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Se non si può muovere la leva dei ricavi è necessario muovere quella dei costi e delle efficienze. È questo l’assunto dietro l’ipotesi che il nuovo piano al 2023 di Unicredit contenga una sforbiciata al personale del gruppo, in Italia ma non solo. Per l’ufficialità bisognerà attendere l’appuntamento di Londra a dicembre, quando verrà alzato il sipario sul documento, ma la prima linea dell’ad Jean Pierre Mustier sta già lavorando da mesi alla sua redazione.

I numeri – Bloomberg ha parlato di 10mila persone, mentre altre fonti indicano in un generico 10% (pari a circa 8800 persone) l’asticella – sono ancora tutti da verificare, ma di sicuro sono tali da mettere in allarme i sindacati, che temono un disimpegno dall’Italia, che pesa per il 46% dei dipendenti e per il 49% dei ricavi del gruppo. “Le indiscrezioni sono ancora da verificare, ma se fosse vero vorrebbe dire che il gruppo vuole smobilitare dall’Italia e concentrarsi in ambiti non domestici. Non accetteremo uno strappo di questo genere”, ha detto all’AGI il segretario generale Fabi Lando Maria Sileoni.

Di sicuro quello delle efficienze sarà uno dei temi del nuovo piano che, come l’attuale, prevederà una base organica, ovvero escluderà grandi fusioni. In una recente intervista Mustier ha spiegato che uno dei cardini della strategia al 2023 sarà l’efficienza, che “arriverà soprattutto dall’ottimizzazione delle attività”.

“Per esempio – ha detto Mustier nella stessa intervista di poco tempo fa – semplificheremo i processi e la gamma prodotti grazie all’automatizzazione e alla digitalizzazione. Questo genere di efficienza consentirà alle nostre persone di dedicare molto più tempo al cliente”, ha aggiunto, sottolineando che nel prossimo piano, rispetto a quanto fatto con Transform 2019, “lavoreremo molto di più sulla trasformazione di Unicredit”.

L’efficienza – ha aggiunto Mustier – “sarà una leva fondamentale in un contesto di debole crescita economica e di tassi negativi che ci aspettiamo per i prossimi anni in Europa. In questo contesto non è credibile una strategia basata sulla crescita dei ricavi. Bisognerà muovere più leve e lavorare sia sulla stabilizzazione delle fonti di reddito che sul controllo dei costi”, ha precisato il banchiere.

Fra ‘Quota 100’ e ammortizzatori sociali la platea delle potenziali uscite da Unicredit potrebbe, secondo fonti sindacali, arrivare a 12 mila unità; in ogni caso le uscite sarebbero su base volontaria. Per prepararsi alle prossime sfide Mustier ha recentemente portato a termine alcune mosse che hanno fatto discutere: su tutte spicca la vendita della quota residua in Fineco, che ha portato nelle casse della banca circa 2,1 miliardi, destinati a far salire i buffer di capitale.

Altre dismissioni sono poi in atto sul fronte degli immobili, mentre il progetto di una sub-holding che riunisca le attività all’estero, tale da migliorare le capacità di funding e prodromica a ipotesi di aggregazioni oltre confine, rimane nell’aria. Ultimo fronte quello della pulizia di bilancio: Mustier vuole accelerare, cedendo altri crediti deteriorati, cosi’ come vuole ridurre il peso dei Btp in portafogli, non rinnovandone una parte alla scadenza.

Bandai Namco ha nelle scorse ore pubblicato un nuovo trailer di Jump Force, al cui centro c’è come protagonista il personaggio Kane, principale antagonista della storia narrata all’interno del gioco. Il nuovo combattente andrà ad aggiungersi effettivamente al roster del gioco in modo gratuito, con l’aggiornamento 1.11 (che introdurrà anche Galena).

L’articolo Jump Force, in arrivo il combattente Kane proviene da GameSource.

I produttori di chips vogliono accelerare la transizione verso la tecnologia 96-layer 3d NAND migliorando il rapporto di rendimento. La tecnologia dovrebbe quindi diventare mainstream nel 2020. Il sistema a 96-layer 3d NAND offre costi di produzione inferiori ed un maggiore spazio di lavoro per package.

Chip manufacturting at 96-layer tech

Si valuta che nel 2019 il 30 per cento della produzione totale sarà portata a 96 layers, mentre nel 2020 potrebbe sorpassare la produzione a 64-layer. Ovviamente, si sta già lavorando anche sulla 128-layer NAND.

La transizione verso il processo produttivo a 96-layer 3D NAND aiuterà i fornitori ad abbassare i loro costi di manifattura. Ciò aumenterà la competitività del prodotto. I chips costruiti utilizzando il processo a 96-layer 3D NAND conteranno per oltre il 30 per cento della produzione globale NAND Flash bit nel 2019. Con l’apporto di sviluppi che porteranno i fornitori ad accrescere la resa dei propri processi, la resa di 96-layer NAND flash sorpasserà quella dei chip 64-layer nel 2020.

Il mercato delle flash memory NAND ha subito un eccesso di offerta. I produttori di chip hanno ricevuto il consiglio di rallentare la propria capacità di espansione, di diminuire  la produzione per raggiungere un maggiore controllo dei livelli di inventario. Micron Technology ha comunicato i propri piani per il taglio di un ulteriore 10 per cento nella propria produzione NAND flash, mentre SK Hynix ha stimato che la propria produzione annua di wafer NAND risulterà inferiore del 10 per cento rispetto ai livelli del 2018.

Aumento produzione chips 96-layer 3D NAND

Su un altro fronte, si dice che Samsung Electronics imporrà a breve ternine alcuni aggiustamenti nelle proprie linee produttive. L’azione si sviluppa in risposta all’impatto della disputa commerciale Giappone-Corea del Sud. L’apporto previsto sulla produzione dei maggiori fornitori di chips NAND sarà focalizzato sull’abbassamento del rapporto produttivo per il 64-layer 3D ed i prodotti maturi. Inoltre, molti produttori di chips NAND flash hanno già rilasciato campioni del propri chip 120/128-layer 3D, a quanto si sa.

La competizione tra i principali chipmakers è aperta. La corsa alla produzione di massa di 128-layer 3D NAND è prevista tra la seconda metà del 2019 ed il 2020.

L’articolo Chips Accelera transizione verso 96-layer 3D NAND proviene da GameSource.

Dopo il flop commerciale di Anthem, l’attenzione torna ad essere rivolta verso Dragon Age 4, a cui è stata dedicata una raccolta di racconti ufficiale redatta dagli sceneggiatori della serie.

Patrick Weekes è uno degli sceneggiatori della serie Dragon Age e compare tra i redattori della raccolta di racconti che potrebbe fornire dettagli sulla possibile ambientazione di Dragon Age 4. 

Il fatto che il libro sia legato a Dragon Age 4 possiamo dedurlo dal fatto che i precedenti libri di Dragon Age fossero strettamente influenzati dagli eventi dei giochi. The Masked Empire, ad esempio, fu scritto sempre da Weekes e aveva personaggi già apparsi in Dragon Age: Inquisition.

Dragon Age 4 racconti

Il nome del libro è Dragon Age: Tevinter Nights e ci suggerisce che Dragon Age 4 potrebbe essere ambientato proprio nella regione dell’Impero del Tevinter. La raccolta di racconti uscirà il 10 marzo 2020 in versione inglese, mentre, almeno per il momento, non sappiamo se uscirà una versione in lingua italiana. Sperando che anche questo libro, proprio come i precedenti, sia legato al gioco, ricordiamo che Dragon Age 4 non ha una data di uscita ed è possibile osservare solamente un brevissimo teaser trailer.

 

L’articolo Dragon Age 4: in uscita una raccolta di racconti proviene da GameSource.

L’economia italiana crescerà dello 0,1% quest’anno e dello 0,8% il prossimo. La stima è contenuta nell’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale che, rispetto alle previsioni di aprile, ha lasciato invariate le stime per il 2019 e limato dello 0,1% quelle per il 2020. Nel nostro Paese, scrivono gli economisti dell’istituto di Washington, “l’incertezza delle prospettive sui conti resta simile a quella di aprile, con un costo in termini di investimenti e domanda domestica”. 

Per quanto riguarda la crescita globale, per il Fmi resta “modesta”. Il Fondo ha limato dello 0,1% le stime per quest’anno e il prossimo al 3,2% nel 2019 e al 3,5% nel 2020, lo 0,1% in meno rispetto a quanto indicato nel rapporto di aprile. Sullo scenario, scrivono gli economisti dell’istituto di Washington, pesano i timori legati alla guerra commerciale, alla Brexit e alle crescenti tensioni geopolitiche che hanno spinto verso l’alto i prezzi dell’energia.

L’ultimo sviluppo del caso Bibbiano è una buona notizia: quattro bambini che erano stati tolti al padre sono tornati a casa. Lo ha deciso la prima sezione del tribunale ordinario di Parma, nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni. L’indagine riguarda il presunto sistema illecito di gestione dei minori in affido nel comune, basato sulla manipolazione delle testimonianze dei bambini da parte di assistenti sociali e psicologi.

I quattro sono i primi a tornare a casa su oltre 70 minori allontanati dalle loro famiglie. In un caso rientra in prima persona la direttrice dei servizi sociali, indagata in Angeli e Demoni, Federica Anghinolfi. Due bambini, infatti, dopo essere stati allontanati dal padre, sarebbero stati affidati all’ex compagna, che nel frattempo aveva una relazione con una donna che risulterebbe essere una conoscente della stessa direttrice. Da oltre un anno due dei tre figli erano stati strappati al padre che aveva perso anche la potestà genitoriale, dai servizi sociali della Val d’Enza.

Ma cosa è accaduto? Cosa c’è di vero e cosa è falso nel caso di Bibbiano? Lo scandalo è scoppiato lo scorso 27 giugno, quando il gip Luca Ramponi ha emanato un’ordinanza che disponeva una serie di misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia.

In realtà le indagini erano iniziate circa un anno prima, dopo che la procura aveva notato un “aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio Sociale dell’Unione dei Comuni della Val D’Enza (un consorzio di comuni che condividono la gestione di molti servizi, ndr)” e dei conseguenti provvedimenti di allontanamento dalle famiglie. Gli investigatori avevano così autorizzato le intercettazioni delle sedute con i minori, dalle quali, secondo il gip, emerge “un copione quasi sempre uguale a se stesso”. Ed è proprio sulle intercettazioni che si basa tutta l’accusa.

Tutto partiva da una segnalazione, spiega il sito TPI. Ad esempio, una rivelazione del bambino o della bambina agli insegnanti o la denuncia di un parente, che presentasse “elementi indicativi anche labili” di abusi sessuali. Secondo il sito Valigia Blu, che cita l’ordinanza, poteva trattarsi “anche solo di comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”.

A quel punto arrivavano provvedimenti di allontanamento in via d’urgenza, segnalazioni e relazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, e una serie di relazioni che però rappresentavano i fatti in modo “tendenzioso” o “falso” oppure erano caratterizzati da “omissione di circostanze rilevanti”. L’obiettivo era quello di “dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori”.

I bambini, poi, venivano quindi condotti presso “La Cura”, una struttura pubblica di Bibbiano nata come un centro di sostegno per i minori vittime di violenza e abuso sessuale. Qui venivano sottoposti a sedute da parte di psicoterapeuti privati, che venivano pagati circa 135 euro a seduta, “a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l’Asl potesse farsi carico gratuitamente del servizio”.

Gli investigatori portano alla luce anche innocenti disegni dei bambini che venivano falsificati, attraverso la mirata “aggiunta” di dettagli a carattere sessuale; le loro abitazioni erano descritte falsamente come fatiscenti e gli stati emotivi dei piccoli indicati nelle relazioni non erano corrispondenti al vero.

A capo della la struttura c’era una onlus di Moncalieri chiamata “Hansel e Gretel”: un centro privato specializzato in abusi su minori gestito dallo psicoterapeuta Claudio Foti e da sua moglie Nadia Bolognini. Foti è stato scarcerato il 18 luglio, ma con obbligo di dimora a Pinerolo. Sia lui che sua moglie sono ancora indagati.

L’indagine prende di mira lo stesso sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti (poi sospeso dalle sue funzioni dal prefetto) che si autosospende dal Pd) va ai domiciliari per abuso d’ufficio e falso: avrebbe disposto “lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della onlus Hansel e Gretel nei locali della struttura pubblica “La Cura”, della cui istituzione si era personalmente occupato anche attraverso pubblici convegni in cui era relatore e ai quali venivano invitati a partecipare (retribuiti) gli operatori” e non avrebbe seguito “la procedura” corretta di affidamento dei servizi ai terapeuti.

Non tutto ciò che è stato scritto sullo scandalo di Bibbiano è vero. A partire dall‘elettroshock cui sarebbero stati sottoposto alcuni bambini, secondo alcune testate giornalistiche. Nell’inchiesta, infatti, non si parla mai di elettroshock, ma di una “macchinetta dei ricordi”, utilizzata “senza l’ok della famiglia” dalla psicoterapeuta Bolognini e da lei descritta come una “cosa magica” che serviva “ad ascoltare i racconti sulle cose brutte subite da bambina”. La macchinetta in questione sarebbe il dispositivo Neurotek: “un apparecchio usato nell’ambito della psicoterapia EMDR”, una tecnica usata dalla comunità scientifica “che permette di mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili”.

Che cosa è ‘EMDR 

Dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Secondo Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione EMDR Italia, il trattamento di certo “non fa affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c’erano abusi o maltrattamenti accertati, non c’era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto”. Per Fernandez non si tratta di un apparecchio dannoso, ma “inutile” se non ci sono ricordi traumatici. Un’altra bufala, riporta Wired, riguarda invece un paio di filmati, piuttosto forti, in cui altrettanti bambini vengono trascinati via dalle rispettive famiglie. In uno di questi, in particolare, c’è un bambino che si chiama Leonardo, e il filmato è stato ricondiviso nei giorni scorsi accompagnato con alcuni hashtag che fanno riferimento a Bibbiano. Come ha ricostruito Pagella politica, le immagini sono autentiche, ma è stata fatta una falsa attribuzione: si tratta infatti di riprese del 2012 durante un intervento delle forze dell’ordine a Padova.

Ai mondiali di nuoto in corso in Corea del Sud arriva la prima medaglia d’oro per l’Italia. La conquista Simona Quadarella nei 1500 stile libero in 15’40″89. La ventenne romana stabilisce anche il nuovo record italiano che dopo 10 anni migliora quello fatto segnare da Alessia Filippi ai Mondiali di Roma 2009 (15’44″93).

L’azzurra ha preceduto la tedesca Sarah Kohler e la cinese Jianjiahe Wang, che non hanno mai realmente impensierito la Quadarella. La sua vera avversaria, infatti, la campionessa in carica e primatista mondiale, la statunitense Katie Ledecky, che aveva fatto registrare il miglior tempo in batteria, ha rinunciato a causa di un virus intestinale, decidendo di riposarsi un giorno in vista degli 800 stile libero.

Al termine della gara, un’emozionatissima Simona Quadarella ha detto ai microfoni di Rai Sport: “Ogni volta che vinco ho sempre piu’ voglia di vincere. Non vedevo l’ora di arrivare perche’ sapevo che avrei vinto e volevo sfogarmi!”. Per lei appuntamento a Tokyo 2020.  

Chi è Simona Quadarella

È dal 2016 che il nome di Simona Quadarella è entarato nell’Olimpo del nuoto mondiale. La ventenne, nata il 18 dicembre 1998, gareggia per le Fiamme Rosse ed è allenata da Christian Minotti, uno dei migliori millecinquecentisti della storia azzurra.  Romana e romanista, grande ammiratrice di Totti, ha inziiato avendo come modello la sorella Erica. Qualche anno fa, prima di superarla nei tempi, Simona chiedeva l’autografo ad Alessia Filippi, altra nuotatrice romana di grande talento. 

Il primo contatto con la piscina è a sei anni, alla borgata Ottavia, a Roma. Nel 2010, a 12 anni, partecipa alla sua prima gara a livello agonistico con la Società Sportiva Canottieri Aniene. Nel 2014 arriva la prima chiamata dalla Nazionale, con i giochi olimpici giovanili che si svolgono a Nanchino. Gli stessi a cui partecipò, ad esempio, anche il velocista Filippo Tortu, suo coetaneo. Nelle piscine cinesi, il talento non fa fatica ad emergere: l’oro negli 800 dimostra i passi in avanti e le prospettive future. Iniziano, infine, le gare tra i “grandi”.

Nel 2017, ai mondiali di Budapest, era arrivato il bronzo nei 1500 e un settimo posto negli 800. L’anno dopo, nelle piscine scozzesi di Glasgow, sede degli Europei, l’oro negli 800 in 8’16”45, nuovo record italiano, nei 1500 in 15’51”61 e nei 400 sl in 4’03”35. Non un risultato banale: prima atleta della storia a conquistare 3 titoli individuali in una soal edizione.

Nel suo ricco palmares ci sono altri titoli conquistati agli europei in vasca corta di Copenaghen e alla Universiadi, manifestazioni che si sono svolte nel 2017. Ha fatto la differenza anche nei mondiali in vasca corta del 2018, disputati in Cina, in cui ha vinto l’argento negli 800 metri.  

 Verso Tokio (per vendicare Rio)

L’obiettivo, dichiarato, sono ora le Olimpiadi di Tokyo. Soprattutto visto il precedente “mancato”. In Brasile nel 2016, Quadarella non figurava tra i partecipanti. Un sogno sfumato, per un soffio. Una delusione che, per ora, resta l’unico passo falso di una carriera incredibile (e ancora agli inizi). In Giappone, per la prima volta nella storia dei Giochi, è stata introdotta la gara dei 1500 femminili stile libero. Un’opportunità incredibile per Simona, con o senza Ledecki.  

 Boris Johnson è il nuovo leader del partito conservatore britannico e di conseguenza nuovo premier del Regno Unito. Johnson ha battuto al ballottaggio il ministro degli Esteri, Jeremy Hunt. Si insedierà domani a Downing Street, prendendo il posto della dimissionaria, Theresa May. 

Ad annunciare i risultati delle primarie Tory, scattate dopo l’annuncio delle dimissioni di Theresa May, è stata Dame Chery Gillan, membro del Comitato 1922, il gruppo di parlamentari conservatori, incaricato di gestire le elezioni per la leadership. Gillan ha dato i risultati della votazione avvenuta tra gli iscritti del partito: l’ex sindaco di Londra ha ottenuto 92.153 voti, mentre il ministro degli Esteri Hunt 46.656.

L’affluenza è stata dell’87,4%, mentre le schede respinte sono state 509. Poco prima era intervenuto il presidente del partito conservatore, Brandon Lewis, il quale ha detto che la corsa per la leadership “ha mostrato il meglio del partito”. 

Le tre priorità di BoJO

Tre le priorità, “realizzare la Brexit, unire il Paese e sconfiggere Jeremy Corbyn (il leader dei laburisti), ed è quello che io farò”, ha assicurato Johnson nel discorso tenuto dopo l’elezione alla guida dei Tory. Domani Johnson si insedierà a Downing Street. “Usciremo dalle Ue il 31 ottobre”, ha proclamato.

Johnson ha ammesso che la sua elezione non sarà accettata da tutti. “So che ci sarà chi contesterà la saggezza della vostra decisione”, ha detto dal palco della prestigiosa sala conferenze Queen Elizabeth II Centre (QEII), vicino al Parlamento, rivolgendosi agli iscritti del Partito Conservatore che lo hanno eletto col 66% dei voti, contro il 34% ottenuto dal rivale Jeremy Hunt. 

Ha poi invitato “in questo momento cruciale nella storia” del Paese e del partito, a “riconciliare” due aspetti che finora sono apparsi inconciliabili: “L’amicizia con gli alleati europei” e “il contemporaneo desiderio di un governo democratico autonomo in questo Paese”.

Corbyn chiede nuove elezioni

La premier uscente Theresa May ha fatto le congratulazioni al suo successore subito dopo l’annuncio del risultato delle primarie. Su Twitter, May scrive: “Molte congratulazioni a Boris Johnson eletto leader dei Conservatori, ora abbiamo la necessità di lavorare insieme per arrivare a una Brexit che funzioni per tutto il Paese e per tenere Jeremy Corbyn fuori dal governo. Avrai il mio pieno sostegno dalle retrovie”. 

Il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, ha reagito chiedendo “elezioni generali” per lasciare che siano gli elettori, e non solo gli iscritti al Partito Conservatore, a scegliere il premier. “Boris Johnson ha vinto il sostegno di meno di 100 mila membri non rappresentativi del Partito Conservatore promettendo tagli alle tasse per i più ricchi, presentandosi come l’amico dei banchieri e spingendo per una Brexit senza accordo dannosa. Ma non ha ottenuto il sostegno del nostro Paese. La gente del nostro Paese dovrebbe decidere che diventa il premier in una elezione generale”, ha sottolineato Corbyn.

Trump: “Sarà fantastico”

Il presidente americano, Donald Trump, è stato tra i primi a complimentarsi: “Congratulazioni a Boris Johnson per essere divenuto il nuovo premier del Regno Unito. Sarà fantastico!” Già durante la campagna tra Johnson e lo sfidante Jeremy Hunt, Trump si era speso molto per l’ex sindaco di Londra, pronunciandosi più volte pubblicamente a suo favore.

“Non vediamo l’ora di lavorare con Boris Johnson in modo costruttivo, quando assumerà il suo incarico, per facilitare la ratifica dell’accordo di ritiro e arrivare a una Brexit ordinata”, dice il capo-negoziatore Ue per Brexit, Michel Barnier. “Siamo pronti anche a rielaborare la dichiarazione concordata su una nuova partnership” tra Ue e Regno Unito, ha aggiunto Barnier, ma “all’interno delle linee guida fissate dal Consiglio Ue”. Il presidente uscente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha auspicato di lavorare “nel miglioro modo possibile” con Johnson.

La presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è congratulata così: “Aspetto con asia di lavorare con lui, abbiamo tempi difficili di fronte a noi, dobbiamo costruire una relazione di lavoro forte”, Von der Leyen ha anche ringraziato Theresa May per “l’ottimo lavoro fatto insieme in un contesto difficile, dimostrando molto coraggio e dignità, ha voluto servire al meglio gli interessi britannici”.

Quando gli astronauti dell’Apollo 13 annunciarono “Houston abbiamo un problema”, dall’altra parte, a ricevere il messaggio, c’era Chris Kraft, primo direttore di volo della Nasa, morto il 22 luglio a 95 anni, un paio di giorni dopo aver partecipato alle celebrazioni per i 50 anni dallo sbarco di Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna. Un’impresa dietro la quale si nasconde anche il suo ingegno.

Non è un caso se la “Mission Control” della NASA  dalla quale vengono gestiti i voli sullo spazio fino nel più piccolo particolare, già da anni porta il suo nome. Una sala concepita, come lui stesso ammise al Time nel 1965, nell’articolo a corredo della copertina che la  rivista decise di dedicargli, per ospitare un’orchestra e in cui a dirigere ci fosse un solo maestro. Uno e uno soltanto: lui, Chris Kraft, che ha condotto gli Stati Uniti fin dove era impensabile andare, segnando una vittoria per la quale ancora oggi il governo a stelle e strisce lucida fiero la medaglia.

“L’America ha perso davvero un tesoro nazionale”, con queste parole Jim Bridenstine, amministratore delgato della Nasa, ha annunciato al mondo la dipartita di Kraft, e non sono parole buttate a caso, considerato che per 25 anni, dagli albori dell’era spaziale negli anni Cinquanta ai lanci ormai di routine degli anni Ottanta, Kraft ha lavorato sui progetti iconici della Nasa, dove era stato nominato direttore di volo nel 1958.

E’ stato protagonista della prima volta degli statunitensi in orbita intorno alla Terra e delle prime passeggiate spaziali, ha sviluppato i progetti che hanno portato l’uomo sulla Luna, dai network per le comunicazioni ai monitor per controllare le condizioni degli astronauti, dai piani di volo alle procedure di emergenze fino ai sistemi per coordinare il lavoro di migliaia di persone a terra.

Uno scienziato quindi, si, ma un uomo profondamente religioso, fortemente impegnato insieme alla moglie e ai figli nelle pratiche della loro loro parrocchia, dove ricopriva il ruolo di lettore laico. Una famiglia che, come si legge nella sua autobiografia, “Flight: My life in Mission Control” – manco a dirlo diventata un best seller – è stata  sacrificata a tutte le missioni sulle quali negli anni si è impegnato.

Anche l’attività con la chiesa era per lui una missione, la sua visione moderna della spiritualità non andava a genio a tutti, ma anche questo problema era stato risolto con una battuta diventata iconica, come lui: “È difficile non essere moderni quando trascorri le tue giornate in ufficio spedendo uomini nello spazio”. Game, set, partita per Kraft, anche se lui probabilmente avrebbe utilizzato una metafora da giocatore di golf, sport della quale era innamorato e addirittura uno dei motivi per i quali aveva deciso di restare a Houston una volta andato in pensione.

Un ulteriore mandato per non disperdere l’esperienza acquisita: il Movimento 5 Stelle rivede il limite delle due legislature e introduce il ‘mandato zero‘. Ad annunciarlo è il ministro del Lavoro Luigi Di Maio con un video postato sul blog delle Stelle in cui spiega il perché della modifica da votare sulla piattaforma Rousseau.

“Abbiamo deciso di introdurre il cosiddetto ‘mandato zero’, un mandato, il primo, che non si conta per la regola dei due mandati, è un mandato che non vale”, spiega il titolare del Mise. “Varrà solo e soltanto per i consiglieri comunali e municipali” non quindi per i sindaci “che gestiscono potere e la regola dei due mandati è nata per non far gestire troppo potere in mani di poche persone per troppo tempo”. Poi continua: ”Parliamo dei nostri eletti sul territorio, consiglieri comunali e di municipio, che portano avanti le battaglie spesso da soli, con decine di atti da studiare e da seguire”.

Epure appena sette mesi fa aveva annunciato a gran voce che la regola dei due mandati non era modificabile perché l’idea portata avanti dal Movimento delle origini è sempre stata quella di evitare che i 5 stelle possano diventare politici di professione e possano ‘affezionarsi’ alle poltrone, in primis del Parlamento. E lo aveva ribadito su Twitter:

La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Né quest’anno, né il prossimo, né mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario.

— Luigi Di Maio (@luigidimaio)
December 31, 2018

Come funziona nello specifico? E’ lo stesso Di Maio a spiegarlo: “Se tu vieni eletto consigliere comunale o di municipio al primo mandato e lo porti avanti tutto e poi decidi di ricandidarti e non diventi né presidente di municipio né sindaco, allora il tuo secondo mandato, quello precedente, cioè il mandato zero, non vale”.

Il principio vero – continua – è che tante persone, giustamente, decidono di non ricandidarsi la seconda volta al Consiglio comunale come sindaco, perché semplicemente pensano che magari avendo delle armate di sette, otto liste contro, hanno serie difficoltà a riuscire a diventare sindaci e quindi la loro esperienza che hanno maturato nel primo mandato vorrebbero portarla in Parlamento, in Consiglio regionale, e scelgono di non ricandidarsi. Ma ci sono alcuni coraggiosi che invece in questi anni ci hanno provato comunque, sempre e comunque, e queste persone come tutte quelle che verranno che si ricandideranno anche al secondo mandato e magari nel loro secondo mandato finiranno di nuovo in Consiglio comunale perché non ce l’hanno fatta a diventare sindaco, potranno ricandidarsi in altri livelli, in Regione o in Parlamento perché il mandato zero viene neutralizzato. Se invece ti ricandidi come sindaco e vieni rieletto sindaco, allora a quel punto quello è il tuo secondo mandato e lo fai da sindaco per cambiare la tua città in cinque anni anche grazie all’esperienza che hai maturato nel tuo primo mandato”.

Dunque Virginia Raggi e Chiara Appendino sono a fine carriera. No, perché la regola non vale per chi è diventato sindaco perché è una carica diversa che “porta a uno stipendio e una gestione del potere”. Le loro esperienze di consiglieri comunali d’opposizione (con Piero Fassino per Chiara Appendino e Ignazio Marino per Virginia Raggi) non sono cumulabili a quelle che stanno portando avanti adesso con la fascia tricolore al petto. Sicché per loro, precisa “Il Messaggero”, vale la regola del secondo mandato, ancora in auge per i parlamentari (compreso Di Maio). 

Ma la revisione alla regola cardine dei 5 Stelle non convince né la rete né la stampa. Il video è diventato bersaglio sui social, con gli utenti che in parte ironizzano sul “Mandato con zero calorie” e in parte accusano il Movimento di incoerenza.

“Le regole dei pentastellati si stanno trasformando in una sorta di boomerang. Con forza le avevano varate all’inizio del loro percorso politico e di fatto ora con imbarazzo tentano di ribaltarle”, commenta Il Giornale

“Nessuno viola lo statuto viene solo modificata l’aritmetica”, scrive sarcastico Sebastiano Messina su Repubblica. “Illuminante la motivazione: valgono solo i mandati in cui si gestisce potere. Annotiamocela, perché per adesso il “mandato zero” si applicherà solo ai consiglieri comunali, ma domani – potete contarci – una votazione su Rousseau lo estenderà anche ai parlamentari. Per i quali ovviamente non varrà la legislatura passata lontano dal potere, anzi contro, all’opposizione. E se poi dovessero uscire dal governo, e dal palazzo del potere, allora magari sarà ammessa anche un’altra legislatura: il “mandato doppio zero”.

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