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AGI – Continua a far discutere il video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro accusato di stupro assieme a tre amici. Questa volta a finire nel mirino è la sottosegretaria alla Giustizia, la pentastellata Anna Macina, che in un’intervista al Corsera difende il Garante del Movimento 5 stelle, il video “è l’urlo di dolore di un papà. Vi vedo molto il lato umano. Quasi nulla di politico”, anche se secondo lei avrebbe “dovuto evitare” di farlo.     

Bufera su sottosegretaria M5s, Bongiorno e Salvini annunciano vie legali

Ma a scatenare un nuova bufera, dopo le aspre polemiche suscitate proprio dalle parole dell’ex comico genovese, è l’attacco che Macina rivolge a Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e avvocato difensore della ragazza che ha denunciato la violenza, nonchè legale di Matteo Salvini. Parole che fanno insorgere il partito di via Bellerio, che ne chiede le dimissioni dal governo, mentre Bongiorno annuncia che si rivolgerà alle vie legali (idem Salvini).     

Macina: “Grave se Salvini ha visto il video” che secondo Grillo scagionerebbe il figlio

Il video di cui parlano lo stesso Grillo e sua moglie, e che secondo i genitori di Ciro scagionerebbe il ragazzo dall’accusa, “non l’avrà visto Salvini?”, chiede la sottosegretaria M5s. “In tv Salvini ha detto di averne parlato con Giulia Bongiorno, e ha detto di aver saputo altri dettagli. Non è che questo video, che non doveva vedere nessuno, lui l’ha visto? Sarebbe grave. Che si utilizzi per fini politici una vicenda di cui non si capisce se Bongiorno parla da difensore (che ha quel video) o da senatrice che passa informazioni al suo capo di partito di cui è anche difensore. Mi ha gelato sentirla dire che porterà il video di Grillo in Tribunale, lasciando intendere che il comportamento del papà ricadrà sul figlio.

“Cosa vuole fare, il processo alla famiglia? Rabbrividisco”, chiosa Macina. La replica della senatrice leghista non va per il sottile: “Si lancia in fantasiose, gravissime accuse a mio carico”, scandisce Bongiorno. “Mossa dalla cultura del sospetto (verso i nemici) che caratterizza il Movimento 5 stelle, il sottosegretario Macina lede gravemente la mia immagine di essere umano, prima ancora che di avvocato, nel provare a insinuare che io abbia reso noti a chicchessia atti del processo”.

“Mi occupo di violenza sulle donne da decenni come a tutti è noto. Ho assunto questo incarico un anno dopo la denunzia che ha dato vita alle indagini e non ho mai parlato con nessuno di questo procedimento nonostante le numerose e pressanti richieste dei giornalisti. Il sottosegretario Macina dovrà rispondere di queste affermazioni farneticanti in sede giudiziaria”, annuncia la senatrice leghista.

E la Lega chiede le “dimissioni immediate” della sottosegretaria, le cui “insinuazioni sono gravissime, insultanti e indegne di un membro del Governo”. Per il partito di via Bellerio “l’imbarazzo del Movimento 5 stelle per una vicenda così grave e che coinvolge la famiglia del loro fondatore non è un buon motivo per infangare il senatore Salvini e l’avvocato Bongiorno. Il leader della Lega agirà contro il sottosegretario in tutte le sedi civili e penali”, si fa sapere.     

Anche Forza Italia e i renziani contro Macina: inadeguata, M5s sta superando ogni limite

A criticare l’intervista di Macina non è solo la Lega. “La sottosegretaria M5s alla Giustizia attacca sui giornali l’avvocata (Giulia Bongiorno) della ragazza che ha denunciato il figlio del suo leader e insinua che gli atti siano diffusi dalla difesa per fini politici. La ministra Cartabia, che ha fatto del riserbo il suo stile, la cacci seduta stante“, scrive su twitter Enrico Costa, deputato e responsabile Giustizia di Azione.

Il Movimento 5 Stelle sta superando ogni limite, e sta trasformando, anche attraverso suoi esponenti di governo, una vicenda giudiziaria in uno scontro tutto politico. Invito i pentastellati ad abbassare i toni”, afferma Matilde Siracusano di Forza Italia. Per Maurizio Gasparri “in un Paese normale, un sottosegretario alla Giustizia che rilascia un’intervista al principale quotidiano per attaccare l’avvocato di una ragazza vittima di stupro sarebbe stato già messo alla porta. Le parole della grillina Macina sono inaudite“.

“La sottosegretaria Mancina ha violato gravemente i suoi doveri istituzionali”, afferma il renziano Gennaro Migliore, che parla di “comportamento intollerabile”, “siamo nella più flagrante delle violazioni dei codici comportamentali”, osserva l’esponente di Iv. “E la collega Lucia Annibali sostiene che “la sottosegretaria Macina dovrebbe fare immediatamente un passo indietro e dimettersi. Ha mostrato chiara inadeguatezza a ricoprire il suo ruolo”. 

A difesa della pentastellata si schiera il presidente della commissione Giustizia, Mario Perantoni, che esprime “solidarietà e sostegno” a Macina, che pone “domande e dubbi del tutto legittimi”, afferma l’esponente M5s. 

AGI – La fibrillazione atriale, la più comune tra le aritmie cardiache, causa declino cognitivo e demenza, anche in assenza di eventi clinici evidenti, come il classico ictus cerebrale. Questo il risultato di una ricerca condotta da un gruppo multidisciplinare composto da cardiologi e ricercatori dell’ospedale Molinette della Città della Salute e dell’Università di Torino, composto da Matteo Anselmino, Andrea Saglietto e Daniela Canova e da un team di ingegneri del Politecnico di Torino, composto da Luca Ridolfi e Stefania Scarsoglio.

La ricerca ha permesso di studiare per la prima volta nell’uomo gli effetti esercitati dalla fibrillazione atriale sul flusso sanguigno nei piccoli vasi cerebrali. Mediante l’utilizzo di una metodica nota come spettroscopia quasi infrarossa (Nirs), infatti, piccole sonde applicate sulla cute della fronte del paziente consentono di ottenere informazioni sul flusso sanguigno a livello del cervello. 

Gli studi sono stati svolti su circa 50 pazienti con fibrillazione atriale afferenti alla Cardiologia universitaria dell’ospedale Molinette e hanno permesso di dimostrare come in corso di aritmia si generino transitorie ma ripetute alterazioni del flusso a livello del microcircolo cerebrale. 

Le transitorie riduzioni dell’afflusso di sangue al cervello possono portare alla genesi della demenza

“Crediamo che queste transitorie riduzioni critiche dell’afflusso di sangue al cervello – spiega il direttore della Cardiologia universitaria Gaetano Maria De Ferrari – contribuiscano a lungo termine alla genesi della  demenza e più in generale al deficit cognitivo associato alla fibrillazione atriale”.

Le alterazioni della circolazione cerebrale registrate dalla Nirs in corso di fibrillazione atriale tendano a scomparire al ripristino del normale ritmo cardiaco tramite una cardioversione elettrica.

“Oggi noi possiamo offrire ai pazienti con fibrillazione atriale una tecnica molto efficace nel mantenere il ritmo sinusale a lungo termine, come l’ablazione transcatetere – afferma il professor Anselmino – e abbiamo pertanto in programma di valutare se con questo approccio sia possibile ridurre il declino cognitivo in questa popolazione di pazienti”. 

Ci si attende raddoppio casi di fibrillazione atriale entro il 2050    

“Considerando che la fibrillazione atriale aumenta con l’aumentare dell’età e ci si attende un raddoppio dei casi di fibrillazione atriale entro il 2050 – prosegue Anselmino – è evidente quanto sia stato importante capire i meccanismi che legano la fibrillazione atriale alla demenza, al fine di poter ottimizzare le strategie terapeutiche e minimizzare il deficit cognitivo correlato all’aritmia, con enormi potenziali ricadute sulla qualità della vita e la gestione dell’assistenza socio-sanitaria dei pazienti”. Lo studio è stato pubblicato su Europace, la rivista scientifica internazionale di aritmologia cardiaca e nella Newsletter della Società Europea di Cardiologia.

AGI – Il decreto Riaperture approvato ieri dal Consiglio dei ministri è basato su un ‘rischio ragionato’: è una decisione politica presa sul filo del rasoio se guardiamo ai dati della pandemia e alle coperture vaccinali, ma al tempo stesso un coraggioso atto di responsabilità del Governo per rilanciare numerose attività produttive e placare le tensioni sociali che affida ai cittadini una grande responsabilità”. Lo ha dichiarato il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, nel rapporto settimanale sui contagi da Covid.  “Chiaramente – ha aggiunto – se le graduali riaperture saranno interpretate come un ‘liberi tutti’, una nuova impennata dei contagi rischia di compromettere la stagione estiva”.

Calano i casi, ma terapie intensive in affanno

Dal report emerge che nella settimana che va da 14 al 20 aprile c’è stata una riduzione di nuovi casi (-7,8%) e decessi (-17,5%). Continua ad alleggerirsi la pressione sugli ospedali, ma 12 Regioni rimangono sopra la soglia di saturazione per le terapie intensive. In particolare, si registra un calo di nuovi casi, 90.030 contro i 106.326 della settimana precedente, e di decessi (2.545 contro 3.083). In discesa anche i casi attualmente positivi (482.715 contro 519.220), le persone in isolamento domiciliare (456.309 contro 488.742), i ricoveri con sintomi (23.255 contro 26.952) e le terapie intensive (3.151 contro 3.526.

“La circolazione del virus nel nostro Paese – dichiara Nino Cartabellotta – rimane ancora sostenuta. Con la progressiva riduzione dei nuovi casi settimanali, i casi attualmente positivi, raggiunto il picco della terza ondata il 5 aprile (570.096), sono scesi a 482mila, numero molto elevato e sottostimato dall’insufficiente attività di testing & tracing”. Peraltro, il dato nazionale risente di eterogenee situazioni regionali: infatti, la variazione percentuale dei nuovi casi aumenta in 3 Regioni e crescono i casi attualmente positivi in 6 Regioni.

 “Gradualmente si allenta anche la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – ma il numero di posti letto occupati, sia in area medica che in terapia intensiva è ancora elevato in numerose Regioni”. Nello specifico, in area medica, la curva ha raggiunto il picco il 6 aprile (con 29.337 casi) e ha iniziato la discesa con una riduzione del 20,7% in 14 giorni; tuttavia i numeri assoluti rimangono elevati (23.255) e l’occupazione da parte dei pazienti Covid supera il 40% in 4 Regioni.

Per quanto riguarda le terapie intensive, la curva ha raggiunto il picco il 6 aprile (3.743), ma la discesa è più lenta, con una riduzione del 15,8% in 14 giorni; restano occupati 3.151 posti letto e in 12 Regioni la soglia di saturazione supera il 30%. “Numeri ancora alti anche per i nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione – con una media mobile a 7 giorni di 182 ingressi quotidiani, seppure in diminuzione da un mese”. 

Cambio di passo nella campagna vaccinale

La campagna vaccinale registra un sensibile cambio di passo, ma per raggiungere l’obiettivo del commissario Figliuolo mancano oltre 180mila somministrazioni al giorno.  “Nelle ultime due settimane – spiega il presidente di Gimbe – sono state consegnate circa 5,7 milioni di dosi: numeri in crescita, ma ancora lontani dal garantire le 3,5 milioni di somministrazioni settimanali del Piano Figliuolo”.

In particolare, al 21 aprile (aggiornamento ore 7.38) il 18,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (11.240.182) e il 7,8% ha completato il ciclo vaccinale con la seconda dose (4.654.357), con notevoli differenze regionali. Nonostante l’incremento del 35,5% delle dosi inoculate nelle ultime tre settimane, al 20 aprile la media mobile a 7 giorni delle somministrazioni rimane a quota 315.506 al giorno: oltre 180mila in meno delle 500mila previste dal Piano per metà aprile.

Rispetto alla copertura delle categorie prioritarie definite nell’ordinanza del 9 aprile del commissario straordinario, a fronte di notevoli differenze regionali, l’analisi del dato nazionale rileva:

  • over 80: degli oltre 4,4 milioni, 2.282.611 (51,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.336.007 (30,2%) hanno ricevuto solo la prima dose.
  • Soggetti fragili e loro caregiver: dal 20 aprile nel database ufficiale è stata aggiunta una specifica categoria di rendicontazione che riporta 1.847.928 dosi somministrate.
  • Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 284.113 (4,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.133.528 (35,7%) hanno ricevuto solo la prima dose.
  • Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 438.890 (6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 965.448 (13,1%) hanno ricevuto solo la prima dose.

Al fine di garantire l’irreversibilità delle riaperture, pertanto, la Fondazione Gimbe “esorta Governo e Regioni ad elaborare una strategia esplicita e condivisa per arginare la verosimile risalita dei contagi e, soprattutto, un piano di medio-lungo periodo per uscire dalla pandemia che tenga conto, oltre che delle coperture vaccinali, di scenari epidemiologici e criticità mai risolte in 14 mesi di pandemia”.

AGI – Lega ancora in calo, al 22,2% (-0,7), con FdI che arriva a sfiorare il 18% (17,9% +0,7%), il Pd che risale dello 0,2% al 18,8% e M5S in calo dello 0,1% (16,9). In aumento anche FI dello 0,1% al 7,6%. Sono questi i dati che emergono dall’ultima Supermedia settimanale di AGI/YouTrend.

Nelle diverse aree del Parlamento la maggioranza perde il 2,1%, ben salda comunque al 75,1%. I giallorossi al 37% (-0,4) e il centrodestra (Lega-Fi-Toti) 31,1% (-0,7). L’opposizione di centrodestra guadagna lo 0,7% (17,9%) e l’opposizione di centrosinistra perde lo 0,1% (2,1%). Rispetto alle Politiche del 2018 il centrodestra perde lo 0,1% al 48,9% e il centrosinistra cede lo 0,9% al 25,8%.

Supermedia Liste

Lega 22,2 (-0,7)

PD 18,8 (+0,2)

FDI 17,9 (+0,7)

M5S 16,9 (-0,1)

Forza Italia 7,6 (+0,1)

Azione 3,1 (-0,2)

Italia Viva 2,7 (-0,5)

Sinistra Italiana 2,1 (-0,1)

Verdi 1,8 (+0,2)

Art.1-MDP 1,3 (-0,5)

+Europa 1,2 (-0,4)

Supermedia Aree Parlamento

Maggioranza Draghi 75,1 (-2,1) di cui: – giallorossi (PD-M5S-MDP) 37,0 (-0,4) – centrodestra (Lega-FI-Toti) 31,1 (-0,7) – centro liberale 7,0 (-1,0)

Opposizione dx (FDI) 17,9 (+0,7)

Opposizione sx (SI) 2,1 (-0,1)

Supermedia Coalizioni

POL18 Centrodestra 48,9 (-0,1) Centrosinistra 25,8 (-0,9) M5S 16,9 (-0,1) LeU 3,4 (-0,6) Altri 5,0 (+1,7). 

AGI Un medico di base di Ancona è indagato dalla procura della repubblica per i reati di falso ideologico e lesioni personali: da quanto si è appreso dalla questura dorica, che sta conducendo le indagini, tre pazienti avrebbero parlato riferito di un comportamento anomalo “del professionista nel rilasciare la prevista documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione, nonché un susseguirsi di inesattezze sul tipo di vaccino inoculato e le date del relativo richiamo”.

Lo studio dell’indagato è stato perquisito e, da quanto sarebbe emerso da una prima disamina della documentazione e dalle testimonianze, il medico di base, in possesso del vaccino Pfizer fornito dall’Asur Marche, avrebbe somministrato semplice soluzione fisiologica “a numerosi pazienti” invece che le dosi di vaccino “per motivi in corso di accertamento”.

Alcuni dei pazienti coinvolti sono stati già identificati dagli inquirenti, secondo i quali è ipotizzabile che vi possano essere “ulteriori mutuati ignari di aver ricevuto una vaccinazione fittizia basata su acqua fisiologica”. Le indagini sono ancora in corso, anche per individuare ulteriori ed eventuali violazioni.

AGI – “Le recenti dichiarazioni di Beppe Grillo sfiduciano il processo. È essenziale per la vita democratica del Paese che i processi, e quelli per violenza sessuale anzitutto, si svolgano al riparo da indebite pressioni mediatiche“. Lo scrive la Giunta dell’Anm, sottolineando che “i magistrati di Tempio Pausania sapranno accertare i fatti con serenità ed equilibrio, garantiti dalla propria professionalità, nel rispetto dei diritti di tutti, degli imputati, che devono essere assistiti dalla presunzione di innocenza, e della denunciante, la cui dignità va tutelata”.

Quei toni, quella mimica e, soprattutto, quelle parole non potevano non creare un caso destinato a scatenare una forte onda d’urto. E infatti il ‘caso Grillo‘ pesa ancora su M5s, perché quella intemerata diffusa sul Blog personale per difendere il figlio indagato per violenza sessuale, ma di fatto per attaccare media, magistrati e, in ultima analisi, la ragazza vittima, continua a generare scosse nel Movimento.

Negli ultimi due giorni, dicono i rumors interni, Grillo avrebbe avuto contatti con diversi big M5s per chiedere, in sostanza, di essere a sua volta difeso dall’ondata di sdegno sollevata dal suo intervento. Il Garante M5s viene descritto, dalle stesse fonti, irritato da quanti hanno invece preso le distanze.

“Sarebbe stato meglio non portare il dibattito dal privato nella politica. Io credo che le vittime devono poter denunciare in qualsiasi momento se si sentono vittime. E poi la magistratura deciderà sulla base dei fatti”, aveva detto per esempio il ministro Patuanelli. Non l’unico peraltro, anche nella squadra M5s al governo, che abbia deciso di uscire allo scoperto.

“Sono due giorni che dal Movimento vengono ribaditi alcuni punti fermi. La tutela dell’indipendenza della magistratura e la difesa delle donne dagli abusi”, osserva Anna Macina, avvocato e sottosegretario alla Giustizia. “Per noi parlano i fatti: il ‘Codice rosso’ è stato fortemente voluto da noi. Il reato di Revenge porn prima non esisteva. E l’allungamento del termine per la denuncia da 6 a 12 mesi nemmeno”, rivendica. “Dispiace per quello che è successo ma riconduciamolo alla sfera privata e lasciamo fuori la politica”, è comunque l’indicazione di marcia.

Dalila Nesci, anche lei sottosegretaria, al Sud, invita a considerare che “un video non può polverizzare le politiche del Movimento in tema di giustizia e di diritti civili” e tuttavia rileva che “c’è una percezione mediatica che rischia di cambiare nei nostri confronti”, mentre “siamo perfettamente coscienti che non c’è solo un padre e una famiglia che soffre. Anche la sofferenza della ragazza coinvolta va rispettata. E che non si può mettere in crisi il principio di garanzia costituzionale, che si applica a entrambe le parti”.

Un affondo dall’esterno del Movimento arriva da Roberto Saviano che mette sotto accusa “i toni utilizzati, la cifra comica divenuta cifra politica e messa a disposizione di una visione personale delle cose e del mondo da sempre nella sostanza sessista, razzista e intrinsecamente contraddittoria”.

“Oggi Beppe Grillo si è ridotto a utilizzare la sua enorme popolarità politica per fini privati, incurante di umiliare le esponenti e gli esponenti del suo stesso movimento che tanto si sono spese e spesi perché alle donne fosse consentito il massimo tempo possibile per denunciare una violenza subita”, denuncia lo scrittore.

La lettera degli attivisti pentastellati

È affidata invece al Fatto Quotidiano la lettera aperta di 14 attivisti M5s, iscritti alla piattaforma Rousseau, che avvertono: “La vicenda familiare che sta travolgendo Grillo colpisce tutti noi attivisti e rischia di essere usata dagli avversari politici per attaccare e indebolire in modo strumentale M5s”.

E dunque, insieme all’invito a “considerare separatamente” le vicende, si lamenta che “gli iscritti, gli attivisti e tutti quelli che si riconoscono nella base del Movimento, vivono ormai da mesi una situazione conflittuale in cui i vertici non comunicano con la base, i portavoce eletti in Parlamento sotto il simbolo del M5s confliggono tra loro su questioni incomprensibili, mentre tutta la nazione è in stato di difficoltà”.

Il prossimo futuro del Movimento

Una questione molto delicata, dunque, che cade in un momento già di per sè cruciale per M5s, alla ricerca di un nuovo assetto di vertice. Nella giornata di venerdì è prevista un’assemblea dei deputati: all’ordine del giorno figura la discussione sul bilancio ma non è escluso che si parli anche della situazione attuale.

Magari della presenza di Giuseppe Conte all’evento organizzato dal Pd Bettini per il 29, insieme a Enrico Letta, scelta che irrita alcuni parlamentari M5s: “Noi vogliamo sapere – spiega un deputato riferendosi al leader in pectore del Movimento – cosa vuole fare, anche dei nostri soldi”.

E, a questo proposito, proprio oggi scade oggi l’ultimatum fissato dall’associazione ‘Rousseau’ per un accordo con il Movimento sull’eventuale prosecuzione del rapporto e la chiusura delle pendenze economiche. A cercare di sciogliere il nodo starebbe lavorando proprio Giuseppe Conte, con il capo politico reggente, Vito Crimi.

A Casaleggio sarebbe stata offerta anche la possibilità di una presenza ‘politica’, ovvero una condivisione sulla riscrittura dello Statuto e del Manifesto, a condizione di un via libera al voto su Rousseau sulla leadership di Conte. Ma, dicono sempre i bene informati, Casaleggio avrebbe rifiutato e preferirebbe sciogliere il nodo degli arretrati, del rapporto con M5s e della direzione che intende prendere. Da qui l’impasse. 

AGI – La parola fine all’operazione Superlega, una sorta di golpe realizzato ‘a freddo’ dai 12 club più ricchi e blasonati (e indebitati) del mondo viene pronunciata dal suo più grande sponsor, Andrea Agnelli, quando stamattina dichiara la resa: “Ad essere onesto, non possiamo andare avanti”. 

Cosa c’è alla base di questo incredibile flop? Come è possibile che 12 società (e 12 azionisti tra i più ricchi e potenti del mondo) abbiano fatto un errore così clamoroso sottovalutando tutti gli elementi che si sono scatenati contro il loro progetto? La spiegazione più probabile viene data all’AGI da fonti della Uefa che rivelano particolari inediti dei giorni che hanno preceduto il tentato ‘golpe’. 

Cronaca di un flop (annunciato)

Andiamo con ordine.

VENERDÌ 16 APRILE, mattina. Il Consiglio di amministrazione dell’Eca, l’Associazione dei club europei, l’organismo che rappresenta circa 200 società calcistiche a livello europeo presieduta da Andrea Agnelli approva all’unanimità la formula della nuova Champions League che dovrà partire nel 2024-2025.

VENERDÌ 16 APRILE, pomeriggio. L’Eca e il Club Competitions Committee (comitato delle competizioni per club della Uefa composto dalla maggioranza dei rappresentanti delle società) di cui fa parte ed è presente Ivan Gazidis, ad del Milan, approvano il format che lunedì 19 aprile la Uefa dovrà annunciare durante la riunione del suo Comitato esecutivo.

Poi che accade? Da parte dei 12 club che sono alla base della tentata Superlega arriva un ultimatum a JP Morgan: o ci date subito i soldi per appianare parte dei nostri debiti e dare il via ufficiale al progetto oppure dobbiamo accettare la Champions League così come è stata concepita (anche da noi) che partirà però tra due anni, tardi per evitare l’emorragia in corso. 

L’impegno economico arriva: 3,5 miliardi una tantum subito da restituire negli anni successivi con gli introiti del torneo. Con la finanziaria americana ci sono anche due fondi, uno spagnolo legato a Florentino Perez del Real Madrid e uno Usa legato alle squadre inglesi, oltre probabilmente ad uno saudita (cosa che, più di ogni altra, contribuisce a tener lontano il Paris Saint-Germain di proprietà qatarita dal progetto). Trovati i finanziatori, la Superlega può diventare realtà. Almeno nell’idea dei 12 soci che in tutta fretta accelerano il progetto che studiavano da tempo. I rumors iniziano a girare e arrivano anche alle orecchie di Alexander Ceferin.

SABATO 17 APRILE, mattina. Il presidente della Uefa chiama Andrea Agnelli, a cui lo lega anche un’amicizia di lungo corso (Ceferin è il padrino della figlia), e gli chiede conto delle voci su un imminente annuncio della nascita di una competizione al di furi della sua giurisdizione. Dall’altro capo del telefono le rassicurazioni di rito: “Nulla di vero, tranquillo. Comunque ci sentiamo tra poco”. Poi, come raccontato dallo stesso Ceferin, il telefono di Agnelli non è più raggiungibile. 

DOMENICA 18 APRILE. Agnelli continua a non essere raggiungibile e Ceferin capisce che i rumors sono concreti. E così chiama le federazioni e le leghe nazionali dei club coinvolti nel progetto Superlega e nel pomeriggio la Uefa dirama una nota congiunta con Federcalcio inglese e Premier League, Federcalcio spagnola reale e La Liga, Federcalcio italiana e Lega Serie A. Ceferin avverte i club dissidenti: “Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto. Prenderemo in considerazione tutte le misure a nostra disposizione, a tutti i livelli, sia giudiziario che sportivo, al fine di evitare che ciò accada”. Poi, nella nota, aggiunge: “Questo persistente interesse personale di pochi va avanti da troppo tempo. Quando è troppo è troppo”. 

La domenica passa senza colpi di scena. Poi, poco dopo mezzanotte, il blitz di quella che alla Uefa qualcuno ha ribattezzato “quella sporca dozzina” e un comunicato in cui si mette nero su bianco la nascita ufficiale della Superlega: “Dodici prestigiosi club europei hanno annunciato oggi congiuntamente un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai club fondatori. Milan, Arsenal, Atletico Madrid, Chelsea, Barcellona, Inter, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham hanno aderito in qualità di club fondatori”.

Un’accelerazione e una tempistica di comunicazione che appaiono da subito suicidi. Primo, perché a tarda notte non si annunciano rivoluzioni. Poi perché è quantomeno singolare comunicare l’avvenuto golpe un attimo prima che il presunto defenestrando sta per parlare al mondo e denunciare il “tradimento”. Terzo, non si presenta al pubblico un progetto chiaramente dirompente senza averlo spiegato nei dettagli, soprattutto quando necessita dell’appoggio popolare e di quello delle istituzioni. Niente di tutto questo viene fatto.

LUNEDÌ 19 APRILE. La Superlega viene bombardata da subito dal fuoco di tifosi, esperti, addetti ai lavori, istituzioni calcistiche. La Uefa, riunita per il Comitato esecutivo, forte del disappunto dell’opinione pubblica spara colpi pesanti. Lo fa Ceferin che arriva a dare del “serpente” ad Andrea Agnelli e racconta del tradimento consumato dall’ex amico. Un attacco violentissimo a cui seguono le altrettanto violente (e ben più determinanti) minacce del governo inglese e di quello spagnolo.

Anche l’Italia si aggrega, un po’ dopo, agli altri due. Draghi dichiara: “Il governo sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport”. Meno duro di Boris Johnson (che minaccia il ‘modello tedesco’ con i tifosi proprietari del 51% delle quote del club, niente visti ai calciatori stranieri acquistati, tante tasse ai club e restrizione dei diritti tv), ma comunque sulla stessa linea. 

La resa dei club inglesi

Poi la storia è nota: i sei club inglesi, anche per le forti pressioni dei tifosi – che oltremanica si considerano tali e non ‘clienti’ – si ritirano dal progetto e chiedono scusa. E via via si defilano anche le altre. È la fine della Superlega, morta ancor prima di nascere. E adesso, come in tutte le rivoluzioni fallite che si rispettino, i ‘cospiratori’ (così definiti dalla Uefa in un comunicato ufficiale) ne pagheranno le conseguenze. Per ora lo ha fatto solo l’ad del Manchester United Ed Woodward che si è dimesso.

Il destino di Andrea Agnelli

In quanto ad Andrea Agnelli, ha già lasciato, dopo l’annuncio della Superlega, la carica di presidente dell’Eca (associazione che raggruppa circa 200 club europei) e quella di membro dell’Esecutivo Uefa. Tramontato il sogno del torneo ‘dei migliori’, adesso il presidente della Juventus si trova senza un ruolo internazionale e sotto osservazione anche in casa bianconera: è stato additato dalla Uefa come il vero responsabile della tentata scissione e la sua immagine è fortemente compromessa. Oltre al fatto che la situazione economica del club, fallito il ‘golpe Superlega’, è tutt’altro che florida.

In quanto all’ad del Milan Ivan Gazidis, è probabile che il successo del club rossonero in campionato con il secondo posto sempre più vicino e la conquista (sul campo) di un posto in Champions League faccia passare in secondo piano la questione del flop della Superlega.

AGI – Dopo la sconfitta (virtuale) per il progetto della Super League, il Milan subisce anche quella ben più dolorosa sul campo, superata 2-1 in casa dal Sassuolo caricato dalle parole al veleno della vigilia di mister De Zerbi contro il progetto Superlega. Pioli deve rinunciare nuovamente a Ibrahimovic, oltre che agli acciaccati Bennacer e Theo Hernandez ma recupera Calabria e Calhanoglu. È proprio quest’ultimo ripaga la fiducia segnando il gol che decide il primo temo: il turco servito dentro l’area di sinistra, si accentra e fa partire un destro millimetrico a giro che si infila tra Consigli e il secondo palo. 

Inter frenata da un ottimo Spezia, solo 1-1 al Picco

L’Inter non sfonda in casa dello Spezia ed è costretta al secondo pareggio di fila dopo quello con il Napoli. 1-1 il finale al Picco con le reti di Farias e Perisic: i nerazzurri guadagnano 1 punto in vetta salendo a +10 rispetto al Milan e avvicinandosi sempre di piu’ alla conquista dello scudetto.

L’equilibrio al Picco dura una dozzina di minuti, fin quando Farias piazza la zampata giusta per portare avanti i padroni di casa, mettendo subito in salita la gara dei nerazzurri. L’Inter però  non ci sta e dopo tanti sforzi e qualche potenziale occasione creata, trova il pareggio al 39′ grazie al sigillo sotto porta di Perisic.

Ad inizio ripresa la squadra di Conte sfiora il raddoppio con Lautaro, che calcia e trova la deviazione di Provedel salvato anche dal palo, poi Lukaku fallisce incredibilmente a tu per tu con lo stesso portiere bianconero. Nel finale l’Inter spinge a caccia dei 3 punti, ma riesce solamente ad assaporare il gusto della vittoria dopo i due gol annullati a Lukaku e Lautaro per fuorigioco.

La Juve guadagna tre punti a Parma

La Juventus guadagna tre punti contro il Parma nel tentativo di lasciarsi alle spalle le polemiche seguite all’operazione della Super League. All’Allianz Stadium di Torino finisce 3 a 1 con doppietta di Alex Sandro e una rete di de Ligt, mentre per il Parma ha segnato Gaston Brugman.

Brutta sconfitta per i ducali che subiscono una rimonta dopo essere andati in vantaggio al 24′ con una punizione di Brugman e finiscono la partita a 20 punti in campionato in zona retrocessione.

Le altre partite della 32a giornata

Pareggio tra Genoa-Benevento finita 2-2, reti di Goran Pandev per la squadra di casa e di Nicolas Viola e Gianluca Lapadula per gli ospiti; Bologna-Torino è terminata 1-1 reti rispettivamente di Musa Barrow e Rolando Mandragora; vittoria del Cagliari contro l’Udinese per 1 rete a zero, ha segnato João Pedro.

 

AGI – Gli investigatori della Polizia di Stato hanno individuato e arrestato in Italia il complice dell’autore dell’attentato terroristico commesso in Francia a Nizza il 14 luglio 2016

Gli uomini della Polizia di Stato delle Digos delle questure di Napoli e Caserta, attivate dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e con la collaborazione del Compartimento della Polizia postale e delle comunicazioni della Campania, hanno arrestato Endri Elezi, 28enne cittadino albanese colpito da mandato d’arresto europeo emesso dalle autorità francesi poiché ritenuto responsabile di aver fornito armi a Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, autore dell’attentato terroristico commesso a Nizza.

L’uomo è stato localizzato a Sparanise (Caserta) sviluppando informazioni trasmesse dalla Direzione centrale e dalla Direzione centrale della Polizia criminale. 

 Nel 2016 il 14 luglio, data della presa della Bastiglia, festa nazionale francese, diventò per Nizza il giorno del più grave massacro a colpire la città dal dopoguerra. Erano le 22:34 quando la folla assiepata sulla Promenade des Anglais, poco dopo la fine dei fuochi d’artificio, venne falciata da un camion di 19 tonnellate lanciato a 90 chilometri all’ora, procedendo a zig zag per uccidere più persone possibile e non lasciare scampo a chi provava a rifugiarsi sul marciapiede.       

Alla guida c’era il trentunenne tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel, uno dei tanti estremisti islamici che nel recente passato hanno insanguinato le città europee. Le persone “caddero come birilli”, raccontarono i superstiti inorriditi. Provarono a fermarlo prima un ciclista che tentò di entrare nell’abitacolo e poi un motociclista che gettò il proprio mezzo di fronte alle ruote. A bloccare la folle corsa, durata due chilometri e tre minuti, fu la polizia che sparò contro la cabina di guida del veicolo, dentro il quale sarebbero poi stati trovati esplosivo e armi. Sulla Promenade rimasero 84 morti, tra cui 14 bambini, e 434 feriti, 52 dei quali in gravi condizioni. Altre due persone sarebbero morte successivamente per le ferite riportate, portando il bilancio finale a 86 vittime. 

 A distanza di un anno, non solo decine di feriti ancora soffrivano le conseguenze dei danni subiti ma 3 mila sopravvissuti, testimoni e familiari delle vittime ancora erano costretti a ricorrere a cure psichiatriche per guarire dalle cicatrici interiori, tormentati da insonnia e attacchi di panico.      

Due giorni dopo l’Isis avrebbe rivendicato la strage, perpetrata con una modalità che sarebbe stata replicata più volte, a Berlino il 19 dicembre 2016, a Londra il 22 marzo e il 4 giugno 2017, a Stoccolma il 7 aprile 2017. Come molti altri discepoli del califfato, Lahouaiej Bouhlel non aveva un passato da musulmano devoto. Secondo Francois Molins, il magistrato titolare dell’inchiesta, il giovane, con più di un precedente penale, si era radicalizzato di recente, aveva iniziato a frequentare la moschea da pochi mesi e, dopo il divorzio dalla moglie, dovuto alle frequenti violenze domestiche, aveva condotto una vita dissoluta, segnata dall’abuso di alcol e droghe. L’attentato, spiegò Molins una settimana dopo il massacro, era nondimeno stato pianificato da tempo, come avrebbe dimostrato il materiale trovato nel telefono del trentunenne.       

A quasi cinque anni di distanza dal massacro gli interrogativi rimangono però molti. Chi aveva accompagnato Lahouaiej Bouhlel nel suo cammino di radicalizzazione? Chi lo aveva aiutato a preparare l’attentato? Chi gli aveva fornito le armi? L’arresto a Sparanise del ventottenne albanese Endri Elezi potrà forse fornire alcune risposte. 

AGI – Una buona notte di sonno potrebbe fare “miracoli” per la vita sessuale di una donna. Uno studio americano, pubblicato su Menopause, la rivista della North American Menopause Society (NAMS), ha mostrato che la carenza di sonno, oltre a causare vari problemi di salute, può anche provocare disfunzioni sessuali nelle donne.

La mezza età è collegata già a problemi di sonno e della funzione sessuale. Si stima che il 26 per cento delle donne di mezza età sperimenta l’insonnia e quasi la metà delle donne riporta problemi di sonno durante il passaggio alla menopausa. Fino al 43 per cento delle donne riferisce di soffrire di problemi sessuali durante lo stesso periodo della loro vita.

Sono stati condotti diversi studi per determinare se esiste un’associazione tra il sonno e i problemi della funzione sessuale. Tuttavia, la maggior parte degli studi precedenti non ha valutato in modo coerente la disfunzione sessuale con strumenti convalidati. In questo studio che ha coinvolto più di 3.400 donne (età media, 53 anni), i ricercatori hanno valutato le potenziali associazioni tra la qualità e la durata del sonno e la funzione sessuale utilizzando strumenti convalidati dopo aver tenuto conto dei fattori che possono influenzare entrambi i risultati.

Ebbene, hanno concluso che la scarsa qualità del sonno, ma non la durata, è associata a maggiori probabilità di disfunzione sessuale femminile. Una buona qualità del sonno, al contrario, è collegata a una buona attività sessuale. Comprendere questa associazione è importante in quanto i medici cercano di identificare potenziali opzioni di trattamento per le donne affette da disturbi del sonno e sessuali.

Entrambi questi problemi comuni in mezza età sono stati determinati a influenzare negativamente la qualità della vita di una donna. “Questo studio evidenzia un’associazione tra scarsa qualità del sonno e disfunzione sessuale”, commenta Stephanie Faubion, direttrice medica della NAMS e autrice senior dello studio. “Questi sono due problemi comuni per le donne di mezza età e chiedere informazioni e affrontare ciascuno di essi può contribuire a migliorare la qualità della vita“, conclude.

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