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CD Projekt RED, casa produttrice della saga The Witcher, ha annunciato, a sorpresa, di aver sospeso il supporto alla versione UWP di Gwent e di averlo rimosso dal Windows Store. Non solo: coloro che avessero preso questa versione del gioco, non potranno più utilizzarla, stando a ciò che hanno dichiarato, a partire da oggi. La buona notizia è che sarà possibile, per tutti quelli che hanno giocato la versione Universal Windows Platform (UWP) del titolo, trasferire tutti i loro progressi e contenuti sbloccati alla versione GOG.

Gwent

CD Projekt RED non ha spiegato la motivazione dietro a questa scelta, ma ci fa piacere sapere che chi aveva scelto di giocare la versione UWP non perderà tutti i progressi, ma potrà “spostarli” alla versione GOG tramite questo link. Il gioco di carte collezionabili di The Witcher ha avuto un successo enorme e conta un gran numero di giocatori. Causare la perdita dei progressi di parte di essi sarebbe stata una grossa macchia per gli sviluppatori, che sono riusciti ad evitarlo, grazie alla possibilità di trasferire tutti i dati sulla versione che invece continuerà ad esistere e ad essere supportata.

Ricordiamo che Gwent: The Witcher Card Game è uscito il 23 ottobre 2018 su PlayStation 4, Xbox One e PC.

L’articolo CD Projekt Red: la versione UWP di Gwent cancellata proviene da GameSource.

La manovra incassa il primo via libera da parte della Camera. L'Aula di Montecitorio ha dato l'ok alla legge di bilancio con 312 sì e 146 no. Inizia così la prossima settimana l'esame al Senato in seconda lettura, in parallelo al negoziato, ancora in salita, con Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione.

E proprio a Palazzo Madama si giocherà la vera partita, con la manovra che sarà riscritta. Restano ancora molti nodi da sciogliere da 'quota 100' per le pensioni, al reddito di cittadinanza. Ma c'è anche l'ecotassa sulle auto inquinanti e potrebbe arrivare la stretta sulle pensioni d'oro.

Le correzioni per far fronte alle richieste della Commissione europea dovranno arrivare prima del 19 dicembre, data in cui l'Ue potrebbe formalizzare la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. I tempi per consentire il ritorno alla Camera e il via libera finale entro Natale sono dunque strettissimi. Secondo quanto si apprende il premier incontrerà il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, nel corso di una cena nella serata di mercoledì.

Novità solo dal Senato, dopo è finita

"Ancora pochi giorni, stiamo studiando tutte le modifiche, tutto quello che arriva, arriverà per forza al Senato, dopo è finita", ha affermato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, rispondendo alla Camera a chi gli chiedeva se gli interventi chiave su quota 100 e reddito di cittadinanza arriveranno nel passaggio a Palazzo Madama. "Stiamo studiando tutte le opzioni, stiamo vedendo gli spazi finanziari e facendo le stime dettagliate", ha aggiunto.

Alla domanda se sia necessaria un'intesa politica, il ministro ha risposto: "Certo che ci vuole l'accordo della politica". Tria si è detto poi possibilista su un compromesso con Bruxelles sulla riduzione del deficit/Pil: "è possibile ma dipende da quello che si deciderà da una parte e dall'altra". Infine ha sottolineato che tra il mondo imprenditoriale "c'è un clima di attesa". Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti ha affermato sull'Europa: "Un punto di incontro si trova se si confrontano due ragionevolezze". "Io ho fiducia nella ragionevolezza del Governo e spero in quella della Commissione Ue", ha aggiunto, sottolineando che lunedì "si farà il punto" sulla manovra.

"Arriveranno i calcoli della ragioneria e dell'Inps", ha spiegato. Prima che venga "qui il presidente del Consiglio ci deve essere una decisione politica". Il vertice "non è ancora in agenda, ma si farà. Il Governo è uno e quindi ci sarà una posizione" unica, ha concluso.

Salvini ha chiesto mandato per trattare con l'Unione europea

Il vicepremier Matteo Salvini dal palco di piazza del Popolo ha chiesto alla folla "il mandato di andare a trattare con rispetto" con l'Unione europea, "non come ministro, non come governo ma a nome di 60 milioni di italiani". Così "Se c'è il vostro mandato noi non abbiamo paura di niente e di nessuno", ha aggiunto il segretario leghista che ha annunciato novità alla manovra in Senato su lavoro, salute e famiglia e ha rivolto un appello alla Ue: "La Ue non ci bocci per un decimale". La manovra che il Parlamento sta approvando, ha concluso, "mette al centro non i poteri forti ma i cittadini, i piccoli e i dimenticati" con l'obiettivo di arrivare a "tutti". Le misure cardine della legge di bilancio, reddito di cittadinanza e pensioni, sono stati rinviati al Senato.

Il voto al Senato e i nodi da sciogliere

Per mettere in campo la correzione richiesta da Bruxelles è necessario individuare spazi finanziaria aggiuntivi che dovrebbero arrivare dalla rimodulazione delle coperture preventivate per le due riforme: 6,7 miliardi per il superamento della Fornero (7 dal 2020) e 9 per il reddito di cittadinanza, nel complesso 16 miliardi. Nel corso della seconda lettura parlamentare, il governo dovrebbe presentare l'emendamento su 'quota 100' per le pensioni, ma il destino della misura, cara alla Lega, è legato a stretto filo al reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Cinque Stelle, ancora in via di definizione.

Al Senato potrebbe arrivare anche la stretta sulle pensioni d'oro, altro tema caro ai pentastellati, con un taglio che varierà da un minimo del 25 a un massimo del 40% per gli assegni più alti. Così come si dovrebbe procedere alla riduzione dei fondi a giornali, radio e tv. Tra i nodi da sciogliere, che dividono i due soci di maggioranza, anche l'eco tassa sulle auto inquinanti. I Cinque Stelle continuano a difendere la misura su cui la Lega fa muro. La norma potrebbe essere corretta dopo l'incontro in programma del vicepremier, Luigi Di Maio, con costruttori e consumatori l'11 dicembre. Tra le modifiche che potrebbero essere introdotte a Palazzo madama anche quelle sui fondi per Roma e per gli orfani delle vittime di femminicidio.

Un "disgelo" con il Movimento 5 Stelle per "fare un pezzo di strada assieme" così da "rompere il blocco nazionalista e populista". Parole che scatenano un duro confronto interno al Partito democratico quelle di Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio.

Parole che, i diretti avversari di Nicola Zingaretti, con il quale Smeriglio governa la Regione, interpretano come un via libera del candidato alla guida del Pd ad una alleanza con i grillini: "Smeriglio teorizza la partecipazione di elettori di formazioni a sinistra del Pd alle primarie del prossimo 3 marzo per votare Zingaretti e poi portare il Pd all'alleanza con il Movimento 5 stelle", è la lettura di Lorenzo Guerini: "Ha il merito di rendere chiaro il nucleo centrale della proposta politica-congressuale della mozione Zingaretti. Io penso invece che il nostro compito sia opporci con forza a questo governo e costruire l'alternativa al nazional-populismo di Lega e 5 stelle".

Ma è una pioggia di critiche, prese di distanza e richieste di chiarimenti quelle che arrivano dalle diverse anime del Pd. Carlo Calenda, ad esempio, sottolinea che su un tema del genere "non sono tollerabili ambiguita'". Per Giuseppe Fioroni "se la proposta è quella di consegnarsi a Grillo, certamente si snatura la funzione di un partito concepito per unire il centro e la sinistra, non per rianimare vanamente la sinistra immaginando di ammansire il populismo. All'orizzonte in questo caso c'è la dissipazione della nostra autonomia".

In soccorso di Zingaretti, arrivano le parole del deputato Roberto Morassut: "Non mi pare Zingaretti abbia mai detto di voler fare un governo coi Cinque Stelle. Su questo nel Pd non vedo grandi differenze. Altra cosa è dire che i Cinque Stelle vanno scomposti. E questo, semmai, ha sempre detto Zingaretti".

La risposta del governatore arriva ed è durissima: "Dobbiamo recuperare con la politica l'elettorato che ci ha abbandonato. Questo è un impegno etico. Il resto sono chiacchiere e fango di chi fa finta di non capire e usa in maniera subalterna, questo sì, gli stessi metodi dei 5 Stelle per gettare fango nel confronto politico". Quanto al merito delle parole di Smeriglio, il governatore ricorda di aver "detto fino alla noia che non ho alcuna intenzione di allearmi con il Movimento 5 Stelle".

"Ritornare in maniera isterica e ossessiva ogni volta su questo tema è segno della debolezza di chi non sa dire nulla di positivo su se stesso e ha come unica arma parlare male degli altri. La cosa divertente è che di solito i protagonisti di questa gazzarra sono tra i principali responsabili della disfatta elettorale che ha portato i 5 Stelle al Governo e pretendono di dare lezioni a me che li ho sconfitti. Io credo che sia essenziale un'altra cosa: un cambiamento radicale che torni a metterci in sintonia con l'elettorato che abbiamo perso e che, in gran parte per rabbia e sfiducia, ha votato 5 Stelle", conclude Zingaretti. 

Tra le tante cose rivelate nelle 250 pagine pubblicate dal Parlamento britannico, c'è la risposta a una domanda: perché Facebook ha comprato Whatsapp? Oggi che l'applicazione ha oltre 1,5 miliardi di utenti e si appresta a diventare una ricca fonte di guadagno, è facile parlare di successo.

Allora, nel 2014, molti si chiesero perché Mark Zuckerberg spendesse la bellezza di 19 miliardi di dollari per una società che aveva meno di 500 milioni di utenti, fatturava poco o nulla e non aveva idea di come incassare. Nelle pagine riservate ci sono grafici che spiegano tanto. Si potrebbero sintetizzare così: il primo obiettivo dell'operazione è stato disinnescare un avversario di Messenger.

Non un semplice antagonista, ma un emergente che avrebbe potuto mettere a rischio la tenuta di Facebook.

L'ascesa della messaggistica

Per mesi (almeno dall'agosto 2012) Facebook ha monitorato Whatsapp attraverso l'app di analisi Onavo. Tra agosto 2012 e marzo 2013, Onavo dice quanti utenti statunitensi di iPhone vengono raggiunti dalle app di messaggistica. Skype è leader, con il 17,1% della popolazione. Messenger è secondo con il 13,7%, seguito da Whatsapp con l'8,6%. Giù dal podio ci sono molte altre applicazioni, alcune delle quali oggi scomparse o ridotte a periferia digitale: Viber, Kik, Voxer, Tango. Un affollamento che suggeriva un inconveniente (la grande concorrenza) ma anche un'opportunità (l'enorme appeal della messaggistica).

 

Nella classifica complessiva delle app per utenti di iPhone, Facebook è prima e Instagram (acquisita nel marzo 2012) terza. Messenger è 15esima e Whatsapp 30esima. Quando sulla scrivania di Zuckerberg arrivano questi dati, il ceo ha già allacciato i primi contatti con i co-fondatori Jan Koum e Brian Acton. Il ceo riconosce la bontà e l'importanza delle informazioni fornite da Onavo. Ecco perché decide di ottenerli in esclusiva. La società, che fino ad allora offriva i propri servizi anche ad altre compagnie, viene acquisita da Facebook nell'ottobre 2013 per 100 milioni di dollari. Quattro mesi dopo, Menlo Park compra Whatsapp.

 

 

Perché Whatsapp spaventa Zuckerberg

Il fatto che Whatsapp sia ancora lontana dalla top 10 delle app più utilizzate è un particolare secondario. Perché Onavo indica altri dati preoccupanti (per Facebook). L'applicazione non è ancora tra le più scarica, ma gli utenti la usano molto. Nell'aprile 2013, Whatsapp invia, in media, 8,2 miliardi di messaggi al giorno. Su Facebook sono 11,5 miliardi.

Attenzione però: a differenza del social network, Whatsapp non è accessibile da pc. Tenendo in considerazione solo gli smartphone, il sorpasso c'è già stato: Facebook veicola (via Messenger) 3,5 miliardi di messaggi. Un dato allarmante, perché in quei mesi Zuckerberg sta puntando (giustamente) molto sul mobile e sulle chat.

 

Un'altra metrica dice la stessa cosa: Whatsapp coinvolge più di Messenger. Gli utenti di iPhone passano in media più tempo sull'app di Koun e Acton che su quella di Zuckerberg. In questa classifica, Whatsapp è preceduto solo da Snapchat (non lontano), Facebook, Twitter, Forsquare e Instagram. In altre parole: quella che al momento dell'acquisizione è stata segnalata come debolezza (perché spendere così tanto per Whatsapp quando hai già Messenger?), per Zuckerberg è stato il motivo principale dell'operazione.

Una mossa, prima di tutto, difensiva (per quanto possa sembrare bizzarro definire difensiva una spesa da 19 miliardi). Quello che è successo dopo è tutto merito di Zuckerberg e dei suoi collaboratori. Sono riusciti trovare un'alchimia tutt'altro che scontata: far crescere sia Whatsapp che Messenger senza che l'una erodesse l'altra. E adesso si preparano a passare alla cassa con entrambi, introducendo sistemi di monetizzazione che trasformino gli utenti e i loro dati in dollari.

 

Acquistare per neutralizzare

Paranoico o lungimirante? Zuckerberg ha sempre tentato di stroncare la crescita dei concorrenti quando ancora erano solo potenziali avversari. Come? Comprandoli. E pace se questo avrebbe portato a scucire qualche miliardo in più rispetto al valore di mercato. I soldi non sono mia stati un problema, specie se in ballo c'è la sopravvivenza.

Zuckerberg ci aveva provato anche con Snapchat nel 2013. Offrì 3 miliardi di dollari a Evan Spiegel, che rifiutò. Il fondatore di Whatsapp Brian Acton ha ricordato uno Zuckerberg “impaziente” e preoccupato quando, nel 2016, l'ascesa di Snapchat sembrava accelerare. Non essendo riuscito a comprare, Facebook è passato al piano B: distruggere. Ha importato le Storie, i messaggi temporanei nati su Snapchat. Che da allora ha praticamente smesso di crescere. Con WhatsApp non è servito.  

Si può fare bancarotta pur avendo sul mercato il miglior prodotto possibile? Bancarotta vera, non mascherata. La Federazione ginnastica Usa c’è riuscita, malgrado possa sfoderare in vetrina la 21enne Simone Biles, unica nella storia a vincere quattro titoli mondiali, la prima a conquistarne tre consecutivi, la prima con più ori ai Mondiali (14), la più decorata degli Stati Uniti (25 tra Mondiali e Olimpiadi). Eppure, per sopravvivere al più assurdo, vergognoso e terribile scandalo che l’ha travolta, e alle 100 cause di risarcimento di oltre 350 atlete, Usa Gymnastics deve passare per il Tribunale di Indianapolis dove ha sede, ricorrendo al Chapter 11:  consegnare i libri contabili, entrare in amministrazione controllata e sperare di evitare il fallimento. Al quale, subito dopo seguirebbe la cancellazione da parte del Comitato Olimpico nazionale. Ed è davvero giusto così.

Perché nessuno aveva creduto alle accuse?

Tutto il paese si chiede come sia possibile che per decenni il medico federale, Larry Nassar, possa aver molestato ed abusato senza controllo tante ragazze che le famiglie affidavano alla federazione. E non si accontenta  di aver spedito il mostro in gattabuia per 60 anni per possesso di materiale pornografico e molestie a ragazze e donne mascherando e giustificando i suoi atti come trattamenti medici. Come mai nessuno, negli anni, ha creduto alle tante proteste delle ragazze? Come mai la dirigenza ha continuato a coprire il dottor Nasser anche negli ultimi due anni quando l’ondata delle denunce è aumentato in modo impressionante?

La situazione è insostenibile. Kathryn Carson, neo presidente del comitato dei direttori di USA Gymnastics – quando i buoi scappano si chiude la stalla, e oggi il vertice della federazione è molto più folto e selezionato – vuole assolutamente accelerare questa delicata fase dopo il fallimento di tutti i tentativi di mediazione. Le coperture finanziarie saranno garantite dalle assicurazioni stipulate in precedenza, con l’intento di ripartire al più presto: “Non è una liquidazione, è una riorganizzazione”. Anche se il procuratore John Manly, che rappresenta decine di querelanti, accusa l’organizzazione di continuare a "infliggere dolore inimmaginabile ai sopravvissuti" ed incoraggia gli investigatori a "raddoppiare" i loro sforzi. Perché la dichiarazione di bancarotta della federazione è la più chiara ammissione di colpevolezza di chi è incapace di proteggere i suoi atleti dagli abusi di un proprio dipendente. Visto che Nasser, partendo dalla Michigan University, ha collaborato sin dal 1986 con Usa Gymnastics. 

Un crac finanziario e morale

La bancarotta morale e quindi l’assalto di circa 5000 creditori delle cause civili intentate da ogni parte del paese ha frantumato il tesoretto federale, calcolato in almeno 50 milioni di dollari. Il più tartassato è l’ex presidente e amministratore delegato Steve Penny: s’era dimesso a marzo dell’anno scorso, ma un mese fa è stato arrestato perché deve rispondere di 400 mila dollari di risarcimenti danni. E, comunque, in questo caos totale, assillati dai creditori e dalle reprimende morali, oppressi dai sensi di colpa e dai propri errori, il pericolo maggiore per la federazione è quello di essere cancellata dal Comitato olimpico Usa (Usoc). Che, per bocca del suo numero 1, Kathryn Carson, promette: “Pagheremo fino all’ultimo centesimo, abbiamo preso tutte le iniziative per curare e sostenere le ragazze, ci siamo attrezzati al meglio per difendere al meglio, in futuro, i nostri ragazzi e i nostri club”.

Saldare tutti i debiti, economici e morali, è assolutamente indispensabile per guadagnare tempo, recuperare un po’ di credibilità e di fiducia per la nuova dirigenza. Perché la straordinaria procedura di decertificazione da parte dell’Usoc è già iniziata. “Meritate di meglio. Crediamo che le sfide che l’organizzazione deve affrontare siano semplicemente più di quanto sia in grado di superare nella sua forma attuale. E questo non è giusto per le ginnaste in tutto il paese. Fino a qualche settimana fa ho sperato che ci fosse un’altra strada ma ora non lo credo più possibile”, ha scritto in una lettera aperta alla comunità della ginnastica americana il boss del comitato olimpico, Sarah Hirshland, che ha preso il posto di Scott Blackmun, rimesso proprio per il suo immobilismo nello scandalo Nassar.

Quel numero, 265, che accompagna i casi di abusi sessuali del mostro della Federginnastica sono davvero troppi. Insanabili, anche davanti ai 34 milioni di dollari di risarcimenti nella più incredibile bancarotta dello sport mondiale.

www.sportsenators.it

Via libera dell'Aula della Camera alla legge di bilancio con 312 sì e 146 no.  La manovra, su cui ieri il governo aveva incassato la fiducia di Montecitorio, passerà la prossima settimana all'esame del Senato in seconda lettura. 

L’ingresso prepotente degli smartphone nelle nostre vite ha reso più comune che mai il fenomeno del casual gaming, ma ciò non significa che non esistesse sin da principio (anzi, secondo me è proprio la forma in cui inizialmente fu concepito il gaming, N.d.R.). Quindici anni fa, quando avere apparecchiature touch non era così scontato, debuttava Zuma, uno dei fortunati puzzle game di PopCap Games, all’epoca già “famosa” per Bejeweled. Quale miglior posto delle pagine virtuali di Back in Time per riscoprirlo?

Zuma

Le regole alla base di Zuma sono presto dette: si tratta di un puzzle game basato sull’abbinamento di biglie dello stesso colore, un po’ come nei vecchi Puzzle Bobble (che forse conoscete col nome di Bust-A-Move, piuttosto popolare nell’era della prima PlayStation); questa volta, però, le malefiche sfere non sono incastonate sulla parte alta dello scherno, ma si muovono lungo un percorso più o meno contorto, come se componessero un serpente.

L’obiettivo del gioco è eliminare tutte le palle – formando gruppi di almeno tre dello stesso colore: anche Zuma è un match-three game – prima che esse arrivino alla fine del circuito, dove vengono inghiottite da un teschio. Per riuscirci, ci serviremo di un simulacro a forma di rana, posto in una zona centrale dello schermo, che utilizzeremo per sparare le sfere. Ovviamente, esistono le solite feature del caso: è possibile switchare la propria biglia con quella successiva (che appare sul dorso della rana) e sono presenti vari potenziamenti, come quello che “riavvolge” il “serpentone”, la bomba o il rallentatore.

Giocare è semplice, nel senso che il set di regole e le azioni possibili sono talmente poche da rendere il titolo appetibile anche per chi non abbia mai toccato un controller in vita sua. Ciò non significa, però, che Zuma sia un gioco da ragazzi: PopCap Games ha infatti approntato quattro diversi livelli di difficoltà – chiamati Coniglio, Aquila, Giaguaro e Figlio del Sole – quindi ce n’è davvero per tutti, dal principiante all’Eletto (perché per finire la modalità Figlio del Sole ci vogliono davvero capacità sovrannaturali, N.d.R.).

Zuma

La principale modalità di gioco è l’Avventura, che vi vede impegnati in un numero davvero incredibile di schemi di difficoltà crescente, anche se ovviamente molti di essi sono ripetuti, dal momento che i percorsi sono ventidue in tutto. Solo i più bravi e i più caparbi riusciranno a proseguire oltre il nono stage e questo varrà loro un paio di Obiettivi/Trofei d’Argento in più. Il bottino messo in palio da Zuma in realtà non è dei più ghiotti: solo dieci Trofei, di cui tre Bronzi, sei Argenti e un Oro; alcuni di essi sono davvero difficili da ottenere (si pensi al livello da finire in soli otto secondi), quindi il Cacciatore di Trofei troverà pane per i suoi denti e, soprattutto, spenderà un buon quantitativo di ore per adempiere al suo compito.

I meno perseveranti possono comunque avvalersi della modalità Guanto, in cui è possibile affrontare singolarmente i vari schemi, facendo pratica o cimentandosi nella prova di sopravvivenza. Chiaramente, si tratta di un ottimo modo per migliorare le proprie abilità (è infatti previsto un aumento della difficoltà, con molteplici gradi per ognuno dei quattro livelli che abbiamo citato) e la conoscenza dei percorsi, che è molto importante, checché si possa pensare.

Zuma

A partire dal 2003 Zuma è uscito su una moltitudine di piattaforme. Attualmente, perlopiù vi capiterà di giocare alla versione migliorata, Zuma Deluxe, disponibile a partire dal 2006 su PC e successivamente anche sugli store digitali di Sony e Microsoft. Vi consigliamo di puntare sulla versione PC, in quanto il gamepad non è la tipologia di controller più adatta al gioco. Se vi appassionerà, potrete puntare sul seguito, Zuma’s Revenge!, più ricco ma meno fresco del capostipite della serie.

Zuma


Zuma è divenuto quasi un classico nel suo genere. Il motivo è semplice: ha il tipico magnetismo che ci si aspetta da un puzzle game fatto bene. Per completarlo, però, dovrete sudare le proverbiali sette camicie: gli ultimi stage dell’Avventura sono per veri esperti. È un prodotto casual, per cui è adatto un po’ a tutti, grazie ai diversi livelli di difficoltà, che possono trasformare il gioco da una passeggiata di salute ad un inferno.

L’articolo Back in Time – Zuma proviene da GameSource.

Articolo aggiornato alle 13:40 dell'8 dicembre 2018

'gilet gialli' tornano nelle piazze francesi per il quarto atto di una protesta contro il governo che fonti di Eliseo hanno definito "un tentativo di golpe". Ancora lacrimogeni e tensioni ai margini degli Champs-Elysées, a Parigi. Ci sono inoltre numerose azioni di blocco e interruzioni sulle autostrade in tutto il Paese, compresi i due principali valichi di frontiera con la Spagna alle estremità dei Pirenei. E stando all'ultimo bollettino della prefettura, qualche minuto dopo mezzogiorno si contavano già 548 fermi. 

Intorno 10:25, la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti in una strada perpendicolare al famoso viale, vicino all'Arco di Trionfo. Quasi un'ora dopo, ancora lacrimogeni per disperdere decine di "gilet gialli" che cercavano di penetrare lungo un altro viale adiacente agli Champs Elysees. Poco prima delle 11.00, diverse decine di manifestanti hanno anche fermato la circolazione lungo la tangenziale di Parigi, vicino a Porte Maillot per qualche minuto, ma sono stati rapidamente dispersi dalla polizia antisommossa.

Le autorità hanno dato ordine alle forze di sicurezza di intervenire subito per contenere le concentrazioni ed evitare che degenerino in scene di guerriglia urbana come avvenuto nei tre sabati precedenti. Nell'ambito di questa strategia, gli agenti hanno fatto centinaia di arresti preventivi. Il governo del resto è determinato a non lasciarsi sfuggire di mano la situazione, preoccupato che tra i manifestanti possano nascondersi facinorosi e persone armate.

Il premier Edouard Philippe si è presentato a metà mattinata dinanzi al giornalisti, per fornire qualche aggiornamento sulla situazione, al termine di un incontro con gli uomini della sicurezza del Ministero dell'Interno e con il ministro, Christophe Castaner. All'alba le forze dell'ordine avevano anche condotto numerosi controlli ai pedaggi di accesso autostradale a Parigi e fermato persone con maschere antigas, biglie e altri oggetti contundenti.

Una città blindata

I principali monumenti e musei della capitale francese sono chiusi, a cominciare dal Louvre, la Tour Eiffel, Arc de Triomphe e l'Opera. Il sindaco, Anne Hidalgo, ha spiegato che sono state ritirate circa 2 mila elementi di arredo urbano (panchine, segnaletica stradale) per evitare che possano essere usate come oggetti contundenti. E sono state annullate decine di partite di calcio in tutto il Paese, eventi festivi e anche altre manifestazioni programmate da tempo. 

Nonostante tutto, c'è comunque qualche turista che si aggira per le strade. Le Figaro ha fotografato una famiglia italiana di Verona: "Non abbiamo paura, non sembra così terribile. Siamo solo seccati che tutte le metropolitane siano chiuse: non è facile visitare qualcosa". 

Leggi anche: Gilet gialli, il nuovo algoritmo di Facebook che ha favorito la rivolta

Intanto il movimento si divide. La delegazione di 'gilet gialli liberi', ala moderata del movimento di protesta, ha chiesto che la calma sia rispettata. Dopo aver incontrato il premier Edouard Philippe, uno dei rappresentanti, Benjamin Cauchy, ha riferito che il messaggio di "urgenza" è stato trasmesso, sostenendo di aver trovato il capo dell'esecutivo "attento, cosciente delle problematiche, in ascolto". Ora, ha aggiunto, è il momento che il presidente Emmanuel Macron prenda la parola, una richiesta ribadita anche da altri membri del movimento di protesta. Per Jacline Mouraud, portavoce dei 'gilet gialli liberi', "è necessario che Macron si esprima, che sia il presidente di tutti i francesi".

Leggi anche: Le bufale più diffuse sulle proteste dei gilet gialli

Da quando è tornato dal G20 a Buenos Aires, Macron non ha mai preso pubblicamente la parola, neanche dopo che Philippe ha annunciato la moratoria per tutto il 2019 dell'innalzamento della tassa sui carburanti. Il presidente francese ha fatto sapere che interverrà sulla crisi dei 'gilet gialli' solo a inizio della prossima settimana per evitare di buttare "benzina sul fuoco" prima della manifestazione di domani.

Articolo aggiornato alle 13,30 dell'8 dicembre 2018

Cinque ragazzi e una donna sono morti schiacciati nella calca in una discoteca di Ancona mentre tentavano di fuggire dal locale dove era in programma il concerto di Sfera Ebbasta, popolarissimo artista della musica trap.

Si tratta di cinque minorenni e una mamma che accompagnava il figlio. La strage è avvenuta nella notte nella discoteca 'Lanterna azzurra' di Corinaldo, in provincia di Ancona. Oltre un centinaio i feriti, di cui otto, tutti di età compresa tra 14 e 20 anni, in pericolo di vita. Sono ricoverati nelle tre rianimazioni dell'ospedale regionale Torrette di Ancona "presentano traumi da schiacciamento al torace, all'addome, lesioni craniche e anche sindromi da ipossia e crisi respiratorie" hanno comunicato il direttore generale dell'azienda 'Ospedali Riuniti' di Ancona, Michele Caporossi, e il primario della clinica di rianimazione, Abele Donati. Nello stesso ospedale sono ricoverate anche altre 7 persone, in codice giallo e verde. Un'ottava persona è tuttora ricoverata all'ospedale di Senigallia, quello più vicino al luogo dell'incidente, in attesa di essere trasferita ad Ancona. Altri feriti sono stati soccorsi e ricoverati a Jesi. 

E' stato il vicepremier Luigi Di Maio a dare su Facebook i nomi delle vittime, quattro delle quali sono di Senigallia, una di Fano e una di Frontone. "È assurdo morire così" scrive Di Maio, "come governo faremo massima chiarezza sulla dinamica della vicenda (se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza) e individueremo i responsabili".

Secondo quanto si è appreso, qualcuno avrebbe usato un gas urticante provocando il panico fra i ragazzi che erano andati al concerto. Nella calca che ne è seguita, molti ragazzi sono rimasti travolti. 

Secondo quanto è trapelato, è stato accertato che ieri sera erano stati venduti circa 1.400 biglietti, mentre il locale avrebbe un'agibilità per 871 persone. Gli inquirenti, però, stanno cercando di appurare quante persone fossero effettivamente presenti quando si è scatenato il panico. Il locale è stato posto sotto sequestro, mentre prosegue l'attività del Ris, soprattutto all'interno del club, dove si cercano tracce di una bomboletta spray urticante che avrebbe intossicato chi, in quel momento, stava ballando in sala in attesa dell'inizio del concerto

Una ipotesi che sembra trovare conferma nel racconto di un genitore, che ha pubblicato su Facebook un video in cui si vede la pista da ballo vuota e alcuni ragazzi che scappano. Ecco cosa scrive: "Ore 00:56 un gran coglione lancia una bomboletta di SPRAY al peperoncino in mezzo alla sala con più di 1500/2000 persone tra cui io con mia figlia di 10. Scene da panico si aspettava STU SFERA EBBASTA ( ingresso alle 22:00, Inizio alle 23:00 all1:00 non c’era ancora nessuno) ragazzi che scappano e si calpestano tra di loro,qualcun’altro sviene perché allergico o preso dal panico o ubriaco fracido in 20 secondi la pista era vuota".

I feriti, con traumi e lesioni da schiacciamento, sono un centinaio di cui 10 in gravi condizioni, hanno reso noti fonti del 118. In 35 sono ricoverati negli ospedali di Senigallia e Torrette di Ancona.

Quanto accaduto ricorda molto la gigantesca ressa innescata durante la proiezione della finale di Champions League del 2017 in piazza San Carlo a Torino, quando una persona morì e centinaia rimasero ferite.

"Non si può morire così a quindici anni, un pensiero e una preghiera per i sei morti di stanotte nelle Marche, e una speranza per i tredici feriti gravi ancora ricoverati" scrive su Facebook Matteo Salvini, "E un impegno: trovare i responsabili di queste sei vite spezzate, chi per cattiveria, stupidità o avidità ha trasformato una serata di festa in una tragedia". Il ministro dell'Interno ha anche annunciato per "oggi alle 11 in Piazza del Popolo un minuto di silenzio per ricordare questi ragazzi".

Secondo una prima ricostruzione delle forze dell'ordine, il panico si è scatenato intorno all'una di notte, quando il pubblico, un migliaio di persone, era in attesa dell'inizio del concerto. "Abbiamo sentito un odore acre e siamo scappati", hanno riferito alcuni testimoni. Chi è arrivato più tardi al concerto ed era in attesa di entrare ha riferito di aver visto "ragazzi che tossivano e avevano problemi respiratori".

Gli accertamenti dei vigili del fuoco e dei carabinieri si stanno concentrando sulle uscite di sicurezza e sul rispetto della capienza massima.

Sul posto è presente il pubblico ministero, Paolo Gubinelli, che coordina le indagini e che ha messo sotto sequestro il locale. "E' presto per stabilire cause e responsabilità", ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri, Cristian Carrozza.

L'attenzione degli inquirenti sarebbe diretta, in particolare, a una delle uscite di sicurezza del locale dove, secondo un testimone, "decine di persone sarebbero cadute una sopra all'altra".

Secondo un ragazzo di sedici anni, che era andato con la fidanzata ad assistere al concerto e che ha parlato con Repubblica, non appena si è sentito un forte odore acre, tutti si sono riversati verso le uscite di sicurezza, una delle quali era sbarrata. Alcuni ragazzi hanno cercato scampo lanciandosi oltre un muretto, ma sono stati schiacciati da quanti li seguivano. 

I soccorsi sono stati immediati: sul posto sono intervenuti le squadre dei vigili del fuoco di Senigallia, Ancona, Jesi e Arcevia, tutte le ambulanze disponibili e le forze dell'ordine.

Sulla pagina Facebook del locale, dove i gestori hanno pubblicato una immagine a lutto, si susseguono i commenti di chi chiede perché le porte di emergenza fossero sbarrate. "Ringrazio Dio di essere riuscito a tornare vivo a casa" si legge in uno di essi. 

Nel locale erano presenti un migliaio di persone per assistere al concerto del "re della Trap", Sfera Ebbasta. Il 26enne cantante di Cinisello Balsamo, il cui vero nome è Gionata Boschetti, è considerato uno dei fenomeni musicali del momento con oltre un milione e mezzo di follower solo su Instagram.

Il suo "Sfera Ebbasta – RockStar tour" sta registrando grandi successi ovunque. Il suo ultimo album "Rockstar" è doppio disco di platino dalla FIMI. Sfera Ebbasta è stato il primo artista italiano ad aver conquistato record di plays streaming del mondo su Spotify. 

Le reazioni

 

 

 

 

 

La quarta giornata di proteste dei 'gilet gialli' in Francia si sta svolgendo in un ambiente di relativa calma, ma ha già provocato qualche tensione non solo sugli Champs-Elysees: cariche della polizia e il lancio di gas lacrimogeni. La tensione comunque sta via via aumentando. Ci sono inoltre numerose azioni di blocco e interruzioni sulle autostrade in tutto il Paese, compresi ai due principali valichi di frontiera con la Spagna ad entrambe le estremità dei Pirenei. E secondo l'ultimo bollettino fornito dalla prefettura qualche minuto dopo mezzogiorno, ci sono già stati 548 fermi.     

   Di buon mattino, la polizia ha lanciato lacrimogeni e ha fatto cariche contro una folla ai margini degli Champs-Élysées. Intorno 10:25, la polizia ha sparato diverse bombole di gas lacrimogeni contro i manifestanti in una strada perpendicolare al famoso viale, vicino all'Arco di Trionfo. Quasi un'ora dopo, la polizia antisommossa ha sparato gas lacrimogeni per disperdere decine di "gilet gialli" che cercavano di penetrare lungo un altro viale adiacente agli Champs Elysees. Poco prima delle 11.00, diverse decine di manifestanti hanno anche fermato la circolazione lungo la tangenziale di Parigi, vicino a Porte Maillot, per qualche minuto, ma sono stati rapidamente dispersi dalla polizia antisommossa. Alcuni hanno risposto lanciando proiettili e petardi. Queste azioni riflettono l'indicazione delle autorità alle forze di sicurezza: intervenire subito per contenere le concentrazioni ed evitare che degenerino in scene di guerriglia urbana come avvenuto una settimana fa. Nell'ambito di questa strategia, gli agenti hanno fatto centinaia di arresti preventivi. 

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