Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Admin

AGI – Dal primo ottobre sarà consentito l’ingresso in Vaticano solo con il Green pass. L’unica eccezione è prevista per quanti partecipano alle celebrazioni liturgiche per il tempo strettamente necessario allo svolgimento del rito e ferme restando le restrizioni già in atto.  E’ quanto stabilisce un’ordinanza del presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano in materia di emergenza sanitaria pubblica, il cardinale Giuseppe Bertello.

Cosa prevede l’ordinanza

“A far data dal 1* ottobre 2021”, si legge nell’ordinanza, “è consentito l’ingresso nello Stato della Città del Vaticano esclusivamente, ai soggetti muniti del Certificato Digitale Covid dello Stato (‘Green Pass Vaticano’), del Certificato Digitale Covid (‘Green Pass europeo’) o di certificazione verde Covid19 estera comprovante lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-Cov-2 o la guarigione da SARS-Cov-2, ovvero l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus SARS-Cov-2”.

La precisazione

L’ordinanza precisa che tali disposizioni “si applicano ai cittadini, ai residenti nello Stato, al personale in servizio, a qualsiasi titolo, nel Governatorato dello Stato della Citta’ del Vaticano e nei vari Organismi della Curia Romana e delle Istituzioni a essa collegate, a tutti i visitatori e fruitori di servizi”. Viene fatta eccezione “per coloro che partecipano alle celebrazioni liturgiche per il tempo strettamente necessario allo svolgimento del rito, fatte salve le vigenti prescrizioni sanitarie sul distanziamento, sull’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, sulla limitazione della circolazione e dell’assembramento di persone e sull’adozione di peculiari norme igieniche”.
 

AGI – Il tribunale del lavoro di Firenze ha accolto il ricorso della Fiom contro i licenziamenti collettivi dei lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, avvisati tramite una email lo scorso 9 luglio. I giudici hanno dato ragione ai sindacati, che avevano impugnato il procedimento avviato verso i 422 dipendenti perchè avrebbe agito in violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, mettendo in atto comportamenti antisindacali.

Bloccati i licenziamenti

Poche ore dopo l’azienda della componentistica dell’auto controllata dal fondo britannico Melrose, ha congelato i licenziamenti. “Resta ovviamente inteso – si legge in una lettera indirizzata al ministero del Lavoro, al Mise, ai sindacati e alle istituzioni territoriali della Toscana – che si darà altresì esecuzione a tutti gli ordini contenuti in tale provvedimento”. Tuttavia l’azienda precisa che la revoca della procedura di licenziamento “non può considerarsi acquiescenza, con ogni più ampia riserva di impugnazione”.

Esulta la Fiom-Cgil

Ma, è bastata la decisione del tribunale di Firenze per far esultare la Fiom-Cgil. “Abbiamo vinto insieme ai lavoratori perchè avevamo ragione, i licenziamenti alla GKN sono illegittimi”, hanno dichiarato in una nota congiunta Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil Firenze e Prato.

La Fiom chiede che “il Presidente del Consiglio e il Ministero dello Sviluppo Economico facciano la loro parte e intervengano in tema di delocalizzazioni e ad una soluzione che garantisca la ripresa produttiva e l’occupazione nello stabilimento per i lavoratori di Campi Bisenzio e di tutto l’indotto”.

“Il ricorso – sottolineano – è stato uno degli strumenti che la Fiom ha utilizzato in questa vertenza insieme alla grande resistenza dei lavoratori e alla capacità di costruire intorno alla vertenza una rete di solidarietà, a partire dalla comunità fiorentina fino al resto del Paese, come dimostrato anche dall’imponente manifestazione di sabato scorso a Firenze”.

“Oggi – ha detto Re David – è sicuramente una giornata molto importante: il tribunale dà ragione ai lavoratori Gkn e al sindacato che ha presentato ricorso per comportmaneto antisindacale. Licenziare con una semplice comunicazione mentre i lavoratori sono fuori dalla fabbrica non si può fare, perché non è degno di un Paese civile, perché il contratto dei metalmeccanici non consente una procedura di questo tipo e perché va salvaguardata l’occupazione del Paese”. “E’ una giornata importnate – ha concluso – e speriamo che il governo agisca in modo adeguato per salvaguadare le imprese, l’industria, l’occupazione”.

Soddisfazione viene espressa anche dalla viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde.
“La revoca dei licenziamenti collettivi – afferma Todde – è un primo grande passo per i lavoratori che da mesi presidiano lo stabilimento di Campi Bisenzio. Questo risultato certifica gli sforzi sinergici portati avanti dalle Istituzioni, dai sindacati, dai lavoratori e da tutta la comunità che dal primo momento ha sostenuto il territorio in questa difficile battaglia”.

“In questi mesi abbiamo convocato il tavolo due volte, non abbiamo mai interrotto le interlocuzioni con le parti e abbiamo lavorato in un contesto difficile con una azienda che ha smarrito il suo senso di responsabilità sociale. Ora – conclude – dobbiamo essere concreti, perchè perché quando parliamo di 422 lavoratori, più l’indotto, parliamo di famiglie”.

E anche la politica si unisce alla notizia. Per il segretario Dem Enrico Letta “Avevano ragione i lavoratori – scrive in un Tweet – avevano ragione i sindacati e avevamo ragione noi ad accusare la Gkn di aver violato ogni regola. Il Tribunale di Firenze l’ha sancito. Ora si fermino e si volti pagina”.

“Ci ha pensato il Tribunale del lavoro di Firenze a revocare l’apertura dei licenziamenti collettivi via mail alla Gkn. Aldilà del merito della complessa vicenda, è evidente che si tratta di una sconfitta per la politica, per tutta la politica, che non ha saputo intervenire su una questione di grande impatto sociale” fa notare il deputato di FI Elio Vito. 

“Da ex presidente della Provincia e da ex sindaco, vi dico che questo continuo disimpegno delle multinazionali dal territorio fiorentino è un campanello d’allarme pericolosissimo”, afferma il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, mentre per il presidente del M5S, Giuseppe Conte “completiamo il decreto sulle delocalizzazioni preparato dal Ministro Andrea Orlando e dalla viceministra Alessandra Todde”.

AGI – Paul Rusesabagina, un ex albergatore la cui storia ha ispirato il film “Hotel Rwanda” e che è diventato un feroce critico del regime ruandese, è stato dichiarato colpevole di “terrorismo”. Lo ha reso noto il tribunale di Kigali, senza indicare la pena inflitta. “Ha fondato un’organizzazione terroristica, ha contribuito finanziariamente ad attività terroristiche”, ha detto il giudice Beatrice Mukamurenzi dell’ex direttore dell’Hôtel des Mille Collines di Kigali, processato per il suo presunto sostegno al Liberation Front Nationale (FLN), un gruppo ribelle accusato di compiere attacchi mortali in Ruanda nel 2018 e nel 2019. 

La storia in un film

Paul Rusesabagina è diventato famoso grazie al film “Hotel Rwanda” che racconta come questo ex manager dell’Hotel des Mille Collines di Kigali, un hutu moderato, abbia salvato più di 1.000 persone durante il genocidio del 1994 che ha causato la morte di 800mila persone, principalmente tutsi. All’età di 67 anni, questo oppositore del presidente ruandese Paul Kagame è stato processato a Kigali – le udienze si sono tenute da febbraio a luglio – insieme ad altre venti persone, per il suo presunto sostegno al Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), un gruppo ribelle accusato di aver compiuto attentati mortali in Ruanda. Su di lui pendono nove capi di imputazione, compreso quello di “terrorismo”, e la pubblica accusa ne ha chiesto la condanna all’ergastolo. 

Paul Rusesabagina ha partecipato alla fondazione nel 2017 del Rwandan Movement for Democratic Change (MRCD), di cui l’FLN è considerato il braccio armato. Ma nega qualsiasi coinvolgimento negli attacchi compiuti da questo gruppo nel 2018 e nel 2019, che hanno provocato nove morti. Rusesabagina e i suoi avvocati hanno boicottato le udienze da marzo, denunciando un processo “politico” reso possibile dal suo “sequestro” organizzato dalle autorità ruandesi, nonché i maltrattamenti durante la detenzione. 

Un ex esule

L’eroe di Hotel Rwanda viveva in esilio dal 1996 tra gli Stati Uniti e il Belgio, Paesi da cui aveva ottenuto la cittadinanza. È stato arrestato nell’agosto 2020 in Ruanda in circostanze oscure, quando è sceso da un aereo che pensava fosse diretto in Burundi. Il governo ruandese ha ammesso di aver “facilitato il viaggio” a Kigali, ma ha affermato che l’arresto era “legale” e che “i suoi diritti non sono mai stati violati”Gli Stati Uniti, che gli hanno conferito la Presidential Medal of Freedom nel 2005, il Parlamento europeo e il Belgio, di cui è cittadino, hanno espresso preoccupazione per le condizioni del suo arresto e per l’equità del processo. In un’intervista rilasciata all’inizio di settembre, il presidente ruandese Paul Kagame ha risposto alle critiche, assicurando che Paul Rusesabagina sarebbe stato “giudicato nel modo più equo possibile”. Questo processo “non ha nulla a che fare con il film né con il suo status di celebrità”, ha detto Kagame: “Riguarda le vite dei ruandesi perse a causa delle sue azioni e a causa delle organizzazioni a cui apparteneva. O che stava dirigendo “. 

Un regime intollerante

Il regime di Kigali, tuttavia, non tollera nessun tipo di opposizione. Gli arresti e le restrizioni della libertà di personaggi famosi e contrari al regime sono all’ordine del giorno. Nei giorni scorsi, infatti, un famoso professore universitario e oppositore del governo ruandese ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il suo arresto dopo le accuse di stupro. Lo ha reso noto il suo avvocato alla France Press. Christopher Kayumba, ha detto la polizia, è stato arrestato giovedì scorso a seguito delle accuse di diverse donne, tra cui un ex studente della Scuola di giornalismo e comunicazione dell’Università del Rwanda a Kigali, dove insegnava.
“Ha iniziato uno sciopero della fame dopo il suo arresto e ha preso la decisione di continuarlo fino a quando le accuse politiche (portate contro di lui) non fossero state ritirate”, ha detto il suo avvocato, Seif Ntirenganya.

La denuncia

Ntirenganya ha fatto sapere che il suo cliente è stato portato in ospedale senza il suo consenso per esami medici a cui si è rifiutato di sottoporsi perché temeva che i campioni potessero essere contraffatti e usati contro di lui. “E’ debole e fragile, ma ha promesso di combattere contro queste accuse”, ha spiegato il suo avvocato che si è detto stupito del fatto che le accuse siano emerse subito dopo che il professore ha “reso note le sue ambizioni politiche”. Christopher Kayumba, 47 anni, opponendosi al regime del presidente Paul Kagame, ha lanciato un partito politico a marzo. Poco dopo, sui social sono emerse le prime accuse di stupro.
Kayumba, che ha anche creato un giornale online, “The Chronicles”, era già stato arrestato nel dicembre 2019 e condannato a un anno di carcere per “disturbo dell’ordine pubblico”, dopo aver accusato la sicurezza dell’aeroporto di Kigali di avergli impedito di andare a Nairobi. Le autorità hanno poi affermato che era arrivato all’aeroporto in ritardo e ubriaco. 

A giugno, un altro professore universitario, Aimable Karasira, che si è fatto un nome sul suo canale Youtube dove ha criticato il presidente Kagame, è stato arrestato e accusato di negazionismo e rimane in detenzione. Sopravvissuto al genocidio del 1994 che ha causato la morte di 800mila ruandesi, accusa il Fronte patriottico ruandese (RPF) di Kagame di aver ucciso i suoi genitori.

AGI – In Russia uno studente di 18 anni ha aperto il fuoco contro i suoi compagni all’università di Perm, negli Urali, uccidendo almeno sei persone e ferendone 24, di cui 19 a causa degli spari. Alcuni studenti sono rimasti feriti fuggendo dalle finestre al primo piano. Il giovane è stato ferito dagli agenti a cui aveva opposto resistenza ed è ora ricoverato in terapia intensiva. E’ iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo e si chiama Timur Bekmansurov.

Non è terrorismo

Il giovane si starebbe specializzando in scienze forensi. In un post su VKontakte – il Facebook russo – lo studente ha chiesto che la sua azione non sia considerata un atto terroristico e sostiene di non essere membro di alcuna organizzazione estremista. “Odio me stesso, ma voglio fare del male a tutti quelli che si mettono sulla mia strada”, si leggeva nel post poi cancellato dal social media. Bekmansurov è entrato nell’università alle 11 del mattino ora locale e ha iniziato a sparare con un fucile automatico.

L’università

Perm, un’importante città degli Urali, si trova 1.300 km. a est di Mosca.

AGI – Scrivere frasi offensive dirette a una donna sul proprio stato di WhatsApp costituisce reato di diffamazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una pronuncia del luglio scorso le cui motivazioni sono state diffuse dallo Studio Cataldi e lette dall’AGI.

Nel suo ricorso contro la sentenza di condanna della Corte d’Appello di Caltanissetta, l’imputato aveva sostenuto l’assenza della prova oltre ogni ragionevole dubbio che i messaggi fossero rivolti alla persona offesa e che potessero essere visti da tutti i suoi contatti nel telefono. Secondo la sua difesa, i contatti potrebbero non avere avuto l’applicazione più comune di messaggistica, ma i giudici replicano che “se avesse voluto limitare la visione delle parole rivolte alla donna sarebbe stato sufficiente mandarle un messaggio individuale”.

Gli è quindi stata confermata la condanna a un’ammenda di 3mila euro, oltre che al pagamento delle spese legali. 

AGI –  “Da oggi in tutta Italia si inizia a somministrare la dose aggiuntiva alle persone più fragili. È un passo avanti importante per dare protezione a chi ha un sistema immunitario più debole. Ancora una volta grazie a tutto il personale sanitario”. Ad affermarlo è il ministro della Salute, Roberto Speranza, mentre il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, ospite di Agorà su Rai 3 ha sottolineato che  “le decisioni della politica devono rimettersi alle indicazioni della comunità scientifica, il nostro compito è quello di farci trovare preparati quando Aifa e Cts ce lo diranno. La struttura è pronta, i vaccini ci sono”. 

Terza dose ai più vulnerabili 

Infatti all’ospedale pediatrico Bambino Gesù è partita oggi la somministrazione della terza dose del vaccino contro il virus Sars-CoV-2 ai pazienti vulnerabili, secondo i criteri dettati a livello nazionale e regionale.  La dose di richiamo è destinata a circa 400 ragazzi e giovani adulti fragili (dai 12 anni in su) seguiti al Bambino Gesù e precedentemente vaccinati presso l’Ospedale Pediatrico della Santa Sede. Verranno via via convocati dall’Ospedale per la somministrazione della terza dose con le stesse modalità delle precedenti.      

Si tratta principalmente di ragazze e ragazzi immunodepressi, trapiantati, con insufficienza renale cronica, in dialisi: tutte categorie indicate come prioritarie dalla nuova circolare del ministero della Salute . “I soggetti fragili sono più esposti al rischio di contrarre tutte le infezioni e rischiano più degli altri di avere forme gravi” sottolinea Alberto Villani, direttore del dipartimento di Pediatria generale del Bambino Gesù. “È dunque molto importante proteggerli. La terza dose rappresenta la migliore tutela per le categorie vulnerabili”. 

Figliuolo: “Si valuta di posizionare la terza dose intorno ai 65 anni”

Intanto il generale Francesco Paolo Figliuolo, parlando nel corso della sua visita all’hub vaccinale di Villorba (Treviso), ha affermato: “Aspettiamo di capire cosa dirà il Cts e ritengo che nei primi giorni di questa settimana ci sarà una riunione ad hoc al Cts ma molti scienziati stanno dicendo che la linea, il cut-off, per la terza dose potrebbe essere posizionata intorno ai 65 anni”. 

Il commissario ha precisato che l’avvio della somministrazione della terza dose riguarda per il momento “gli immunocompromessi, i più fragili, quelli in attesa trapianto, chemioterapici o dializzati, tutte quelle persone cioè il cui sistema immunitario è compromesso” ma ha anche aggiunto che “presumibilmente nei prossimi giorni ci sarà anche il via liberi per sanitari, lavoratori delle Rsa e fragili”.  

È notizia di pochi giorni fa che Firesprite sia entrato a fare parte dei PlayStation Studios. Il nuovo acquisto di Sony è pronto a mettersi subito in mostra, tanto da essere già impegnato su un ambizioso gioco tripla A.

firespriteCiò è quanto si evince da un annuncio di lavoro pubblicato nelle scorse ore dallo studio stesso. Il team di Liverpool è infatti alla ricerca di uno scrittore da impiegare nello “sviluppo di un ambizioso gioco tripla A non ancora annunciato”. La figura interessata – alla quale sono richieste abilità nella “costruzione di narrazioni ramificate” – dovrà creare “una storia e un personaggio avvincenti”. Poche righe contengono invero dei primi preziosi indizi sul gioco ipoteticamente previsto come esclusiva PlayStation 5.

firespriteInsomma, l’azienda inglese si sta occupando di un progetto ad alto budget, un’avventura concentrata sull’aspetto narrativo. Conosciuto come autore di titoli per PlayStation VR, come The Playroom e The Persistence, Firesprite è andato incontro a una grande crescita, portandolo a un organico di 250 dipendenti.

L’articolo Firesprite di PlayStation lavora su un gioco AAA proviene da GameSource.

AGI – Il partito del presidente russo Vladimir Putin, Russia Unita, ha vinto le elezioni parlamentari Russia Unita ha vinto le elezioni per la Duma con il 49,63% dei voti quando lo spoglio è arrivato al 95% dei voti espressi.

La Commissione elettorale centrale rileva che il Partito comunista incassa il 19,20% dei voti, il Partito liberale democratico il 7,48% e Solo Russia il 7,43%.

Anche il partito Nuovo Popolo con il 5,40% supera la soglia di sbarramento ed entra alla Duma.

Il partito ha rivendicato il raggiungimento della maggioranza dei due terzi dei seggi in Parlamento. “Alle 8 del mattino, Russia Unita sta vincendo più del 48% dei voti, il che ci permette di avere 120 mandati. I nostri candidati stanno vincendo in 195 collegi uninominali”, ha detto il segretario del consiglio generale di Russia Unita Andrei Turchak in una conferenza stampa.

Il Cremlino afferma che  “la competitività, apertura e onestà delle elezioni erano e sono la cosa più importante per il presidente”, ha sottolineato il portavoce Dmitry Peskov e le elezioni sono state “aperte e oneste”.

L’opposizione ha accusato le autorità di massicci brogli. Gli alleati di Alexei Navalny, il principale esponente dell’opposizione russa in carcere da febbraio, hanno definito i risultati stravaganti. 

“Questo è veramente incredibile. Ricordo la sensazione nel 2011, quando hanno rubato le elezioni. Lo stesso sta succedendo ora”, ha detto la portavoce di Navalny, Kira Yarmysh.    

Russia Unita ottiene circa 315 seggi in Parlamento, che assicurerà la sua maggioranza costituzionale (oltre 300 su 450 seggi) Pur se in calo dai 344 seggi delle precedenti elezioni. Il partito ha ottenuto “una vittoria convincente e pulita” e non ha registrato alcuna violazione sostanziale che potrebbe influenzare il risultato elettorale, ha detto Turchak. 

“L’elettorato di protesta ha cercato un altro modo per incanalarla e ha scoperto il marchio Nuovo Popolo, privo delle caratteristiche dei nauseanti partiti in Parlamento”, è la riflessione di Leonid Volkov, un socio di Alexei Navalny, i cui militanti avevano raccomandato solo in cinque casi su 225 di votare il candidato di questa sigla.

L’invito della rete di Navalny era infatti quello di scartare i partiti piccoli e di recente costituzione in quanto, se non avessero superato la soglia del 5%, i loro voti sarebbero stati redistribuiti tra gli altri partiti, facendo il gioco della maggioranza. E Volkov aveva citato, a questo proposito, proprio ‘Nuovo Popolo’. Una politica che, col senno di poi, il politologo Gleb Pavlovsky ha definito un “errore di valutazione”, in quanto, in seguito alla stretta senza precedenti sui candidati dell’opposizione, molti simpatizzanti di Navalny, per lo più di simpatie liberali, hanno comunque preferito cercare un’alternativa pur di non mettere la croce sulla falce e martello.

(Aggiornato alle ore 12,45)

AGI – Sarà il comitato esecutivo della Federal Reserve a catalizzare l’attenzione dei mercati la prossima settimana. Gli investitori restano convinti che il tapering, vale a dire la riduzione del piano di acquisto di asset da 120 miliardi di dollari al mese varato per contrastare gli effetti economici della pandemia, non sarù avviato prima di novembre, ma i dati macroeconomici contrastanti delle ultime settimane hanno aumentato l’incertezza.

Gli analisti ritengono comunque che la comunicazione adottata finora dal presidente dell’istituto centrale statunitense, Jerome Powell, abbia ben preparato i mercati, che hanno avuto il tempo di metabolizzare il messaggio e che quindi non ci saranno shock.

“Ci sarà comunque un po’ di nervosismo”, ha detto Siddhartha Khemka, ricercatore della Motilal Oswal Financial Services. “Se dovessero arrivare indicazioni dal meeting sui tempi dell’avvio del tapering, la prospettiva di un ritiro degli stimoli all’economia e l’aumento dei tassi di interesse potrebbero comunque avere effetti sugli investitori”, ha aggiunto.

L’inflazione Usa è rimasta ad agosto sopra il tetto del 5% per il quarto mese consecutivo. L’indice dei prezzi al consumo ha leggermente rallentato al 5,3% dal 5,4% di luglio, lasciando pensare che la corsa del costo della vita abbia raggiunto il suo picco. Per gli analisti, tuttavia, resta improbabile che l’inflazione possa registrare una frenata vigorosa da qui a novembre, e questo la Federal Reserve lo sa bene.

L’unico dato che, per gli analisti, potrebbe davvero indurre Powell a cambiare idea è quello sul tasso di disoccupazione: se troppo alta, tutto potrebbe essere posticipato. Anche l’inatteso balzo delle vendite al dettaglio ha innervosito il mercato. I consumi hanno segnato un incremento dello 0,8% il mese scorso, lasciando presagire che l’impatto della variante Delta del coronavirus sulla crescita resta tutto sommato contenuto.

Non sarà comunque la Fed l’univca banca centrale a esprimersi la prossima settimana. Decisioni sui tassi saranno prese anche dalla banca del Giappone, dalla Banca d’Inghilterra, dalla Banca popolare cinese, dalla svedese Riksbank, dalla norvegese Norges Bank e dalla svizzera Snb. E di certo l’Europa non potrà non guardare al fine settimana, quando si terranno le elezioni in Germania per decidere il successore di Angela Merkel. 

AGI – È il momento di scommettere sulla riscossa italiana. Ne è convinto Luca Paolazzi, economista, advisor di Ceresio investors, dall’ottobre 2007 al febbraio 2018 direttore del Centro Studi Confindustria. Diversi i motivi per cui ritiene che il Paese possa risalire la china: “Il primo – spiega all’AGI – è questo governo: è costretto a fare le riforme strutturali che da anni ci vengono chieste dagli organismi internazionali e dai partner europei, e che ora sono indispensabili per ricevere i fondi del Recovery Plan. Ma soprattutto è in grado di creare le condizioni di stabilità politica. È un esecutivo che sa assumersi la responsabilità di prendere decisioni non facili, anche non condivise, con l’unico fine del bene comune. I principali componenti del governo non hanno ambizione politica, non partecipano alle battaglie di una campagna elettorale permanente come avvenuto in passato. Il Cdm è il luogo dove vengono prese le decisioni”.

Secondo Paolazzi, l’economia e la società italiane per lasciarsi alle spalle la tripla B sui titoli sovrani, “devono passare per la tripla P: Pazienza, Persistenza e Prudenza delle politiche, economiche e non”.

Il Paese – sottolinea – può in questa fase far leva sui tradizionali punti forza: è la seconda potenza manifatturiera europa e la settima nel mondo, per popolazione è 23esima, con un’industria che si è evoluta verso prodotti più sofisticati, a maggiore valore aggiunto, vocata all’export non solo nei settori ‘food and fashion’, ma anche in meccanica, meccatronica, chimica, farmaceutica. Inoltre, ha una elevata capacità di risparmio, testimoniata dal saldo delle partite correnti, attivo da molti anni; “siamo diventati – sottolinea – creditori netti del 5% del Pil mentre nel 2008 eravamo sotto di 23 punti. Insomma, il Paese sta finanziando, con il suo risparmio, il resto del mondo, siamo le formiche che finanziano le cicale”.

Ma un altro elemento da non sottovalutare è “la forte capacità degli italiani di sopportare sacrifici: abbiamo avuto un saldo primario dei conti pubblici al netto della spesa degli interessi positivo. I cittadini italiani hanno ricevuto dalla pubblica amministrazione, in servizi e trasferimenti, molto meno delle imposte e contributi che hanno sborsato, per un ammontare di circa il 60% del Pil (somma dei saldi primari in rapporto al PIL). Solo i belgi hanno fatto di più. Se si confrontano i saldi primari nel corso del tempo, si vede che gli italiani hanno ‘tirato la cinghia’ molto più di francesi, austriaci, olandesi. Mentre i paladini del rigore, gli stessi tedeschi e di nuovo gli olandesi, gli austriaci e i finlandesi, di sacrifici ne hanno fatti pochi o nessuno”.

Ma queste capacità saranno confermate? Paolazzi non ha dubbi: “Sì, per 10 anni gli esperti della Commissione europea hanno sollevato dubbi eppure ora abbiamo un surplus maggiore, sono aumentati i valori unitari di ciò che vendiamo all’estero, nonostante la grave perdite dell’1% di Pil legata al turismo”.

Insomma, “sappiamo fare bene e per farlo meglio abbiamo bisogno di quella stabilita’ politica che consente di prendere le misure con persistenza e pazienza, non cambiando improvvidamente le norme, gli incentivi e i disincentivi”. Le prospettive di successo si stanno già concretizzando: “chiuderemo il gap con il pre-pandemia con un anno di anticipo, nel 2022 invece che nel 2023 come preventivato. Non era mai successo nelle passate crisi che anticipassimo la ripresa. Dobbiamo però essere capaci di mantenere il passo delle riforme, anche per ottenere le successive tranche di fondi europei, che saranno dati a chi rispetta le tabelle di marcia. Siamo chiamati a un grande impegno: non è una passeggiata ma possiamo tornare a crescere come sapevamo fare”.

La scelta del green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro è la dimostrazione, spiega Paolazzi, che “questo governo prende decisioni piu’ rapidamente rispetto al passato e rispetto ad altri paesi, su temi molto spinosi, per il bene comune. Da questo punto di vista siamo piu’ bravi degli altri”.

Un economista non può però fare a meno di valutare anche i pericoli: “Certo, il rischio politico continua a esserci, anche se pare di capire che nessuno voglia far cadere il governo. Il secondo rischio sta nell’accelerazione dei prezzi che erode il reddito delle famiglie. Quanto ai tassi, penso che rimarranno bassi o saranno aumentati gradualmente. A livello internazionale incombe la strozzatura della mancanza di semilavorati ma questo porterà le imprese a fare investimenti e potrebbe alla fine risultare un volano per la ripresa”.

Come si esce dalla carenza delle materie prime? “Aumentando la capacità produttiva – risponde Paolazzi – i Paesi produttori di petrolio non hanno intenzione di far schizzare i prezzi e accresceranno la produzione, tornerà il vento sul mare del Nord a spingere la produzione eolica. Certo gli investimenti non daranno la soluzione domani ma tra 6-12 mesi”.

Intanto però famiglie e imprese devono fare i conti con il caro bollette: “Su questo è giusto che i governi intervengano a calmierare i prezzi, perché l’aumento ha un effetto regressivo e nella transizione le energie rinnovabili non saranno benvolute. Ma bisogna mettersi in testa che l’energia è un bene molto prezioso: abbiamo fatto finta che non fosse così e ora dobbiamo prepararci a pagarla di più”. 

Flag Counter