Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Admin

AGI – Adesso c’è anche l’ufficialità: Davide Nicola è il nuovo allenatore del Torino. Per il 47enne tecnico torinese originario di Luserna San Giovanni si tratta di un ritorno visto che, nella sua carriera da calciatore, ha indossato anche la maglia granata nella stagione 2005/2006, contribuendo con il suo gol contro il Mantova nella finale dei playoff alla promozione in serie A.

L’esonero di Giampaolo

Nicola prende il posto di Marco Giampaolo, esonerato dopo 18 giornate. Fatale al tecnico il pari di sabato contro lo Spezia al “Grande Torino”, coi granata che non sono riusciti a sbloccare la gara nonostante gli avversari abbiano giocato in inferiorità numerica dall’8′ del primo tempo per l’espulsione di Vignali. Nicola prende il Toro in zona retrocessione, con appena 13 punti e nemmeno una vittoria casalinga. Gli unici due successi stagionali, infatti, sono stati colti in trasferta contro Genoa e Parma.

AGI – “Negli anni passati abbiamo vissuto la frantumazione della rappresentanza, si sono affermati nuovi partiti in modo nuovo e prorompente, se vogliamo ricomporre il quadro non è possibile farlo con una legge che costringa sensibilità diverse nello stesso involucro. Questo artificio condurrebbe all’instabilità e alla precarietà. Piuttosto bisogna contribuire a perseguire uno strumento che possa dispiegare appieno la capacità di favorire la rappresentanza democratica di tutte le forze che recuperino magari dall’assenteismo i cittadini sfiduciati. Ovviamente poi queste forze dovranno fare accordi programmatici di alto profilo per generare governi fondati su programmi chiari e una prospettiva solida e feconda”.

Con queste parole nel suo intervento in aula al Senato, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, traccia la strada politica per la sua auspicata maggioranza di M5s-Pd-Leu ed europeisti per questa legislatura, per la prossima campagna elettorale e per il futuro della politica italiana.

Il maggioritario fu introdotto nella legislatura dal 1992 al 1994. I premier dell’epoca furono Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi. Alle successive elezioni maggioritarie del 1994 FI, Lega, An e Ccd vinsero, ma ruppero la loro alleanza in meno di un anno. Da allora il maggioritario ha consentito una legislatura quinquennale stabile solo dal 2001 al 2006 con governi di centrodestra, guidati ininterrottamente da Berlusconi. Le altre legislature con il maggioritario hanno sempre visto cambiamenti di premier e di maggioranze, come nel caso del Conte I e del Conte II.

L’intervento di Conte ha ricalcato, questa mattina, in larga parte il testo di ieri mattina alla Camera. Il premier cita Mattarella, la Presidenza Biden e anche Elsa Morante con il romanzo ‘L’isola di Arturo’ per sottolineare la novità di Procida capitale della cultura 2022. Conte vede il pericolo di “rabbia” sociale e “scontri violenti”: “Servono un Governo e forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti, servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all’utile persona. Servono persone disponibili a riconoscere l’importanza della politica. La politica è la più nobile tra le arti e tra i saperi, se indirizzata al benessere dei cittadini. Quando la politica si eclissa questa istanze rischiano di essere ai margini o, peggio di sfociare in rabbia o nello scontro violento”.

Per questo motivo Conte chiede anche al Senato il voto di M5s, Pd, Leu ed europeisti. I numeri sono più incerti rispetto alla Camera, dove il premier ha ottenuto la maggioranza assoluta. “Chiediamo – dice Conte a palazzo Madama – un appoggio limpido, un appoggio trasparente, che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico. Certo i numeri sono importanti, oggi lo sono ancor di più. Questo è un passaggio fondamentale nella vita istituzionale del nostro Paese ed è ancora più importante la qualità del progetto politico”.

Resta la chiusura nei confronti di Italia viva: “In questi giorni ci sono state continue pretese, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Di qui le accuse, a un tempo di immobilismo e di correre troppo, di accentrare i poteri e di non aver la capacita’ di decidere. Vi assicuro che e’ complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza”.

AGI – Il 2021 si apre con un calo congiunturale del Pil dello 0,8% a gennaio che porterebbe a una flessione del 10,7% rispetto allo stesso mese del 2020 che mette a rischio il rimbalzo del 6% previsto per quest’anno dal governo. È la previsione di Confcommercio che lancia l’allarme sullo stato delle imprese, ormai “allo stremo”. 

A rischio rimbalzo del 6% stimato dal governo

Nel quarto trimestre l’associazione stima un calo del Pil  del 3% rispetto al terzo quarto del 2020 e del 7,5% tendenziale per una chiusura annua a -9%. Uno scenario, spiega Confcommercio, che “porta a non escludere un mancato rimbalzo dell’economia italiana nel 2021, deludendo le aspettative di un concreto recupero di ampia parte delle perdite di prodotto e di consumi patite nel 2020”. Il 2021, si legge nella congiuntura, “si è aperto con segnali di peggioramento della situazione sanitaria e con il conseguente inasprimento e prolungamento, in molti Paesi, delle misure di contrasto alla pandemia”.

Il quadro generale, conclude, porta a una stima della variazione del Pil per il mese di gennaio del -0,8% su dicembre, il quinto calo consecutivo, e del -10,7% sullo stesso mese del 2020, dato che “pone una seria ipoteca sull’evoluzione del primo trimestre con evidenti conseguenze sulle performance complessive dell’anno in corso. Appare molto ambizioso il target governativo di crescita attorno al 6%, ormai una scommessa molto rischiosa tutta giocata sulle capacità di utilizzo rapido ed efficace delle risorse europee”.

Consumi in forte calo

Andamento fortemente negativo per i consumi anche a dicembre con una riduzione su base annua dell’11,1%, comunque migliore del -16,2% di novembre. Secondo Confcommercio, la riduzione della perdita tendenziale deriva esclusivamente dalla componente relativa ai beni, per i quali la variazione sull’anno è stata del –0,6%. Per molti servizi di mercato, anche in considerazione dell’inasprimento delle misure nell’importante periodo delle festività natalizie, la caduta ha ampiamente superato il 50% nel preconsuntivo di fine 2020. L’anno si chiude quindi per l’indice consumi Confcommercio con un -14,7%.

Il dato annuale dei consumi, sottolinea l’associazione, “non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si conferma del -10,8% sul territorio”. La differenza risiede nella diversa composizione dell’indicatore rispetto ai consumi di contabilità nazionale: oltre all’assenza dei fitti figurativi, voce che si stima essere diminuita decisamente meno rispetto al resto e che rappresenta oltre il 14% della domanda, non sono rilevate dall’indicatore alcune spese per lo più obbligate come l’acqua, lo smaltimento rifiuti, i servizi finanziari. Allo stesso tempo non sono computati alcuni servizi alla persona, il cui andamento è stato meno condizionato dalle restrizioni imposte dalla pandemia.

A dicembre l’andamento della domanda e le scelte delle famiglie hanno continuato ad essere fortemente influenzate dalle misure imposte per il contenimento della pandemia. Nel dettaglio l’indicatore dei consumi registra, nel confronto annuo, un calo dell’11,1% , sintesi di riduzioni del 41,3% per i servizi, i più colpiti dalle misure restrittive, e dello 0,6% per i beni. Nel complesso del 2020 l’indicatore segnala una flessione del 14,7%, con una riduzione del 30,3% per i servizi e del 7,9% per i beni. Fanno eccezione a questo andamento solo le spese per l’alimentazione domestica (+2,1%) e per le comunicazioni (+8,7%).

Imprese allo stremo

“Il 2021 inizia più in salita del previsto: ancora emergenza Covid, dati sui consumi in calo e Pil in forte riduzione. Difficile immaginare il rimbalzo previsto dal Governo nei prossimi mesi”, afferma il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. “Una situazione gravissima che rischia di peggiorare con la crisi politica in atto. Le imprese che sono allo stremo hanno bisogno di certezze: indennizzi immediati e commisurati alle perdite subite, regole chiare sulla riapertura delle loro attività, un progetto condiviso sull’utilizzo efficace del Recovery Plan”, aggiunge Sangalli.

AGI – I Lakers si addormentano nell’ultimo quarto, Golden State risale da -14 e vince 115-113. Nel Martin Luther King Day la sorpresa di giornata arriva dallo Staples Center dove Stephen Curry (26 punti) e Kelly Oubre Jr. (23 punti) guidano i Warriors contro i gialloviola, dove il migliore stavolta è Schroder (25 punti) mentre LeBron si ferma a 19 punti, fallendo la tripla della vittoria a fil di sirena, ed Anthony Davis chiude con 17 punti e 17 rimbalzi.

Restando a Ovest, Phoenix paga l’ottimo momento di Memphis, che centra il quinto successo di fila (108-104) con 17 punti e 10 assist di Morant mentre un Lillard da 35 punti non evita la sconfitta di Portland contro San Antonio (125-104, 22 punti di Aldridge e 20 punti e 11 assist di DeRozan).

A Est la sfida più attesa era quella fra Milwaukee e Brooklyn: la spuntano i Nets per 125-123, con un nuovo show del ritrovato duo Harden-Durant: 34 punti e 12 assist per il Barba, 30 punti, 9 rimbalzi e 6 assist per KD, compresa la bomba del sorpasso a 36″ dalla fine. “Ci sono ancora margini di miglioramento ma è una bella partenza”, commenta Durant mentre i Bucks, dove brilla il solito Antetokounmpo (34+12+7), vedono interrompersi una striscia vincente che durava da quattro partite.

A proposito di Harden, il suo sostituto a Houston Victor Oladipo fa finalmente il suo debutto (32 punti e 9 assist) ma i Rockets devono cedere per 125-120 contro Chicago (33 punti di LaVine e altri sei giocatori in doppia cifra). Serata sottotono di Doncic (15 punti con 4/11 dal campo ma anche 7 rimbalzi e 9 assist) e Dallas ko contro Toronto (23+9+7 per Lowry, 19 punti per Siakam), alla terza vittoria consecutiva.

Ancora priva di Gallinari, Atlanta manda tutto il quintetto in doppia cifra (25 punti Hunter, 23 punti e 15 rimbalzi Capela, 20 punti e 13 assist Young) nel 108-97 su Minnesota, i Knicks si confermano (91-84 su Orlando, 22+10 per Barrett, 21+17 per Randle) mentre Miami, nonostante le assenze, rimonta 19 punti a Detroit e si afferma per 113-107, con 28 punti e 11 rimbalzi di Adebayo. Rinviata causa Covid la sfida fra Washington e Cleveland.

AGI – È morto Emanuele Macaluso, storico esponente del Pci, di area migliorista, e attento osservatore della sinistra italiana.  Se n’è andato, a 96 anni. Era l’ultimo componente della storica segretaria del Pci diretto da Palmiro Togliatti che contava anche Longo, Amendola, Pajetta, Berlinguer, Alicata e Natta. 

Macaluso era nato a Caltanissetta nel 1924, il padre era un operaio delle ferrovie e la madre una casalinga. Si iscrisse clandestinamente al Pci già nel 1941, a soli 17 anni, nel pieno della seconda guerra mondiale.

E all’impegno politico coniuga quello sindacale: attivissimo come dirigente della Cgil, ne diviene segretario regionale in Sicilia nel 1947, l’anno insanguinato dalla strage di Portella della Ginestra. Quattro anni più tardi è eletto deputato regionale siciliano per il Partito comunista, incarico che manterrà per tre legislature.

In Sicilia, nel 1958 è l’artefice di uno scacco alla Dc rimasto nella storia. Macaluso riesce a convogliare sulla candidatura alla presidenza della Regione del democristiano Silvio Milazzo i voti di partiti di sinistra e di destra, ma anche quelli di fuoriusciti democristiani, mettendo così in minoranza il candidato ufficiale della Dc.

Una mossa spregiudicata, che molti criticheranno, ma che riceve il plauso di Togliatti. Quell’operazione politica orchestrata da Macaluso rimase epocale, tanto che derivò il vocabolo “milazzismo”, rimasto a lungo in auge nel linguaggio della politica italiana.

Esponente della destra del partito, i cosiddetti ‘miglioristi’, entra nella direzione del Pci nel 1960 e tre anni dopo è chiamato in segreteria ed eletto alla Camera dei deputati. Confermato deputato e poi senatore per diverse legislature, terminerà il suo mandato parlamentare nel 1992. L’anno prima aveva aderito al neo-nato Pds, dopo lo scioglimento del Pci.

Oltre ad essere stato un politico di primo piano, Macaluso è stato anche un grande giornalista. Terminata la guerra, giovanissimo, collabora con La voce della Sicilia. Dal 1982 al 1986 è direttore dell’Unità; poi nel 1996 fonda il mensile ‘Le ragioni del socialismo’ e dal 2011 al 2012 è l’ultimo direttore del Riformista.

Il ricordo del mondo della politica

In molto lo hanno voluto ricordare: “Anche chi non ne ha condiviso le idee può convenire che sia stato un grande protagonista della vita politica e culturale italiana”. Ha sottolineato nell’aula del Senato il premier Giuseppe Conte. 

“Ho conosciuto Emanuele Macaluso alla presentazione di un documentario sui minatori siciliani a Montecitorio. Il suo intervento su lavoro e giustizia sociale fu intenso e appassionato. È stato un protagonista assoluto della politica. Ci mancherà il suo sguardo libero e lucido”. Così il il presidente della Camera, Roberto Fico,

“Provo un dolore immenso. Al Pd, alla sinistra, all’Italia lascia in eredità il suo impegno civile e politico e il suo amore per la democrazia”. Scrive il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti. 

Per il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, “si è spento il faro. Resta la scintilla”

“Ho incontrato Macaluso solo negli ultimi anni della sua vita, apprezzando lo straordinario esempio di cultura, ironia, vis polemica. Un grande siciliano, una perdita per la sinistra italiana”. Scrive in un tweet il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni. 

AGI – Giuseppe Conte apre il suo discorso al Senato per la fiducia con un richiamo a quel “progetto di Paese di quei 29 punti” programmatici presentati all’inizio dell’esperienza di governo e rivendica che “c’era una visione e una forte spinta ideale, un chiaro investimento di fiducia“.

Ripercorrendo l’intervento di ieri alla Camera, il presidente del Consiglio annota che “ora un uragano sta sconvolgendo il nostro destino collettivo” e che “anche la politica è stata costretta a misurarsi con scienza e tecnica per rispondere a emergenza e crisi economica“.

Allo stesso modo, Conte sottolinea che “primi in Occidente, siamo stati costretti a introdurre misure restrittive dei diritti della persona, seguiti poi dagli altri Paesi”. Alla sua maggioranza, il presidente anche parlando a Palazzo Madama riconosce che “è riuscita a dimostrare grande responsabilità”. 

“Siamo consapevoli che occorrono risorse più cospicue” per il dl Ristori e “sarà il Parlamento a migliorare il provvedimento”. Anche in sede di discorso sulla fiducia al Senato, chiarisce che l’accenno ai ristori “proporzionali alle perdite subite” fatto nell’intervento di apertura alla Camera “non significa che hanno compensato appieno”, anche se non va dimenticato che “l’Agenzia delle entrate ha erogato piu’ di 3 milioni di bonifici dal decreto Bilancio”. 

“Parleremo di Next Generation Eu e della svolta irreversibile impressa alla politica europea, inaugurando un nuovo corso, alla prossima Conferenza sul futuro dell’Europa”, sottolinea ancora il Presidente del Consiglio. 

AGI – Una bugia le ha salvato la vita e una verità le ha reso l’esistenza piu’ travagliata. Oggi Carla è una donna transgender libera ma con un peso sul cuore. Carla Baffi, 55 anni, romana che vive ad Olbia, era il poliziotto Enzo Giagoni, nome associato a una tragedia, personale e collettiva.

Nell’alluvione provocata in Sardegna dal ciclone Cleopatra il 18 e 19 novembre 2013, Giagoni perse la compagna Patrizia e la figlia Morgana di 18 mesi, travolte da un’onda di fango, mentre tutti e tre erano in auto nel tentativo di rientrare a casa. “Avevo deciso di farla finita quella sera stessa”, racconta Carla all’AGI. “Sono tornata in mezzo al fango. Quando ho capito che non avrei più rivisto Patrizia e Morgana, avevo deciso di lasciarmi andare, facendomi trascinare e inghiottire dai quattro metri d’acqua mista a fango. Poi una persona mi ha detto una bugia facendomi credere di averle recuperato entrambe vive per convincermi ad aggrapparmi al suo braccio. Mi ha mentito, ma mi ha salvato la vita”.

“In tanti hanno pensato che fossi diventata pazza dopo il dolore di quella perdita” 

Carla

Enzo era poi tornato in servizio, ma non a lungo: si è congedato definitivamente dalla polizia e ha deciso di manifestarsi per come si era sempre sentito di essere, una donna.

Carla, che ha iniziato il suo percorso di transizione circa un anno e mezzo fa, ha deciso di raccontarsi per fugare ogni dubbio sull’assoluta estraneità del suo percorso di transizione rispetto alla terribile tragedia che gli ha fatto perdere la figlia e la donna che amava: “Quando ho aperto i profili social col nome di Carla, in tanti lo hanno collegato a Enzo e in tanti hanno pensato che fossi diventata pazza dopo il dolore di quella perdita e per questo avessi deciso di diventare donna” spiega, “ma io sono sempre stata Carla, da sempre. La stessa Patrizia era a conoscenza della mia natura. Quando, dopo un lungo percorso, ho cominciato a recuperare un po’ di serenità, ho capito che ero ancora in tempo per essere pienamente me stessa”.

La lunga strada per il cambio di sesso

Da tre mesi Carla ha iniziato la cura ormonale dopo un percorso di un anno e mezzo iniziato al Saifip (Servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica) del San Camillo Forlanini di Roma, dove è seguita per l’iter di transizione che la porterà agli interventi chirurgici di riassegnazione del sesso.

La sua famiglia di origine la sostiene, non senza qualche difficoltà da parte della madre 90enne a comprendere pienamente il suo percorso: “Lei continua a chiamarmi Enzo, ma con alcuni piccoli gesti mi fa capire che mi ama anche come Carla, come per esempio quando lava con cura i miei abiti femminili. Mia sorella e mio fratello più grandi mi hanno accompagnato al primo appuntamento al San Camillo, le mie sorelle più piccole al momento fanno più difficoltà ad accettarmi completamente”.

Carla Paffi

È consapevole che ci vuole tempo “e ognuno ha diritto al suo”. Questo non la spaventa anche perché la vita sembra averle dato appuntamenti con una nuova nascita altre volte: “Non è stato facile arrivare fino a qui. Soffro della sindrome da abbandono. A due anni, dopo essere stata dimenticata dalla mia madre biologica, sono stata adottata e questo mi ha portato a sviluppare conflitti e contrapposizioni con le donne della mia vita. Inoltre, la disforia di genere mi faceva vedere le donne come depositarie di un dono che io non avevo”.

Due storie importanti e un matrimonio

Carla, nella sua vita da Enzo, oltre a Patrizia, ha avuto altre tre storie importanti, la prima con un matrimonio e una figlia che oggi ha 30 anni: “È finito quando mia figlia Michela ne aveva 18. La mia ex moglie sapeva di Carla, ma il matrimonio e’ finito per altri motivi. Quando 6 mesi fa ho comunicato a Michela di essere Carla, lei mi ha chiesto perché non le avessi detto tutto fin dalla separazione da sua madre, ma non volevo aggiungere un altro peso a una ragazza così giovane che in quel frangente doveva affrontare il dolore dei suoi genitori separati”.

Carla ha sempre rimandato il momento in cui far uscire se stessa pienamente, anche per non ferire le donne con le quali ha avuto delle relazioni: “Temevo di perderle, per questo uccidevo ogni giorno Carla, anche se tutte le mie compagne sapevano della mia natura. Ma proprio perché Patrizia era riuscita ad amare Carla, mi sono convinta che fosse arrivato il momento”.

Credeva, però, di aver perso le possibilità di fare un percorso di piena transizione per motivi anagrafici, fino a quando la scoperta di una pagina Facebook dedicata al mondo transgender, le ha riacceso la speranza: “Ho capito che come me c’erano tante altre persone con disforia di genere che stanno affrontando, e alcune lo avevano già fatto, la transizione anche alla mia età. Con il sostegno di un’amica e la guida della mia psicologa ho trovato il coraggio di iniziare il percorso”.

Ci vorranno ancora poco meno di due anni per poter inoltrare la richiesta al Tribunale del cambio di generalità, ma Carla ora guarda con speranza al futuro: “Sono disoccupata, ho mandato molti curricula, ma la foto con sembianze femminili e il nome maschile creano ancora molta resistenza. Vorrei trovare un’occupazione come donna transgender, perché il mio curriculum con alle spalle trent’anni di servizio nella polizia restano, anche se sono in transizione. Sarebbe la più grande conquista, non solo per me, ma per tutte le persone transgender”. 

AGI – “Ciao a tutti, purtroppo sono risultato positivo al Covid-19 dopo l’ultimo tampone effettuato questa mattina. Sto bene, non ho sintomi ma ho ovviamente iniziato subito la quarantena. Spero di tornare ad allenarmi a Trigoria il prima possibile, nel frattempo farò il tifo per i miei compagni da casa”. Così sul suo profilo Instagram Nicolò Zaniolo annuncia di essere positivo al coronavirus.

E sono tantissimi a commentare la notizia. In molti sottolineano la sfortuna di questo ragazzo (“Se il diavolo ti incontra si gira dall’altra parte per quanto sei fortunato…”), che sta recuperando dopo un gravissimo infortunio al ginocchio. Ci sono anche quelli che alludono alla sua turbolenta vita privata: chi con malizia  (“Co tutte quelle donne ringrazia dio de avecce solo il Covid”) e chi con comprensione per il ragazzo ‘vittima’ del clamore mediatico gossipparo (“Sai mo la monnezza che ti tireranno addosso sti 4 pecorari giornalai?”). Infine c’è chi sogna di averlo in squadra strappandolo alla Roma (“Se vieni alla Juve abbiamo ottimi medici che ti faranno guarire in 2 secondi”).

Nicolò Zaniolo, nato a Massa il 2 luglio 1999, alla Roma dalla stagione 2018-2019 arrivato senza clamori dall’Inter nella trattativa per il passaggio in nerazzurro di Nainggolan, è un campione di immenso talento la cui brevissima carriera è stata già segnata da due gravissimi infortuni. Ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro con associata lesione meniscale durante la partita persa in casa dalla Roma con la Juventus 2-1 il 12 gennaio 2020 ed è stato operato dal professor Mariani a Villa Stuart.

Dopo una lunga riabilitazione e il ritorno in campo 6 mesi dopo l’infortunio – il 5 luglio in occasione della sconfitta maturata al San Paolo contro il Napoli – per il centrocampista pochi mesi di tranquillità. Il 7 settembre 2020, durante il primo tempo della partita di Nations League disputata dalla Nazionale italiana ad Amsterdam contro i Paesi Bassi, nuovo gravissimo incidente: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. Stavolta decide di operarsi in Austria, a Innsbruck. Il ritorno in campo di quello che è considerato il più forte giovane calciatore italiano è previsto tra la fine di marzo e le prime settimane di aprile, in tempo per l’ultima parte del campionato e gli Europei di Calcio che si terranno a giugno.  

AGI – Il passaggio più delicato sarà quello di domani al Senato ma occorrerà capire come ci si arriverà, quali saranno i numeri dell’Aula della Camera. Il premier Giuseppe Conte nel chiedere la fiducia al Parlamento ha cercato di coinvolgere tutte le forze europeiste e anti-sovraniste, ha chiuso la porta della maggioranza a Renzi, mai citandolo ma affermando che “non si può cancellare quanto accaduto”. E ha promesso: “Ora si volta pagina”, serve “un governo coeso”.

Cinquantacinque minuti di intervento, interrotti da 14 applausi e dai fischi dell’opposizione. Il presidente del Consiglio si presenta alla prova delle Camere chiedendo “un appoggio limpido e trasparente su una convinta adesione ad un progetto politico. A tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’Italia io dico: ‘aiutateci'”, il suo appello, “servono forze parlamentari volenterose, persone disponibili a mantenere elevata la dignita’ della politica”.     

L’obiettivo è arricchire l’alleanza con “il contributo politico d formazioni che si collegano alle migliori tradizioni democratiche, liberali, popolari, socialisti”. E allora chi ha idee e progetti e vuole vestire i panni del “costruttore” per un progetto per il Paese “sappia che questo e’ il momento giusto per contribuire a questa prospettiva”, aggiunge il premier. Con un’apertura anche a quelle forze delle opposizioni che “hanno contributo a superare alcuni passaggi critici” e presentato “proposte concrete”.

La premessa è che l’esecutivo si presenta “a testa alta” dopo la prova terribile della pandemia, “perché ha agito con massimo scrupolo”. Ma serve una svolta e la promessa è che con le forze della maggioranza ci si siederà al tavolo per un patto di legislatura e “il rafforzamento del governo”.     

Il presidente del Consiglio mette sul piatto della bilancia la delega ai Servizi, annuncia che nominerà una persona di sua fiducia, chiedendo però di tenere fuori l’Intelligence dalle polemiche. E sottolinea di non voler mantenere l’interim dell’Agricoltura. Ma soprattutto ‘apre’ alla legge elettorale di tipo proporzionale, provocando l’ira della Lega, e ad una “riforma fiscale non piu’ rinviabile”.

Ora la strada è quella di “mettere in sicurezza Paese” ma il Capo dell’esecutivo nel chiedere la fiducia del Parlamento ribadisce il suo impegno a proseguire: “Io sono disposto a fare la mia parte”. “Non ravviso – sottolinea – alcun possibile fondamento in questa crisi” che ha aperto “una ferita nel Paese”, lasciando tutti sgomenti e provocando “danni notevoli” come “l’aumento dello spread e l’attenzione dei leader internazionali”. “E’ una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro paese, con una pandemia ancora in corso. Confermo di avvertire un certo disagio”, afferma il premier.

AGI – “Se c’e’ da creare un governo migliore non abbiamo nessuna pregiudiziale sui nomi, figuriamoci se mettiamo un veto su di lei che ha governato con la Lega poco prima di questo governo. Ma chiediamo di muoversi, di darci risposte, una visione e una strategia. Se questo c’è, noi ci siamo”. L’ha detto Ivan Scalfarotto, deputato di Italia viva e sottosegretario agli Esteri che si è dimesso, intervenendo in Aula dopo le comunicazioni del premier Conte. E ha ribadito: “Se ci sarà la possibilità di dare un governo vero a questo Paese,Iv non mancherà”, sottolineando che il Conte bis è stato “un governo dei tempi ordinari, e’ il suo limite”. 

“Azione mediocre”

“Il governo ha avuto una azione mediocre”, ha lamentato Scalfaotto, “lo dicono gli imprenditori, i ristoratori, la gente dello spettacolo, gli studenti. E’ una nave che ha preceduto per improvvise strambate, decisioni prese all’ultimo momento, di notte”- “Noi che avremmo dovuto contribuire a scrivere il Pnrr abbiamo dovuto pregare per averlo”, ha aggiunto, “non c’è la direzione strategica nel Pnnr: è un elenco di cose, di progetti ministeriali, alcuni datati, che non danno soluzione ai problemi strutturali del Paese”. “Non c’è irresponsabilità in quello che abbiamo fatto, abbiamo chiesto che l’Italia avesse un governo migliore. E’ il contrario dell’irresponsabilità”, ha aggiunto Scalfarotto rivolgendosi al premier, “ma lei è sempre per sopire, le cose non succedono mai, non si può traccheggiare. Questo è stato il tratto del suo governo. Questo è il problema. Se c’è da creare un governo, non abbiamo nessuna pregiudiziale sui nomi, non mettiano veti, ma le chiediamo di muoversi, di darci risposte, una visione, una strategia. Se questo c’è noi ci siamo”.

Flag Counter