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AGI – “Senso comune”, “esperienza” e testimonianze delle lavoratrici “disperate”. Su  questi argomenti si basa la sentenza della giudice del lavoro di Bologna, Chiara Zompi, che nei giorni scorsi ha dato ragione alle facchine con figli piccoli ‘ribelli’ ai turni che rendevano impossibile l’accudimento dei loro bambini.

Perché è una “discriminazione indiretta”

Nel dicembre del 2019 la Lis Group che gestisce in appalto il magazzino di Yoox Net a Porter Bologna aveva comunicato a un centinaio di operaie, molte delle quali straniere e senza una rete di appoggio familiare, che dal primo marzo 2020 sarebbe cambiato l’orario di lavoro con due turni dalle 5.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 22.30 invece che un unico ‘centrale’ dalle 8.30 alle 15.30. Molte si erano dimesse. Dopo la lunga battaglia portata avanti da una quindicina di ricorrenti iscritte al Si Cobas e dalla consigliera regionale di parità, Sonia Alvisi, la giudice ha concluso che è stato un caso di ‘discriminazione indiretta’.

Nella sentenza, letta dall’AGI, si spiega che questo tipo di discriminazione si configura “attraverso una condotta, una prassi, un atto aziendale di per sé leciti, e quindi conformi alle normative di tutela dei lavoratori in generale, che però realizzano l’effetto di porre una categoria di lavoratori, quella portatrice del cosiddetto ‘fattore di rischio’ (nel caso di specie rappresentato dalla genitorialità e nella fattispecie dalla maternità) in una situazione di particolare svantaggio”.

“Noi disperate dopo il cambio dei turni” 

Liuba, madre single, ha raccontato alla giudice: “Il nostro stipendio è intorno ai 1200 euro, non mi posso permettere una baby sitter perché dovrebbe venire a casa mia alle 5 del mattino e farebbe più ore di me, praticamente. Se facessi il turno del pomeriggio sarebbe anche peggio perché la baby sitter dovrebbe andare a prendere il bambino al nido alle 17.30 e restare fino alle 22.30 e sono troppe ore da pagare. Non ho la possibilità di chiamare mia mamma. Ci sono altre ragazze nella mia situazione disperata perché non hanno aiuti per gestire i bambini”.

Le lavoratrici con figli minori, “tradizionalmente e usualmente maggiormente impegnate nella cura della prole”, così la giudice ‘traduce’ la testimonianza di Liuba e di altre sue colleghe, “si sono dunque trovate in una situazione di oggettivo ed estremo svantaggio rispetto a tutti gli altri lavoratori”.

Il magistrato ha anche evidenziato “i gravi disagi e e le alterazioni dei ritmi e delle abitudini di vita, potenzialmente forieri di conseguenze sul benessere psico- fisico dei figli”.

L’azienda ha fatto ricorso 

La Lis Group non ha dimostrato, è un altro argomento della giudice, che il cambio dei turni fosse necessario in relazione a particolari necessità, come il trasferimento in un magazzino più piccolo rispetto al precedente. “E’ una sentenza molto importante che va ben oltre la singola vicenda e riguarda tutte le donne lavoratrici, ripagando in parte le operaie dei sacrifici fatti” commenta Eleonora Bortolato, rappresentante del Si Cobas. Entro tre mesi, la Lis Group, che ha presentato ricorso ma la sentenza è subito esecutiva in attesa dell’esito, dovrà assegnare alla lavoratrici madri di figli di età inferiore ai 12 anni un turno centrale o un altro orario concordato.  
 

L’addio di Toshihiro Nagoshi a SEGA è stato accolto, dai fan della casa del supersonico riccio blu, come un vero e proprio colpo alle parti basse del corpo. Padre di titoloni quali Scud Race, F-Zero GX e, più recentemente, Yakuza e Lost Judgment, l’estroso producer ha da sempre lasciato il segno nelle proprie opere, donandole di un riconoscibilissimo quanto apprezzabilissimo marchio di fabbrica. Il suo.

Yakuza 4 Remastered

È dall’attimo in cui è stata resa nota la notizia del commiato da SEGA che ci si chiede quale sarà la prossima avventura imprenditoriale del funambolico Nagoshi. Detto, fatto. È di oggi la news secondo la quale il nuovo studio di sviluppo di uno dei pupilli di Yu Suzuki in AM2 probabilmente si chiamerà, molto autoreferenzialmente, Nagoshi Studio.

Sebbene nelle persone coinvolte nel filing del trademark non compaia direttamente il nome del producer, questo marchio è legato a “video game software and development”, un dettaglio che evidentemente corrobora l’ipotesi.

Ne scopriremo di più a breve, questo è certo. Stay tuned for more.

L’articolo Svelato il nome del nuovo team del papà di Yakuza? proviene da GameSource.

Shenmue, l’amato franchise di videogiochi di azione e avventura di Sega e Ys Net, riceverà una serie anime originale da Crunchyroll e Adult Swim. Lo spettacolo è diretto da Chikara Sakurai con il ruolo principale di Ryo Hazuki doppiato da Masaya Matsukaze nella versione in lingua giapponese (Matsukaze ha anche dato la voce a Hazuki nella serie di videogiochi). Shenmue the Animation sarà presentato in anteprima il 5 febbraio sulla piattaforma di streaming Crunchyroll e Adult Swim su Toonami in Nord America.

A giudicare da ciò che abbiamo visto finora, l’anime sembra essere basato sulla storia originale di Shenmue, nato su Dreamcast nel 1999. Secondo un comunicato, il nuovo adattamento di 13 episodi racconterà la storia di Ryo Hazuki, un liceale e artista marziale alla ricerca dell’uomo che ha ucciso suo padre.

shenmue anime

La produzione della serie è guidata da Telecom Animation Film con un ulteriore aiuto da parte della Sola Entertainment. Per quanto riguarda i dobbiatori si sa che Austin Tindle sarà voce a Hazuki nella versione inglese, Lan Di, un membro di alto rango di un’organizzazione clandestina, sarà doppiato da Takahiro Sakurai in giapponese e Scott Gibbs in inglese. La semplice ragazza di città Shenhua sarà doppiata da Natalie Rial, in inglese e l’amica intima di Hazuki, Nozomi Harasaki, sarà doppiata da Cat Thomas.

Shenmue anime

Crunchyroll e Adult Swim hanno annunciato che avrebbero iniziato a collaborare per portare più anime negli Stati Uniti nel 2019. Nel 2020, Crunchyroll ha rilasciato la prima stagione della sua serie anime originale, Tower of God e da allora la società di streaming ha continuato a creare contenuti originali. L’anno scorso, la piattaforma ha rilasciato diverse nuove serie originali, tra cui Blade Runner: Black Lotus.

L’articolo Shenmue la serie animata arriverà su Crunchyroll proviene da GameSource.

AGI – Un abitante dell’arcipelago di Tonga è stato sbalzato nell’oceano dall’albero sul quale cercava di resistere alle onde dello tsunami di qualche giorno fa e ha resistito in acqua per 27 ore, nuotando e galleggiando, fino ad arrivare sull’isola della capitale. La storia è stata raccontata da una giornalista di Tonga, Marian Kupu, ed è diventata “virale” su internet.

 

A Miraculous story of survival has been shared on Facebook. Lisala Folau is alleged to have swam 28 hours from Atataa in #Tonga to the main island, Tongatapu-7.5 km away! Lisala was swept away during the #tsunami at 6pm on Saturday. He reached the shore of Sopu at 10pm on Sunday! pic.twitter.com/AtnczGG5Mo

— Sanya Ruggiero (@Sanya_Ruggiero)
January 20, 2022

 

Lisala Folau, questo il nome dell’uomo, è un falegname 57enne in pensione, con una disabilità che gli rende difficile camminare secondo quanto ha raccontato in un’intervista diffusa su Facebook dal giornalista George Lavaka, e riportata dalla stampa internazionale. Quando è arrivato l’allerta tsunami, l’uomo stava imbiancando la casa nell’isola di Atata.

Dopo essere stato assistito dal fratello e da un nipote per potersi arrampicare su un albero, quando anche questo è stato colpito dalle onde, Folau e il nipote sono finiti in mare, ma era già buio e si sono presto persi di vista.

Aggrappato a un tronco, il falegname ha resistito in mare tutta la notte, per poi riuscire ad arrivare su un’altra isola, Toketoke, da dove si è sbracciato cercando di farsi notare da una imbarcazione della polizia di passaggio, ma senza successo.

L’uomo ha quindi deciso di rituffarsi in mare per cercare di raggiungere l’isola di Polo’a, dove è arrivato dopo molte ore. Ha poi camminato trascinandosi a fatica fino a una strada asfaltata, dove finalmente, dopo l’odissea durata oltre un giorno intero, è stato soccorso da un abitante del posto che lo ha portato a casa in auto.

AGI – La Camera è pronta ad attrezzare un’area ad hoc per far votare i grandi elettori che dovessero risultare positivi al Covid nei giorni di votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Ma serve una norma del governo che preveda una deroga agli spostamenti di chi è positivo, così da poter raggiungere la Capitale. 

Qualora il governo dovesse approvare una norma che deroga alle attuali disposizioni di legge sugli spostamenti nel territorio nazionale dei positivi al Covid, consentendo così ai grandi elettori che dovessero aver contratto il virus di recarsi a Roma per votare per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, la Camera allestirebbe una postazione per il voto dei positivi all’interno di Montecitorio, un’area ad hoc riservata ai soli positivi che sarebbe posizionata nel parcheggio del palazzo, in via della Missione. È quanto emerge al termine della Conferenza dei capigruppo. 

AGI – Il Papa Emerito Benedetto XVI viene chiamato pesantemente in causa nel rapporto pubblicato oggi, su impulso della Chiesa tedesca, riguardo i casi di pedofilia che si sono verificati tra l’immediato dopoguerra e il 2019 nella diocesi di Monaco di Baviera, di cui lui è stato per anni titolare.

Secondo il libro bianco nel cinque anni passati alla guida della diocesi di Monaco e Frisinga tra il 1977 ed il 1982, una delle più antiche ed autorevoli di Germania, l’allora arcivescovo Joseph Ratzinger non avrebbe bloccato in quattro diversi casi alcuni sacerdoti accusati di abusi.

L’accusa è lanciata dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl, che ha condotto l’inchiesta su incarico delle autorità ecclesiastiche.

Il rapporto documenta centinaia di casi di abusi commessi durante quasi otto decenni, e punta l’indice sui vertici dell’arcidiocesi che si sono succeduti in questo lungo lasso di tempo.

A seconda dei casi ci si sarebbe regolati secondo una gamma di comportamenti che vanno dall’irresolutezza al vero e proprio tentativo di insabbiamento.

Nel corso dei cinque anni in cui a Monaco c’era Ratzinger alcuni abusi sarebbero stati commessi da due religiosi che prestavano assistenza spirituale ai giovani e nei confronti dei quali non si presero provvedimenti.

Oltre a ciò gli estensori del rapporto ritengono “poco credibile” la versione data dallo stesso Ratzinger per spiegare gli accadimenti, nonostante un’autodifesa condotta “con forza”. Anzi, il futuro Papa non avrebbe mostrato “alcun interesse riconoscibile” nell’agire contro i responsabili.

I numeri sono impressionanti: 235 persone responsabili di abusi, 497 vittime (nel 60 percento dei casi si tratta di minori) e nella maggior parte dei casi di sesso maschile. La maggioranza dei crimini sarebbe stata commessa negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

Risale invece al 1980 il caso di un parroco identificato solo come Peter H., che proprio in quell’anno venne spostato dalla diocesi di Essen e quella di Monaco e Frisinga perché accusato di pedofilia, azioni che poi avrebbe continuato a commettere.

Secondo il rapporto, Ratzinger era pienamente a conoscenza dei trascorsi del religioso e non reggerebbe la versione data da lui stesso per cui non sarebbe stato presente alla riunione in cui venne deciso il trasferimento. A detta di Ulrich Wastl, uno degli estensori, al contrario il futuro Papa “molto probabilmente” era a conoscenza di ciò che accadeva nella arcidiocesi e aveva il dovere di “conoscere gli accadimenti”.

Alla conferenza stampa di presentazione del dossier non era presente l’attuale titolare della diocesi di Monaco e Frisinga, il cardinale Reinhard Marx, che lo scorso anno presentò addirittura le sue dimissioni come segno di protesta per il fenomeno della pedofilia nella Chiesa. Papa Francesco gliele respinse. Ci si attende una sua presa di posizione nelle prossime ore. La sua assenza è stata criticata dagli autori del rapporto.

Degli oltre duecento responabili di abusi, 173 erano sacerdoti. Delle quasi cinquecento vittime 247 erano di sesso maschile, nel 60 percento dei casi  bambini e adolescenti tra gli 8 e i 14 anni, e 182 di sesso femminile. In una settantina di casi l’identità della vittima non è stata accertata.

Il concetto di sport virtuale sta prendendo sempre più piede anche da noi, fortunatamente. Non solo: sebbene non ancora riconosciuti universalmente paritariamente alle discipline “classiche”, gli eSport dovrebbero venire finalmente sdoganati presto anche alle Olimpiadi (si mormora già di sviluppi in tal senso per Los Angeles 2028).

Pulsee

Pertanto quale migliore occasione per rafforzare la brand awareness da parte di una realtà giovane e dinamica come Pulsee, il brand digitale per le utenze domestiche di Axpo Italia avente un approccio totalmente votato alla digitalizzazione e alla personalizzazione del fabbisogno energetico di luce e gas, che sponsorizzare la competizione calcistica virtuale più popolare e riconosciuta in Italia?

Nessuna, difatti è con grande orgoglio che Pulsee ha confermato il proprio status di Energy partner della eSerie A Tim 2022.

“Mettere le esigenze del cliente al centro di ogni nostra iniziativa è uno dei valori fondanti di Pulsee”Commenta Alicia Lubrani, Chief Marketiong Officer di Axpo Italia. “Portare innovazione e attenzione all’impatto sociale e ambientale nei servizi Luce e Gas: questo ci chiedono sempre di più i nostri clienti che desiderano instaurare con Pulsee una relazione fondata sulla fiducia per migliorare, semplificandola, la propria vita. In questo scenario, si collocano gli esports, con una comunità sempre più numerosa di persone che supera le frontiere tradizionali attraverso il gaming digitale per portare la sfida sportiva su un terreno competitivo con al centro la tecnologia e lo sviluppo di nuovi linguaggi. Temi che trovano in Pulsee un compagno di squadra ideale per vincere sul terreno dell’innovazione. Per affrontare ogni sfida sportiva infatti è indispensabile avere l’energia giusta”.

eserie a tim 2022

Ricordiamo che il primo evento della eSerie A Tim 2022, il Draft, si terrà Sabato 29 Gennaio in diretta Twitch. Voi lo seguirete?

L’articolo Pulsee è Energy partner della eSerie A Tim 2022 proviene da GameSource.

AGI – “L’Italia ha goduto di un eccezionale periodo di stabilità e successo sotto la guida di Mario Draghi”. Così si apre un lungo editoriale sul Financial Times sulle prossime elezioni al Quirinale.

La testata britannica sostiene che a questo punto sia meglio avere l’attuale premier come Capo dello Stato, visto che ha tutte le carte in regola “per mantenere il paese sulla strada giusta”. 

Secondo il Ft, coordinare la sua ascesa e trovare un premier che lo possa sostituire è un compito assai arduo che richiede che tutti i partiti politici “si uniscano alla squadra”.

In questo senso, eccetto Fratelli d’Italia, “hanno firmato un contratto con l’UE quando hanno accettato il piano di ripresa. Devono assumerne la responsabilità” sottolinea l’editoriale, che non è firmato. 

Il ragionamento è semplice: “Nominato come primo ministro 11 mesi fa per guidare il paese verso la ripresa, l’ex presidente della Banca centrale europea – scrive il Ft – ha irrobustito la campagna di vaccinazione Covid-19 e contro il virus ha dato il via” ad una serie di misure per limitarne la diffusione.

Dal punto di vista economico, “il Pil è rimbalzato e il suo governo di unità nazionale ha iniziato ad attuare un programma a lungo termine di riforme economiche e investimenti, sostenuto da 190 miliardi di euro dal fondo di ripresa dell’UE”. Si tratta di un'”opportunità unica” per stimolare il potenziale di crescita dell’Italia  e per rendere più sostenibile la montagna di debito pubblico.

Certo, ammette il Ft, “è sempre stato ingenuo aspettarsi che Draghi facesse miracoli” questo perché “i problemi economici e sociali dell’Italia sono radicati”. “Draghi, che non si sarebbe mai presentato alle elezioni del 2023 – ricorda il Ft – una soluzione temporanea. Ma la premiership riformista di Draghi si è rivelata breve e deludente”.

Questo a causa delle “turbolenze politiche” per l’elezione del Quirinale. Ft sottolinea che “Draghi non ha fatto nulla per dissipare le voci sul suo interesse a salire al Colle. E il distinto servizio pubblico di Draghi e la sua capacità di esercitare influenza dietro le quinte gli danno credenziali impeccabili per il lavoro”.

C’è però un problema: “Il governo potrebbe vacillare o addirittura cadere senza di lui” peraltro in un momento impegnativo con riforme che rappresenterebbero “pietre miliari”, tra cui quella fiscale, degli appalti pubblici e della concorrenza.

Però la ricerca del nome per il nuovo Presidente sta “una turbolenza politica che sta destabilizzando il governo. Alcuni dei 1.009 deputati, senatori e rappresentanti regionali che sceglieranno il prossimo Capo di Stato a scrutinio segreto non vogliono Draghi, sia perché temono che acquisti troppa forza, sia perché il suo trasferimento al Quirinale potrebbe far scattare elezioni a sorpresa e perderebbero i loro seggi”.

Però, è pur vero che “la mancanza di alternative plausibili accettabili da tutte le parti significa che un’altra scelta potrebbe rivelarsi così divisiva da indebolire il governo o farlo cadere del tutto”. Il Ft sottolinea che la candidatura dell’ex primo ministro Silvio Berlusconi “è un caso esemplare”.

Il risultato peggiore, a giudizio dell’editoriale, “sarebbe quello di elezioni anticipate che farebbe deragliare il piano di riforma e di ripresa dell’Italia. In queste circostanze, sarebbe meglio avere Draghi alla presidenza che usa la sua autorevolezza e la moral suasion per mantenere il paese sulla strada giusta”.

AGI – Sfiorata collisione nello spazio tra un satellite cinese e detriti spaziali russi. Il centro per il monitoraggio dei detriti spaziali dell’ente cinese per lo spazio, la China National Space Administration, ha lanciato un avvertimento per l’incontro a distanza ravvicinata tra il satellite scientifico Tsinghua e i detriti del satellite russo Cosmos 1408.

Il rischio di collisione più elevato si è avuto martedì scorso quando la distanza tra il satellite cinese e i detriti di quello russo era solo di 14,5 metri, a una velocità relativa di 5,27 chilometri al secondo, ha dichiarato un esperto di detriti spaziali, Liu Jing, citato dal tabloid di Pechino Global Times.

Una distanza estremamente ravvicinata, soprattutto se si considera che normalmente, gli incontri nello spazio avvengono a distanza di decine di chilometri, ha spiegato l’esperto cinese. L’allarme, per ora, è rientrato. “Al momento mantengono una distanza di sicurezza, ma la possibilita’ di riavvicinarsi in futuro non puo’ essere esclusa”, ha commentato l’esperto.

La sfiorata collisione è probabilmente da imputarsi a errori di calcolo in cui spesso possono incorrere i Paesi riguardo agli oggetti nello spazio: quando si profila l’eventualitè di uno scontro si ricorre a mosse per evitarlo. Secondo gli ultimi dati, la distanza tra i detriti russi e il satellite cinese è di circa cinque chilometri.

I detriti costituiscono una minaccia per la Cina, che ha mandato in orbita centinaia di satelliti: i rischi si sono moltiplicati dopo che un test anti-satellite russo, a novembre scorso, ha innescato una pioggia di detriti – circa 1.600, larghi più di dieci centimetri – in un’orbita compresa tra i 400 e i 1.100 chilometri dalla Terra.

Per risolvere il problema dei detriti spaziali, la Cina pensa a regole condivise dalle Nazioni Unite e a tecnologie per evitare gli impatti, come navicelle per catturare i detriti, o laser per rimuoverli, ma queste tecnologie, ha spiegato Liu, “sono ancora in fase di ricerca e siamo ancora abbastanza lontani dall’applicazione pratica”. 

La crescente minaccia dei detriti in orbita 

In “Gravity”, il film con Sandra Bullock e George Clooney uscito nel 2013, un missile russo distrugge un satellite dismesso e la successiva reazione a catena crea un’ondata di detriti che si abbatte sullo Space Shuttle con conseguenze tragiche.

Come tante pellicole di fantascienza, anche quella di Alfonso Cuaròn non ha tardato a diventare realtà o ad avvicinarvisi pericosolamente. 

Il 15 novembre 2021 erano stati proprio i resti di un satellite sovietico distrutto da un missile russo a mettere in pericolo la Stazione Spaziale Internazionale (Iss), costringendo l’equipaggio a rifugiarsi in due navicelle qualora una collisione lo avesse costretto a un immediato ritorno sulla Terra. Un incidente che, da solo, potrebbe aver aumentato del 10% la quantità di rifiuti cosmici che orbitano intorno al pianeta. 

Lo scorso maggio la Nasa aveva contato 27 mila frammenti tracciabili in orbita. Il vero pericolo sono però gli ancora più numerosi detriti di dimensioni troppo piccole per consentire un monitoraggio ma più che sufficienti a creare gravi problemi in caso di scontro con altri oggetti, a causa dell’elevatissima velocità con cui si muovono, superiore ai 27 mila chilometri all’ora. Come quello che, lo scorso maggio, aprì un foro di 5 millimetri di diametro in un braccio robotico dell’Iss.

L’Agenzia Spaziale Europea (Esa) da parte sua aveva stimato lo scorso novembre la presenza in orbita di 36.500 oggetti artificiali di larghezza superiore ai 10 centimetri, un milione tra l’uno e i 10 centimetri e 330 milioni tra un millimetro e un centimetro.

Episodi come la collisione sfiorata oggi tra un satellite cinese e detriti russi appaiono destinati a verificarsi sempre più spesso. Insieme alla spazzatura cosmica, continua infatti a crescere anche il numero di satelliti inviati nello spazio.

A rischio non sono quindi solo le missioni spaziali ma anche infrastrutture fondamentali come il sistema Gps o progetti come Starlink, la costellazione satellitare di Space X per l’accesso a internet su banda larga. Al momento il totale dei satelliti che circolano intorno alla Terra è poco inferiore ai 5 mila. Solo Starlink ha un obiettivo di medio periodo di 12 mila satelliti che potrebbe, in futuro, arrivare a 40 mila.

Il dipartimento di Stato Usa ha accusato Mosca di voler utilizzare i detriti come arma. I resti però non controllano la nazionalità di quel che colpiscono. E rimangono pericolosi per anni, Ancora lo scorso novembre l’Iss fu costretta a modificare l’altitudine di circa un chilometro e mezzo per evitare quel che restava di un satellite cinese distrutto nel 2007.

Dopo l’incidente del 15 novembre, il Cremlino negò di aver messo a rischio l’Iss. Le implicazioni militari di operazioni simili non sfuggono però a nessuno. Oltre alla Russia, anche Usa, India e Cina hanno tecnologie per distruggere i satelliti in orbita. E i missili diretti alle proprie vecchie apparecchiature potrebbero essere scagliati in qualsiasi momento contro quelle lanciate da altre nazioni. 

Potrebbero essere utilizzati con intenti offensivi anche gli strumenti che stanno venendo sviluppati per risolvere una questione sempre più difficile da ignorare. Un esempio sono i sistemi, allo studio di agenzie governative e società private, per riportare nell’atmosfera i satelliti causandone la disintegrazione.

Un altro possibile rimedio è la costruzione di reti che catturino i detriti. La “nettezza spaziale” è però ancora agli albori, dal momento che la minaccia posta dall’immondizia orbitante è stata, per lungo tempo, semplicemente ignorata. 

Le responsabilità sono chiare. Secondo il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967, fondamento del diritto spaziale internazionale, ogni Paese rimane proprietario di ogni oggetto lanciato nel cosmo anche una volta che è stato ridotto in briciole.

Non esiste però un sistema di sanzioni che puniscano i danni causati dai detriti e, soprattutto, attribuire un frammento a un Paese specifico è complicatissimo, a volte impossibile, un autentico incubo giuridico.

Creare meno “spazzatura cosmica” e cercare di rimuovere quella esistente richiederà un enorme sforzo, sia in termini tecnici che di cooperazione internazionale. L’unica alternativa è tuttavia un’orbita terrestre così zeppa di detriti da non poter essere più navigabile.

AGI – Si è conclusa nel migliore dei modi grazie al blitz dei reparti speciali dei Nocs, la giornata di tensione e paura iniziata nel primissimo pomeriggio a Torre del Lago dove un uomo – Gianluigi Ragoni, 44 anni, ex barelliere dell’ospedale Santa Chiara di Pisa – si è barricato nella propria abitazione di via Bohème per opporsi ad un trattamento sanitario obbligatorio disposto in seguito ad alcune problematiche psichiche registrate negli ultimi giorni.

L’uomo, all’arrivo del medico dell’Asl, non solo non ha aperto ma – quando sono intervenuti polizia municipale e vigili del fuoco per sfondare la porta con la forza – ha esploso due colpi di pistola calibro 22 (arma risultata poi detenuta illegalmente) da dentro l’appartamento, colpendo per fortuna solo di striscio un vigile del fuoco (per lui 10 giorni di prognosi).

Da quel momento il Ragoni si è letteralmente asserragliato nell’appartamento tenendo in ostaggio con sé anche l’anziano padre, un carabiniere da molti anni in pensione. E’ iniziata una estenuante trattativa fra l’uomo e le forze dell’ordine che hanno cercato di convincerlo ad arrendersi e consegnarsi. Trattativa che però non ha portato ad alcun risultato.

Alle 21,50 il blitz dei reparti speciali dei Nocs, arrivati da Roma, che hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione ed hanno immobilizzato il Ragoni, portandolo poi via fra gli insulti delle persone che stavano assistendo fin dal pomeriggio alle operazioni.

A sparare ai vigili del fuoco che stavano cercando di aprire la porta potrebbe essere stato il padre Adelmo. È quanto ha dichiarato lo stesso Gianluigi Ragoni durante l’interrogatorio che si e’ svolto ieri sera subito dopo la cattura dei due in seguito all’irruzione nella casa dei Nocs dopo che per tutto il pomeriggio padre e figlio si erano asserragliati nell’abitazione. A rivelarlo il questore di Lucca, Alessandra Faranda Cordella, durante una conferenza stampa in commissariato a Viareggio. 

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