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Il Tokyo Game Show 2018 si sta dimostrando una fonte inesauribile di nuovi trailer, gameplay e quant’altro, esattamente come ci aspettavamo. In questa sede, vi mostriamo qualche novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition, che si mostra con un nuovo video gameplay in tutto il suo splendore.

TGS 2018: novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition

Nel video, che vi riportiamo qua sotto, possiamo ascoltare il doppiaggio inglese e in particolare quello di Patty Fleur, personaggio ai tempi esclusivo della release su PlayStation 3 e quindi doppiata per la prima volta in questa remaster su PlayStation 4.

Inoltre, vi lasciamo qua sotto anche tre nuovi screenshots apparsi sul Twitter officiale dei Tales of, sempre con protagonista Patty.

TGS 2018: novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition
TGS 2018: novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition
TGS 2018: novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition

L’articolo TGS 2018: novità per Tales of Vesperia: Definitive Edition proviene da GameSource.

Mentre il Paese dibatte furiosamente; mentre il sindaco di Milano, il governatore del Veneto e il presidente del CONI tentano di convincere la sindaca di Torino Appendino a rientrare nella candidatura a tre con Milano e Cortina che tanto piace al comitato olimpico internazionale; gli sportivi del mondo stanno a guardare. Riuscirà l’Italia a festeggiare i 70 anni dalla prima olimpiade invernale ospitata a Cortina D’Ampezzo a casa propria? Sarà il tempo, ormai non più molto, a dirlo.

C’è chi rimpiange, e probabilmente a ragione, quel tempo in cui, al contrario, la prima gara di un’Olimpiade, la vera medaglia d’oro, era aggiudicarsene l’ospitalità. La prima Olimpiade invernale italiana, per esempio – ma anche la prima tout-court nel nostro Paese – fu frutto di un lavoro immenso i cui frutti maturarono con notevole ma incolpevole ritardo.

L'occasione mancata, l'occasione ritrovata

E' il 1939 quando Cortina sbaraglia Oslo e Montreal per l’organizzazione dei giochi del 1944, ma è la guerra a far saltare tutto, così si deve ricominciare da capo. Nel ’48 si svolgono a St. Moritz: la Svizzera è rimasta fuori dal conflitto mondiale e il posto sembra a ben ragione più sicuro. Cortina ci riprova per quelle del ’52 ma fu battuta da Oslo. Nel ’49 il CIO si riunisce a Roma e, approfittando della votazione in casa, Cortina ce la fa: dodici anni dopo quei giochi saltati per la guerra si aggiudica le Olimpiadi invernali.

Ma non sarebbe mai successo senza l’impegno di una vita del conte Alberto Bonacossa, un nome che ai più non dirà niente, ma che fu uno dei più importanti atleti di discipline invernali nella storia del nostro Paese. Bonacossa proviene da una famiglia nobile milanese ed è stato tra i primi a praticare in Italia il pattinaggio artistico, disciplina in cui è stato dal 1914 al 1928 campione nazionale. Per tre anni ha detenuto anche il titolo della specialità a coppie, con la moglie Marisa, a sua volta campionessa nazionale individuale dal 1920 al 1928.

E' sempre lui, dentro il CIO dal ’25, a presentare ufficialmente davanti al consesso olimpico la candidatura di Cortina, la sua località dolomitica preferita, per organizzare i Giochi del 1944. Nel 1949 è sempre lui l’artefice del successo, ma il destino beffardo lo priva della possibilità di vedere coronati i suoi sforzi: muore il 30 gennaio del 1953, tre anni prima che i 'suoi' giochi arrivino finalmente a Cortina.

La tv fa la storia, per colpa di un cavo

Sono dei giochi invernali storici, non solo perché i primi italiani, ma anche perché i primi trasmessi dalla televisione. Televisione che chiaramente non godeva dei prodigi della tecnologia attuale, così rimane leggendaria la corsa di Guido Caroli, pattinatore scelto come ultimo tedoforo, sul ghiaccio dello stadio costruito ad hoc per quei Giochi, interrotta da una rovinosa caduta proprio a causa di un cavo che serviva alla trasmissione della cerimonia. Più tardi c’è chi dirà che quello fu il primo inchino dello sport al mondo dei media.

Sport che però, grazie alla tv, entra nelle case degli italiani due anni dopo l’esordio delle telecamere al mondiale di calcio in Svizzera. Gli atleti cominciano ad assurgere allo status di veri idoli (molti di loro, chiusi i giochi, verranno ingaggiati dal cinema) e persino i comici ne propongono le imitazioni durante gli avanspettacoli televisivi dell’epoca. La tv che muove i primi passi verso il proprio inevitabile destino.

L'incoscienza di Zeno

La nostra star più attesa è Zeno Colò, campionissimo di sci alpino, dovrebbe essere lui a pronunciare il giuramento per gli azzurri, ma viene squalificato per professionismo quando presta il suo nome per la reclame di una nota marca di scarponi e giacche da sci. La Federazione Italiana Sport Invernali lo squalifica da qualsiasi futura gara internazionale; il paese vibra di proteste per questa scelta scellerata, lui tenta invano di essere riabilitato in tempo. Col tempo la FISI si sarebbe ricreduta, ma un pelino in ritardo: quando viene revocata la squalifica è il 1989 e Colò ha 69 anni. Ma anche questo contribuisce a consegnare quelle Olimpiadi invernali alla storia, perché quel giuramento viene pronunciato dalla sciatrice Giuliana Minuzzo: la prima donna nella storia dei Giochi.

Non sono gare irripetibili per la compagine azzurra, che riesce a portare a casa appena un oro, quello nel bob a due conquistato a sorpresa da Lamberto Dalla Costa e Giacomo Luigi Conti. Un oro comunque molto importante: già prima della gara infatti si sa che nei giochi successivi, quelli di Squaw Valley in California, il bob a quattro, per ragioni prettamente economiche, sarebbe stato escluso dalla competizione.

Tutti a tifare Austria

Anche per quanto riguarda lo sci, quelli di Cortina sono giochi impossibili da dimenticare, con Zeno Colò fuori infatti, anche gli italiani prendono a tifare per Anton Engelbert Sailer, detto Toni, portabandiera austriaco, soprannominato anche "Der schwarze Blitz aus Kitz" (il lampo nero di Kitzbühel), atleta dalle doti fisiche impressionanti e che proprio a Cortina riesce nella straordinaria impresa di aggiudicarsi l’oro in tutte e tre le gare di sci alpino in un'unica rassegna olimpica: discesa libera, slalom gigante e slalom speciale.  Nella storia dello sci ci riusciranno solo in due.

Leggendaria la sua vittoria nella discesa libera: la pista delle Tofane è un incubo di ghiaccio levigato con pochissima neve e spazzato dal vento. Molti atleti decidono di non provare nemmeno a scendere, solo in venti hanno il coraggio di affrontare la gara, ne arriveranno giù in piedi solo nove. Anche per questo il sesto posto di Gino Burrini viene salutato come una performance d'eccezione.

Alla fine a trionfare è l’URSS con 16 medaglie, seguita da Austria e Finlandia. I Paesi partecipanti sono stati appena 32. Per l’Italia, arrivata ottava, è comunque un trionfo che serve da apripista alla designazione dei giochi estivi di Roma del 1960, che senza quelli invernali di Cortina probabilmente non sarebbero mai arrivati. 

La proposta di reddito di cittadinanza presentata in Parlamento nella scorsa legislatura dal Movimento Cinque Stelle che introduce uno schema di reddito minimo "prevedeva che a tale misura potevano accedere i cittadini italiani o di uno stato membro dell'Unione europea residenti sul territorio nazionale". Lo ha ricordato il ministro dell'Economia, giovanni Tria, spiegando che per i cittadini di paesi terzi erano previste una serie di condizioni. "Si è consapevoli che requisiti relativi a cittadinanza e residenza possono essere introdotti solo nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione e della normativa europea", ha spiegato il ministro. 

Una casella di posta elettronica che non potrà mai essere aperta da un vescovo: la migliore garanzia, secondo i titolari di diocesi della Conferenza episcopale americana, per tutelare chi trova il coraggio di denunciare gli abusi sessuali commessi all’ombra delle sacrestie o nei seminari.

Medico cura te stesso, dicevano gli antichi. Oggi è: vescovo, non fidarti di te stesso. Tanto che, viene esplicitamente spiegato, chi scrive un messaggio e lo spedisce – come anche chi fa una chiamata ad un telefono dedicato, perché spesso si tratta di casi molto vecchi e nemmeno in America tutti hanno piena confidenza con il digitale – non avrà la sgradita necessità di mettere il proprio nome nelle mani di chi si è mostrato a sua volta pavido nell’affrontare l’obbrobrio. Chi, insomma, non è stato in grado anche solo di segnalarne l’esistenza all’autorità ecclesiastica come alla giustizia degli uomini e magari ha preferito sopire e troncare, o solo nascondere la polvere sotto il tappeto. Che poi in termini pratici è la stessa cosa.

Scatterà automaticamente l'azione penale

Scrive la Washington Post: “Il sistema, basato sull’esistenza di una parte terza, è confidenziale e girerà le denunce e le lamentele – siano esse abusi sessuali su minori quanto cattiva condotta sessuale con adulti da parte di un vescovo – alla autorità ecclesiastica competente e, come richiesto dalle leggi, alle autorità civili”.

Insomma, scatterà automaticamente l’azione penale e canonica e dovrebbe essere saltata la fase più delicata prima di arrivare ad un processo vero e proprio, quella della confidenza fatta a titolo personale.

Far scoppiare il bubbone

Inutile dire che in questo modo si spera di aiutare a venire allo scoperto chi è rimasto bloccato dalla sofferenza e dalla vergogna, e a far emergere il più possibile questa nuova pestilenza che minaccia la Chiesa cattolica, e contro cui sta lottando dal giorno della sua elezione Papa Francesco. Che il bubbone scoppi, che la verità salti fuori. Dicono i Vangeli: oportet ut scandala veniant. Lo scandalo, se serve a rimuovere la piaga, è bene accetto.

Non a caso la decisione giunge una settimana dopo le dimissioni di un vescovo del West Virginia, Michael J. Bransfield, accusato di molestie sessuali e oggetto ora di un’inchiesta richiesta dal Pontefice in persona. Una circostanza che deve aver segnato una svolta, perché ancora una decina di giorni fa dalle parti della Conferenza episcopale americana non si era ancora così certi che il sistema di denunce on line e via telefono sarebbe stato gestito dalla stessa chiesa o da un ente indipendente.

È stato comunque il caso di Theodore McCarrick a mettere con le spalle al muro quanti ancora pensavano che si potesse gestire lo scandalo pedofilia con i mezzi silenzi e le mezze verità. Al di là delle accuse mosse dall’ex nunzio vaticano a Washington, Viganò, la vicenda che ha al centro l’ormai ex cardinale dimostra come in America in troppi, per troppo tempo, hanno fatto finta che non accadesse niente. O hanno girato la testa dall’altra parte. O hanno fatto finta di non capire quando giungeva loro all’orecchio il racconto di qualche chierichetto o qualche seminarista.

Giungono notizie dal sol levante, ma in realtà se ne parlava già da tempo: PlayStation Vita morirà definitivamente nel 2019, anno in cui ne verrà cessata la produzione. Ad affermarlo è stato il vice presidente di Sony Interactive Entertainment Hiroyuki Oda, in un’intervista a Famitsu al Tokyo Game Show 2018.

PlayStation Vita morirà definitivamente nel 2019

Avrebbe inoltre aggiunto che ora come ora non è in previsione un successore alla console portatile più sfortunata di casa Sony, cosa che non ci stupisce visto l’enorme fiasco che è stata PlayStation Vita.

Attendiamo ulteriori notizie su PlayStation Classic, i cui giochi dovrebbero differire fra il Giappone e l’occidente, stando sempre a quanto detto da Oda.

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In parallelo al suo lavoro su Shenmue III, pare che Yu Suzuki sia impegnato anche in un progetto che porta il titolo temporaneo di Versus per conto della JPPVR, casa conosciuta principalmente per la produzione di cabinati.

Durante il Tokyo Game Show era presente una versione prototipo di Versus, che si mostra come uno sparatutto in VR giocato con due controller e un headset dedicato, mostrati qui in foto.

Si trova ancora allo stadio di un prototipo in cui cerchiamo di esplorare nuovi modi per rendere il gioco divertente. penso sarebbe interessante ad esempio rallentare il tempo, o quello che viene chiamato bullet time, con molti proiettili che viaggiano in un piccolo spazio 3D. Mi piacerebbe lavorare a un concetto che permetta di farsi strada schivando i colpi nemici in situazioni simili a questa.

Nel corso del TGS dovrebbero essere rivelate ulteriori informazioni sul progetto.

L’articolo Yu Suzuki al lavoro su un progetto di nome Versus proviene da GameSource.

Ripartire dal giornalismo fatto dai professionisti per ricostruire l’opinione pubblica. Siamo agli albori di un nuovo umanesimo alimentato dall’informazione proprio oggi che lo spazio condiviso è frammentato, aggredito da pensieri populisti e fake news. Sono questi i concetti alla base di “Public Mind: costruzione dell’opinione pubblica nell’era dell’algoritmo”, il tema cui è dedicata l’edizione 2018 di “Nostalgia di Futuro”.

Lunedì 24 settembre a partire dalle 14 e 30 presso l’Aula De Sanctis dell’Università di Napoli Federico II al corso Umberto I, l’Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila daranno vita allo straordinario progetto per ricostruire una “mente pubblica”. Il titolo della manifestazione è ispirato a Public Mind di Bill Moyers, serie tv che esplora gli Usa degli anni ’90. Nostalgia di futuro apre di fatto il Prix Italia Rai, l’evento che da 70 anni riunisce tutti i broadcaster del mondo.

“Oggi l’opinione non è più pubblica, in quanto ognuno ha la propria, – ha spiegato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di TuttiMedia e Media Duemila – e i giornalisti devono capire che la stessa opinione si è estinta come un fiume non più alimentato”. Si tratta di un problema universale: viviamo in tempi di società complesse e iperconnesse, e per ricostruire la mente pubblica va affrontato un processo di intelligenza connettiva che fornisca nuove regole. A tutti i media è assegnato un ruolo in tale processo, ma il punto giusto da cui ripartire è il giornalismo fatto dai professionisti. Giornali e giornalisti sono difronte ad una sfida epocale: sono loro il nucleo da cui ripartire, contrariamente a quanto le apparenze mediatiche lascerebbero intendere.

“I giornalisti forse non hanno colto il pericolo che l’opinione pubblica consapevole si sarebbe estinta come un fiume non più alimentato – ha continuato de Kerckhove – perché aggredita da pensieri populisti fondati non più su ragioni pubbliche, ma su opinioni emotive di ciascuno. Queste irrompono, in maniera devastante, nella dimensione spaziale e filosofica dell’informazione come desideri di un popolo che spesso non esiste come comunità umana connessa su valori e principi condivisi.

Il giornalismo è centrale, in questo momento storico. La televisione, in passato, creava spazio e mente pubblica, oggi il medium dominante è lo smartphone. Con YouTube la gente ha preso possesso del media Tv e ciascuno, da ‘individuo sconnesso’, crea il suo pubblico. Viviamo in un momento di dissenso e divisione; è urgente studiare le fonti utili a recuperare il senso dello spazio condiviso”.

Gli interventi previsti

L’appuntamento con il seminario, valido anche per la formazione dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, è per il 24 settembre. Interverranno: Stefano Cuzzilla (presidente nazionale di Federmanager), Ottavio Lucarelli (presidente Ordine dei Giornalisti Campania), Gaetano Manfredi (Rettore Unina), Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg), Franco Siddi (presidente TuttiMedia). Dopo l’intervento del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, Derrick de Kerckhove sarà a tu per tu con Laura Bononcini (Facebook), Carlo Bordoni (Corriere della Sera), Claudio Brachino (VideoNews), Fabrizio Carotti (Fieg), Mario Cardoni (Federmanager), Massimo Di Felice (Università San Paolo – BR), Karina Laterza (Segretario Generale Prix Italia Rai), Raffaele Lorusso (Fnsi), Antonio Pescapè (Digita Academy), Silvio Siliprandi (Hoda). La premiazione si svolgerà infine con Valeria Fascione (assessore Startup – Innovazione e Internazionalizzazione Regione Campania), Luigi Bianco (Federmanager), Marina Ceravolo (Rai Pubblicità), Daniela D’Aloisi (Fub), Luigi Rocchi (Rai), Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/Media Duemila), Claudio Silvestri (Segretario SUGS) Carlo Verna (presidente del Consiglio dell'Ordine nazionale dei giornalisti).

Info e accrediti: redazione@mediaduemila.com – Sara Aquilani +39 064819145

Disoccupazione a minimi record negli Usa. I sussidi, principale termometro del mercato del lavoro statunitense,  sono scesi ai minimi da 50 anni . Le richieste sono continuate a scendere e nella settimana che si è conclusa il 15 settembre sono state 201.000, con un calo a sorpresa di 3.000. Gli analisti si aspettavano al contrario di risalire a quota 209.000.

Un gigantesco refuso sulla livrea di un aereo della Cathay Pacific ha scatenato il web. Sul jet, un Boeing 777-367 fotografato all'aeroporto internazionale di Hong Kong dove era arrivato dalla città cinese di Xiamen, c'era scritto 'Paciic', anziché Pacific. Con un colpo da maestro, il social media manager della compagnia ha postato la foto su Twitter scherzandoci su: "oops, questa speciale livrea non durerà a lungo".

Secondo la Cnn, i primi ad accorgersi dell'errore sono stati i membri di un gruppo di patiti di aviazione: l'Hong Kong Aviation Discussion Board su Facebook, ma resta da scoprire come sia potuta scappare una 'F' di quelle dimensioni. La compagnia si è limitata ad ammettere che in un primo tempo sperava di risolvere la cosa "senza troppo rumore", ma di aver deciso, dato che la figuraccia era venuta fuori, di condividere quel momento così comico. Non tutti, però, lo hanno trovato così esilarante: qualcuno ha sollevato dubbi sulla attenzione ai dettagli nella manutenzione, visto si sono fatti sfuggire un errore simile. 

Atto di accusa del vicepremier Di Maio contro l'Ocse che oggi, nel suo Economy Outlook, annovera il debito e lo spread del nostro Paese fra i rischi principali dell'Eurozona. "L'Ocse – scrive Di Maio su Facebook – non deve intromettersi nelle scelte di un Paese sovrano che il governo democraticamente legittimato sta portando avanti. Il superamento della legge Fornero è nel contratto e verrà realizzato. Quasi due terzi degli italiani sono con noi. I burocrati se ne facciano una ragione. Siamo stati eletti anche per questo e manterremo l'impegno preso", conclude Di Maio. 

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