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“Nessuno se lo aspettava. Quando il comune ieri a mezzogiorno ha deciso di fissare la previsione di marea alla misura di 145 cm eravamo tutti convinti che fosse una misura cautelativa e che non avrebbe neanche raggiunto quella quota, dopo invece ha raggiunto i 187 centimetri, perciò è stata una cosa non prevedibile assolutamente”. Lo ha spiegato all’Agi Georg Umgiesser, ricercatore dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) che segue l’andamento della marea nella laguna di Venezia.

Proprio ieri aveva sostenuto che la marea attesa poteva essere più bassa di quella annunciata. “La persistenza di un flusso molto forte di venti da Nord, di Bora, ci aveva indotto a pensare che questo costituisse un fattore di attenuazione della marea, un vero e proprio blocco che si scontrava con i venti di scirocco. Ma questo ha creato una situazione molto complicata nel Nord Adriatico. Situazione che ha prodotto questo evento eccezionale e imprevedibile, anche da parte dello stesso Centro Maree che pure fa previsioni da 40 anni”, ha ribadito il ricercatore.

La giornata di ieri è stata in effetti piuttosto complicata sotto il profilo dell’evoluzione meteorologica. La presenza di un minimo di pressione a Sud della Sicilia in risalita verso le coste del Tirreno ha innescato dinamiche su scala nazionale che hanno avuto ripercussioni da Gela a Venezia, proprio come lo scorso anno avvenne in occasione della tempesta Vaia, che scaricò la sua energia sulle Dolomiti. Il tema è dunque quello della affidabilita’ delle previsioni davanti a eventi che sembrano essere del tutto eccezionali.

“Le previsioni – ha aggiunto Umgiesser – hanno tutte un’incertezza e più è instabile la situazione della meteorologia più grande diventa l’incertezza. Se noi abbiamo una situazione relativamente stabile del meteo siamo in grado anche di prevedere una marea con una forchetta di 5 centimetri di errore, quindi in modo abbastanza preciso. Quando invece – ha proseguito – siamo davanti a una instabilità meteorologica l’incertezza si amplifica. Per esempio le raffiche di scirocco a 100 chilometri orari non le ha previste nessuno, neanche se si guardava ai modelli migliori, come quelli del centro europeo per le previsioni (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, ECMWF). Lo stesso è successo un anno fa in occasione della tempesta Vaia con raffiche di 230 chilometri orari che ugualmente è stata una cosa assolutamente non prevedibile. Purtroppo – ha detto ancora – dobbiamo aspettarci sempre di più queste situazioni perchè questi eventi estremi diventeranno sempre più frequenti e diventeranno anche sempre più imprevedibili”. 

“Basta con la città ferita ogni anno”. È il grido di dolore che ha pronunciato in conferenza stampa il patriarca di Venezia Sua Eminenza Francesco Moraglia a proposito dell’eccezionale ondata di acqua alta che ha colpito il capoluogo veneto. “Il primo pensiero va a chi ha perso la vita, solo un anno fa abbiamo vissuto una situazione analoga ed era chiaro che si sarebbe potuta ripetere” “Venezia – aggiunge – è una città unica e l’intervento di soccorso richiede tempi, risorse e procedure che nessuna altra città conosce”.

“Vorrei che si vedessero le immagini di piazza San Marco intorno alle 22.30-23 di ieri. Io non ho mai assistito ad una cosa del genere: ho visto piazza San Marco molte volte colma, ma ieri c’erano delle onde che sembrava di essere in riva al mare”, ha detto ancora Moraglia, “Venezia non è solo una città bella, è una città unica e deve passare questo messaggio: un intervento di soccorso a Venezia richiede tempi, risorse, procedure che le altre città non conoscono quindi abbiamo a che fare con una città bella, magnifica, fragile che deve essere capita”.

Ricordando che la Caritas Diocesana ha messo a disposizione posti letto per chi ne avesse bisogno, Moraglia ha auspicato che “questa sia l’occasione, perché assieme e in modo condiviso si ripensi la città”. “Si tratta di difficoltà su cui ci incontriamo e scontriamo ormai da anni”, ha continuato il Patriarca, “un sistema di difesa che non entra mai in atto, il passaggio delle grandi navi e altro. Forse si toccano tanti interessi e forse questo può dispiacere a qualcuno, e mi spiace di non essere simpatico nel dirlo, ma lo dico da veneziano e persona che ama questa città”.

Danni strutturali alla Basilica di San Marco

 “La Basilica di San Marco sta soffrendo di danni strutturali perché l’acqua che la invade è salata e quindi provoca danni irreparabili soprattutto quando si asciuga nella parte bassa dei mosaici e pavimenti”, ha spiegato Moraglia, “è la sede della chiesa veneziana, un monumento mondiale quindi bisogna veramente intervenire, noi possiamo fare la manutenzione ordinaria ma non possiamo fare quella straordinaria e strutturale. Su questo auspico quindi ci sia l’attenzione del governo, dei ministri. Siamo molto contenti quando vediamo ministri che inaugurano mostre o la Biennale ma Venezia è tante cose”. ​

Non rientra l’allarme alta marea a Venezia. Nonostante il nuovo picco delle 10.30 sia risultato inferiore ai 148 centimetri previsti dal Centro Maree, toccando i 138 centimetri, l’emergenza continua e desta grande preoccupazione. Del resto, nella città lagunare l’acqua alta non raggiungeva questi livelli dal 1966 e si cominciano a contare i danni.

Il ministero per i Beni culturali ha attivato l’unità di crisi per la verifica e la messa in sicurezza del patrimonio culturale eventualmente danneggiato. Il sindaco Luigi Brugnaro, durante un sopralluogo, ha sottolineato la gravità della situazione, in primis al simbolo della città, la Basilica: “Venezia è in ginocchio” ha detto “la basilica di San Marco ha subito gravi danni come l’intera città e le isole”. Ma “gravissimi” sono definiti dal Comune anche i danni provocati “nell’isola di San Servolo, dove è crollato il muro di cinta davanti all’imbarcadero” e ci sono stati allagamenti anche nei locali interni, oltre ai “problemi registrati nelle scuole di Venezia e nel commissariato della polizia di stato San Lorenzo”.

E ha invitato “cittadini e imprese a raccogliere materiale utile per dimostrare i danni subiti: foto, video, documenti e altro” spiegando che presto saranno comunicate “le modalità per inoltrare la richiesta di contributo”. Secondo una prima stima dell’Unità di crisi della Protezione civile, ad essere colpito è soprattutto il centro storico di Venezia e sono una sessantina le imbarcazioni danneggiate molto pesantemente, tra le quali alcuni vaporetti. Inoltre, situazione molto critica a Pellestrina, dove nella notte c’è stata anche una vittima, un uomo rimasto folgorato.

Ancora più allarmati i toni del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: “L’80% della città è sott’acqua, ci sono danni inimmaginabili, quasi un metro e mezzo a San Marco, Pellestrina è sott’acqua per il 100%. E’ difficile quantificare i danni, sono paurosi” osserva. “È uno scenario di devastazione totale, apocalittica“. Emanuela Carpani, soprintendente per l’Archeologia, belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e laguna, testimone d’eccezione, racconta all’AGI: “Stanotte la laguna si è trasformata in mare, si è alzato un fortissimo vento di scirocco. Ho assistito a una situazione impressionante. L’acqua è entrata anche nella cripta di San Marco dove le finestre hanno ceduto alla pressione. Sembrava ci fosse un tifone – spiega – e le persone che arrivavano con i vaporetti scendevano nell’acqua con i trolley sommersi. Le imbarcazioni finivano sulle banchine, ci sono stati crolli, sono venuti giù pezzi di muro. Insomma, una situazione paurosa”.

Ma la situazione non sembra destinata a migliorare, le previsioni non sono incoraggianti. Il Cnr ipotizza una nuova ondata di acqua alta da record a Venezia per domenica prossima, 17 novembre, pur ammettendo che gli eventi climatici sono ormai sempre più estremi e imprevedibili. Georg Umgiesser, ricercatore dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), interpellato dall’AGI non usa mezzi termini: “Non dico che potrebbe accadere la stessa cosa, ma andiamo verso questo tipo di situazioni”; sottolineando l’incertezza fisiologica di questo tipo di previsioni, e i problemi legati a una corretta comunicazione: “Proprio la settimana scorsa” spiega “abbiamo avuto un convegno con la Protezione civile sul tema della comunicazione dell’incertezza, che diventa una cosa sempre piu’ importante perché noi ora abbiamo una previsione di marea di 160 centimetri, ma questo valore ha una incertezza più o meno di 20 centimetri”.

E sono proprio gli esperti a fornire il nome del “colpevole”: il Ciclone Mediterraneo che si è formato l’11 novembre e che da martedì spazza l’Italia, prima a Sud (colpite la Sicilia, la Campania, la Basilicata con la drammatica situazione di Matera) poi al Nord, fino alla laguna veneta. La situazione riapre uno scambio di accuse. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dice all’AGI che “per contrastare i cambiamenti climatici c’è bisogno di un’azione politica ed economica coraggiosa e forte”.

E Legambiente, con il vicepresidente Edoardo Zanchini, lamenta: “L’Italia è l’unico grande Paese europeo che non ha un piano di adattamento al clima. E questo è lo strumento che ci permetterebbe di individuare le priorità e le aree più a rischio programmando per tempo gli interventi. Invece si continuano a rincorrere le emergenze”. Una veneziana doc come Mara Venier racconta all’AGI: “Ho il cuore spezzato per la mia città e sono a disposizione per qualsiasi iniziativa di solidarietà. Io ho vissuto la marea del ’66 quando l’acqua alta arrivò a 194 centimetri e mi meraviglio che ancora siamo messi così, resto sconcertata”.

La prima demo di Yakuza: Like a Dragon è stata resa disponibile per PlayStation 4 attraverso il PlayStation Store anche se – per adesso – è esclusivamente scaricabile nel marketplace giapponese.

Sega ha inoltre pubblicato un nuovo trailer del gioco che va a introdurre la storia dell’opera, con una sorpresa nel finale: è infatti possibile vedere il protagonista dei precedenti Yakuza, Kazuma Kiryu, che apparirà quindi anche in questo nuovo Yakuza.

Nel nuovo Yakuza: Like a Dragon, Kiryu sarà sostituito nel ruolo di protagonista da Ichiban Kasuga, ma da questo nuovo trailer sappiamo che il vecchio dragone sarà ancora parte della serie: in questo video, in particolare, lo vediamo affrontare proprio Kasuga, nelle vesti di inedito avversario per il giocatore. Quali saranno le motivazioni dietro a questo scontro?

 

yakuza like a dragon

Per scoprirlo nel dettaglio, non ci resta che attendere il prossimo anno, in cui Yakuza: Like a Dragon uscirà per PlayStation 4, con la prima uscita che avverrà il 16 gennaio 2020 in Giappone e seguirà nel resto del mondo nei mesi successivi.

L’articolo Yakuza: Like a Dragon, arriva la prima demo e una sorpresa proviene da GameSource.

Un gruppo di studenti cinesi della Chinese University di Hong Kong è stato evacuato e portato in un luogo ritenuto sicuro a bordo di una barca messa a disposizione dalla polizia. Foto dell’imbarco sono circolate sui media di Hong Kong e la polizia ha in seguito confermato che gli studenti hanno chiesto di lasciare il campus per motivi di sicurezza, ma di essere impossibilitati a farlo tramite terraferma a causa dei blocchi stradali.

La polizia non ha confermato quanti studenti cinesi hanno deciso di lasciare l’università, anche se diversi organi di stampa avevano in precedenza indicato in ottanta il loro numero.

L’imbarco è avvenuto da un molo di Sha Tin, nella zona dei Nuovi Territori, dove si trova l’università, riferisce un testimone citato dal sito web di informazione Stand News, e gli studenti hanno mostrato agli agenti i loro documenti di identità cinesi prima di salire a bordo ed essere portati in una località ritenuta sicura.

La Chinese University è stata teatro di violenti scontri durati ore nella serata di martedì tra polizia e studenti-manifestanti, che si sono conclusi con decine di feriti, prima del ritiro della polizia, in quello che è stato uno dei momenti più duri delle proteste anti-governative in corso da oltre cinque mesi a Hong Kong. 

Dopo le dimissioni di Evo Morales, la Bolivia è passata nelle mani della senatrice dell’opposizione Jeanine Anez che ha assunto l’interim della presidenza della Repubblica. La decisione in una sessione parlamentare da cui erano assenti i 2/3 dei deputati, quelli eletti con il Movimento al Socialismo dell’ex presidente

Nata il 13 giugno del 1967 nella città di Trinidad, in Bolivia, Anez comincia la sua carriera politica nel 2006 quando inizia a lavorare con l’assemblea costituente per la stesura della nuova costituzione boliviana, quella che riconosce il Paese per la prima volta come uno stato secolare, rafforza l’autonomia agli indigeni e pone un freno alla proprietà privata.

Prima di allora era arrivata la laurea in giurisprudenza e un ingaggio come direttrice e conduttrice per la rete nazionale Totalvision. Il salto di qualità avviene nel 2010, quando viene eletta senatrice nel partito, di destra, Progress Plan for Bolivia-National Convergence (PPB – CN), che ai tempi rappresentava la più importante forza politica di opposizione del Paese. Un’opposizione che la Anez guiderà schierandosi ferocemente contro l’ormai ex Presidente Evo Morales, che non si risparmierà di definire più volte pubblicamente “un tiranno”.

Nel 2014, dopo lo scioglimento del PPB – CN passa al movimento socialista democratico. Dopo aver chiesto a gran voce le dimissioni di Morales, una volta ottenute viene di fatto catapultata alla guida del paese, a causa delle relative defezioni di Victor Borda, il presidente della camera bassa del parlamento, Adriana Salvatierra, presidente della camera alta, e del suo vice Ruben Medinaceli, che avrebbero tutti dovuto assumere l’incarico in linea gerarchica prima di lei.

In queste ore sono in tanti a gridare al colpo di stato dato l’intervento attivo delle forze armate nella richiesta di dimissioni di Morales. L’ex presidente, da parte sua, ha condannato come “golpista” la senatrice Anez e ha parlato del “più insidioso e nefastro colpo di Stato della storia” definendo Anez “una senatrice di destra, mercante di golpe”, che “si è autoproclamata presidente senza il numero legale, circondata da un gruppo di complici”.  Dalla sua parte la Anez ha immediatamente dichiarato che l’unico obiettivo del suo governo ad interim è di ottenere un nuovo voto presidenziale.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha approvato il primo vaccino mondiale contro il virus Ebola. L’annuncio rappresenta un importante passo nella lotta contro la malattia. Il farmaco, chiamato Ervebo e prodotto dalla casa farmaceutica MERCK, è stato utilizzato in una fase sperimentale nella Repubblica Democratica del Congo.

Ma ora secondo l’Oms ci sono prove sufficienti che il vaccino funzioni. Ciò significa che il mondo ha adesso il primo farmaco in assoluto per prevenire l’Ebola. 

Una pre-qualificazione dell’Oms viene concessa solo dopo che un farmaco ha superato importanti test di sicurezza ed efficacia. Ma il vaccino è già in uso dallo scorso anno per contenere due focolai nella Repubblica Democratica del Congo.

Il governo ha invocato “protocolli compassionevoli” per consentirne l’uso mentre la ricerca era ancora in corso. Le prove raccolte durante quel periodo hanno convinto i regolatori che era sicuro ed efficace contro l’Ebola. Il vaccino sarà disponibile sul mercato a partire dalla metà del prossimo anno.

Da dove viene il virus

Il virus Ebola fu identificato per la prima volta nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo (che all’epoca si chiamava Zaire). Fa parte della famiglia dei filovirus e deve il suo nome a un fiume del nord del paese, nella regione in cui fu identificata la prima epidemia. Sono stati classificati cinque sottotipi distinti del virus: Zaire, Sudan, Bundibugyo (una regione dell’Uganda), Reston e Foresta Tai. I primi tre sono quelli all’origine di importanti epidemie nel continente africano.

Come si trasmette

Il virus circola tramite i pipistrelli, che mangiano frutti che sono l’habitat naturale di ebola, ma i pipistrelli non sviluppano la malattia. Altri mammiferi come grandi scimmie, antilopi o istrici possono trasportarlo e trasmetterlo agli umani. Durante un’epidemia, l’Ebola viene trasmessa tra gli umani attraverso il contatto diretto e stretto. Una persona sana è contaminata dai “fluidi corporei” di una persona malata: sangue, vomito, feci. A differenza dell’influenza, questo virus non puo’ essere trasmesso per via aerea. L’ebola è meno contagiosa di molte altre malattie virali. Ma questo virus è formidabile a causa del suo “tasso di mortalità” molto alto: uccide in media circa la metà delle persone che raggiunge, secondo l’OMS. 

I sintomi

Dopo un periodo di incubazione che va dai 2 ai 21 giorni, ma in media la durata è di cinque giorni, Ebola si manifesta con febbre improvvisa, grave debolezza, dolori muscolari e articolari, mal di testa e mal di gola e, in certi casi, emorragie.Conseghuenze registrate fra coloro che sopravvivono al virus sono artrite, problemi della vista, infiammazioni agli occhi e problemi di udito

Le cure

Non esiste nessun vaccino, nè trattamenti commercializzati, per affrontare ebola, ma diverse cure sono in fase di test. Un vaccino sperimentale è stato sviluppato a seguito del devastante epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale tra la fine del 2013 e il 2016, causando oltre 11.300 morti.

Un processo su vasta scala condotto dall’OMS in Guinea nel 2015 ha dimostrato che era altamente protettivo, ma solo contro uno dei ceppi virali. Lo stesso vaccino e’ attualmente utilizzato in una campagna di vaccinazione mirata nella RDC in cui un’epidemia è in corso da metà del 2018.

La peggiore epidemia

Tra il 2013 e il 2016 l’epidemia più grave. Parti’ dalla Guinea del sud nel dicembre 2013, e fu ‘epidemia piu’ violenta della storia: aveva fatto fino a gennaio 2016 piu’ di 11.300 morti per circa 29.000 casi, secondo l’OMS. Le vittime erano oltre il 99% concentrate in Liberia, Sierra Leone e Guinea. L’attuale epidemia nella RDC è iniziata il 1 agosto 2018 nella provincia del Nord Kivu prima di diffondersi.

Due casi sono stati registrati nel giugno 2019 in Uganda e un primo caso a luglio nella seconda città piu’ grande del paese, Goma. L’ultimo rapporto dell’OMS per questa epidemia riporta 1676 decessi per 2.512 casi. Questa e’ la decima epidemia che colpisce il suolo congolese e la seconda piu’ grave in Africa dopo quella del 2013-2016 nell’Africa occidentale. 

Quasi quattro agriturismi su 10 nel 2018 sono gestiti da donne (il 36%) e il Sud si è dimostrato essere territorio più dinamico con il 4,6% di aziende in più rispetto al 2017. Seguono il Centro (+1,4%) e il Nord-ovest (+1,3%), mentre sulle isole si registra una flessione del 7,6% e il Nord-est resta sostanzialmente invariato (0,5%).

Lo afferma l’Istat nel report Le aziende agrituristiche in Italia‘, sottolineando che al Sud la regione più dinamica è la Puglia (+16,5%), nel Centro sono l’Umbria e il Lazio (+2%) mentre nel Nord-est la crescita maggiore si registra nel Veneto (+2,2%). Nel Nord-ovest, a un aumento del 2,2% della Lombardia si associa una flessione del 3,2% della Valle D’Aosta.

In aumento la cessione delle attività

Nel complesso – spiega l’Istat – questa variazione è la risultante di una dinamica demografica che da un lato vede un incremento delle aziende che cessano la loro attività (+15,2%) e, dall’altro, una flessione di quelle che hanno chiesto l’autorizzazione per l’apertura di una nuova attività (-16,5%), ma che in termini assoluti generano comunque un saldo positivo.

Dove si concentrano gli agriturismi

Nel 2018, il 52,5% delle aziende agrituristiche si localizza in aree collinari, il 31,4% in zone montane e il 16,1% in zone pianeggianti. Toscana, Umbria e Trentino Alto Adige sono le regioni con la più alta densità di aziende agrituristiche (più di 20 aziende per 100 kmq). Altre aree ad alta densità si trovano nel Piemonte meridionale, nel settore occidentale della Liguria e sul versante occidentale del Veneto.

Nel Mezzogiorno le zone a maggiore densità si localizzano nella Puglia e in particolare nella zona del Salento. Sul fronte della gestione delle aziende autorizzate, tra il 2017 e il 2018 resta invariata la quota di quelle a conduzione femminile, che sono il 36% del totale nazionale e passano da 8.483 a 8.563 (+0,9%).

La presenza femminile è più elevata in Basilicata (50,8%), Liguria (49,8%), Campania (49,1%), Valle D’Aosta (48,3%) e Abruzzo (48%). Il Trentino-Alto Adige si conferma invece la regione con la minor incidenza di aziende agrituristiche a gestione femminile (14,8%) soprattutto nella provincia autonoma di Bolzano/Bozen (13,3%). 

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Un adagio noto (e probabilmente vero) a cui si potrebbe aggiungere ora un altro motto: dietro un grande personaggio letterario c’è sempre una donna che influenza il suo creatore.

E’ il caso di James Bond, il celeberrimo agente 007 di Sua Maestà, che “è stato un prodotto della relazione tra Ian Fleming e Ann“. Ne è convinto Gabriel Heaton, specialista in libri e manoscritti presso la casa d’aste Sotheby’s che sta vendendo più di 160 lettere tra la coppia, scritte in 20 anni. “Non è un caso che Ian abbia scritto il suo primo romanzo di Bond nello stesso anno in cui si sono sposati, sia come sbocco per la sua libido e immaginazione, sia nel tentativo di fare soldi per una donna che era abituata a essere spensieratamente ricca – prosegue l’esperto citato dal Guardian e dal Telegraph -. Molto più che lettere d’amore, questa corrispondenza traccia l’ascesa meteorica di Bond e dipinge un’immagine vivida dell’alta società che vive nel mondo postbellico”.

All’asta le 160 lettere di Fleming e Ann

Stimate tra le 200 e le 300 mila sterline, le 160 lettere vengono offerte da Fionn Morgan, la figlia di Ann e di Lord Shane O’Neill, in una vendita online di Sotheby’s dal 3 al 10 dicembre. Si tratta di circa 500 pagine scritte a macchina o a mano, almeno tre scritte su fogli strappati da libri. Due delle lettere di Ann a Ian Fleming sono scritte sul retro di una carta da gioco di ramino e di un grafico della temperatura corporea di un ospedale. 

Le lettere raccontano una relazione tempestosa e complicata, fatta di tradimenti, rapporti sadomasochisti e tenerezza, ma anche di complicità e amore. Ann Fleming, da nubile Charteris, nacque nell’aristocrazia e sposò uomini ricchi. Il suo primo marito fu Shane O’Neill, il terzo barone O’Neill.

Dopo la sua morte, avvenuta in un’azione militare nel 1944, sposò il magnate dei giornali Esmond Harmsworth, il secondo visconte Rothermere. Durante entrambi i matrimoni lei e Fleming erano amanti, un’intensa relazione che aveva elementi sado-masochisti come si evince dalle lettere visionate dai giornali inglesi. “Ti bramo anche se mi frusti perché amo essere ferita da te e baciata in seguito”, scrisse Ann una volta a Fleming. “Adoro frustarti, strizzarti e strapparti i capelli neri, e poi siamo felici insieme e ci infiliamo gli spilli uno nell’altra e non ci comportiamo troppo da adulti”, ha scritto a sua volta Fleming.

Nella corrispondenza successiva, Ann ha scritto: “Vorrei che una fata arrivasse con una bacchetta e facesse tutto bene, dai a Esmond una moglie perfetta e mettimi nel tuo letto con una frusta di pelle bovina grezza in mano in modo da poterti tenere ben educato per quarant’anni…”.

Nel 1948 Ann rimase incinta di Fleming e diede alla luce una bimba nata prematura di un mese, che visse solo otto ore. Dalla collezione all’asta emerge un aspetto tenero e dolce di Ian Fleming: una lettera triste e delicata scritta sulla carta di Gleneagles poco dopo aver giocato a golf con Rothermere, il marito tradito di Ann. “Non ho niente da dire per confortarti – scrive Fleming – dopo tutto questo travaglio e dolore è amaro. Posso solo inviarti le mie braccia, il mio amore e tutte le mie preghiere”.

La crisi emerge nella corrispondenza

Ma dopo essersi sposati nel 1952, lo stesso anno in cui nacque il figlio Caspar e vide la luce la prima avventura in James Bond, ‘Casino Royale’, la relazione divenne aspra. Soprattutto per i tradimenti dello scrittore di cui Ann parla in una lettera (rendendo comunque pan per focaccia: al momento in cui scriveva lamentandosi che fatto che il marito stava dormendo con altre donne e non con lei, Ann aveva una relazione extraconiugale col leader laburista Hugh Gaitskell): “Parli di ‘cattivi vecchi gironi da scapolo’ – l’unica persona con cui hai smesso di dormire quando hanno smesso di esserlo sono stata io!”, scrive Ann.

La risposta, anche se forse non diretta all’epistola precedente, si trova in una lettera di Fleming scritta su carta intestata British Overseas Airways Corporation: “Nel crepuscolo attuale, ci stiamo facendo del male a un punto tale da rendere la vita difficilmente sopportabile”. Come riportano il Guardian e il Telegraph, Heaton ha spiegato che le lettere all’asta sono piene di storie di alta società, viaggi, amore per la natura e pettegolezzi: “Sono una lettura straordinaria perché Ian Fleming è praticamente incapace di scrivere una frase noiosa”, ha detto l’esperto di Sothebys.

Duemila parole in 4 ore ogni giorno

Molte delle lettere successive dell’autore, inoltre, sono state scritte da Goldeneye, in Giamaica, dove ogni anno andava a lavorare ai suoi romanzi e dove scrisse tutti i 13 libri (più un 14esimo uscito postumo nel 1966) di Bond con una metodicità impressionante: scriveva ogni giorno per 4 ore (dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 19) 2.000 parole senza correzioni, per sei settimane nei due mesi invernali che trascorreva in Giamaica tra gennaio e marzo; poi un’ulteriore settimana di lavoro, la settima, per correggere gli errori vistosi e riscrivere brevi passaggi. 

 Goldeneye era un luogo visitato da molti dei importanti amici di Ann tra cui l’artista Lucian Freud o Truman Capote, non molto amato da Fleming per un’improvvisata che probabilmente disturbò la sua maniacale fabbrica creativa: “E’ arrivato per restare – si legge in una lettera – riesci a immaginare un compagno di giochi più incongruo per me? Sulla scia di un telegramma arrivò frettoloso e cinguettando con la sua minuscola faccia schiacciata sotto il cappello uniforme di un commissario russo […] che era appena arrivato da Mosca”.

“Un personaggio poco credibile”

Tra le 160 lettere, infine, c’è anche James Bond. Il personaggio che avrebbe reso immortale Ian Fleming è visto dallo scrittore come un’opportunità di guadagno, ma ancora poco credibile. Raccontando ad Ann delle proposte per una serie televisiva dell’agente 007, scrive: “Interessante, ma nessuna miniera d’oro in questo momento”. In quanto poi a un possibile film di Hollywood, prevale lo scetticismo: “E’ come al solito una questione di incrociare le dita e aspettare che qualcuno li prenda da parte e li costringa a tirar fuori qualche dollaro”.

Hollywood scopre Bond

Una speranza che ebbe il tempo di vedere concretizzarsi con i primi due film della serie: ‘Licenza di uccidere’ del 1962 e ‘Dalla Russia con amore’ del 1963. La terza pellicola dedicata all’agente 007, ‘Missione Goldfinger’, la prima a vincere l’Oscar (per il miglior montaggio sonoro a Norman Wanstall), uscì poco dopo la morte dello scrittore, avvenuta all’una di notte del 12 agosto 1964, a 56 anni, a seguito di un infarto.

La moglie Ann gli sopravvisse fino al 1981 mentre il loro unico figlio, Caspar, fu stroncato nel 1975 da un’overdose. Sono sepolti tutti e tre sotto un obelisco di pietra vicino alla chiesetta di Sevenhampton, piccolo villaggio nel distretto di Swindon, nella contea cerimoniale del Wiltshire, in Inghilterra. 

Su Taranto e su l’ex Ilva il ministro per il Sud chiede che siano accelerati gli interventi “già previsti e finanziati per lo sviluppo della città”, quindi le bonifiche, le misure per il quartiere Tamburi, il rilancio del porto “velocizzando lo status di zona economica speciale che stabilisce incentivi economici per chi usa quell’attracco”.

In un’intervista a la Repubblica Peppe Provenzano aggiunge anche che in materia di esuberi  “noi non siamo disarmati” ma precisa anche che “c’è stata una gara” e pertanto “chiederemo il rispetto dei contratti”. “Anche venendo incontro ai problemi del mercato, certo – sottolinea – ma non rimettendo in discussione tutto, in particolare su lavoro e ambiente”.

Poi il titolare del dicastero per il Mezzogiorno sconsiglia, secco, all’azienda franco-indiana ArcelorMittal, “di ridurre i rapporti con lo Stato italiano a una vicenda giudiziaria” anche in relazione alla presenza della stessa “a Genova e Novi Ligure”. Perciò il ministro ritiene che sia anche interesse dell’azienda poter “dimostrare di voler mantenere una presenza in Europa, nella più grande acciaieria del continente” in quanto “la via giudiziaria è una sconfitta per tutti ma soprattutto per un player globale come Arcelor”.

E il prossimo passo del governo, annuncia Provenzano, “è chiedere ad ArcelorMittal di rispettare il contratto” perché “al momento la nostra priorità è questa” in quanto “la chiusura di quello stabilimento costerebbe tantissimo”, ovvero sarebbe pari a “un punto di Pil e migliaia di posti di lavoro”. “Significherebbe – conclude il ministro per il Sud – cedere un pezzo di sovranità del nostro Paese. Perciò lo Stato ha il dovere di assumersi delle responsabilità”. “Ma lo scenario principale – precisa – è riportare Arcelor Mittal al negoziato. Il resto lo vedremo” in un secondo momento dice.

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