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Un bus turistico è stato colpito da un’esplosione vicino al Grande museo egizio, a Giza, in Egitto. Almeno 16 persone sono rimaste ferite. Lo riporta Al Jazeera.

Secondo alcune fonti di sicurezza, citata da Sky News Arab, tra i feriti ci sarebbero almeno sei turisti sudafricani. L’ordigno era stato piazzato sul lato della strada ed è esploso durante il passaggio del bus.

L’unico candidato sindaco di Domicella (Avellino) è morto. Stefano Corbisiero, 66 anni, ininterrottamente sindaco da 23 anni, sperava ancora in una riconferma, ed era alla guida dell’unica lista presentata per le amministrative del 26 maggio prossimo nel piccolo centro dell’Irpinia. Era malato da tempo, ma non ha mai rinunciato all’impegno nella vita amministrativa del suo Comune.

Con la lista ‘Mani Unite’ aveva messo insieme una squadra di giovani alle prime armi e più esperti in attesa di riconferma. Sperava di riuscire a portare a termine la campagna, ma il destino è arrivato in anticipo sulle sue aspirazioni. Ora il piccolo Comune sarà commissariato in attesa di nuove elezioni. Il prefetto di Avellino, Maria Tirone, già nelle prossime ore potrebbe sospendere la campagna elettorale ormai agli sgoccioli.

Dagli spalti i genitori hanno urlato “negro di m…” a un tredicenne di colore durante una partita di basket a Milano. A denunciare su Facebook è stata la madre del giovane, Rita A. “Sono la mamma di un ragazzino che oggi ha giocato un triangolare allo Schuster under 13. Mio figlio è stato adottato in Etiopia. È italiano dalla pelle nera. Vorrei ringraziare quei genitori che dagli spalti gli hanno urlato negro di m… Complimenti. Evviva lo sport”.     

La società della squadra Asd Tigers ha condannato e si è dissociata “completamente ed in maniera netta dall’accaduto”. “Da sempre lottiamo contro ogni episodio di discriminazione di ogni forma e tipo e continueremo a farlo fino a quando episodi come questo non esisteranno più. Oltre che insegnare le fondamenta del basket, l’essere squadra e il rispetto per gli altri sono alla base della nostra attività giornaliera e di questo ne saremo sempre fieri. Faremo in modo di avere più chiarezza sull’accaduto”, ha scritto l’Asd Tigers sulla propria pagina Facebook. 

Un uomo di 42 anni, Lorenzo Scquatori, è morto questa mattina poco dopo le 9 in ospedale a causa di una ferita alla testa riportata durante una lite con sua figlia. La ragazza di 19 anni è stata fermata dai carabinieri. È accaduto a Monterotondo, Comune nei pressi di Roma. Le liti tra padre e figlia – secondo quanto si apprende – erano frequenti e l’uomo era noto per essere molto violento. 

Scquatori aveva precedenti per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale. A denunciare l’uomo era stata sua moglie stanca delle continue violenze subite. Ad indagare sulla morte di Scquatori i carabinieri della Compagnia di Monterotondo che, insieme al pm di turno della procura di Tivoli, stanno ascoltando la versione della figlia. La famiglia viveva in via Aldo Moro, a Monterotondo Scalo, nella zona popolare del comune laziale. 

Si avvia all’epilogo, in Francia, il caso di Vincent Lambert, il 42enne tetraplegico in stato vegetativo da oltre 10 anni e al centro di un’accesa battaglia legale, una vicenda diventato il simbolo del dibattito sull’eutanasia, le cure di fine vita, la morte degna: a partire da lunedì è infatti programmata la sospensione delle sue cure. Nel tentativo di invertire il corso, i genitori hanno fatto un ultimo disperato appello al presidente francese, Emmanuel Macron.

Si calcola che il protocollo di fine vita potrebbe durare da due a quattro giorni, e includere, oltre allo stop alle macchine per idratarlo e nutrirlo, una sedazione “controllata, profonda e continua”. Lambert, infermiere psichiatrico e che oggi ha 42 anni, è in uno stato vegetativo da quando, nel settembre 2008, rimase coinvolto in un incidente stradale. Una vicenda quindi non dissimile da quella di Eluana Englaro.

Il trauma gli ha provocato una lesione cerebrale che lo ha reso tetraplegico e assolutamente dipendente. Nel 2011 i medici hanno escluso qualsiasi possibilità di miglioramento e nel 2014 la sua condizione è stata classificata come vegetativa.        

Ferocemente contrari all’interruzione del trattamento, i genitori, che hanno chiesto per domani, domenica, un raduno davanti all’ospedale di Reims per “supplicare” i medici affinchè continuino a “nutrire e idratare” il figlio. La stessa famiglia è lacerata. Da una parte i genitori, Viviane (73 anni) e Pierre (90), ferventi cattolici, la sorella e un fratellastro.

Sul fronte opposto, la moglie di Vincent, Rachel, il resto dei fratelli e sorelle e suo nipote Francois, che denunciano l’accanimento terapeutico.

I dubbi della Chiesa

Gli avvocati dei genitori, Jean Paillot e Jerome Triomphe, si sono rivolti al capo dello Stato perché Macron è “il solo e l’ultimo a poter intervenire”. Nel momento in cui la Francia assume la presidenza del Consiglio d’Europa, Parigi -hanno fatto presente- potrebbe dare un “segnale disastroso sia alle persone handicappate che alla comunità internazionale”.

La lettera dei genitori di Vincent Lambert arriva dopo che, ieri, il Comitato internazionale dell’Onu che si occupa dei diritti delle persone handicappate aveva chiesto nuovamente alla Francia di non interrompere il mantenimento in vita del quarantaduenne tetraplegico. 

Anche il “Defenseur des droits” – l’authority francese incaricata di assicurare il pieno godimento dei diritti ai cittadini – aveva affermato che “le misure provvisorie chieste dal Comitato delle Nazioni Unite devono essere rispettate dallo Stato”. La questione è stata trattata da numerose giurisdizioni nazionali e internazionali.  

Da segnalare inoltre che è tornato ad esprimersi anche il gruppo di bioetica della Conferenza episcopale francese che, nei giorni scorsi aveva già invitato a “rispettare l’etica e lo Stato di diritto”: stavolta in un comunicato i vescovi si chiedono “perché questa fretta nel condurre (Vincent Lambert) verso la morte?”.

Il vicepremier M5s Luigi Di Maio commenta le critiche dell’alto commissario Onu per i diritti umani sul decreto sicurezza bis: “A me sembra surreale che l’Onu commenti un decreto che non abbiamo ancora discusso in Consiglio dei Ministri e che io neanche ho letto nel suo testo ufficiale, da vice presidente del Consiglio”, dice Di Maio.  

“È ancora allo studio dei tecnici che lo stanno vagliando in pre-consiglio e lo stanno ri-organizzando dove ci sono delle questioni tecniche da affrontare. Credo che su questo abbiamo raggiunto un livello tale per cui c’è una critica preventiva di un testo che non è stato ancora, non dico approvato, ma nemmeno discusso in consiglio dei ministri. Questo mi sembra un po’ assurdo”, aggiunge il leader 5 stelle.

Si chiudono oggi le elezioni legislative in India, le più lunghe del mondo, che hanno visto circa 900 milioni di persone chiamate al voto. I 29 Stati indiani e 7 territori dell’Unione indiana sono andati alle urne secondo un calendario di 7 appuntamenti, stabilito dalla Commissione elettorale.

Le elezioni dei 543 seggi si svolgono con scrutinio uninominale maggioritario a turno unico: in ognuna delle 543 circoscrizioni vince il candidato che ottiene il maggio numero di consensi. Di queste, 84 sono riservate a candidati di caste riconosciute (Dalit) e 47 vanno a tribù (Adivasi). Il presidente indiano nominerà successivamente altri due deputati in rappresentanza della comunità anglo-indiana, per un totale di 545 seggi al Lok Sabha.

Oggi si vota nelle ultime 59 circoscrizioni elettorali del Chandigarh e Himachal Pradesh, oltre che in parte degli Stati del Bihar, Jharkhand, Madhya Pradesh, Punjab, Uttar Pradesh e Bengale Occidentale.

Le ultime settimane sono state segnate da scontri durissimi, conditi da insulti, tra la fazione che fa riferimento al premier nazionalista Narendra Modi e l’opposizione dinastica guidata da Rahul Gandhi, che ha accusato il primo di condurre una politica divisiva nella già complessa società indiana e di aver trascurato il dato economico, oggi al di sotto delle aspettative suscitate dalla elezione dello stesso Modi. I due se le sono date di santa ragione, arrivando definizioni reciproche come “pazzo” e ladro”, ma solo nei prossimi giorni si vedrà a chi gli elettori hanno dato ragione. I risultati sono attesi per il 23 maggio, giorno dello spoglio in tutte le circoscrizioni.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, chiude la porta a Forza Italia e assicura che il suo partito sarà alleato solo di Salvini. “L’unica alternativa possibile è una maggioranza FdI-Lega come c’è già in molte regioni. Anche perché, per quanto mi riguarda, ci sono molte, troppe cose che ci dividono da Forza Italia. A cominciare dall’Europa ma, soprattutto, Forza Italia continua ad ammiccare al Pd con cui è andata al voto assieme in Sicilia contro FdI e la Lega. Senza contare l’ipotesi Draghi appena prospettata”, dice Meloni intervistata dal ‘Messaggero’.

“Noi siamo pronti a governare in Europa e a costruire una maggioranza in Italia”, dato che “un governo composto da noi e la Lega sarebbe una sintesi ideale perché portiamo avanti battaglie simili”, assicura poi Meloni.

Il Viminale replica con toni duri al richiamo dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani che ha segnalato possibili violazioni con il decreto Sicurezza bis. “L’autorevole Onu dedichi le energie all’emergenza umanitaria in Venezuela, anziché fare campagna elettorale in Italia”, affermano fonti del ministero dell’Interno. “Il Viminale  – aggiungono le fonti – non ha sottovalutato la lettera dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’Onu, soprattutto alla luce della competenza e dell’autorevolezza delle Nazioni Unite in materia. Autorevolezza testimoniata da alcuni Paesi membri dell’Onu come Turchia e Corea del Nord”.

“È quindi singolare che l’Alto Commissariato per i Diritti Umani non si fosse mai accorto che la multa per chi favorisce l’ingresso non autorizzato di immigrati fosse già presente da tempo nell’ordinamento italiano (articolo 12 del Testo unico sull’immigrazione): il Decreto Sicurezza Bis aggiorna la norma – proseguono le fonti – una svista che gli uffici del ministero dell’Interno avrebbero segnalato riservatamente agli autori della lettera, se solo l’Alto Commissariato l’avesse inviata prima al Viminale e poi – eventualmente – ai media e non viceversa”. “Da parte del ministero dell’Interno – concludono le fonti – resta confermato l’auspicio di vedere approvato il decreto Sicurezza Bis nel Cdm di lunedì, ritenendolo necessario, urgente e tecnicamente ineccepibile”.

Nel grande business del calcio italiano, la serie C è sempre stata un po’ la Cenerentola dei campionati a squadre. Forse anche più della serie D. Una “terra di mezzo”, se non proprio di nessuno. In cui la “lunga crisi economica della Penisola ha ridotto le aziende disposte a sostenere team calcistici (e non solo) e con la fine del mecenatismo e la contrazione dei contributi di solidarietà dall’alto si è assottigliato il nucleo di squadre con alle spalle proprietà solide”.

E questo è stato anche un terreno fertile per favorire una condizione di irregolarità permanente, che ha permesso l’infiltrazione di speculatori o anche di associazioni criminali vere e proprie. Anche in epoca non recente. Però “dal 2012 al 2017 – si legge in un articolo dell’edizione da edicola de Il Sole 24 Ore del 12 maggio dal titolo ‘Nella nuova serie C, più giovani e bilanci sani per non sparire’ – i club di serie C hanno bruciato complessivamente 300 milioni, con perdite medie di 60 milioni, e accumulato 150 milioni di debiti”.

Un’eredità pesante

“Deriva ineluttabile se si hanno in media 2,7 milioni di entrate e 4,2 milioni di uscite. Il costo del lavoro nel 2017 assorbiva più dell’80% del fatturato. Attualmente quasi 7 giocatori su 10 sono retribuiti al minino federale di 30 mila euro lordi all’anno”.

C come “calcio dei campanili”, “dei Comuni” nell’era dello sport dagli affari globali, tanto che verrebbe persino da chiedersi se ha ancora un senso tutto ciò. O se non fosse che talvolta da quel girone si possa estrarre ancora qualche piede buono per i goal e dei cervelli funzionanti per la regia di gioco in campo.

“Pulcini d’allevamento”, si diceva un tempo. Però la fotografia di questo settore e lo stato dell’arte è tutt’altro che edificante anche se l’attuale dirigenza della Lega Pro sta cercando di correre ai ripari e rilanciare la serie in uno stile più consono.

Però ancora la scorsa estate, racconta al Sole Francesco Ghirelli, attuale presidente di Lega Pro, “ci ha lasciato un eredità pesante”. Che si sostanzia in un quadro di 10 squadre che avevano presentato fidejussioni “irregolari” pur di riuscire a iscriversi, altre che sono rimaste appese in attesa di poterlo fare “a causa della lentezza e le indecisioni della giustizia sportiva”.

A questo quadro, va ad aggiungersi il fatto gravoso che dall’anno Duemila “sono oltre 150 le società che sono fallite o che non si sono iscritte al campionato”. Una vera e propria ecatombe che ha finito con il ridurre il numero dei club alla base della piramide del professionismo da 90 a 60”, ma forse anche molti di meno. Sconquasso su cui si è poi inserita la crisi economica, come già detto, che ha ridotto il bacino di quelle società disposte a sostenere economicamente una squadra e le sue necessità.

“Criticità che si sono aggiunte alle normali problematiche che possono presentarsi nel corso di una stagione” spiega Ghirelli, che aggiunge anche: “Ma degli oltre 130 punti di penalizzazione dovuti a inadempienze retributive e contributive, più dell’80% sono ascrivibili a quelle stesse realtà che sono state ammesse dopo innumerevoli ricorsi e derogando alle regole ordinarie. Sarebbe bastato applicare queste ultime per evitare alla categoria un danno di immagine e di reputazione enorme”.

La possibile ripresa

Ora però si punta al rilancio dopo un po’ di pulizia interna. “Le risorse potrebbero derivare dalla defiscalizzazione degli oneri retributivi – spiega Il quotidiano di Confindustria – con il passaggio al semi-professionismo, già inserito nel programma del Presidente della Figc Gabriele Gravina”.

Obiettivo? Dimezzare, ad esempio, il costo del lavoro per i club: “È cruciale per poter svolgere la nostra missione – sottolinea il presidente della Lega Pro –. Altrimenti possono anche dirmi che questo non serve al Paese e allora non ho problemi a ridurre i club a 30”.

Intanto, è stata varata una disciplina contabile più severa. Ad esempio le iscrizioni alla prossima stagione dovranno essere completate inderogabilmente entro il 24 giugno.

In caso di mancato pagamento degli emolumenti, ritenute Irpef e contributi Inps per due bimestri, anche non consecutivi, scatterà l’esclusione dal campionato, sottolinea il giornale color salmone. E viene per esempio anche istituita una black-list per evitare l’acquisto dei club da parte di soggetti “indesiderabili”.

Toccherà alla Figc dare il là al riconoscimento del titolo sportivo a patto che gli acquirenti “abbiano ricoperto negli ultimi 5 anni il ruolo di socio o di amministratore oppure di dirigente in società destinatarie di provvedimenti di esclusione dal campionato o di revoca dell’affiliazione” spiega il Sole.

Sarà richiesta una capacità finanziaria ed economica tale da far fronte, in misura proporzionale alla partecipazione acquisita, alle attività di impresa derivanti dal fatturato medio delle ultime 3 stagioni sportive e una fidejussione bancaria a garanzia dei debiti sportivi scaduti per la stagione in corso.

Conclude Ghirelli: “Occorre elevare la cultura calcistica e imprenditoriale per bandire faccendieri e millantatori. La credibilità è il fattore decisivo. Quest’anno ci sono 5 promozioni in B e 5 retrocessioni, rispetto a 4 promozioni e 9 retrocessioni. Abbiamo però stabilito lo scorso aprile che in presenza di rinunce di società all’iscrizione per il campionato 2019/20 o in caso di esclusioni o fallimenti vadano riammessi prioritariamente i club virtuosi di Lega Pro”. Misure di trasparenza.

Il bilancio stagionale è infatti tragico e lo traccia un articolo a fianco, dal titolo “Tornei falcidiati dalle penalità (118) e due squadre radiate”: Matera, squadra della città Capitale Europea della cultura, e Pro Piacenza, “passata alla storia per lo 0-20 con cui ha chiuso la propria avventura nel calcio professionistico contro il Cuneo con 7 ragazzini e un massaggiatore (finché ha potuto) in campo”.

Il Cuneo, per altro, è la seconda società di Lega Pro (tra quelle ancora attive) “ad aver perso più punti a causa di inadempienze” (- 21 punti) e affronterà il play-out con la Lucchese (a sua volta penalizzata di 23 punti). E ll Cuneo ha dovuto persino “rinunciare anche agli incassi del botteghino per le partite contro Albissola e Pro Patria, sequestrati dall’ufficiale giudiziario per via dei pignoramenti”.

La Lucchese, invece, dopo l’iscrizione in extremis, “rischia il terzo default in 11 anni”. Tanto per tracciare un quadro sullo stato dell’arte dello sport. In serie C.

 

 

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