio di 0-3”. La decisione segue di poche ore quella del Tribunale Federale Nazionale che aveva comminato 8 punti di penalizzazione al Pro Piacenza e a tutte le altre società di Lega Pro che non hanno regolarizzato la propria posizione riguardo le fideiussioni presentate per iscriversi al campionato.

“Al di là delle consapevoli, plurime e fraudolente violazioni regolamentari messe in atto dalla società Pro Piacenza”, il giudice sportivo Pasquale Marino ha spiegato che è stato punito “l’inaccettabile comportamento della medesima società la quale, mortificando l’essenza stessa della competizione sportiva, ha costretto sia i soggetti inseriti nella propria distinta che i calciatori della squadra avversaria a disputare una gara ‘farsesca’ dal punto di vista tecnico (nonché pericolosa per l’incolumità fisica di soggetti non adeguatamente preparati dal punto di vista agonistico), abusando dei diritti formali certamente concessi dal regolamento, ma basati su principi di lealtà e correttezza che nella fattispecie sono stati sovvertiti, stravolti e letteralmente calpestati”.

Sulla vicenda era intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, che ha parlato di “vergogna inaudita” per “l’umiliazione dei sette giovanissimi della Pro Piacenza” e ha promesso che vedrà il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e le altre parti coinvolte per “trovare una soluzione che tuteli prima di tutto i giovani e la loro passione per lo sport”.

“È una cosa che non voglio più vedere”, ha detto Giorgetti, “bisogna garantire il divieto della partecipazione ai campionati per i club che non sono in regola”. Il calvario della Pro Piacenza è stato raccontato da un ex, Dario Polverini, difensore 31enne passato a gennaio alla Virtus Verona. “A luglio venne allestita una squadra molto forte, partiamo per il ritiro con tante belle speranze”, ha rievocato alla Gazzetta, “a fine agosto viene cacciato il direttore sportivo perché il presidente vuole alzare l’asticella e puntare alla B. Arrivano 10 giocatori negli ultimi giorni di mercato, una rosa di 33, budget altissimo per la categoria”. 

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