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Nei titoli di Pokémon UltraSole e UltraLuna, una volta raggiunto l’Albero della Lotta è possibile acquistare degli oggetti. In questo luogo speciale, otterrete dei Punti Lotta ogni volta che vincerete una lotta, che servono per acquistare degli oggetti.

In questo elenco troverete una lista di tutti gli oggetti acquistabili e dei relativi Punti Lotta che servono per ottenerli.

Pokémon UltraSole UltraLuna Albero Lotta


Oggetto Costo
Bustina Aromi 32 PL
Copertura 32 PL
Dente Abissi 32 PL
Dolcespuma 32 PL
Dubbiodisco 32 PL
Elettritore 32 PL
Magmatore 32 PL
Roccia di Re 32 PL
Squama Drago 32 PL
Squamabissi 32 PL
Terrorpanno 32 PL
Upgrade 32 PL

Nome Costo
Facilsaglio 16 PL
Ferropalla 16 PL
Fiammosfera 16 PL
Tossicsfera 16 PL
Erbachiara 24 PL
Mentalerba 24 PL
Vigorerba 24 PL
Cartelrosso 32 PL
Focalnastro 32 PL
Palloncino 32 PL
Pulsantefuga 32 PL
Vulneropolizza 32 PL
Assorbisfera 48 PL
Bendascelta 48 PL
Bitorzolelmo 48 PL
Corpetto Assalto 48 PL
Fissacampo 48 PL
Lentiscelta 48 PL
Smorzaurti 48 PL
Stolascelta 48 PL
Visierantisabbia 48 PL

Nei videogiochi di Pokémon UltraSole e UltraLuna, girando per le isole di Alola è possibile utilizzare lo Scanner Isola, che serve a trovare dei Pokémon rari e con mosse speciali.

In questo elenco troverete tutti i Pokémon ottenibili con lo Scanner Isola, il luogo dove catturarli, e le mosse speciali che utilizzano.

Pokémon UltraSole UltraLuna NPC


Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Squirtle 12 Acquagetto Grotta Pratomare – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Onix 14 Aracampo Collina Diecicarati – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Horsea 18 Idropulsar  Baia Kala’e – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Scatterbug 9 Polverabbia Hau’oli – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Bulbasaur 10 Campo Erboso Percorso 2 – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Litwick 9 Resistenza Cimitero di Hau’oli – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Charmander 12 Contrattacco Percorso 3 – Mele Mele

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Spheal 19 Panciamburo Percorso 7 – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Combusken 20 Colpo Basso Percorso 8 – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Honedge 24 Bodyguard Punta Akala – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Beedrill 14 Percorso 4 – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Grovyle 16 Campo Erboso Percorso 5 – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Marshtomp 17 Contrattacco Collina Scrosciante – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Ralts 17 Campo Nebbioso Percorso 6 – Akala

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Swinub 33 Gelolancia Villaggio Tapu – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Prinplup 35 Tracotanza Percorso 16 – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Grotle 36 Peso Bomba Prato Ula Ula – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Pidgeot 29 Alacciaio Percorso 10 – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Monferno 29 Crescipugno Percorso 11 – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Axew 30 Contrattacco Picco Hokulani – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Rhyhorn 32 Paridifesa Monte Tepore – Ula Ula

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Aggron 57 Contropiede Prateria di Poni – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Rotom 61 Erta di Poni – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Leavanny 57 Campo Erboso Prato Poni – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Chesnaugt 45 Punte Isola Exeggutor – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Greninja 44 Cediregalo Piana di Poni – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Delphox 44 Desiderio  Via Antica di Poni – Poni

Pokémon Livello Mossa Speciale Zona
Eelektross 55 Foresta di Poni – Poni

Orwell, l’avventura punta e clicca a episodi distopica, proseguirà presto la narrazione con l’uscita di una seconda stagione, denominata Ignorance is Strenght, in data 22 febbraio.

L’annuncio arriva direttamente da Surprise Attack Games, publisher australiano non nuovo a giochi a tema di hacking. La struttura di gioco rimarrà presumibilmente inalterata rispetto al predecessore, che abbiamo discretamente apprezzato ed è disponibile su Steam a questo link.

 

 

L’azienda automobilistica tedesca Daimler, gruppo che comprende il marchio di lusso Mercedes, è sotto la lente di ingrandimento degli investigatori statunitensi. Il sospetto è che potrebbe aver usato un software per barare sui test per le emissioni dei veicoli diesel, secondo quanto rivelato dal quotidiano tedesco Bild am Sonntag. La notizia arriva a quasi due anni dall’inizio dell’inchiesta, avviata nel 2016, in seguito allo scandalo Volkswagen.

Fonti confidenziali del giornale riferiscono di un documento nel quale si indica che un software, installato sui veicoli diesel Daimler, disattiverebbe il sistema di controllo emissioni dopo 26 chilometri di marcia. Un altro software potrebbe essere in grado “consentire al sistema di pulizia delle emissioni di riconoscere se la macchina è in fase di test basandosi sul tipo di velocità o accelerazione”, secondo quanto riportato da Reuters.

I software in grado di capire se il veicolo è in fase di test e di modificare il comportamento della macchina sono chiamati “defeat device”: nel 2015 la Volkwagen aveva dovuto ammettere di aver installato questo tipo di software su 580 mila veicoli destinati al mercato americano. Le emissioni delle automobili interessate arrivavano fino a superare di quaranta volte i termini legali, per poi risultare idonee durante i test. Negli Stati Uniti questo tipo di software è illegale, a meno che non ci sia un’esplicita autorizzazione per poterlo utilizzare.

Nel 2016, sulla scia del caso Volkswagen, il New York Times aveva dato notizia dell’inizio degli accertamenti sui veicoli diesel prodotti da Daimler. Questi tuttavia sono circa il 3% delle automobili vendute da Mercedes negli Stati Uniti, il che spiega il minore impatto dell’inchiesta sull’opinione pubblica.

Leggi anche: I gas di scarico uccidono in Italia 2.800 persone l'anno. Ed è anche colpa del dieselgate

“Niente più voli per voi”. Così la compagnia aerea Transavia ha punito quattro passeggeri che durante la tratta Dubai-Amsterdam si sono messi a litigare. Il motivo? La flatulenza di uno dei passeggeri. Durante la crociera l’uomo avrebbe ripetutamente infastidito in questo modo i vicini di poltrona.

Atterraggio d’emergenza

A riportare la notizia è Fox News. I vicini di posto del rumoroso passeggero lo avrebbero ripetutamente invitato a smetterla, chiedendo anche l’intervento dei membri dell’equipaggio. Non migliorando, la situazione è presto degenerata, fino ad arrivare a un vero e proprio litigio che ha costretto il pilota ad ammonire i passeggeri. Tutto inutile, la lite è proseguita e così l’aereo ha dovuto effettuare un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Vienna. Una volta a terra, la polizia è salita a bordo prelevando quattro persone, due donne e altrettanti uomini, indicate dal pilota come “furiose” e presunte responsabili dell’accaduto.

Travel-ban

I quattro passeggeri sono stati rilasciati senza alcuna accusa formale, ma la compagnia olandese ha vietato loro di viaggiare nuovamente a bordo dei voli Transavia. In una nota ha spiegato che “sostenere la crew” per essere intervenuta in una situazione che “metteva a rischio il volo”. Ma le due ragazze espulse dal noto non sono d’accordo: “Non abbiamo fatto nulla – ha spiegato a De Telegraaf Nora Lachhab, studentessa di legge di 25 anni -, la nostra sfortuna è stata quella di essere sedute vicino a questi uomini, che non conoscevamo neppure”. Per la giovane, di origini marocchine, “l’esperienza è stata umiliante e lo staff di Transavia si è comportato in modo provocatorio, confondendo quanto successo”. Da parte sua, secondo quanto scrive la stampa olandese, la compagnia starebbe pensando di addebitare i costi dell’imprevisto scalo a Vienna ai quattro passeggeri.

Non è la prima volta che passeggeri esagitati costringono un aereo a un atterraggio d’emergenza: non più di un mese e mezzo fa, il 4 gennaio scorso, un volo United Airlines proveniente da Chicago e diretto a Hong Kong aveva dovuto planare in Alaska perché un passeggero aveva imbrattato la toilette con le sue feci.

"Il Cio non può comunicare mentre la procedura è ancora in corso, tuttavia prendiamo atto della dichiarazione di un portavoce della delegazione della Federazione Russa degli Atleti dalla Russia (OAR). Se ci fosse effettivamente un abuso di doping, questo dimostra l'efficacia dei controlli ma allo stesso tempo sarebbe molto deludente se un atleta usasse sostanze proibite". È quanto ha comunicato in una nota il Comitato Olimpico Internazionale a seguito della comunicazione fatta dal portavoce della delegazione russa, Konstantin Vybornov di un caso doping all'interno della squadra.

L'addetto stampa aveva detto che la "delegazione russa aveva ricevuto una notifica ufficiale dal Cio su una possibile violazione delle regole antidoping" e che "non verrà reso noto il nome dell'atleta, né lo sport prima dei risultati dell'apertura del campione B". Le controanalisi si terranno oggi nella tarda mattinata coreana. L'atleta che sarebbe stato trovato positivo ad un controllo antidoping alla sostanza del meldonio, come rivelato da alcuni media russi, è Alexander Krushelnytsky, 25 anni, nei giorni scorso medaglia di bronzo nel curling misto assieme alla moglie Anastasia Bryzgalova, considerata una delle miss delle Olimpiadi. La Corte Arbitrale dello Sport di Losanna ha comunicato tramite il suo segretario generale Matthieu Reeb che "nessun nuovo caso è stato comunicato".

Il meldonio, sostanza bandita dall'ordinamento sportivo dal primo gennaio 2016 su segnalazione dell'agenzia mondiale antidoping, è stato usato dagli atleti russi, anche dalla fuoriclasse del tennis Maria Sharapova. Per il momento l'unico caso di doping conclamato alle Olimpiadi di PyeongChang è quello del giapponese dello short track, Kai Saito, trovato positivo ad un diuretico.

Mark Adams, portavoce del Comitato olimpico, ribadisce quanto già affermato nella nota diffusa domenica, ovvero che "tutto ciò che riguarda controlli e sanzioni è indipendente dal Cio" e che ad oggi "è prematuro" parlare delle possibili conseguenze, comprese quelle relative alla possibilità che venga consentito agli atleti russi di sfilare con la propria bandiera alla cerimonia di chiusura dei Giochi di PyeongChang. Ne dà notizia la Gazzetta dello Sport. "C'è ancora un se – aggiunge Adams riferendosi alla sospetta positività – in ogni caso sarà presa in considerazione assieme a tante altre cose il 24 febbraio dal gruppo d'implementazione Oar, presieduto dal membro dell'Esecutivo Cio, Nicole Hoevertsz". "Se la positività sarà confermata, ne saremo dispiaciuti ma avremo dimostrato che c'è un ottimo sistema di test antidoping dove gli atleti russi sono stati monitorati più degli altri. Abbiamo condotto un processo di selezione molto rigido, non volevamo che gli atleti russi venissero giudicati come gruppo ma singolarmente e permettere agli atleti puliti di prendere parte ai Giochi".

A due settimane dalle elezioni tiene banco, anche a causa delle notizie da Oltreoceano, la questione della sicurezza del voto e di un'eventuale rischio di un'azione degli hacker russi anche nel nostro Paese. Il ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, si dice fiducioso che tutto procederà in maniera regolare. "C'e' massimo di attenzione da parte dell'Intelligence e della Polizia postale – spiega durante un'intervista a Lucia Annunziata a 'In 1/2 ora di piu'' su Rai3 – la questione è delicata perché i rischi sono quelli di accorgersene troppo tardi: noi cerchiamo di prevenire. Non c'è allarme nazionale – aggiunge – ma c'è forte attenzione. Per questo c'è una direttiva che stabilisce che forze armate e Intelligence lavorino insieme. La Russia potrebbe interferire con le nostre politica? Il mio compito è lavorare per impedire qualsiasi intevento esterno", risponde Minniti.

La questione della sicurezza informatica legata alla politica e alle imminenti elezioni è all'ordine del giorno. Negli ultimi mesi, prima il Movimento 5 Stelle, poi il Pd a Firenze e la scorsa settimana il sito Internet e i profili social del segretario della Lega Matteo Salvini sono stati oggetto di attacchi hacker. Le intrusioni informatiche stanno diventando una consuetudine in questa fase della campagna elettorale, e spesso a rimetterci sono le migliaia di cittadini e sostenitori dei partiti, i cui dati vengono resi pubblici e buttati in pasto alla rete.

L’ultimo attacco ha avuto luogo la notte tra l’8 e il 9 febbraio, quando il collettivo che si fa chiamare AnonPlus ha preso il controllo dei siti di Matteo Salvini e diffuso in rete tutto il materiale estratto: "Prima trance del database scaricato non sono stati filtrati o controllati a voi l'onere e l'onore di farlo", hanno scritto gli hacker sul loro profilo Twitter.

E la memoria va a martedì 6 febbraio, quando i pirati informatici avevano preso di mira il sito del Pd di Firenze, dal quale sono stati sottratti e poi pubblicati indirizzi e numeri di telefono di membri “eccellenti” del partito. A rivendicare le due azioni è lo stesso gruppo, gli hacker di AnonPlus, che già a settembre del 2016 si era reso responsabile dell’intrusione informaticanei sistemi del quotidiano Libero, dal quale aveva sottratti e reso pubblici i dati degli utenti iscritti alla pagina.

Dalla sicurezza informatica a quella reale. Anche in questo caso, pur sottolineando che "l'attenzione è elevatissima" e che "realisticamente" nessuno di noi può dire che siamo al sicuro, il ministro ritiene che la situazione sia sotto controllo. Il merito, aggiunge, sta nel fatto che "abbiamo applicato la direttiva sui rimpatri per motivi di sicurezza nazionale: se c'è radicalizzazione da parte di alcuni soggetti – spiega – noi li riportiamo dei Paesi di provenienza. In questi anni siamo riusciti a dimostrare che siamo un paese bello e sicuro aumentando la percentuale di turisti che sono venuti, in controtendenza rispetto al resto del mondo". 

 

C'e' anche l'Ilva​, oltre ad Alitalia​ ed Embraco​, tra i dossier che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, affronterà martedì a Bruxelles nell'incontro con il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Ferma la trattativa in Italia – annullato l'incontro previsto per oggi al Mise tra Am Investco, sindacati, commissari Ilva e Governo – il fronte europeo resta probabilmente l'unico, al momento, per capire come sta avanzando la questione relativa al passaggio dell'Ilva dai commissari dell'amministrazione straordinaria alla nuova società di cui è leader Arcelor Mittal.

Due date chiave

Dopo l'ultimo incontro al Mise, lo scorso 12 febbraio, non ci sono infatti novità circa la trattativa sindacale. E se prossimamente ci fossero nuove date di convocazione, appare davvero difficile che questi incontri possano approdare alla firma. Pesano molto la campagna elettorale e la conclusione dell'attività del Governo, del cui ruolo, in una trattativa così complessa, non si può fare a meno. E così, non essendoci le condizioni per una stretta, ora si punta a riaffrontare il negoziato con Mittal dopo due date: 4 e 6 marzo prossimi. Ovvero, le elezioni politiche e la nuova udienza al Tar di Lecce, dove Regione Puglia e Comune di Taranto hanno presentato il ricorso contro il Dpcm che, a settembre scorso, ha approvato il nuovo piano ambientale dell'Ilva. La prima udienza al Tar, lo scorso 9 gennaio, si è chiusa con un nulla di fatto perché i due enti locali avevano ritirato la richiesta di sospensiva verso l'atto impugnato.

Adesso il 9 marzo il Tar di Lecce dovrà decidere se è sua competenza pronunciarsi sul merito, come sostengono Regione e Comune perché, dicono, il Dpcm impugnato dispiega in quest'area territoriale i suoi effetti, oppure dichiararsi incompetente e quindi trasferire il fascicolo al Tar del Lazio. Che è la tesi dei legali dell'Ilva, per i quali la questione va rimessa ai giudici amministrativi laziali trattandosi di un provvedimento del Governo.

Sindacati e Mittal rimangono distanti

Prima dell'incontro di lunedì scorso al Mise, soprattutto Fim Cisl e Uilm avevano tentato l'affondo con l'obiettivo di mettere in sicurezza l'accordo sindacale – pezzo importante di tutta la questione – ed evitare di arrivare a ridosso delle elezioni. Ma una proposta che i sindacati reputano prioritaria, ovvero la tutela dei 14mila posti di lavoro, non è riuscita a farsi strada nella controparte. Mittal, per ora, resta fermo sulla disponibilità iniziale: assumere 10mila dei 14mila totali dell'Ilva lasciando gli altri 4mila in carico all'amministrazione straordinaria. I sindacati, invece, puntavano ad un piano graduale e scaglionato sino al 2023, anno in cui Mittal dovrà completare gli investimenti industriali e ambientali. In sostanza, chiedevano i sindacati, Mittal parta con i 10mila assunti e poi, man mano che gli investimenti vanno a regime e la produzione dell'Ilva sale, assume gradualmente tutti gli altri in modo da avere alla fine del percorso, nel 2023, zero esuberi.

Tutto questo senza escludere esodi volontari e altre misure incentivanti per ridurre in modo indolore la platea dei 14mila. Ma forse perché i nodi da sciogliere sono ancora diversi e perché c'è un'incertezza generale, da Mittal in queste settimane non è venuta alcuna apertura sulla richiesta sindacale. E così, se non si puo' chiudere l'accordo con i sindacati, è quanto meno utile capire come sta avanzando il dossier Ilva a Bruxelles. E di qui l'incontro di martedì tra Calenda e Vestager. Il via libera dell'Antitrust europeo è infatti determinante per chiudere tutta l'operazione e trasferire gli asset di Ilva ad Am Investco. Il pronunciamento dell'Antitrust è atteso ai primi di aprile e le parti – commissione Ue e Am Investco – stanno lavorando sul dossier.

I paletti di Bruxelles

Ci sono già delle prime condizioni che Bruxelles ha posto: uscita di Marcegaglia dalla compagine di Am Investco e cessione, da parte di Mittal, dell'impianto ex Magona di Piombino. L'Antitrust, infatti, non vuole che dall'unione del più grande produttore mondiale, Mittal, col più grande trasformatore europeo, Marcegaglia, nasca una realtà in grado di nuocere al mercato e alla concorrenza. Da rilevare che Mittal si è impegnato a non fare alcun taglio nel perimetro Ilva qualora l'Unione Europea ponesse ulteriori condizioni per validare l'acquisto da parte di Am Investco. Intanto alle richieste già avanzate da Bruxelles si dovrebbe far fronte con la cessione di Piombino – Arvedi rileverebbe il sito da Mittal – e con un riassetto della stessa Am Investco con l'uscita di Marcegaglia e l'ingresso, come partner di Mittal, di Banca Intesa e Cassa Depositi e Prestiti.

A Taranto, infine, tiene banco il problema copertura dei parchi minerali dopo che il gruppo Cimolai, che realizzerà l'opera, ha dichiarato che l'acciaio necessario (60mila tonnellate), pur essendo fornito dall'Ilva, sarà lavorato in Friuli, dove hanno sede gli stabilimenti del gruppo, e poi trasportato di nuovo a Taranto. Questo perché a Taranto non ci sono aziende e impianti in grado di intervenire sulla quantità di acciaio necessaria. Confindustria Taranto ha chiesto a Cimolai un confronto per vedere quali spazi di inserimento delle imprese locali ci sono, mentre Cgil Taranto ha parlato di "inevitabile limite" del sistema imprenditoriale locale e di "miopia di tutti gli attori istituzionali e sociali che da anni conoscono l'esito di una gara che assegnava proprio a Cimolai il compito di questi lavori".

I pinnacoli e le guglie che si elevano dalle chiese britanniche, la maggioranza in stile gotico e quindi particolarmente adatte, saranno usate per installarvi ripetitori di segnali di telefonia cellulare e segnali Wi-Fi nelle più remote aree rurali del Paese. Questo il frutto di un accordo tra il governo britannico e la Chiesa d'Inghilterra in base al quale "anche un edificio del XV secolo potrà aiutare a rendere la Gran Bretagna piu pronta al futuro" ha spiegato il ministro per la Cultura ed il Digitale, Matt Hancock.

In totale la Chiesa d'Inghilterra ha 16.000 luoghi di culto dispersi nelle campagne che sono per la loro architettura i luoghi ideali per installare ripetitori di qualsiasi tipo di segnale a bassissimo impatto visivo (al posto di mostruose torri alte decine di metri). Ad oggi ci sono già oltre 120 chiese impiegate in questo modo.

Oltre al governo britannico e alle società di telefonia e web anche la Chiesa è contenta dell'intesa perché tornerà a svolgere un ruolo chiave nelle comunità in ogni contea, come ha riconosciuto Stephen Cottrell, vescovo di Chelmsford nell'Inghilterra sud-orientale: "Incoraggiare le chiese a migliorare la connettività aiuterà ad affrontare due dei più grandi problemi delle aree rurali: l'isolamento e la sostenibilita'".

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