Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Admin

AGI – Mascherine Ffp2, controllo della temperatura all’ingresso, ingressi e uscite scaglionate quando possibile e incentivi allo smart working. È quanto prevede una bozza del protocollo sulle misure anti covid nei luoghi di lavoro privato che sarà sottoposta oggi dai ministeri del Lavoro e della Salute, a quanto si apprende, alle parti sociali.

“L’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2 – si legge nel testo – rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio, soprattutto nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificita’ delle attivita’ lavorative. A tal fine, il datore di lavoro assicura la disponibilita’ di FFP2 al fine di consentirne ai lavoratori l’utilizzo nei contesti a maggior rischio”.

“Rinnovo l’invito ad utilizzare soprattutto nei luoghi al chiuso le mascherine perché è un ottimo presidio di prevenzione”. Lo ha detto l’assessore alla salute, Alessio D’Amato, nel corso di un punto stampa sul Piano straordinario per abbattere le liste di attesa della Regione Lazio in campo sanitario.

Sul ritorno dell’obbligo delle mascherine al chiuso “lo abbiamo proposto al governo, spero che la valuti attentamente anche per salvaguardare la stagione turistica nel momento in cui ci sono decine di migliaia di casi a livello nazionale, significa che andranno in isolamento centinaia di migliaia di operatori della ristorazione e degli alberghi. Questo potrebbe pregiudicare questa importante stagione turistica, anche per l’economia – aggiunge l’Assessore – so che oggi c’è un tavolo tecnico convocato al Ministero del Lavoro con le parti sociali e l’Inail che dovranno dare indicazioni e noi aspettiamo quello che uscirà da questo tavolo”.

Finalmente Square Enix ha annunciato la data di uscita dell’attesissimo Star Ocean: The Divine Force.

Star Ocean The Divine Force Title Screen

Il nuovo capitolo della serie Star Ocean uscirà infatti in contemporanea globale nella giornata del 27 ottobre 2022.

Il titolo sarà disponibile su diverse piattaforme e console e, in particolare, approderà su PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X, Xbox Series S e PC (Steam).

Square Enix è stata poi particolarmente buona e ci ha voluto deliziare con due nuovi trailer legati a questo atteso nuovo capitolo della serie.

Star Ocean: The Divine Force environment

Il primo trailer si focalizza principalmente sulla storia e mostra diverse cutscenes; il secondo, invece, si concentra sui personaggi principali che saranno presenti all’interno del titolo.

Ovviamente, vi suggeriamo di rimanere sintonizzati sulle nostre pagine ove riporteremo ogni notizia o annuncio inerente a questo nuovo capitolo della serie.

E voi cosa ne pensate? Attendete anche voi con trepidazione l’uscita di Star Ocean: The Divine Force? Come sempre, vi invitiamo a dircelo nei commenti.

L’articolo Star Ocean: The Divine Force – Data di uscita proviene da GameSource.

La notizia del ritorno di Monkey Island con un nuovo capitolo e del suo creatore, Ron Gilbert, alla scrittura e alla direzione di esso, ha reso felici milioni di fan sparsi in tutto il globo.

return to monkey island ron gilbert

Monkey Island è considerata infatti la serie maggiormente rappresentativa delle avventure grafiche punta e clicca; genere che ha letteralmente dominato nel corso degli anni novanta.

Tuttavia, la schiera di fan più tossica legata a questo brand ha aspramente criticato lo stile grafico adottato per il nuovo capitolo della serie, Return to Monkey Island.

Return to Monkey Island

Dopo alcuni commenti veramente pesanti perfino per il più glaciale degli uomini, Ron Gilbert ha deciso di rispondere con un post in cui specifica che non condividerà più informazioni, immagini o video del titolo fino all’uscita effettiva del gioco.

Una scelta forte ma che può essere sicuramente condivisibile e che – si spera – riesca a far ragionare e riflettere chi ha deciso di rivolgere parole pesanti non solo contro il gioco, ma soprattutto contro le persone che stanno dietro alla lavorazione di un titolo.

Noi ci siamo espressi. Qual è la vostra opinione a riguardo? Come sempre, vi invitiamo a dircelo nei commenti.

L’articolo Ron Gilbert è stanco dei commenti dei fan tossici proviene da GameSource.

AGI – La Russia risponderà in caso di schieramento di basi Nato in Svezia e Finlandia. Questo l’avvertimento di Vladimir Putin, secondo l’agenzia Ria Novosti. “Non abbiamo problemi con Svezia e Finlandia, come ne abbiamo con l’Ucraina. Ma in caso di posizionamento di infrastrutture militari Nato in Finlandia e Svezia, saremo costretti a rispondere in maniera speculare“.

Il presidente russo ha risposto alle battute dei leader del G7 che, al castello di Elmau, in Germania, nel corso dell’ultimo vertice avevano azzardato di essere pronti a mettersi a petto nudo per essere “più fichi” del capo del Cremlino. “Non so come volessero spogliarsi, ma penso che sarebbe uno spettacolo disgustoso“.

Putin ha anche detto che “non è cambiato nulla nell’operazione speciale in Ucraina”, ma che “le tattiche possono essere diverse”. Poi ha assicurato che “le truppe russe raggiungono i loro obiettivi” e ha ripetuto che “l’obiettivo finale dell’operazione speciale è proteggere il Donbass e creare le condizioni per garantire la sicurezza della Russia”. 

Il presidente ha negato la responsabilità della Russia nell’attentato che lunedì ha provocato almeno 18 morti in un centro commerciale nella città ucraina di Kremenchuk, secondo quanto riferito da Kiev. “Il nostro esercito non bombarda le infrastrutture civili. Abbiamo tutta la capacità di sapere cosa c’è in ogni luogo“.

In a moment when Putin has shattered peace in Europe and attacked the very tenets of the rules-based order, the United States and our Allies are stepping up to support Ukraine and boost our defenses.

We’re proving that NATO is more needed now than it ever has been. pic.twitter.com/vGTgRHCgAZ

— President Biden (@POTUS)
June 29, 2022

La Nato è più necessaria che mai”: lo ha detto su Twitter il presidente Usa, Joe Biden, al termine della seconda giornata di lavori al vertice dell’Alleanza a Madrid.  Biden ha poi aggiunto che “in un momento in cui Putin ha infranto la pace in Europa e attaccato i principi stessi dell’ordine basato sulle regole, gli Stati Uniti e gli alleati si stanno facendo avanti per sostenere l’Ucraina e rafforzare le difese” comuni.

Quest’anno è arrivata una delle notizie più liete per tutti i fan delle classiche avventure punta e clicca ricche di puzzle: l’annuncio di Return to Monkey Island.

Return to Monkey Island

Inutile spendere parole su quanto i fan di lunghissima data di questa storica serie siano letteralmente saltati dalla gioca per un annuncio di questo tipo.

Return to Monkey Island rappresenta infatti non solo il ritorno sui nostri schermi di personaggi che abbiamo sempre amato, ma anche – e soprattutto – il ritorno di Ron Gilbert alla scrittura del gioco.

Tuttavia, una frase scritta sul sito ufficiale del gioco contiene parole non propriamente speranzose per il futuro.

Ritorno a Monkey Island

La frase – tradotta in italiano  recita così: “l’emozionante conclusione della serie Monkey Island segna il ritorno del creatore della serie, Ron Gilbert.”

Le parole sembrano abbastanza chiare: Return to Monkey Island sarà, molto probabilmente, l’ultimo capitolo della serie e quasi sicuramente l’ultimo titolo della serie diretto da Gilbert.

E voi cosa ne pensate? Attendete anche voi con trepidazione l’uscita di questo gioco? Come sempre, vi invitiamo a dircelo nei commenti.

L’articolo Return to Monkey Island chiuderà la serie? proviene da GameSource.

AGI – La siccità con il mare che entra nel Po facendo avanzare nelle aree interne il cuneo salino minaccia il 30% dell’agroalimentare Made in Italy prodotto nel bacino della Pianura Padana e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in relazione all’ultima ondata di caldo e siccità che stringe d’assedio l’Italia con 19 città da bollino rosso e il mare avanzato nel Delta del Po per una lunghezza record di 30 chilometri.

Siamo di fronte a un impatto devastante sulle produzioni nazionali che fanno segnare cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, meno 20% per il latte nelle stalle con le mucche stressate dal caldo afoso, meno 30% per il frumento duro per la pasta nelle regioni del sud che sono il granaio d’Italia, cali per oltre 1/5 delle produzione di frumento tenero, crolla di 1/3 la produzione di riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette che solo in Sardegna hanno già devastato quasi 40 mila ettari di campi.

E tutto in un momento in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

Si tratta di una situazione di assoluta emergenza che riguarda la natura, le popolazioni e le produzioni agricole messe a dura prova da una siccità che non si registrava da tempo che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003.

Uno scenario drammatico in un 2022 – continua la Coldiretti – è segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate nonostante le ultime piogge e grandinate in alcune zone del nord che non hanno risolto la situazione ma, per violenza e intensità, hanno invece fatto salire il conto dei danni ormai pari a 3 miliardi di euro.

Nonostante una risalita dei livelli di appena 30 centimetri al Ponte della Becca (Pavia) il Po è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume, mentre i grandi laghi del nord che servono come riserve di acqua per le popolazioni e l’agricoltura sono ancora ai minimi, con il Maggiore pieno solo al 26% e quello di Como sceso a poco più dell’11% con una tendenza al calo dei livelli che riguarda anche il Garda che resiste a poco più del 54% di riempimento.

La conseguenza è che più di un quarto del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione e siccità con la tendenza all’innalzamento della colonnina di mercurio che è ormai strutturale in Italia dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine il 2018, il 2020, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2003.

“La situazione di fiumi e laghi, l’aumento delle temperature e l’impatto della siccità sulle produzioni agricole nazionali dimostra l’esigenza di accelerare sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie al nostro Paese”, afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’Italia recupera solo l’11% dell’acqua piovana ma con un sistema nazionale di invasi potremmo arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno”. 

AGI – La Turchia ha rimosso il veto all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. Non un passo indietro, piuttosto una vittoria per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha visto soddisfatte tutte le proprie richieste, che ha rilanciato su scala internazionale la posizione turca contro il Pkk e diffuso un chiaro messaggio a tutti gli alleati sul sostegno al separatismo curdo e consolidato la propria centralità all’interno dell’Alleanza Atlantica.

Probabilmente il leader turco avrebbe voluto una operazione militare nel nord della Siria per colpire i separatisti curdi del Pkk-Ypg. Un’operazione più volte annunciata negli scorsi mesi su cui è però calato il veto di Usa, Russia e Iran. Un intervento militare avrebbe permesso al presidente di lanciare uno spot elettorale contro il terrorismo, toccando le sensibilissime corde del nazionalismo turco e recuperare un po’ del consenso dissipato dalla crisi economica che affligge il Paese.

Tramontata almeno per ora l’ipotesi di un attacco nel nord della Siria, Erdogan è riuscito, come spesso gli capita, a escogitare una maniera per raggiungere il proprio fine e colpire i separatisti curdi, non con le bombe, ma con la diplomazia.

Un tira e molla che ha tenuto per più di un mese con il fiato sospeso tutta la Nato. Un tira e molla che al momento lo vede uscire vincitore. L’occasione che il presidente turco ha colto è arrivata con la richiesta di entrare nella Nato formulata da Svezia e Finlandia lo scorso maggio, quando i due Paesi scandinavi hanno abbandonato la linea della neutralità sull’onda delle preoccupazioni suscitate dall’aggressività della Russia e dall’invasione dell’Ucraina.

La richiesta di ingresso era infatti stata accolta positivamente da tutti i membri dell’Alleanza meno che dalla Turchia, che ha opposto un secco no all’ingresso dei due Paesi scandinavi. Un veto che aveva attirato su di sé l’attenzione del mondo, motivato da Erdogan sulla base del sostegno, asilo e protezione che i due Paesi garantiscono a terroristi del Pkk e dell’ala siriana Ypg.

Il presidente turco ha colto al volo l’occasione per rilanciare il tema Pkk e le critiche e le accuse agli alleati Nato per il sostegno al separatismo curdo. A farne le spese direttamente Svezia e Finlandia, tenute sulle spine per più di un mese, tuttavia il messaggio era diretto ad altri alleati, in primis Usa e Germania. Gli Stati Uniti sono infatti stati il principale alleato dello Ypg nel nord della Siria.

Un sostegno giustificato con la lotta all’Isis, ma che è andato ben oltre il conflitto con lo stato islamico infiammando ciclicamente i rapporti tra Usa e Turchia negli ultimi anni. Sempre in questi anni Ankara ha criticato spesso Paesi Nato come Germania, Francia, Belgio e Olanda per la tolleranza nei confronti della propaganda anti turca e filo Pkk.

Critiche che però finivano spesso nel vuoto, sortendo come unico effetto un botta e risposta tra diplomazie e consolidando l’idea dell’ossessione anti curda della Turchia in Europa. La guerra in Ucraina ha invece creato una prevedibile ed enorme attenzione rispetto alla posizione turca e permesso al governo Erdogan di rilanciare il tema Pkk a spese dirette dei due Paesi Scandinavi, destinatari diretti di un messaggio chiaro indirizzato a tutti gli alleati: stop sostegno al separatismo curdo.

Un aut aut che Ankara si è potuta permettere anche per la ritrovata centralità nella Nato. La Turchia difende il fianco est dell’Alleanza con il secondo esercito più importante dopo gli Stati Uniti, dall’inizio della guerra si è dimostrato l’unico Paese del Blocco capace di dialogare con la Russia ed è impegnato in questi giorni in una difficile trattativa per far uscire dai porti ucraini il grano bloccato.

Il no opposto da Erdogan è stato irremovibile fino a ieri, vale a dire quando a Madrid Erdogan ha visto soddisfatte le proprie richieste e rimosso il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia. I due Paesi scandinavi hanno garantito “solidarietà e cooperazione contro il terrorismo in qualsiasi forma”, condannando senza mezzi termini Pkk e Ypg.

Erdogan aveva ripetuto più volte che non si sarebbe accontentato di parole e che senza passi concreti da parte di Svezia e Finlandia la Turchia non avrebbe compiuto passi indietro. I due Paesi scandinavi si sono impegnati a impedire qualsiasi forma di raccolta fondi a sostegno del Pkk sul proprio suolo e “prenderanno in considerazione” la richiesta di estradizione di Ankara nei confronti di 33 terroristi.

Anche la richiesta turca di porre fine all’embargo sull’acquisto delle armi turche è stata accolta e, salvo sorprese la Turchia ora non si opporrà all’ingresso nella Nato dei due Paesi.

Tuttavia la vittoria di Erdogan va ben oltre le concessioni di Svezia e Finlandia e suona come un monito a tutta la Nato per il futuro. “Nessun Paese alleato ha subìto la brutalità del terrorismo come la Turchia”. Parola del Segretario generale Nato Jens Stoltenberg. Parole che da un lato blindano la legittimità della posizione turca e dall’altro permettono al numero uno della Nato di tirare un sospiro di sollievo dopo un mese di sforzi per scongiurare il serio rischio di una frattura all’interno dell’Alleanza che in questo momento cruciale avrebbe fatto comodo solo alla Russia.

Stoltenberg vede rafforzata l’Alleanza nell’area del Baltico e risponde al presidente russo Vladimir Putin. Il prossimo mese sarà decisivo e non privo di rischi di clamorose fratture e marce indietro. Questa mattina il ministro della giustizia turco Bekir Bozdag ha dichiarato che Ankara sta già preparando le nuove richieste di estradizione per i 33 ricercati.

Estradizione per cui è però necessario che Svezia e Finlandia amendino le legislazioni in vigore, un processo che potrebbe richiedere tempo, creare un dibattito politico relativo la protezione dei diritti umani all’interno del Paese o addirittura consentire ai ricercati di Ankara di fuggire.

Un processo che presenta insidie e il rischio che le cose non vadano come la Turchia pretende. Incognite che permettono al presidente turco di tenere ancora sulle spine l’Alleanza e non escludono la possibilità di un passo indietro da parte della Turchia. Sebbene è difficile che Erdogan torni ad opporre un veto è possibile che il presidente torni ad alzare la voce e la posta in gioco, forte di un potere in ambito Nato che dall’inizio del conflitto in Ucraina è solo aumentato. 

AGI – L’Italia ha conquistato il bronzo ai mondiali seniores di scacchi che si sono appena conclusi ad Acqui Terme in provincia di Alessandria. Gli azzurri hanno ottenuto il prestigioso, e non pronosticato, terzo posto battendo all’ultimo turno la Georgia dell’ex Campionessa mondiale Nona Gaprindashvili. La squadra tricolore, composta da Giulio Borgo, Michele Godena, Alberto David, Fabrizio Bellia e Carlos Garcia Palermo ha vinto sette match su nove, compresi quelli con le teoricamente più forti Islanda e Ungheria, e ha ceduto solo alle squadre che si sono poi classificate prima e seconda, Inghilterra e Stati Uniti. 

A vincere, in entrambi i tornei, quello over 50 e over 65 (a cui non partecipava nessuna squadra italiana ufficiale) è stata proprio la nazionale dei ‘Tre Leoni’, a testimonianza di un movimento che ha tra i seniores, il suo punto di forza. La squadra over 50 era formata da nomi di enorme prestigio come Michael Adams, tuttora il più forte scacchista inglese, Nigel Short, che nel 1993 sfidò Garry Kasparov per il titolo di Campione del mondo, e poi Mark Hebden, John Emms e Keith Arkell.

La squadra over 65 era capitanata da John Nunn, conosciutissimo e popolare teorico e scrittore di scacchi. Hanno condiviso con lui la medaglia d’oro Paul Littlewood, Anthony Stebbings, Nigel Povah e Ian Snape. Seconda, in questa competizione, la Germania, terzo Israele.

Ai due tornei che hanno il sigillo della FIDE, la Federazione internazionale, hanno partecipato complessivamente 43 formazioni, alcune delle quali composte di sole donne, per un totale di circa 200 atleti, provenienti da tre continenti e da 25 diverse nazioni.

AGI  – “Ora chiudiamo quella fase storica: o con l’amnistia per Battisti e gli altri detenuti oppure cercando forme alternative al carcere di espiazione della pena”. Dopo il no della Francia all’estradizione di dieci ex militanti della lotta armata, l’avvocato Davide Steccanella chiede una soluzione favorevole anche per il suo assistito Cesare Battisti, l’ex esponente dei Proletari armati per il terrorismo che sta scontando l’ergastolo in Italia dopo l’arresto in Bolivia nel 2019 e il sì del Brasile all’estradizione.

“Parigi influenzata anche dal trattamento nei confronti di Battisti”

“Credo che a influenzare la decisione della Corte d’Appello di Parigi sia stato anche vedere come il nostro Paese sta trattando Battisti – spiega all’AGI il legale, autore di numerosi volumi su quella fase storica -. Un uomo di 70 anni che è stato sbattuto in isolamento nel carcere di Oristano e qualificato ai fini delle modalità di detenzione come un terrorista islamico anche se gli ultimi fatti che gli vengono contestati risalgono al 1979, quando c’era ancora la tv in bianco e nero. Davvero si pensa che possa essere ancora un pericolo per la collettività?”.

Per Steccanella la decisione della Francia era scontata: “Non aveva nessun senso restituire all’Italia dei ‘ruderi’, persone anziane colpevoli di reati in un periodo storico irrepetibile. Nel 2022 possono forse ricostituire le Brigate Rosse? Uno Stato civile deve fare i conti con la storia, che non può essere una perenne cronaca giudiziaria, e col diritto. La pena ha due requisiti, quello dell’afflittività e quello del recupero sociale. Non ha senso voler recludere o tenere reclusa una persona in un contesto storico del tutto mutato. Queste sono persone che non hanno più violato la legge per decenni, dimostrando di non essere più un pericolo”.

Fa l’esempio di Mario Moretti “che 40 anni dopo deve ancora assurdamente rientrare il carcere tutte le sere”.

“Nessuna impunità, tutti hanno pagato” 

Ci tiene a sottolineare che “non è vero che queste persone l’hanno fatta franca. Hanno pagato tutte. Battisti per esempio ha scontato una decina di anni di carcere e ha vissuto una vita in esilio che, comunque la si veda, significa non poter dolorosamente mettere piede nel proprio Paese. Capisco la rabbia dei parenti delle vittime, ma queste persone hanno pagato tutte il loro conto, dopo essere state processate. Chi col carcere, chi con l’esilio. Come ha detto lo scrittore Erri De Luca con una felice espressione ‘Hanno scontato il Novecento’”.

A testimonianza che quella “fu una guerra, seppure  a bassa intensità”, il legale cita il documentario andato in onda di recente su Sky intitolato ‘Il sequestro Dozier’ in cui alcuni poliziotti ammettono di avere torturato dei militanti. “Tutte le guerra hanno una fine. Paradossalmente lo Stato continua a tenerla in vita con le richieste di estradizione e tenendo in carcere Battisti e altri con un atteggiamento che sembra ispirato a un desiderio di vendetta. Ma la vendetta non ha nulla a che fare col diritto”. 

AGI – Dario Verani, l’oro della fatica nelle ‘acque azzurre’ di Lupa Lake. L’Italia nel nuoto di gran fondo ha dominato i Mondiali di Budapest. Sei le medaglie, perfettamente suddivise, due d’oro, due d’argento e due di bronzo. Il nuotatore di Cecina ha compiuto l’impresa nel bacino artificiale a nord della capitale ungherese – da sempre luogo di successi per l’Italia – nella massacrante gara sui 25 chilometri durata cinque ore.

Dopo la cavalcata trionfale di Gregorio Paltrinieri nei 10 km dopo la fantastica prestazione nei 1500 stile libero tra le corsie, oggi l’impresa è stata firmata da Verani diventato il terzo italiano a vincere l’oro iridato nella distanza maratona del nuoto. Prima di Dario solo Valerio Cleri nel 2009 a Roma e Simone Ruffini nel 2015 a Kazan. Ad aprire il medagliere italiano della 25 km era stato a Perth nel 1991, oltre 30 anni fa Sergio Chiarantini, argento.

Verani, che come Paltrinieri ed Domenico Acerenza è allenato da Fabrizio Antonelli, con una prestazione tatticamente perfetta frutto di un’eccezionale preparazione, ha toccato in 5 ore 02’21″5 lasciando l’argento al grande favorito della vigilia, Axel Raymond. Il 28enne parigino e’ stato battuto allo sprint finale dal portacolori dell’Esercito per appena un secondo e due decimi. Bronzo per il padrone di casa Peter Galicz attardato di 14 secondi.

Quello di Verani è stato un oro inaspettato. “Sono al settimo cielo perché è uscita la gara che avrei voluto fare – ha esclamato Dario, neo laureato in economia all’Università di Pisa – sapevo di avere qualcosa in più negli ultimi cento metri. E’ un sogno che si realizza anche perché pochi ci credevano alla vigilia. La 25 km è una gara che ti prova fisicamente, mentalmente e anche moralmente. Questa medaglia è una liberazione, un oro per la mia famiglia, per il centro sportivo Esercito e in particolare per il mio allenatore Fabrizio Antonelli”.

Niente da fare per Barbara Pozzobon, beffata al fotofinish e rimasta e un secondo dal bronzo. La poliziotta veneta è rimasta imbottigliata nel traffico dal quale e’ uscita per prima la campionessa carioca Ana Marcela Cunha (5 ore 24’15″0). Per la 30enne brasiliana de Salvador de Bahia, campionessa olimpica in carica nella 10 km, si tratta del quinto titolo mondiale nella 25 km dopo Shanghai 2011, Kazan 2015, Budapest 2017 e Gwangju 2019.

Alle spalle della Cunha, a soli due decimi, la tedesca Lea Boy e a tre l’olandese Sharon Van Rouwendaal. Il Mondiale di Budapest per l’Italia in acque libere si era aperto con il bronzo nella gara a squadre di Ginevra Taddeucci, Giulia Gabbrielleschi, Acerenza e Paltrinieri, proseguito con le due medaglie nella 5 km (argento Paltrinieri e bronzo Gabbrielleschi), la doppietta Paltrinieri-Acerenza nella 10 km e concluso con la ciliegina di oggi con l’oro posta da Verani.

 

Flag Counter