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Diminuiscono i reati e sono in calo anche i detenuti: il sistema della giustizia minorile – dove la prescrizione appare “irrilevante” – funziona. È quanto emerge dal rapporto pubblicato oggi dall’associazione Antigone, la quale rileva che “mentre nel sistema penitenziario degli adulti si assiste all’apparente controsenso di una crescita della popolazione detenuta congiunta a una decrescita degli indici di delittuosità, nella giustizia penale minorile vi è maggiore coerenza”.

I minori delinquono meno rispetto a cinque anni fa: calano gli omicidi di quasi il 50%, ma anche furti e rapine di circa il 15%. Fra il 2014 e il 2018 le segnalazioni da parte delle forze di polizia all’autorità giudiziaria riguardanti i delitti commessi da minori sono diminuite dell’8,3%, passando da oltre 33.300 nel 2014 a 30.600 nel 2018. 

Fra i delitti calano gli omicidi volontari (-46,6%) e colposi (-45,4%), i sequestri di persona (-17,2%), i furti (-14,03%), le rapine (-3,9%) e l’associazione per delinquere (82,5%). In calo anche i detenuti negli istituti di pena minorili (Ipm), con 375 minori e giovani adulti presenti (6,1% sono ragazze).

Al 15 gennaio scorso, i 375 minori e giovani adulti detenuti erano distribuiti in 17 istituti, da Caltanissetta a Treviso, in strutture con caratteristiche e dimensioni anche molto diverse tra loro. Quello con più presenze era Nisida, che ospitava 45 detenuti, mentre alla stessa data a Caltanissetta ce n’erano solo 3. In tutta Italia quel giorno erano detenute 23 ragazze, 12 delle quali a Pontremoli, nell’unico istituto penale per minorenni interamente femminile d’Italia.

Raramente le presenze sono scese sotto le 400 unità (dunque il dato attuale è un dato quasi eccezionale) e raramente sono salite sopra le 500. La permanenza dei ragazzi negli Ipm è generalmente breve: in media 102 giorni nel 2019, poco più di tre mesi. Nel corso dello scorso anno, il 72% dei ragazzi entrati in Ipm era in custodia cautelare.

Nella maggior parte dei casi arrivano negli istituti minorili dalle comunità di accoglienza, ed è verso le comunità che è diretta quasi la metà delle persone che escono. Solo il 10,3% dei ragazzi che escono dagli Ipm lo fa perché ha finito di scontarvi la propria pena, mentre l’11’8% viene trasferito verso strutture per adulti, perché ha superato il limite di età per restare nel sistema della giustizia minorile, per volontà propria (una volta oltrepassati i 21 anni) o a causa di una refrattarietà alla vita interna dell’istituto.

Al 15 gennaio 2020 i ragazzi in comunità erano 1.104: quelli provenienti dall’area penale sono una piccola minoranza, ma la loro presenza è però quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni, e questi numeri – osserva Antigone – hanno fatto del sistema delle comunità un asse portate del sistema della giustizia minorile nel nostro paese.

La maggioranza dei ragazzi entra in comunità in misura cautelare e circa il 20% di coloro che entrano in comunità lo fa nell’ambito di un progetto di messa alla prova: nel primo semestre del 2019 sono stati 2.382 i provvedimenti di messa alla prova, mentre erano stati 3.653 in tutto il 2018. L’istituto non rappresenta solo una alternativa al carcere, ma allo stesso processo, che viene sospeso durante la misura: la maggior parte degli esiti – circa l’82% – è stato positivo. 

Gli imputati minorenni sono per il 70% italiani e per il 30% stranieri. Oltre l’84% sono maschi e meno del 16% femmine (sia per gli italiani che per gli stranieri): il 30,5% degli imputati maschi ha fra i 14 e i 15 anni, il 69,5% ne ha 16 o 17. Il 70% dei delitti quindi è commesso da italiani, che però rappresentano il 57,1% dei detenuti negli istituti di pena per minori. La Lombardia è la regione con il maggior numero di segnalazioni riguardanti minorenni (5.393), seguita dalla Sicilia (3.326) e dall’Emilia-Romagna (3.154).

Gli indici di delittuosità dei minori presentano valori tendenzialmente superiori alla media nazionale nelle regioni del Nord Italia e valori più bassi della media nelle regioni del Sud: i dati, osserva Antigone, vanno contro tutti gli stereotipi, visto che ben il 40% degli imputati italiani è nato nel Nord Italia (il 21% nel Nord-Ovest e il 18% nel Nord-Est), il 25% è nato nel Sud, il 19% nel Centro Italia e il 16% nelle Isole.

Inoltre, si registra un altissimo numero di archiviazioni: i condannati con sentenza irrevocabile nel 2017 sono stati 1.128, mentre nello stesso anno i minori indagati presso le procure erano 36.416. Nella maggior parte dei casi (22,14%) il pm ha esercitato anticipatamente l’azione penale, chiedendo al giudice, nel corso delle indagini preliminari, di pronunciarsi con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.
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L’associazione Antigone lancia però un appello: “Preoccupa la crescita, rispetto al 2014, dei minori segnalati per associazione di tipo mafiosa” con una percentuale del +93,8%: erano 49 nel 2014, sono diventati 95 nel 2018. 

Nel dossier si evidenzia poi che “i reati contro la persona, quelli generalmente più gravi, riguardano solo il 17% di chi entra” negli istituti di pena minorili, mentre “il 62% ha commesso reati contro il patrimonio”. 

“Se il Premier riterrà di respingere le nostre idee, faremo senza polemiche un passo indietro, magari a beneficio dei cd. responsabili. Dentro o fuori non è una questione di tattica, ma di contenuti”. Lo scrive Matteo Renzi su Facebook.

“Qui del resto non si gioca una partita personale, di simpatia o antipatia – sottolinea il leader di Italia viva – Si gioca una partita politica, di contenuti. Ripeto ciò che sto dicendo da giorni, in tutte le sedi, pubbliche e private. L’Italia vive una fase di difficoltà che nei prossimi mesi potrebbe peggiorare. Occorre una svolta.Non chiediamo nomine o sottosegretariati: chiediamo che ascoltino (anche) le nostre idee”.

Renzi elenca quindi i “4 grandi temi” messo sul tavolo: 1- Sblocchiamo con i commissari i cantieri fermati dalla burocrazia. 2- Eliminiamo o modifichiamo il reddito di cittadinanza che non funziona 3- Lavoriamo per una Giustizia Giusta, per i diritti e contro il populismo giustizialista. 4- Cambiamo le regole insieme per eleggere il Sindaco d’Italia dando cinque anni di stabilità al Governo”.

“Se il Premier riterrà che su queste cose si possa trovare un buon compromesso, noi ci saremo. Se il Premier riterrà di respingere le nostre idee – avverte l’ex premier -, faremo senza polemiche un passo indietro, magari a beneficio dei cd. responsabili”. “Dentro o fuori non è una questione di tattica, ma di contenuti. Se sui contenuti siamo d’accordo, si sta dentro. Se sui contenuti siamo lontani, è giusto che tocchi ad altri. Con una parola: noi facciamo politica, non populismo”, conclude Matteo Renzi. 

 

Evitare che arrivi una nuova legge elettorale a colpi di maggioranza. La mossa è di Giancarlo Giorgetti che dopo l’invito rivolto alle forze politiche a novembre di riscrivere insieme le regole del gioco, rilancia con una proposta di legge depositata alla Camera dei deputati.

E si tratta di una proposta di riforma costituzionale per introdurre l’articolo 59-bis della Costituzione. Un articolo per impedire che le forze politiche possano intendere la legge elettorale come un abito da indossare su misura. L’obiettivo – si legge nella proposta – è inserire “nella Costituzione il principio che la legge elettorale deve essere approvata a maggioranza assoluta in entrambe le Camere e con votazione palese”.

“Stabilendo altresì, che ogni modifica alla medesima legge elettorale trovi applicazione non già immediatamente, bensì per l’elezione delle Camere della seconda legislatura successiva a quella in corso alla data dell’approvazione”. La premessa del numero due del partito di via Bellerio è chiara: dal 1993 ad oggi, sono state approvate quattro riforme del sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ovvero il ‘Mattarellum‘, il cosiddetto ‘Porcellum‘, l”Italicum‘ e infine il ‘Rosatellum‘.

Inoltre in questi anni sono stati “presentati diversi progetti di legge diretti ad agevolare, alla successiva tornata elettorale, i partiti dei rispettivi proponenti o, comunque, a impedire l’ascesa di leader appartenenti ad altri partiti”. Per Giorgetti quindi “diversamente da molti altri Paesi democratici dove la stessa legge elettorale è in vigore per lunghi periodi, nel nostro Paese, purtroppo, negli ultimi quindici anni sta prevalendo la cattiva abitudine di promuovere una riforma elettorale in funzione dell’ipotetico risultato elettorale alle successive elezioni”.

Accade infatti “che chi fa parte temporaneamente della maggioranza vuole fissare le regole del gioco per vincere la volta successiva e, di conseguenza, stabilisce soglie e sbarramenti non con l’obiettivo di garantire al Paese la governabilità, bensì allo scopo di impedire l’affermazione degli avversari”. Da qui questa “proposta di legge costituzionale” che “intende arginare questo fenomeno”.

Chiaro però che una proposta di legge costituzionale richiede per avere il via libera tempi non certamente brevi. La Lega che nel frattempo ha presentato alla Camera un’altra proposta di legge per reintrodurre il ‘Mattarellum’ punta ad andare al voto al più presto. Ma Salvini a differenza della Meloni ha detto sì ad un esecutivo di tipo elettorale.

Un esecutivo che – sottolinea un senatore del partito di via Bellerio – potrebbe avere proprio il tema della legge elettorale, oltre a quello del lavoro e della crescita, come uno dei punti sul tavolo. Ma si tratterebbe di un esecutivo che dovrebbe avere una data di scadenza ben precisa. Ovvero per portare in tempi certi il Paese al voto.

Certo in presenza di una riforma di tipo costituzionale sarebbe piu’ facile pensare che quella data possa esserci nel 2021. In ogni caso Salvini anche oggi ha ripetuto che insieme alla sinistra lui al governo non ci andrà mai. Dunque nessuna sponda del ‘Capitano’ a Renzi, anche se e’ stato proprio il leader di Italia viva alla cena avvenuta martedì con i suoi a sottolineare – riferisce chi era presente all’incontro – che l’obiettivo di Iv deve essere quello di spaccare la Lega, dividere Salvini da Giorgetti.

Renzi sempre a quel tavolo ha sottolineato – spiegano le stesse fonti – di aver anticipato la sua proposta – ovvero quello del premierato e di una legge elettorale sul modello di quella dei sindaci – a diversi interlocutori, anche di centrodestra, ottenendo un interesse trasversale. In realtà non c’è nessuna apertura da parte del centrodestra, con FI e Fdi che puntano su un sistema che preveda un premio di maggioranza alla coalizione.

Ma FI resta sempre in fibrillazione. Un gruppo di responsabili che tenga dentro anche qualche esponente azzurro potrebbe appalesarsi al momento del voto sull’agenda 2023 del premier Conte oppure qualora dopo l’eventuale scontro tra Conte e Renzi dovesse comunque essere necessario scendere in campo per allungare la legislatura e sostenere magari un esecutivo istituzionale. “Berlusconi – spiegano da Lega e da FdI – ci ha garantito che non uscirà nessuno”.

Stallo al Consiglio europeo straordinario sul bilancio Ue, con i 27 che continuano a restare divisi e lontani dall’accordo, mentre sherpa, delegazioni e cronisti si preparano a un vertice fiume che potrebbe durare anche dei giorni. In serata la plenaria dei leader è stata sospesa per permettere al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di incontrare uno per uno i 27 leader. 

“L’Italia ribadisce la propria indisponibilità ad affrontare un negoziato al ribasso, il Bilancio europeo deve fornire gli strumenti per realizzare gli obiettivi dell’Agenda strategica europea”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier, riferisce palazzo Chigi, “ha tenuto una posizione molto chiara e ferma sulla politica agricola comune e sulla coesione”. La posizione dell’Italia, espressa al tavolo dei leader europei, sarà ribadita nel corso del bilaterale con Michel.

Le posizioni dei vari Stati membri in questa prima tornata di consultazioni si sono confermate distanti e comunque ancora lontane dall’intesa auspicata dal presidente del Consiglio europeo​, conferma palazzo Chigi. 

La bozza presentata da Michel (pari a circa 1.100 miliardi di euro, l’1,074% del Pil Ue) già quasi unanimemente bocciata alla vigilia dalla gran parte dei Paesi, non ha nessuna chance di passare. Da Conte a Emmanuel Macron, da Angela Merkel a Pedro Sanchez, dai ‘frugali’ a Visegrad, i capi di Stato e di governo che hanno sfilato all’Europa Building prima dell’inizio del Vertice hanno ripetuto che il documento dell’ex premier belga è “poco ambizioso”, “insoddisfacente” , “deludente”.

Bozza “inaccettabile”, ripete il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che minaccia lo stop dell’Eurocamera se il testo non dovesse cambiare. “il Parlamento non accetterà un accordo qualsiasi. Esiste una larghissima maggioranza pronta a rigettare qualsiasi proposta che non tenga in debito conto delle sue posizioni”, aggiunge Sassoli. Una piccola apertura più di toni che di sostanza arriva dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, secondo cui la bozza Michel “è una buona base di partenza”. 

Ma la stessa Urusula von der Leyen, (la proposta di bilancio della Commissione arriva all’1,11% del Pil, pari a 1134,6 miliardi) annuncia un negoziato “lungo e duro” e chiede che vengano salvaguardate le risorse per un bilancio “moderno”, ovvero che possa finanziare i pilastri della politica Ue, dal green deal al digitale alla difesa.
Le posizioni in campo restano immutate, ma gli interessi in campo sono tanti quanto i Paesi membri, dunque la partita si gioca a geometrie variabili.

I cosiddetti ‘Paesi frugali‘, (Austria, Danimarca, Svezia e Olanda) in un mini-vertice prima del Consiglio hanno ribadito la loro posizione, ovvero che il bilancio non vada oltre l’1% del Pil Ue. I quattro puntano a ridurre le risorse per le politiche tradizionali (agricoltura e coesione) a vantaggio di quelle che considerano le nuove priorità europee. E soprattutto chiedono che siano mantenuti i cosiddetti ‘rebates’.

La richiesta dei ‘frugali’, fanno trapelare fonti Ue, potrebbe essere in parte accolta da Michel: la Germania e i quattro infatti potrebbero ricevere sconti per 40 miliardi di euro in sette anni sui loro contributi.

Secondo diverse fonti nella proposta che Michel potrebbe fare per avvicinare le posizioni, “l’ammontare complessivo dei rebate dovrebbe oscillare tra 5 e 6 miliardi l’anno” e “sui sette anni ci sono 40 miliardi di rebate”.

Sul fronte opposto restano l’Italia e un gruppo di una quindicina di paesi tra cui Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e i baltici, che Insistono preservare il livello attuale di fondi per l’Agricoltura e la Coesione e si oppongono a preservare il “rebate” per i Paesi più ricchi. Anche la Francia difende i fondi all’agricoltura, mentre gli “Amici della Coesione” al loro interno sono divisi in sotto-gruppi, ciascuno con proprie priorità.

La Germania ufficialmente vuole un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil, ma la cancelliera Angela Merkel è disponibile a andare oltre, a condizione di ridurre le spese per Agricoltura e Coesione e aumentare i finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. Berlino, inoltre, insiste sulla condizionalità per il rispetto dello Stato di diritto.

Ai paesi che non rispettano i valori fondamentali – come democrazia e stato di diritto – dovrebbero essere tagliati i fondi. Ma su questo punto si oppongono i quattro di Visegrad: Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia che contestano la condizionalità sullo Stato di diritto.  

L’euro è debole, sotto quota 1,08 dollari. Il biglietto verde mostra i muscoli e si sta rivelando il porto più sicuro tra le valute internazionali. E lo yen è in crisi di identità e vede messa in discussione la sua fama di bene rifugio. Il coronavirus ha creato un terremoto nel settore dei cambi.

L’euro è a 1,0796 dollari e dall’inizio dell’anno ha perso il 3,7%. Il biglietto verde guadagna praticamente su tutte le valute, comprese quelle asiatiche e perfino sullo yen, che ha stritolato, superando quota 112, il top dall’aprile scorso. A indebolire euro e yen è l’indebolimento delle rispettive economie, che rischiano di finire in recessione, per colpa del coronavirus, a differenza dell’economia Usa, che continua a viaggiare spedita. Il contraccolpo è particolarmente significativo per lo yen, anche per la vicinanza del Giappone alla Cina.

Tra l’altro Tokyo proprio oggi ha annunciato la morte di due anziani passeggeri della Diamond Princess. I casi accertati di morte in Giappone dovuti al coronavirus salgono dunque a tre, dopo il primo avvenuto giovedì scorso. L’economia nipponica appare quella più a rischio di recessione e tutto ciò ha contribuito a smantellare la fama dello yen di bene rifugio, rendendolo più debole. 

 L’inventore del popolarissimo comando di ‘copia-incolla’ del computer è morto all’età di 74 anni. A dare la notizia è stata la società Xerox in un tweet pubblicato ieri. Lawrence “Larry” Tesler, nato a New York nel 1945, aveva trascorso parte della sua carriera con il produttore americano di stampanti. “L’ex ricercatore della Xerox aveva inventato il ‘taglia-copia e incolla’, il ‘trova e sostituisci’ e molti altri comandi”, ha spiegato Xerox.

“La vostra giornata lavorativa è più facile grazie alle sue idee rivoluzionarie. Larry è deceduto lunedì, vi preghiamo di unirvi a noi per onorare la sua memoria”, ha aggiunto la società. E il mondo gli deve tanto, soprattutto per il tempo che permette di risparmiare ogni giorno a chiunque lavori al computer.

 Laureato alla Stanford University nella Silicon Valley in California, Lawrence Tesler si è specializzato nelle interazioni tra uomo e macchina. Aveva lavorato in particolare per Amazon, Apple, Yahoo e il centro di ricerca Xerox a Palo Alto. La capacità di “tagliare” e “incollare” un pezzo di testo senza fare molti passaggi complicati fu ispirata da una tecnica precedente all’era digitale, che consisteva nel tagliare porzioni di frasi stampate e fissarle altrove con nastro adesivo.     

Il comando è nato grazie ad Apple, che lo aveva inserito sul computer Lisa nel 1983 e su Macintosh l’anno successivo. Il co-fondatore di Apple, Steve Jobs, strappò Larry Tesler a Xerox nel 1980. L’ingegnere trascorse alla Mela morsicata 17 anni, ottenendo la posizione di capo ricercatore della compagnia. Ha poi fondato una start-up di formazione e ha lavorato a progetti con Amazon e Yahoo. 

 

Oltre alla primavera a Roma è arrivata in anticipo anche la campagna elettorale per il Campidoglio. Tra le forze politiche cittadine in questi giorni non si parla di altro, nonostante alle urne manchi ancora più di un anno. A rinvigorire il dibattito basta un sondaggio pubblicato oggi da Repubblica secondo cui il 21% degli elettori sarebbe pronto a rivotare Virginia Raggi in caso di una sua ricandidatura il prossimo anno. Numeri che hanno acceso le schermaglie tra maggioranza e opposizioni, con il M5s capitolino che rivendica: “Dal sondaggio emerge che una parte consistente dei cittadini romani ci sostiene ed è pronta a darci di nuovo fiducia”.

Mentre le opposizioni sottolineano, sulla sponda Pd, come con questi numeri la sindaca “non arriverebbe al ballottaggio”, mentre sul versante Lega “non servono i sondaggi per capire i disastri che ha fatto la Raggi, basterebbe girare per la città”. Il dibattito che sembra destinato a scandire tutto il 2020, complici i tempi lunghi registrati in quasi 4 anni dalla giunta Raggi per ottenere dei risultati e i quelli ancor più dilatati su alcuni dossier ancora irrisolti.

Basti pensare che da Capodanno il Campidoglio è impantanato sulla delibera con cui la giunta ha indicato la discarica di servizio a Monte Carnevale, nella Valle Galeria, non lontano dal maxi invaso di Malagrotta che per 50 anni ha ospitato i rifiuti della Capitale, sollevato le ire dei residenti del territorio e provocando una spaccatura nel M5s. O al progetto dello stadio della As Roma, che viaggia a passi lentissimi da quasi due anni e deve ancora superare lo scoglio della votazione finale della variante urbanistica in Aula, da quando la Procura di Roma ha avviato un procedimento con l’ipotesi di corruzione che vede coinvolti tra gli altri esponenti politici ed ex manager capitolini.

Nel frattempo la Lega è già in campo con Matteo Salvini – domenica all’Eur ha dedicato un comizio alla città – impegnato in un tentativo di ‘scalata’ a Palazzo Senatorio che coronerebbe la mutazione dal partito del Nord con lo slogan ‘Roma ladrona’ a formazione politica nazionale. Salvini ha parlato dell’ipotesi di una candidato “civico” che arriverà solo dopo il programma, ma il nodo principale, a quanto filtra, è trovare l’intesa con Fratelli d’Italia che forte del suo radicamento territoriale a Roma vorrebbe esprimere il nome del centrodestra per puntare al Campidoglio.

Intanto nel centrosinistra le diverse anime del Pd ed i movimenti civici iniziano ad organizzarsi e dividersi: tra convegni e riunioni si fanno largo i nomi di alcuni possibili candidati, da Carlo Calenda ad Enrico Letta passando per Michela Di Biase e Giovanni Caudo. Mentre il blog più seguito sui mali della città, Roma fa schifo, invoca Carlo Cottarelli come sindaco dal profilo civico. La sindaca continua a non sbilanciarsi pubblicamente sulle sue scelte future ma, a quanto trapela, i fedelissimi la starebbe spingendo a candidarsi per tentare un secondo mandato in cui sviluppare alcuni progetti avviati nel corso del primo.

Emblematiche le parole dell’assessore Antonio De Santis, tra i componenti della giunta più ascoltati dalla sindaca: “Virginia Raggi è l’unica candidata in grado di sconfiggere Salvini”. Secondo le regole attuali del M5s la Raggi non potrebbe tentare la rielezione ma una lista civica a supporto potrebbe essere l’escamotage utilizzato. Se i voti che usciranno dalle urne saranno simili a quelli delle europee del maggio scorso il candidato del Movimento non arriverebbe nemmeno al ballottaggio, ma i suoi consensi potrebbero influenzarne l’esito. 

È allarme siccità in Italia. Lo lancia la Coldiretti segnalando che i livello idrometrico del Po è sceso ed è basso come in piena estate ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell’Iseo. E le previsioni del tempo dopo il rapido passaggio perturbato di ieri, annunciano che il sole, per tutto il fine settimana e i primi giorni della prossima, splenderà su tutta Italia regalando un clima quasi primaverile.

 Il team del sito www.iLMeteo.it ha infatti annunciato che oggi e domani il bel tempo non troverà ostacoli.  Da segnalare soltanto i venti, ancora forti di Tramontana sul basso Adriatico e sullo Ionio e che causeranno delle mareggiate sulle coste esposte. Nel corso del weekend l’anticiclone si rinforzera’ ulteriormente diventando l’assoluto protagonista del tempo. Il sole sara’ prevalente su tutte le regioni, anche se nottetempo si potranno formare alcune foschie o nebbie sulla Pianura Padana, ma in rapido dissolvimento al mattino.

E nelle città, le  temperature saliranno  con valori fino a 16 C per arrivare a oltre i 20 C soltanto sulle valli del Trentino Alto Adige. Per l’arrivo della pioggia, prevalentemente a nord, occorrerà attendere martedì o mercoledì prossimi.

E intanto, sul Po sembra di essere in estete. Coldiretti rileva  che il livello idrometrico del fiume al Ponte della Becca è di -2,4 metri, lo stesso di meta’ agosto scorso. E questi  sono gli effetti del grande caldo e dell’assenza di precipitazioni significative in un inverno bollente con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.

La situazione critica a causa di siccita’ e delle alte temperature per il fiume Po,sottolinea la Coldiretti, ha spinto l’Autorità distrettuale di bacino a convocare per il 6 marzo l’Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione anche perché non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entita’, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%.

Nel centro sud la situazione è ancora più difficile con l’allarme siccità in campagna che è scattato a partire dalla Puglia dove – sottolinea la Coldiretti – la disponibilita’ idrica è addirittura dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno caduta nel mese di gennaio ed in Basilicata dove mancano all’appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto allo steso periodo del 2019.

In Basso Molise – prosegue la Coldiretti – i terreni secchi seminati a cereali rischiano di non far germogliare ed irrobustire a dovere le piantine ma i problemi riguardano anche gli ortaggi, che già necessitano di irrigazioni di soccorso. Difficoltà – continua la Coldiretti – si registrano anche in Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano hanno addirittura predisposto a tempo di record l’attivazione degli impianti per l’irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti dalle grave siccità a causa della mancanza di piogge a seguito alle segnalazioni relative alle colture in sofferenza per il perdurare dell’assenza di precipitazioni.

In vaste aree della Sicilia i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare ma la mancanza di acqua ed il vento minaccia anche le lenticchie di Ustica e problemi nella zona del ragusano ci sono nei pascoli per l’erba è secca e si temono speculazioni sul prezzo del fieno per alimentare gli animali.

Nelle campagne lungo tutta la Penisola si fanno i conti con il clima anomalo che ha mandato in tilt la natura con piante in fiore e gli animali con le chiocciole che si sono risvegliate dal letargo prima del tempo nel Veneto ma – riferisce la Coldiretti – le ripetute giornate di sole hanno risvegliato 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera e sono uscite dagli alveari presenti per ricominciare il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione ed ora, il rischio è che ritorni di freddo possano far gelare i fiori e anche far morire parte delle api dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia.

Il clima mite si fa sentire anche con le fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Sicilia e Sardegna dove iniziano a sbocciare le piante da frutto, ma in Abruzzo sono in fase di risveglio gli alberi di susine, pesche mentre anche gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già i fiori. Sui banchi, precisa la Coldiretti,sono arrivate con oltre un mese di anticipo le primizie e se nel Lazio gli agricoltori offrono agretti, carciofi romaneschi, erbe spontanee come il papavero e le fave che sono già presenti anche in Puglia insieme alle fragole arrivate prima di alcune settimane e già pronte al consumo

 L’eccezionalità degli eventi atmosferici,evidenzia Coldiretti, è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione in Italia dove il 2019, sottolinea la Coldiretti, è stato il quarto anno più caldo per il nostro Paese dopo i record di 2014, 2015 e 2018 secondo le elaborazioni su dati Isac-Cnr che effettua le rilevazioni dal 1800.

L’andamento anomalo di questo inverno conferma dunque, continua la Coldiretti,i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa. L’agricoltura,conclude la Coldiretti, è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali.

Roger Federer si è operato ieri al ginocchio e salterà tutti i tornei principali del circuito Atp, compreso il Roland Garros. A dare l’annuncio è lo stesso tennista svizzero, numero tre al mondo, sui propri profili social: “Speravo di riprendermi in fretta, ma dopo gli esami e una discussione con il mio staff ho deciso di sottopormi ieri a un intervento di artroscopia in Svizzera” scrive.

“Dopo l’operazione i medici mi hanno confermato che era la cosa giusta da fare e sono fiduciosi su un completo recupero. Pertanto sarò costretto a saltare Dubai, Indian Wells, Bogota, Miami e il Roland Garros. Sono grato a tutti per il sostegno, non vedo l’ora di tornare a giocare il più presto possibile. Ci vediamo sull’erba” conclude.

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