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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto "contento" della scelta del Partito Democratico di candidarlo a Siena. "Certo che sono contento della scelta", ha risposto Padoan a una domanda dei giornalisti prima di una riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles. "Siena è stata la mia prima sede universitaria. Ci sono particolarmente affezionato", ha spiegato. La candidatura di Padoan era stata annunciata in mattinata da Matteo Renzi. "Il Pd deve mostrarsi una squadra forte, autorevole, credibile" e il ministro Padoan "e' stato un punto di riferimento in questi anni".

Il canale YouTube Arekkz Gaming ha publicato i primi 15 minuti di gameplay di Shadow of the Colossus.

Ovviamente se non aveste mai giocato il titolo originale per Playstation 2 o la versione in HD per PlayStation 3 e non voleste spoilers vi sconsigliamo la visione del video. Il filmato propone la versione PlayStation 4 Pro del gioco.

Vi ricordiamo che il remake di Shadow of the Colossus debutterà sul mercato in esclusiva PlayStation 4 il 6 febbraio.

Con un post su Twitter uno dei tre ideatori di Sonic, Yuji Naka, ha annunciato di essere entrato a far parte di Square Enix.

La sua carriera nel mondo videludico era cominciata nel 1983 quando iniziò a lavorare per SEGA dove, oltre a produrre svariati titoli, divenne Lead Programmer di Sonic The Hedgedog. Rimase a capo del Sonic Team fino al 2006, quando abbandonò SEGA e fondò una software house indipendente chiamata Prope.

Yuji Naka Square Enix

Ora Yuji Naka si aggiunge agli sviluppayori di casa Square, e siamo proprio curiosi di vedere quali titoli nasceranno da questo intrigante binomio lavorativo.

La Procura di Roma vuole il processo, per il reato di riciclaggio, a carico dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della sua compagna Elisabetta Tulliani, degli altri familiari di quest'ultima (dal fratello Giancarlo al padre Sergio) coinvolti in una serie di operazioni finanziarie a cominciare da quella legata all'appartamento di Montecarlo (che una contessa aveva lasciato in eredità ad An) che Giancarlo Tulliani avrebbe acquistato con i soldi di Francesco Corallo, il 're delle slot', attraverso la creazione di due società off-shore, la Printemps e la Timara: una spesa di poco superiore ai 300mila euro nel 2008 quando la cessione dell'immobile nel 2015 frutto' un milione e 360mila dollari. Un'operazione di compravendita che Fini avrebbe autorizzato senza sapere (così si è giustificato davanti agli inquirenti) che dietro c'era suo cognato. I magistrati di piazzale Clodio hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio che coinvolge complessivamente dieci persone, tra cui lo stesso Corallo e l'ex parlamentare di An Amedeo Laboccetta, deputato napoletano di Forza Italia nonche' vice coordinatore campano azzurro, che rispondono, con altri quattro, di associazione per delinquere.

No all'arresto del leader catalano Carles Puigdemont. Il giudice Pablo Llarena della Corte suprema spagnola ha respinto la richiesta della Procura generale per spiccare un nuovo mandato d'arresto europeo contro l'ex presidente della Generalitat. La richiesta era stata inoltrata dopo che Puigdemont questa mattina aveva lasciato il Belgio per due giorni di impegni in Danimarca. Il giudice ha spiegato in una dichiarazione che la richiesta della Procura è ragionevole, ma aggiunge che ci sono sfumature che portano alla conclusione che un ordine di quel tipo debba essere rinviato.

Alcuni sono cavalli di battaglia 'storici' del moVimento, altri invece sono temi meno familiari all'elettorato pentastellato. I 20 punti del programma presentato dal candidato premier di M5s Luigi Di Maio mettono in chiaro quali sono le intenzioni una volta arrivato a Palazzo Chigi, ma alcuni hanno bisogno di qualche spiegazione, o anche solo una traduzione

  • Green economy: forma economica in cui gli investimenti pubblici e privati mirano a ridurre le emissioni di carbonio e l'inquinamento, ad aumentare l'efficienza energetica e delle risorse, a evitare la perdita di biodiversità e conservare l’ecosistema. 
  • Smart nation: a spiegarlo è lo stesso Di Maio nel blog di M5s, "uno stato intelligente che cominci a fare meno leggi (e meno burocrazia), che cominci a sviluppare nuove professioni, ma soprattutto che protegga le startup innovative che nascono e che danno lavoro a giovani o meno giovani".
  • Internet delle cose: rete di oggetti collegati tra loro, dotati di tecnologie di identificazione, in grado di comunicare sia reciprocamente, sia verso punti nodali del sistema, ma, in particolare, in grado di costituire un enorme network di cose, ciascuna delle quali è rintracciabile per nome e in riferimento alla posizione che occupa. Non solo l'auto che 'dialoga' con il semaforo o il figorifero che 'ordina' da solo al supermercato. 
  • Flexicurity: strategia politica che si propone di favorire, nello stesso tempo, la flessibilità del mercato del lavoro e la sicurezza sociale, soprattutto a vantaggio delle categorie più deboli dei lavoratori. Introdotte dalla Svezia molti anni fa, queste politiche sono state imitate da altri paesi e anche se non esistono ricette vincenti, le più efficaci garantiscono la «flessicurezza», ovvero protezione sociale e accesso universale ai percorsi di riqualificazione e ricollocamento
  • Abolizione dello split payment: il sistema applicato nei rapporti tra imprese private e Pubblica Amministrazione, funziona in questo modo: l'impresa privata incassa dalla PA quanto dovuto per l'operazione eseguita al netto dell'IVA, la PA poi si occupa di versare direttamente l'IVA a debito sull'operazione.
  • Abolizione dello spesometro: quello strumento di controllo fiscale che impone agli operatori finanziari e ai commercianti l'obbligo di comunicare all'Agenzia delle Entrate il codice fiscale di chi effettua acquisti per un importo superiore a una data cifra stabilita per legge.
  • Abolizione degli studi di settore: quel metodo usato dall’amministrazione finanziaria per stimare l’entità dei ricavi, o dei compensi, che può essere presuntivamente attribuita in condizioni normali a un contribuente titolare di reddito da lavoro autonomo o d’impresa. In sostanza vengono raccolti ed elaborati i dati che spiegano la capacità reddituale di un’impresa o di un professionista (luogo d’esercizio, andamento economico del settore di riferimento, locali e manodopera utilizzata).  

Resta l'altro cavallo di battaglia del Movimento: la lotta agli sprechi e i tagli ai costi della politica. Stop a pensioni d'oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili

Dopo anni di Early Access, Subnautica arriva su PC e Xbox One, con il suo carico di esplorazione e crafting subacqueo. Disponibile dal 23 gennaio 2018.

Quasi due milioni di dollari spesi per un’installazione artistica mai inaugurata. Succede a Toronto, in Canada, dove Lightspell, l’opera d’arte che avrebbe dovuto rivoluzionare la stazione della metropolitana Pioneer Village, è ancora inattiva dopo oltre un mese. Il motivo? Il timore che possa scatenare hatespeech, cioè messaggi d’odio, e razzismo. Gli artisti che l’hanno realizzata accusano la TTC – Toronto Transit Commission, la società che gestisce la metropolitana – di censura.

L’opera

L’installazione è composta da 40 pannelli luminosi, ognuno dei quali composto da 16 elementi, appesi al soffitto della fermata. Cinque tastiere sparse lungo il percorso della metropolitana consentono ai passeggeri di digitare cifre e parole, lunghe al massimo otto lettere, che vengono riprodotte proprio sui pannelli luminosi. In questo modo, nelle intenzioni degli autori, il duo tedesco realities:united, Pioneer Village diventerebbe un luogo in cui si mischia sperimentazione artistica e illuminazione funzionale: “Da un lato l’opera fornisce luce alla stazione – spiegano in un comunicato stampa -, dall’altra mostra i messaggi di testo scritti dagli utenti”.

E se poi..?

L’opera sarebbe dovuta diventare operativa lo scorso 17 dicembre, il giorno dell’inaugurazione di Pioneer Village e di altre cinque stazioni della metropolitana nell’area nord-occidentale di Toronto. I pannelli, tuttavia, sono rimasti desolatamente spenti. Il motivo, spiega la TTC, è il timore di un “utilizzo sbagliato dell’opera”, cioè che “i passeggeri scrivano messaggi d’odio o testi che discriminano un individuo o un gruppo di persone”. Un’ipotesi che “mina l’obiettivo di creare un ambiente sicuro e accogliente, libero da ogni forma di discriminazione e molestia”.

 

Il caso

Eppure è da anni che l’azienda di trasporti e gli artisti sono d’accordo sull’opera da installare. L’annuncio di affidamento dell’incarico ai fratelli Jan e Tim Edler risale a marzo 2011. Ma del progetto, hanno fatto sapere gli artisti, se ne parlava ancora prima, nel 2009, quando tra committente e autori erano intercorsi i primi scambi d’opinione. Già allora la Ttc aveva espresso la propria preoccupazione per il rischio che il meccanismo potesse degenerare in messaggi d’odio, ma era stata trovata una soluzione: fornire al controllore dei biglietti, posizionato in uno stand all’interno della metropolitana, la possibilità di intervenire sui messaggi. Cioè di cancellarne i contenuti nel caso di abusi. 

Otto anni dopo, al momento di entrare in funzione, la fermata di Pioneer Village però non prevede più che all’interno della metropolitana vi sia personale dell’azienda. Tutto automatizzato, e quindi niente possibilità di controllare i testi digitati dai passeggeri in attesa delle carrozze. L’opera d’arte costata 1.9 milioni di dollari (di cui 200mila versati ai fratelli Edler) è bloccata, inutilizzabile dagli utenti che sul web hanno riversato la propria rabbia.

 

Gli stessi artisti non hanno preso bene la decisione di bloccare la loro opera. “Lightspell è un esperimento di interazione pubblica e mette in gioco vari aspetti che riguardano la libertà degli individui e l’interesse di gruppi più ampi – attaccano -. È un’opera democratica”.

“Canada o Corea del Nord?”

La decisione di bloccare Lightspell, secondo i fratelli Edler, “è un atto di censura. È qualcosa di incredibile – hanno dichiarato in un’intervista all’emittente Toronto News –, sembra di essere in Corea del Nord più che in Canada”. Per cercare un accordo la Ttc ha proposto di inserire “funzioni di mitigazione” dei rischi, come per esempio offrire agli utenti una rosa di possibili parole tra cui scegliere oppure l’utilizzo di una blacklist di parole non pubblicabili. “Non possiamo accettare la censura automatica, e non ci sarà alcun sistema di questo tipo nel nostro software artistico”, chiariscono gli autori. Se qualcuno scriverà la parola odio sui pannelli luminosi, la speranza è che ci sarà qualche altro utente che la sostituirà con la parola amore.

Nel dibattito è così entrata anche l’ong Cjfe – Canadian Journalist for Free Expression – che ha espresso la propria preoccupazione per la deriva che sta prendendo la questione. “Sosteniamo ogni idea che crea opportunità di espressione pubblica e incoraggia l’azione civica”, hanno fatto sapere.

Nel 2012 i talebani hanno tentato di assassinarla su uno scuolabus con un colpo di pistola alla testa, Malala Yousafzai aveva appena 15 anni. Era finita nel mirino degli integralisti per la sua attività a difesa dell’istruzione delle ragazze.

Pakistana, blogger per la BBC, ma soprattutto premio Nobel per la pace nel 2014 (la più giovane), Malala è viva per miracolo. Ma non ha smesso di farsi sentire. Anche a Palazzo di Vetro, dove nel 2013 lanciò un appello all'istruzione delle bambine e dei bambini di tutto il mondo. Anche con il suo Malala Fund.

E oggi ha annunciato a Beirut un accordo con Apple, grazie al quale riceverà finanziamenti e risorse per sostenere la formazione di 100 mila ragazze in Afghanistan, Pakistan, Libano, Turchia e Nigeria. Centomila è l’obiettivo iniziale. In seguito all’accordo, il ceo della società di Cupertino, Tim Cook, entrerà a far parte del consiglio direttivo del Fondo. 

Il Malala Fund

Il fondo di Malala è nato nel 2013, è attivo in Pakistan, Afghanistan, India, Nigeria e nei paesi dove ci sono rifugiati siriani, come il Libano e la Giordania. Fra i progetti, la rete Gulmakai, network che sostiene gli attivisti impegnati nell’accesso all’istruzione. 

130 milioni senza istruzione

Con il sostegno di Apple, il Fondo prevede di raddoppiare il numero di sovvenzioni concesse dalla sua rete Gulmakai, di estendere i programmi di finanziamento in India e America Latina e le opportunità di istruzione secondaria. Secondo le stime sono 130 milioni le ragazze nel mondo che non hanno accesso a un'istruzione di qualità. L’impegno di Apple si concretizzerà anche nell’apporto di know-how in termini di tecnologia, programmi di studio e ricerca sui cambiamenti delle politiche di genere.

"Il mio sogno è che ogni ragazza scelga il proprio futuro – ha detto Malala Yousafzai – attraverso le loro innovazioni e la filantropia, Apple ha contribuito ad educare e responsabilizzare le persone in tutto il mondo. Sono grata – ha aggiunto – che Apple conosca il valore dell'investimento nelle ragazze e si unisca al Fondo Malala nella lotta per garantire che tutte le ragazze possano imparare e guidare senza paura”.

Per Tim Cook "Malala è un coraggioso difensore dell’uguaglianza. È una delle figure più stimolanti del nostro tempo e siamo onorati di aiutarla a estendere l'importante lavoro che sta facendo per dare potere alle ragazze di tutto il mondo. Riteniamo – ha detto ancora – che l'istruzione sia una grande forza di equalizzazione e condividiamo l'impegno del Fondo Malala per dare ad ogni ragazza l'opportunità di andare a scuola”.

Dall’Inghilterra a Beirut

Cook e Malala si erano incontrati tre prima dell’annuncio dell’accordo, mentre Cook era in viaggio d'affari in Inghilterra: Malala studia alla Oxford University. "Abbiamo iniziato a parlare e ci siamo trovati allineati sui valori che condividevamo” ha detto Cook a ABC News. "Non mi vedo come una celebrità, un cantante o una star – ha sottolineato Malala sempre ad ABC News – sono solo un’attivista per l'educazione delle ragazze. L'istruzione è un diritto umano fondamentale e tutte le ragazze dovrebbero avere questo diritto”.

La valle della Bekaa

A pochi chilometri da Beirut, circa 30, e vicina al confine siriano, il Malala Fund ha aperto nel 2015 una scuola per rifugiate siriane fra i 14 e i 18 anni.

 

Breve tempo fa, tramite l’account ufficiale Twitter di Rocket League, è stato annunciato che il party crossplay fra piattaforme sarà inserito quest’anno.

Rocket League crossplay

Si tratta di una feature richiesta già da tempo dalla grandissima base di giocatori di cui gode questo titolo: giusto qualche giorno fa hanno raggiunto quota 40 milioni in tutto il mondo. Da oggi si potranno quindi invitare gli amici a giocare nella propria squadra senza tener conto della piattaforma da cui si accede.
L’annuncio è stato dato come risposta all’utente “Floshke”: il giocatore infatti aveva chiesto se fosse possibile giocare partite classificate con i suoi amici su PlayStation 4.
Rocket League è disponibile per Playstation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch.

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