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Tante domande, accatastate tutte insieme, una dopo l’altra. E alla fine poche risposte, raggruppate in macrotemi, con le questioni più spinose prontamente evitate sfruttando l’effettiva mancanza di tempo. Si è risolto così l’attesissimo incontro tra Mark Zuckerberg e i leader dei gruppi politici del Parlamento europeo, svoltosi martedì pomeriggio a Bruxelles, e officiato da un Antonio Tajani, presidente dell’europarlamento, estremamente attento a difendere il suo ospite dagli attacchi spazientiti di alcuni dei politici presenti. Una attenzione ricambiata dai lunghi, intensi sguardi del giovane Ceo.

Ma che ha detto alla fine Zuckerberg? Nulla di molto diverso da quanto già sentito nelle audizioni tenute di fronte al parlamento americano o in altri frangenti, dopo lo scandalo Cambridge Analytica. Le domande sono state anche in questo caso un minestrone che ha messo assieme fake news, privacy degli utenti, censura di contenuti sulla piattaforma, bullismo, rischio di monopolio, e via dicendo, anche se non sono mancate richieste e interrogativi precisi proprio sulla questione dei dati. Interrogativi e richieste che però non hanno trovato risposte altrettanto puntuali.

Le maggiore novità dell’intervento di Zuckerberg riguardano, non a caso, le dichiarazioni fatte sul nuovo Regolamento europeo sulla privacy (GDPR). Facebook sarà completamente conforme alle nuove norme Ue già dalla loro data di piena applicazione, prevista il 25 maggio, ha assicurato il fondatore del social network. “Abbiamo una grossa squadra di persone che ci stanno lavorando”, ha precisato, aggiungendo che una buona percentuale di utenti europei avrebbe già visionato le nuove impostazioni e sarebbe passato attraverso la trafila di avvisi.

Rispetto invece alle misure adottate dopo lo scandalo Cambridge Analytica, Zuckerberg ha spiegato che già i cambiamenti presi nel 2014 impedivano alle app di accedere alla quantità di dati cui aveva avuto accesso il ricercatore che passò poi le informazioni alla società di campagne politiche. “Ma molte app usavano il sistema da prima del 2014 – ha precisato il Ceo – e quindi stiamo indagando su queste. Ne abbiamo già tolte duecento dalla piattaforma, ci vorranno ancora dei mesi ma vi anticipo che altre app verranno tolte. Abbiamo comunque cambiato atteggiamento e ora non aspettiamo più le segnalazioni dalla comunità ma indaghiamo ogni volta che qualcosa non va”.

Sulle elezioni e il rischio di manipolazioni, sollevato da varie domande dei parlamentari Ue, Zuckerberg ha detto che la piattaforma userà una combinazione di strumenti automatici e di personale per identificare account falsi, e che aumenterà la trasparenza sulle pubblicità politiche.

“Nei prossimi 18 mesi ci sono varie elezioni in Europa e anche in altri Paesi; in passato siamo stati lenti a identificare operazioni di interferenza sulla nostra piattaforma ma in futuro renderemo le pubblicità più trasparenti, si potranno vedere tutti gli ads inviati da un soggetto politico ai diversi pubblici. Lanceremo questo strumento quest’estate”.

Zuckeberg ha poi detto di voler investire di più in Europa, e come già nelle audizioni americane ha specificato di non essere contrario a delle regole in linea generale: “dipende però da quali sono e comunque non dovrebbero frenare l’innovazione”.

Rispetto a chi gli ha chiesto invece dettagli sui dati degli utenti, in particolare sulla effettiva separazione fra i diversi servizi e le rispettive informazioni (Facebook e Whatsapp); o sulla possibilità per gli utenti di poter rifiutare le pubblicità targettizzate; o su come sono gestiti i dati raccolti sui non iscritti (gli shadow profile, rispetto ai quali ancora una volta Zuckerberg ha ribadito che sono raccolti per questioni di sicurezza, restando nel vago), il Ceo del social è stato evasivo e anche grazie al poco tempo a disposizione ha evitato di rispondere.

Nel complesso alcuni parlamentari europei sono stati precisi e sul punto, chiedendo al Ceo la possibilità per gli utenti di sfuggire alla profilazione; di sapere di più come sono usati i dati, o come sono incrociati (fra tutti, ricordiamo Jean Philipp Albrecht e Jean Lambert), ma il format era tale da permettere a Zuckerberg di scegliere, nei pochi minuti finali, le domande a cui rispondere. E di uscirne ancora una volta illeso.

Pare che Nintendo abbia depositato il marchio “N64” e tutto fa pensare a un arrivo della versione Mini di Nintendo 64. Se il rumor si tramutasse in realtà sarebbe un grande colpo per il colosso nipponico dopo il successo avuto per Nintendo Classic Mini NES  e Nintendo Classic Mini SNES. Ovviamente trattandosi di titoli in 3D la mini console non potrà includerne tantissimi, ma almeno 15-20 giochi. Per quanto riguarda i joystick, presumiamo non saranno più di due visto le dimensioni ridotte.

Sarebbe bello e suggestivo poter mettere le mani di nuovo sul mitico Nintendo 64 e giocare a titoli che hanno fatto un epoca come Super Mario 64, Mario Kart 64, The Legend of Zelda: Ocarina of Time e molti altri.

L’articolo In arrivo il Nintendo 64 Mini? proviene da GameSource.

Il telefono dal quale il presidente degli Stati Uniti cura il suo profilo Twitter non è sicuro. A rivelarlo sono due dirigenti della Casa Bianca, i quali hanno spiegato a Politico.com che Donald Trump avrebbe rifiutato di sottoporre l’iPhone che utilizza per leggere le news e gestire la propria presenza social ai controlli periodici previsti dal protocollo di sicurezza della Casa Bianca.

“Il Presidente ha evitato di sottoporre il proprio telefono agli esperti di sicurezza per almeno cinque mesi. Non è chiaro invece quanto spesso i telefoni che Trump usa per le chiamate, che sono essenzialmente usati come telefoni da ricambiare spesso, vengano formattati”. Dovrebbero essere almeno due gli smartphone utilizzati da Donald Trump. Uno in grado di effettuare esclusivamente telefonate e l’altro nel quale sono preconfigurati la app di Twitter e alcuni siti di informazioni. I telefoni sono forniti dallo staff del White House Information Technology e della White House Communication Agency: due strutture che hanno lo scopo di controllare e proteggere le comunicazioni del Presidente. Secondo la ricostruzione di Politico.com, i tecnici della Casa Bianca avrebbero chiesto al Presidente di sottoporre il dispositivo che ha accesso a Twitter ad almeno un controllo mensile. Richiesta alla quale Trump si è opposto definendola “troppo scomoda”.

Quando era in carica, Obama sottoponeva i suoi smartphone ad almeno un controllo ogni trenta giorni. Ma la differenza più grande tra i dispositivi dell’attuale inquilino della Casa Bianca e il suo predecessore è che il telefono che Trump usa per le telefonate è dotato di fotocamera, funzione che espande le possibilità di attacco di un eventuale hacker. Circostanza sulla quale gli ufficiali della Casa Bianca hanno precisato che “grazie all’avanzamento della tecnologia, questi dispositivi sono più sicuri di quelli dell’era di Obama”.

Le limitazioni dei metodi di comunicazione per i Presidenti statunitensi non sono una novità. Nel 2001 George W. Bush aveva dovuto rinunciare alle email per contattare i suoi amici perché non desiderava che venissero lette da altri. Mentre Obama aveva lottato strenuamente per poter continuare a usare il suo Blackberry, dal quale accedeva a servizi comuni come la musica in streaming. Ma anche durante la campagna elettorale del 2016 il tema è stato centrale, soprattutto per quanto riguarda Hillary Clinton, accusata proprio da Trump perché degli attaccanti informatici erano riusciti a sottrarle delle mail non protette.

I Seoul Dynasty stanno attraversando un periodo molto difficile all’interno della Overwatch League; i risultati prestabiliti non riescono ad avere successo e il team è ufficialmente in crisi. Ryujehong, in questa intervista, andrà a rivelare quelli che sono i problemi più concreti e opprimenti che la squadra sta subendo.

Piuttosto che stare bene, ho avuto uno stato d’animo altalenante. Questo perchè il team non si è dimostrato all’altezza delle aspettative che avevo, ho avvertito una certa pressione. Soprattutto nel match tenutosi oggi, era un match decisamente importante. Tuttavia, abbiamo perso e avverto una sconfitta pesante su di me.

Seoul Dynasty

Dopo il lancio ufficiale della League, i Seoul Dynasty non sono stati in grado di mostrare una buona prestazione alla pari delle aspettative dei suoi fan. Nella prima settimana della quarta fase della OWL, il team ha vinto il primo match ma ha perso i 2 seguenti. Questo ha catapultato i Seoul Dynasty al sesto posto della classifica. Considerando che loro sono stati selezionati come contendenti molto forti nelle prime fasi, è un po’ sfavorevole. E soprattutto, Ryujehong ha avvertito il peso maggiore.

Non ho alcun problema con i miei compagni di squadra. Al fine di ottenere una sinergia impeccabile, stiamo facendo del nostro meglio. Nonostante ciò, sembra che non riusciamo a giocare così bene come quando giochiamo sul palco. I miei compagni dovrebbero saperlo, ma io personalmente ho moltissimi rimpianti. Mi rendo conto che tutti non vedano l’ora che i Seoul Dynasty si esibiscano bene. Tuttavia, le cose non sono andate secondo le nostre aspettative. Abbiamo già avuto dei crolli prima d’ora, ma abbiamo la mentalità per correggere i nostri errori. Finchè continuiamo a lavorare sempre più duramente, sono sicuro che riusciremo a risolvere i nostri problemi.

Dopo le sue dichiarazioni sull’andamento dei Seoul e della OWL in generale, l’intervista è andata a spostarsi su topic più personali, in modo tale da poter distogliere la mente di Ryujehong da tutto il peso che sta effettivamente portando sulle spalle.

Il fatto che sono oltreoceano mi rende felice. Ma oltre a questo, la casa è gigantesca. Rende la vita al suo interno estremamente piacevole. Al fine di incrementare il nostro teamwork, abbiamo anche l’opportunità di avere mini vacanze. Una volta siamo stati su una barca e abbiamo visto una balena. Solitamente le balene sono difficili da individuare e vedere. La crew ci ha detto che siamo stati fortunati. Ho scattato qualche foto e ho persino visto sparare dell’acqua.

Siamo stati anche a Disneyland. I Guardiani della Galassia mi hanno lasciato più di stucco. Pensavo che sarei seriamente morto. E’ stato così pauroso (ride). E’ molto simile al giroscopio. Ero sconcertato quando l’abitacolo ha iniziato a salire e a scendere dal nulla.

Per quanto riguarda lo stile e le condizioni di vita, è stato davvero sorprendente. Anche il mio team è stato buono con me. Voglio dare tutto 100/100.

Ryujehong

È già passato un anno e mezzo da quando Ryujehong è arrivato negli Stati Uniti. È naturale chiedersi se a lui manchi la Corea o no; ha dichiarato che gli mancano le persone, ma non il luogo stesso.

Mi mancano i miei genitori. Anche se è difficile voler tornare indietro, perchè stare qui è bellissimo, la sensazione di dolore scivola all’interno quando sai che non puoi rivedere i tuoi cari.

Non sono stato in grado di tornare in Corea neanche una volta dal semestre in cui ero qui. L’altro giorno era la festa dei genitori in Corea. Tuttavia non sono riuscito ad esprimere il mio più completo apprezzamento. Se potessi, gli regalerei sempre dei garofani. Quest’anno non ci sono riuscito e ho il cuore spezzato. Quando sarò in grado di tornare in Corea in Agosto o a Settembre, ho intenzione di prendermi una vacanza incantevole con i miei genitori.

Mi mancano anche i miei fan. Se ci fossimo esibiti in Corea, i Seoul Dynasty avrebbero avuto molto più supporto. Certo, i fan qui negli Stati Uniti sono incredibili per non dire altro. Ci sono anche fan che sono addirittura giunti dalla Corea per supportarci.

Ryujehong ha dichiarato che il progetto finale dei Dynasty è quello di aggiudicarsi un posto ai playoff della OWL, e ha inoltre aggiunto che al fine di conseguire questo obiettivo, lui e il team hanno intenzione di allenarsi duramente.

Il resto dei match ci è cruciale. Possiamo farcela per i playoff solo se giochiamo bene ognuno di essi. Anche se è un peccato che i nostri risultati non rappresentino direttamente la nostra pratica, credo che ci sia solamente una cosa che possiamo dimostrare. Ovvero dei Seoul Dynasty che si allenano molto più duramente. Faremo del nostro meglio per mostrare una prestazione superba ai nostri fan.

Credo che le possibilità di farcela per i playoff sia circa del 50% per il momento. Al fine di incrementare le nostre chance, abbiamo intenzione di dare del nostro meglio.

 

L’articolo Overwatch League: parla Ryujehong dei Seoul Dynasty proviene da GameSource.

Durante una conferenza sulle strategie future tenutosi a Tokyo, il Presidente e CEO Kenichiro Yoshida ha illustrato le intenzioni di Sony e PlayStation per il triennio avvenire fino al 31 Marzo 2021. Gli spunti sono molto interessanti, visto che Yoshida ha annunciato che ci saranno nuove IP, titoli First Party e miglioramenti ed espansioni di titoli già usciti. Ma allo stesso tempo ha ammesso che PlayStation 4 sta per entrare nella fase finale della sua vita, e questo era facilmente pronosticabile. Ciò nonostante il ha espresso grande orgoglio per il successo che ha avuto e sta ancora avendo questa console: dal rilascio nel lontano Novembre 2013 ad oggi ha venduto più di 79 milioni di unità. Numeri vertiginosi resi ancor più importanti dal successo ottenuto con PlayStation Plus che conta all’attivo ben 34,2 milioni di abbonati.

PlayStation Plus

Yoshida ammette di voler espandere l’universo PlayStation Plus per rendere l’esperienza ancor più esclusiva e conveniente per i suoi abbonati. Degne di nota pure le vendite di PlayStation VR, ma qui i numeri sono inferiori vista la grande concorrenza nel mondo della realtà virtuale. Il futuro di PlayStation sarà sempre più roseo e sicuramente fino a che PlayStation 4 avrà vita ci saranno ancora grandi titoli a farci compagnia. Di sicuro all’E3 2018 ci saranno ulteriori sviluppi e vi invitiamo a leggere la nostra guida a tutte le conferenze dell’E3 che troverete qui.

L’articolo PlayStation 4 sta per entrare nella fase finale della sua vita, ma… proviene da GameSource.

"Vi penso, voi tutti, oggi e ogni giorno, vi voglio bene con tutta me stessa e vi mando la luce e il calore che ho da offrire in questo giorno difficile". Con queste parole, Ariana Grande, idolo pop dei giovanissimi, ha commemorato su Twitter il primo anniversario dell'attentato a Manchester.

Un anno fa, alle 22,31, un giovane kamikaze di origini libiche, Salman Abedi, si fece esplodere nel foyer della Manchester Arena, al termine dell'affollatissimo concerto della pop star americana, mentre i giovani stavano cominciando a uscire. Fece 22 morti e circa 800 di feriti, un bilancio che fa di quello di Manchester l’attentato più sanguinoso in Gran Bretagna dopo gli attacchi terroristici di Londra del 7 luglio 2005 su metropolitane e autobus. 

 

Per Manchester, dunque, oggi è il giorno del ricordo. Diverse le iniziative, cui hanno preso parte anche il duca di Cambridge, il principe William, e la premier Theresa May che al Manchester Evening News ha parlato di "vigliaccheria nauseante". Tra queste una messa nella cattedrale alle 2 del pomeriggio (le 15 ora italiana) e una veglia cantata nel centro città con oltre 3mila cantori di cori locali.  

Al concerto di Ariana Grande erano presenti soprattutto adolescenti e bambini. Dei 22 morti totali, hanno perso la vita dieci persone sotto i vent’anni, tra cui una ragazza di 15 anni e tre di 14. La prima vittima confermata si chiamava Georgina Callander, una diciottenne britannica. Appena qualche ora la ragazza aveva anche pubblicato su Instagram una foto del 2015 che la ritraeva con l’artista. Non poteva sentirsi più fortunata. La più piccola ad aver perso la vita si chiamava Saffie Rose Roussos e aveva otto anni: era al concerto con la madre e la sorella che sono rimaste ferite. I

L’attentato nelle storie di chi c’era

I dottori impreparati a tutte quelle ferite. Vicky Wijeratne, David Dolan e Matthew Burrows erano all’Arena di Manchester quella sera. Stavano per andare via quando all’improvviso sentirono una detonazione, ma non si preoccuparono finché non videro le prime persone ferite. A quel punto i tre giovani dottori chiesero a un poliziotto se potevano rendersi utili. “Ci avvisò: ‘E’ bene che sappiate che c’è stata un’esplosione. Se entrate, lo fate a vostro rischio e pericolo, non c’è una zona sicura”, ha raccontato Burrows al Guardian. La scena fu agghiacciante: “Ricordo di aver pensato: come è possibile che ci siano così tante ferite? Cosa è a caduto esattamente?”.

Adam che a 16 ha quasi perso tutto. Adam Lawler era andato al concerto con la sua amica Olivia Campbell Hardy. Non poteva sapere che quella sarebbe stata la loro ultima serata insieme. Olivia ha perso la vita nell’attentato, lui ha riportato numerose ferite e a quasi perso tutto. Ho riportato fratture ad entrambe le gambe, ho perso 7 denti e ho quasi perso il mio occhio destro e la lingua. “Se potessi tornare indietro cambierei tutto, ma non poso. L’unica cosa che posso fare è vivere la mia vita al meglio”, ha detto alla BBC.

Daren che è morto 200 volte. Quella maledetta sera la vita di Daren Buckley è cambiata per sempre. Era li con suo figlio quando il kamikaze si è fatto esplodere a pochi metri da loro che so no rimasti miracolosamente illesi. Daren, padre di 4 figli, non ci ha pensato due volte e si è buttato a capofitto ad aiutare i feriti. “Quella scena non si può descrivere. Era come un incubo”. E un anno dopo i traumi restano: “Ho continui flashback. Sono morto 200 volte nei miei incubi”.

Freya che raccoglie soldi per restituirli all’ospedale. Ytra i superstiti c’è anche Freya Lewis, 15 anni. Nello scorso anno l’adolescente ha passato oltre 60 ore in sala operatoria e ha dovuto imparare di nuovo a camminare. Ora sta bene e vuole ringraziare l’ospedale per le meravigliose cure che le ha offerto. Come? Prendendo parte alla Junior Great Manchester Run. Anche suo padre ha corso alla gara nella categoria adulti. Insieme hanno raccolto 50mila sterline che devolveranno all’ospedale pediatrico di Manchester.

I vigili del fuoco che “si vergognano” per quello che non è stato fatto. Da un anno a questa parte, i pompieri che erano presenti all’arena di Manchester hanno un solo rimorso: non essere riusciti a soccorrere le vittime più velocemente. La folla era fuori controllo e ci sono volute due ore per iniziare a gestire l’emergenza, ha fatto sapere il sindacato Fire Brigades, chiedendo scusa per i fallimenti.

Lee che ha scritto una canzone per sua sorella. “Il dolore non svanisce mai” e così Lee Hunter, 37 anni, musicista di Shaw, Oldham, ha deciso di tradurlo in parole e musica. "Volevo scrivere una canzone di cui mia sorella potesse essere orgogliosa. Volevo mantenere viva la sua memoria. Mi manca moltissimo”, ha detto al Manchester Evening Standard. Il suo gesto è stato molto apprezzato e il brano ha registrato oltre 6mila visualizzazioni.

Sembrava fatta, ora tutto orna in discussione. O almeno così pare, perchè da quando stamane il New York Times ha sollevato dubbi sulla bontà del curriculum presentato da Giuseppe Conte (università che non ricordano di averlo mai visto) le probabilità che il giurista vada ad occupare la poltrona di Presidente del Consiglio si sono fatte via via sempre più esili. Tanto che già si parla di una sostituzione con, nientemeno, Luigi Di Maio. Nonostante il patto stretto con Salvini, per cui nessuno dei due sarebbe divenuto premier.

Di Maio sarebbe "Un leader realmente politico, che andrebbe incontro alle aspettative del presidente Mattarella, che non ha mai fatto mistero di non gradire l’ipotesi di un governo politico ma guidato da un tecnico nel ruolo di mero esecutore. E che avrebbe come possibile compensazione la designazione di Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini, al ministero dell’Economia", scrive il Corriere della Sera, "Soluzione, questa, che permetterebbe di lasciare alle spalle le polemiche per l’ipotetica nomina alla guida del Mef di Paolo Savona, giudicato dal Quirinale troppo anti-euro e, di conseguenza, non sufficientemente di garanzia per la Ue e per i partner internazionali".

Giorgetti o Savona? Niente di definitivo, se La Stampa afferma che l'economista già di osservanza ciampiana rimarrebbe ad occupare la casella del Ministero dell'economia. Scrive il quotidiano di Torino che "la squadra di governo, a quanto risulta, sarebbe comunque completata mantenendo, allo stato, l’indicazione di Paolo Savona all’Economia".

"Doveva essere una giornata di riflessione per Sergio Mattarella, all'insegna delle consultazioni al Quirinale con i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati. È stato un giorno convulso, con le polemiche su Giuseppe Conte", sottolinea La Repubblica, "A questo punto, in seno allo stesso Movimento, ci si augura che il rinvio dell'incarico a Conte possa nel frattempo far maturare le condizioni politiche per il via libera al capo politico".

Una ex ingegnera del software di Uber – il noto servizio di trasporto privato che si usa con una app – ieri ha avviato una causa contro l’ex-datore di lavoro, sostenendo di essere stata vittima per anni di molestie e discriminazioni sessuali e razziali, e di ritorsioni per averle denunciate in azienda, con conseguenze pesanti sulla vita professionale e la salute.

In una causa presso un tribunale della California, Ingrid Avendano, una ingegnera ispanica che ha lavorato ad Uber tra il 2014 e il 2017, sostiene di essersi scontrata con “una cultura lavorativa dominata da maschi, permeata da una condotta degradante, sessualmente molesta, discriminatoria nei confronti delle donne”. Nella denuncia, Avendano descrive colleghi che avrebbero condiviso inviti espliciti sui sistemi di messaggistica, e in generale commenti inappropriati, molestie fisiche, e pure email inopportune della stessa dirigenza dell’epoca.

Alla donna, a causa delle sue lamentele – sostiene la denuncia, disponibile qui – sarebbero state negate promozioni e aumenti, mentre sarebbero state volutamente abbassate le valutazioni delle sue performance lavorative e intensificati i suoi ritmi di lavoro. Tutto ciò avrebbe portato infine a problemi di salute e alle sue dimissioni. Ma il suo stesso stipendio di partenza – sostiene la donna – sarebbe stato fin dall’inizio inferiore a quello di colleghi uomini con esperienze e mansioni simili. Inoltre, secondo Avenado, il numero di donne ingegnere ad Uber sarebbe drammaticamente diminuito nei tre anni della sua permanenza in azienda, a causa di tali pratiche.

A marzo Uber ha raggiunto un accordo da 10 milioni di dollari rispetto a una  class action di 400 ex dipendenti, perlopiù donne o individui appartenenti a minoranze etniche, per discriminazioni sessuali o razziali. Avendano ha preferito non unirsi all’accordo ma fare causa a livello individuale.

Non è certo la prima volta che Uber si ritrova accusata di discriminazioni nei confronti delle donne. A livello mediatico il caso era esploso all’inizio del 2017, quando un’altra ex dipendente, l’ingegnera Susan Fowler, aveva pubblicamente denunciato, in un articolo online, abusi e comportamenti scorretti dell’azienda. Da lì si è innescata una reazione a catena che ha portato alle dimissioni dell’allora Ceo Travis Kalanick (e di decine di altri dipendenti), fino al tentativo dell’azienda di riformarsi dall’interno. L’attuale causa arriva infatti pochi giorni dopo la decisione di Uber di abbandonare l’arbitrato per le molestie, permettendo agli ex lavoratori di andare in tribunale. E quindi, secondo alcuni osservatori, la vicenda potrebbe fare da primo test per verificare se davvero il colosso tech abbia cambiato atteggiamento.

Da agosto il nuovo Ceo Dara Khosrowshahi sta cercando di migliorare l’immagine della compagnia. Che però ha problemi anche su un altro fronte, quello del servizio di trasporto. Secondo una inchiesta della Cnn di fine aprile, infatti, sarebbero un centinaio gli autisti di Uber negli Stati Uniti che sono stati accusati di molestie o violenze sessuali negli ultimi quattro anni.

Nonostante il passare dei secoli il fascino dei racconti delle Mille e una Notte continua a sopravvivere immutato nell’immaginario collettivo. Storie come quella di “Sindbād il marinaio” e “Aladino e il genio della lampada” sono ormai parte della cultura di massa, grazie anche a film, cartoni animati e serie TV. Il mondo dei videogiochi non ha certo mancato di dare il suo contributo: basti pensare alla serie ormai classica di Prince of Persia, che tanto deve a quell’immaginario fiabesco orientale.

Geni, lampade, desideri, parole magiche e città piene d’oro che emergono dalle sabbie del deserto: è proprio questo il background culturale a cui si rifà City of Brass, il roguelike sviluppato da Uppercut Games.

City of Brass

Il gioco ci mette nei panni di un ladro senza nome, che vuole impadronirsi delle immense ricchezze della Città di Ottone. La storia della Città ci viene spiegata nel breve tutorial, insieme alle meccaniche di base: un luogo in cui tutti i cittadini, anche i più umili, erano ormai ricchissimi grazie al commercio e hanno deciso di sfidare la morte, stringendo un patto con i Geni. Ma fare accordi con gli Spiriti, si sa, può portare alla rovina. Ora la Città è maledetta: eserciti di non-morti pattugliano le sue strade disseminate di trappole fatali e oro, tanto oro.

La visuale in prima persona ci permette di guidare l’instancabile protagonista per le vie della Città, nel tentativo di raggiungerne il centro: potremo saltare, aggrapparci alle sporgenze e arrampicarci, abbassarci, correre e compiere brevi schivate e scivolate. Il movimento è quasi sempre fluido, tranne per qualche glitch occasionale, con uno stile che ricorda vagamente Mirror’s Edge. Saremo guidati da un indicatore a schermo che ci dirà la direzione da prendere per arrivare al cancello che porta al livello successivo: per superare lo stage avremo un tempo limite, di solito abbastanza permissivo, segnalato da una clessidra. Quando il tempo scadrà, dei letali mulinelli di sabbia cominceranno a comparire e danneggiarci, spesso in modo fatale.

City of Brass

Il nostro eroe è dotato di un equipaggiamento iniziale standard composto da una frusta, una scimitarra e un vestito di stracci che non ci offrirà alcuna protezione. Il set di movimenti degli attacchi cambia in base al tipo di arma equipaggiata, non esistono combinazioni o mosse speciali. Il vero punto di forza di questo City of Brass infatti, è l’interazione con l’ambiente, è questo è ancora più vero negli scontri con i nemici. Potremo infatti raccogliere e lanciare i molti tipi di proiettili presenti sul terreno di gioco, che variano da lanterne incendiarie e bombe a vasi e fiale piene di veleno. Con un tasto potremo inoltre spingere i nemici, per farli cadere su una delle miriadi di trappole disseminate ovunque nella Città. Ma tutto queste azioni assumono una proporzione assolutamente diversa quando si comincia a padroneggiare lo strumento principe del gameplay di City of Brass, la frusta.

La frusta è di gran lunga il pezzo di equipaggiamento più utile e versatile del gioco, e ci permette di compiere una grande varietà di azioni: afferrare un oggetto lontano, così da poter prendere e utilizzare rapidamente un proiettile o raccogliere un tesoro; afferrare un nemico, per trascinarlo sopra una trappola; afferrare un anello, usando la frusta come corda e permettendoci di saltare rapidamente da un punto a un altro; colpire una trappola per farla scattare. Con la frusta si possono anche colpire direttamente i nemici: colpendoli alla testa li stordiremo per un breve periodo di tempo, alle mani li disarmeremo, mentre colpendoli alle gambe li faremo cadere a terra. Non male, vero? Unico neo della frusta è il suono che produce: lo schiocco può diventare molto fastidioso dopo un po’ di tempo che si gioca, vista la frequenza con cui la frusta viene utilizzata.

City of Brass

L’equipaggiamento può essere migliorato tramite i venditori sparsi in tutti i livelli, ovvero i Geni: essi ci offriranno ogni tipo di servizio, utilizzabile però una volta sola per livello. C’è il Genio guaritore, il Genio che vende armi e armature, quello che evoca spiriti mercenari per proteggerci. Le nuove armi e i talismani si riveleranno spesso utilissimi per superare le difficoltà: l’unico modo di aumentare la vitalità dell’eroe, per esempio, è il Talismano della Vita, in grado di darci un cuore in più dei quattro standard. Oppure le sabbie del Tempo (cit.), in grado di darci un’altra chance dopo la morte.

Presso i Geni potremo acquistare anche perks per saltare più in alto, correre più rapidamente e così via. Ogni Genio è potenziabile tramite un desiderio. Il giocatore parte con tre desideri, e può spenderle sia per convertire alla nostra causa i Geni malvagi presenti nei vari livelli, sia per avere accesso a oggetti migliori e servizi migliori e più costosi dai Geni venditori.

City of Brass

Nonostante le capacità che rendono il protagonista di City of Brass un miscuglio tra Aladdin, Indiana Jones e Prince of Persia, morire nelle strade della Città maledetta è molto, molto facile. Ogni tipo di trappola ci attende, da lame che spuntano dal terreno, pozze di lava, porte che calano come ghigliottine e altro ancora. Ogni area della città (ce ne sono quattro) ha trappole diverse, e scoprire come superarle richiede pazienza e una buona dose di trial and error.

I nemici sono uno un po’ meno vari come design, e cambiano anch’essi di area in area. La maggior parte saranno ex-abitanti della città, quindi scheletri assassini armati di scimitarre, lance o archi, oppure semplicemente delle loro mani ossute. Andando avanti con il gioco si incontreranno ben più fastidiosi stregoni e grossi carcerieri armati di frusta, più difficili da sconfiggere. L’IA dei nemici è molto scarsa, ma è compensata dalla quantità: sono tantissimi, e sono ovunque.

City of Brass

Morire, in City of Brass, non è solo facile, ma anche permanente. Da buon roguelike infatti, ogni volta che moriremo dovremo ricominciare dal primo livello, senza oro e con l’equipaggiamento iniziale. I livelli che affronteremo, inoltre, saranno simili nel design ma sempre diversi, generati proceduralmente. Ci sono però delle scorciatoie: ogni tre livelli affronteremo un boss. Se sconfiggeremo il boss e arriveremo alla fine del livello indenni, nella zona iniziale si aprirà un portale per la nuova area, attivabile tramite la spesa di uno, due o tre desideri. Le boss fight non sono difficili in sé, ma per ottenere il portale bisogna completarle e poi uscire dal cancello del nuovo livello senza morire, cosa che può risultare tutt’altro che facile.

La difficoltà del gioco, comunque, può essere aggiustata tramite un sistema di bonus e malus (chiamati Benedizioni e Oneri) che possono essere selezionati prima di iniziare la partita. Potremo ad esempio scegliere di fare più danni, di eliminare la clessidra e così via. Viceversa, potremo rendere i nemici più pericolosi e complicarci ancora di più la vita. Questo permettere di dare a ogni giocatore la sfida che sta cercando, rendendo il gioco meno punitivo per i neofiti e impegnativo per i veterani.

Per quanto riguarda il comparto grafico, l’Unreal Engine 4 fa il suo lavoro, regalandoci degli ambienti molto piacevoli e un design dallo stile azzeccatissimo, ma in grado di girare anche su PC di fascia più bassa.

City of Brass


City of Brass si presenta come un prodotto ancora acerbo per certi versi, e sicuramente verrà limato e migliorato in ogni suo aspetto dall’attivissimo team di sviluppatori. Nonostante le sue limitazioni e una certa ripetitività di fondo, però, City of Brass è una vera perla, unica nel suo genere. Un’esperienza frenetica e divertente, in un’ambientazione a metà strada tra Aladdin e Prince of Persia. Cosa state aspettando, dunque, siete pronti a correre verso il cuore della Città di Ottone?

L’articolo City of Brass – Recensione proviene da GameSource.

Oggi Square Enix ha mostrato un piccolo video dedicato a Shadow of the Tomb Raider, titolo in sviluppo presso Eidos Montreal.

Shadow of the Tomb Raider trailer decisioni

Nel video, il Senior Game Director Daniel Bisson parla di come Lara si cimenti in questa storia che sancirà la nascita della Tomb Raider. Il titolo quindi sarà molto più emozionale rispetto ai predecessori e si concentrerà sul viaggio personale di Lara.
Dovrà fare delle scelte, le quali avranno un pesante impatto sulle sorti del mondo intero. All’interno del trailer viene mostrata una Lara ossessionata dalla decisione da prendere e, secondo quanto mostrato, tale aspetto verrà approfondito durante l’E3 2018.
Shadow of the Tomb Raider uscirà per PC, PlayStation 4 e Xbox One il 14 settembre.

L’articolo Shadow of the Tomb Raider: un trailer mostra il peso delle decisioni proviene da GameSource.

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