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AGI –  Il giornalista Vittorio Feltri andrà a processo, con rito abbreviato, davanti al gup di Roma Claudio Carini, il prossimo 24 settembre con l’accusa di istigazione all’odio razziale. A Feltri sono contestati una serie di articoli e interventi televisivi, fatti tra il 2017 e il 2020, contro i meridionali. A querelare Feltri è stato un ex senatore, Saverio De Bonis, fino al 2022 in parlamento con il gruppo misto.

AGI – La Giunta regionale ha approvato la proroga, su proposta del presidente Francesco Rocca, delle prestazioni aggiuntive per i medici della disciplina d’Emergenza e Urgenza operanti nei pronto soccorso degli ospedali del Lazio. Il provvedimento, attuato già nel 2023 e valido per il 2024, ha una dotazione finanziaria di 9 milioni di euro ed é il frutto di un accordo tra la Direzione Salute e Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, diretta dal direttore Andrea Urbani, e le organizzazioni sindacali del comparto sanitario. L’accordo individua una serie di azioni volte a garantire la copertura dei turni e l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza nelle strutture di pronto soccorso e dipartimento d’emergenza e accettazione del Lazio.

Inoltre, la Regione Lazio e le organizzazioni sindacali riconoscono i risultati raggiunti lo scorso anno dall’incentivazione a favore della dirigenza sanitaria con un miglioramento del livello di assistenza erogato, ponendo un argine al fenomeno delle dimissioni volontarie dai servizi di emergenza-urgenza e assicurando la presenza del necessario personale nei pronto soccorso degli ospedali, la sicurezza dei lavoratori e la loro crescita professionale. 

 

 Entrando nel dettaglio, la misura prevede un tariffario di incentivi per i medici di pronto soccorso, che hanno ricevuto in busta paga, a partire da maggio 2023, cento euro in più ogni ora di lavoro. In particolare, il compenso aggiuntivo parte dai 340 euro per 65 ore mensili, di cui almeno un turno notturno e/o festivo, per arrivare fino a 1.040 euro per 150 ore, comprensive di 5 turni notturni e/o festivi. 

“Un altro passo importante per migliorare la qualità del nostro Servizio sanitario. Abbiamo approvato in Giunta la proroga per il 2024 delle misure a favore dei medici dei nostri pronto soccorso, stanziando 9 milioni di euro. Il Servizio sanitario regionale deve garantire la dignità ai pazienti, e agli operatori impegnati a tutela della salute di tutti. É una misura che nasce da un accordo con le parti sociali e che migliorerà la continuità assistenziale, la crescita professionale dei medici e la qualità delle cure per i cittadini del Lazio”, ha dichiarato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio. 

 

 “Il rinnovo dell’accordo con i sindacati sugli incentivi per le prestazioni aggiuntive per i medici dell’emergenza-urgenza é il segno che stiamo andando nella giusta direzione per il rilancio della sanità laziale. La Giunta Rocca sta lavorando per riconoscere il grande lavoro che viene svolto, spesso in condizioni non semplici, dai medici di Pronto soccorso e per fermare la crisi di vocazione che sta colpendo questo settore. Siamo al fianco di medici e operatori sanitari che con sacrificio e abnegazione danno il massimo per garantire cure e assistenza ai cittadini”. Così Luisa Regimenti, assessore al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia locale, agli Enti locali e all’Università.
“La sanità del Lazio, purtroppo, sconta problemi che affondano le loro radici molto indietro nel tempo. I frutti del lavoro della Giunta sono già visibili, perché i sindacati hanno riconosciuto la crescita professionale e il miglioramento del livello di assistenza. Continueremo a lavorare per offrire quelle risposte che i cittadini attendono da tempo”, conclude l’assessore Regimenti. 

AGI – Il leader separatista catalano Carles Puigdemont è accusato di “terrorismo” nell’ambito di un’inchiesta avviata da un tribunale spagnolo per le proteste legate al fallito tentativo di indipendenza catalana del 2017.
In una dichiarazione, la corte ha affermato di aver deciso “di indagare e, se del caso, perseguire” Puigdemont “per reati di terrorismo in relazione al caso dello Tsunami democratico”, riferendosi a un gruppo di protesta catalano segreto coinvolto nel blocco dell’aeroporto di Barcellona alla fine del 2019. 

 

 L’ex presidente della Generalitat ha ironizzato sulla decisione della Corte Suprema sul caso Tsunami Democratic: “Non lasciate che la realtà rovini una buona accusa”, ha scritto su X. L’indagine per terrorismo riguarda anche il deputato del Parlamento Ruben Wagensberg.

 

“Lo stesso giorno in cui mi accusano di aver ricevuto in regalo un Rolex da 7.000 euro, mi accusano di essere un terrorista. Penso che non mi resta altro che aprire un conto a Panama. La giustizia spagnola ha adattato una massima del cattivo giornalismo: non lasciare che la realtà rovini una buona accusa”, ha affermato Puigdemont.

AGI – “Oggi posso annunciarvi che questa Panda rimarrà qui almeno fino al 2027 e spero che ci saranno le condizioni per andare anche oltre”. Ad annunciarlo è l’ad di Fiat e direttore marketing globale di Stellantis, Olivier Francois, parlando allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, in occasione della presentazione della nuova serie speciale Fiat Pandina.

 

Francois sottolinea che la produzione di Panda nello stabilimento in provincia di Napoli “aumenterà da subito del 20%” e che la produzione di Pandina “inizierà a giugno e andrà avanti almeno fino al 2027”. Nel suo intervento, l’ad di Fiat si sofferma poi sui numeri di Panda, che “continua a essere leader di mercato in Italia e leader di segmento in Europa – spiega – ed è anche l’unica ibrida di segmento A del gruppo”.

 

 

“Noi crediamo in Panda, l’auto italiana amata dagli italiani. Fa parte della vita di questo Paese e deve accompagnarci ancora a lungo” – ha aggiunto – “Ringrazio il ministero del Made in Italy, perché il nuovo schema che entrerà in vigore a breve sarà uno stimolo fondamentale per la produzione nei nostri stabilimenti italiani”. A dirlo è l’ad di Fiat e direttore marketing globale di Stellantis, Olivier Francois, parlando allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, in occasione della presentazione della nuova serie speciale Fiat Pandina. “Non solo Pomigliano e la Panda – aggiunge – ma anche Mirafiori e la 500 elettrica”. 

 

Pandina sempre più tecnologica

Nuovi sistemi avanzati di assistenza alla guida (Adas), nuovo quadro digitale e nuovo volante, che la rendono la più tecnologica e sicura di sempre.  Una data scelta in modo non casuale: il 29 febbraio del 1980, infatti, ci fu il lancio della prima Panda, che fu presentata al presidente della Repubblica, Sandro Pertini. La Pandina sarà disponibile a partire da quest’estate nei principali Paesi europei. Nello stabilimento Giambattista Vico la Panda viene prodotta dal 2011 e si andrà avanti “almeno fino al 2027”, come assicura Olivier Francois, ad di Fiat e direttore marketing globale di Stellantis. “La nuova Fiat Pandina é un omaggio all’amore degli italiani per la Panda – spiega – in effetti, Pandina é il soprannome con cui gli italiani l’hanno sempre chiamata”. La storia d’amore tra Panda e Italia continuerà cosi’ ancora per molti anni, grazie anche ai nuovi investimenti che l’hanno resa più tecnologica e sicura. Francois rimarca con orgoglio che Panda é “leader di mercato in Italia e in Europa, con oltre otto milioni di unità vendute. Come ogni Panda – prosegue – anche la serie speciale Pandina é l‘auto sociale per eccellenza e si ispira ai valori unici di semplicità, creatività e funzionalità”.

 

La dotazione di serie comprende nuovissime funzioni, pensate per assistere il guidatore, sia in città che fuori: il sistema di frenata automatica d’emergenza, per ridurre i tamponamenti; il sistema di mantenimento della carreggiata; il rilevatore di stanchezza per avvisare il guidatore quando é stanco. É incluso anche il riconoscimento della segnaletica stradale, che rileva e riconosce i segnali stradali, visualizzandoli sul nuovo quadro strumenti da sette pollici, completamente digitale. Passando dalla sicurezza alla praticità, i sensori di parcheggio posteriori assicurano la massima semplicità durante i parcheggi nelle affollate strade cittadine, mentre il Cruise control mantiene la velocità impostata – a partire da 30 km/h – senza premere il piede sul pedale dell’acceleratore. Gli abbaglianti automatici, poi, adattano automaticamente l’illuminazione alle condizioni del traffico, facilitando la guida notturna al guidatore. I sei airbag completano la dotazione di sicurezza di serie. La maggior parte delle funzionalità é gestita da una telecamera montata sullo specchietto retrovisore interno.

 

Dal punto di vista del design, la Pandina presenta una nuova fascia della plancia verniciata di bianco e nuovi sedili con monogramma e logo in rilievo, doppie cuciture gialle, dettagli bianchi e filato Seaqual, contenente una materia prima sostenibile e completamente tracciabile, ricavata da rifiuti marini. Oltre ai colori già esistenti, ovvero ‘bianco gelato’, ‘nero cinema’, ‘rosso passione’ e ‘blu Italia’, Pandina offre il nuovo ‘giallo Positano’ e nuovi abbinamenti bicolori.

 

Il valore degli incentivi 

 “Se e quando arriveranno gli incentivi, non ho dubbi che avranno un impatto ovvio sul Made in Italy. Per questo ho ringraziato il ministro Urso, perché appena partirà questa cosa, cambieranno molto le prospettive, sia a Pomigliano che a Mirafiori, dove probabilmente avremo numeri ancora più importanti” – ha spiegato –  “I prodotti più sintonizzati agli incentivi governativi – spiega Francois – sono le macchine piccole, le citycar, le utilitarie e quindi anche la Panda, per la quale prevediamo da subito un aumento produttivo del 20%, sperando che gli incentivi arrivino a stretto giro“. Dall’altra parte, aggiunge Francois, gli incentivi daranno “finalmente il peso che merita alle elettriche, quindi l’altra macchina che sarà aiutata da questo dispositivo sarà la 500 elettrica, che è un’altra campionessa del made in Italy”. 

 

Concorrenti della Panda? solo in Asia

 “Non c’è un prodotto come questo e non ci sono concorrenti se non asiatici. Mi piace l’idea che Pomigliano sia anche una difesa dell’Europa nel campo delle macchine frugali, ben fatte, ma piccole”. Francois evidenzia che l’obiettivo è quello di “rilanciare la Panda anche fuori dall’Italia. Questa fabbrica ha un futuro – aggiunge – e oggi lo abbiamo ampiamente dimostrato, investendo in un prodotto importantissimo, che deve rimanere nella gamma il più a lungo possibile”. Per Francois “non ci sono assolutamente dubbi sul futuro di Pomigliano e della Panda. Ci sarà una famiglia di prodotti ispirati alla Panda e, tra questi, la Panda elettrica, che sarà prodotta in Serbia”.

AGI –  Aperto a Kiev il processo di beatificazione dell’arcivescovo Ljubomyr Husar. A proclamare l’inizio del processo di Beatificazione é stato il 26 febbraio scorso l’arcivescovo maggiore di Kiev della Chiesa ucraina greco-cattolica, Sviatoslav Shevchuk. Lo riferisce AsiaNews. Nel decreto di apertura si sottolinea come nei sei anni trascorsi dalla sua morte, avvenuta a Kiev il 31 maggio 2017, “la forza della sua parola e del suo spirito hanno continuato a servire come orientamento e sostegno alle persone nella vita quotidiana, soprattutto nei giorni della terribile guerra che stiamo vivendo”.

Il corpo del “patriarca Ljubomyr”, come viene chiamato dai suoi fedeli greco-cattolici, riposa nella cattedrale della Resurrezione del Signore a Kiev, colpita dai missili russi nei primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, ma rimasta miracolosamente quasi integra. Dopo la sua morte, osserva ancora il decreto, “il popolo di Dio ha cominciato subito a manifestare una particolare devozione alla sua persona”. La raccolta della documentazione per il processo é iniziata con le tantissime richieste delle persone e delle comunità dei credenti ucraini, facendo capo direttamente all’arcieparchia della Chiesa greco-cattolica, che ha la facoltà ex officio sulle procedure canoniche della propria giurisdizione, a cui riferisce in seguito ai dicasteri vaticani competenti.

 

 L’arcivescovo e cardinale Husar era nato nel 1933 a Leopoli, dove ha trascorso gli anni dell’infanzia, per poi fuggire insieme alla famiglia nel 1944, in seguito alle vicende belliche, rifugiandosi a Salisburgo in Austria, dove ha frequentato il ginnasio organizzato dagli emigranti ucraini. Nel 1949 si é trasferito negli Stati Uniti con i genitori e la sorella maggiore, entrando nel seminario minore a Stamford nel Connecticut, per concludere gli studi teologici a Washington fino all’ordinazione sacerdotale celebrata nel 1958 da monsignor Ambrose Senyshin, dell’eparchia di Stamford degli Ucraini. Nel 1969 si trasferi’ a Roma. Entrò poi nel monastero degli Studiti ucraini a Grottaferrata, l’antico monastero di rito bizantino che é stato ed é tuttora un punto di riferimento per ogni percorso di incontro tra Oriente e Occidente nella Chiesa cattolica alle porte di Roma. Fino alla scomparsa dell’Unione Sovietica, la comunità dei monaci ucraini é rimasta in questo luogo custodendo e diffondendo le tradizioni liturgiche, spirituali e culturali degli “uniati”, i cattolici di rito orientale che fin dalla fine del ‘500 sono tra i principali rappresentanti dell’identità ucraina, di cui Husar é stato uno dei principali maestri e testimoni.

 

Nel 1985, dopo la morte dell’eroico cardinale Josyf Slipyj, anch’egli in esilio a Roma nella cattedrale di Santa Sofia degli ucraini dopo quasi vent’anni di lager staliniano, Husar divenne “Protosincello”, vicario generale dell’arcivescovo maggiore Myroslav Lubachivsky, che rientrò in Ucraina il 30 marzo 1991 prendendo possesso della sede di Leopoli nel 1991. A lui poi Husar succedette dieci anni dopo, il 25 gennaio 2001. Dopo un altro decennio fu sostituito da Shevchuk, che ha trasferito la sede principale dei greco-cattolici nella capitale Kiev. L’arcivescovo-patriarca Husar ha retto la Chiesa in Ucraina in una delle fasi più delicate, l’inizio degli anni Duemila, quando le sorti del Paese sono rimaste in bilico tra spinte contrastanti della politica e della vita ecclesiastica di cattolici e ortodossi. Tutti lo ricordano come un uomo di profonda saggezza e capacità di dialogo.

 

 

AGI – “Venerdì sarà presentato ufficialmente il progetto Polis per la richiesta del rilascio dei passaporti negli uffici postali dei Comuni con meno di 15mila abitanti. Un importante risultato frutto del lavoro di squadra tra il mio dicastero, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e Poste Italiane. Una risposta che testimonia, ancora una volta, la capacità del governo Meloni di intervenire in modo pragmatico con soluzioni strutturali e durature nel tempo a favore degli italiani”. Commenta così il ministro del Turismo Daniela Santanche’ l’arrivo del progetto Polis, orientato a velocizzare le pratiche di rilascio dei passaporti, che sarà presentato domani dal ministro Piantedosi e dai vertici di Poste Italiane. 

AGI – Avevano 16 e 17 anni quando rimasero ferite nello scoppio della bomba in piazza della Loggia, snodo cruciale nella stagione delle stragi. Solo oggi, all’apertura del 17esimo processo in una storia giudiziaria che sembra non avere fine, si è saputo che per la prima volta chiederanno di essere parti civili. Francesca Inverardi e Beatrice Capra, di un anno più grande, saranno tra le decine di persone che daranno anche un contributo come testimoni nel ricordo di quel giorno nel processo a Roberto Zorzi, imputato con l’accusa di essere stato uno degli esecutori dell’attentato. E, se dovesse essere condannato, potranno vedersi risarcire i danni come le altre 21 parti civili, tra enti (anche Comune e sindacati) e persone. “Per tanti anni Inverardi non se l’è sentita, era molto giovane all’epoca, forse era spaventata anche dalla matrice politica ed è sempre stata ai margini della vicenda processuale – spiega l’avvocato Davide Meraviglia -. Ho insistito molto anche perchè lei venisse inserita nella lista dei testimoni oltre che essere parte civile. Racconterebbe la sua versione che non sposterebbe nulla a livello probatorio ma sarebbe significativa”. 

Sentita a verbale dal pubblico ministero Di Martino nell’inchiesta che ha portato alla condanna definitiva di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, entrambi esponenti degli ambienti eversivi di estrema destra, Inverardi raccontò di avere riportato “una paresi facciale che si è prolungata lungo il braccio e la gamba e solo dopo un anno riuscii a bere un bicchiere d’acqua decentemente”. “Le è rimasto qualche postumo?” chiese il magistrato. E lei: “Le lesioni più brutte sono quelle rimaste dentro”. Beatrice Capra era una studentessa che scelse di participare alla manifestazione organizzata dai sindacati. “Gli studenti avevano aderito allo sciopero – mise a verbale anni fa – e io partecipai con interesse e con decisione. Ricordo la pioggia e poi il botto, una cosa spaventosa”. 

 

Manca il personale giudiziario, l’udienza rinviata al 18 giugno 

 

Il diciassettesimo processo per la strage di piazza della Loggia parte con la promessa che si concluderà entro il 2025 nonostante le carenze del personale giudiziario. A farla è stato Roberto Spanò, il presidente della Corte d’Assise di Brescia chiamata a giudicare Roberto Zorzi, accusato di avere messo, insieme a Marco Toffaloni, alla sbarra davanti al Tribunale dei Minori, la bomba che provocò la morte di otto persone e ne feri’ oltre un centinaio. Assente come previsto l’imputato, che risiede negli Stati Uniti da molti anni dove ha un allevamento di doberman. L’udienza è stata rinviata al 18 giugno proprio per il ‘buco’ in organico che dovrebbe essere sanato nei prossimi mesi con da forze fresche in arrivo. “La gestione di questo processo richiede un impegno straordinario. Le risorse dovranno essere in carne e ossa e, se arriveranno, il processo si concluderà entro il 2025, alla scadenza del mio mandato – ha spiegato Spanò in aula -. Se necessario, faremo tre udienze al mese e, se non dovessimo riuscire a chiudere entro il 2025, prometto che mi farò applicare per portare a termine questo processo”.

Spanò ha aggiunto che la sua idea è di ascoltare all’inizio i testi che saranno indicati come essenziali dalle difese e poi, in base all’evolversi del dibattimento, decidere di volta in volta chi chiamare. Le liste testi comprendono circa 150 nomi. Il pm Silvio Bonfigli, affiancato per l’occasione dal procuratore capo Francesco Prete che ha voluto dare un ‘segno’ di presenza vista l’importanza dell’indagine, ha annunciato che la sua intenzione è far deporre per primi i testimoni in grado di ricostruire “il contesto” in cui sarebbe maturata la responsabilità dell’allora giovane ordinovista veronese, soprannominato ‘Il Marcantonio’. Il 7 marzo è fissato l’inizio del processo a Toffaloni che però è rischio di tornare ‘indietro’ perchè la gup si è ‘dimenticata’ di ascoltare le parti prima della decisione. 

AGI – Il tribunale nazionale antidoping ha squalificato Paul Pogba per 4 anni. È stata quindi accolta la richiesta della procura. Il centrocampista della Juventus, 31 anni, potrebbe quindi chiudere così la carriera. Il 30enne di Lagny-sur-Marne, attraverso il suo entourage, ha dichiarato di voler fare ricorso. Il giocatore è risultato positivo al testosterone nell’agosto del 2023, dopo il match contro l’Udinese. I legali del nazionale francese hanno dichiarato che la sostanza proveniva da un integratore alimentare prescritto da un medico consultato negli Stati Uniti.

 

Pogba, tornato alla Juventus nel 2022 dopo sei anni al Manchester United, è stato uno dei giocatori chiave dei ‘Bleus’ che hanno vinto la Coppa del Mondo in Russia nel 2018, segnando anche un gol nella finale contro la Croazia (4-2).

La positività al test antidoping è arrivata mentre cercava di lasciarsi alle spalle una prima difficile stagione alla Juve, in cui aveva collezionato appena 10 presenze anche per via dei problemi extra-campo, tra cui un’indagine su un tentativo di estorsione ai suoi danni.

 

 

Di fronte a uno stop così lungo, emergono  molti dubbi sul prosieguo della sua carriera, dato che la Juventus, con cui è legato fino all’estate del 2026, potrebbe ora rompere il contratto a seguito di questa decisione del tribunale. La squadra di Torino, tuttavia, è probabile che non commenterà la notizia, preferendo aspettare l’ultimo grado di giudizio.

AGI – Più di cento persone sono state uccise e 700 ferite in un attacco israeliano su centinaia di cittadini di Gaza che davano l’assalto ai camion di aiuti umanitari nella città di Gaza.

Sia Hamas, che la Jihad islamica e l’Autorita’ Nazionale Palestinese hanno condannato l’uccisione di decine di persone e i 700 feriti, che erano in attesa della distribuzione di cibo a Gaza City. Questo “atroce massacro a Gaza, senza precedenti nella storia dei crimini di guerra, si inquadra nella guerra (di Israele) per affamare e mettere in fuga il nostro popolo”, ha denunciato Hamas in una nota, in cui ha incoraggiato i Paesi arabi a manifestare. Le persone aspettavano che i camion con gli aiuti umanitari arrivassero alla rotonda di Nabulsi, vicino ad Al Rashid Street, nel nord di Gaza City, quando sono stati attaccati, denunciano le fazioni palestinesi. L’esercito israeliano ha detto che sta indagando sull’incidente.
Il bilancio delle vittime è destinato a salire nelle prossime ore dato l’alto numero di feriti, ha avvertito il ministero della Sanita’ a Gaza. Anche la presidenza palestinese, che ha sede a Ramallah, ha incolpato Israele e denunciato che l’azione è “parte integrante della guerra genocida” che sta conducendo a Gaza. L’Anp, che governa piccole aree della Cisgiordania occupata, ha anche denunciato un complice “silenzio internazionale” di fronte a “crimini di genocidio senza precedenti nella storia moderna” e ha chiesto un intervento immediato per fermare la guerra. Nel mirino, “soprattutto l’amministrazione degli Stati Uniti, che fornisce sostegno e protezione a questa occupazione”, ha detto la presidenza dell’Anp, che sta cercando di riformarsi per prendere il controllo di Gaza quando la guerra finirà. La Jihad islamica palestinese, presente anche a Gaza, ha accusato l’amministrazione statunitense e i governi occidentali di aver fornito a Israele “sostegno politico e logistico”: Israele “sta deliberatamente uccidendo il maggior numero possibile di civili, di fronte al mondo intero, senza deterrenza, (e) usando i metodi più atroci che possiede e che l’amministrazione statunitense gli fornisce”.

In assenza di un conteggio ufficiale da parte del Ministero della Sanità di Gaza, con queste vittime i morti nella Striscia supererebbero i 30.000, dato che ieri ne sono stati accertati 29.954 dall’inizio della guerra, il 7 ottobre. Inoltre, si stima che sotto le macerie restino più di 7.000 corpi.

“Riteniamo l’amministrazione statunitense, la comunità internazionale, l’occupazione e le organizzazioni internazionali responsabili dell’uccisione di civili che muoiono di fame per mano dell’occupazione”, ha aggiunto il governo di Gaza. Il gruppo ha accusato “l’occupazione” di cercare di “far morire di fame” gli abitanti di Gaza e ha affermato che più di 700.000 persone soffrono la carestia nel nord della Striscia.

“L’attacco è stato premeditato e intenzionale, nel contesto del genocidio e della pulizia etnica del popolo della Striscia di Gaza. L’esercito di occupazione sapeva che queste vittime erano arrivate in questa zona per ottenere cibo e aiuti, ma le ha uccise a sangue freddo” si legge nella nota. Da parte sua, la Jihad islamica ha affermato che “questo massacro non farà altro che aumentare la fermezza del nostro popolo contro la macchina omicida sionista”. Ieri 116 camion di aiuti umanitari sono entrati nella Striscia – 92 dei quali attraverso il valico di Kerem Shalom, al confine con Israele, e 24 attraverso il valico di Rafah, che collega con il Sinai egiziano – una quantità insufficiente date le urgenti necessita’ della Striscia. Secondo l’Unrwa, nel mese di febbraio sono entrati a Gaza circa 2.300 camion, il 50% in meno rispetto a gennaio. Vista la difficoltà di introdurre aiuti umanitari via terra, diversi Paesi – tra cui Giordania, Egitto, Qatar, Francia ed Emirati Arabi Uniti – hanno lanciato pacchi con cibo e rifornimenti via aerea, una strategia di cui ieri hanno beneficiato gli abitanti del nord del paese per la prima volta enclave, anche se alcuni lanci sono atterrati per errore in territorio israeliano. 

Secondo la ricostruzione fatta dall’Idf, citata dal Times of Israel, mentre gli aiuti umanitari venivano consegnati nel nord della Striscia di Gaza, intorno ai camion è scoppiata una rissa nella quale i palestinesi hanno saccheggiato i rifornimenti.
“Durante l’incidente, decine di abitanti di Gaza sono rimasti feriti nella calca”, ha aggiunto l’esercito israeliano, “e quando parte della folla ha iniziato a spostarsi verso le forze israeliane presenti nell’area – incaricate di coordinare l’ingresso dei camion – in un modo che ha messo in pericolo le truppe, queste hanno aperto il fuoco”. 

 

AGI – Giorgia Meloni vede un “pericolo” in alcune polemiche sollevate dal mondo politico sulla gestione dell’ordine pubblico nei recenti cortei studenteschi sulla situazione mediorientale. “Io penso che sia molto pericoloso togliere il sostegno delle istituzioni a chi ogni giorno rischia la sua incolumità per garantire la nostra: è un gioco che può diventare molto pericoloso”, scandisce la premier, intervistata dal direttore del Tg2 Antonio Preziosi. Meloni snocciola alcuni numeri sulle manifestazioni: dal 7 ottobre sono state “oltre mille” e “soltanto nel 3%” delle quali, sostiene, si sono verificati problemi o momenti di tensioni. Come governo, rivendica, abbiamo poi deciso di “non vietare le manifestazioni” a sostegno dei palestinesi, come invece è stato fatto in altri Paesi. Se qualcuno ha sbagliato, è giusto che sia “sanzionato, come prevede l’ordinamento”, ma non si può parlare delle forze dell’ordine solo quando commettono errori, “è il caso di dire loro ‘Grazie’ per il lavoro prezioso che fanno ogni giorno”.

 

 

La premier poi attacca la sinistra. E dice di respingere “lezioni sul governo autoritario da parte di quelli che sparavano con gli idranti su lavoratori inermi seduti a terra perfettamente immobili o rincorrevano gli italiani da soli in spiaggia con i droni”.

 

 

“Quando c’è stato qualche giorno fa il dibattito sulle questioni di ordine pubblico, il presidente della Repubblica è intervenuto e qualcuno ha detto ‘Questa è la ragione per la quale il governo Meloni vuole togliere poteri al presidente della Repubblica, perché, con la riforma il presidente non potrebbe più fare quello che fa’. È falso” tiene poi a sottolineare. “Con il premierato”, il capo dello Stato “avrebbe tranquillamente potuto dire e fare esattamente quello che ha fatto, è un falso problema; è l’unico che la sinistra può usare perché non può dire di essere terrorizzata dalla possibilità che i cittadini scelgano chi governa”.

 

La sinistra, aggiunge la premier, “cerca di schermarsi dietro il presidente della Repubblica, che chiaramente ha un grande consenso, ma noi siamo stati molto attenti proprio perché sappiamo che il presidente è una figura di garanzia per tutti non abbiamo voluto toccare i suoi poteri”.  

 

 

Denunciati in 15 per l’assalto alla volante

Sono 15 gli anarchici denunciati per l’assalto a una volante della polizia avvenuto ieri pomeriggio sotto gli uffici della questura di Torino. La Digos ha quindi identificato altre persone che hanno preso parte all’aggressione, dopo che in un primo momento erano state fermate cinque donne con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Nel frattempo il 31enne marocchino che gli anarchici hanno tentato di liberare è stato trasferito in un centro di espulsione, dopo essere risultato sprovvisto di documenti di soggiorno. L’uomo, su cui pendono numerose condanne, era stato fermato dagli agenti dopo avere imbrattando con frasi contro la polizia le pareti di un sottopasso della periferia nord .

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